"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI


lunedì 28 dicembre 2020

Improvvisa scomparsa dell'abbé Emmanuel, parroco di Byumba

E' morto questa mattina al King Faisal Hospital di Kigali, vittima di un infarto, l'abbé Emmanuel Rutsindintwarane, parroco di Byumba. Abbiamo conosciuto don Emmanuelenel lontano 2003, nella casa di famiglia in riva al lago a Rwesero. Successivamente abbiamo collaborato con lui, nel corso degli anni, dapprima come direttore della Caritas diocesana e successivamente come parroco della cattedrale, sempre trovando in lui una persona preparata ed affabile. Lo ricordiamo in questa foto con la mamma, scattata in occasione del nostro primo incontro nella sua casa di Rwesero nel 2003. Riposi in pace.


Venti anni di attività dell'Ass. Kwizera in Rwanda

Riportiamo qui di seguito tutte le iniziative e le realizzazioni portate a termine in venti anni dall'Associazione Kwizera in Rwanda.

Realizzazioni dal 2001 al 2020

 2001-2004

1) Acquisto di un terreno nei pressi dell'ospedale di Muhura, destinato alla costruzione di uno spaccio e di alloggi per infermieri e personale sanitario.

2) Acquisto di un terreno di circa due ettari con annessa una piantagione di banane, destinato alla produzione di alimenti per la scuola superiore di Cyeza.

3) Acquisto di due piccoli terreni adatti alla costruzione di abitazioni da destinare alle famiglie più bisognose, anche questi nella collina di Cyeza.

4) Acquisto del terreno dove ora sorge la fattoria di Cyeza.

5) Contributo per l'acquisto di un mezzo fuoristrada.

6) Finanziato la costruzione di un alloggio per i responsabili dei progetti.

7) Acquisto di un terreno di circa due ettari, destinato alla coltivazione di alimenti da distribuire alla mensa scolastica di Cyeza.

8) Costruzione di una fattoria di bestiame, nella collina di Cyeza.

9) Realizzato un progetto di apicoltura nella diocesi di Byumba.

10) Erogato un contributo economico per la spedizione di un container in Rwanda.

11) Realizzato i terrazzamenti radicali sulla collina di Nyinawimana.

12) Consegnato materiale didattico per i bambini dalla scuola di Kibali.

13) Realizzato un progetto moderno per l'allevamento di polli con l'incubatrice.

14) Inviate attrezzature didattiche (televisione, DVD, fotocopiatrice, computer, cancelleria ecc) alla scuola superiore di Cyeza.

15) Portato un contributo annuale alle missioni che ogni anno visitiamo.

16) Dal 2003 abbiamo iniziato un Progetto di adozioni a distanza, che prosegue con successo donando speranza ad un numero sempre maggiore di bambini.

17) Erogato un contributo in sostegno delle Missioni del Burkina Faso. 

mercoledì 23 dicembre 2020

Auguri


Buon Natale
Noheli Nziza

mercoledì 9 dicembre 2020

I Paesi della Smart Africa Alliance puntano a dimezzare i costi di accesso ad internet

Lunedì 7 dicembre, i leader africani della Smart Africa Alliance in una riunione virtuale del consiglio, presieduta dal presidente Paul Kagame, si sono impegnati a ridurre il costo di Internet, fino a dimezzarli, nei rispettivi Paesi nell'ambito di un progetto ambizioso che sarà implementato a partire dal prossimo anno. L'alleanza riunisce 30 Paesi membri, che rappresentano oltre 750 milioni di persone, e oltre 40 membri del settore privato impegnati nel progresso dell'Africa attraverso la trasformazione digitale. Da ultima si è aggiunta la Mauritania, portando i Paesi membri a 31. Secondo diversi rapporti, Internet a prezzi accessibili rimane fuori portata in molte parti dell'Africa. Un rapporto del 2018 di Ecobank Research ha rilevato che l'Africa ha i dati mobili più costosi, "sia in termini reali che relativi al reddito". In Guinea Equatoriale, Zimbabwe e Swaziland, i tre paesi più costosi, un gigabyte di dati costa più di 20 dollari. In tutto il continente, il prezzo medio è stimato a $ 7,04 con la maggior parte dei paesi che registra prezzi superiori all'obiettivo della Commissione per la banda larga delle Nazioni Unite del 2% del reddito mensile. La Commissione per la banda larga delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile definisce Internet come conveniente quando 1,5 gigabyte di dati mobili hanno un prezzo non superiore al 2% del reddito medio. In Rwanda, clicca qui per conoscere la situazione del Paese,  il costo di  2 gigabyte di Internet è pari al 7,1% del reddito medio lordo, stimato su base annua in 780 dollari. Lunedì i leader hanno anche approvato la Giga Africa Initiative, un progetto guidato da UNICEF e ITU volto a supportare le politiche abilitanti per dispositivi intelligenti più economici in diversi Paesi. Sono stati inoltre svelati quattro progetti sviluppati nel 2020: il progetto "Identità digitale" per l'Africa sostenuto dal Benin, il progetto africano per lo sviluppo di "Avviamenti ICT ed ecosistema di innovazione" guidato dalla Repubblica tunisina, il progetto "Smart Broadband 2025" guidato dal Senegal e il progetto Smart Villages guidato dal Niger.

sabato 5 dicembre 2020

La nuova stagione dei rapporti Rwanda-Santa Sede

Papa Francesco Venerdì 4 dicembre papa Francesco ha ricevuto lettere di credenziali  da Marie-Chantal Rwakazina come ambasciatore del Rwanda accreditato presso la Santa Sede. Rwakazina è ambasciatrice del Rwanda presso la Santa Sede con residenza a Ginevra.La presentazione delle credenziali della Rwakazina arriva solo una settimana dopo che il cardinale Antoine Kambanda ha ricevuto la sua berretta rossa da Papa Francesco nel concistoro tenutosi il 28 novembre. Sono questi due momenti che consacrano il momento particolare dei rapporti tra Rwanda e Santa Sede, dopo che le relazioni diplomatiche stabilite 56 anni fa avevano risentito del gelo che era calato all’indomani della conclusione della guerra civile nel 1994,  quando i vincitori del FPR avevano apertamente accusato la Chiesa Cattolica di aver sostenuto il vecchio regime di Juvenal Habyarimana e di essere coinvolta con alcuni suoi membri in azioni genocidarie. La fase di disgelo nei rapporti era iniziata nel marzo 2017 quando il Presidente della Repubblica di Rwanda, Paul Kagame, fu  ricevuto in udienza da Papa Francesco e, successivamente, aveva incontrato il Segretario di Stato, card. Pietro Parolin, accompagnato dal Segretario per i Rapporti con gli Stati,  mons. Paul Richard Gallagher. Già in quella occasione erano state ricordate le buone relazioni esistenti tra la Santa Sede e il Rwanda,  il notevole cammino di ripresa per la stabilizzazione sociale, politica ed economica del Paese e la collaborazione tra lo Stato e la Chiesa locale nell'opera di riconciliazione nazionale e di consolidamento della pace a beneficio dell’intera Nazione. In tale contesto il Papa ebbe a manifestare il profondo dolore suo, della Santa Sede e della Chiesa per il genocidio contro i Tutsi, esprimendo solidarietà alle vittime e a quanti continuano a soffrire le conseguenze di quei tragici avvenimenti e, in linea con il gesto compiuto da San Giovanni Paolo II durante il Grande Giubileo del 2000, rinnovò l'implorazione di perdono a Dio per i peccati e le mancanze della Chiesa e dei suoi membri, tra i quali sacerdoti, religiosi e religiose che hanno ceduto all'odio e alla violenza, tradendo la propria missione evangelica. Il Papa altresì auspicò che tale umile riconoscimento delle mancanze commesse in quella circostanza, le quali, purtroppo, hanno deturpato il volto della Chiesa, potesse contribuire a promuovere con speranza e rinnovata fiducia un futuro di pace, testimoniando che è concretamente possibile vivere e lavorare insieme quando si pone al centro la dignità della persona umana e il bene comune. Il presidente Kagame, sul suo profilo Twitter, così commentò l'incontro: «Gran giornata e grande incontro con Papa Francesco. Un nuovo capitolo nelle relazioni tra Rwanda e Chiesa cattolica e Santa Sede! La capacità di riconoscere e chiedere perdono per gli errori in circostanze del genere – prosegue Kagame – è un atto di coraggio e di alta statura morale tipica di Papa Francesco. Grazie a questo saremmo tutti migliori». A quella visita vanno fatti risalire gli ultimi sviluppi, in particolare la nomina cardinalizia dell’arcivescovo di Kigali, mons. Kambanda. Nomina, sorprendente per gli addetti ai lavori, ma sicuramente giustificata dalla vicinanza del neo cardinale al presidente ruandese che può legittimamente mettere al proprio attivo questo importante riconoscimento per il Rwanda. Questo ritrovato clima d’intesa tra Rwanda e Santa Sede potrebbe sfociare in ulteriore passo: la sottoscrizione di un concordato tra le parti. In tal senso si è espresso il Segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, nell’incontro che ha avuto con la neo ambasciatrice successivamente alla presentazione delle credenziali.Questo ulteriore passaggio, come tutti i precedenti dalla visita di Kagame nel 2107 alla nomina cardinalizia, potrà contare sul discreto lavoro diplomatico del Cardinale Giuseppe Bertello, Membro del Consiglio di Cardinali che affianca papa Francesco, Nunzio apostolico in Rwanda dal gennaio 1991 al marzo 1995, dove la sua opera di pacificazione svolta, per la composizione del conflitto tra le parti in causa nella guerra civile, gli ottenne un particolare riconoscimento da parte del  Governo ruandese.

