"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI


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martedì 4 febbraio 2025

Una tonnellata di viveri per gli amici batwa

Kibali

Appuntamento d’obbligo di ogni nostra missione è quello con la comunità Batwa, o come di direbbe nel politicamente corretto ruandese “persone storicamente marginalizzate” di Kibali alla quale negli ultimi anni si è aggiunta quella di Miyowe. Erano 79 i nuclei familiari a Kibali e 26 a Miyowe: ognuno dei quali è stato consegnato un sacco di 5 kilogrammi di fagioli ed altrettanti di farina di mais ruandese, quindi di colore bianco, per un totale di una tonnellata di alimenti. L’incontro con queste comunità fa toccare con mano situazioni di vera emarginazione che, nel tempo, nonostante l’impegno dei tanti donatori, non hanno subito l’inversione di tendenza sulla via dello sviluppo messo in atto dal resto della società ruandese. Forse è anche per questo che qualche ecclesiastico autorevole ci faceva notare, con linguaggio curiale, che questa nostra attenzione verso queste comunità forse non neccessariamente incontra l’apprezzamento delle autorità civili. 



Miyowe

mercoledì 16 ottobre 2024

Il ritorno in Rwanda di Angelo e Franco

L'accoglienza dai Batwa

Angelo Bertolucci e Franco Simonini, rispettivamente segretario e presidente della vecchia Ass. Kwizera onlus, dopo un'assenza di ormai cinque anni, che ha fatto seguito alla chiusura della vecchia Associazione, sono tornati in Rwanda. Per una settimana ripercorreranno le strade per tanti anni battute a partire dal lontano 2001, quando scesero in Rwanda per la prima volta partendo da Cyeza, per rivisitare alcuni dei tanti progetti portati a termine nel corso degli anni ed incontrare i tanti amici che ancora qui possono annoverare. Il primo appuntamento del nuovo tour non poteva che essere con i Batwa della comunità di Kibali per i quali tanto è stato fatto nel corso degli anni. L'accoglienza, come al solito, è stata calorosa, a conferma dello stretto rapporto che si è creato nel corso degli anni con quella comunità. L'appuntamento più importante sarà però venerdì quando Angelo e Franco faranno visita all'asilo nido ospitato nella Casa di Catia e Rina, la realizzazione che hanno  fortemente voluto a ricordo delle rispettive mogli prematuramente scomparse negli scorsi anni. 

martedì 13 febbraio 2024

Tra i batwa di Miyowe

Dopo la comunità di Kibali è stata la volta di quella di Miyowe: alle 60 famiglie radunate dal parroco di Burehe, l'abbe' Fulgence, abbiamo portato sei quintali tra farina di mais e fagioli. Diversamente che a Kibali qui oltre alle famiglie della locale comunità batwa c'erano anche famiglie particolarmente povere della zona.Cosa che non a tutti i batwa presenti è risultata gradita; pensavano, infatti, che queste altre famiglie potessero sottrarre loro qualcosa di loro esclusiva pertinenza. Comunque  chiarito che così non era, il tutto si è risolto velocemente per lasciar il posto a momento di vera gioia e di festa come testimonia questo video.


 

venerdì 9 settembre 2022

A challenging proposal to mister Gerard Sina

Dear Mr. Sina,

since 2007 our association has operated in the historically marginalised community of Kibali, ( aka Batwa for the muzungu), building an house for all the families residing there, for a total amount of 47 houses (click here).

 During the following years over eight hectares of land have been terraced, and that the civil authorities have made them available to that community (click here).

We have also supported the cultivation of those lands, in an alternation of encouraging results and frustrating disappointments, despite a certain commitment of the members of the community.

Overall, we are witnessing a conspicuous heritage of agricultural land not fully exploited by that community that could draw an important source of livelihood from those same land.

Faced with this bleak state of affairs, mindful of her personal history, which from a difficult childhood has been able to rise to a successful entrepreneur not only on a national level, we would like to launch a challenging proposal.

Propose to the civil authorities to take over the management of those lands, enhancing them, as you know how to do, and sharing the fruits, according to modalities to be defined, with the members of that community.

Community that can also be involved in the agricultural activities that are intended to be implemented there, undertaking a training course for the members of the cooperative, already active in the past in agricultural work, under the guidance of its technicians.

This could be a replicable pilot project in similar realities.

A project that would have a return for all the protagonists:

 for his Group, the confirmation of attention to the social reality in which it operates, with undoubted returns in terms of image;

or the civil authorities, a concrete answer to the request for support that communities like that of Kibali ask for; 

for the families of the community, a real response to their daily needs, not separated from a possible beginning of a path of redemption that frees them from the difficult situation in which they live.

