"Ad un mondo migliore si contribuisce soltanto facendo il bene adesso ed in prima persona, con passione e ovunque ce ne sia la possibilità".Benedetto XVI : Deus caritas est

lunedì 16 ottobre 2017

Il Presidente della FAO:creare le condizioni perchè i giovani possano vivere a casa loro

Riportiamo il discorso del presidente della FAO, José Graziano da Silva, in occasione dell'odierna Giornata mondiale dell'alimentazione 2017. 
Storicamente, una delle strategie più efficaci utilizzate dagli individui in cerca di un futuro migliore è stata quella di muoversi. Lasciandole alle spalle, nella maggior parte dei casi, impoveriscono le aree rurali in cerca di opportunità produttive.Infatti, la migrazione, fin dall'origine del tempo, è stata fondamentale per la storia umana: è la fonte di numerosi vantaggi economici e culturali. Ma quando le persone migrano per necessità, per disperazione e per disagio, è un'altra questione. La migrazione forzata ha le sue radici in conflitti, instabilità politica, povertà estrema, fame, degrado ambientale e impatti del cambiamento climatico. E la gente non ha altra scelta che partire. Lo slogan per la Giornata mondiale dell'alimentazione di quest'anno (16 ottobre), "Cambiare il futuro della migrazione. Investire nella sicurezza alimentare e nello sviluppo rurale ", affronta le cause strutturali dei movimenti di popolazione su larga scala per regolare e ordinare flussi migratori sicuri. Questo tema è tanto più rilevante oggi, poiché il numero di vittime della malnutrizione nel mondo sta aumentando ancora una volta, dopo un arretramento nel passato. Secondo il rapporto "Lo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo nel 2017" (SOFI), 815 milioni di persone hanno sofferto la fame nel 2016, 38 milioni in più rispetto al 2015 (777 milioni). Ciò è in gran parte dovuto alla rinascita dei conflitti, delle siccità e delle inondazioni. I conflitti hanno portato il nord della Nigeria, la Somalia, il Sud Sudan e lo Yemen all'orlo della fame e hanno causato un'insicurezza acuta in Burundi, in Iraq e altrove. Circa 64 milioni di persone in tutto il mondo sono attualmente sfollate da conflitti e persecuzioni in tutto il mondo, un dato  senza precedenti dalla Seconda Guerra Mondiale. Inoltre, a causa di un fenomeno di El Niño eccezionalmente forte, la siccità ha notevolmente ridotto l'accesso al cibo in gran parte dell'Africa. Le famiglie rurali sono generalmente le più penalizzate. La maggior parte dei poveri vive nelle zone rurali e molte giovani rurali, specialmente nell'Africa sub-sahariana, migrano in assenza di opportunità produttive.

domenica 15 ottobre 2017

Kagame: queste le componenti del successo del nuovo Rwanda


Valorizzazione del capitale umano, collaborazione privato/pubblico, ambiente favorevole al fare impresa e lotta alla corruzione sono le componenti che hanno favorito  la ripresa e l’affermarsi del Rwanda. Lo ha sostenuto il Presidente Paul Kagame intervenendo, in due successivi interventi, nella due giorni del Meeting annuale della Banca Mondiale a Washington DC.
Nel primo intervento il presidente ha dichiarato che l'investimento nel capitale umano è una condizione di crescita e prosperità ad alto reddito.“Investendo nella salute, nell'educazione e nella creatività, trasformiamo la nostra gente in individui che hanno la capacità di pensare e agire, non solo per sé ma anche a beneficio delle loro comunità "  così da riuscire a pervenire, con il tempo, all'eliminazione della povertà estrema per raggiungere prosperità e benessere per tutti. Per raggiungere tali finalità, il governo, oltre a garantire un ambiente sicuro e stabile, ha fatto importanti investimenti e sforzi per assicurare l'accesso a un'istruzione di qualità per tutti i cittadini, nonché una copertura sanitaria universale, così che oggi  oltre 90.000 ruandesi completano l'istruzione terziaria annualmente, mentre l'assistenza sanitaria nazionale copre quasi il 90% della popolazione.

sabato 14 ottobre 2017

Quattro nuove professioni presso le clarisse di Kamonyi


La comunità' delle clarisse di Kamonyi ha accolto la professione solenne di quattro nuove sorelle.Un momento che testimonia la fervida stagione di questa  Comunità, la cui storia abbiamo raccontato in precedenti post (clicca qui), che si appresta ad affrontare un nuovo grande impegno, come quello di dare vita a un nuovo convento sulla collina di Nyinawimana. Sono, infatti, in corso gli approfondimenti tecnici per pervenire alla scelta dell'impresa a cui affidare i lavori di costruzione, confidando poi che la campagna lanciata dall'associazione Kwizera - Non di solo pane vive l'uomo-  per la raccolta dei fondi necessari possa sortire qualche provvidenziale effetto.

mercoledì 11 ottobre 2017

Il Nunzio presenta le credenziali al presidente Kagame

 Il nuovo Nunzio Apostolico, Mons Andrzej Jozwowicz, già in Rwanda dal 28 giugno scorso, ha presentato ieri le proprie credenziali al presidente Paul Kagame, unitamente ad altri 10 colleghi, di cui  tre con residenza su Kigali: l'ambasciatore del Belgio, Benoît Ryelandt, quello dell'Uganda, signora Oliver Wonekha e Onoze Shuaibu Adamu della Nigeria. Secondo quanto riferisce The New Times, mons. Andrzej Jozwowicz  ha sottolineato l'impegno a consolidare il "nuovo capitolo" delle relazioni bilaterali che si sono aperte tra il Rwanda e la Chiesa cattolica a seguito  dell'incontro  del marzo scorso, a Roma, tra Papa Francesco e il presidente  Paul Kagame.Mons. Jozwowicz, in sintonia con l'apertura di una nuova stagione di collaborazione con  il governo del Rwanda ha assicurato il proprio impegno a "sostenere, con tutta la mia capacità, la chiesa locale per questa collaborazione, specialmente per la riconciliazione, e faremo tutto per aiutare nello sviluppo spirituale e materiale del paese ".  