sabato 28 novembre 2020

Oggi la Chiesa ricorda le apparizioni della Vergine a Kibeho

Il santuario della Madonna di Kibeho
Oggi la Chiesa ricorda le apparizioni della Vergine a Kibeho (28 novembre 1981 – 28 novembre 1989) le prime, verificatesi in terra d’Africa, su cui la Chiesa ha espresso il suo riconoscimento, giudicandole autentiche, al termine di una lunga inchiesta e di un rigoroso processo canonico.Si raggiunge Kibeho, situato nel sud ovest del Rwanda, scendendo da Kigali a Butare e poi percorrendo un’ampia strada sterrata per una trentina di kilometri. Chi vi arriva per la prima volta, in un giorno feriale, rimane sorpreso di trovare il più famoso santuario africano pressoché deserto: qualche ragazzo sull’ampio sagrato, un paio di gruppetti di pellegrini bianchi e tutto intorno un silenzio surreale e un panorama in cui colline appena accennate, ben diverse da quelle che caratterizzano il nord Rwanda, si stendono a perdita d’occhio soprattutto nelle parte sud che degrada verso il Burundi. Un luogo così sperduto e isolato è stato però testimone di un ciclo di apparizione della Madonna a tre giovani studentesse di una scuola secondario del luogo a partire dagli inizi degli anni ottanta.Tutto è iniziato il giorno del 28 nov 1981 quando una giovane studentessa del collegio di Kibeho, Alphonsine Mumureke, afferma di aver visto una signora di incomparabile bellezza che si presenta con il titolo di " Nyina wa Jambo " vale a dire, " Madre del Verbo ". Nel corso dei mesi successivi la Madonna apparve anche ad altre due ragazze Nathalie Mukamazjmpaka e Marie Claire Mukangango. Le apparizioni furono ufficialmente riconosciute tali dalla Chiesa il 29 giugno 2001 al termine di una lunga inchiesta e un rigoroso processo. Tra le numerose visioni a cui assistettero le tre giovani veggenti, particolarmente sconvolgente e profetica fu quella del 15 agosto del 1982, descritta con queste parole: “un fiume di sangue, persone che si uccidevano a vicenda, cadaveri abbandonati senza che nessuno si curasse di seppellirli, un abisso spalancato, un mostro spaventoso, teste mozzate”. Le stesse immagini che dodici anni dopo, nel 1994, scorrevano sugli schermi di tutto il mondo a testimonianza dell’immane tragedia che stava sconvolgendo il popolo rwandese e che ebbero una tragica appendice nell'aprile dell'anno successivo proprio a Kibeho,  quando un  sanguinoso intervento dell'esercito rwandese in un campo profughi procurò più di 4000 morti.
Delle tre veggenti Alphonsine Mumureke si è fatta suora e vive nel monastero delle clarisse cappuccine di Cotonou in Benin, Marie Claire Mukangango è stata uccisa con il marito durante il genocidio del 1994, mentre Nathalie Mukamazjmpaka vive a Kibeho come testimone di questi avvenimenti miracolosi.Più volte abbiamo riferito in questo nostro blog delle apparizioni mariane di Kibeho, in particolare in questo post   del 4 settembre 2012 ( leggi qui), testimonianza di un'intensa esperienza personale che ci ha portato a Kibeho e vivere un commovente incontro con una delle testimoni di quelle apparizioni, Nathalie Mukamazimpaka, e incrociare quegli occhi che hanno visto la Vergine.
A ricordo di quel breve incontro ci piace segnalare questa intervista , come se quelle parole fossero rivolte a noi, che la stessa veggente rilasciò il 2 giugno 2003 a padre passionista Gianni Sgreva autore del libro: "Le apparizioni della Madonna in Africa: Kibeho"Ed. Shalom, 2004.
Per saperne di più sulle apparizioni di Kibeho segnaliamo questa  sintesi in italiano (clicca qui), e questa  ricostruzione più ampia in francese ( clicca qui). Proponiamo altresì la trascrizione della conversazione tenuta da Diego Manetti  su Radio Maria nel luglio 2014, relativa al santuario di Kibeho e alla storia delle apparizioni mariane in terra rwandese.

Per vedere i luoghi e i protagonisti  guarda il video.


venerdì 20 novembre 2020

Passa dal Rwanda il corridoio umanitario per svuotare i campi di prigionia in Libia

Sono sbarcati ieri all'aeroporto di Kigali 79 rifugiati e richiedenti asilo provenienti dalla Libia. Si aggiungono agli altri già arrivati nei mesi scorsi  nell’ambito dell’accordo firmato a settembre del 2018 ad Addis Abeba in Etiopia, tra il governo ruandese, l'Unione africana e l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati-UNHCR. Alla luce di tale accordo, il Rwanda ha accettato di istituire un meccanismo di transito per ospitare fino a 500 rifugiati, richiedenti asilo e altre persone bisognose di protezione  che sono intrappolate in Libia. Finora, il Rwanda ha ospitato, in un centro di transito di emergenza (EMTC) a Gashora, nel distretto di Bugesera, 306 rifugiati e richiedenti asilo  di nazionalità diverse, principalmente provenienti dal Corno d’Africa: Somalia, Sudan ed Eritrea. Grazie al supporto dell'UNHCR che cura l'iter di  reinsediamento sulla base delle esigenze dei paesi ospitanti, già 129 rifugiati sono stati reinsediati in Paesi europei, fra i quali Francia, Svezia e Norvegia, ed in Canada che avevano manifestato, in sede di accordo, la disponibilità ad accogliere i rifugiati ospitati dal Rwanda. Non tutti i richiedenti asilo saranno però trasferiti in altri paesi, stante la disponibilità del Rwanda di integrare nelle comunità ruandesi parte di questi ospiti. Con questa operazione il Rwanda si conferma un modello da seguire anche quale corridoio umanitario. Un esempio che purtroppo non trova troppi imitatori in Europa, tanto da indurre il dubbio che troppi vogliano mantenere piene le carceri libiche, come una sorta di alibi per giustificare le partenze dei barconi come fuga da quei luoghi di tortura e sevizie.  Se tutti facessero la loro parte come il piccolo Rwanda, i luoghi di detenzione in Libia sarebbero svuotati in una settimana. Ma poi i cronisti dei lager libici di cosa scriverebbero?

giovedì 12 novembre 2020

Se "ogni Paese è anche dello straniero" che succederà in Africa?

Al punto 124 di Fratelli tutti, la terza enciclica di papa Francesco, leggiamo questo passaggio, che non ci pare sia stato oggetto di approfondimento da parte dei vari commentatori che si sono cimentati con l'enciclica. Scrive papa Francesco:124. La certezza della destinazione comune dei beni della terra richiede oggi che essa sia applicata anche ai Paesi, ai loro territori e alle loro risorse. Se lo guardiamo non solo a partire dalla legittimità della proprietà privata e dei diritti dei cittadini di una determinata nazione, ma anche a partire dal primo principio della destinazione comune dei beni, allora possiamo dire che ogni Paese è anche dello straniero, in quanto i beni di un territorio non devono essere negati a una persona bisognosa che provenga da un altro luogo. Infatti, come hanno insegnato i Vescovi degli Stati Uniti, vi sono diritti fondamentali che «precedono qualunque società perché derivano dalla dignità conferita ad ogni persona in quanto creata da Dio».   

