"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI


Visualizzazione post con etichetta Sinodo Africano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sinodo Africano. Mostra tutti i post

lunedì 23 marzo 2009

Alcuni punti critici della vita delle società africane:L’ambito socio-culturale

Dal documento preparatorio del Sinodo Africano riprendiamo questo passaggio relativo all'ambito socio-culturale che caratterizza la vita del continente.

3. L’ambito socio-cultural
e

30. In numerose regioni del continente, i popoli africani conservano un amore profondo per la loro cultura. Artisti, musicisti, scultori, ecc., danno libero corso al loro genio con opere sempre più apprezzate. Si riconosce che il radicamento culturale condiziona lo sviluppo integrale dei singoli individui e delle collettività. Così, uomini e donne del continente si uniscono per promuovere l’eredità culturale della loro terra. Alcuni Stati vi si sono impegnati risolutamente. Queste attività associate permetteranno di salvaguardare gli autentici valori africani di rispetto degli anziani, della donna come madre, della cultura della solidarietà, dell’aiuto reciproco e dell’ospitalità, dell’unità, della vita, dell’onestà e della verità, della parola data, ecc., minacciate da quelle venute da altri continenti [26] e diffuse attraverso il fenomeno della globalizzazione?

31. Il deterioramento dell’identità culturale ha condotto a uno squilibrio interiore delle persone che si manifesta con la rilassatezza morale, la corruzione e il materialismo, la distruzione del matrimonio autentico e della nozione di famiglia sana, mediante l’abbandono delle persone anziane e la negazione dell’infanzia. In seguito ai conflitti armati si è installata una cultura di violenza, di divisione e il mito del guerriero eroe. Sembra che, col pretesto della modernità, sia in atto un processo organizzato di distruzione dell’identità africana. E ciò si rivela tanto più efficace quanto più permane l’analfabetismo a causa dell’investimento carente nell’educazione da parte dei poteri pubblici. L’educazione dei giovani è così abbandonata all’influenza degli antivalori diffusi dai mass media, da certi politici e da altre figure pubbliche.

32. Alcune credenze e pratiche negative delle culture africane esigono, tuttavia, una vigilanza del tutto speciale: la stregoneria lacera le società dei villaggi e delle città e, in nome della cultura o della tradizione ancestrale, la donna è vittima delle disposizioni in materia di eredità e dei riti tradizionali di vedovanza, della mutilazione sessuale, del matrimonio forzato, della poligamia, ecc.

33. È in questi diversi ambiti che le Chiese particolari si sentono interpellate e si attendono molto dalla riflessione dei Padri sinodali, alla luce della Rivelazione.

sabato 21 marzo 2009

Alcuni punti critici della vita delle società africane:L’ambito socio-politico

Dal documento preparatorio del Sinodo Africano riprendiamo questo passaggio relativo all'ambito socio-politico che caratterizza la vita del continente.

1. L’ambito socio-politico

22. In questi ultimi anni sono apparsi, sul piano politico, segni che fanno sperare in una maturazione delle coscienze civiche; una società civile attiva si fa sempre più visibile nella lotta per i diritti umani; uomini e donne in politica si mostrano assetati della rinascita del continente in ogni ambito, mentre la preoccupazione di una risoluzione interafricana dei conflitti, constatata qua e là, dimostra che alcuni esponenti delle classi politiche africane hanno una viva consapevolezza del fatto che spetta loro educare politicamente i propri popoli e guidare le proprie Nazioni verso una vita di pace e prosperità.

23. Tuttavia, la società continua a lottare per liberarsi di molteplici impedimenti. Alcuni dirigenti politici danno prova di insensibilità verso i bisogni del popolo, perseguono interessi personali, disprezzano le nozioni di bene comune, perdono il senso dello Stato e dei principi democratici, elaborano politiche faziose, partigiane, clienteliste, etnocentriste e incitano alla divisione per poter regnare. In alcuni luoghi, il partito al potere tende ad identificarsi con lo Stato. La nozione di autorità è concepita allora come “potere” – partito al potere, condivisione dei poteri – e non come “servizio” (cf. Mt 20, 24ss.; v. anche 1 Re 3). Si constata, inoltre, con tristezza, che i politici, uomini e donne, dimostrano una grave mancanza di cultura in materia politica, violano senza scrupolo i diritti umani e strumentalizzano tanto la religione quanto le istituzioni religiose, di cui ignorano, d’altronde, la missione e la funzione nella società. Non stupisce, quindi, che alle controversie politiche essi oppongano risposte bellicose. La mancanza di coscienza ed educazione civica dei cittadini viene quindi sfruttata a danno di questi ultimi. Solo un ambiente politico stabile può favorire la crescita economica e lo sviluppo socio-culturale.

venerdì 20 marzo 2009

Instrumentum laboris: una foto realistica dell'Africa di oggi

E' una foto estremamente realistica dell'Africa di oggi quella che emerge dal documento "La Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace" predisposto quale strumento di lavoro del prossimo sinodo dei vescovi africani che si terrà a Roma dal 4 al 2 ottobre 2009. Una rappresentazione fedele della realtà fatta dai diretti interessati, le diverse conferenze episcopali africane, che hanno saputo indagare con estrema franchezza sulla situazione in cui si trova il continente africano, mettendo in luce i mali, le contraddizioni, i valori, le conquiste, gli sforzi compiuti, i propositi, le cose fatte e quelle ancora da realizzare. Ci viene consegnato un quadro che, appunto perchè tratteggiato dai diretti interessati, non risente di certi stereotipi con cui spesso viene letta la realtà africana. Dovrebbe quindi formare oggetto di lettura per tutti coloro che si interessano e si impegnano, in diverse forme, a favore di quei popoli. E' una vera e propria miniera di informazioni, di spunti di riflessione e di stimoli e provocazioni circa le azioni che si possono mettere in atto come organizzazioni impegnate sul campo.   Il documento riguarda l'intero continente, ma, per quel poco che conosciamo della realtà rwandese, ben si adatta anche a quel paese, una piccola Africa in sedicesimo. Per la versione italiana  del documento clicca qui, mentre per la versione francese clicca qui. 