domenica 8 ottobre 2017

Kagame presenzia al centenario delle prime ordinazioni di sacerdoti rwandesi



Kabagayi: la tribuna delle autorità (foto Village Urugwiro)
Si è celebrato ieri a Kabagayi il Giubileo della prima ordinazione di  sacerdoti del Rwanda, Gafuku Balthazar da Zaza e Donat Reberaho nativo di Salva, avvenuta il 7 ottobre del 1917, diciassette  anni dopo l’arrivo dei primi missionari. Alla cerimonia hanno partecipato il presidente della Repubblica Paul Kagame e la First Lady Jeannette Kagame, unitamente a una folta delegazione di ministri del governo ruandese e altri ospiti provenienti da Tanzania, Burundi, Kenia. Erano presenti i vescovi rwandesi e il nunzio mons. Andrzej Józwowicz. Nell’occasione il presidente Kagame ha tenuto un importante discorso per sottolineare la preziosa eredità lasciata che quei primi sacerdoti, descrivendoli come pionieri nella registrazione e valorizzazione della cultura, della storia, del linguaggio ruandesi e della medicina tradizionale. Soprattutto è grazie a quei sacerdoti e ai loro confratelli che “possiamo ora conoscere la nostra storia scritta da ruandesi che lo fanno meglio degli stranieri” ha sottolineato Kagame. Ricordando il suo incontro con papa Francesco il 17 marzo scorso, il presidente rwandese ha detto che  "l'incontro si è rivelato un'opportunità per imparare dalla nostra storia. Questo ci ha aiutato a migliorare i rapporti tra la Chiesa cattolica e il Rwanda… Abbiamo in comune molte cose come  ruandesi e come persone lucide, oneste e degne che vedono lontano, anche nel nostro passato. Vogliamo una comunità ruandese che porti il segno e l'identità del proprio paese. Certamente, non voglio soffermarmi su quello che dobbiamo cambiare per andare avanti senza lasciare indietro nessun rwandese, completandosi e lavorando insieme ". Kagame ha inoltre ha riaffermato l’impegno a collaborare e lavorare con  gli uomini della Chiesa cattolica, per “soddisfare la volontà del Creatore che consiglia di utilizzare i talenti ricevuti a beneficio dei rwandesi”. Per questo raccomanderà ai ministri del governo di individuare i settori prioritari d’impegno della Chiesa cattolica in modo che il governo possa fornire il supporto necessario per conseguire i migliori risultati.

venerdì 6 ottobre 2017

Hilton entra in Rwanda in un settore turistico in continua crescita

Il Gruppo alberghiero Hilton fa il suo ingresso in Rwanda, assumendo  la gestione dell’Ubumwe Grande Hotel nel centro di Kigali, sotto l’insegna DoubleTree by Hilton.Il gruppo americano è l’ultimo arrivato sul promettente mercato turistico rwandese, essendo stato preceduto dalle catene Radisson Blu, Park Inn, Marriott, Serena Hotel e Golden Tulip. L'Ubumwe Grande Hotel, inaugurato nel settembre dello scorso anno, dispone di 153 camere, tra cui 19 appartamenti, sarà operativo da inizio 2018 dopo alcuni lavori di adattamento. L’immobile era di proprietà  di un consorzio di investitori, tra cui l'uomo d'affari nepalese Binod Chaudhary, il gruppo ugandese Mukwano e un imprenditore locale, Robert Bapfakurera. L’ingresso del Gruppo Hilton sul mercato rwandese è la conferma della forte attrattività che riscuote il settore dell'ospitalità del Rwanda in forte e continua crescita in questi ultimi anni, in linea con le scelte programmatorie del governo che ha decisamente puntato sul turismo, anche attraverso investimenti importanti per fare di Kigali un centro congressuale a livel
Il trend degli apporti del settore turismo (World Bank)
lo continentale
. In tal senso si colloca la realizzazione del nuovo Kigali Convention Center inaugurato nel luglio del  2016, che ha richiesto un investimento di 300 milioni di dollari da parte di un consorzio composto dalla statale Prime Holdings, dal Social Security Board Rwanda, da Crystal Ventures Limited e da Rwanda Investment Group. Le strutture includono l'auditorium principale, che può ospitare fino a 2.500 persone, più altre sale riunioni, nonché un parco uffici, cui si affianca  il Radisson Blu hotel a cinque stelle con 292 camere. 
Queste includono 209 camere standard, quattro sale accessibili, 68 sale business, cinque junior suite, cinque suite diplomatiche e una elegante suite reale. La strategia di un turismo congressuale -Meetings, Incentives, Conferences, Events and Exhibitions (MICE)- rivolto all’intero continente trova riscontro nei risultati economici che il settore turismo va segnando di anno in anno: per il 2017 si prevede un apporto di circa 444 milioni di dollari USA, in crescita rispetto all'anno precedente. Secondo l’ultimo report della World Bank, l’apporto del comparto turistico nel 2016 è stato stato di circa 390 milioni di dollari USA, rappresentando il 4,6% del PIL, superiore a quello dderivante dall’export di caffè, tè e minerali. Tale risultato beneficia di un  aumento del numero dei turisti che hanno visitato il Rwanda: nel 2016 sono stati  1,4 milioni, in crescita del 10% sul 2015.

lunedì 2 ottobre 2017

Il futuro del Rwanda passa per lo sviluppo del settore minerario

Cercatori d'oro nel nord del Rwanda
Secondo il Rwanda Economic Update rilasciato dalla Banca Mondiale nell'agosto scorso,  le esportazione dei minerali tradizionali dal Rwanda sono cresciute  da meno di $ 68 milioni nel 2004 a $ 226 milioni nel 2013, ma i prezzi in calo hanno  completamente invertito questa tendenza e nel 2016 le esportazioni di minerali hanno contribuito per soli 86 milioni di dollari all'export rwandese. Secondo la Banca Mondiale il settore minerario rwandese risente della scarsa produttività causata dai metodi rudimentali che caratterizzano il comparto, in cui operano realtà di dimensioni contenute con manodopera non qualificata. Finora il settore ha attirato bassi investimenti esteri rispetto ad altri settori: nel 2015 i FDI (foreign direct investment) al settore minerario hanno rappresentato il 9,6% del totale degli afflussi, rispetto al 30% andato all'agricoltura e il 40% per i servizi (ICT) e turismo. Il rapporto sottolinea altresì come oltre alle risorse finanziarie, i FDI portino nuove tecnologie, migliori metodi minerari  e competenze necessarie per aumentare la produttività del settore. Nonostante questa panoramica in chiaroscuro, le autorità rwandesi del comparto minerario hanno preannunciato ambiziosi programmi per il futuro del comparto.Attraverso investimenti  nella modernizzazione delle attività minerarie,  l'esplorazione di potenziali aree minerarie per stabilire la portata di risorse e riserve nazionali, in termini di quantità e qualità, la lavorazione dei minerali prima dell'esportazione per affrancarsi dall'oscillazione dei prezzi delle materie prime sui mercati internazionali, il nuovo governo rwandese, guidato da Edouard Ngirente,  si propone l'obiettivo di raddoppiare i ricavi attuali ( prendendo come base 200 milioni di dollari del 2013) ogni due anni per raggiungere l'obiettivo esportare minerali per 800 milioni di dollari entro il 2020 e per toccare  1,5 miliardi di dollari l'anno entro il 2024. Simili obiettivi possono essere perseguiti attraverso un superamento dell'attuale modello che vede il 75% delle attività minerarie del paese gestite in maniera artigianale, con un tasso di recupero dei minerali molto basso ed una scarsa o nulla meccanizzazione.Bisognerà favorire l'evoluzione del settore verso un approccio industriale, con il raggruppamento delle imprese artigiane in grandi cooperative che possano migliorare sia l'aspetto industriale dell'estrazione che la successiva commercializzazione.
Il Rwanda attualmente esporta principalmente quattro tipi di minerali:oro, cassiterite, coltan e tungsteno.