E' di tutta evidenza come una simile affermazione assuma risvolti particolarmente rilevanti in un continente particolare come l'Africa. Se, infatti, in altri continenti, dove gli Stati hanno confini storicamente consolidati e nessuno oserebbe avanzare rivendicazioni di tipo territoriale o sulle ricchezze altrui, questa tesi non dovrebbe suscitare particolare interesse, non sembra si possa dire altrettanto se riferita alla realtà africana. L'artificiosità di quasi tutti i confini dei Paesi africani, frutto del processo di decolonizzazione della metà del secolo scorso, la grande disponibilità di risorse minerarie e fossili, o semplicemente di terreni coltivabili, diversamente distribuite fra i diversi Paesi, la debole struttura statuale di molti di questi Paesi: sono tutti elementi che potrebbero innescare un uso strumentale ed improprio dell'annuncio che  ogni Paese è anche dello straniero nel senso che la destinazione comune dei beni della terra richiede oggi che essa sia applicata anche ai Paesi, ai loro territori e alle loro risorse. Non è sicuramente azzardato ipotizzare che un simile principio  possa essere agevolmente brandito da diversi governi come giustificazione per dare sfogo ai propri rivendicazionismi nei confronti di vicini più beneficiati da madre natura, in termini di ricchezze naturali e di spazi. Ne scaturirebbe una serie infinita di dispute di confine, con inevitabili risvolti militari, così da portare in breve tempo a una sostanziale riconfigurazione della carta politica del continente. Si pensi per un attimo a quale destino andrebbe incontro  l'area del Kivu, un territorio dalle immense ricchezze minerarie, facente parte di uno Stato, la Repubblica democratica del Congo, con una densità abitativa estremamente contenuta di 39 abitanti per kilometro quadrato, a fronte di quella dei Paesi vicini: 195 dell'Uganda e 495 del Rwanda. In questa area da oltre un ventennio si confrontano, tra scontri e violenze,  diversi protagonisti, dai padroni della guerra locali ai Paesi confinanti, Rwanda e Uganda in primis, tutti ben decisi a non mollare la presa sul ricco forziere congolese. Già in passato era stata avanzata l'ipotesi da esponenti dell'amministrazione americana di arrivare a una vera e propria spartizione del Kivu tra i vari paesi confinanti, obiettivo non troppo nascosto del Rwanda e dell'Uganda. Tale idea fu però accantonata per non creare un pericoloso  precedente che avrebbe innescato una corsa di diversi Paesi africani alla revisione dei confini, con conseguente destabilizzazione, in breve tempo, dell'intero  continente africano. Ma ora, alla luce di questo importante imprimatur, siamo sicuri che qualcuno non colga l'occasione per dare una base "ideale" ai propri progetti espansionistici?                                                                                                                      


           

sabato 31 ottobre 2020

Imihigo: lavorare per obiettivi. Uno dei fattori di successo del modello Rwanda

Quando nel 2000 il governo cominciò a mettere mano alla ricostruzione della statualità ruandese e coltivare un'identità nazionale condivisa, ha attinto aspetti della cultura ruandese e delle pratiche tradizionali per arricchire e adattare i suoi programmi di sviluppo alle esigenze e al contesto del Paese. Da qui la riscoperta dell’Imihigo, il plurale in Kinyarwanda di Umuhigo, che significa giurare di consegnare. Imihigo include anche il concetto di Guhiganwa, che significa competere l'uno con l'altro. Imihigo è stata una pratica culturale del Rwanda pre-coloniale che prevedeva che un individuo stabilisse obiettivi da raggiungere entro un determinato periodo di tempo, seguendo i principi guida e superando ogni possibile ostacolo si presentasse sul suo cammino. Quando nel 2000, nel tentativo di migliorare l'erogazione dei servizi locali, il governo ha promosso un programma di decentramento affidando alle autorità locali le responsabilità dell'implementazione dei programmi di sviluppo, si rese necessario un nuovo approccio di monitoraggio e valutazione. I livelli locali di governo diventavano ora responsabili dell'attuazione dei programmi di sviluppo, il che significava che il governo centrale e la popolazione necessitavano di nuovi modelli di controllo dell’operare dei rappresentanti locali. Per rispondere a questa esigenza, nel 2006, è stato introdotto, voluto espressamente dal presidente Kagame, Imihigo.  Il suo obiettivo principale era quello di rendere più efficaci e responsabili le agenzie pubbliche e le istituzioni nell’attuazione dei programmi nazionali e di accelerare l'agenda di sviluppo socio-economico contenuta nelle politiche Vision 2020 e Strategie di sviluppo economico e di riduzione della povertà (EDPRS), nonché nel Millennium Development Goals (MDGs). Oggi, Imihigo è utilizzato a livello governativo come contratto di prestazione e per garantire la responsabilità. Tutti i livelli di governo, dal distretto locale ai ministeri e alle ambasciate, sono tenuti a sviluppare e far valutare il loro Imihigo.  Quando sviluppa il proprio Imihigo, ogni unità amministrativa del governo locale determina i propri obiettivi (con indicatori misurabili) tenendo conto delle priorità nazionali come evidenziato nella strategia nazionale e internazionale e documenti politici come gli MDG, Vision 2020, EDPRS, Piani di sviluppo distrettuale (DDP) e Piani di sviluppo del Settore (SDP). È compito del governo centrale assicurare che le priorità nazionali si riflettano nei bilanci delle amministrazioni locali attraverso l'allocazione e il trasferimento di sovvenzioni stanziate e attraverso la predisposizione di linee guida politiche per il governo locale nella fornitura di servizi. Inoltre, i ministeri svolgono un ruolo importante nel monitorare e sostenere i governi locali nell'attuazione di programmi e servizi. L'Imihigo, in entrambe le fasi di pianificazione e reporting, viene presentato al pubblico ai fini della responsabilità e della trasparenza. I sindaci e i governatori provinciali firmano anche l'Imihigo o contratti di prestazioni con il presidente del Rwanda impegnandosi a raggiungere gli obiettivi prefissati. Anche i membri del servizio pubblico firmano Imihigo con i loro dirigenti o il capo dell'istituzione. Per il dipendente pubblico l'Imihigo comprende le principali responsabilità, gli obiettivi e le rispettive competenze individuali. I contratti individuali di prestazione si basano sul piano d'azione di ciascuna istituzione e devono essere firmati in pubblico, assistiti dai supervisori dei membri dello staff, non oltre un mese dopo l'inizio dell'anno fiscale (31 luglio) o subito dopo l'insediamento per i nuovi membri del personale.  Il processo di valutazione e sottoscrizione del contratto di prestazione di un membro viene svolto da un gruppo di supervisori che possono proporre modifiche o perfezionare gli obiettivi stabiliti. I supervisori garantiscono che gli obiettivi siano in linea con gli obiettivi generali dell'istituzione e che il contratto di prestazione si basi sui punti di forza di ciascun membro. Una volta che sia il membro dello staff che i supervisori concordano sul contenuto del contratto, sono firmati. Come si vede nulla più e nulla meno di quanto avviene in un’azienda ben organizzata. E’ questo che fa dire a Paul Collier, richiesto di indicare quali scelte del governo fossero indicative di una buona gestione: “fondamentalmente, Kagame ha costruito una cultura della performance ai vertici della pubblica amministrazione”. I ministri sono stati ben pagati, ma lavorano per obiettivi, il cui mancato conseguimento viene sanzionato o, al contrario, premiato. ( tratto da: Aiutiamoli a casa loro Il modello Rwanda)

domenica 25 ottobre 2020

Mons. Kambanda prossimo cardinale

Mons. Antoine Kambanda, attuale arcivescovo di Kigali, sara' fatto cardinale in occasione del prossimo concistoro indetto per il prossimo 28 novembre.Il futuro cardinale, nato nel novembre 1958, è un sopravvissuto al genocidio del 1994, con uno dei suoi fratelli, che attualmente vive in Italia: il resto della sua famiglia è stato massacrato. Ha frequentato la scuola elementare in Burundi e in Uganda e le superiori in Kenya. È tornato in Rwanda dopo due anni di filosofia e teologia. Quindi ha studiato teologia nella diocesi di Butare. E 'stato ordinato sacerdote l'8 settembre 1990 da Giovanni Paolo II, in occasione della visita pastorale in Rwanda. Ha un dottorato in teologia morale conseguito presso l'Alfonsianum di Roma.È stato direttore della Caritas di Kigali, capo della Commissione Giustizia e Pace e professore di teologia morale, poi rettore del seminario di Kabgayi e del seminario di Saint-Charles Borromee a Nyakibanda.Mons. Kambanda era stato consacrato vescovo nel 2013, assumendo la sede di Kibungo, per poi passare a quella di Kigali nel 2018.

venerdì 16 ottobre 2020

Ultimata la Casa di Catia

Si sono conclusi i lavori di costruzione delle Casa di Catia, che l'Associazione  Kwizera ha realizzato a Rwamiko in memoria della compianta signora Catia Asti, socia fondatrice dell'associazione. I lavori sono stati eseguiti, con cura e nei tempi previsti, dall'impresa Falide che, per conto di Kwizera, aveva già portato a temine altri progetti, come l'acquedotto di Kabuga e la stalla del monastero delle clarisse di Niynawimana.
L'andamento dei lavori è stato sovrainteso da parte di don Lucien, parroco di Kisaro. La struttura sarà affidata alle suore della Fraternité des soeurs du Bon Pasteur, impegnate nella pastorale
delle ragazze madri, in particolare per accompagnarle in un percorso di reinserimento nelle rispettive famiglie e nella società.
Nella Casa queste ragazze troveranno un luogo di aggregazione per momenti di formazione e di attività manuali, sotto la guida di suor Marie Madeleine e di un'altra consorella. Le suore hanno già preso possesso della struttura che  sarà loro ufficialmente consegnata nel febbraio prossimo in occasione, pandemia permettendo, della prossima missione Kwizera.


venerdì 2 ottobre 2020

Vi fareste operare di appendicite dal vostro parroco?