We’re talking about a “win win project”!

As you can see, everyone could be the winner of this challenge, only if you take it up, as you have been able to do many other times in your life, starting from the distant times when you were a child in Kigali and you found someone who offered an opportunity.

With deep esteem and admiration.

Kwizera  Association

 (kwizeraodv@gmail.com)


giovedì 6 gennaio 2022

La laurea di Delphine, uno schiaffo ai pregiudizi di cui sono vittima i Batwa

Delphine il giorno della laurea
Quella di  Delphine NYIRAMINANI è una piccola storia di riscatto sociale che merita di essere raccontata. Delphine è, infatti,  una giovane batwa della comunità di Kibali che, partendo da una situazione di grave degrado, quale quella in cui si trovava e, purtroppo si trova ancora a vivere l'intera sua comunità, è riuscita con impegno e dedizione a raggiungere un diploma di laurea in Land Survey -Rilevamento topografico al Dipartimento di Rilevamento del territorio dell'INES di Ruhengeri. Nata nel 1995, in una famiglia numerosa cui è venuto a mancare il padre, ha potuto seguire prima la scuola primaria di Kibali, quindi, anche grazie al sostegno dell'Ass. Kwizera, attraverso il programma adozioni, e della Croce rossa rwandese ha proseguito gli studi nella scuola secondaria di Byumba e Rukozo, dove nel 2016  si è diplomata in Costruzioni, titolo equivalente al nostro  diploma di geometra, con grande soddisfazione della mamma Maria Goretti. Avevamo incontrato Delphine in occasione della missione  Kwizera del 2017, scoprendo una ragazza sveglia e volitiva che non nascondeva l'aspirazione ad accedere all'università. In quella occasione le avevamo offerto qualche giornata di lavoro impegnandola, unitamente al fido Bernard, in una ricognizione sulla sistemazione e sull'utilizzo delle cisterne distribuite, nell'ambito del Progetto Amazi, in diverse parrocchie e comunità religiose della diocesi di Byumba. Successivamente Delphine è stata assunta dall’impresa realizzatrice, sempre per conto dell'Associazione, dell’acquedotto Rubaya-Kabugo dove ha dato prova di capacità e dedizione. Proprio nel periodo in cui era impegnata nei lavori dell'acquedotto a  Delphine era arrivata un'altra bella sorpresa: l'assegnazione di una borsa di studio per poter frequentare l'università a Ruhengeri. Occasione che Delphine non si è lasciata sfuggire e dopo quattro anni di studi eccola qua a festeggiare la sua laurea. Una laurea che è un vero e proprio schiaffo ai tanti pregiudizi di cui sono vittima i Batwa.

lunedì 4 febbraio 2019

Ritrovarsi con i batwa

Anziane ringraziano per il dono dei fagioli
Il consueto appuntamento con la comunità batwa (pigmei) di Kibali, che connota ogni Missione Kwizera in Rwanda, si è arricchito quest'anno di una novità. Venerdì scorso abbiamo, infatti, fatto la conoscenza di un'altra comunità batwa, quella di Miyove, nella parrocchia di Kizaro. Si tratta di una comunità composta da 135 persone, distribuite in 24 famiglie,ognuna con la propria casa. Grazie alla Croce Rossa i 45 bambini della comunità frequentano il vicino centro di educazione, mentre 30 studenti frequentano la scuola primaria, uno studente frequenta la scuola superiore, mentre 15 giovani si stanno formando nel cucito. Avendo consistenti terreni coltivabili a disposizione, la parrocchia di Kisaro vorrebbe assicurare alla comunità, con il supporto di Kwizera, un supporto tecnico e finanziario per meglio sfruttare questo grande patrimonio. Ma quando si parla di batwa, il legame dell'Associazione Kwizera è storicamente quello con la comunità di Kibali. L'incontro con quella comunità data ormai a dieci anni fa, quando le circa 250 persone che la componevano vivevano in strutture indefinibili fatte di frasche e teli,  come si può vedere in un filmato girato allora (clicca qui). Da allora ogni famiglia ha ricevuto da Kwizera una casa e successivamente la disponibilità di sette ettari di terreno coltivabile, ottenuto dal terrazzamento della collina. Col passare degli anni, la comunità ha ricevuto l'assistenza necessaria a mettere a coltura i terreni che ora producono patate e mais. Pur negli innegabili progressi, la comunità vive ancora ad un livello di notevole emarginazione, che pregiudizi culturali presenti fra gli stessi ruandesi non aiutano certo a superare. Nonostante questo, la vicinanza di Kwizera non è mai venuta meno, attraverso il sostegno alle diverse campagne agricole, un certo numero di adozioni dei bambini e con l'incontro annuale che attraverso un piccolo segno di vicinanza, la distribuzione ad ogni famiglia di un pacco di cinque kilogrammi di fagioli, vuole confermare un'attenzione che si protrarrà nel corso dell'anno.