martedì 26 settembre 2017

Ong britannica accusa il WWF di colonialismo verde per abusi sui pigmei

 Survival International , una Ong britannica  che lavora da molto tempo  a difesa dei diritti dei pigmei che abitano le grandi foreste pluviali dell'Africa centrale, ha denunciato in un Rapporto,  "Come potremo sopravvivere? La distruzione delle tribù del bacino del Congo in nome della conservazione?"  ripreso da Le Mondei  gravi abusi  perpretati  dalle guardie forestali che prestano servizio, per conto  del WWF e della Società di conservazione della fauna selvatica (WCS) dello zoo di New York,  nei vari parchi gestiti dalle due Ong.La gestione delle aree protette, che si estendono nel sud-ovest del Camerun, nel Congo e nell'estremo sud-est della Repubblica Centrafricana, è  spesso direttamente affidata a queste ONG da parte dei governi locali: il mandato comprende anche il contrasto del  bracconaggio a cui sono appunto preposti i ranger del WWF e del WCS. In questa attività si commetterebbero diversi abusi sui pigmei che hanno già portato Survival, nel gennaio scorso, a presentare al riguardo  una denuncia contro il WWF presso l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) per fatti accaduti in CamerunIl Rapporto predisposto da Survival cita oltre 200 casi di violazioni dei diritti umani in tre paesi del bacino del Congo contro due tribù indigene pigmee dei Baka e dei Bayaka, cacciatori-raccoglitori che hanno vissuto nelle foreste tropicali del bacino del fiume Congo per generazioni.Questi pigmei sono "espulsi illegalmente dalle loro terre ancestrali in nome della conservazione ambientale. Mentre stanno cacciando dentro e fuori di queste zone per nutrire le loro famiglie, i Baka e Bayaka sono accusati di" rubare " devono subire ogni tipo di molestie, vengono picchiati, torturati e uccisi " si legge nel rapporto.Survival, denunciando ciò che definisce un "colonialismo verde" da parte di WWF ritiene che “le grandi organizzazioni di conservazione debbano  chiedere un"consenso libero e preventivo" per il coinvolgimento  dei popoli locali nella protezione dei propri territori ". "L'evidenza dimostra che le popolazioni indigene sono più consapevoli del loro ambiente rispetto a chiunque altro. Solo ascoltando i Baka e i Bayaka e proteggendo attivamente i loro diritti, le organizzazioni di conservazione possono cessare gli abusi sistematicamente dettagliati in questa relazione ".

giovedì 21 settembre 2017

Al via un Fondo di 280 milioni di dollari per l'agricoltura africana e rwandese

Raccolta delle patate presso la comunità batwa di Kibali
Il Rwanda è uno degli 11 paesi africani selezionati per beneficiare di un fondo da 280 milioni di dollari, a sostegno dell'agricoltura del continente.L'intero ammontare è stato messo a disposizione, nell’ambito della Partnership for Inclusive Agricultural Transformation in Africa (PIATA),  dalla Fondazione di Bill & Melinda Gates, dalla Fondazione Rockefeller e dall'Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale(USAID) coordinate dall'Alleanza per una rivoluzione verde in Africa (AGRA), un'organizzazione che lavora per migliorare l'output agricolo del continente. La Partnership PIATA è stata lanciata all’African Green Revolution Forum (AGRF) tenutosi ad Abidjan, Cote d’Ivoire, ad inizio mese. Obiettivo della PIATA è sostenere la trasformazione agricola inclusiva in  Africa, concorrendo al miglioramento dei redditi e della sicurezza alimentare di 30 milioni di famiglie agricole di piccoli proprietari in 11 paesi africani da qui  al 2021. I paesi interessati sono: Ghana, Nigeria, Mali, Burkina Faso, Rwanda, Uganda, Kenya, Etiopia, Tanzania, Malawi e Mozambico. PIATA è solo uno dei vari mezzi coi quali ciascuno dei partner sta sostenendo i paesi africani per portare avanti la trasformazione agricola; i suoi partner continuano, infatti, a fornire supporto attraverso percorsi che includono il sostegno diretto alle agenzie continentali, agli enti governativi e ai partner nazionali per il tramite delle rispettive reti operanti sul continente. Il partenariato permetterà ai partner di allineare e integrare gli sforzi esistenti, fornendo nuovi investimenti nello sviluppo. Secondo la relazione sullo stato dell'agricoltura  del 2017, l'Africa necessita di una rivoluzione agricola distinta e che colleghi milioni di piccole aziende alle agro-imprese, creando catene di approvvigionamento alimentare esteso, posti di lavoro e opportunità economiche per i grandi segmenti della popolazione. L'agricoltura è ancora la migliore scommessa per la crescita economica africana inclusiva e la riduzione della povertà che richiede, però, maggiori impegni politici e di finanziamento da parte del settore pubblico e, soprattutto, di quello del settore privato e degli attori non statali  che rivestono un'importanza fondamentale nello sviluppo dell'agricoltura e a sostegno della formulazione dei piani agricoli nazionali nonchè dello sviluppo socio-economico nel suo complesso.

mercoledì 20 settembre 2017

In Rwanda la lotta alla corruzione passa anche dalle denunce dei cittadini

Cartellone anticorruzione 
Come sostenuto dal suo presidente, Paul Kagame, il Rwanda, come qualsiasi altro paese, non può permettersi il lusso di scendere nella palude della corruzione: "una deriva grave per qualsiasi paese, ma ancora più devastante per l'economia di un paese in via di sviluppo come il Rwanda". Per questo, anche per smentire troppi luoghi comuni secondo cui l'Africa è la patria della corruzione, anche se poi certe legislazioni occidentali consentono alle proprie società  di appostare nei propri bilanci le tangenti pagate per fare affari in Africa, la lotta alla corruzione in Rwanda è particolarmente attiva ed efficace.Di recente sono state sottoposte ad indagine, da parte della procura generale,  30 istituzioni pubbliche per riscontrare se i  sospetti di appropriazioni indebite e cattiva gestione dei fondi pubblici denunciate  dall'ufficio del Revisori dei conti  trovassero riscontro, così come certe inerzie dei responsabili apicali a denunciare eventuali casi sospetti. La lotta alla corruzione può però contare in Rwanda sulla collaborazione dei cittadini che sempre più di frequente si rendono disponibili a segnalare casi corruttivi di cui vengono a conoscenza. In questo agevolati da una norma di legge che protegge tutti coloro che volontariamente  forniscono informazioni su fatti criminosi della specie, garantendo agli stessi un livello di riservatezza   sia in sede di denuncia che di testimonianza in tribunale. 
Come dicono in Rwanda, chiunque può fare un fischio al numero verde, il 199 che compare nel cartellone qui a fianco, per segnalare fatti di corruzione. Dai dipendenti di una determinata istituzione ai consulenti, dagli appaltatori fino ai fornitori di servizi, chiunque sia in possesso di informazioni preziose che possano condurre al perseguimento di coloro che abusano della fiducia pubblica  nella gestione delle risorse pubbliche non dovrebbe esitare a denunciare i fatti, consentendo alle autorità preposte di portare le prove in tribunale. L'Uffico del Difensore civico è autorizzato a  compilare regolarmente e rendere pubblico un elenco della vergogna senza attendere la pubblicazione di una relazione annuale, sperando che poi i media facciano la loro parte nel denunciare corrotti e corruttori.
Per concludere, la lotta alla corruzione in Rwanda trova un riscontro anche nell'Indice di percezione della corruzione (CPI)  2016 che vede il Rwanda al 50° posto al mondo, tra i primi quattro paesi africani più virtuosi, a confronto del 60° dell'Italia.