 Alla luce del grave scandalo che sta emergendo in Vaticano, circa la cattiva gestione delle  finanze del Vaticano, dove alla malafede di molti dei protagonisti si accompagna una evidente carenza di conoscenze professionali, tali da rendere i protagonisti ecclesiastici facili vittime di avventurieri della finanza, neppur di elevato standing, riproponiamo questa riflessione tratta dal libro Dentro il Rwanda. La riflessione, seppur rivolta  alla realtà ruandese, non manca di avere una sua valenza anche nella lettura dei fatti di cui riferiscono le cronache. 

Vi fareste operare di appendicite dal vostro parroco?

Dopo essersi chiesti che razza di domanda sia mai questa, tutti risponderebbero di no e di preferire ricorrere a un medico chirurgo. Analogamente risponderebbero se si chiedesse a chi farebbero progettare una casa, piuttosto che curare un animale o ancora quali fertilizzanti usare su un determinato terreno: di volta in volta il preferito sarebbe l’ingegnere, il veterinario e l’agronomo. Se la domanda fosse invece: fareste gestire i vostri investimenti o impiantare un’azienda al vostro parroco, la risposta non sarebbe così pronta e puntuale. Si direbbe che sì, forse ci si potrebbe anche affidare al parroco, in fin dei conti dovrebbe essere onesto e quindi non si rischierebbe di vedersi derubati. Chiunque vede la debolezza di una simile risposta. Nessuno si farebbe incidere la pancia se non da un chirurgo, convinti che solo una simile figura professionale abbia le conoscenze e le capacità per effettuare una simile operazione, mentre si è pronti ad affidarsi con fiducia a un non esperto per gestire fatti e intraprese economiche, accontentandoci della sola presunta onestà. Come si vede è ben strana una simile logica. Si pretende, giustamente, dal medico che ci opera che abbia compiuto gli studi necessari e abbia maturato la necessaria pratica, mentre a un sacerdote viene riconosciuta la capacità di gestire un’azienda, come potrebbe essere una diocesi, per il solo fatto di averne ricevuto l’incarico dal proprio vescovo. Eppure, come si devono studiare materie per esercitare la medicina, ci sono anche corsi ben definiti per appropriarsi delle conoscenze in economia e in gestione d’impresa. Se bastasse buon senso e onestà per gestire gli affari economici di una qualsiasi organizzazione, anche ecclesiale, non si capisce perché tanti studenti perdano tempo e soldi per frequentare le facoltà di economia e qualche corso manageriale. Certo, ci sono fior di grandi manager che, partiti magari da studi di filosofia, sono arrivati a gestire grandi aziende, facendo però un percorso all’interno di imprese strutturate dove era quotidiano il confronto con manager depositari delle conoscenze e delle tecnicalità proprie delle varie specializzazioni aziendali. E allora, fareste gestire la vostra azienda dal vostro parroco, senza che questi abbia almeno i necessari supporti di esperti in materia?   La domanda non è poi così peregrina, se capita di assistere al default finanziario che ha interessato, qualche anno fa, una diocesi ruandese, e alle voci circa i precari equilibri di altre. La gestione delle finanze di una diocesi può contare da tempo su strumenti e tecniche, già ampiamente consolidati in ambito aziendale, che dovrebbero consentire ai responsabili di mettersi al riparo da qualsiasi sorpresa e affrontare per tempo ogni possibile segnale di crisi. Certo è necessario poter disporre di persone di accertata affidabilità e di sicura competenza che dominino la materia e sappiano intervenire per tempo per disinnescare ogni possibile rischio. Purtroppo non sempre i requisiti dell’affidabilità e della competenza albergano nella stessa persona, con le ovvie inevitabili conseguenze Sono altresì necessarie figure che svolgano azioni di controllo sulla gestione, per evitare che le criticità siano scoperte quando ormai la situazione è di fatto fuori controllo, per incompetenza o, peggio, per inaffidabilità dei preposti alla gestione. Tali professionalità, da sole, non sono però sufficienti se da parte del vescovo, responsabile in ultima istanza della gestione della diocesi, non c’è la disponibilità ad ascoltare e accettare anche i no che il proprio economo deve spesso opporre alle richieste che arrivano dall’alto. Purtroppo i significativi flussi finanziari che negli ultimi anni confluiscono sul territorio, interessando spesso direttamente le singole diocesi, sembrano aver fatto dimenticare a tante strutture ecclesiali un approccio più misurato con il denaro, lasciando il posto a gestioni non sempre rigorose. Abbiamo spesso assistito a spese non giustificate alla luce delle finanze diocesane, a stili di vita non coerenti con la dura realtà locale e con le scelte di vita religiosa. Un po’ più di misura da parte di tutti sarebbe, quindi, quanto mai auspicabile. Così come sarebbe auspicabile che certi modelli gestionali, di cui le Onlus più attente a una prudente e puntuale gestione delle somme loro affidate dai benefattori si fanno portatrici, fossero visti come modelli da imitare piuttosto che astruserie da muzungu, come qualche volta succede.

lunedì 21 settembre 2020

Caro Rwanda:il commiato di un funzionario Onu dopo 5 anni di missione


Dall'odierna edizione de The New Times, riprendiamo questo  scritto del rappresentante dell'UNDP in Rwanda, Stephen Rodriques, nel momento in cui si appresta a lasciare il Paese, dopo averci lavorato per cinque anni.Si tratta di un vera e propria dichiarazione d'amore verso il Rwanda e la sua gente, che, per la gran parte, ci sentiamo di condividere.
Caro Rwanda,
 Mi ricorderò sempre di te. Un piccolo ma bellissimo e sorprendente paese incastonato nel seno di Madre Africa come un amato bambino. Ricorderò per sempre i cinque anni che ho trascorso con te, godendomi il tuo clima fresco, le lussureggianti terre verdi, i laghi sereni e le montagne maestose. Ricorderò i vostri leader per la visione, i principi, i valori e l'integrità che hanno caratterizzato la gestione di questa terra. Mentre vivevo qui, ho visto leader più concentrati sui bisogni della loro gente che su se stessi.Ricorderò sempre i ministri eccezionali, i segretari permanenti, i direttori generali e il personale governativo con cui ho lavorato e il modo in cui mi hanno accolto come partner nello sviluppo della loro nazione. Ricorderò per sempre il grande lavoro che abbiamo fatto insieme, la forza della partnership che abbiamo forgiato e il loro calore e amicizia.Ricorderò sempre le tue murakoze cyane e muraho neza , e il sorriso ruandese che ha sempre accompagnato queste parole, facendomi sentire un fratello di famiglia, piuttosto che uno straniero in terra straniera.Ricorderò sempre il modo in cui i tuoi leader e il tuo popolo mi hanno stretto la mano e poi l'hanno trattenuta: all'inizio, questo era strano per me, un estraneo, ma poi ho capito che era un segno di amicizia e fratellanza. Ricorderò sempre la mia squadra: bravi ruandesi eccezionali che hanno creduto nel loro paese e nei suoi leader, e il personale espatriato che è tornato e ha reso il Rwanda non solo una casa, ma una missione. È stato un onore servire insieme a queste donne e uomini meravigliosi.Ricorderò per sempre i partner di sviluppo con cui ho collaborato: alcuni ambasciatori eccezionali, capi di cooperazione e il loro staff, il meraviglioso coordinatore residente delle Nazioni Unite e i capi dell'Agenzia delle Nazioni Unite con cui ho avuto l'onore di servire e molti dei quali ho il privilegio di chiamare amici. Ricorderò tutti i partner, sia quelli che credevano nel Rwanda sia quelli che non lo fecero, perché, come te, ho sempre saputo che ciò che era veramente importante era che credevi in ​​te stesso.Ricorderò sempre i giorni che ho trascorso sulle rive dei tuoi laghi, crogiolandomi nella gloria della creazione di Dio. Ricorderò di aver visto i gorilla di montagna, i nostri parenti stretti, vivere sotto la protezione non solo di Dio, ma di un governo che crede nella loro conservazione. E che spettacolo era vedere queste creature rare e regali! Ricorderò la deliziosa tilapia grigliata e il celeste mizuzu che mi ha ricordato casa. Ricorderò la sambaza , fritta in profondità con un tocco di limone e peperoncino Akabanga. Ricorderò di aver pescato di notte sul lago Kivu, con i pescatori che catturarono questi minuscoli granelli di gioia e cantarono canzoni che i loro antenati cantavano nelle notti piene di stelle. Ricorderò tutto quello che abbiamo fatto insieme, con l'obiettivo di costruire questo grande Paese. In alcune aree potremmo non aver ottenuto tutto ciò che speravamo, ma in tante altre abbiamo fatto enormi progressi, con le maniche rimboccate, lavorando fianco a fianco, dandoci incoraggiamento e feedback a vicenda, sempre con il passato alle spalle e il sole splende verso il futuro.Tra le altre cose, ricorderò come abbiamo rafforzato i media e la società civile, sostenuto la causa dei disabili, promosso l'uguaglianza di genere, protetto l'ambiente, favorito l'unità e la riconciliazione, facilitato i giovani imprenditori e innovatori, affrontato Covid19 e lavorato per costruirne un Paese per tutti. Ricorderò i droni, i robot e tante altre innovazioni. Nei cortili giamaicani diremmo l'ambizione del Rwanda "cyan dun", il che significa che la tua ambizione è infinita. Ma non solo sogni in grande, agisci e attui la tua visione.Mi ricorderò di te Rwanda, perché ho avuto la fortuna di essere stato qui, di unirmi a te nel tuo straordinario viaggio di trasformazione. Chi poteva sapere che il Paese che il mondo ignorava, un giorno sarebbe diventato un faro che mostrava la strada agli altri. La pietra che il costruttore ha scartato, è infatti diventata una pietra angolare per lo sviluppo di questo continente.Ti ricorderò per sempre, Rwanda.
E spero che ti ricorderai sempre di me, come amico. Spero che tu sappia sempre che ovunque nel mondo io possa essere, se c'è qualcosa che posso fare per aiutarti, lo farò. Sarò sempre un orecchio amichevole che ascolta ancora e un cuore caldo che si preoccupa ancora.Ti ricorderò  Rwanda, per tutti i giorni della mia vita. Ti ricorderò sempre, con amore.

