"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI


mercoledì 27 settembre 2023

L'ultimo libro di Rampini:un ottimo reportage con qualche ma

A lettura ultimata  del libro di Federico Rampini, La speranza africana, non possiamo nascondere una certa delusione. Si tratta sicuramente di un ottimo reportage giornalistico con un'apprezzabile visione geopolitica, con forse qualche ripresa di troppo di vecchie corrispondenze dell'autore.il contenuto tradisce però le attese create  da un importante lancio editoriale e dalle numerose e intriganti presentazioni che ne aveva fatto l'autore, una delle quali ripresa nel precedente post. Infatti, dato atto all'autore  del grande merito di aver demolito diversi luoghi comuni che nel tempo si sono venuti via via stratificando sull'Africa, a partire dal diffuso afropessimismo, e delle letture che ne fa il politicamente corretto occidentale, va detto che la "speranza" del titolo sembra concretizzarsi più nel successo di diversi artisti africani che non nelle realizzazioni statuali che nel tempo si sono via via affermate sul continente. Successi sbrigativamente trattati in un unico capitolo. Anche volendo attribuire al libro un taglio meramente giornalistico, ci sembrano francamente troppi  i capitoli dedicati al Sud Africa che, pur dimensionalmente importante, non si può certo dire rappresenti uno spaccato significativo del continente data la sua storia del tutto particolare, seppur interessante, e meno che meno un esempio per gli altri paesi africani.Esempio che invece potrebbero rappresentare paesi come il Rwanda in cui le variabili che concorrono al successo di un paese, dalla governance alla gestione economica e sociale, sono adeguatamente declinate dalle locali classi dirigenti, una volta tanto non tacciabili di corruzione.Forse è di queste esperienze che può alimentarsi una reale speranza africana; speranza che sappia dare ai giovani africani reali prospettive per costruire una vita meritevole di essere vissuta nei rispettivi Paesi.

lunedì 11 settembre 2023

La speranza africana: l'ultimo libro di Federico Rampini

Federico Rampini presenta al Festival della comunicazione di Camogli il suo ultimo libro La speranza africana ed. Mondadori, in uscita il prossimo 19 settembre, 



sabato 9 settembre 2023

Se l'emergenza sbarchi ci fa dimenticare l'Africa con i suoi 1.300 milioni di abitanti

Con il superamento della soglia, anche psicologica, dei centomila arrivi di migranti sulle nostre coste, il dibattito sul fenomeno migratorio ha trovato nuovo impulso, sia in ambito politico che ecclesiale. Un dibattito che negli anni si è sempre caratterizzato per un’analisi unilaterale del fenomeno, evidenziandone i riflessi sulla comunità nazionale, senza mai andare a fondo circa l’origine dei flussi migratori, spesso confondendo strumentalmente migranti economici e rifugiati, e conseguentemente cercare possibili soluzioni per disinnescarne le cause. In questi anni, anche in ambito cattolico, il dibattito non ha mai  superato il contingente. Ci si è limitati ai doverosi salvataggi nel Mediterraneo, alla conseguente accoglienza temporanea, senza  però che la stessa abbia poi portato significativi risultati nel perseguimento di un processo d’integrazione. Si sono sì accolti tanti migranti, ma quanti di loro sono stati accompagnati in un percorso d’inserimento nel mondo del lavoro? Ricordo al riguardo come ad una simile domanda, l’addetto di una Caritas diocesana rispose, quasi infastidito, che non erano un ufficio di collocamento. Anche nella gestione contingente dei flussi migratori non si può dire, quindi, che il modello di accoglienza in essere da noi sia in grado di dare risposte efficaci alle persone approdate in Italia alla ricerca di un avvenire migliore, almeno il 90% degli arrivati essendo il rimanente 10% formato da aventi diritto all’asilo, che avevano attraversato  deserti e Mediterraneo proprio per cercare uno sbocco lavorativo. Un simile approccio è figlio anche di un grave errore di prospettiva. Se ci si concentra sul bagnasciuga di Lampedusa senza mai alzare lo sguardo per guardare più lontano, all’Africa, i problemi dei 1.300 milioni di africani che vi vivono, di cui qualche centinaia di milioni sotto la soglia di povertà, mai potranno trovare una soluzione degna, neppure in una traversata del Mediterraneo. Quello che manca nel dibattito sul fenomeno migratorio è proprio una “proposta” che tenga conto della realtà, oscurata, che esiste al di là dell’orizzonte lampedusano: l’Africa ed i suoi abitanti.