"Ad un mondo migliore si contribuisce soltanto facendo il bene adesso ed in prima persona, con passione e ovunque ce ne sia la possibilità".Benedetto XVI : Deus caritas est

domenica 19 agosto 2018

Il ruolo di Kofi Annan nella tragedia del Rwanda

In occasione della scomparsa dell'ex segretario dell'ONU, Kofi Annan, riprendiamo questo nostro post dell'ottobre 2012, in cui vengono evidenziate le gravi responsabilita' dello stesso Annan nella tragedia del Rwanda.

L'ex segretario generale dell'ONU, Kofi Annan, intervistato nell'ambito del  programma Outlook della BBC,   ha ammesso  che uno dei suoi più grandi rimpianti è stato il fatto di non essere  stato in grado di impedire l'eccidio del  1994 in Rwanda.
Kofi Annan, che al tempo  era  capo del Dipartimento delle Nazioni Unite per il mantenimento della  pace, ha spiegato perché è stato difficile fermare le uccisioni. L'ex Segretario Generale dell'ONU ha dichiarato: "Sapevamo che non sarebbe stato possibile ottenere il mandato per  un'azione più decisa in Rwanda, che avrebbe implicato risorse aggiuntive in uomini e donne " oltretutto il dipartimento poteva contare solo su 600 militari. Annan ha descritto la situazione come "molto frustrante, abbiamo ritirato alcuni di coloro che erano sul posto, perché i governi non volevano correre rischi ". "Ed è frustrante perchè come responsabile del mantenimento della pace o anche in qualità di Segretario Generale, sei forte come lo sarebbe uno stato membro. Se non mi danno le truppe e le risorse, non c'è molto che si può fare ", ha detto Annan, aggiungendo amareggiato che  " se nemmeno il genocidio ci ha fatto smuovere, allora cosa diavolo potrebbe indurci ad intervenire?!" esprimendo tutto il disgusto per il basso livello di impegno dimostrato dagli stati membri riguardo alla situazione Rwandese, che si è 8 negli ormai tristemente famosi omicidi di massa.
 In realtà, Kofi Annan, avvertito per tempo  dell'imminenza degli stermini dal suo generale comandante del contitngente ONU in Rwanda, Romeo Dallaire, s'assunse la grave responsabilità di non trasmettere questo allarme al Consiglio di sicurezza.Ritenendo  che l'allarme avrebbe spinto gli stati membri a non fare nulla o a fuggire dal Rwanda, pensò bene di neppure chiedere  "il mandato per un'azione più decisa " di cui parla nell'intervista. Tutti sappiamo quali furono le conseguenze di questa sua scelta. Scaricare tutto e solo sull'ignavia degli stati può forse attenuare il senso di colpa di Kofi Annan,   ma non cancella le sue gravi responsabilità personali che anche da queste ultime dichiarazioni sembra voler allontanare da sè.

mercoledì 15 agosto 2018

Oggi tutti a Kibeho, l'ultimo luogo dove è apparsa la Madonna

Nel giorno in cui migliaia di pellegrini da tutto il mondo convergeranno a Kibeho per celebrare l'assunzione al cielo della Vergine Maria, riproponiamo il video sull'apparizione e tutti i post che sull'argomento sono apparsi sul blog (clicca qui).





giovedì 9 agosto 2018

In Rwanda gli amministratori pubblici misurati sul raggiungimento degli obiettivi

Oggi i leader locali e del governo centrale ruandese firmeranno i nuovi contratti di performance, meglio conosciuti come Imihigo, di fronte al Capo dello Stato, Paul Kagame.La firma dei contratti di prestazione 2018/19 sarà abbinata alla presentazione di un rapporto di valutazione dei contratti di prestazioni dell'anno precedente.I risultati delle prestazioni 2017/18 sono stati compilati dall'Istituto nazionale di statistica del Rwanda (NISR) e dall'Istituto di analisi e ricerca politica (IPAR).La verifica da parte dei richiamati organismi sui  risultati delle prestazioni dello scorso anno, che saranno pubblicati oggi, si basa su risultati scientifici e quindi basati sui fatti, indipendenti e affidabili, a differenza delle precedenti valutazioni basate sulla tecnica di osservazione e sulle ipotesi.Questa è la prima volta che NISR è coinvolto nella valutazione di Imihigo. Il coinvolgimento del NISR è il risultato della richiesta dello scorso anno formulata dal presidente  Kagame, secondo cui la valutazione di Imihigo dovrebbe essere condotta da istituzioni in grado di fornire scientificamente risultati basati sull'evidenza. All'atto della firma dei contratti di prestazione 2018/19, ci saranno anche le premiazioni i per le migliori performances dello scorso anno.
Per conoscere cosa significhi Imihigo nel contesto dell'attuale governance ruandese, riportiamo qui di seguito quanto al riguardo è scritto al capitoo XVI del recente libro Aiutiamoli a casa loro Il modello Rwanda, non senza sottolineare come un simile modello gestionale sarebbe quanto mai utile anche da noi.
Fattori di successo della nuova governance