sabato 5 settembre 2020

Dal metano del lago Kiwu si potrebbero ricavare fertilizzanti agricoli

Il Rwanda sta valutando la possibilità di sfruttare il gas metano nel lago Kivu per scopi agricoli, utilizzandolo per produrre fertilizzanti.Infatti, un'ampia gamma di letteratura indica che può essere utilizzato, tra le altre cose, per produrre sostanze chimiche organiche.
Impianto di estrazione del gas metano Kivu-Watt 
Attualmente, il Rwanda sta producendo tramite la Kiwuwatt 26 MW di elettricità dal gas metano. Sono peraltro in cantiere un altro progetto promosso da Shema Power per sviluppare una centrale elettrica da 56 MW, mentre GasMeth intende estrarre il gas metano per uso industriale.Si stima che il gas metano nel lago Kivu abbia la capacità di generare 700 MW di elettricità in un periodo di 55 anni. La quota del Rwanda di questo potenziale totale è di circa 350 MW, mentre il resto va alla Repubblica Democratica del Congo.Nel frattempo, il Rwanda e la vicina Repubblica Democratica del Congo intendono utilizzare 600.000 euro ottenuti dall'Unione Europea per finanziare la revisione in corso su come gestire e sviluppare le risorse di gas del lago Kivu.Naturalmente questi progetti dovranno fare il conto con le diverse prese di posizione che a livello internazionale, anche in ambito religioso (vedi nostro precedente post) stanno avanzando per mettere fuori legge lo sfruttamento delle energie fossili.

giovedì 27 agosto 2020

Il governo rende più stringenti le regole per contrastare il Covid


Finora, il Rwanda ha segnalato un totale di 3.625 casi di Covid da metà marzo, di questi, 1.810 casi si sono risolti positivamente, mentre i morti ammontano a  15 pazienti. In presenza di un numero crescente di casi di Covid, il governo è intervenuto con alcune misure restrittive, a cominciare dall'anticipazione dell'orario del coprifuoco in vigore alle 19:00 in tutto il paese, rispetto al precedente che iniziava alle 21, con fine alle 5. Le riunioni di massa negli spazi pubblici e nelle case sono vietate, mentre la presenza a una veglia funebre non deve superare le 15 persone contemporaneamente. Altre decisioni importanti riguardano il numero di persone che lavorano nelle istituzioni pubbliche in un dato momento, che sono state ridotte dal 50% al 30%, con l’introduzione per i dipendenti pubblici del lavoro su base di turni. Nel settore privato, compresi i mercati, si continuerà ad osservare la quota del 50% dei dipendenti presenti in un dato momento.Rimangono in vigore le misure preventive del Covid-19, tra cui l'uso di maschere facciali in pubblico, il lavaggio regolare delle mani, il distanziamento sociale.Sono stati vietati anche i viaggi in campagna con i mezzi pubblici, ma sarà consentito l'accesso alle persone che utilizzano mezzi privati.Le scuole rimarranno chiuse per consentire un tempo sufficiente per un'ulteriore valutazione dello stato di salute e una preparazione completa per la ripresa delle lezioni.I bar e le discoteche rimangono chiusi.

domenica 23 agosto 2020

I dieci principali prodotti d'esportazione del Rwanda


Il valore delle esportazioni ruandesi nel 2019 è stato di $ 397,6 milioni contro i $ 324,9 milioni dell'anno precedente. Concorrono a tale risultato diversi prodotti esportati, a partire dal tè. Le esportazioni di tè, nel 2019ammontavano a $ 86,3 milioni per un totale  di 30.961 tonnellate esportate sul mercato internazionale.
Il caffè è il secondo prodotto più esportato dal Rwanda, per un ammontare di $ 69,8 milioni lo scorso anno contro i $ 68,7 milioni dell'anno precedente, sostenute dall'elevato volume delle esportazioni, aumentate del 9,8% nonostante il calo dei prezzi internazionali.
Cereali come grano, riso e mais, frutta, verdura, radici e tuberi, carne, uova e latticini, nonché animali vivi, in precedenza destinate esclusivamente al mercato interno,  hanno portato 70,4  milioni di dollari tra luglio 2019 e aprile di quest'anno ( 78,3 l’anno precedente).
Ci sono poi i minerali, a partire dal famoso  coltan, conosciuto industrialmente come tantalite, elemento vitale nella creazione di condensatori ed elementi elettronici che controllano il flusso di corrente all'interno di circuiti stampati miniaturizzati utilizzati in quasi tutti i telefoni cellulari, laptop, cercapersone e molti altri dispositivi elettronici.Il recente boom tecnologico ha aumentato la domanda di questo minerale e il Rwanda è stato uno degli attori chiave nel mercato internazionale con 13.000 tonnellate esportate lo scorso anno.Il Rwanda è stato il più grande esportatore mondiale del minerale di tantalio tra il 2013 e il 2014.L'anno scorso ha generato esportazioni per 44,7 milioni di dollari.
La cassiterite è un altro dei minerali più esportati. L'anno scorso, il paese ha ricavato circa $ 36,1 milioni dalle esportazioni.
Il wolfram, (minerale di tungsteno) utilizzato per esempio nei filamenti delle lampadine, è un altro minerale per cui il paese è noto sul mercato internazionale. Il valore delle esportazioni da questo minerale è stato di $ 16,8 milioni nel 2019.
Le verdure,  fagioli freschi, pepe, aglio, zenzero, cipolle, melanzane e pomodori, hanno generato l'anno scorso ricavi per  14,7 milioni di dollari per esportazioni in  RDC, Regno Unito, Emirati Arabi Uniti (EAU), Cina e Paesi Bassi.
Il paese esporta anche molta frutta (avocado, limoni, ananas, frutti della passione e uva) per un valore di 6,7 milioni di dollari l'anno scorso in paesi come il Belgio.
Un altro prodotto d'esportazione è il piretro che ha generato  circa 6,2 milioni di dollari.
Il Rwanda è il secondo produttore mondiale di piretro e detiene circa il 15% della quota di mercato mondiale.
Dai grandi allevamenti ruandesi di bovini, ovini e capre originano esportazioni di  pelli e di prodotti per la pelle  che l'anno scorso hanno prodotti circa 4 milioni di dollari di ricavi.La mancata valorizzazione di queste pelli attraverso il loro utilizzo in prodotti finiti come scarpe, borse e cinture  ha registrato una tendenza al ribasso dal 2013.

lunedì 17 agosto 2020

Le nuove regole per i viaggiatori in visita in Rwanda


Il Rwanda Biomedical Center (RBC) ha fatto conoscere le nuove disposizioni a cui dovranno sottostare tutti i viaggiatori in arrivo a Kigali. All’entrata tutti dovranno presentare un test Covid-19 negativo, effettuato entro 5 giorni dalla partenza. Il limite precedente era di 3 giorni, un termine giudicato troppo restrittivo.
L'unico test accettato è quello  (RT-PCR) SARS-CoV 2, con esclusione di altri test come il test diagnostico rapido (RDT). Tutti i viaggiatori in arrivo devono completare il modulo di localizzazione passeggeri e caricare il certificato di prova COVID-19 sul sito web di RBC prima dell'arrivo.All’ingresso, tutti i viaggiatori saranno poi sottoposti a screening  e sosterranno un secondo test RT-PCR per confermare i risultati negativi del test effettuato prima dell'arrivo.I viaggiatori sono tenuti ad attendere 24 ore per i risultati del loro test COVID-19 in un hotel di transito designato e durante il periodo di attesa devono osservare tutte le misure di prevenzione annunciate dal Ministero della Salute.Il governo ha negoziato tariffe speciali presso hotel di transito designati per il periodo di attesa di 24 ore.I test per i viaggiatori costano 60 USD (50 USD per il test e una tariffa per il servizio medico di 10 USD). I risultati del test vengono inviati tramite SMS o e-mail e il tempo di risposta per i risultati è di 24 ore dal momento in cui viene raccolto un campione.
Dopo aver ricevuto un risultato negativo del test, i viaggiatori potranno effettuare il check-out dagli hotel; se i risultati sono positivi, i viaggiatori saranno trattati fino al completo recupero, a proprie spese. Rimane la raccomandazione a  tutti i viaggiatori a dotarsi di  un'assicurazione di viaggio internazionale  prima d'intraprendere il viaggio.
Tutte le compagnie aeree operanti su Kigali sono tornate operative; i prezzi dei biglietti sono di poco superiori a quelli ante Covid. 

