"Ad un mondo migliore si contribuisce soltanto facendo il bene adesso ed in prima persona, con passione e ovunque ce ne sia la possibilità".Benedetto XVI : Deus caritas est

giovedì 8 novembre 2018

Calendario Kwizera 2019

E' uscito il calendario 2019 dell'Associazione Kwizera, dedicato quest'anno all'asilo Carlin che l'associazione ha costruito e gestisce a Kagera, nella campagna ruandese. I primi dieci mesi dell'anno sono illustrati con immagini  che scandiscono i vari momenti della vita dell'asilo, dove quotidianamente più di 100 bambini ricevono l'assistenza della tre maestre alle quali è affidato il servizio. I bambini si trattengono all'asilo fino alle 13, quando tornano a casa per il pranzo, dopo aver ricevuto, a mezza mattinata, una sorta di merenda che può consistere in una tazza di latte, piuttosto che un pane dolce o una banana. Gli ultimi due mesi dell'anno sono stati riservati ad altrettante immagini illustranti l'inaugurazione dell'acquedotto di Rubaya che è stato consegnato alla popolazione locale in occasione della Missione 2018. Ogni mese è scandito da un breve post che ripercorre diversi momenti dell'attività associativa nel corso dell'anno.

sabato 3 novembre 2018

Ruandese della diaspora ottiene in USA il via alla sperimentazione di farmaci antitumorali

Nel libro Aiutiamoli a casa loro Il modello Rwanda, per dimostrare l’importanza del contributo che la diaspora può fornire al Paese, segnalavamo la storia di  Clet Niyikiza, già manager di importanti multinazionali farmaceutiche, e fondatore, presidente e amministratore delegato della LEAF Pharmaceuticals, una società statunitense specializzata nella ricerca e nello sviluppo di farmaci antitumorali, intenzionato a realizzare in Rwanda un hub di biotecnologie a livello continentale. Clet Niyikiza faceva già parte del consiglio consultivo di esperti internazionali che supporta il presidente Kagame. Fin qui quanto riferito nel libro, ma in questi giorni arriva la notizia che  la LEAF ha ricevuto feedback positivi dalla Food and Drug Administration statunitense (FDA) alla sperimentazione clinica umana per quattro dei suoi principali prodotti antitumorali. I quattro farmaci - LEAF-1401, LEAF-1701, LEAF-1702 e LEAF-1703 - sono una nuova generazione di farmaci progettati per trattare diversi tipi di malattie del cancro, tra cui il fegato, i polmoni, il tumore al seno, i tumori gastrointestinali e della testa e del collo dell'utero. Prende così avvio una prima sperimentazione clinica e un possibile percorso di registrazione per questi quattro farmaci. Gli studi clinici potrebbero richiedere da 2 a 5 anni di sperimentazione e investimenti anche superiori a 100 milioni di dollari, a seconda della forza dei risultati clinici, prima che possano essere registrati ufficialmente. Il programma di  sperimentazioni cliniche sarà condotto in diversi ospedali, tra cui il Mass General Hospital di Boston, l'Institut Gustave Roussy in Francia e Karolinska in Svezia. Clet Niyikiza ha detto a The New Times  che  l'infrastruttura di laboratorio e l'esperienza umana presso la struttura LEAF Pharmaceuticals negli Stati Uniti, dove è stata effettuata la prima ricerca su questi farmaci, verrà replicata anche in Rwanda dove la società prevede di iniziare le sue prime attività di ricerca e sviluppo clinico presso l'Ospedale militare del Rwanda a partire dal dicembre 2018. Seguirà una serie di attività mirate alla ricerca di scoperte farmacologiche, pianificate in collaborazione con l'Università del Rwanda per arrivare a dar vita a un laboratorio standard internazionale per le biotecnologie che risponda a tutti i requisiti internazionali, in modo che le scoperte fatte qui possano essere esportate. E' prevista altresì  la costruzione, nella zona economica speciale di Kigali, di  uno stabilimento di produzione all'avanguardia per farmaci appena scoperti. Il grande obiettivo di Niyikiza è quello di portare alla giovane generazione di scienziati ruandesi, attuali e futuri, gli strumenti e l'ambiente di cui hanno bisogno per prosperare nella ricerca di nuovi trattamenti e cure contro le malattie più mortali del mondo.

giovedì 1 novembre 2018

Il Rwanda in partenership con il colosso Alibaba dà vita alla prima eWTP africana

Il presidente Kagame con Jack Ma

Una partnership tra il governo del Rwanda e il gruppo cinese Alibaba, la più grande azienda di commercio online del mondo, ha dato vita alla prima Electronic World Trade Platform (eWTP) africana che dischiuderà alle piccole imprese del continente la possibilità di partecipare al commercio elettronico transfrontaliero. Il Rwanda diventa così il primo paese in Africa a stabilire una partnership eWTP, con l'obiettivo di favorirne la diffusione in tutto il continente.
La partnership comprende tre accordi miranti  a rafforzare la cooperazione a sostegno dello sviluppo economico del Rwanda: promuovendo il commercio transfrontaliero di prodotti ruandesi ai consumatori cinesi, facilitando il turismo in Rwanda e fornendo capacità per potenziare la crescita dell'economia digitale del Rwanda. Dopo la firma degli accordi,  il fondatore di Alibaba, Jack Ma, ha descritto l'evento come una "giornata storica" perché l'iniziativa rivoluzionerà il modo in cui i ruandesi fanno affari, a partire da come vendono il loro caffè o il loro artigianato di prima qualità, a come vendono i loro servizi turistici al mondo, compresa la Cina.Con i tre accordi, Alibaba collaborerà con il Rwanda Development Board (RDB) per aiutare le PMI ruandesi a vendere i loro prodotti, compresi caffè e artigianato, ai consumatori cinesi attraverso i mercati online di Alibaba.Seguendo gli accordi, la piattaforma di servizi di viaggio di Alibaba chiamata Fliggy promuoverà il Rwanda come destinazione turistica attraverso un Rwanda Tourism Store per la prenotazione di voli, hotel ed esperienze di viaggio e un padiglione di destinazione dove i consumatori cinesi possono imparare a visitare il paese, attraverso contenuti video coinvolgenti.La filiale di Alibaba, Ant Financial, condividerà anche le competenze in strumenti finanziari inclusivi, come i pagamenti mobili, per sostenere l'economia digitale ruandese.

