"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI


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martedì 5 gennaio 2016

Kagame: le incognite della sfida del terzo mandato

L'annucio dato nel discorso di fine anno da parte di Paul Kagame, di voler aderire alla richiesta del popolo rwandese  di proseguire nell'esercizio del potere, ripresentandosi alle prossime elezioni presidenziali del 2017, resterà probabilmente nella storia rwandese come un discrimine, una sorta di passaggio del Rubicone come quello compiuto da Cesare.Senza alcuna violazione di legge, in quanto le modifiche costituzionali approvate plebiscitariamente in sede referendaria lo scorso 18 dicembre ( 98,3% i sì)  aprono a un terzo mandato presidenziale,  la ricandidatura di Kagame aprirà una nuova stagione nella storia rwandese.Come uno spartiacque tra un prima e un dopo.Una prima stagione in cui la ricostruzione del paese dalle ceneri della guerra civile da parte del nuovo gruppo dirigente proveniente dall'Uganda, sotto la guida capace e ferma di Paul Kagame,  ha potuto beneficiare di un contesto di quasi unanime sostegno della comunità internazionale, in tutte le sedi.Sostegno che si è innanzitutto  concretizzato in cospicui aiuti finanziari che hanno alimentato per anni le casse statali, ancora oggi dipendenti per oltre il trenta per cento dai contributi esteri, favorendo  lo sviluppo economico-sociale che ha caratterizzato il ventennio successivo al 1994.Ancor più importante risulta quella sorta di manleva che la comunità internazionale, vittima di un senso di colpa per non aver saputo evitare la tragedia rwandese, ha ritenuto di concedere al nuovo gruppo dirigente, evitando  ogni sorta di indagine giudiziaria sulle violazione del diritto penale  internazionale, commesse nei quattro anni di guerra, e di censura sulle non infrequenti violazioni dei  diritti civili e democratici che hanno costellato venti anni di governo.
C'è poi  una stagione a venire costellata di non pochi interrogativi.

venerdì 1 gennaio 2016

Kagame dice sì al terzo mandato

Non si e' dovuto attendere molto perché Paul Kagame sciogliesse la riserva in merito alla sua possibile terza candidatura presidenziale,  anche perché come insegna Oascr Wilde " l'unico modo per liberarsi di una tentazione è cedervi" E così, a nemmeno due settimana dall'ufficializzazione dell' esito plebiscitario del referendum costituzionale , Paul Kagame ha colto l'occasione dell'indirizzo d'auguri di fine anno rivolto ai rwandesi, per affermare solennemente " che può solo accettare" l'invito di milioni di connazionali a proseguire nella guida del paese, e candidarsi quindi per la terza  volta nel 2017. Non ha pero' mancato di aggiungere, forse in considerazione che potrebbe legittimamente ricandidarsi una quarta e quinta volta ed essere presidente fino al 2034, in modo alquanto sibillino: " Ma non credo che il nostro obiettivo sia quello di avere un presidente a vita, né è quello che vorrei.Il più presto possibile, questo ufficio sarà trasferito da una persona all'altra in modo che servirà a uno scopo, non solo dare l'esempio, per noi stessi o per gli altri."

martedì 22 dicembre 2015

E adesso cosa farà Kagame?

Paul Kagame ha preso atto con estrema soddisfazione dell'esito del referendum costituzionale, non solo perchè, volendo,  gli spianerebbe la strada per rimanere in carica fino al 2034, ma, soprattutto, perchè dalle urne esce un Rwanda "più forte", che non si è lasciato intimidire dalle pressioni provenienti dall'estero, dagli USA e dall'Unione Europea. I commenti di Kagame si sono fermati qui; nulla ha lasciato trapelare circa la sua intenzione di ripresentarsi nel 2017.Nel frattempo, sono arrivati  nuovi inviti direttamente dalla Casa Bianca perchè il presidente uscente non approfitti delle nuove norme costituzionali per perpetuare nel tempo la permanenza al vertice dello stato. In particolare, il comunicato della Casa Bianca dopo aver riconosciuto i meriti di Kagame nella ricostruzione e sviluppo del Rwanda auspica che lo stesso  " onori il proprio impegno a rispettare i limiti di mandato .....concorrendo  in tal modo  a dare una base credibile alla democrazia in Rwanda e rafforzare i significativi progressi compiuti per il mantenimento della pace e della prosperità per tutti i rwandesi e dare un lodevole esempio, non solo in Rwanda, ma nell'intera  regione e al mondo ".
La dichiarazione  non ha mancato di aggiungere che "Washington è preoccupata anche per una limitazione generale delle libertà democratiche in Rwanda...Gli Stati Uniti rimangono preoccupati per le restrizioni da lunga data alla libertà di riunione pacifica, di associazione e di espressione in Rwanda...Chiediamo al governo rwandese di consentire il pieno esercizio di tali libertà fondamentali nel momento in cui il paese va alle elezioni locali nel 2016, alle elezioni presidenziali nel 2017 e alle elezioni parlamentari nel 2018",