lunedì 10 agosto 2020

Posata la prima pietra della Casa di Catia

Sono iniziati a Rwamiko i lavori per la costruzione della Casa di Catia: un progetto con cui l'Associazione Kwizera intende ricordare Catia Asti, prematuramente scomparsa di recente, che fu tra i fondatori dell'associazione unitamente al marito Angelo Bertolucci. La Casa sarà affidata alla Fraternité des soeurs du Bon Pasteur du Rwanda, un ordine religioso dedito all'assistenza delle ragazze madri. La Casa di Catia servirà appunto come punto d'appoggio alle suore operanti a Rwamiko per le loro iniziative.I lavori sono verranno eseguiti dall'impresa Falide di André Hakizimana, che per  l'associazione Kwizera ha già realizzato l'acquedotto di Rubaya-Kabugo e il Posto di sanità di Mabuga.

lunedì 27 luglio 2020

Anticipata l'assegnazione del 5x1000 per il 2019, a Kwizera 6.110 euro

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato in anticipo, rispetto alla data del 31 luglio 2020 prevista dall’articolo 156 del DL Rilancio, gli elenchi per la destinazione del 5 per mille 2019, con i dati relativi alle preferenze espresse dai contribuenti nella propria dichiarazione dei redditi. In tal modo, l’Agenzia ha inteso dare una risposta concreta e il più vicino possibile alle esigenze dei beneficiari: oltre 58mila enti tra volontariato, ricerca sanitaria e scientifica, associazioni sportive dilettantistiche, beni culturali e paesaggistici ed enti gestori delle aree protette, cui s’aggiungono 8.032 Comuni. L’elenco degli enti ammessi e di quelli esclusi è quindi già online insieme alle scelte e agli importi attribuiti, ed è consultabile sul sito dell’Agenzia delle Entrate, nell’area tematica “5 per mille” (clicca qui).L'Associazione Kwizera è stata scelta da 215 contribuenti che hanno portato nelle casse dell'associazione 6110,10 euro, contro 233 contribuenti e 7.197,79 euro del 2018.Ringraziamo tutti gli amici che hanno confermato la loro scelta, pur in presenza della preannunciata chiusura dell'associazione. I fondi saranno destinati alla realizzazione della Casa di Catia: una struttura dedicata alla compianta Catia Asti che verrà destinata all'assistenza delle ragazze madri.

martedì 14 luglio 2020

Dal 1° agosto riaprono i voli su Kigali

Il Rwanda ha annunciato l'apertura del suo spazio aereo, consentendo a tutte le compagnie aeree di iniziare le operazioni a partire dal 1 ° agosto. Sono previste misure minime di sicurezza sanitaria stabilite dal Ministero della Salute: presentare un certificato di negatività non più vecchio di 72 ore e sottoporsi a un tampone all’arrivo, il cui esito sarà comunicato nel giro di 24 ore che dovranno essere trascorse in albergo a proprie spese. Questo è il calendario della ripresa dei voli da parte delle compagnie operative con il Rwanda:

  • Ethiopian Airlines riprenderà i voli giornalieri da e per Kigali il 1 ° agosto;
  • Brussels Airlines riprenderà i voli per Kigali il 2 agosto, inizialmente volando due volte a settimana con un piano di viaggio che sarà soggetto a modifiche a seconda della domanda;
  • Qatar Airways prevede di riprendere i voli per Kigali il 3 agosto, volando tre volte alla settimana (lunedì, mercoledì e venerdì);
  • KLM Royal Dutch Airlines riprenderà le operazioni di volo per Kigali il 6 agosto.

La situazione dei prezzi, che prima dell'epidemia Covid si erano portati grazia alla concorrenza a livelli di poco superiori ai 500 euro, evidenzia un innalzamento  attorno ai 1000 euro per il volo andata e ritorno, mentre a partire da settembre i prezzi si abbassano fino a toccare i 600 euro. 

lunedì 29 giugno 2020

Dentro il Rwanda: l'Introduzione

Pubblichiamo qui di seguito l'Introduzione a Dentro il Rwanda, il libro disponibile sulla piattaforma Amazon (clicca qui).

Introduzione

La prima volta che sentii parlare del Rwanda fu, come per molti, nella primavera del 1994 quando giunse a conclusione nella maniera più tragica la feroce guerra civile che, da anni, insanguinava quel piccolo stato africano. Di quel periodo ricordo le immagini che venivano trasmesse dai networks internazionali, in cui si alternavano i corpi, sfigurati dai colpi di machete, abbandonati sui cigli delle strade o trascinati dalle correnti dei fiumi, con le colonne di profughi che scappavano dagli orrori di simile carneficina. Proprio allora arrivarono a Grosio tre di quei profughi: Cirillo, Paolo e Roberto, tre seminaristi sfuggiti a tale scempio grazie a un ponte aereo della Croce Rossa che da Kigali li portò in Italia. Ospitai per qualche giorno Cirillo e conobbi gli altri due. Tutti e tre tornarono ben presto ai propri studi in un collegio romano, sempre seguiti dalla comunità di Grosio in questo loro percorso verso il sacerdozio. I rapporti si mantennero nel tempo grazie anche ai frequenti soggiorni presso le famiglie grosine. Per anni le tragiche storie che i tre avevano alle spalle rimasero ammantate di una cortina mista di dolore, paura e pudore. Ordinati sacerdoti, don Cirillo e don Roberto rimasero in Italia, mentre don Paolo fece coraggiosamente ritorno in Rwanda. Altri seminaristi ruandesi vennero a studiare a Roma e conobbero l’ospitalità grosina. Proprio aderendo all’invito di uno di questi ad assistere alla sua ordinazione sacerdotale, che si teneva in Rwanda, scaturì l’occasione per il primo viaggio africano. Così nell’agosto del 2003, con mia moglie Daniela partimmo per un viaggio che forse non poteva definirsi banalmente turistico, come passare una settimana a Malindi, ma che non era ancora alimentato dalla fiammella dell’impegno.Sul volo Bruxelles-Kigali successe qualcosa che nella sua banalità segnò, nel tempo, quel viaggio.

mercoledì 17 giugno 2020

Covid: improvvisa impennata dei casi, ma da oggi riprende l'attività alberghiera congressuale

L’andamento del Covid  in Rwanda ha segnato negli ultimi giorni un’improvvisa impennata. Infatti, ieri sono stati 24 nuovi casi individuati portando il conteggio dei casi confermati a 636, da metà marzo, quando il paese ha registrato il suo primo caso . In soli quattro giorni, sono stati 129 i nuovi casi confermati, principalmente individuati nel distretto di Rusizi nella provincia occidentale. In particolare, il 14 giugno sono stati registrati 41 nuovi casi, il numero più alto da marzo. Tuttavia, nello stesso periodo, il Rwanda ha anche aumentato il numero di test dei campioni giornalieri, per cui la media dei test giornalieri effettuati dal 13 giugno ad oggi è di circa 2.800, un aumento rispetto ai precedenti 1.000. In totale, finora, il paese ha condotto 96.801 test campione e ha riportato 636 casi confermati di cui 338 guariti e due hanno ceduto a questa pandemia.Nel frattempo, è stato deciso che le funzioni religiose potranno rispendere entro 15 giorni, dopo che le autorità ecclesiastiche avranno predisposte le necessarie misure per prevenire la diffusione del virus. Anche per rilanciare il fondamentale settore del turismo, il governo ha autorizzato la ripresa dell’attività alberghiera e da oggi gli hotel potranno  ospitare riunioni e conferenze con effetto immediato.  