mercoledì 26 settembre 2018

Lavori agricoli presso la comunità batwa di Kibali

Giornata di semina delle patate nella comunità batwa di Kibali. Dopo che il precedente raccolto era andato praticamente perso causa il maltempo, la nuova stagione di semina ha necessitato del sostegno dell'Ass. Kwizera che ha dovuto finanziare l'acquisto dei concimi e delle patate da semina. I lavori sono stati coordinati dalla sezione locale della Croce Rossa che ha coordinato gli aderenti alla cooperativa attiva presso la comunità.

mercoledì 14 febbraio 2018

Batwa day


Il ricordo di Raphael

Come sostenere ed eventualmente accellerare i progressi messi a segno negli ultimi anni dalla comunità batwa di Kibali è stato l’oggetto dell’incontro di martedì mattina con l’incaricato della Croce Rossa rwandese, Jean Damascene Ndebwone, da anni impegnato in un importante e proficuo lavoro di recupero ed integrazione dei piccoli pigmei rwandesi, prima nel distretto di Musanze ed ora in quello di Byumba. Un costante aumento della scolarizzazione tra i bambini, dagli iniziali 12 sono ormai 44 quelli che frequentano il primo ciclo, con altri che stanno seguento il ciclo secondario e una, delphine addirittura l'università,  una cooperativa agricola ben organizzata ed efficiente che con i suoi  51 membri si fa carico della messa a coltura dei tre ettari di terra comunitaria, pronta anche ad ampliare la superficie dei terreni da coltivare, sono solo i segni più significativi che stanno cominciando ad incrinare l’immagine negativa che i batwa scontavano presso il resto della popolazione rwandese. Vittime di un grave pregiudizio, i piccoli uomini stanno lentamente cominciando a muovere i primi passi sulla strada che li porti ad una integrazione effettiva con il resto della società rwandese. Un percorso che, purtroppo, corre il grave rischio che si possa interrompere, a partire dal prossimo anno, quando la Croce Rossa sembra aver pianificato l’interruzione del programma a sostegno dei batwa. Per questo i prossimi mesi saranno decisivi per trovare nelle autorità civili quegli appoggi che garantiscano il mantenimento dell’impegno. Di fronte a queste sfide l’Ass. Kwizera, che da anni opera a favore dei batwa, prima con l’edificazione delle cinquantina di case del villaggio, successivamente con il terrazzamento di 7 ettari di collina e l’avvio di un progetto agricolo, ormai consolidatosi nel tempo, manterrà la sua vicinanza con il progetto Adotta un villaggio che dovrebbe assicurare un’assistenza tecnica da parte di un nostro agronomo alla cooperativa e il finanziamento di un progetto per l’avvio di un vivaio di avocado per la loro successiva piantumazione a Kibali e nelle altre due comunità batwa esistenti nel distretto di Byumba. Nel frattempo è incominciata la stagione agricola con la semina di un ettaro a mais e nei prossimi giorni di due ettari di patate, per la cui semina si attingerà alle sementi accantonate nel passato raccolto.
Giramata con la zia

La giornata di martedì ha visto anche la consueta distribuzione ad ogni nucleo familare della comunità di un pacco di fagioli. Nell’occasione si sono vissuti due momenti particolarmente emozionanti. Il primo la presentazione del calendario 2018 dell’associazione Kwizera dedicato appunto alla comunità batwa di Kibali. La vista della foto del povero Raphael in copertina a strappato qualche lacrima a più di un presente. Mentre lo scorrere dei mesi strappava commenti e gridolini vari mano che ognuno riconosceva nelle foto alcuni dei presenti. Una copia del calendario veniva poi data alla mamma di Delphine, alla quale è dedicato il boxino del mese di maggio per    la festa della mamma, e un’altra all’addetto al buon funzionamento della comunità che compare nell’ultima di copertina. Naturalmente una copia è stata riservata ai familiari di Raphel, la sorella e i due figli: la bambina Giramata e il fratellino. A questi  sono arrivati anche una letterina e due piccoli pensieri dalla famiglia che li ha adottati a distanza.
Visita la fotogallery clicando qui.