domenica 20 dicembre 2015

Esito scontato del referendum costituzionale: 98,3% di sì

E' finita come doveva finire, con la totalità dei rwandesi che si esprimono a favore della nuova costituzione. Da oggi, il mondo giornalistico sarà tentato di cambiare termini per  definire l'esito plebiscitario di una qualsivoglia votazione: si potrebbe non  più parlare, come fatto fino ad oggi, di una maggioranza "bulgara", eredità delle votazioni nel  regime comunista del secolo scorso, ma di una maggioranza "rwandese". Che dire, infatti, dei numeri del referendum costituzionale tenutosi nella giornata di ieri: votanti oltre il 98% dei 6,3 milioni di rwandesi aventi diritto, favorevoli 98,3% quando sono stati scrutinati quasi tutti i 30 distretti del paese e i voti dei rwandesi della diaspora. La percentuale dei contrari1,6%  è del tutto irrilevante; in una votazione normale sarebbe stato  maggiore il numero delle schede nulle, anche se in questo caso era difficile sbagliare dovendo scegliere tra il sì-Yego e il no-Oya. Il presidente in carica, Paul Kagame, può ora legittimamente concorrere alle elezioni presidenziali che lo potrebbero vedere presidente fino al 2034, anche se lui ha già detto che "non vuole essere presidente a vita".
Unico dato sorprendente di una votazione scontatissima e' che, a oltre 24 ore dalla chiusura dei seggi , non si conoscano ancora i dati definitivi di una votazione che chiedeva solo un si' o un no: poca efficienza o altro?

mercoledì 9 dicembre 2015

Si va di fretta: il referendum costituzionale fissato per il 18 dicembre

Il governo rwandese ha deciso di indire per il 17 ( per i residenti all'estero) e 18 dicembre ( in Rwanda) il referendum di conferma della legge che modifica la costituzione, approvata nel novembre scorso, che prevede nella sostanza la possibilita' per il presidente in carica di concorrere per un nuovo mandato presidenziale, superando il limite dei due mandati presidenziali previsti nella vecchia costituzione.
Con questa scelta di dare esecuzione immediata al referendum, che rende oltretutto  nei fatti quasi impossibile ogni tipo di propaganda elettorale, le autorita' rwandesi sembrano rispondere alle riserve espresse da Usa e dall'Unione Europea proprio sul superamento dei limiti costituzionali ai mandati presidenziali.

venerdì 4 dicembre 2015

Riserva anche dall'Unione Europea sulle modifiche costituzionali rwandesi

" L'adozione di norme che possono applicarsi ad un solo individuo indebolisce la credibilità del processo di riforma costituzionale, in quanto mina il principio della variazione di governo democratico, sancito dall'articolo 23 della Carta africana sulla democrazia, elezioni e governance. Le modifiche alla Costituzione rwandese recentemente approvata dal Parlamento - se confermato da un referendum - potrebbero dare origine a questa situazione". Questa la chiara presa di posizione  dell'Alto rappresentante per la politica estera, Federica Mogherini, a nome dell'Unione europea a proposito della riforma della Costituzione recentemente approvata che dischiude la possibilità all'attuale presidente Paul Kagame di rimanere legittimamente in carica fino al 2034, essendo in pratica dominus del Rwanda dal 1994.
"L'UE sostiene fermamente il principio di transizione democratica, basata su processi trasparenti, inclusivi e responsabili come stabilito dalla Carta africana". Anche perchè l'esperienza dimostra che nei paesi che hanno  rispettato i limiti di mandato consentendo il cambiamento,  le società sono diventate più resistenti e le istituzioni più credibili.
 Per questo, "l'UE resterà impegnata a sostegno della pace e della prosperità nella regione dei Grandi Laghi e attende con interesse il dialogo costante con le autorità rwandesi".