venerdì 26 ottobre 2018

Intervista di mons. Servilien Nzakamwita a La Stampa


Riproponiamo ampi stralci dell'intervista rilasciata  a Vatican Insider da monsignor Servilien Nzakamwita,  vescovo di Byumba, tra i padri del Sinodo dei giovani.
 Eccellenza come si vive oggi in Ruanda, venticinque anni dopo il genocidio? 
 «Dopo venticinque anni la pace è ritornata. Attualmente la situazione è tranquilla, direi una calma che ci fa sperare per il bene. Ma abbiamo vissuto dei momenti terribili. Sono passati molti anni da quel tragico 1994 ma negli occhi di tutti i ruandesi c’è ancora l’immagine della morte e del dolore che ha colpito il nostro popolo. È stato un lungo e difficile cammino di riconciliazione ma siamo contenti che questo sia avvenuto. Abbiamo lavorato, come Chiesa locale, ad un processo di riconciliazione necessario e fondamentale per ritornare a vivere insieme».
  Come è avvenuto questo processo di riconciliazione?
 «Nel 1994 il Ruanda sprofondò nel baratro con il massacro dei Tutsi ad opera della maggioranza Hutu. In soli cento giorni furono uccise a colpi di machete almeno 800mila persone. Il tessuto sociale era completamente lacerato. L’obiettivo prioritario era di pacificare la popolazione e invitare i cristiani a rivolgersi a Dio con un atteggiamento di conversione e riconciliazione. La guerra aveva distrutto tutto: abitazioni, strutture religiose, scuole, ospedali e centri sanitari… Inoltre, la diocesi aveva perduto quasi tutti i suoi preti, ne rimanevano soltanto tre. Ho chiesto aiuto alle diocesi dei paesi vicini per poter riaprire le parrocchie. A distanza di 20 anni dal genocidio i danni sono ancora evidenti. Ci sono più donne che uomini, donne che hanno visto morire sotto i loro occhi figli, mariti, padri, stuprate da uomini affetti da Aids. Molte sono impazzite e i figli nati da queste unioni sono oggi sbandati e ragazzi di strada. Il tessuto sociale è molto complicato. Ora, grazie anche al sostegno di molte persone e amici, stiamo tornando ad una normalità che allora sembrava impossibile. Vorrei ricordare gli amici torinesi Franco e Annalisa Schiffo che da vent’anni mi stanno aiutando nell’accompagnare le famiglie della mia diocesi in un percorso di riconciliazione».
  Qual è stato il ruolo della Chiesa in questo lungo e difficile cammino?
 «Abbiamo pregato perché il Signore ci sostenesse. Il processo di riconciliazione non è solo umano ma anche divino. Solo con il sostegno di Dio, ricercato ed evocato in questo tempo di ricostruzione, abbiamo avuto la forza per impegnarci a dare un volto umano alla convivenza tra etnie, popoli, tribù e famiglie. Dopo venticinque anni il Paese ha riscoperto la pace, le persone hanno ripreso le loro attività, molte si sono riconciliate. La comunità cristiana è impegnata a consolidare il clima di pace e fraternità. Soprattutto con i giovani abbiamo fatto un cammino duraturo e profondo: forum, seminari, settimane di incontri con le differenti etnie, davvero un momento di grazia dopo un tempo di morte e dolori indicibili».
 Lei è al Sinodo dei giovani, cosa si aspetta da questa assemblea e quale potrà essere, secondo lei, l’apporto delle nuove generazioni al mondo?
 «Siamo circa 300 vescovi che discutono, con laici, presbiteri e religiosi giovani e adulti, della pastorale, l’educazione, la fede e la vita dei giovani. Un momento bello di incontro e riflessione. Universale ed ecumenico, uno scambio davvero aperto anche su tematiche complesse. Il tema di fondo è come la chiesa riuscirà a rispondere alla vocazione dei giovani, vita famigliare o sacerdotale. alle speranze di una vita da costruire nella costruzione di relazioni autentiche in un clima di pace e dialogo. Non è facile perché linguaggi e pensieri sono spesso diversi da noi adulti, vescovi, preti, educatori e genitori e facciamo a fatica a comprendere le domande, i sogni e le speranze dei giovani. Sono però fiducioso c’è vitalità, un amore per Cristo e la Chiesa, un sostegno a Papa Francesco davvero autentico e ho visto una volontà di impegno nel camminare sulle strade del mondo. Il cammino per i cristiani è fondamentale e per noi africani una necessità che deve diventare stile di vita».

mercoledì 17 ottobre 2018

In Rwanda la magistratura si apre ai reclami dei cittadini


Certo sarà sorprendente per noi italiani, abituati a una magistratura straripante e intoccabile che è riuscita a imporre che le sentenze non si possano neppure commentare,  sapere che nell’Africa profonda invece i  ruandesi avranno la possibilità di esprimere la loro insoddisfazione per i servizi forniti dalle corti e dai tribunali dopo che la magistratura ha lanciato un sistema di reclamo basato su Internet e servizi di messaggistica breve (SMS). Il sistema online è stato lanciato martedì dalla Corte suprema in collaborazione con Transparency International Rwanda. Secondo gli ideatori del servizio, i cittadini che si recano in tribunale per chiedere giustizia e sono insoddisfatti a volte non hanno un posto dove indirizzare le loro denunce. Con il nuovo portale online, i reclami potranno essere presentati e accessibili da tutte le parti coinvolte, come tribunali, procura nazionale, l'ufficio del difensore civico e l'associazione degli avvocati del Rwanda e dovranno trovare soluzioni congiunte. Secondo il giudice prof. Sam Rugege, come riportato da The New Times, il sistema intende coinvolgere il pubblico e le parti interessate nel settore giudiziario al fine di migliorare l'accesso alla giustizia, alla responsabilità e alla soddisfazione degli utenti giudiziari.Lo stesso giudice ha detto che “l'applicazione consente alle parti in causa di presentare i propri reclami online e ricevere un feedback tempestivo, consente agli avvocati e ai pubblici ministeri di attirare l'attenzione su alcune questioni che potrebbero essere incoerenti con il giusto processo nella gestione dei loro fascicoli o in casi di giudizi problematici".Il sistema ha anche un box di suggerimenti online dove le persone possono trasmettere le loro opinioni e suggerimenti sul funzionamento di un tribunale, mentre offre anche la possibilità per i contendenti di presentare reclami per una considerazione speciale per la revisione dei loro casi.La nuova tecnologia permetterà a un cittadino di fornire informazioni su come è stato trattato in tribunale, se ha dovuto subire un'ingiustizia, un servizio scadente o qualsiasi tentativo di corruzione. 
Come diceva Plinio il Vecchio « Dall'Africa c'è sempre qualcosa di nuovo ».

giovedì 11 ottobre 2018

Aumenta l'uso di internet in Rwanda: quasi la metà delle popolazione in linea

La fibra ottica al villaggio di Nyagahanga
Il numero di persone che usano Internet in Rwanda è aumentato da 4.375.016 di giugno 2017 a 5.475.448 di giugno di quest'anno, secondo i dati diffusi dall'Agenzia di regolamentazione del Rwanda (RURA), grazie all'aumento della copertura Internet e alla flessibilità dei prezzi dei pacchetti Internet offerti dalle compagnie operanti sul territorio.
 Il tasso di penetrazione di internet alla fine di giugno 2018 era del 46,4% in presenza di una copertura internet nazionale che si attesta al 96,6%.Il rapporto della RURA indica che l'aumento del tasso di abbonamento a internet è in parte dovuto all'aumento dell'uso e dell'adozione di servizi online, alla modernizzazione della rete mobile MTN 3G e all'impiego di fibra ottica nelle abitazioni da parte di Liquid Telecom. 
Nel frattempo, la telefonia mobile ha evidenziato un aumento degli abbonati  da 8.819.217 a 9.226.721, su una popolazione di circa 12 milioni di abitanti, il che riflette un aumento, durante il periodo in esame,  del 4,6 per cento.La penetrazione della telefonia mobile si attesta ora al 78,1%, contro il 76,5%.

lunedì 1 ottobre 2018

L'Africa non può più rimanere indifferente ai suoi migranti

Questo e' il grido d'allarme lanciato da Elhadj As Sy, Segretario generale della Federazione internazionale della Croce rossa e Mezzaluna rossa, sulle pagine dell'ultimo numero di Jeune Afrique a proposito del fenomeno migratorio.
Ogni settimana ricevo messaggi disperati dal mio continente, dove le famiglie e gli amici sono senza notizie dei loro cari partiti per l'Europa. "Signore, tu sei la mia ultima spiaggia. Aiutateci a trovare mio fratello ! Sua moglie non sa se deve continuare ad aspettare o iniziare il processo di elaborazione del lutto", dice un messaggio su WhatsApp sul mio telefono. "Zio, ti prego, non lasciarmi qui ! Prendimi con te! "Ha supplicato un giovane in wolof, quando è sbarcato dall'Aquarius a Valencia lo scorso giugno. "Durante la nostra odissea, 75 amici sono morti, e abbiamo dovuto gettare i loro corpi in mare. Come potrei guardare i loro genitori in faccia? Come potrei essere contento di essere sopravvissuto ? " disse un altro Senegalese, un mese più tardi, a Dakar, in un lungo monologo intervallato da singhiozzi.Perché scrivermi ed implorarmi per mesi? Forse perché io sono africano e assomiglio a loro padre o loro zio. Certamente, perché pensano che io possa aiutarli e che hanno troppo pochi altri a cui far ricorso. Più spesso, ahimè, non posso fare granché.L'Organizzazione internazionale per le migrazioni stimava, il 23 settembre, che oltre 1.730 migranti hanno perso la vita nel Mediterraneo dall'inizio dell'anno. Erano 2.673 l'anno scorso. La stragrande maggioranza di queste persone, i nostri fratelli, le nostre sorelle, i nostri figli, le nostre figlie provengono dall'Africa, e per la maggior parte dalla mia regione d'origine, l'Africa occidentale.Noi vediamo queste cifre in pubblicazioni su carta lucida di organizzazioni umanitarie. A volte, quando i numeri saltano improvvisamente, vediamo sui giornali le immagini di morti senza nome. Ma non si vedono mai bandiere a mezza asta nei paesi di origine dei morti. Non sentiamo che raramente il pianto delle madri e dei padri, e nemmeno, per ragioni che mi sfuggono completamente, parole di indignazione, condanna e vergogna da parte dei leaders dei nostri paesi.Noi Africani non possiamo aspettarci  che il resto del mondo conosca  queste tragedie, si preoccupi e reagisca, se non lo facciamo noi per primi. Per noi è il momento di riflettere molto seriamente su un paio di punti.
Perché, soprattutto in luoghi dove non ci sono conflitti o gravi violenze, molti giovani ritengono che il loro futuro non possa essere che altrove? 
Perché, quando si trovano di fronte a eventi terribili, durante il loro viaggio, quelli che cambiano idea e vogliono tornare a casa, non vengono aiutati a farlo con dignità ?
 E perché casa loro non è più  un luogo di accoglienza ? 
I nostri governi dovrebbero fare tutto quanto in loro potere per garantire che i nostri cittadini abbiano accesso a informazioni affidabili, in modo che la decisione di migrare sia presa con piena cognizione di causa. 
Oggi, sono i trafficanti di esseri umani in Africa dell'ovest e del Nord Africa, che diffondono menzogne, suscitano false speranze e approfittano delle miserie altrui.
I nostri governi dovrebbero assicurare ai migranti migliori servizi consolari nei paesi di transito e di destinazione,  fornire informazioni sui canali legali e  offrire a chi lo desidera assistenza al rimpatrio. I nostri governi dovrebbero riportare le spoglie di coloro che periscono. Dovrebbero riconoscere – non disconoscere –  i loro cittadini. Sono tutte piccole richieste a fronte di impensabili sofferenze. Ma queste sono misure che dimostrano che i nostri Paesi non sono indifferenti per il terribile destino dei nostri concittadini. Gli africani non possono lasciare questo problema agli altri. Certo, il mondo adotterà un patto globale per la migrazione sicura, ordinata e regolare, a Marrakech, nel mese di dicembre. Ma il fatto è che una grande parte del problema è in Africa e dovrà essere regolata in Africa. Molti dei nostri problemi e le soluzioni si trovano a casa nostra. Mettiamo fine all'indifferenza e proteggiamo l'umanità.