venerdì 2 febbraio 2018

Un servizio video sui batwa di Kibali


Nei giorni scorsi, la comunità batwa di Kibali è stata visitata da una troupe televisiva locale che ha fatto dei servizi sull'esperienza della cooperativa che gestisce i terreni agricoli della communità.Il progetto, finanziato dalla Croce Rossa rwandese e dall'Associazione Kwizera e seguito dall'agronomo Jean ClaudeNdazigaruye, ha permesso  negli ultimi due anni di effettuare significativi raccolti di patate, con piena soddisfazione degli aderenti alla cooperativa. Le immagini danno anche conto degli interventi manutentivi effettuati sui  tetti delle case, a suo tempo costruite da Kwizera. La Croce Rossa ha provveduto, infatti, a sostituire le vecchie tegole in terracotta con lamiere.

mercoledì 8 marzo 2017

Festa della donna: l'esempio della giovane batwa Delphine

 Delphine NYIRAMINANI
Quella di  Delphine NYIRAMINANI è una piccola storia di riscatto sociale che ben si presta alla celebrazione della Festa della donna. Delphine è, infatti,  una giovane batwa della comunità di Kibali che, partendo da una situazione di grave degrado, quale quella in cui si trovava e, purtroppo si trova ancora a vivere l'intera sua comunità, è riuscita con impegno e dedizione a raggiungere un diploma di scuola secondaria in Costruzioni, una sorta di  diploma di geometra. Nata nel 1995, in una famiglia numerosa cui è venuto a mancare il padre, ha potuto seguire prima la scuola primaria di Kibali, quindi, anche grazie al sostegno dell'Ass. Kwizera, attraverso il programma adozioni, e della Croce rossa rwandese ha proseguito gli studi nella scuola secondaria di Byumba e Rukozo, dove l'anno scorso si è diplomata in Costruzioni, con grande soddisfazione della mamma Maria Goretti. Abbiamo incontrato Delphine in occasione della recente missione Kwizera, scoprendo una ragazza sveglia e volitiva che non nasconde l'aspirazione ad accedere all'università, cosa che potrebbe  concretizzarsi grazie a una borsa di studio dello stato. Nel frattempo le abbiamo offerto qualche giornata di lavoro impegnandola, unitamente al fido Bernard, in una ricognizione sulla sistemazione e sull'utilizzo delle cisterne distribuite, nell'ambito del Progetto Amazi, in diverse parrocchie e comunità religiose della diocesi di Byumba. Successivamente Delphine è stata assunta dall’impresa realizzatrice dell’acquedotto Rubaya-Kabugo dove ha dato prova di capacità e dedizione. Appena l’acquedotto entrerà in funzione, a Delphine è stato demandato il compito di coordinare i comitati di gestione delle singole fontane esistenti. Nel frattempo però per Delphine è arrivata un'altra bella sorpresa: le hano assegnato una borsa di studio per poter frequentare l'università a Ruhengeri.

sabato 3 dicembre 2016

I batwa di Kibali ci riprovano: procede bene il progetto agricolo

Batwa al lavoro sui terrazzamenti di Kibali

Incontro formativo sull'alimentazione dei bambini
Causa il ritardo dell’arrivo delle piogge, il progetto di messa a coltura  dei terreni che circondano il villaggio della comunità batwa di Kibali, ha avuto inizio solo nella prima quindicina dell’ottobre scorso , sotto la supervisione di un agronomo della Caritas diocesana di Byumba.  La semina è stata effettuata, dopo adeguata concimazione dei terreni,  su una superficie di 1,5 ettari: un ettaro di pertinenza della cooperativa TWITEZIMBERE, che raggruppa un certo numero di famiglie batwa, e mezzo ettaro distribuito fra le rimanenti famiglie che non hanno aderito alla cooperativa. Nel complesso nel villaggio vivono ancora, dopo le criticità evidenziatesi nel recente passato, 49 famiglie.Il coinvolgimento delle famiglie che non aderiscono alla cooperativa mira allo scopo di mostrare loro le potenzialità che un lavoro agricolo può loro riservare e responsabilizzarle perché non si verificassero, come successo in passato, casi di furto delle patate appena seminate. A questo proposito per i primi giorni dopo la semina, fino a quando sono cominciate a spuntare le prime piante, i membri della cooperativa hanno garantito un servizio di guardia. A metà novembre, dopo aver effettuato un trattamento per prevenire la peronospora, si è proceduto alla rincalzatura delle piante. Il buon lavoro fin qui svolto ha attirato l’attenzione anche della Croce Rossa rwandese che ha messo a disposizione della cooperativa altro terreno da mettere a coltura foraggera per l’alimentazione delle mucche della comunità. All'attività agricola, i tecnici della Caritas hanno affiancato anche un'opera di sensibilizzazione circa l'importanza della frequentazione scolastica dei bambini batwa e incontri formativi delle mamme in materia di nutrizione.