giovedì 3 dicembre 2015

Ennesimo richiamo USA a Kagame perchè rinunci al terzo mandato

“Ci auguriamo che il presidente Paul Kagame si ritiri alla fine del suo mandato”: a dirlo, con riferimento alla situazione del Rwanda, è stata Samantha Power, ambasciatrice degli Stati Uniti all’Onu, aggiungendo che il Rwanda "dovrebbe dare un esempio di buon governo".
La Power ha altresì invitato il capo di stato a “mantenere la promessa di lasciare che una nuova generazione guidi il paese”, per poi ricordare che “nessuno è indispensabile”.
 E' solo l'ultimo dei caldi inviti che vengono da oltreoceano al governo di Kigali, considerato a lungo un alleato regionale importante per gli USA, anche se le relazioni si sono raffreddate negli scorsi mesi, proprio in relazione al possibile terzo mandato di Kagame.
Proprio  il voto del parlamento rwandese sulla riforma costituzionale che - una volta approvata in un referendum - permetterebbe a Kagame di restare in carica, potenzialmente, fino al 2034, aveva mosso le critiche, la scorsa settimana, dell'amministrazione USA.
E' altresì “inquietante” , secondo la Power, la tendenza di quei capi di stato che cercano di aggirare il limite costituzionale dei due mandati, come nei casi di Pierre Nkurunziza del Burundi e Denis Sassou-Nguesso della Repubblica del Congo, senza dimenticare anche Joseph Kabila della Repubblica Democratica del Congo,  accusato dall’opposizione di voler prolungare la sua permanenza al potere oltre il 2016. Contro i “presidenti a vita” si era pronunciato, a luglio scorso durante una visita a Nairobi, anche lo stesso capo di Stato Usa, Barack Obama.

venerdì 30 ottobre 2015

Riforma costituzionale:Kagame al potere fino al 2034?

La riforma della costituzione rwandese marcia spedita verso la sua approvazione. Ieri ha raccolto l’approvazione unanime della Camera. Ma il testo licenziato riserva qualche sorpresa. Finora si  era parlato di una revisione costituzionale che, abolendo il vincolo dei due mandati, consentisse al presidente Kagame di concorrere per un terzo mandato. I deputati si sono però superati. Hanno infatti modificato l’articolo 101, prevedendo due mandati da cinque anni cadauno, ma hanno anche riscritto, in maniera sartoriale sulla taglia del presidente in carica, l’articolo 172 che, come spiegato   dal presidente della Camera dei Deputati Donatille Mukabalisa ( il testo approvato non è stato reso pubblico), consente a qualsiasi rwandese, Kagame compreso, di concorrere nel 2017 a un  mandato transitorio di sette anni e successivamente  a correre per due mandati di cinque anni previsti dalla nuova costituzione. Per essere adottato definitivamente, il nuovo testo deve ora passare all'esame del Senato e quindi essere sottoposta a referendum. All’entrata in vigore della nuova costituzione si  creeranno i presupposti perché Paul Kagame  invece di un ulteriore mandato, contro cui peraltro ci sono state diverse prese di posizione a livello internazionale, tra cui Usa e UE,   si troverebbe nelle condizioni di poter aggiungere ulteriori due mandati di cinque anni ciascuno, rimanendo al potere fino al 2034.

lunedì 12 ottobre 2015

Rwanda: terzo mandato, sviluppo economico e progresso democratico

 Uno sviluppo socio-economico durevole puo' prescindere da un quadro certo di libertà' democratiche? Seppur la ricerca di economisti e scienziati della politica non sia giunta a  dare una risposta certa a questa domanda - ci sono, infatti,  esempi a sostegno di una tesi ( la Cina continua a progredire pur in presenza di un quadro per niente democratico) o del suo opposto ( la Corea del Sud ha accentuato il suo sviluppo economico dopo aver abbandonato la dittatura per incamminarsi sulla strada la democrazia)- alcune riflessioni si possono fare sul futuro del Rwanda. La fotografia del paese recentemente rilasciata dalla Fondazione di Mo Ibrahim  è solo l’ultima rappresentazione realistica della situazione di un paese in cui l'irrisolto dilemma della dinamica tra sviluppo economico e sviluppo democratico trova una sua esemplare manifestazione. I riconosciuti progressi in campo economico, di cui il trend di sviluppo del PIL è solo uno degli indicatori, e sociale (nella sanità, nell’istruzione e in materia di ordine pubblico e sicurezza) non possono, infatti,  far dimenticare il basso livello a cui si collocano due aree che, in senso lato, connotano il livello di vita democratica di un paese. La ricognizione condotta dai ricercatori  della Fondazione ha, infatti, evidenziato gravi carenze ( prontamente respinte dalle autorità di Kigali) a livello di  libertà individuali, di associazione  e di espressione e, ancor più, nell’esercizio dei  diritti politici, nella partecipazione alla vita politica e nel livello di libertà e di trasparenza del momento elettorale. L'analisi, condivisa da molti osservatori  della realta' rwandese,  assume una particolare valenza nel momento in cui ci si appresta a modificare la costituzione per consentire un terzo mandato al presidente uscente, Paul Kagame. Modifiche costituzionali che trovano fondamento, secondo i sostenitori di questo progetto, appunto in quelli che sono gli atout della governance rwandese: i livelli di sicurezza, di sviluppo economico e sociale raggiunti dall’attuale leadership. Riconfermare Kagame alla presidenza significherebbe, secondo i paladini del terzo mandato, riproporre anche per il futuro il modello vincente che ha fin qui assicurato gli attuali trend di sviluppo.Pur non scandalizzandoci che si possa porre mano alla costituzione, anche se non ci sfuggono i rischi che ne potrebbero conseguire, non siamo del tutto sicuri che l'equazione  sia valida e che il futuro debba necessariamente riservare ulteriori trend di sviluppo, senza che intervenga, magari proprio in forza di una riconferma dell'attuale leadership, un parallelo processo di crescita democratica che favorisca una reale partecipazione, nella certezza del diritto, di tutti i rwandesi alla vita politica del paese e alla condivisione del potere, in un quadro di consolidato rispetto dei diritti individuali.