giovedì 27 settembre 2018

La nostra fuga dal Rwanda inseguiti dagli zombie


Rwanda, maggio 1994. Fausto Biloslavo e Gian Micalessin sono tra i pochissimi giornalisti occidentali a raccontare gli  ultimi giorni della guerra civile ruandese.A Kigali sono i testimoni di una storia che dieci anni dopo Hollywood trasformerà un film di successo. Una storia raccontata in Guerra, guerra, guerra (ed. Mondadori , il nuovo libro dei due reporter del Giornale.

La nostra fuga dal Rwanda inseguiti dagli zombie
Tra le mura e i giardini di un palazzone di cinque piani all'inizio del viale della Repubblica si nasconde un altro girone della disperazione. La scritta «Hotel des Milles Collines» all'entrata è sopravvissuta ai combattimenti. Più difficile è dire se riusciranno a sopravvivere ai machete i cinquecento rifugiati tutsi che hanno trovato rifugio nell'albergo un mese fa. Fino a oggi sono incredibilmente sfuggiti alle stragi. Sono giovani, donne, vecchi e bambini. S'aggirano muti e atterriti tra vetrate infrante e miasmi di escrementi ammassati tra camere atri, corridoi e sottoscala. Sono agnelli nella tana del lupo, ma devono la loro salvezza a Mbaye Diagne, un coraggioso e sempre sorridente capitano senegalese dei Caschi blu rimasto qui a difenderli con un pugno di uomini. Fin dai primi giorni dei massacri ha trasformato quest'hotel in un'oasi inviolabile bloccando ogni tentativo d'incursione dei massacratori. E nonostante le regole Onu impediscano di salvare i civili, lui non si tira mai indietro. Ogni qualvolta sa di un bambino o di una famiglia tutsi isolata, esce da solo con il suo fuoristrada per salvarli. Ora però è stanco, disilluso, preoccupato per il corso degli eventi. «Siamo sempre stati alla loro mercé, ma ora è peggio perché non hanno più nulla da perdere», sospira indicando i miliziani governativi davanti all'albergo. «Se vogliono entrare e farli fuori possono farlo quando vogliono. Siamo nel loro settore, e io e i miei uomini non siamo certo in grado d'impedirlo». Ma il primo a morire sarà proprio Mbaye. Due giorni dopo, mentre guida da solo come sempre per le strade di Kigali, un colpo di mortaio esplode dietro il suo fuoristrada ferendolo alla nuca e uccidendolo sul colpo.L'epicentro della disperazione è sulla cima della collinetta alla fine del viale della Rivoluzione. Qui sorgono i resti del Centro ospedaliero di Kigali, un ammasso di rovine tra cui vegetano malati e feriti e si decompongono i cadaveri. Dal 7 aprile è il palcoscenico di reciproci massacri. Incominciano gli hutu penetrando nelle corsie, prelevando i pazienti tutsi e massacrandoli nel piazzale antistante. Continuano i ribelli che, con la scusa di martellare una caserma adiacente, innaffiano di bombe l'edificio. Una settimana fa, in una notte di bombardamenti, sono morti sessanta pazienti. All'indomani i seicento militari feriti ancora in corsia sono stati evacuati a Gitarama mentre duecento pazienti si sono ritrovati abbandonati al loro destino. I "dimenticati", in gran parte civili dalle ferite sanguinanti e imputridite, sono riuniti in quello che un tempo era un giardino e ora è una via di mezzo tra un lazzaretto e un obitorio. Quando entriamo ci scambiano per medici della Croce Rossa internazionale ci chiedono disperati dove siano le ambulanze arrivate per portarli via. Io e Fausto ci guardiamo e non proferiamo parola. La scena è straziante. I feriti sono ammassati in lunghe file all'ombra degli alberi. Un giovane con una benda insanguinata sull'occhio vaga senza meta. Un anziano con la gamba amputata fissa il vuoto da una sedia a rotelle. Decine di altri feriti agonizzano sulle lettighe o accasciati sulla nuda terra in un concerto di gemiti e lamenti. Trincerato in una stanzetta devastata dell'ospedale, il direttore dell'ospedale Gabo Kanonanga riempie con i tre medici rimastigli i registri dei decessi. «La sala operatoria è inutilizzabile, una granata ha forato la parete mentre stavamo operando», racconta accompagnandoci tra le corsie invase da calcinacci e vetri infranti dove l'odore della morte sovrasta quello dei medicinali. «Non ho più né medicine né acqua né sale operatorie... posso soltanto annotare i decessi. Quando avrò finito deciderò se fuggire o restare qui a morire». Mentre il medico parla, una fila di zombi con stampelle e ferite aperte si avvicina, indica la nostra jeep parcheggiata poco distante. Io e Fausto capiamo. Quella macchina è la loro ultima speranza, per averla sarebbero pronti a tutto. Ci guardiamo stringiamo la mano a Gabo Kanonanga, corriamo verso il nostro fuoristrada e partiamo a tutta birra. Il corteo di zombie affacciato all'ingresso ci insulta e ci maledice.

mercoledì 26 settembre 2018

Lavori agricoli presso la comunità batwa di Kibali

Giornata di semina delle patate nella comunità batwa di Kibali. Dopo che il precedente raccolto era andato praticamente perso causa il maltempo, la nuova stagione di semina ha necessitato del sostegno dell'Ass. Kwizera che ha dovuto finanziare l'acquisto dei concimi e delle patate da semina. I lavori sono stati coordinati dalla sezione locale della Croce Rossa che ha coordinato gli aderenti alla cooperativa attiva presso la comunità.