Nuovo gruppo manifatturiero cinese sbarca in Rwanda

Stabilimento C & H Garments LTD (D.Nzohabonimana)
L’avanzata degli investimenti cinesi in Rwanda nel comparto manifatturiero prosegue in maniera spedita. E’ la volta dell'Huajian Group, importante esportatore cinese di scarpe da donna di fascia alta , che ha firmato un memorandum d'intesa, il 10 settembre scorso a Kigali, che prevede un investimento complessivo di 1 milione di dollari in 10 anni, con la creazione di 20.000 posti di lavoro. La fabbrica rwandese è destinata alla produzione di scarpe, abiti, borse, ma anche apparecchiature elettroniche. Alla fine dell'anno in corso, Huajian Group intende formare i primi 200 addetti per avviare l'impianto nell'aprile 2018. Conosciuta per i suoi grossi investimenti in Etiopia dove produce scarpe ora vendute sui mercati occidentali, l'azienda afferma di essere stata attratta  dalla qualità della governance. "Negli ultimi tre giorni ho avuto l'impressione che il Rwanda assomigli a un qualsiasi paese europeo, perché esiste un governo efficace, esercitante una buona gestione", ha detto il presidente del Gruppo, Zhang Huarong. L’investimento del Huajian Group fa seguito a quello, del tutto analogo, della società cinese  C & H Garments LTD, anche questa attiva in Etiopia come uno  dei maggiori produttori di scarpe dell'Africa sub-sahariana, che dal 2015 opera, nell’area industriale speciale di Kigali, con  uno stabilimento dove si producono  capi di abbigliamento per l’export e per il mercato interno, con una forza lavoro di un migliaio di addetti in crescita, essendo prevista l’apertura di una nuova fabbrica con la creazione di  5.000 nuovi posti di lavoro. I richiamati investimenti cinesi s’inquadrano nel progetto perseguito dalle autorità rwandesi di rafforzamento del "Made in Rwanda", come strumento  per perseguite la propria strategia di sviluppo del proprio mercato di esportazione di manufatti che affianchino i tradizionali the e caffè. In linea anche con le raccomandazioni della Banca Mondiale che nella sua ultima relazione sull'economia rwandese, pubblicata la scorsa settimana, ha invitato il governo a riconoscere il potenziale di crescita delle esportazioni di prodotti finiti a beneficio dell'intera economia.

mercoledì 13 settembre 2017

Le prospettive dell'acquacoltura rwandese

Acquacultura a Muyanza
Pesca tradizionale  nel lago Muhazi
Il Rwanda si è posto l'obiettivo di produrre 112.000 tonnellate di pesce all'anno entro la fine del prossimo quinquennio, quasi sei volte la produzione attuale, pari a 25.500 tonnellate che non coprono il fabbisogno di circa 40.000 tonnellate all'anno.
Per raggiungere questo obiettivo, diversi esperti hanno chiesto investimenti sostanziali in settori prioritari, investimenti che possono raggiungere i 20 milioni di dollari nei prossimi cinque anni e riguardare  la ricerca sull'acquacoltura, lo sviluppo delle competenze, lo sviluppo delle infrastrutture e le abilità di produzione. Secondo il Rwanda Agriculture Board (RAB), tali investimenti nel settore della pesca potrebbero sbloccare il potenziale di pesca del Rwanda e contribuire a generare più di 2,5 miliardi di dollari in cinque anni; già ora il comparto garantisce circa 200.000 posti di lavoro, compresi quelli dell'indotto.
Alfred Niyonzima, proprietario della fattoria di pesce Kirambo nel distretto di Nyamasheke, dove dispone di 12 gabbie di pesci, con 1.000 pesci ciascuno, in un'intervista a The New Times  ha dichiarato che ha intenzione di investire in altre 20 gabbie ciascuna con capacità di ospitare 3.000 pesci.Una gabbia con 3.000 pesci ha un costo di circa 2.500 euro, ma può avere una resa di almeno 7.000 euro in sette mesi, sulla base di un prezzo al Kg di 3 euro e una resa di circa 700 chilogrammi per gabbia. Pur avendo il Rwanda un ricco patrimonio lacustre, e non mancando  persone disposte ad avventurarsi in questo tipo di allevamento, il settore è ancora frenato da un basso numero di persone con le competenze necessarie nell'allevamento di pesci, da scarsità  di piccoli di  pesce e mangime che, oltrettutto, sconta prezzi ancora elevati di circa Rwf800 ( 80 centesimi di euro) al kilogrammo che dovrebbe dimezzarsi per renderlo conveniente. . 
 Il dott. Wilson Rutaganira, del programma dell'acquacoltura e della pesca della RAB, ha dichiarato che  dovrebbero essere previsti incentivi  per aiutare gli agricoltori ad accedere ai piccoli di pesce e ai mangimi a prezzi sovvenzionati.
Secondo lui, gli agricoltori stessi sono in grado di produrre i pesci necessari se facilitati, citando l'Egitto che è riuscito a raggiungere gli obiettivi di produzione di pesce in meno di cinque anni, disponendo di aree lacustri inferiori a quelle del Rwanda che dispone di 24 laghi che coprono circa l'8 per cento della superficie totale del Rwanda.
Le principali specie di pesci che si trovano  nei laghi rwandesi includono la Tilapia, il Pesce gatto africano, l'Haplochromis sp e la Rastrineobola argentea.

giovedì 7 settembre 2017

Il franco rwandese s'indebolisce sull'euro: cambio a quota 1000

Martedì 5 settembre ci volevano 1.005 Franchi rwandesi per acquistare un Euro, il picco massimo raggiunto nella dinamica di cambio tra le due valute. In un anno la valuta rwandese ha avuto un andamento, rappresentato dal grafico a fianco riportato, caratterizzato da un rafforzamento fino a fine 2016, con un massimo di  Frw 855,20 fissato il  15 dicembre 2016, e un conseguente indebolimento concretizzatosi in questi giorni.L'andamento risente in maniera significativa del rafforzamento della valuta europea sui mercati dei cambi. Più regolare risulta l'andamento della valuta rwandese nei confronti del dollaro Usa che si è mantenuto nell'arco del 2017 entro il range di 820-840 Frw per un dollaro.