martedì 2 giugno 2020

Dentro il Rwanda Esperienze, incontri e riflessioni del muzungu


Abbiamo utilizzato il periodo del lockdown, impostaci dalla pandemia del Covid, per riordinare annotazioni e riflessioni scritte nel corso degli anni, al susseguirsi delle quindici missioni effettuate in Rwanda. Ne è uscito questo libro, Dentro il Rwanda, pubblicato sulla piattaforma Amazon  (clicca qui per un’anteprima), che intende offrire alcuni spunti per meglio conoscere un Paese che si è imposto all'attenzione del mondo, a partire da quel tagico 1994 fino agli odierni esempi di buon governo, che ne hanno fatto un modello di sviluppo per l’intero continente africano. Come abbiamo cercato di raccontare nel precedente lavoro, Aiutiamoli a casa loro Il modello Rwanda, di cui viene  offerta una sintesi introduttiva. Conoscere un Paese, entrarci dentro per penetrarne lo spirito non è cosa facile. Anzi, il più delle volte risulta impossibile, risolvendosi di fatto in una collezione di souvenir, foto e qualche ricordo di un piatto tipico.Non basta certo una visita fugace per apprezzarne le bellezze, e in Rwanda certo non mancano, ma implica soprattutto entrare in sintonia con la sua gente, con la necessaria apertura mentale. Bisogna fare spazio per far entrare qualcosa, ed è un esercizio per niente banale, perché richiede impegno e sacrifici.Come suggerito dal saggio africano Tierno Bokar quando consiglia ad ogni muzungu (uomo bianco) che abbia l’ardire di voler conoscere la realtà africana: “Se vuoi sapere chi sono, se vuoi che t'insegni ciò che so, cessa momentaneamente di essere ciò che tu sei e dimentica ciò che tu sai”.Abbiamo voluto. lasciarci coinvolgere da questa sfida, misurandoci con quell’Africa in sedicesimo che è il Rwanda. Dopo quindici missioni in Rwanda, fatte di incontri, lavoro in comune, confronti a volte sfociati in scontri, nel libro sono riassunte le impressioni e le riflessioni che ne abbiamo tratto. E gli insegnamenti. Si può imparare qualcosa anche da un piccolo Paese africano come il Rwanda? Sembra di poter rispondere positivamente a questa domanda, se solo si guarda con la giusta apertura a talune innovazioni in cui ci siamo imbattuti, nel corso degli anni. A questo proposito se ne trova traccia nei due capitoli  riguardanti la vita della Chiesa e, soprattutto, in quello dove vengono illustrate molte delle buone pratiche attuate dalle autorità ruandese che non sfigurerebbero neppure a casa nostra. Anzi. Si legga al riguardo il capitolo "Imparare dal Rwanda", dove si fanno delle scoperte a volte spiazzanti. Perché, come diceva Plinio il Vecchio «Dall'Africa c'è sempre qualcosa di nuovo ».                 

L'ebook sarà scaricabile gratuitamente, dalla piattaforma Amazon, dalle ore 9 di mercoledì 3 giugno alle 9 di giovedì cliccando qui.

 

giovedì 28 maggio 2020

Novità per i moto-taxi della capitale: tassametro e pagamenti senza contanti

A partire dal primo giugno, quando riprenderanno le attività post lockdown, gli oltre 20.000 moto-taxi della capitale dovranno confrontarsi con una significativa novità: i clienti dovranno pagare le corse tramite piattaforme di pagamento senza contanti, carte o mobile money. L’innovazione  fa parte degli sforzi per ridurre il rischio di diffusione Covid-19 in conseguenza del maneggio del contante. Oltre alle classiche carte di credito, gli operatori e i loro clienti hanno l'opzione del mobile money fornito dalle piattaforme degli operatori telefonici  MTN Rwanda e Airtel Rwanda. L’introduzione del pagamento cashless si accompagna anche all’adozione da parte di ogni moto-taxi di dispositivi abilitati GPS che calcolano la distanza percorsa e la tariffa della corsa, introducendo così una regolamentazione dei prezzi. Solo i motociclisti che operano nelle province per ora sono esonerati dai contatori, ma si prevede comunque utilizzino pagamenti senza contanti per i viaggi. La ripresa delle corse dopo il lockdown da Covid prevede il mantenimento di misure igieniche come la sanificazione delle mani e dei caschi, nonché il distanziamento sociale nei parcheggi. Le maschere per il viso rimangono obbligatorie sia per i passeggeri che per i piloti.Va inoltre detto che oltre 1000 guidatori di mototaxi sono stati testati per Covid-19.

venerdì 22 maggio 2020

Il Covid fa decollare i pagamenti tramite mobile money

 In Rwanda, il valore dei fondi trasferiti tramite Mobile Money è cresciuto del 450% tra gennaio e aprile di quest'anno, per raggiungere la somma di oltre $ 42 milioni di dollari transati.Ciò significa che con lo scoppio della pandemia di Covid, c'è stato un forte calo nell'uso del contante nel pagamento di beni e servizi. Lo sviluppo è stato tra le altre cose il risultato di una mossa da parte della Banca centrale e degli operatori telefonici locali che hanno rimosso temporaneamente le commissioni sui trasferimenti tra conti bancari e portafogli mobili, trasferimenti di denaro mobile e la rimozione delle commissioni commerciali sui pagamenti per tutte le transazioni senza contatto per ridurre le possibilità di trasmissione del COVID -19. Dai risultati di un’analisi effettuata emerge che con zero commissioni più persone si servono del mobile money: l'invio di denaro è praticamente raddoppiato da 600.000 persone utilizzatrici nella settimana prima del blocco a 1,2 milioni nella settimana dopo il blocco e 1,8 milioni nell'ultima settimana di aprile. Il valore settimanale del denaro speso digitalmente, da metà febbraio a metà aprile presso gli esercizi commerciali, è aumentato del 700 per cento, favorendo ulteriormente l'assunzione di pagamenti senza contanti. Mentre questi sono solo i primi risultati, gli autori dell'analisi hanno osservato che tra le lezioni da prendere in prestito dallo sviluppo vi è l'impatto che il taglio o l'eliminazione delle commissioni  sui trasferimenti di denaro può avere per migliorare le possibilità di pagamento digitale in alternativa al denaro contante. Sebbene la sostenibilità di questo approccio sia da verificare, visto il sacrificio delle entrate da commissioni richiesto agli operatori di moneta mobile, esso favorisce comunque l'uso dei servizi finanziari digitali da parte di coloro che altrimenti avrebbero utilizzato denaro contante. I dati attuali mostrano che anche i prelievi dai portafogli mobili sono diminuiti drasticamente da quando è iniziato il blocco e ora sono meno della metà dei loro valori di gennaio - il che significa che un numero maggiore di abbonati utilizza il valore digitale " conclude l'analisi.

martedì 12 maggio 2020

Mandereste vostra figlia sola in uno sperduto villaggio africano?

Piccola annotazione in margine alla felice conclusione della vicenda che ha visto coinvolta la giovane italiana Silvia Romano, tornata in Italia dopo 18 mesi di prigionia in mano ai jihadisti di Al Shabaab. Senza la pretesa di parlare di come dovrebbe concretizzarsi l'attività di volontariato in termini di preparazione personale e di organizzazione, vogliamo qui sottolineare un aspetto a nostro avviso imprescindibile: la necessità per chi intende operare in Africa di poter contare su un supporto locale affidabile che introduca il volontario alla complessa realtà in cui si trova ad operare, garantendo una rete di protezione nei confronti dei molteplici rischi esterni ( sicurezza, salute, incomprensioni relazionali) oltre che un raccordo con le autorità locali. E prima ancora di partire  è assolutamente imprescindibile segnalare la propria missione al servizio Viaggiare sicuri della Farnesina e, successivamente, la propria presenza alle autorità diplomatiche locali. In quindici missioni in Rwanda ci siamo sempre attenuti a queste regole, sapendo inoltre che una volta arrivati sul posto avremmo potuto contare sull'appoggio della diocesi di Byumba. Questo appoggio fino a due anni fa andava formalizzato in un'apposita lettera di presa in carico da parte del vescovo, propedeutica all'ottenimento del visto d'entrata in Rwanda.Da un paio d'anni, con l'abolizione del visto d'entrata questa lettera non è più richiesta, fermo restando l'appoggio sempre garantito dalle strutture diocesane. Negli anni questo appoggio si è estrinsecato,oltre che da un punto di vista meramente logistico, anche in un'attenta, anche se discreta, vigilanza volta ad evitare ogni possibile pericolo. Ricordiamo come in una delle prime missioni ci fu evitato di recarci da soli nella capitale, piuttosto che scoprire, in occasione di una lunga camminata da un villaggio all'altro, che al gruppo di volontari si era aggregata, discreta e taciturna, una persona della parrocchia con la funzione di una sorta di scorta. L'Associazione Kwizera ha sempre inviato in missione persone adulte e preparate, che in loco potevano contare su un referente locale nella persona di un sacerdote incaricato dalla diocesi.In occasione  delle nostre missioni abbiamo avuto occasione d'incontrare certi volontari-turisti, compresa qualche giovane ragazza. Alla luce della nostra modesta esperienza, possiamo dire da padri che mai lasceremmo che nostra figlia si aggregasse a qualche piccola onlus, priva di adeguata esperienza e di comprovati referenti locali, per essere mandata allo sbaraglio, sola, in un luogo sperduto nella savana. Abbiamo, infatti, avuto modo di apprendere i rischi che una ragazza sola corre in certa realtà, magari anche in un posto all'apparenza sicuro quale potrebbe essere un ufficio,  senza bisogno di trovarsi in situazioni estreme come quella vissuta da Silvia nello sperduto asilo di Chakama.