sabato 15 settembre 2018

Kagame concede la grazia a Victoire Ingabire e Kizito Mihigo

Il cantante Kizito all'uscita dal carcere
Il presidente Paul Kagame ha concesso ieri, esercitando le proprie prerogative presidenziali, un'amnistia che ha comportato il rilascio anticipato a oltre 2.000 detenuti condannati per vari crimini.Tra i beneficiari ci sono anche il  musicista Kizito Mihigo ( la sua storia qui), che doveva scontare  una pena di 10 anni per l'accusa di cospirazione, e Victoire Ingabire ( la sua storia qui), che è in detenzione dal 2010 quando era rientrata in Rwanda per candidarsi alle elezioni presidenziali.
Plaudiamo al gesto presidenziale, un importante passo sulla strada di una completa riconciliazione, ricordando quanto auspicato nelle conclusioni del recente libro Aiutiamoli a casa loro Il modello Rwanda qui riportato.
L’ora dell’autocrate ragionevole
La signora Ingabire all'uscita dal carcere
 Un autocrate ragionevole e, per molti, illuminato quale può essere appunto definito Paul Kagame, forte della grande investitura e dell’oggettivo appoggio della stragrande maggioranza dei ruandesi, dovrebbe essere capace, in presenza di un potere ormai consolidato, anche di quei gesti di “benevolenza” che ne affinino l’immagine, soprattutto a livello internazionale, senza che possa essere messa a rischio la sicurezza interna in cui si trova a vivere il Paese. Un politico attento come il presidente ruandese dovrebbe essere capace di alcuni segnali di apertura, che lungi dall'apparire gesti di debolezza ne confermerebbero al contrario l'autorevolezza. Un passo in questa direzione potrebbe tradursi in un gesto di clemenza verso Victoria Ingabire, piuttosto che del famoso cantante Kizito Mihigo condannato a 10 anni di carcere essendo stato riconosciuto colpevole di "complotto contro il governo”. Un allentamento dei forti vincoli imposti ai media e alle voci della società civile e un’interruzione di certe pratiche, che portano alla scomparsa di oppositori più o meno famosi, non inficerebbero né la credibilità, né l’autorevolezza di un leader riconosciuto e consolidato. 

giovedì 13 settembre 2018

Aumentano gli impegni di investimenti esteri in Rwanda

Da  un rapporto del Rwanda Development Board (RDB) emerge  come lo scorso anno il totale degli investimenti realizzati nel Paese – inclusi quelli domestici – sia stato pari a 1,67 miliardi di dollari.Secondo i dati messi a disposizione dalla RDB, il flusso di investimenti esteri in Rwanda è cresciuto nel 2017 di oltre il 50% rispetto all’anno precedente, raggiungendo 1,157 miliardi di dollari.Il flusso di investimenti diretti esteri (FDI/IDE) ha superato, per la prima nel 2017, il miliardo di dollari, un livello superiore a quello di cui sono destinatari i ben più grandi  Kenya e Uganda. La provenienza degli investimenti esteri è illustrata nelle seguente tabella, dalla quale si ricava come l'apporto più significativo provenga dal Portogallo che ha finanziato i lavori di costruzione del nuovo aeroporto di Bugesera da parte della società portoghese Monta-Engil. Il progetto prevede il finanziamento, la costruzione, l'esercizio e la manutenzione dell'aeroporto per un periodo di 25 anni, con un'opzione di estensione di 15 anni.Altri settori destinatari degli investimenti esteri riguardano il comparto minerario, minerario (16%) ed energia (12,2%).
 I dati forniti dal RDB necessitano però di una spiegazione, alla luce dei dati diversi forniti dalla Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo (UNCTAD), che pubblica il World Investment Report, che  indica che gli afflussi di investimenti esteri diretti (IED) ammontavano a 366 milioni di dollari nel 2017 - un importo di circa 4,6 volte inferiore a quello fornito da RDB - contro 672 milioni in Kenya e 700 milioni in Uganda.Questa discrepanza è spiegata dal diverso approccio adottato dalle due istituzioni. Se i dati RDB contano gli impegni di investimento, quelli dell'organizzazione internazionale integrano solo i flussi di FDI effettivi. Potrebbe quindi esserci un ritardo, più o meno uno, prima che le somme sollevate dal RDB compaiano sulla scheda Unctad. Come sostenuto dall'OCSE, i FDI sono investimenti "motivati ​​dalla volontà di un'impresa residente in un'economia [...] di acquisire un interesse duraturo in un'impresa [...] residente di un'altra economia". Vi è un interesse duraturo, e quindi un investimento diretto, quando una società detiene almeno il 10% del capitale o dei diritti di voto di una società residente in un paese diverso dal proprio. Secondo il Fondo Monetario, "nostante gli sforzi del governo per attirare gli IDE, questi rimangono al di sotto del 3 per cento del PIL", pur in presenza dei continui miglioramenti del Rwanda nella classifica Doing Business, dove è salito dal 56 ° posto nel 2016 al 41 ° posto nel 2017.

giovedì 6 settembre 2018

Rwanda: per la prima volta l'opposizione entra in parlamento


In attesa di conoscere i risultati definitivi delle recenti elezioni per il rinnovo della Camera, che saranno resi noti solo nei prossimi giorni, va registrato il fatto nuovo: per la prima volta nella storia del Rwanda post 1994, due partiti che non fanno parte della coalizione al potere capeggiata dal FPR, il partito del presidente Kagame, hanno portato propri rappresentanti in parlamento. Il Green Party-Partito verde democratico del Rwanda e il Parti Social- PS-Imberakuri, due partiti che sono stati riconosciuti nel 2010, come prevede la legge, sono riusciti a superare la soglia di sbarramento del 5% e hanno eletto due deputati ciascuno nella Camera bassa del Parlamento. I due nuovi parlamentari del Green Party sarebbero Frank Habineza che è anche il presidente del partito e Jean Claude Ntezimana il segretario generale del partito. Per il PS-Imberakuri, dovrebbero risultare eletti: Christine Mukabunani 46, la presidentessa del partito e Jean Claude Ntezirembo.Parlando con The New Times, i leader di entrambe le parti hanno espresso entusiasmo affermando che, mentre si aspettavano di più, almeno sono riusciti a ottenere il 5% richiesto per ottenere seggi in parlamento. Il leader del Green Party,  Frank Habineza, che l'anno scorso aveva corso per la presidenza, ottenendo però un insignificante  0,5 per cento dei voti contro il presidente Paul Kagame ha sottolineato come "si sia in presenza di un passo verso la democrazia" , promettendo altresì che "alzeremo la voce come partito verso la continua democratizzazione del nostro Paese ".

martedì 4 settembre 2018

Avviati a Nyinawimana i lavori del nuovo monastero delle clarisse

La prima pietra

A distanza di circa un anno da quando per la prima volta si parlò di realizzare un nuovo monastero delle clarisse di Kamonyi sulla collina di Nyinawimana nelle diocesi di Byumba, il progetto, a suo tempo promosso con il titolo “Non di solo pane vive l’uomo”, sta prendendo corpo (vedi post precedenti cliccando qui). La prima pietra è stata posata e benedetta il 18 marzo scorso dal vescovo di Byumba, mons Servillien Nakazamita;  ora da poche settimane sono iniziati i lavori veri e propri che, come si vede dalla galleria fotografica, procedono speditamente.Il desiderio della comunità delle clarisse di Kamonyi, guidata da Madre M. Letizia Mukampabuka, subentrata dal 2015 alla fondatrice, l'italiana  suor Chiara Giuseppina Garbugli,  di realizzare un nuovo monastero  in aggiunta al vecchio monastero ormai non   più in grado di accogliere le giovani rwandesi che sempre più numerose chiedono di poter abbracciare la vita monastica, comincia così a trovare realizzazione. Sui terreni messi a disposizione dalla diocesi sulla collina di Nyinawimana, dove fino al 1994 era attiva una comunità di frati francescani, sorgerà inizialmente una struttura atta ad accogliere le prime  monache, una decina, che saranno chiamate, nel tempo, a dare vita a una  nuova comunità.Questa prima struttura, il cui costo è stato preventivato attorno ai 150 milioni di Frw, circa 150.000 euro, in futuro potrà diventare una sorta di foresteria per persone desiderose di momenti di raccoglimento e di preghiera.A sostegno dell’iniziativa, l’Ass.  Kwizera si era mossa per promuovere una raccolta fondi, nella convinzione che anche la missione contemplativa e di preghiera delle clarisse meritasse un convinto sostegno, al pari delle tante opere fin qui portate a termine in loco. A tal fine, l'Ass. Kwizera ha destinato al progetto una somma pari al 5% dei fondi destinati al Rwanda, nella  speranza che l’esempio  potesse essere seguito anche dalla tante associazioni italiane e straniere attive nella diocesi, in modo che il piccolo contributo di ognuno potesse consentire  una grande realizzazione. Perchè, come autorevolmente auspicato da un grande figlio dell'Africa, il card. Robert Sarah, "quasi tutte le organizzazioni caritative in Africa sono impegnate unilateralmente ed esclusivamente nella risoluzione delle situazioni di povertà materiale, ma l’uomo non vive di solo pane" bisogna quindi "incoraggiare a continuare a costruire chiese e seminari e a fornire aiuti per la formazione di sacerdoti, religiosi, religiose e  seminaristi”. 