mercoledì 6 settembre 2017

Se la malaria arriva in Italia e si scopre che non c'è un vaccino

Di fronte alla notizia della morte per malaria della bambina di quattro anni che sta creando non poche preoccupazioni nell’opinione pubblica italiana, causa principalmente l’incapacità da parte dei responsabili sanitari di trovare la causa dell’infezione, risulta quanto mai interessante la riflessione dell’inviato di guerra de Il Giornale, Gian Micalessin. Riflessione che si riassume nel paradosso:prendila in Africa o in Asia e te la caverai in tre giorni al pari di un raffreddore. Se invece te la devono diagnosticare in Italia rischi di morire.
Un paradosso sperimentato sulla propria pelle da migliaia di  abituali  visitatori di paesi africani. Semmai va aggiunta un’ulteriore riflessione: appena un caso di malaria ci tocca da vicino si scopre che non esiste un vaccino per una malattia che secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che ha celebrato il 25 aprile il “World Malaria Day”, solo nel 2016  ha fatto registrare, in tutto il mondo, 212 milioni di casi, con 429mila morti. L’Africa rimane il continente più colpito, con il 90% dei casi e il 92% delle morti.Come riferito dall'agenzia AGI, qui ancora oggi gran parte della popolazione continua a soffrire, in maniera sproporzionata rispetto agli altri continenti, di morti premature e di disabilità evitabili, causate da una malattia che colpisce soprattutto le persone povere. Più a rischio di tutti le donne in attesa e i bambini che vivono in condizioni svantaggiate, con difficoltà di accesso e utilizzo dei servizi di prevenzione e cura.

domenica 3 settembre 2017

In via di ultimazione i lavori dell'acquedotto Rubaya-Kabugo

Stanno per concludersi i lavori del primo lotto dell'acquedotto di Rubaya-Kabugo, come documentato da queste foto. In settimana dovrebbero iniziare i lavori anche del secondo lotto che portera' l'acqua alla comunita' di Rubaya.



domenica 27 agosto 2017

Se a Kigali i vu cumprà hanno vita meno facile che da noi

I venditori ambulanti si trovano a tutte le latitudini.Mentre però da noi sono un fenomeno che è ormai entrato a far parte della normalità quotidiana, sia in città che nei paesi della provincia, piuttosto che nelle stazioni di vacanze,  e praticamente accettato da chi dovrebbe far rispettare la legge, in una capitale africana come Kigali i responsabili non sembrano disposti a chiudere un occhio e a scendere a compromessi sul fenomeno. E' di questi giorni un'ulteriore stretta da parte delle autorità di polizia intenzionate a stroncare con sequestri e forti multe, 10.000 Frw a venditore ed acquirente ( pari a poco più di 10 euro mezzo mese di paga di un lavorante agricolo), un'attività da tempo oggetto di appositi provvedimenti limitativi.
Giovane madre con bambino chiede un'offerta
E' da almeno il 2015 che a Kigali la vita per gli ambulanti irregolari è estremamente difficile. Da quella data fu, infatti, introdotta un'apposita normativa per stroncare il commercio illegale e allontanare tutti i venditori dalle strade della capitale, costringendoli ad associarsi in cooperative per sviluppare le loro attività in maniera regolare e vendere la loro merce in appositi punti vendita, con il conseguente versamento delle tasse sui loro commerci.  Qualche anno fa furono censiti oltre 6000 venditori ambulanti  operanti nella capitale: si va dalle donne che offrono frutta e verdura provenienti dalla campagna, ai ragazzi  che offrono oggettistica turistica, la più svariata, piuttosto che cartine geografiche o atlanti del Rwanda. Già migliaia di questi sono stati  formati nella gestione d'impresa per aiutarli a formalizzare le loro piccole imprese. Per incentivare questa trasformazione è stato anche offerto un anno di  franchigia fiscale.   "L'attività di vendita ambulante è illegale ed è a questo proposito che noi incoraggiamo tutti i venditori ambulanti della città a rispettare le norme e i regolamenti riguardanti il ​​modo di procedere in qualsiasi attività commerciale, per essere pronti a lavorare nei mini market che la città ha preparato per loro, perché questo li aiuterà a migliorare la loro vita quotidiana, socialmente ed economicamente " ha detto un responsabile comunale. In compenso la città, secondo le intenzioni della municipalità, dovrebbe diventare ulteriormente più pulita e sicura, come autorevolmente riconosciuto da un sondaggio internazionale Gallup che la colloca come la seconda città percepita come più sicura in Africa e 11° al mondo. Rimarranno probabilmente escluse da questi interventi le molte giovani donne, con i loro bambini portati sulle spalle, che spesso s'incontrano in città alla ricerca di un'offerta per sopravvivere.

martedì 22 agosto 2017

Meglio una cooperativa per l'accoglienza in Italia che un acquedotto in Africa?

Rwanda-Kibali:Bambini Batwa orfani inseriti
nel Progetto Adozioni dell'Associazione Kwizera
Giunti al termine della lettura del  messaggio del Papa per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2018,  che si articola lungo le linee d’azione dell’accogliere, proteggere, promuovere e integrare, non nascondiamo di aver provato un certo disagio e disorientamento. Sentimenti che nascono dal non aver trovato nel Messaggio alcun accenno alle condizioni di vita di centinaia di milioni di persone,  da cui traggono appunto origine i flussi migratori descritti, e conseguentemente alcun minimo accenno all’azione che migliaia di volontari mettono in campo, alle diverse latitudini, per 
Italia-Pistoia: Migranti in un momento
di relax in  piscina
rimuovere le cause del fenomeno migratorio portando, là dove necessario, qualche forma d’aiuto. Il tutto per tentare di creare i presupposti per dare forma a quel "diritto a non emigrare" che è una costante della Dottrina sociale della Chiesa e che lo stesso papa Francesco ha richiamato nell'analogo
 Messaggio del 2016, quando chiedeva che milioni di africani potessero “vivere con dignità, anzitutto esercitando il diritto a non emigrare per contribuire allo sviluppo del loro Paese ". A questo punto è lecito domandarsi se valga ancora la pena impegnarsi nell’aiuto ai popoli bisognosi, a casa loro, o se non sia meglio attendere comodamente qui, a casa nostra, i migranti, lucrando sulla loro accoglienza con i soldi dello Stato e raccogliendo, in sovrappiù, l’unanime apprezzamento del mondo politico ed ecclesiale. In conclusione: chiudiamo il cantiere per la costruzione di un acquedotto in Africa e apriamo una bella cooperativa dedita all’accoglienza qui in Italia?
Ma, poi, chi lo dice ai nostri amici rwandesi? 
Allora sarà meglio andare avanti sulla strada intrapresa!
Per un'analisi del Messaggio in un'ottica universale, che travalichi le strumentalizzazioni italiane, suggeriamo l'articolo dell'africanista Anna Bono, comparsa sul numero odierno de La nuova Bussola quotidiana (clicca qui).