giovedì 10 settembre 2015

Verso la modifica costituzionale tra veti e ricorsi

L’homme de fer, conversations avec
Paul Kagamé
président du Rwanda,
 François Soudan,  Nouveau Monde Éditions.
Anche se gli Stati Uniti hanno ancora fatto sentire la loro voce, tramite un comunicato del Dipartimento di Stato, contrario a un terzo mandato presidenziale per l'attuale presidente rwandese, Paul Kagame, la macchina per la modifica costituzionale che rimuova gli attuali vincoli a un terzo mandato presidenziale procede spedita. Non sarà certo il ricorso alla Corte Costituzionale del Partito Verde rwandese a interrompere questo percorso il cui esito pare scontato.
In un libro intervista curato dal giornalista di Jeune Afrique, François Soudan, dal titolo L'homme de fer, uscito in questi giorni, lo stesso Kagame non fa nulla per smentire le sue intenzioni. Ad una precisa domanda dell'intervistatore - Sarà candidato per un terzo mandato come la riforma costituzionale d'iniziativa parlamentare in corso in Rwanda lascia supporre? - Paul Kagame risponde con fermezza non senza qualche ambiguità. "A volte si descrive la società rwandese come società di pecoroni, ciechi, condotti a bacchetta da un potere uscito direttamente da 1984 di George Orwell. Questo è stupido. Io non sono un medico che dà ordini obbligatori alle persone su cosa fare o non fare, prendendole per la gola. [...] Allora, perché i giornalisti continuano a chiedermi che cosa ho intenzione di fare? Perché  accusarmi di qualcosa che non è ancora successo? Attendete almeno fino al 2017 per vedere cosa succede - nel caso  mi accuserete.Per me è fuori discussione che prioritariamente venga modificata la Costituzione. Si tratta della Costituzione di un intero popolo, a cui compete decidere. "
Nel frattempo si apprende che Donald Kaberuka, presidente uscente della Banca Africana di Sviluppo (BAD) e potenziale candidato alla presidenza, si appresta a sottoscrivere un contratto di insegnamento semestrale presso l'università americana di Harvard; al termine deciderà cosa fare nel futuro.

mercoledì 15 luglio 2015

Il Parlamento rwandese dà il via libera al Kagame III

Il Parlamento rwandese ha ufficialmente dato il via ieri all’iter legislativo che porterà alla modifica dell’art. 101 della costituzione, con il conseguente cassamento del vigente limite di due mandati presidenziali. La modifica  andrà sottoposta a un referendum confermativo popolare; una mera formalità, visto che in alcune settimane più di 3,7 milioni di rwandesi, su un elettorato di circa 6 milioni, hanno firmato, più o meno spontaneamente, una petizioni che chiedeva appunto  al Parlamento di modificare l'articolo 101 della Costituzione. Unica voce ufficiale contraria alla modifica è quella del piccolo partito di opposizione, il Partito Democratico Verde, che ha anche fatto ricorso alla Corte Suprema in opposizione alla revisione costituzionale, senza peraltro trovare un solo avvocato in tutto il Rwanda che si facesse carico di sostenere tale ricorso. All’esito dello scontatissimo iter di revisione costituzionale Paul Kagame potrà tranquillamente candidarsi, nel 2017, per essere “incoronato” presidente per la terza volta. A quel punto si potrebbe dischiudere in Rwanda lo stesso iter percorso da  Singapore, modello spesso citato dall’attuale leadership rwandese, in cui  il padre della patria Lee Kuan Yew, dopo aver governato per trentanni e aver portato il paese ad un alto livello di sviluppo economico a cui non ha corrisposto un analogo trend delle libertà democratiche, i detrattori lo hanno infatti dipinto come una personalità autoritaria, ha passato il testimone al figlio Lee Hsien Loong, attuale primo ministro. Per la simpatia che ci lega al Rwanda  non osiamo pensare ad altro scenario che ci viene sempre dall’Asia, specificatamente dalla Corea del Nord. Lì furono più sbrigativi, per il padre della patria Kim Il-sung fu introdotta direttamente in costituzione la figura del "presidente eterno”: fu l’inizio di una nuova dinastia che vede attualmente regnante su un paese in piena miseria l’ineffabile nipote Kim Jong-un.