Nel 2014 due giornalisti americani Patricia Crisafulli e Andrea Redmond, a venti anni dalla fine della guerra civile, hanno dato alle stampe un libro che raccontava la storia di successo

venerdì 3 agosto 2018

Allarmismo fuori luogo circa la chiusura di chiese in Rwanda

La chiesa di Bugarama, piccolo villaggio della campagna ruandese
L’Avvenire di ieri, come peraltro altri organi di stampa, riportava la notizia circa la chiusura di 8000 chiese da parte del governo del Rwanda, “per motivi di sicurezza”.Dall’articolo, che si puo’ leggere cliccando qui, si ricava la sensazione che sia in corso un attacco alla libertà religiosa nel paese. Nella realtà i fatti illustrati riguardano per la gran parte situazioni di locali adattati a luoghi di culto di “chiese” fai da te, promosse da pastori improvvisati, spesso più dediti ad estorcere denaro ai propri seguaci che a diffondere un messaggio religioso. L’operazione governativa era iniziata qualche mese fa con la chiusura nella capitale Kigali di ben 700 luoghi di culto, quasi esclusivamente del tipo richiamato, che oltre a non rispettare i livelli di sicurezza minimali, richiesti a locali aperti al pubblico, erano anche fonte di disturbo delle quiete pubblica quando, magari nelle ore serali, diffondevano suoni e canti. Già a giugno, il presidente ruandese Paul Kagame, interpellato dal settimanale Jeune Afrique se con tale iniziativa intendesse dichiarare una  guerra alla religione, rispondeva di no, affermando che “il problema è il seguente: in primo luogo, il numero. Anche se solo a Kigali sono stati chiusi 700 luoghi di culto, ce ne sono altri ancora aperti. Sono ovviamente troppi. La libertà di culto non dovrebbe portare a tale eccesso. Inoltre, vi sono continue lamentele da parte dei residenti circa l'inquinamento acustico proveniente da quelle chiese giorno e notte, nonché la questione della sicurezza per i residenti causata da chiese che non rispettano gli standard. Infine, numerosi casi di estorsione di fondi, racket, crisi familiari causate da attività di pastori estorsori. Era necessario mettere ordine in quella proliferazione di chiese e sostenere regole che regolassero il loro insediamento e funzionamento. Questo è quello che abbiamo fatto”. L’iniziativa si è poi allargata al resto del Paese fino ad arrivare alla chiusura delle richiamate 8000 “chiese”. Al riguardo nostre fonti, interne alla Chiesa cattolica, hanno confermato che i luoghi di culto cattolici e della Chiesa anglicana ruandese sono stati interessati solo in minima parte, là dove esistevano effettivi problemi di sicurezza degli edifici religiosi a cui si e' provveduto a porre rimedio. Chiunque conosca la realtà ruandese sa bene che i luoghi di culto della Chiesa, anche nelle campagne, sono ben costruiti e ben tenuti, così come le molte Case del regno dei testimoni di Geova e diverse moschee. Per questo motivo l’iniziativa governativa non ha turbato più di tanto le autorità ecclesiastiche, alle quali sembra non dispiacere totalmente che si proceda a una certa azione di vigilanza sul proliferare di troppe sette fai da te che chiunque può promuovere dal mattino alla sera. In questo senso, è arrivato anche un provvedimento governativo che prevede che in futuro, con una fase transitoria di 4 anni, i ministri e promotori di gruppi religiosi siano in possesso di una licenza in teologia.Quindi, nessuna guerra di religione. Per ora.