giovedì 19 marzo 2009

Benedetto XVI: riconciliazione, giustizia e pace

AL CONSIGLIO AFRICANO PER IL SINODO
Vorrei ora suggerire qualche riflessione sul tema specifico della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, relativo alla riconciliazione, alla giustizia e alla pace.
Secondo il Concilio Ecumenico Vaticano II, “la Chiesa è in Cristo come sacramento, cioè segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (Lumen gentium, 1). Per adempiere bene la propria missione, la Chiesa dev’essere una comunità di persone riconciliate con Dio e tra di loro. In questo modo, essa può annunciare la Buona Novella della riconciliazione alla società attuale, che conosce purtroppo in molti luoghi conflitti, violenze, guerre e odio. Il vostro continente non ne è stato risparmiato ed è stato ed è ancora triste teatro di gravi tragedie, che fanno appello ad una vera riconciliazione tra i popoli, le etnie, gli uomini. 
Per noi cristiani, questa riconciliazione si radica nell’amore misericordioso di Dio Padre e si realizza mediante la persona di Gesù Cristo che, nello Spirito Santo, ha offerto a tutti la grazia della riconciliazione. Le conseguenze si manifesteranno allora con la giustizia e la pace, indispensabili per costruire un mondo migliore.
In realtà, nel contesto sociopolitico ed economico attuale del continente africano, che cosa c’è di più drammatico della lotta spesso cruenta tra gruppi etnici o popoli fratelli? E se il Sinodo del 1994 ha insistito sulla Chiesa-Famiglia di Dio, quale può essere l’apporto di quello di quest’anno, alla costruzione dell’Africa, assetata di riconciliazione e alla ricerca della giustizia e della pace? I conflitti locali o regionali, i massacri e i genocidi che si sviluppano nel Continente devono interpellarci in modo tutto particolare: se è vero che in Gesù Cristo noi apparteniamo alla stessa famiglia e condividiamo la stessa vita, poiché nelle nostre vene circola lo stesso Sangue di Cristo, che fa di noi figli di Dio, membri della Famiglia di Dio, non dovrebbero dunque più esserci odio, ingiustizie, guerre tra fratelli.
Constatando lo sviluppo della violenza e l’emergere dell’egoismo in Africa, il Cardinale Bernardin Gantin, di venerata memoria, faceva appello, fin dal 1988, a una Teologia della Fraternità, come risposta al richiamo pressante dei poveri e dei più piccoli (cfr L’Osservatore Romano, ed. francese, 12 aprile 1988, pp. 4-5). Gli tornava forse alla memoria ciò che scriveva l’africano Lattanzio all’alba del IV secolo: “Il primo dovere della giustizia è riconoscere l’uomo come un fratello. Infatti, se lo stesso Dio ci ha fatti e ci ha generati tutti nella stessa condizione, in vista della giustizia e della vita eterna, noi siamo sicuramente uniti da legami di fraternità: chi non li riconosce è ingiusto” (Epitomé des Intitutions Divines, 54, 4-5: SC 335, p. 210). La Chiesa-Famiglia di Dio che è in Africa, già dalla Prima Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi ha realizzato un’opzione preferenziale per i poveri. Essa manifesta così che la situazione di disumanizzazione e di oppressione che affligge i popoli africani non è irreversibile; al contrario, essa pone ciascuno di fronte ad una sfida, quella della conversione, della santità e dell’integrità

Benedetto XVI: ai catechisti

Dall'odierno discorso di Benedetto XVI  a Yaoundé
Desidero rendere omaggio alla generosità della loro risposta incondizionata alla chiamata del Signore e dal loro ardente zelo apostolico. Qui vorrei andare oltre e parlare dei catechisti africani, compagni inseparabili dei missionari nell’evangelizzazione. Dio aveva preparato il cuore di un certo numero di laici africani, uomini e donne, persone giovani e più avanti negli anni, a ricevere i suoi doni e portare la luce della sua Parola ai loro fratelli e sorelle. Laici con i laici, hanno saputo trovare nella lingua dei loro padri le parole di Dio che hanno toccato il cuore dei loro fratelli e sorelle. Hanno saputo condividere il sapore del sale della Parola e far risplendere la luce dei Sacramenti che annunciavano. Hanno accompagnato le famiglie nella loro crescita spirituale, hanno incoraggiato le vocazioni sacerdotali e religiose e sono stati il legame tra le loro comunità e i sacerdoti e i vescovi. Con naturalezza, hanno operato un’efficace inculturazione che ha portato meravigliosi frutti (cfr Mc 4,20). 
Sono stati i catechisti a permettere che “la luce risplendesse davanti agli uomini “ (Mt 5,16), perché vedendo il bene che facevano, intere popolazioni hanno potuto rendere gloria al nostro Padre che è nei cieli. Sono Africani che hanno evangelizzato Africani. Evocando il loro glorioso ricordo, saluto e incoraggio i loro degni successori che lavorano oggi con la stessa abnegazione, lo stesso coraggio apostolico e la stessa fede dei loro predecessori. Che Dio li benedica generosamente!