lunedì 3 settembre 2018

Election day in Rwanda

Circa 7,1 milioni di ruandesi si recheranno oggi alle urne per rinnovare la Camera bassa composta di 80 eletti, di cui 27 espressione di gruppi di interesse speciale [Donne (24), Giovani (2) e Persone con disabilità (1)].Si contenderanno i seggi una coalizione di sette partiti guidati dal partito al potere dal 1994, il Fronte Patriottico del Rwanda, e i altri quattro partiti politici, vale a dire il Partito socialdemocratico (PSD), il Partito liberale (PL), il Partito verde democratico del Rwanda (DGPR) e il Partito sociale (PS) -Imberakuri, oltre a  quattro candidati indipendenti.Il sistema elettorale è proporzionale con soglia di sbarramento al 5%.La tornata odierna è stata preceduta ieri dalle votazioni dei ruandesi della dispora, che hanno votato in 115 seggi presso le varie rappresentanze ruandesi all'estero. Lo stesso  presidente Paul Kagame e la First Lady Jeannette Kagame, in Cina per la partecipazione al Forum sulla cooperazione Cina-Africa (FOCAC), hanno votato presso  l'ambasciata del Rwanda a Pechino.Le votazioni odierne hanno avuto un anticipo  ieri quando le persone portatrici di handicap hanno eletto come proprio rappresentante, Eugene Mussolini. Un cognome, ingombrante o impegnativo a seconda dei punti di vista, di cui francamente non sappiamo  come possa essere stato attribuito  49 anni fa a un bambino ruandese. Domani andranno a votare le donne e i giovani per eleggere i rappresentanti di loro pertinenza. Le operazioni di voto vedranno impegnati circa 75.000 volontari distribuiti sui quasi ventimila seggi elettorali in tutto il paese. Una commissione dell'Unione Africana vigilerà sulle operazioni di voto che comporteranno un costo di circa 5 milioni di euro.

giovedì 30 agosto 2018

Le sfide che attendono Kagame

Riportiamo qui di seguito il capitolo conclusivo del libro Aiutiamoli a casa loro Il modello Rwanda.

Le sfide che attendono Kagame
Kagame: leader visionario o dittatore?
Autocrate visionario per gli uni, dittatore sanguinario per gli altri, uno dei 100 uomini più influenti dell’anno 2009 per la rivista Time, artefice, secondo l’ex premier britannico, Tony Blair, grazie alla sua “leadership visionaria”, d’aver reso il Rwanda “stabile, prospero, i cui parametri di scolarità e sanità stanno rapidamente migliorando, e l'economia sta conoscendo un vero boom”. All’opposto il Nobel per l’economia 2015, Angus Deaton, ne ha parlato, cinicamente, in questi termini: “Nel Rwanda di oggi, il presidente Paul Kagame ha scoperto come usare il calcolo utilitaristico di Singer contro la sua stessa gente. Fornendo assistenza sanitaria alle madri e ai bambini ruandesi, è diventato uno dei beniamini dell'industria e un perfetto candidato alla fruizione di aiuti umanitari. Essenzialmente, sta “allevando” i bambini ruandesi, permettendo a un maggior numero di loro di vivere in cambio del sostegno alla sua regola antidemocratica e oppressiva. I grandi flussi di aiuti in Africa a volte aiutano i beneficiari previsti, ma aiutano anche a creare dittatori e forniscono loro i mezzi per isolarsi dai bisogni e dai desideri della loro gente” (1).  Ma chi è veramente Paul Kagame? ’ Ne ha fatto un ritratto, con l’abilità dei grandi giornalisti, Jeffey Gettleman in un articolo (2) comparso il 4 settembre 2013 su The New York Times sotto il titolo “L'uomo forte preferito dall'élite globale”, frutto di un incontro di 4 ore nella residenza presidenziale e dei necessari approfondimenti. Paul Kagame viene così descritto.” Spartano, stoico, analitico e austero, passa regolarmente fino alle 2 o 3 ore del mattino a sfogliare i numeri arretrati di The Economist o a studiare i progressi dei villaggi di terra rossa del suo Paese, alla continua ricerca di modi migliori e più efficienti per allungare il miliardo dollari che il suo governo riceve ogni anno dalle nazioni donatrici che lo ritengono un brillante esempio di ciò che il denaro degli aiuti può fare in Africa…. Si è guadagnato la pessima reputazione di uomo spietato e brutale e, mentre i riconoscimenti si sono accumulati, ha letteralmente fatto collassare il suo popolo e ha segretamente sostenuto gruppi di ribelli assassini nel vicino Congo. Almeno, questo è ciò che un numero crescente di critici dice, inclusi funzionari di alto rango delle Nazioni unite e diplomatici.” I critici di Kagame dicono anche che ha eliminato molti dei media indipendenti del Rwanda e imprigionato e perseguito diversi suoi oppositori, in particolare compagni d’arme della prima ora come Kayumba Nyamwasa, ex capo di stato maggiore dell’esercito fuggito in Sud Africa, dove è stato oggetto di un attentato da cui è riuscito a salvarsi nonostante le ferite riportate. "Kagame è diventato stupidamente arrogante", ha detto Nyamwasa a Jeffey Gettleman, elencando “quelli che considerava i più grandi errori di Kagame, incluso l'ingerenza in Congo e l’epurazione di chiunque fosse in disaccordo con lui” sottolineando altresì di non lasciarsi ingannare dall'aria cerebrale di Kagame, che, in realtà, è piuttosto violento, tanto che “le sue truppe avevano paura di lui e in realtà lo odiavano". Un giudizio nel suo complesso, nelle luci e nelle ombre, certificato dallo stesso Kagame che al termine dell’intervista si è accomiatato sussurrando all’intervistatore: "Dio mi ha creato in un modo molto strano”. Qualche anno dopo, in un’intervista al settimanale Jeune Afrique del maggio 2017, Kagame fa di sé questo autoritratto "sono idealista; voglio il meglio, anche se il meglio non è necessariamente realizzabile. Ma, allo stesso tempo, sono realista e pragmatico. Sono consapevole dei miei limiti... so quello che posso e non posso fare, pur perseguendo l'impossibile. Questo è il mio modo di essere e quello dei ruandesi".

martedì 21 agosto 2018

Italia e Rwanda firmano accordo sul trasporto aereo

Il Ministro Claver Gatete e l'Ambasciatore Domenico Fornara
(foto RNA)
E’ stato firmato ieri a Kigali,  un accordo bilaterale tra Rwanda e Italia per il servizio aereo allo scopo di migliorare le operazioni di volo commerciale tra i due paesi. L’accordo, sottoscrittod al Ministro delle Infrastrutture, Claver Gatete, e dall’Ambasciatore della Repubblica Italiana in Uganda e Rwanda, Domenico Fornara,  prevede che entrambe le parti possano sorvolare i rispettivi territori senza atterrare, nonché di effettuare soste per scopi non di traffico. L'accordo conferisce inoltre i diritti per le compagnie aeree di entrambi i paesi di aprire voli per il trasporto dei passeggeri e delle merci. Non si conoscono ancora le intenzioni di Rwandair, la compagnia aerea di bandiera del Rwanda, circa i collegamenti che andrà ad instaurare con l’Italia e neppure l’eventuale aeroporto d’appoggio.
Riproponiamo, tratto dal libro Aiutiamoli a casa loro Il modello Rwanda, un breve profilo della compagnia Rwandair.
In ambito di collegamenti aerei, va ricordato che il Rwanda ha una propria compagnia aerea, la Rwandair, che nel corso del 2017 è sbarcata anche in Europa, in affiancamento alle tratte già in essere. Dall’ottobre 2017 Rwandair opera con tre voli settimanali - martedì, giovedì e venerdì - su Bruxelles. La nuova tratta va a integrarsi con quella con Londra, attivata nei mesi precedenti, ma che aveva subito uno stop a seguito di problemi di visti di transito per i cittadini non appartenenti all’area Schengen. Nuovi accordi con gli aeroporti coinvolti hanno consentito di dare avvio alla nuova tratta Kigali-Bruxelles. I passeggeri con destinazione finale Londra passeranno ora via l'aeroporto di Zaventem a Bruxelles e non avranno bisogno di un visto di transito Schengen, in quanto saranno tenuti a rimanere a bordo dell'aereo. La rotta Kigali-Bruxelles-Gatwick sarà coperta da Airbus A330 di Rwandair, configurati in una cabina di classe tripla e connettività in volo. Nel frattempo, Rwandair ha in programma di lanciare voli per New York e nuove destinazioni asiatiche, a cominciare dalla Cina con cui è previsto il collegamento, a metà 2018, con Guangzhou. Sul continente africano, il vettore nazionale intende avviare nuove rotte per Conakry in Guinea, Bamako in Mali, Lilongwe in Malawi e Durban in Sudafrica che andranno ad affiancarsi alle 24 destinazioni attualmente attive, tra cui Nairobi, Entebbe, Mombasa, Bujumbura, Mumbai, Harare, Lusaka, Juba, Douala, Dar es Salaam, Kilimanjaro, Cotonou, Johannesburg, Dubai, Lagos, Libreville e Brazzaville. Recentemente, la compagnia aerea ha acquisito i suoi primi aerei A330, A330-200 e A330-300 Airbus per aumentare la propria flotta e capacità. La compagnia aerea, certificata IATA Operational Safety Audit, ha trasportato oltre 650.000 passeggeri nel 2016, con previsioni di arrivare a tre milioni nei prossimi cinque anni.