venerdì 18 agosto 2017

Incontro con suore rwandesi al monastero di Grandate

Suor Eugenia, sr Odette, sr Jeanne d'Arc, sr Rolanda
L'incontro  con le quattro suore rwandesi, impegnate in un periodo di ritiro spirituale nel convento di clausura delle Suore Benedettine di Grandate, è avvenuto con lo scambio di un cordiale mwaramutse-buongiorno all'entrata del convento. Suor Odette, suor Rolanda, suor Jeanne d'Arc e suor Eugenia sono suore dell'ordine Abizeramariya provenienti dalla diocesi di Butare. Sono in Italia da alcuni anni:  presso la parrocchia di Mozzate, nella diocesi di Milano, le prime due e in quella di Castelluccio dei Sauri, in  provincia di Foggia, le altre due. Tutte quattro sono impegnate nell'assistenza pastorale all'interno delle rispettive parrocchie, con particolare attenzione per gli anziani. Una vocazione questa che avevamo già avuto modo di sperimentare nel 2003, a Byumba, quando accompagnati da don Paolo Gahutu avevamo avuto occasione di incontrare  gli anziani ospiti di una casa di accoglienza, proprio di questo ordine religioso. Pur venendo dalla diocesi di Butare, numerose sono risulatate le conoscenze comuni di suore e sacerdoti rwandesi.
 Visita alla casa per anziani di Byumba nel 2003
Sull'onda di questa comunanza, abbiamo fatto una vera e proprio full immersion nel Rwanda, supportati anche dallo scorrere delle immagini del calendario Kwizera e della pubblicazione Kwizera-Rwanda che abbiamo donato quale ricordo di questo imprevisto incontro e che alle nostre suore sono valse un momento di ritorno al paese di origine, dove hanno occasione di recarsi per un periodo di vacanza solo ogni tre anni.
Dobbiamo ringraziare suor Maria Maddalena del Risorto delle Benedettine di Grandate che, conoscendo il nostro interesse per il Rwanda, ci ha prontamente informati di questa presenza delle sorelle rwandesi, offrendoci l'opportunità di un incontro speciale, che potrebbe ripetersi in futuro in  Rwanda, dove, sfruttando l'acquisita conoscenza dell'italiano,  si potrebbe  lavorare insieme. 

The New Times: su Kibeho una bugia e una omissione di troppo

L'editoriale de The New Times di  ieri avanza, sulla scorta delle celebrazioni tenutesi a Kibeho del giorno dell'Assunta, una proposta apparentemente conciliante e di pace ma al fondo "interessata" e strumentale. Sottolineando la folta partecipazione di pellegrini  alla celebrazione e rammentando gli omicidi e le crudeltà che vi furono nel 1994 proprio a Kibeho,  il quotidiano filogovernativo auspica che Kibeho diventi un luogo di pace e a tal fine suggerisce che "il governo e le altre parti interessate dovrebbero approfittare per sollecitare il clero a cogliere questa opportunità per espiare gli errori del passato predicando l'amore e il perdono". E ancora "le organizzazioni religiose potrebbero andare avanti e costruire un centro di pace nel luogo in cui hanno violato i loro voti".Insomma siamo alla solita e periodica richiesta alla Chiesa cattolica di un atto di contrizione propedeutico a una piena riconciliazione.
L'editoriale si ferma qui. Due elementi minano pero' la sincerità della proposta, evidenziandone la strumentalita': una bugia e una omissione.
Non risponde, infatti, a verita' storica il coinvolgimento, come scritto da The New Times, del vescovo del luogo negli eccidi del 1994. Vescovo in quel periodo era mons. Augustin Misago, del quale l'editoriale artatamente non fa il nome ben sapendo che un tribunale della Repubblica del Rwanda ha mandato assolto il vescovo da ogni accusa di coinvolgimento nei fatti del 1994, nel giugno del 2000, dopo oltre un anno di  carcere.
Al riguardo, qualcuno dovrebbe forse farsi carico di difendere la memoria del presule da simili subdole attacchi che, alla luce della citata sentenza , si configurano come diffamazione!
Altrettanto grave e' l'omissione. Parlare di omicidi e crudelta' che hanno avuto come teatro Kibeho senza fare menzione di quanto successo  nell'aprile 1995, proprio a Kibeho, quando militari dell'esercito rwandese irruppero nel campo profughi uccidendo oltre 4000 persone, secondo dati forniti da osservatori internazionali, non depone a favore della credibilita' e imparzialita' della proposta.

mercoledì 16 agosto 2017

Non di solo pane vive l'uomo: parte la raccolta fondi

Il Progetto "Non di solo pane vive l'uomo.." lanciato dall'Associazione Kwizera onlus a sostegno dell'iniziativa delle  suore Clarisse di Kamonyi volta a edificare un nuovo monastero a Nyinawimana, nella diocesi rwandese di Byumba, che accolga le sempre più numerose vocazioni claustrali che fioriscono in Rwanda (clicca qui),  è entrata nella sua fase esecutiva con la prossima individuazione dell’impresa realizzatrice.
Le Clarisse di Kamonyi hanno quindi dato avvio alla raccolta fondi, aprendo un apposito conto corrente su una banca del Rwanda, le cui coordinate bancarie sono riportate qui di seguito:
 Monastère NYINAWIMANA
B.P 5 BYUMBA- RWANDA
N° de Compte: 00040 06945589 40 EUR
Bank of Kigali (BK) -  BKIGRWRWX
Titulaire du Compte: Ordre de Sainte Claire au Rwanda
Tenuto conto degli oneri bancari di trasferimento fondi a livello internazionale, ci permettiamo di segnalare anche le coordinate bancarie del conto dell’Associazione Kwizera onlus, su cui potranno essere accreditati gli importi meno importanti​​​ che saranno bonificati sul conto del monastero, in ununica e più economica soluzione, dando specifica informativa di ogni singolo versamento al Monastero stesso:
Associazione Kwizera onlus
Istituto bancario Credito Valtellinese
IBAN: IT 17 M0521652160000000092361 
Causale: Progetto Non di solo pane vive l’uomo
La proposta dell'Associazione Kwizera è rivolta primariamente ai numerosi operatori italiani ma anche stranieri attivi nella diocesi di Byumba; ad essi  si chiede di concorrere con una percentuale anche contenuta dei fondi destinati alle  loro iniziative- Kwizera destinerà al Progetto il 5% dei fondi destinati al Rwanda per il 2017 - così da poter dare corso, tutti insieme,  alla realizzazione di un progetto, finanziariamente impegnativo ma dall’alto profilo ideale, quale la costruzione del nuovo monastero.Naturalmente saranno ben accetti anche i contributi di singole persone che condividono lo spirito del progetto.Per eventuali contatti diretti con la priora della comunità di Kamonyi, Madre M. Letizia, si potrà ricorrere a: clarisseskamonyi@yahoo.fr​​​.

domenica 13 agosto 2017

Aiutiamoli a casa loro: quando la realtà dei numeri supera ogni ideologismo

Questo video, anche se un po' datato e riferito in particolare alla realtà americana, aiuta a riflettere, con logica stringente, sul fenomeno migratorio, avendo come riferimento la realtà fattuale piuttosto che fuorvianti approcci ideologici, di qualunque colore essi siano. 


venerdì 11 agosto 2017

L' iniziativa "Non di solo pane vive l'uomo..." su Avvenire



Riportiamo il ritaglio stampa dell'articolo, a firma Laura Baradocchi, apparso nell'edizione di ieri di Avvenire, in cui viene ripresa l'iniziativa " Non di solo pane vive l'uomo..." dell'Ass. Kwizera a sostegno delle clarisse di Kamonyi.

