"Ad un mondo migliore si contribuisce soltanto facendo il bene adesso ed in prima persona, con passione e ovunque ce ne sia la possibilità".Benedetto XVI : Deus caritas est

lunedì 23 luglio 2018

Il presidente cinese Xi Jinping in visita in Rwanda

Xi Jinping e signora all'arrivo a Kigali (fotoVillaggio Urugwiro)
Il presidente cinese Xi Jinping è in Rwanda per una visita di due giorni, la prima visita di un capo di stato cinese, a cui farà seguito a breve quella quella del primo ministro indiano Narendra Modi. Al suo arrivo a Kigali, Xi Jinping è stato prodigo di riconoscimenti del percorso fatto dal Rwanda sulla via dello sviluppo, sottolineando come "sotto la guida del presidente Kagame, il Rwanda abbia intrapreso un percorso di sviluppo adatto alle sue realtà, raggiungendo una stabilità sociale a lungo termine e una rapida crescita economica, assumendo altresì  una crescente influenza nella regione e oltre".  Durante la visita saranno firmati 15 memorandum di intese bilaterali (MOU) e accordi culturali ed economici; tra i principali  figurano quelli volti a rafforzare la cooperazione negli investimenti nel commercio elettronico, la cooperazione nel trasporto aereo civile, con la compagnia RwandAir che inaugurerà  nei prossimi mesi  la tratta Kigali- Guangzhou , e la cooperazione per lo sviluppo delle risorse umane.In particolare, saranno firmati accordi per operazioni di ricerche  geologiche, per l'espansione dell'ospedale di Masaka, e per l’accensione di prestiti agevolati per costruire la strada Huye-Kibeho e quella di accesso al Bugesera International Airport. Negli ultimi 12 anni, i cinesi hanno avviato più di 21 progetti di investimento per un valore di 420 milioni di dollari USA in settori  quali il turismo, le miniere, l’ospitalità e le costruzioni.

giovedì 19 luglio 2018

Le realistiche riflessioni di un vescovo sul fenomeno migratorio

Riportiamo qui di seguito la lettera che il Vescovo della Diocesi di Ventimiglia-Sanremo, Mons.Antonio Suetta, ha inviato ai Vescovi per fornire alcune realistiche riflessioni, fortemente radicate all'insegnamento della Dottrina sociale della Chiesa, sulla questione immigrazione.
Mons.Antonio Suetta

Carissimi,
leggendo con attenzione la Vostra lettera, ho ritenuto di dover rispondere alle Vostre riflessioni innanzitutto a partire dall’esperienza della Chiesa di Ventimiglia San Remo, da qualche anno fortemente coinvolta dal fenomeno dell’immigrazione, passando da qui una delle principali rotte dei migranti prevalentemente africani e provenienti dal Sud Italia. Spesso purtroppo siamo stati testimoni di drammi consumati alla frontiera italo-francese, dove molti migranti giungono nel desiderio di oltrepassare il confine presidiato dalla gendarmeria, alcuni scappando da situazioni pericolose, altri per ricongiungersi a familiari, altri alla ricerca di un lavoro, altri ancora per trovare fortuna e migliori condizioni di vita. Su questo confine si sono consumate grandi tragedie umane, per la morte violenta di uomini e donne (anche incinte) rimaste vittime di incidenti nel tentativo di oltrepassare lo sbarramento francese, percorrendo di notte i binari della ferrovia, la galleria dell’autostrada o il “sentiero della morte” sui monti. A questo si aggiunga la proliferazione di situazioni di criminalità e di business, ad opera dei cosiddetti “passeurs”.
Questa esperienza, unita all’ascolto dei tanti immigrati che ho potuto incontrare nelle varie strutture che la nostra Chiesa mette a disposizione, con il coinvolgimento di tanti volontari e la generosità di tanti fedeli, mi consente di fare alcune riflessioni in merito alla Vostra lettera.

sabato 14 luglio 2018

"Bisogna scoraggiare gli africani a emigrare, ecco perché..."


Sui problemi sollevati dal fenomeno migratorio riprendiamo dal sito In Terris questa interessante intervista, a cura di Federico Cenci, alla nota africanista prof.sa Anna Bono.

Che i fenomeni migratori di questi anni dall’Africa rappresentino un dramma è ormai comprovato. Masse di persone si avventurano in viaggi disperati, affrontano lunghi e impervi percorsi a piedi, si riversano su barconi alquanto precari e, quando non finiscono negli ostili centri libici o inghiottiti dalle acque del Mediterraneo, giungono a destinazione senza trovare quell’Eldorado che avevano sognato. Ma se queste ondate migratorie svantaggiano i Paesi di emigrazione, quelli di immigrazione e soprattutto i migranti, bisognerebbe forse intervenire per porre un argine. Ma come? In Terris ne ha parlato con la prof.ssa Anna Bono, africanista ed ex ricercatore in Storia delle Istituzioni dell’Africa all’Università di Torino, autrice del saggio Migranti!? Migranti!? Migranti!? (ed. Segno, 2017). 
Secondo lei, per affrontare la questione, è fondamentale anzitutto sgombrare il campo dell’analisi da alcuni falsi miti che aleggiano ancora intorno a questo fenomeno.Prof.ssa Bono, anzitutto chi sono gli immigrati che arrivano in Europa dall’Africa?
“Per lo più, oltre l’80 per cento, sono giovani maschi, di età compresa tra i 18 e i 34 anni, che viaggiano da soli. Le coppie e le famiglie sono una minoranza. Provengono da una serie di Paesi dell’Africa subsahariana, anche se quest’anno c’è stato un picco di emigranti tunisini, con una prevalenza dall’Africa centrale e occidentale, da Paesi come Nigeria, Senegal, Camerun, Costa d’Avorio, Ghana…”.
Mediamente qual è la condizione sociale di queste persone?
“Non è facile dirlo perché ci sono situazioni anche molto diverse tra loro. Va detto, comunque, che esiste sul tema dell’immigrazione un falso mito: la maggioranza non fugge da situazioni di estrema povertà. In genere sono persone provenienti da centri urbani, ed è lì che maturano l’idea di lasciare il Paese. Dunque mi sembra corretto sostenere che il grosso dei migranti appartenga al ceto medio: persone non ricche, ma nemmeno povere, in grado di pagare profumatamente chi organizza i viaggi”.

domenica 8 luglio 2018

Il lato artistico del nostro collaboratore ruandese Bernard

Bernard all'opera
Bernard, il nostro prezioso collaboratore che in Rwanda ci aiuta nel seguire le diverse iniziative associative, ci manda questa foto. Testimonia una faccia poco conosciuta del nostro Bernard: quella dell'artista. Nella foto, Bernard, che in passato è stato  insegnante di disegno e arte, è alle prese con i primi colpi di scalpello per la realizzazione di una scultura della Madonna con Bambino che troverà collocazione nella chiesa di Bugarama, dedicata alla Beata Vergine delle Grazie, come il santuario gemello della Madonna di Grosotto (So). La statua sarà pronta per essere consegnata alla comunità di Bugarama in occasione della prossima missione dell'Ass. Kwizera, come era stato promesso a quella comunità nel febbraio scorso.Attendiamo quindi che Bernard proceda nel suo lavoro, certi che anche questa volta farà un buon lavoro, come dimostrano le diverse opere realizzate in passato nella diocesi di Byumba.