domenica 19 agosto 2018

Il ruolo di Kofi Annan nella tragedia del Rwanda

In occasione della scomparsa dell'ex segretario dell'ONU, Kofi Annan, riprendiamo questo nostro post dell'ottobre 2012, in cui vengono evidenziate le gravi responsabilita' dello stesso Annan nella tragedia del Rwanda.

L'ex segretario generale dell'ONU, Kofi Annan, intervistato nell'ambito del  programma Outlook della BBC,   ha ammesso  che uno dei suoi più grandi rimpianti è stato il fatto di non essere  stato in grado di impedire l'eccidio del  1994 in Rwanda.
Kofi Annan, che al tempo  era  capo del Dipartimento delle Nazioni Unite per il mantenimento della  pace, ha spiegato perché è stato difficile fermare le uccisioni. L'ex Segretario Generale dell'ONU ha dichiarato: "Sapevamo che non sarebbe stato possibile ottenere il mandato per  un'azione più decisa in Rwanda, che avrebbe implicato risorse aggiuntive in uomini e donne " oltretutto il dipartimento poteva contare solo su 600 militari. Annan ha descritto la situazione come "molto frustrante, abbiamo ritirato alcuni di coloro che erano sul posto, perché i governi non volevano correre rischi ". "Ed è frustrante perchè come responsabile del mantenimento della pace o anche in qualità di Segretario Generale, sei forte come lo sarebbe uno stato membro. Se non mi danno le truppe e le risorse, non c'è molto che si può fare ", ha detto Annan, aggiungendo amareggiato che  " se nemmeno il genocidio ci ha fatto smuovere, allora cosa diavolo potrebbe indurci ad intervenire?!" esprimendo tutto il disgusto per il basso livello di impegno dimostrato dagli stati membri riguardo alla situazione Rwandese, che si è 8 negli ormai tristemente famosi omicidi di massa.
 In realtà, Kofi Annan, avvertito per tempo  dell'imminenza degli stermini dal suo generale comandante del contitngente ONU in Rwanda, Romeo Dallaire, s'assunse la grave responsabilità di non trasmettere questo allarme al Consiglio di sicurezza.Ritenendo  che l'allarme avrebbe spinto gli stati membri a non fare nulla o a fuggire dal Rwanda, pensò bene di neppure chiedere  "il mandato per un'azione più decisa " di cui parla nell'intervista. Tutti sappiamo quali furono le conseguenze di questa sua scelta. Scaricare tutto e solo sull'ignavia degli stati può forse attenuare il senso di colpa di Kofi Annan,   ma non cancella le sue gravi responsabilità personali che anche da queste ultime dichiarazioni sembra voler allontanare da sè.

mercoledì 15 agosto 2018

Oggi tutti a Kibeho, l'ultimo luogo dove è apparsa la Madonna

Nel giorno in cui migliaia di pellegrini da tutto il mondo convergeranno a Kibeho per celebrare l'assunzione al cielo della Vergine Maria, riproponiamo il video sull'apparizione e tutti i post che sull'argomento sono apparsi sul blog (clicca qui).





giovedì 9 agosto 2018

In Rwanda gli amministratori pubblici misurati sul raggiungimento degli obiettivi

Oggi i leader locali e del governo centrale ruandese firmeranno i nuovi contratti di performance, meglio conosciuti come Imihigo, di fronte al Capo dello Stato, Paul Kagame.La firma dei contratti di prestazione 2018/19 sarà abbinata alla presentazione di un rapporto di valutazione dei contratti di prestazioni dell'anno precedente.I risultati delle prestazioni 2017/18 sono stati compilati dall'Istituto nazionale di statistica del Rwanda (NISR) e dall'Istituto di analisi e ricerca politica (IPAR).La verifica da parte dei richiamati organismi sui  risultati delle prestazioni dello scorso anno, che saranno pubblicati oggi, si basa su risultati scientifici e quindi basati sui fatti, indipendenti e affidabili, a differenza delle precedenti valutazioni basate sulla tecnica di osservazione e sulle ipotesi.Questa è la prima volta che NISR è coinvolto nella valutazione di Imihigo. Il coinvolgimento del NISR è il risultato della richiesta dello scorso anno formulata dal presidente  Kagame, secondo cui la valutazione di Imihigo dovrebbe essere condotta da istituzioni in grado di fornire scientificamente risultati basati sull'evidenza. All'atto della firma dei contratti di prestazione 2018/19, ci saranno anche le premiazioni i per le migliori performances dello scorso anno.
Per conoscere cosa significhi Imihigo nel contesto dell'attuale governance ruandese, riportiamo qui di seguito quanto al riguardo è scritto al capitoo XVI del recente libro Aiutiamoli a casa loro Il modello Rwanda, non senza sottolineare come un simile modello gestionale sarebbe quanto mai utile anche da noi.
Fattori di successo della nuova governance

Nel 2014 due giornalisti americani Patricia Crisafulli e Andrea Redmond, a venti anni dalla fine della guerra civile, hanno dato alle stampe un libro che raccontava la storia di successo

venerdì 3 agosto 2018

Allarmismo fuori luogo circa la chiusura di chiese in Rwanda

La chiesa di Bugarama, piccolo villaggio della campagna ruandese
L’Avvenire di ieri, come peraltro altri organi di stampa, riportava la notizia circa la chiusura di 8000 chiese da parte del governo del Rwanda, “per motivi di sicurezza”.Dall’articolo, che si puo’ leggere cliccando qui, si ricava la sensazione che sia in corso un attacco alla libertà religiosa nel paese. Nella realtà i fatti illustrati riguardano per la gran parte situazioni di locali adattati a luoghi di culto di “chiese” fai da te, promosse da pastori improvvisati, spesso più dediti ad estorcere denaro ai propri seguaci che a diffondere un messaggio religioso. L’operazione governativa era iniziata qualche mese fa con la chiusura nella capitale Kigali di ben 700 luoghi di culto, quasi esclusivamente del tipo richiamato, che oltre a non rispettare i livelli di sicurezza minimali, richiesti a locali aperti al pubblico, erano anche fonte di disturbo delle quiete pubblica quando, magari nelle ore serali, diffondevano suoni e canti. Già a giugno, il presidente ruandese Paul Kagame, interpellato dal settimanale Jeune Afrique se con tale iniziativa intendesse dichiarare una  guerra alla religione, rispondeva di no, affermando che “il problema è il seguente: in primo luogo, il numero. Anche se solo a Kigali sono stati chiusi 700 luoghi di culto, ce ne sono altri ancora aperti. Sono ovviamente troppi. La libertà di culto non dovrebbe portare a tale eccesso. Inoltre, vi sono continue lamentele da parte dei residenti circa l'inquinamento acustico proveniente da quelle chiese giorno e notte, nonché la questione della sicurezza per i residenti causata da chiese che non rispettano gli standard. Infine, numerosi casi di estorsione di fondi, racket, crisi familiari causate da attività di pastori estorsori. Era necessario mettere ordine in quella proliferazione di chiese e sostenere regole che regolassero il loro insediamento e funzionamento. Questo è quello che abbiamo fatto”. L’iniziativa si è poi allargata al resto del Paese fino ad arrivare alla chiusura delle richiamate 8000 “chiese”. Al riguardo nostre fonti, interne alla Chiesa cattolica, hanno confermato che i luoghi di culto cattolici e della Chiesa anglicana ruandese sono stati interessati solo in minima parte, là dove esistevano effettivi problemi di sicurezza degli edifici religiosi a cui si e' provveduto a porre rimedio. Chiunque conosca la realtà ruandese sa bene che i luoghi di culto della Chiesa, anche nelle campagne, sono ben costruiti e ben tenuti, così come le molte Case del regno dei testimoni di Geova e diverse moschee. Per questo motivo l’iniziativa governativa non ha turbato più di tanto le autorità ecclesiastiche, alle quali sembra non dispiacere totalmente che si proceda a una certa azione di vigilanza sul proliferare di troppe sette fai da te che chiunque può promuovere dal mattino alla sera. In questo senso, è arrivato anche un provvedimento governativo che prevede che in futuro, con una fase transitoria di 4 anni, i ministri e promotori di gruppi religiosi siano in possesso di una licenza in teologia.Quindi, nessuna guerra di religione. Per ora.