mercoledì 9 agosto 2017

Le sfide che attendono Kagame

Vinte le elezioni con un plebiscitario 98,63%, essendosi spartiti il resto dei voti i due altri contendenti nella competizione elettorale, il presidente Paul Kagame si appresta a iniziare un nuovo settennato di governo del Rwanda. Le sfide che lo attendono non sono poche e sono state tutte chiaramente evidenziate dalle più autorevoli testate internazionali in sede di presentazione della recente tornata elettorale. Ne ha fatto una sintesi realistica The Economist in un suo articolo impietosamente intitolato Many Africans see Kagame’s Rwanda as a model. They are wrong, ( Molti africani vedono il Rwanda di Kagame come un modello. Si sbagliano), in cui, dopo aver riconosciuto gli indubbi meriti della governance rwandese  a partire dal 1994, evidenzia le criticità in tema di diritti e libertà democratiche, concludendo con un brutale benservito a Paul Kagame: "Dopo le elezioni  l'uomo forte del Rwanda dovrebbe ritirarsi con grazia". 
Non crediamo che Kagame aderisca al duro diktat del settimanale britannico, e ne avrebbe buon motivo non essendoci, allo stato, un’altra figura in grado di garantire al Rwanda una continuità degli standard attuali di vita civile in termini di sicurezza e di trend di sviluppo economico. Sbaglierebbe comunque a sottovalutare e tacitare, sull’onda della schiacciante vittoria, le critiche avanzate da più parti, opponendo i successi a livello di sviluppo economico e di sicurezza. 

martedì 8 agosto 2017

Padre Albanese: in Rwanda segni di democratizzazione "dal basso"

Segnaliamo questa interessante analisi di padre Giulio Albanese, grande esperto d'Africa, apparsa su Avvenire di sabato, dedicata alla tornata elettorale africana in cui è contenuto anche questo passaggio dedicato al Rwanda. Un'analisi, tutta ancora da riscontrare nella realtà, che nella sua estrema sintesi offre  un elemento di speranza. 
" ....vi sono elementi di novità che non andrebbero sottovalutati. Ad esempio, in un paese come il Ruanda, nonostante la leadership ininterrotta (dal lontano 1994, anno del genocidio) del regime di Paul Kagame – personaggio controverso, feroce con i dissidenti e responsabile di pesanti ingerenze militari nel vicino ex Zaire – si sta affermando un graduale processo di democratizzazione "dal basso", frutto della lenta ma sicura maturazione di un’opinione pubblica interna sensibile alla cittadinanza e al superamento dell’etnocentrismo politico. Il fatto che il governo di Kigali continui a essere saldamente nelle mani del Fronte patriottico ruandese (Fpr), grazie anche ai successi delle politiche di modernizzazione messe in atto in questi anni dal regime, non esclude scenari inediti alla narrazione giornalistica internazionale.Esiste, infatti, una resistenza democratica locale fatta di piccole realtà rurali e cittadine, espressioni eloquenti della società civile, che, con impegno e determinazione, silenziosamente, contribuisce a modificare i meccanismi di relazioni interetniche, rafforzando il ruolo socioeconomico dei territori e delle comunità autoctone. Si tratta di reti di solidarietà che nascono soprattutto tra i giovani e le donne, nuove mentalità di gestione e innovative pratiche di management sociale; gruppi informali i cui attori mutano e si diversificano costantemente, con una coscienza accresciuta dei loro diritti di cittadinanza".

domenica 6 agosto 2017

Plebiscito per Kagame, riconfermato presidente fino al 2024

Al solo fine di fare memoria dell'evolversi istituzionale del Rwanda ricordiamo che la Commissione elettorale nazionale rwandese ha reso noti i risultati delle elezioni presidenziali che si sono tenute venerdì 4 agosto.
I votanti sono stati oltre 6,7 milioni di rwandesi e i tre candidati in lizza hanno ottenuto questi risultati:
il presidente uscente Paul Kagame ha avuto 6,650,722, pari al 98,63 per cento dei voti;
il candidato indipendente Phillippe Mpayimana ha ottenuto il secondo posto con 49,117 voti (0,73 per cento);
il candidato Frank Habineza del Partito verde democratico Rwanda ha ottenuto 31,633 voti (0,47 per cento).
Le elezioni si sono svolte in un clima tranquillo, e i perdenti hanno riconosiuto la sconfitta.
Paul Kagame sarà presidente per i prossimi sette anni, così come previsto dalla riforma costituzionale approvata nel dicembre scorso, e potrà concorrere ai due successivi mandati che avranno una durata di cinque. Potrà quindi rimanere teoricamente alla presidenze fino al 2034, quando avrà 77 anni.

mercoledì 2 agosto 2017

Il nuovo Nunzio: il Rwanda ha bisogno di sacerdoti santi

mons. Andrzej Józwowicz
In attesa di formalizzare la presentazione delle proprie credenziali alle autorità rwandesi, il nuovo Nunzio, mons. Andrzej Józwowicz, ha avuto occasione di presentarsi alla Chiesa rwandese in occasione della solenne cerimonia, tenutasi  a Kabgayi il 22 luglio scorso, in cui sono stati ordinati 63 novelli sacerdoti.  Si celebrava anche il centenario dell'ordinazione dei primi sacerdoti rwandesi, Padre Donat Reberaho e padre Balthazar Gafuku, avvenuta nel mese di ottobre 1917.
Nell'occasione, mons. Józwowicz ha rivolto ai numerosi presenti,  a partire "dall'impressionante numero dei candidati al sacerdozio... segno molto eloquente della benedizione di Dio per il popolo del Ruanda" un forte richiamo "a proclamare la Buona Novella a tutti, ma soprattutto agli emarginati, ai poveri e alla gente afflitta che vivono nella periferia della vita umana". Ricordando le parole del connazionale, san Giovanni Paolo II, ha poi sottolineato l'importanza del ministero della misericordia e della riconciliazione, richiamando gli stessi sacerdoti  a  ricorrere a loro volta regolarmente alla propria  confessione personale e a una direzione spirituale. 

venerdì 28 luglio 2017

Intervista alla superiora delle clarisse di Kamonyi

L'agenzia AciStampa dedica un suo lancio alle clarisse di Kamonyi.Il pezzo, a firma Simone Baroncia, ripercorre la storia della presenza della clarisse in Rwanda così come da noi descritta in un precedente post ed e' arricchito da una interessante intervista alla responsabile della comunita' di Kamonyi che qui di seguito riportiamo.
"Alla madre superiora, suor Maria Letizia Mukampabuka, abbiamo chiesto di raccontarci il ruolo delle consacrate nella Chiesa africana: “Le persone consacrate hanno una forte attività nei Paesi africani, i quali sono ancora in via di sviluppo. Qui in Rwanda come altrove le persone consacrate si occupano di una grande parte dell’educazione nelle scuole a tutti i livelli a anche le Istituzioni di qualche Università Cattolica. Le Consacrate hanno anche un posto molto importante nei settori dalla salute (sanità): ospedali, ambulatori, pronto soccorso. Sia fisico, psichico, morale. In questi settori, le Consacrate trovano modo di Evangelizzare e promuovere azioni di Pace, di Giustizia e l’armonia tra i popoli”.
Come si vive la fede cattolica in Rwanda?
“La Vita Contemplativa è come il motore che attiva dal di dentro tutte queste attività, dandole un’immagine di vita eterna. Attraverso creature chiamate a una vita di preghiera, di lode e di adorazione. Così l’opera dell’uomo si trasfigura e va al di là del visibile e umano per rispondere ai desideri di Dio Creatore e Padre e soprattutto accogliere i suoi disegni d’Amore per l’Uomo, figlio prediletto e il creato in genere. Certo, tutto dipende della fede, comunque si potrebbe dire che il popolo Rwandese risponde abbastanza bene a questi valori, testimoniando nella vita, momenti di riconciliazione e azioni di unità. Tutto questo lo si può attingere da una vita di Preghiera, incoraggiata anche da modelli Evangelici”.