lunedì 29 agosto 2016

La sfida dell'autosufficienza alimentare: dal villaggio batwa al continente

In questi giorni sta ripartendo il progetto agricolo presso la comunita'  batwa di Kibali.Dopo la favorevole esperienza che a partire dal 2011 aveva visto l'avvio di lavori agricoli presso la comunità batwa di Kibali e la successiva fase di grave involuzione che aveva frenato il processo d'integrazione delle famiglie che vivono in quella comunità, si tenta faticosamente di rimettere in piedi un progetto che a regime vedrebbe, di nuovo, la messa a cultura dei terreni disponibili, circa otto ettari di terreno terrazzato.Sotto la guida dei tecnici della Caritas di Byumba, un ettaro di terreno verrà messo a coltura con la semina di patate.L'esito del progetto è tutt'altro che scontato; troppo spesso,infatti, il fallimento e' dietro l' angolo quando si ha a che fare con i batwa.
A Kibali, l'incapacità di sfruttare gli otto ettari di terreno disponibile balza immediatamente all'occhio, suscitando le critiche più aspre anche da parte degli amici rwandesi, in cui serpeggia spesso un pregiudizio negativo sui batwa.
Eppure, quegli otto ettari di terreno agricolo di Kigali, rimasti incolti, sembrano quasi una  replica in  sedicesimo di quello che succede nel continente africano. 
Ce lo ricorda  Kanayo F. Nwanze, presidente dell'IFAD- Fondo Internazionale delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) in occasione della sesta Conferenza Internazionale di Tokyo sullo sviluppo africano (TICAD), che si tiene in questi giorni a Nairobi, in Kenya.
Nonostante oltre l'80 per cento della popolazione africana sia dedita all’agricoltura,  il continente genera solo il 10 per cento della produzione agricola mondiale, mentre pur avendo un quarto delle terre coltivabili del mondo,  l'Africa spende ancora m 35 miliardi di dollari l'anno per l'importazione di prodotti alimentari.
"Se anche solo una parte del denaro utilizzato per le importazioni alimentari fosse stato speso per la creazione di posti di lavoro nelle zone rurali, non solola più grande  popolazione giovanile al mondo potrebbe aspirare a un futuro sostenibile sul continente, ma l'Africa sarebbe in grado di nutrire se stessa", ha detto Kanayo F. Nwanze.
Anche se l'Africa è la regione economica con il secondo più veloce indice di crescita al mondo, più di 300 milioni di africani vivono al di sotto della soglia di povertà e di questi la maggior parte vive nelle zone rurali e dipende dall'agricoltura per il proprio sostentamento. I tassi di disoccupazione sono quasi il 40 per cento.
Non tanto diversa è la situazione del Rwanda costretto, secondo il Ministro di Stato per l'Agricoltura, Tony Nsanganir, a spendere circa $ 200 milioni in importazioni alimentari ogni anno: si tratta di zucchero, cereali e riso, nonché prodotti alimentari trasformati , in assenza di industrie rwandesi in grado di trattare i prodotti agricoli.Per il solo comparto dei cereali, il rapporto sulla sicurezza alimentare e la vulnerabilità per il 2015, rilasciato dal ministero, indica che il commercio formale di cereali ha mostrato un saldo commerciale "negativo" sia nel  2013 che nel 2014, quando si è evidenziato un deficit di 268.000 tonnellate , a fronte di una produzione totale di cereali in Rwanda  di circa 583.000 tonnellate.

venerdì 29 aprile 2016

Riproposto un progetto agricolo a favore dei batwa di Kibali

Una recente panoramica del villaggio batwa di Kibali
All'esito della Missione 2016 dell'Ass. Kwizera era stato deciso di rilanciare la collaborazione con la comunità batwa di Kibali che, tra alti e bassi, si sta portando avanti dal lontano 2007 quando furono edificate 47 casette, una  per ognuno dei nuclei familiari che allora componevano la comunità. Da allora c'è stato un susseguirsi di interventi che hanno avuto il punto  più alto nella messa a coltura dei terrazzamenti ricavati sulla collina di insediamento del villaggio. Successivamente una serie di fattori, anche  esterni alla comunità, hanno concorso ad  incrinare il faticoso percorso che la comunità stessa era riuscita a intraprendere, provocando una grave involuzione del processo d'integrazione che sembrava potersi attuare: si legga al riguardo quanto fin ad oggi pubblicato cliccando  qui. 
Alla luce del riconfermato impegno dell'Ass. Kwizera a favore dei batwa di Kibali  è stato predisposto, d'intesa con la Caritas, un intervento a favore delle 40 famiglie superstiti, consistente in un primo piano di semina di patate su un ettaro dei terreni incolti, sulla base del modello della fattoria dei tre terzi ( I terzo ai proprietari dei terreni, cioè tutti i batwa, II terzo a chi presta la manodopera, III terzo ai finanziatori). Il direttore della Caritas si raccorderà con le autorità civili e con la Croce Rossa, già attiva fra i batwa, per fare in modo che il progetto possa avere successo.
Nel frattempo si procederà a una ricognizione dello stato delle case che dovrebbe portare a interventi manutentivi, a partire dalla sostituzione delle tegole di copertura dei tetti danneggiate.