mercoledì 1 agosto 2018

L'ONU stanzia 630 milioni di dollari per lo sviluppo quinquennale del Rwanda


E’ stato firmato ieri tra il governo del Rwanda  e l’ONU un accordo che prevede l’erogazione nei prossimi cinque anni di finanziamenti per 630 milioni di dollari a sostegno dello  sviluppo e delle attività umanitarie nel paese. I fondi saranno spesi  per i programmi sostenuti dalle Nazioni Unite rientranti nel secondo piano di assistenza allo sviluppo delle Nazioni Unite per il Rwanda (UNDAPII). UNDAP è un documento di pianificazione strategica delle Nazioni Unite che delinea le aree di supporto dell'ONU all'agenda per lo sviluppo del Paese, per il periodo dal 2018 al 2023. In particolare, il 57% del budget dell'UNDAP coprirà i programmi di sviluppo, mentre il restante 43% sarà destinato all’assistenza umanitaria. La trasformazione sociale prenderà la fetta più grande ( 432 milioni di dollari) seguita dalla trasformazione economica ($ 142,8 milioni) e poi dalla governance trasformazionale ($ 55,6 milioni).Le tre aree sono allineate con l'agenda di trasformazione del paese, in cui il governo si propone  di creare circa 1,5 milioni di posti di lavoro decenti, accelerare l'urbanizzazione, promuovere lo sviluppo industriale e aumentare la qualità dell'agricoltura e dell'allevamento.I finanziamenti delle Nazioni Unite contribuiranno anche a promuovere il piano di sviluppo delle risorse umane del paese e consolidare il buon governo e la giustizia. Da subito sono disponibili circa 250 milioni di dollari.Ricordiamo che, negli ultimi cinque anni, le Nazioni Unite hanno impegnato circa 475 milioni di dollari in attività di sviluppo e umanitarie in Rwanda.

mercoledì 25 luglio 2018

Iniziati i lavori per la realizzazione di un Posto di sanità a Kisaro

Inizio dei lavori
Sono iniziati oggi i lavori per la costruzione di un Posto di sanità nella parrocchia di Kisaro.Si tratta di un presidio sanitario, da costruirsi secondo gli standard governativi che ne prevedono le specifiche dimensionale ed architettoniche, che dovrebbe garantire un servizio di prima consultazione e un dispensario di medicinali ai quasi 4000 abitanti dei villaggi di Rutabo, Rusumo, Kebere e altri, facenti parte della parrocchia di Kisaro.
Posa della prima pietra da parte di Marinella Poggi
All'inizio dei lavori hanno assistito il parroco abbé Lucien Hakizimana, la dottoressa Marinella Poggi e i referenti locali dell'Ass. Kwizera. Era altresì presente un rappresentante del Distretto.La costruzione si svilupperà su un terreno di circa 800 mq acquisito dalla parrocchia con il contributo dell'associazione e sarà composta da 4 locali per una superficie di circa 70 mq, oltre a un locale esterno che ospita i servizi igenici. 
La parte edilizia richiederà un investimento di circa 15.000 euro, compresi i costi di allacciamento per portare l'energia elettrica e l'acqua.Ancora da valutare è l'impegno economico per dotare la struttura delle dotazioni di arredo e di attrezzature mediche necessarie. L'opera è finanziata dalla dottoressa Marinella Poggi in memoria del marito, Alfredo Perotti, recentemente scomparso. All'entrata in funzione, prevista ad inizio autunno, il Posto di sanità entrerà a far parte dei servizi  sanitari gestiti  dalla Diocesi.  

Missione Kwizera 2018 II: dai batwa

Visita medica sul campo

Dal 10 luglio è in missione in Rwanda per conto dell'Ass. Kwizera, la dottoressa Marinella Poggi. Dopo aver trascorso i primi giorni presso il Centro di sanità di Muhura, per prendere contatto con la realtà sanitaria ruandese, Marinella si è trasferita domenica a Byumba. Lunedì mattina, accompagnata dai nostri referenti locali, Bernard, Pascasia  e l'agronomo Jean Claude, si è recata presso la comunità batwa di Kibali per rendersi conto di persona della situazione sanitaria venutasi a creare a seguito di una infezione di tungiasi che aveva colpito diverse persone, soprattutto bambini, come riferito in un precedente post. La situazione si è rivelata meno drammatica del previsto, in quanto le autorità civili erano intervenute somministrando le cure necessarie per contrastare l'infezione, per il tramite del vicino presidio sanitario.

Mai più a piedi nudi
Dal contatto con le famiglie delle comunità e dalle informazioni assunte in una sorta di censimento effettuato dai nostri referenti con l'appoggio di Delphine, l'universitaria batwa di cui abbiamo riferito già in passato, è emersa la necessità di fornire ai  bambini qualche forma di protezione dei piedi, le parti del corpo più facilmente aggredibili dalla pulce che porta la tungiasi. Per questo si è provveduto alla distribuzione di oltre 80 paia di zoccoli in plastica a tutti i bambini della comunità. Per fare il punto su eventuali ulteriori interventi presso la stessa comunità si è tenuto anche un incontro con il responsabile locale della Croce rossa, Jean Damas. Dall'incontro si è avuta la conferma che la Croce rossa cesserà con l'anno in corso di prestare assistenza, compito fin qui svolto in maniera egregia, alle quattro comunità batwa esistenti nelle diocesi di Byumba, per questo siamo stati sollecitati a confermare il nostro impegno nell'assistenza ai progetti agricoli in essere a Kibali, dove opera già in via continuativa il nostro agronomo Jean Claude.

lunedì 23 luglio 2018

Il presidente cinese Xi Jinping in visita in Rwanda

Xi Jinping e signora all'arrivo a Kigali (fotoVillaggio Urugwiro)
Il presidente cinese Xi Jinping è in Rwanda per una visita di due giorni, la prima visita di un capo di stato cinese, a cui farà seguito a breve quella quella del primo ministro indiano Narendra Modi. Al suo arrivo a Kigali, Xi Jinping è stato prodigo di riconoscimenti del percorso fatto dal Rwanda sulla via dello sviluppo, sottolineando come "sotto la guida del presidente Kagame, il Rwanda abbia intrapreso un percorso di sviluppo adatto alle sue realtà, raggiungendo una stabilità sociale a lungo termine e una rapida crescita economica, assumendo altresì  una crescente influenza nella regione e oltre".  Durante la visita saranno firmati 15 memorandum di intese bilaterali (MOU) e accordi culturali ed economici; tra i principali  figurano quelli volti a rafforzare la cooperazione negli investimenti nel commercio elettronico, la cooperazione nel trasporto aereo civile, con la compagnia RwandAir che inaugurerà  nei prossimi mesi  la tratta Kigali- Guangzhou , e la cooperazione per lo sviluppo delle risorse umane.In particolare, saranno firmati accordi per operazioni di ricerche  geologiche, per l'espansione dell'ospedale di Masaka, e per l’accensione di prestiti agevolati per costruire la strada Huye-Kibeho e quella di accesso al Bugesera International Airport. Negli ultimi 12 anni, i cinesi hanno avviato più di 21 progetti di investimento per un valore di 420 milioni di dollari USA in settori  quali il turismo, le miniere, l’ospitalità e le costruzioni.