sabato 6 giugno 2015

Colpo di freno USA sul terzo mandato presidenziale di Kagame

Non è visto di buon grado dagli Stati Uniti  un eventuale terzo mandato per il presidentePaul Kagame, forse anche alla luce di quanto sta accadendo nel vicino Burundi. Lo ha lasciato chiaramente intendere, come riferisce l’agenzia AFP, un autorevole fonte diplomatica statunitense sostenendo che "siamo impegnati a sostenere la transizione pacifica e democratica per l'elezione nel 2017  di un nuovo leader del popolo rwandese". Il segnale arriva nel bel mezzo del dibattito che dovrà instaurarsi in  Parlamento nelle prossime settimane circa  una possibile riforma costituzionale volta a modificare la costituzione, così da permettere un terzo mandato al presidente uscente, aderendo alle molteplici istanze, più o meno spontanee, avanzate da partiti ed esponenti della società civile rwandese.Secondo l’anonimo diplomatico americano,"gli Stati Uniti ritengono che la democrazia migliori con istituzioni forti piuttosto che uomini forti", aggiungendo che "cambiare la Costituzione per rimuovere i limiti al numero di mandati e quindi promuovere i titolari, contraddice i principi democratici e riduce la fiducia nelle istituzioni democratiche". Un segnale forte e chiaro,  che sicuramente sarà rintuzzato da Kigali facendo appello ai sentimenti nazionali e chiamando a raccolta il popolo rwandese per respingere simile intromissione negli affari interni di un paese sovrano.  Può darsi che l’operazione riesca. Si dovrà, però mettere in conto di  giocarsi l’appoggio USA  su cui, a partire da quel lontano 1990, si è retto fino ad oggi il potere di  Paul Kagame, non solo in termini di consistenti aiuti finanziari ma , soprattutto, in termini di sostegno politico a livello internazionale, decisivo per la sopravvivenza dell’attuale governance rwandese.

martedì 26 maggio 2015

Kaberuka for President

Donald Kaberuka
Nei prossimi giorni Donald Kaberuka lascerà la guida della Banca Africana di Sviluppo (ADB), dove era arrivato nel 2005  con una elezione plescitaria, dopo essere stato  ministro delle finanze del Rwanda tra il 1997 e il 2005, ruolo in cui si era conquistato il riconoscimento unanime di vero "architetto del miracolo economico del Rwanda".Già africano dell’anno 2013 (leggi qui), Donald Kaberuka è riuscito a risollevare le sorti della banca e a portarla ad essere riconosciuta come uno dei piu' solidi istituti finanziari mondiali, come conferma la tripla A che l'agenzia di rating statunitense Fitch ha assegnato all'istituzione panafricana.Un profilo di  questo illustre figlio del Rwanda, indubbiamente quello che raccoglie unanime consenso al mondo, è stato da noi tratteggiato in un precedente post (leggi qui).
Dalla prossima settimana Keberuka sarà un disoccupato di lusso per il quale qualcuno, stando a quanto si legge sulla stampa di Kigali, si sta già dando da fare per cercargli qualche collocazione di grandissimo prestigio, all’altezza del personaggio, possibilmente però lontano dal Rwanda.
A questo punto sorge spontanea la domanda: cosa manca nel curriculum di questo Rwandese illustre per concorrere alla più alta carica del proprio Paese d’origine, per essere cioè candidato alle elezioni presidenziali del 2017? 
Può il Rwanda realisticamente rinunciare alle prospettive che una candidatura Kaberuka dischiuderebbe al paese, aprendo una nuova fase della storia nazionale in cui alla lunga stagione del dopo guerra subentri quella della riconciliazione  e del definitivo decollo economico e sociale, di cui sono state gettate le basi dalla lunga e proficua stagione della presidenza Kagame?
Burundi docet.