giovedì 30 aprile 2020

Covid19 e Africa:l'ora dei gufi

Nelle ultime settimane abbiamo assistito a un vero e proprio martellamento mediatico innescato dagli allarmi lanciati dall'OMS, sul possibile rischio di una vera e propria esplosione del Covid19 in Africa, con scenari catastrofici sui morti che potrebbe comportare. In Italia non c'è stato telegiornale o grande giornale che non abbia fatto proprio tale allarme rilanciato in titoli sui trend di crescita del Covid19 in Africa, sempre pero' facendo riferimento a incrementi percentuali della diffusione e dei morti, e mai citando i numeri assoluti che avrebbero rivelato una realtà ben diversa.Infatti, parlare di un aumento del 50% dei morti e non rivelarne il numero che nei fatti era uguale a quello dei morti registrati in Veneto, configura una vera e propria disinformazione.Per fare il punto a ieri, la situazione registrata in Africa era la seguente: 36.456 casi, guariti 11.906 e morti 1.586. Allo stato, come si vede siamo in presenza di una situazione del tutto sotto controllo, tenuto conto che si riferisce a una popolazione di 1,235 milioni di persone. Se il numero dei casi positivi non ha un particolare valore in presenza di una applicazione di tamponi contenuti, il numero dei morti dovrebbe essere significativo e scarsamente manipolabile dalle autorità. Portiamo ad esempio il trend del Rwanda che seguiamo giornalmente: i numeri ufficiali trovano conferma anche dai nostri referenti locali che ci aggiornano sulla situazione anche da zone periferiche del  Paese.Ricordiamo che il primo caso  in Africa è stato registrato il 28 febbraio in Nigeria; da lì il Covid 19 è stato rivelato anche in altri Paesi africani, quasi sempre con riferimento a viaggiatori provenienti dall'estero. Diversi Paesi hanno preso immediate misure per contrastare il virus, dalle più basiche, come il lavaggio delle mani e le mascherine, alle più drastiche come il lockdown, fatto rispettare anche con misure repressive. Non contenti degli allarmi lanciati nelle settimane scorse, ora ne arriva uno ulteriore: quello che il picco della pandemia ci sarà a metà maggio e quindi dobbiamo aspettarci un'impennata della diffusione e conseguente dei morti.  Si è fatta portatrice di questa tesi la Comunità di Sant Egidio che ha lanciato un'apposita raccolta fondi per far fronte a tale emergenza.Terremo conto anche di questo allarme e, a tempo debito, ne riscontreremo la fondatezza. Noi continuiamo a sperare che, come ipotizzato da diversi studiosi, ci siano in Africa diverse condizioni che rendono i suoi abitanti meno aggredibili dal Covid 19. Il tempo ci fornirà una risposta.

domenica 19 aprile 2020

Il Covid è sotto controllo, ma il lock down fa sentire i suoi effetti

A ieri, i casi di coronavirus individuati in Rwanda ammontavano complessivamente a 144 con 69 guariti e nessun morto. Contemporaneamente il lock down è stato esteso fino al 30 aprile, mentre è stato reso obbligatorio l’uso delle mascherine. Il Rwanda ha fin qui affrontato con decisione l’emergenza, vigilando sul rispetto del lock down anche con droni. Nel frattempo la chiusura si fa sentire. Anche se il governo ha messo in atto forme di sostegno della popolazione, la chiusura fa sentire i suoi effetti. Da amici ruandesi ci vien segnalato come in periferia le famiglie comincino a risentire l’impossibilità di muoversi e soprattutto di svolgere attività lavorative remunerate che consentano di racimolare il necessario per acquistare gli alimenti che vadano ad integrare quanto raccolto nei piccoli poderi di cui possono disporre quasi tutte le famiglie. Anche la Chiesa ha lanciato l’allarme sulla mancata raccolta delle offerte che i fedeli sono soliti portare all’offertorio durante le messe, in particolare le offerte in prodotti agricoli che concorrono al sostentamento del clero.

lunedì 13 aprile 2020

Ass. Kwizera: 7.197,79 euro dal 5 per mille del 2018

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato gli elenchi per la destinazione del 5 per mille 2018 con i dati relativi alle preferenze espresse dai contribuenti nella propria dichiarazione dei redditi.L'Associazione Kwizera onlus e' stata scelta da 232 contribuenti per un importo complessivo di 7.197,79 euro, a fronte dei 233 contribuenti che l'anno scorso avevano contribuito con un importo di 6.922,92 euro.Nel ringraziare i sostenitori, ricordiamo che il 5x1000 e' lo strumento migliore per sostenere il volontariato :  non costa niente e puo' fare molto.
L’elenco degli enti ammessi e di quelli esclusi, insieme agli importi attribuiti agli enti che hanno chiesto di accedere al beneficio, è consultabile sul sito dell’Agenzia delle Entrate, nella sezione “5 per mille”.
Gli ammessi nel complesso sono 56.908 enti, suddivisi per categoria: in cima alla classifica gli enti del volontariato (46.312), a seguire le associazioni sportive dilettantistiche (9.892), gli enti impegnati nella ricerca scientifica (480), quelli che operano nel settore della sanità (106), gli enti dei beni culturali e paesaggistici (94) e gli enti gestori delle aree protette (24).
Sono presenti anche i Comuni (in tutto 8.029) ai quali, per il 2018, sono destinati 14,9 milioni di euro.
L’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc), scelta da 1.669.110 contribuenti,  occupa anche per il 2018 il primo posto, sia tra gli enti impegnati nel settore della ricerca sanitaria sia tra quelli che operano in quello della ricerca scientifica , con 65.096.426,01 euro.Il settore del volontariato vede alla prima posizione delle scelte espresse, come per i precedenti anni, Emergency con oltre 314.177 preferenze con 11,185 milioni di euro assegnati, seguita da Medici senza Frontiere, scelta da 228.159 contribuenti, per un importo di oltre 9,243 milioni di euro. 
Sul sito delle Entrate anche l'elenco permanente 2020 degli iscritti al riparto del 5 per mille dell'Irpef, che comprende sia gli enti che hanno presentato regolare domanda e dichiarazione sostitutiva nel 2019, sia quelli già presenti nella lista 2018.

mercoledì 8 aprile 2020

La scomparsa per Covid di don Renato Lanzetti, vicario episcopale della diocesi di Como e amico dell'ass. Kwizera

Mons. Renato Lanzetti
E’ morto oggi, vittima del Covid19, don Renato Lanzetti, 69 anni originario di Torre Santa Maria, vicario generale della Diocesi di Como. Ricoverato inizialmente al Valduce di Como, in condizioni non preoccupanti,  la sua situazione si era andata aggravando fino a richiedere il suo trasferimento al reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Vigevano. Mons Lanzetti era vicario generale dal primo settembre 2017, quando il vescovo monsignor Oscar Cantoni l’aveva chiamato a Como da Grosio, dove era parroco dal 2009, accompagnando la sua scelta con queste parole rivolte ai grosini: «Non è un motivo di amicizia o opportunità o di calcolo quello che mi ha portato a scegliere il vostro parroco: lo Spirito Santo, mentre mi chiarivo quali caratteristiche avrei cercato nel nuovo vicario generale, mi ha fatto giungere a Grosio e mi ha fatto trovare proprio ciò che cercavo. Sono grato a don Renato per aver accettato un incarico così gravoso, ma anche a voi grosini per avermi fatto trovare pronto e plasmato l’uomo che serviva a me e a tutta la nostra Diocesi».
Lo ricordiamo come persona riservata e di poche parole, ma guida sicura ed esemplare nella fede. Caratteristiche che hanno convinto il vescovo Oscar a chiamarlo al suo fianco come proprio vicario, in un ruolo che oltre le doti organizzative, che a don Renato non  mancavano certo, richiede riservatezza, indipendenza di giudizio e una spiccata carità cristiana. Tutte doti che don Renato ha saputo declinare innervandole  con uno spiccato spirito di umiltà. Lo vogliamo ricordare con le parole con cui si era accomiatato dalla comunità di Grosio, lasciando una sorta di testamento spirituale, quanto mai attuale: «Non è possibile rinunciare alla messa domenicale se si vuole essere autentici discepoli del Signore. Amate e custodite le vostre famiglie, diffondete e alimentate il dialogo sincero di coppia. Amate la vostra comunità arricchendola con la vostra attiva presenza di opere di bene a vantaggio di tutti. Nel giorno nel quale ho fatto il mio ingresso a Grosio ho detto che avevo il sogno che il Signore concedesse a questa comunità, come ad altre, qualche vocazione sacerdotale, missionaria. Questo sogno ce l’ho ancora, non si è spento. Vi chiedo di pregare per me perché il compito che il vescovo mi affida è delicato e impegnativo. Che io possa svolgerlo con fedeltà». Lo vogliamo ricordare qui anche come grande e discreto amico dell’ass. Kwizera, a cui, quando era parroco di Grosio non ha mai fatto mancare la sua simpatia e il sostegno materiale con significativi contributi annuali. Perdiamo un amico, la cui memoria ricorderemo in Rwanda nella Chiesa di Bugarama, accanto agli altri sacerdoti amici dell’associazione.