giovedì 19 luglio 2018

Le realistiche riflessioni di un vescovo sul fenomeno migratorio

Riportiamo qui di seguito la lettera che il Vescovo della Diocesi di Ventimiglia-Sanremo, Mons.Antonio Suetta, ha inviato ai Vescovi per fornire alcune realistiche riflessioni, fortemente radicate all'insegnamento della Dottrina sociale della Chiesa, sulla questione immigrazione.
Mons.Antonio Suetta

Carissimi,
leggendo con attenzione la Vostra lettera, ho ritenuto di dover rispondere alle Vostre riflessioni innanzitutto a partire dall’esperienza della Chiesa di Ventimiglia San Remo, da qualche anno fortemente coinvolta dal fenomeno dell’immigrazione, passando da qui una delle principali rotte dei migranti prevalentemente africani e provenienti dal Sud Italia. Spesso purtroppo siamo stati testimoni di drammi consumati alla frontiera italo-francese, dove molti migranti giungono nel desiderio di oltrepassare il confine presidiato dalla gendarmeria, alcuni scappando da situazioni pericolose, altri per ricongiungersi a familiari, altri alla ricerca di un lavoro, altri ancora per trovare fortuna e migliori condizioni di vita. Su questo confine si sono consumate grandi tragedie umane, per la morte violenta di uomini e donne (anche incinte) rimaste vittime di incidenti nel tentativo di oltrepassare lo sbarramento francese, percorrendo di notte i binari della ferrovia, la galleria dell’autostrada o il “sentiero della morte” sui monti. A questo si aggiunga la proliferazione di situazioni di criminalità e di business, ad opera dei cosiddetti “passeurs”.
Questa esperienza, unita all’ascolto dei tanti immigrati che ho potuto incontrare nelle varie strutture che la nostra Chiesa mette a disposizione, con il coinvolgimento di tanti volontari e la generosità di tanti fedeli, mi consente di fare alcune riflessioni in merito alla Vostra lettera.

sabato 14 luglio 2018

"Bisogna scoraggiare gli africani a emigrare, ecco perché..."


Sui problemi sollevati dal fenomeno migratorio riprendiamo dal sito In Terris questa interessante intervista, a cura di Federico Cenci, alla nota africanista prof.sa Anna Bono.

Che i fenomeni migratori di questi anni dall’Africa rappresentino un dramma è ormai comprovato. Masse di persone si avventurano in viaggi disperati, affrontano lunghi e impervi percorsi a piedi, si riversano su barconi alquanto precari e, quando non finiscono negli ostili centri libici o inghiottiti dalle acque del Mediterraneo, giungono a destinazione senza trovare quell’Eldorado che avevano sognato. Ma se queste ondate migratorie svantaggiano i Paesi di emigrazione, quelli di immigrazione e soprattutto i migranti, bisognerebbe forse intervenire per porre un argine. Ma come? In Terris ne ha parlato con la prof.ssa Anna Bono, africanista ed ex ricercatore in Storia delle Istituzioni dell’Africa all’Università di Torino, autrice del saggio Migranti!? Migranti!? Migranti!? (ed. Segno, 2017). 
Secondo lei, per affrontare la questione, è fondamentale anzitutto sgombrare il campo dell’analisi da alcuni falsi miti che aleggiano ancora intorno a questo fenomeno.Prof.ssa Bono, anzitutto chi sono gli immigrati che arrivano in Europa dall’Africa?
“Per lo più, oltre l’80 per cento, sono giovani maschi, di età compresa tra i 18 e i 34 anni, che viaggiano da soli. Le coppie e le famiglie sono una minoranza. Provengono da una serie di Paesi dell’Africa subsahariana, anche se quest’anno c’è stato un picco di emigranti tunisini, con una prevalenza dall’Africa centrale e occidentale, da Paesi come Nigeria, Senegal, Camerun, Costa d’Avorio, Ghana…”.
Mediamente qual è la condizione sociale di queste persone?
“Non è facile dirlo perché ci sono situazioni anche molto diverse tra loro. Va detto, comunque, che esiste sul tema dell’immigrazione un falso mito: la maggioranza non fugge da situazioni di estrema povertà. In genere sono persone provenienti da centri urbani, ed è lì che maturano l’idea di lasciare il Paese. Dunque mi sembra corretto sostenere che il grosso dei migranti appartenga al ceto medio: persone non ricche, ma nemmeno povere, in grado di pagare profumatamente chi organizza i viaggi”.

domenica 8 luglio 2018

Il lato artistico del nostro collaboratore ruandese Bernard

Bernard all'opera
Bernard, il nostro prezioso collaboratore che in Rwanda ci aiuta nel seguire le diverse iniziative associative, ci manda questa foto. Testimonia una faccia poco conosciuta del nostro Bernard: quella dell'artista. Nella foto, Bernard, che in passato è stato  insegnante di disegno e arte, è alle prese con i primi colpi di scalpello per la realizzazione di una scultura della Madonna con Bambino che troverà collocazione nella chiesa di Bugarama, dedicata alla Beata Vergine delle Grazie, come il santuario gemello della Madonna di Grosotto (So). La statua sarà pronta per essere consegnata alla comunità di Bugarama in occasione della prossima missione dell'Ass. Kwizera, come era stato promesso a quella comunità nel febbraio scorso.Attendiamo quindi che Bernard proceda nel suo lavoro, certi che anche questa volta farà un buon lavoro, come dimostrano le diverse opere realizzate in passato nella diocesi di Byumba.

mercoledì 27 giugno 2018

Ingiustificate le critiche alla sponsorizzazione dell'Arsenal

La recente decisione del Rwanda Development Board di promuovere il turismo ruandese, attraverso la  sponsorizzazione, con il logo "Visit Rwanda", della squadra di calcio inglese dell'Arsenal (vedi precedente post), ha suscitato non poche polemiche a livello internazionale, in particolare in Gran Bretagna e in Olanda. L'accusa è quella di aver utilizzato i fondi degli aiuti internazionali per un'operazione di sponsorizzazione sportiva a favore del turismo ruandese, giudicata alla stregua di una spesa voluttuaria, una sorta di capriccio del presidente ruandese, Paul Kagame, noto tifoso del team inglese.Tali critiche risentono di un forte ed inveterato pregiudizio, come se fino a quando il Rwanda dipenderà dagli aiuti internazionali debba limitarsi alle sole spese di stretta necessità, precludendosi ogni sorta di investimento che vada oltre la lotta contro la povertà. Tralasciando che negli anni il Rwanda è andato via via diminuendo la dipendenza dagli aiuti esteri, che sono arrivati, nell'ultimo bilancio previsionale, ad incidere per circa il 16% dell'intero budget di spesa, va sottolineato come qualsiasi azienda al mondo che fattura 440 milioni di dollari (apporto del turismo nel 2017) ha tra le voci di costo anche quella relativa alla promozione del relativo business, sotto diverse forme, tra cui le sponsorizzazioni sportive. Non è dato conoscere il costo puntuale  della sponsorizzazione dell'Arsenal che, secondo esperti della materia, dovrebbe aggirarsi attorno ai 10 milioni di dollari annui, il che porterebbe il costo della sponsorizzazione ad un 2,2% dell'intero fatturato del comparto turistico ruandese, rientrante ampiamente entro i parametri delle spese di promozione e pubblicità. Si tenga altresì conto che nel 2016 sono entrati in Rwanda 1,4 milioni di turisti (+10 %  sul 2015)  che per il solo  costo del visto d'ingresso, pari a 30 dollari a persona, hanno portato direttamente nelle casse pubbliche  oltre 42 miloni di dollari. Se può essere criticata la scelta del modello di sponsorizzazione, ma questo lo devono dire gli esperti di marketing, non pare  quindi condivisibile la critica sulla spesa, che si configura come un vero e proprio investimento su uno dei principali business del Rwanda, come descritto nel recente libro  Aiutiamoli a casa loro Il modello Rwanda, di cui riportiamo qui di seguito il paragrafo relativo agli sviluppi e alle potenzialità del comparto che il logo Visit Rwanda intende promuovere.
Kigali hub congressuale continentale
Il progetto di fare di Kigali il polo congressuale se non dell'intero continente africano,