mercoledì 1 agosto 2018

L'ONU stanzia 630 milioni di dollari per lo sviluppo quinquennale del Rwanda


E’ stato firmato ieri tra il governo del Rwanda  e l’ONU un accordo che prevede l’erogazione nei prossimi cinque anni di finanziamenti per 630 milioni di dollari a sostegno dello  sviluppo e delle attività umanitarie nel paese. I fondi saranno spesi  per i programmi sostenuti dalle Nazioni Unite rientranti nel secondo piano di assistenza allo sviluppo delle Nazioni Unite per il Rwanda (UNDAPII). UNDAP è un documento di pianificazione strategica delle Nazioni Unite che delinea le aree di supporto dell'ONU all'agenda per lo sviluppo del Paese, per il periodo dal 2018 al 2023. In particolare, il 57% del budget dell'UNDAP coprirà i programmi di sviluppo, mentre il restante 43% sarà destinato all’assistenza umanitaria. La trasformazione sociale prenderà la fetta più grande ( 432 milioni di dollari) seguita dalla trasformazione economica ($ 142,8 milioni) e poi dalla governance trasformazionale ($ 55,6 milioni).Le tre aree sono allineate con l'agenda di trasformazione del paese, in cui il governo si propone  di creare circa 1,5 milioni di posti di lavoro decenti, accelerare l'urbanizzazione, promuovere lo sviluppo industriale e aumentare la qualità dell'agricoltura e dell'allevamento.I finanziamenti delle Nazioni Unite contribuiranno anche a promuovere il piano di sviluppo delle risorse umane del paese e consolidare il buon governo e la giustizia. Da subito sono disponibili circa 250 milioni di dollari.Ricordiamo che, negli ultimi cinque anni, le Nazioni Unite hanno impegnato circa 475 milioni di dollari in attività di sviluppo e umanitarie in Rwanda.

mercoledì 25 luglio 2018

Iniziati i lavori per la realizzazione di un Posto di sanità a Kisaro

Inizio dei lavori
Sono iniziati oggi i lavori per la costruzione di un Posto di sanità nella parrocchia di Kisaro.Si tratta di un presidio sanitario, da costruirsi secondo gli standard governativi che ne prevedono le specifiche dimensionale ed architettoniche, che dovrebbe garantire un servizio di prima consultazione e un dispensario di medicinali ai quasi 4000 abitanti dei villaggi di Rutabo, Rusumo, Kebere e altri, facenti parte della parrocchia di Kisaro.
Posa della prima pietra da parte di Marinella Poggi
All'inizio dei lavori hanno assistito il parroco abbé Lucien Hakizimana, la dottoressa Marinella Poggi e i referenti locali dell'Ass. Kwizera. Era altresì presente un rappresentante del Distretto.La costruzione si svilupperà su un terreno di circa 800 mq acquisito dalla parrocchia con il contributo dell'associazione e sarà composta da 4 locali per una superficie di circa 70 mq, oltre a un locale esterno che ospita i servizi igenici. 
La parte edilizia richiederà un investimento di circa 15.000 euro, compresi i costi di allacciamento per portare l'energia elettrica e l'acqua.Ancora da valutare è l'impegno economico per dotare la struttura delle dotazioni di arredo e di attrezzature mediche necessarie. L'opera è finanziata dalla dottoressa Marinella Poggi in memoria del marito, Alfredo Perotti, recentemente scomparso. All'entrata in funzione, prevista ad inizio autunno, il Posto di sanità entrerà a far parte dei servizi  sanitari gestiti  dalla Diocesi.  

Missione Kwizera 2018 II: dai batwa

Visita medica sul campo

Dal 10 luglio è in missione in Rwanda per conto dell'Ass. Kwizera, la dottoressa Marinella Poggi. Dopo aver trascorso i primi giorni presso il Centro di sanità di Muhura, per prendere contatto con la realtà sanitaria ruandese, Marinella si è trasferita domenica a Byumba. Lunedì mattina, accompagnata dai nostri referenti locali, Bernard, Pascasia  e l'agronomo Jean Claude, si è recata presso la comunità batwa di Kibali per rendersi conto di persona della situazione sanitaria venutasi a creare a seguito di una infezione di tungiasi che aveva colpito diverse persone, soprattutto bambini, come riferito in un precedente post. La situazione si è rivelata meno drammatica del previsto, in quanto le autorità civili erano intervenute somministrando le cure necessarie per contrastare l'infezione, per il tramite del vicino presidio sanitario.

Mai più a piedi nudi
Dal contatto con le famiglie delle comunità e dalle informazioni assunte in una sorta di censimento effettuato dai nostri referenti con l'appoggio di Delphine, l'universitaria batwa di cui abbiamo riferito già in passato, è emersa la necessità di fornire ai  bambini qualche forma di protezione dei piedi, le parti del corpo più facilmente aggredibili dalla pulce che porta la tungiasi. Per questo si è provveduto alla distribuzione di oltre 80 paia di zoccoli in plastica a tutti i bambini della comunità. Per fare il punto su eventuali ulteriori interventi presso la stessa comunità si è tenuto anche un incontro con il responsabile locale della Croce rossa, Jean Damas. Dall'incontro si è avuta la conferma che la Croce rossa cesserà con l'anno in corso di prestare assistenza, compito fin qui svolto in maniera egregia, alle quattro comunità batwa esistenti nelle diocesi di Byumba, per questo siamo stati sollecitati a confermare il nostro impegno nell'assistenza ai progetti agricoli in essere a Kibali, dove opera già in via continuativa il nostro agronomo Jean Claude.