lunedì 25 maggio 2015

Rwanda, Burundi e il terzo mandato presidenziale

Il campo profughi di Mahama
In Burundi la decisione del presidente uscente Pierre Nkurunziza  di ricandidarsi per un terzo mandato, espressamente escluso dalle norme costituzionali, ha provocato aspre contestazioni dei partiti di opposizione, della società civile e una presa di posizione dei vescovi cattolici, senza dimenticare il tentativo di golpe militare stroncato dalle forze lealiste. Circa una ventina di persone sono morte durante le proteste anti-governative dell’ultimo mese che hanno portato a scontri con la polizia e con l’esercito; da ultimo, una figura di spicco dell'opposizione, Zedi Feruzi, leader di un partito di opposizione, è stato ucciso insieme alla sua guardia del corpo a Bujumbura sabato scorso.Decine di migliaia di burundesi hanno lasciato il paese per paura della ritorsioni dei gruppi paramilitari che sostengono il presidente, trovando rifugio nei paesi vicini: Tanzania, Rwanda e Repubblica democratica del Congo. Il solo Rwanda ha accolto oltre 25 mila rifugiati: nel solo campo profughi di Mahama allestito dall’UNHCR, l’agenzia per i rifugiati dell’ONU, ne sono stati censiti oltre 23.000.
Diverso è l’approccio rwandese alla possibilità di un terzo mandato presidenziale, anche qui escluso dalle previsioni costituzionali, in occasione delle prossime elezioni presidenziali previste per il 2017 ( leggi qui).Da tempo si sta preparando il terreno per consentire al presidente uscente Paul Kagame di ripresentarsi per la terza volta, senza violare la costituzione.Dapprima, attraverso una ben congegnata campagna di comunicazione, si è fatta passare nell'opinione pubblica l’insostituibilità di Kagame ( anche se almeno un altro candidato autorevole avente tutti i requisiti ci sarebbe, almeno a nostro avviso) alla guida del paese per garantire, nella sicurezza, la continuità della guida di governo che ha portato i risultati positivi, unanimemente riconosciuti, a livello di sviluppo economico. Quindi, si è individuata in una revisione della carta costituzionale la possibile scappatoia per sottrarsi dalle accuse di violazione dei principi costituzionali che potrebbero piovere dalla comunità internazionale. Così proprio in questi giorni, dopo che erano state avanzate proposte di un referendum per la modifica della costituzione da parte di diversi partiti fiancheggiatori del FPR, da ultimo il  Liberal Party,  è stata presentata al parlamento la richiesta  sottoscritta da 250.000 giovani perché il Parlamento indica un referendum per la modifica dell'articolo 101 della Costituzione, che limita appunto a due soli mandati di sette anni la permanenza in carica del capo dello Stato.Finora, dicono fonti del Parlamento, circa tre milioni di rwandesi hanno sottoscritto una petizione alla Camera sullo stesso argomento.

giovedì 9 aprile 2015

Presidenziali 2017: les jeux sont faits ...

I pochi  dubbi che ancora  permanevano sui possibili scenari in cui si terranno le elezioni presidenziali rwandesi del 2017 vengono spazzati via dall'intervista di Paul Kagame all'ultimo numero di  Jeune Afrique (leggi qui). Kagame è stato molto chiaro: sulle elezioni presidenziale del 2017 non saranno ammesse intromissioni da parte di nessuno e saranno i rwandesi a decidere se, eventualmente, modificare la costituzione onde permettere un terzo mandato presidenziale al presidente uscente. Neppure l'attrattiva di un premio di 5 milioni di dollari e un vitalizio di 200 mila dollari l'anno, quanto previsto dal "Premio per il successo nella leadership in Africa", assegnato dalla Fondazione Mo Ibrahim ai capi di Stato/di governo africani che hanno saputo guidare meglio lo sviluppo del proprio paese  e hanno lasciato il proprio posto al termine del mandato naturale, sembra interessare Paul Kagame, che, a specifica domanda, risponde "di non essere candidato a un premio che viene dato a degli Africani per il solo fatto di aver lasciato il potere, anche se non hanno fatto altro per il loro popolo".