venerdì 19 febbraio 2016

Missione 2016: si riparte dai batwa

La prima uscita della Missione 2016 dell’ass. Kwizera è stata a Kibali presso la comunità batwa. Si nutrivano non poche preoccupazioni sulla situazione che si sarebbe potuto trovare alla luce degli ultimi sviluppi che hanno interessato questa comunità negli ultimi tempi. Infatti, da due anni a questa parte per tutta una serie di vicissitudini la comunità ha subito in una seria involuzione del processo di recupero iniziato nel 2008 con la costruzione da parte di Kwizera di 47 casette a favore di ciascuna delle famiglie della comunità. Negli anni successivi si era dato avvio anche a un programma di sfruttamento dei sette ettari di  terrazzamenti che nel frattempo l’associazione Kwizera aveva realizzato.Purtroppo a partire dal 2014 la situazione si è improvvisamente degradata, per il venir meno dell’assistenza dell’autorità civili e per una serie di errori commessi da alcuni benefattori che hanno effettuato interventi scoordinati e oggettivamente alteranti l’equilibrio che si era raggiunto.Alcune serie incomprensioni creatasi tra la comunità batwa e il resto della popolazione, a seguito di qualche  furto commesso da esponenti batwa che hanno provocato il linciaggio di uno di questi, ha portato una decina di famiglie ad abbandonare la comunità e le rispettive case, non prima di aver venduto tutto il possibile, dalle tegole agli infissi. Dopo che lo scorso anno si erano chiamati a raccolta tutti gli enti coinvolti nell’assistenza della comunità per proporre qualche soluzione alla situazione creatasi e dopo che apparentemente non c’erano stati riscontri, ci si aspettava il peggio. In realtà la situazione è decisamente migliorata rispetto a dodici mesi fa.Le 39 famiglie rimaste, di cui 37 originarie con la propria casa, hanno ricominciato a coltivare i terreni circostanti le case, dopo che erano rimasti incolti nella fase più acuta della crisi. Le case sopravvissute sono di nuovo oggetto di cura anche se necessitano di qualche intervento manutentivi, soprattutto per i tetti in tegole di cotto. Alla luce di quanto visto sembra possibile riprendere il filo di un discorso di vicinanza a questa comunità che sconta un’emarginazione dal resto della popolazione decisamente forte e diffusa. 

venerdì 23 gennaio 2015

Diario Missione 2015

Progetto JMV
Prosegue il Progetto JMV (Jeunes en Marche vers la Vie- Giovani in Marcia verso la Vita) che prevede l’erogazione di dieci borse di studio di Frw 250.000 cad. ( circa 300 euro) che copre gran parte della retta  scolastica,ad altrettanti studenti frequentanti il secondo ciclo presso il Petit Seminaire di Rwesero,  di cui è rettore don Palo Gahutu. Per l’anno 2015, solo quattro dei beneficiari  della borsa di studio nel 2014  hanno mantenuto i requisiti di merito richiesti ( riportare una media di voti superiore a quella complessiva  della propria classe), mentre i rimanenti non avendo rispettato questo requisito  hanno ì perso il diritto alla borsa di studio. Si sono liberate così sei borse di studio che sono stata assegnate quattro ad altrettanti studenti della prima classe del secondo ciclo e due a quelli del terzo e ultimo anno.Grazie al generoso contributo della Parrocchia di Grosio, che già negli anni scorsi ha sostenuto le iniziative dell'Associazione Kwizera, sono stati inoltre attivati anche sedici buoni studio dell’importo di 50.000 franchi rwandesi cadauno da distribuire agli studenti bisognosi del primo ciclo di studi. 

