Nel discorso tenuto all'Università Cattolica dell’Africa Centrale ad Yaoundé in Camerun, venerdì, 17 aprile 2026, papa LEONE XIV ha rivolto ai giovani universitari questo appello:
«Di fronte alla comprensibile tendenza
migratoria, che può indurre a credere che altrove si possa trovare facilmente
un futuro migliore vi invito anzitutto a rispondere con un ardente desiderio di
servire il vostro Paese e di volgere a beneficio dei vostri concittadini le
conoscenze che state acquisendo qui». ( che il quotidiano dei vescovi italiani, Avvenire, sintetizza così: "vi invito a rispondere con un ardente desiderio di servire il vosto Paese" solecitandoli a essere "testismoni di saggezza e di equità dei quali il continente africano ha bisogno").
Un appello nel solco di quanto da sempre i vescovi africani vanno dicendo a proposito del fenomeno migratorio. A partire dall'appello lanciato dalla XIX Assemblea Plenaria delle Conferenze Episcopali dell'Africa
e del Madagascar (SECAM), tenutasi ad Accra in Ghana, dal 25 luglio all'1
agosto 2022.
"Esortiamo i leader e i decisori socio-politici a mettere in
atto le strutture e le condizioni che scoraggino la migrazione irregolare: buon
governo, opportunità di lavoro, sicurezza multiforme, inclusione politica e
sociale, promozione della giustizia sociale. Esortiamo i paesi di transito e di
accoglienza a rispettare i diritti e la dignità umana dei migranti. A tutti coloro che sono intenzionati a migrare, in
particolare ai giovani che cercano di esercitare il loro diritto a migrare,
esortiamo a farlo in un modo che sia accettabile dal punto di vista
amministrativo e con la piena consapevolezza delle sfide che li attendono.
Incoraggiamo i nostri giovani a non perdere la speranza e ad aggrapparsi a Dio
attraverso una vita di santità.Esortiamo le comunità cristiane a sviluppare una pastorale
attiva per le migrazioni, che si articola in quattro fasi di azione:
accogliere, proteggere, promuovere e integrare.Desideriamo esprimere il nostro dolore nel vedere i nostri
giovani lasciare i nostri paesi, sapendo che soffriranno e forse perderanno la
vita e ci lamentiamo della nostra incapacità di impedire loro di partire.Ci impegniamo ad adottare misure che incoraggino la loro
libera scelta e quelle che li coinvolgano nella costruzione dei loro paesi."
E ancor prima l’appello contenuto nel Messaggio finale
approvato dai vescovi dei 16 Paesi rappresentati nelle Conferenze nazionali e
interterritoriali dell'Africa occidentale-Recowa-Cerao (da cui provengono la
gran parte dei migranti), nella loro Terza Assemblea Plenaria tenutasi a
Ouagadougou, in Burkina Faso, dal 14 al 20 maggio 2019.
"Voi
rappresentate il presente e il futuro dell'Africa, che deve lottare con tutte
le sue risorse per la dignità e la felicità dei suoi figli e figlie. In questo
contesto, non possiamo tacere sul fenomeno delle vostre migrazioni,
specialmente in Europa. I nostri cuori come pastori e padri soffrono nel vedere
queste barche sovvracariche di giovani, donne e bambini in balia delle onde del
Mediterraneo". "Certo, comprendiamo la vostra sete di felicità e di
benessere che i vostri Paesi non vi offrono. Disoccupazione, miseria, povertà
rimangono mali che umiliano. Tuttavia, non dovete sacrificare la vostra vita
lungo strade pericolose e destinazioni incerte. Non lasciatevi ingannare dalle
false promesse che vi porteranno alla schiavitù e ad un futuro illusorio! Con
il duro lavoro e la perseveranza potrete avere successo in Africa e, cosa più
importante, rendere questo continente una terra prospera".
Un appello che non trovò alcuna eco, forse anche per un voluto atto censorio, sui media
cattolici italiani, a partire dal quotidiano dei vescovi italiani, Avvenire,
privando così i cattolici italiani della possibilità di fare la conoscenza
diretta di ciò che pensano i vescovi africani, “pastori con l’odore delle
pecore”, del complesso fenomeno migratorio e delle modalità che propongono per
disinnescarne le conseguenze negative per i loro giovani. Fino a
quando il mondo cattolico italiano non si misurerà con queste prese di
posizione dei Vescovi africani, ed ora del Papa, rimarrà inesorabilmente prigioniero di una
lettura riduttiva ed ideologica del fenomeno migratorio, ispirata dai tanti
“profeti” locali, più o meno improvvisati, abbandonando l'Africa, con i suoi 1.400 milioni
di abitanti, al suo destino.