lunedì 23 febbraio 2015

I giochi sono fatti: si va verso il terzo mandato presidenziale

Con l’intervento odierno su The New Times del prof. Manasse Nshuti, la seconda parte di un precedente intervento, sembra arrivata la conferma definitiva, anche per l’autorevolezza del personaggio che la sostiene,  che si marci speditamente verso una modifica della costituzione rwnadese per consentire che nel 2017 l’attuale presidente, Paul Kagame,  possa concorrere per un terzo mandato presidenziale, che le vigenti norme costituzionali gli precluderebbero. Dopo che per mesi il dibattito è stato sotto traccia e dopo la recente proposta di tre partiti di indire un referendum popolare che porti a una modifica costituzionale ( vedi precedente post), il prof Nshuti  parla apertamente di mettere mano alla costituzione, “così come avviene in tutte le parti del mondo”, per rimuovere quei vincoli che a suo tempo il popolo rwandese si è dato e che ora, autonomamente e senza dover attendere l’ok da nessun potere esterno, può tranquillamente decidere non valgano più onde consentire alla “leadership esemplare di Paul Kagame” di continuare nel lavoro che ha svolto in questo ventennio per la costruzione del nuovo Rwanda. I rwandesi devono poter scegliere in autonomia: “tra stabilità o  distruzione, tra continuità o regressione, tra ordine o caos, tra sviluppo o sottosviluppo, tra pace e sicurezza o instabilità, tra unità o divisione. E soprattutto la scelta tra uno Stato nazionale valido o uno Stato fallito.”Se vogliamo proseguire sulla strada intrapresa è necessario, secondo l’autore,  concedere un altro mandato a Kagame, come peraltro suggeriscono le migliori prassi sperimentate in occidente e nei paesi del sud est asiatico “dove i cicli virtuosi di sviluppo hanno potuto contare su  una forte leadership a cui è stato concesso il tempo necessario (non meno di 30 anni in media) per realizzare il tutto”. Conclude il prof Nshuti che, così come suggerisce la saggezza popolare secondo cui 'se non è rotto non aggiustarlo” non è il caso “di cambiare per il gusto di cambiare”. Bisogna invece guardare a quale sia il reale interesse di tutti i rwandesi.Se si perseguono ”la crescita economica e le migliori condizioni di vita per sé e per i propri figli, la sicurezza per la loro vita, la protezione della proprietà, la coesione sociale, ecc e queste realtà hanno trovato realizzazione oggi  più che in ogni altro momento della nostra storia come nazione, perché dovremmo cambiare l'architetto di questa economia politica?”Quindi “il dibattito deve essere su quello che i rwandesi desiderano per il loro paese, e non ciò che gli altri desiderano per noi, anche se ben intenzionati,…e su ciò che costituisce il bene comune per tutti i rwandesi di oggi e per le generazioni future, rispetto a soluzioni obligate. Solo i rwandesi possono deceidere il loro destino e il futuro”.Riecheggiando il vecchio adagio Roma locuta, causa finita est si può dire che " ha parlato il prof. Nshuti, la questione è chiusa", si va verso la modifica costituzionale per il terzo mandato presidenziale.

domenica 9 novembre 2014

Kagame: la costituzione può essere modificata solo dal popolo


Ieri, il presidente Paul Kagame, in occasione di un dibattito tenutosi nell'ambito dell'African Leadership Network 2014 tenutosi a Kigali, è intervenuto  sulla situazione creatasi nel Burkina Faso dove il presidente Blaise Compaoré è stato recentemente costretto a ritirarsi dopo il suo tentativo di modificare la costituzione per ottenere un altro mandato. Rispondendo a una specifica domanda, il presidente Kagame ha detto che "quanto successo in Burkina Faso non sarebbe dovuto accadere, e non credo che nessun paese possa trarre beneficio dal caos. La gente del Burkina Faso dovrebbero essere in grado di risolvere i propri problemi allo stesso modo di qualsiasi altro paese. " Riguardo all'argomento specifico delle modifiche costituzionali Kagame ha poi affermato che " spetta al popolo redigere la costituzione o cambiarla, non al presidente. Non si tratta di persone che manifestano, la gente è libera di fare qualsiasi cosa, alla fine della giornata è il popolo a decidere ". 

giovedì 16 ottobre 2014

Primi passi verso una riforma costituzionale che permetta un terzo mandato a Kagame

Come era facilmente prevedibile, la possibile riforma costituzionale volta a cassare il limite dei due mandati presidenziali sta muovendo i primi passi.Da tempo l'argomento era sul tappeto: piu' volte lo stesso Kagame, interpellato in proposito, senza escludere alcuna opzione  aveva suggerito che  il problema fosse affrontato avendo come riferimento " il cambiamento, la stabilta' e la continuita'". Nel gioco delle parti, la proposta non parte dal FPR, il partito del presidente  Paul Kagame, ma da tre partiti, che collaborano con il partito di maggioranza, che si sono dichiarati favorevoli alla promozione di un referendum che apra la strada a una revisione della Costituzione, così da consentire a Paul Kagame di correre per un terzo mandato che gli sarebbe precluso dalle attuali previsioni costituzionali che limitano a due i mandati presidenziali. I tre partiti, il PS-Imberakuri, il Partito democratico islamico (PDI) e il PSP, intendono appellarsi al popolo perché si pronunci sulla modifica costituzionale necessaria a superare la norma vigente. A questo punto i giochi sembrano aperti e neppure la raccomandazione degli Stati Uniti, formulata nel recente vertice USA-Africa di agosto, di evitare ogni riforma costituzionale volta a perpetuare il potere degli uomini forti africani, sembra poter frenare un processo ormai innescato.