martedì 25 luglio 2017

Iniziati i lavori dell'acquedotto Rubaya-Kabugo

I primi lavori sulla sorgente
Sono iniziati la settimana scorsa i lavori per la realizzazione dell’acquedotto di Rubaya-Kabugo nella parrocchia di Bungwe. Si tratta di un acquedotto che porterà l’acqua potabile a due piccoli villaggi della campagna rwandese, Rubaya e Kabugo, dove spesso la normalità di poter disporre di un bicchiere d’acqua comporta lunghi e faticosi viaggi, anche di kilometri, per raggiungere le poche sorgenti disponibili. L’opera, finanziata all’associazione Kwizera e realizzata dall’impresa Falide di Byumba con l’apporto della popolazione locale, convoglierà l’acqua attinta a due sorgenti locali, attraverso circa 4.000 metri di tubazione e le cisterne necessarie, alle due comunità di Rubaya e di Kabugo. Rubaya  è un villaggio di circa 749 famiglie raccolte attorno alla Chiesa cattolica, alla scuola, al centro di sanità, agli uffici della comunità civile, al mercato e al macello. Kabugo è una comunità di 150 famiglie dotata di una scuola materna, di una chiesa cattolica e di una protestante. L’inizio dei lavori è stato salutato con favore dalle autorità civile del posto, a partire dal capo del distretto di Gicumbi, Juvenal Mudaheranwa.  La spesa complessiva è stata preventivata in 15,5 milioni di franchi rwandesi, corrispondenti  a circa  17.500 euro. L’intero importo è stato reso disponibile dalla munifica donazione di una benefattrice in memoria di Lia e Rita Accorsini.

venerdì 21 luglio 2017

Parte la telemedicina rwandese anche come strumento di formazione per i medici

Nel momento in cui il Progetto Africa-Italia-Africa, vedi nostro post del febbraio scorso, potrebbe approdare sui tavoli ministeriali per una valutazione circa la sua reale fattibilità, questa notizia conferma indirettamente la fondtezza della proposta di stage professionalizzanti per giovani medici rwandesi di cui il progetto si compone. Il Ministero della Salute rwandese ha lanciato un progetto di telemedicina all'ospedale di Shyira nel distretto di Nyabihu, che dovrebbe contribuire, attraverso l’utilizzo dell’ITC, a un contenimento complessivo dei costi della sanità rwandese a partire da quelli  di trasferimento dei pazienti ad altri ospedali e, soprattutto per quanto ci riguarda, di formazione dei medici.Pur tra inevitabili difficoltà nei collegamenti via internet, che non sempre garantiscono la continuità delle comunicazioni, il progetto dovrebbe consentire ai medici dell’ospedale di avere contatti  con 64 medici specialisti di tutto il mondo, dalla Nigeria agli Stati Uniti, dal Congo all’Uganda,  che trattano diverse malattie e da cui i medici rwandesi potranno avere  importanti supporti.
Parlando al lancio dell'iniziativa, il dottor Innocent Turate, responsabile del centro HIV e di altri reparti di controllo delle malattie infettive nel Centro Biomedico Rwanda, ha dichiarato: "La tecnologia permetterà ai medici di chiedere un secondo parere da esperti di altri ospedali come CHUK, King Faisal o all'estero oltre che beneficiare di formazione e tutoraggio che possono essere forniti da specialisti al di fuori del paese".
A sua volta, il dottor Theoneste Rubanzabigwi, direttore dell'ospedale, sottolineando la necessità di avere medici esperti in Rwanda, ha aggiunto che poichè  " i medici locali necessitano di più formazione e di apprendere di più da medici più anziani, questo progetto aiuterà a ottenere tale formazione senza necessariamente incontri  faccia a faccia ". In quest'ottica, il Progetto pilota per il Rwanda di Stage professionalizzante per giovani medici africani, che fa parte dl più ampio Progetto Africa-Italia-Africa, sembra pienamente rispondente alle necessità evidenziati dai responsabili della sanità rwandese.

lunedì 17 luglio 2017

Iniziata la campagna per le presidenziali 2017: si accendono i riflettori sul Rwanda






E’ iniziata la campagna elettorale delle presidenziali 2017 in previsioni delle elezioni che si terranno  il prossimo 4 agosto e che  decreteranno il prossimo presidente del Rwanda. Tre sono i candidati che concorrono: il presidente uscente Paul Kagame, esponente del Fronte patriottico rwandese (RPF), Frank Habineza del Partito  Verde del Rwanda e il candidato indipendente Philippe Mpayimana. Sul risultato, scontato come nessun altro mai essendo incerta solo la percentuale con cui Kagame si aggiudicherà la tornata, dovrebbero vigilare osservatori internazionali; almeno così recitava un articolo comparso sull’edizione on line
del quotidiano The New Times, ora stranamente non più raggiungibile, in cui si parlava di rappresentanti del The Carter Center, nella persona dell'ex segretario di stato americano John Kerry, e di esponenti dell'Unione Europea. Come naturale, in coincidenza del periodo elettorale si sono accesi anche i riflettori sul Rwanda da parte della stampa  internazionale e delle ong impegnate nella difesa dei diritti umani.  Così è uscito un rapporto dell'ong HumanRights Watch , sdegnosamente respinto dalle autorità governative, in cui si denunciano esecuzioni sommarie da parte della forze di sicurezza rwandesi di una quarantina di piccoli criminali nella parte occidentale del paese. A sua volta, l'autorevole settimanale britannico The Economist ha pubblicato un articolo dal titolo, Many Africans see Kagame’s Rwanda as a model. They are wrong, ( Molti africani vedono il Rwanda di Kagame come un modello. Si sbagliano), in cui, dopo aver riconosciuto gli indubbi meriti della governance rwandese  a partire dal 1994, conclude, dopo aver evidenziato le criticità in tema di diritti e libertà democratiche, con un brutale benservito a Paul Kagame: " Dopo le elezioni  l'uomo forte del Rwanda dovrebbe ritirarsi con grazia". Presumibilmente, questo è solo l'inizio; da qui  in avanti, per qualche tempo, il Rwanda sarà sotto i riflettori della comunità internazionale e con i riconoscimenti arriveranno, immancabili, anche le critiche.