Progetto Batwa
Un sopralluogo al villaggio batwa di Kibali che abbiamo effettuato nella giornata di mercoledì ha permesso di prendere atto della grave situazione venutasi a creare all’interno della comunità, anche a seguito di gravi incidenti accorsi, di cui avremo modo di riferire al termine della missione, quando avremo un quadro più preciso di quanto accaduto.
Ad una prima ricognizione emerge che alcune case risultano totalmente distrutte, altre gravemente danneggiate, altre infine ancora dignitosamente tenute.Alcune della famiglie della comunità risultano aver abbandonato il villaggio per altre destinazioni.
Su sollecitazione dell’Ass- Kwizera è stata nel frattempo indetta per martedì prossimo una riunione con tutte le parti interessate al problema: autorità civili, rappresentanti della diocesi cattolica e protestante, una rappresentanza della Caritas. In quella sede l'Associazione Kwizera presenterà le proprie proposte per tentare di riavviare il progetto che ha subito un gravissimo colpo, forse decisivo per ricacciare i poveri batwa nella situazione precedente alla realizzazione del villaggio. 

martedì 18 febbraio 2014

Un grave stop nel processo d'integrazione della comunità batwa di Kibali

Dal Rwanda arrivavano notizie sempre più preoccupanti circa il continuo deteriorarsi delle  situazione presso la comunità batwa di Kibali. Si parlava di case abbandonate e distrutte, di campi incolti, prima ancora di partire giravano confuse notizie di fatti di sangue. Purtroppo il sopralluogo effettuato unitamente al direttore della Caritas diocesana,l’abbé Emmanuel, non ha fatto che confermare i resoconti che ci erano stati fatti. I campi, coltivati fino alla scorsa stagione agricola, si presentavano per la gran parte della superficie abbandonati e incolti.  Molte delle piccole costruzioni destinate ai servizi risultavano distrutte o gravemente degradate, cinque case sono state letteralmente rase al suolo; si vede solo la sagoma delle fondamenta e la terra battuta di quello che era il pavimento; il resto ha letteralmente preso il volo, nel senso che è stato rubato e venduto: Una delle case era di una donna anziana nel frattempo morta, mentre un’altra era di proprietà di un detenuto in  carcere che al momento della messa in libertà ha abbandonato tutto per andare in un’altra comunità. Per la verità, alcune case sono  conservate con cura dagli abitanti che le custodiscono con gelosia; alcuni sono arrivati a murare alcune finestre per meglio difendersi dai ladri. E qui veniamo alle voci circa i fatti di sangue. Un componente della comunità batwa sorpreso a rubare in casa di uno degli abitanti del paese vicino è stato aggredito e finito a bastonate, mentre un complice è stato gravemente ferito e, nel momento in cui scriviamo, sembrerebbe che sia morto.Breve parentesi:si spera che il lettore italiano non si lasci andare a facili giudizi, visto che fatti analoghi sono accaduti anche da noi. Naturalmente le  notizie dell’accaduto  non sono apparse sulla stampa locale, troppo attenta a non incrinare la cartolina  di un Rwanda felix.Di fronte a un simile quadro si fronteggiano due interpretazioni. Da una parte chi vede confermate le proprie certezze circa l’impossibilità per i batwa di affrancarsi dai loro ancestrali stili di vita: “era solo questione di tempo” ma prima o poi sarebbero tornati alle antiche abitudini.Dall’altra chi si chiede cosa sia successo per far precipitare nel passato quegli stessi batwa che per cinque anni sembravano aver intrapreso un percorso che a piccoli passi li sollevasse dalla loro situazione di estremo degrado. Basta al riguardo ripercorrere le notizie che nel tempo sono state date nel blog. A questo punto chi ha ancora a cuore la sorte di questa comunità deve necessariamente interrogarsi cos’altro si possa fare per questi ultimi. Al momento il primo passo sembra essere appunto quello di mettere attorno a un tavolo tutti i benefattori che negli anni si sono interessati, in vario modo, della comunità batwa, per decidere se e come intervenire. Naturalmente anche le autorità civili dovranno fare la loro parte, ben sapendo che fino a quando sulla comunità vigilava un loro incaricato, le cose sono andate per il meglio. A questo punto, far finta di niente sarebbe una sconfitta per tutti.