mercoledì 30 luglio 2014

La tentazione di perpetuare il potere oltre i limiti costituzionalmente previsti


Durante l'ultimo decennio, numerosi capi di stato africani hanno modificato la Costituzione per restare al potere oltre il limite temporale indicato nella stessa legge fondamentale del paese. Altri, per i quali si sta concludendo l'ultimo mandato costituzionalmente previsto, sono tentati di fare lo stesso. Si tratta dei presidenti in carica di Benin, Burkina Faso, Burundi, Congo - Brazzaville, Repubblica Democratica del Congo, Togo e, come noto, Rwanda che hanno in comune di essere al termine del loro secondo e ultimo mandato e che per essere rieletti devono mettere mano a modifiche delle rispettive costituzioni. Ad ognuno di questi non mancheranno motivi per accreditarsi come indispensabili e insostituibili alla guida deli rispettivi paesi. A tutti andrebbe, peraltro, ricordato che loro omologhi, altrettanto bravi, i presidenti del Sud Africa, Nelson Mandela, del Mozambico, Joquim Alberto Chissano, del Botswana, Festus Gotentebanye Mogae, e di Capo Verde, Pedro de Verona Rodrigues Pires, non hanno ceduto a questa tentazione di perpetuare il loro potere e si sono fatti regolarmente da parte lasciando che il percorso democratico dei rispettivi paesi  proseguisse senza traumi. Dopo di loro non è sopravvenuto "alcun diluvio", anzi hanno lasciato ai loro successori paesi tra i più consolidati sia politicamente che economicamente.Di seguito riportiamo la situazione dei paesi, come rappresentata dalla radio francese RFI, in cui i rispettivi presidenti sono all'ultimo mandato.

lunedì 14 ottobre 2013

Ecco perché nel 2017 il Rwanda (probabilmente) non cambierà presidente

 Se non si vuole interrompere il trend di sviluppo che interessa il Rwanda da qualche anno, sarebbe auspicabile prendere atto delle attuali specifiche dinamiche di potere esistenti all’interno dell’élite che esprime la compagine di governo ed evitare la tentazione, da parte dei paesi donatori, di condizionare i propri aiuti all’ampliamento  dello “spazio politico” in essere nel paese, illudendosi di poter far leva su inesistenti fazioni “all'interno della struttura di potere del paese che siano più o meno 'progressiste' su temi quali la libertà di parola e di rapporti con la Repubblica democratica del Congo”. Questa, in estrema sintesi la conclusione a cui pervengono gli analisti del ODI (Overseas Development Institute) di Londra, un centro studi indipendente specializzato nei problemi dello sviluppo e nelle questioni umanitarie, incaricato dalla Ambasciata svedese a Kigali di fornire un contributo mirato a comprendere le dinamiche di potere in Rwanda,” in particolare, per valutare le ipotesi che circolano su vari media circa i modelli di accordo e di disaccordo tra i detentori del potere in Rwanda” al fine di pianificare  la strategia di cooperazione Svezia-Rwanda per i prossimi 5-7 anni. Il fatto che tale ricerca sia stata resa pubblica e non utilizzata, come di solito capita, dal solo committente che se ne è accollato l’onere, sembra evidenziare la volontà di mandare un messaggio alla più ampia comunità dei paesi e degli organismi donatori perché si continui a guardare al Rwanda e ai suoi governanti con una prospettiva che, svincolata da modelli che fanno riferimento a principi di una democrazia matura di tipo occidentale, faccia riferimento alle specificità della realtà rwandese.                                                                                 
Situazione che ricercatori descrivono nel Summary del Rapporto, in questi termini piuttosto generosi: “il modello multipartito di distribuzione del potere che il Rwanda ha adottato non è solo favorevole alla realizzazione e all'attuazione di politiche per il raggiungimento di risultati di sviluppo ( come di solito è riconosciuto ). E’ anche il risultato di uno sforzo cosciente per sposare aspirazioni democratiche con la dura realtà di una società divisa e strutturalmente sottosviluppata. Il modello è intrinsecamente interessante e implicante alcune sfide da affrontare, ma molti benefici immediati. Gli sforzi a supporto della democrazia potrebbero legittimamente cominciare a riconoscere quei benefici nella prospettiva di contribuire ad affrontare le prossime sfide. Questo sarebbe certamente più produttivo che partire dalla affermazione fondamentalmente fuorviante che il Rwanda soffra di una mancanza di ' spazio politico ' o che ci siano fazioni all'interno della struttura di potere del paese che sono più o meno 'progressiste' su temi quali la libertà di parola e di rapporti con DRC, e che questo fornisca un punto di ingresso per influenza esterna”. 
Un vero e proprio assist ai sostenitori di un futuro del Rwanda ( anche per quanto riguarda le elezioni presidenziali del 2017) che evolva nella stabilita' e nella continuita'.