venerdì 30 agosto 2013

Batwa di Kibali: un aggiornamento

In merito al precedente post sulla comunità batwa di Kibali, al nostro rientro in Italia veniamo raggiunti da questo aggiornamento puntuale stilato da un tecnico di fiducia che ha seguito l'intera vicenda.
Delle 47 capre consegnate dalla Croce rossa-Rwanda, una per ognuna delle famiglie presenti nella comunità, rimangono due sole capre con i loro piccoli; le altre sono state mangiate o vendute.Stessa sorte è toccata ai 47 ovini consegnati dalla diocesi di Byumba: è sopravvissuta una sola pecora avendo le rimanenti 46 seguito la stessa sorte della capre. Il giudizio del tecnico è drastico " l'insuccesso che i donatori hanno avuto deriva dall'aver distribuito gli animali senza preparare adeguatamente i destinatari di questi animali e senza prevedere che  la comunità non disponeva del foraggio necessario alla loro alimentazione".
Il tecnico ci conferma che il progetto agricolo promosso dall'associazione Kwizera, che vedeva la coltivazione di 100 are a mais e altre 150 are  di legume diversi è stato duramente colpito dalla siccità particolarmente intensa che ha interessato il Rwanda; le coltivazioni sono state totalmente distrutte. Le due associazioni che la comunità ha formato per seguire questo progetto non hanno però gettato la spugna e si apprestano a dare corso a nuove semine. 
Vedremo se sarà possibile ripartire da qui. Naturalmente tenendo in debito conto l'esperienza toccata al progetto allevamento dove le colpe non erano certo dei soli batwa e, men che meno, del povero Raphael che forse, nel caso specifico, ha scontato  la sua notorietà pagando per tutti.

martedì 27 agosto 2013

Le disavventure di Raphael e la parabola dei batwa

Raphael di ritorno dal suo giro a Byumba
Al più attento dei nostri quattro lettori non sarà sfuggito che finora non abbiamo parlato della consueta visita alla comunità batwa di Kibali. La visita, in effetti,  c’è stata in uno dei primissimi giorni del viaggio, ma abbiamo atteso a parlarne per farlo a mente fredda, avendo lasciato decantare per qualche giorno le prime impressioni avute nell'occasione.  Quella che fino a cinque anni fa era una tradizionale comunità batwa che viveva in rifugi, che non si potevano neppure definire delle capanne, essendo fatti di frasche e qualche telo raccattato qua e là, nel 2008 era passata a vivere in casette in muratura e copertura in tegole realizzate dall’Associazione Kwizera: una casetta per ognuna della 47 famiglie di cui si componeva quella comunità. Smentendo le negative previsioni di molti dei nostri amici rwandesi, portatori di quello che è un pregiudizio negativo che attraversa l’intera società rwandese a tutti i livelli  nei confronti dei batwa, i nuovi inquilini si sono adattati a vivere nelle nuove costruzioni non ripetendo quanto fatto in una precedente analoga esperienza quando smantellarono le casette ricevute dalla comunità protestante, vendendo tutto ciò che era vendibile: infissi,  coperture e altro. Si è andati avanti così per cinque anni, mentre nel frattempo l’Associazione Kwizera, dopo aver costruito il villaggio, provvedeva a terrazzare otto ettari di collina, avviando la coltivazione su due con l’assistenza di un agronomo che formava e seguiva i batwa in questa, per loro nuova, attività che ha portato al raccolto dei frutti della terra in due annate agricole ( vedi tutti i post in argomento).

venerdì 12 aprile 2013

Continua l'impegno agricolo dei batwa di Kibali


L'impegno della comunità batwa di Kibali in ambito agricolo ha dato i suoi frutti anche nella stagione agricola appena conclusa. Sui due ettari di terra messi a coltura, nei terrazzamenti circostanti il villagio, sono stati raccolti 82 quintali di patate e otto quintali di grano. Dell'intero raccolto solo 25 quintali di patate sono stati destinati alla vendita, mentre il resto delle patate e tutto il grano è stato destinato al consumo. All'apparenza il risultato potrebbe sembrare modesto, anche se superiore a quello ottenuto nell'anno precedente; in realtà dobbiamo pensare a quale fosse la situazione della comunità anche solo tre di anni fa, quando sotto la direzione dell'agronomo della fattoria di Nyinawimana, Michel Habakurama, l'associazione Kwizera ha dato avvio a questo progetto agricolo, una novità assoluta per le abitudini dei batwa; i nuclei familiari esistenti a malapena riuscivano a mettere in tavola, si fa per dire, qualcosa da mangiare. Oggi possono contare oltre che su questi raccolti comunitari, anche su piccoli orti familiari dove coltivano fagioli e cavoli, oltre che alla disponibilità di un certo numero di animali, capre, pecore maiali e vacche, frutto delle donazioni di diverse organizzazioni umanitarie.
  

domenica 10 febbraio 2013

A Kibali arrivano gli svizzeri

Abbiamo di recente riferito degli sviluppi del progetto agricoltura promosso dall'Associazione Kwizera presso la comunita' batwa di Kibali. In quella sede avevamo anche dato notizia di interventi di altre associazione in aiuto dei batwa, in particolare con l'assegnazione di capre e pecore. In proposito, abbiamo trovato la notizia su internet dell'intervento da parte dell'associazione svizzera Insieme per la pace a favore della comunita' batwa di Kibali.