"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI


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sabato 4 dicembre 2021

Il card. R: Sarah: "Promuovere l'immigrazione è un errore"

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Riprendiamo da La Nuova Bussola Quotidiana di oggi uno stralcio dell’intervista rilasciata dal card. Robert Sarah al giornale online parigino Boulevard Voltaire, in occasione della pubblicazione del suo libro “Pour l’eternité” (Fayard 2021). Il card. Sarah interviene sul problema migratorio, dandone  una lettura, da grande uomo di Chiesa e illustre figlio dell'Africa, ben diversa da quella che se ne fa in Occidente, anche nel mondo ecclesiale e sui media cattolici. Una lettura del tutto in linea con quella che da anni porta avanti la Chiesa africana, riassunta in questa piccola rassegna che abbiamo rilasciato di recente (clicca qui).  
Ma ecco quanto detto dal card. Sarah.

"Promuovere l'immigrazione è un errore. C'è un triplice tradimento in Africa e Medio Oriente, perché vengono derubati della loro ricchezza, del loro potenziale di sviluppo, delle loro capacità intellettuali e delle loro braccia. In secondo luogo, non fermiamo i trafficanti di vite umane, i contrabbandieri che imbarcano centinaia e centinaia di persone e le annegano in mare: è un crimine. Quindi, a queste persone viene fatto credere che quando arrivano qui, hanno l'Eldorado e il paradiso in terra. Sono bloccati in un campo, non sono ben accolti e non hanno lavoro. Non puoi ricevere tutti in Occidente, quindi promuovere l'immigrazione è un'idea sbagliata. Spesso la Bibbia è usata per dire che Gesù Cristo emigrò in Egitto, ma Gesù Cristo emigrò perché era stato minacciato da Erode, poi tornò a casa. Il popolo ebraico è stato più volte esiliato in Mesopotamia, ma è tornato. Tutti sono felici a casa propria. Se davvero vogliamo aiutare queste persone, non è ricevendole in condizioni disumane. Piuttosto, aiutiamoli a svilupparsi da loro, ad essere felici a casa. Questo non è razzismo, vogliamo aiutarli a prosperare a casa. La Chiesa non ha i mezzi per accoglierli né i luoghi dove metterli, ma ci si sente bene a promuovere questo, è un'apertura, è un'accoglienza. Non sto criticando la politica della Chiesa, è un'opzione, ma questa opzione va pensata, considerata, valutata per vedere quale sia la migliore accoglienza che si può dare a questi estranei. Per me, dobbiamo contribuire allo sviluppo dei loro paesi e aiutarli a restarci. Se li accogliamo qui, sia in un numero capace di contribuire anche all'equilibrio sociale e culturale, essendo ricettivo alla cultura del luogo perché alcuni vengono qui, molti impongono la loro cultura, il loro modo di vivere e li lasciamo fare. Non ho lezioni da dare, ma la mia visione personale è che ognuno si realizzi nella propria casa in modo equilibrato, culturalmente, religiosamente, e così contribuisca a rendere felice il proprio Paese, il proprio continente. Nessuno sarà in grado di sviluppare l'Africa al posto degli africani. Certo, dobbiamo esercitare la carità, ma la Chiesa deve riflettere: la carità non consiste nel ridurre qualcuno all'elemosina, all'indegnità. Un uomo è degno quando si guadagna da vivere da solo. San Paolo diceva: «Ciascuno viva del pane che si è guadagnato con il suo lavoro». Non possiamo semplicemente addormentarti, prenderci cura di te gratuitamente, non è carità, è paternalismo. Questa immigrazione è come una seconda schiavitù, li accogliamo in nord Africa, li imbarchiamo così, pagano cara la morte in mare, arrivati ​​qui non hanno lavoro. Come vuoi promuovere la dignità di un uomo così? Bisogna pensarci, l'immigrazione è un fenomeno che è sempre esistito ma non come è oggi. Gli irlandesi emigrarono negli Stati Uniti, emigrarono anche gli italiani, ma portarono un contributo umano, professionale. Si guadagnavano da vivere, non li abbiamo mantenuti. Ci vuole più dialogo, più discussione per identificare il problema con molta onestà e molta verità, altrimenti è una nuova schiavitù quella che stiamo promuovendo."

Come per il passato, vediamo se anche questa volta i media cattolici italiani applicheranno una sottile censura clericale su questa significativa presa di posizione di un pastore africano.

giovedì 6 ottobre 2016

Il nuovo libro del cardinale africano Robert Sarah

E’ uscito in questi giorni il nuovo libro del card. Robert Sarah, prefetto della Congregazione vaticana per il Culto Divino: "La force du silence", La forza del silenzio, curato come il precedente, Dieu ou rien", Dio o niente: 335 mila copie vendute in tredici lingue, dal giornalista Nicolas Diat. Attendiamo di poter disporre dell'edizione italiana che presto uscirà per i tipi di Cantagalli. Nel frattempo, proponiamo ai nostri lettori qualche stralcio del libro disponibile in rete.
Ricordiamo che una delle ultime uscite pubbliche del card. Sarah è stata in terra rwandese, in occasione della sua partecipazione, a metà settembre a Kigali, all'incontro promosso dalla Commissione Episcopale per la Famiglia sul tema "La famiglia in Africa e le sfide della modernità". In quella sede il cardinale  invitato i partecipanti ad approfondire "tutte le sfide, tutta la strategia globale che tendono a distruggere il rapporto tra uomo e donna, di travisare la relazione sessuale, per distruggere la famiglia ". Ha anche sollecitato un ritorno all'insegnamento di Dio, alla catechesi di Giovanni Paolo II e della rivelazione, come armi che possono consentire di affrontare il "mondo di oggi che è anti-Cristo, anti-Chiesa e anti-Dio". L'Africa deve attenersi alla sua concezione di una famiglia e difenderla."Vogliate proteggere la concezione divina della famiglia, nonostante l'emergenza distruttrice dell'Occidente" ha insistito. Per lui, l'Africa ha una grande ricchezza "la nostra famiglia", che è importante, centrale e preziosa.  "Una strategia strutturata in tutto il mondo tende ad opporre la donna all'uomo, liberandola della maternità, mentre la maternità è l'elemento più appagante delle donne. Esso si realizza pienamente quando in generosità, dà la vita ", ha sottolineato il cardinale. Eppure, "la Famiglia, ha aggiunto, deve essere rispettata nella sua originalità. Precede le strutture statuali e la politica ". Il cardinale Sarah ha poi chiesto ai partecipanti di non lasciare sparire "la catechesi di Giovanni Paolo II sul corpo umano, l'amore e la famiglia." Per questo la catechesi è in grado di aiutarci "per far fronte a questa strategia contro la donna e il rapporto di coppia." E' chiaro che distruggendo la famiglia si ha lo scopo di "distruggere Dio e la Chiesa". 

 Ecco alcuni passaggi del nuovo libro; ne segnaliamo uno particolarmente curioso, provenendo da un  cardinale africano:"in certe regioni dell'Africa deploro le processioni di offerta, lunghe e rumorose, fatte di danze interminabili....." che forse creerà qualche disorientamento presso i nostri amici rwandesi, ma che, vista la fonte, dovrebbe semmai  suggerire qualche riflessione.

mercoledì 2 dicembre 2015

Sprezzante giudizio del sito della Chiesa tedesca sui cattolici africani

Forse contagiata dall’arrogante politica continentale della propria cancelliera, anche la Chiesa tedesca sale in cattedra a dare lezioni all’universo mondo, forse confidando più sulle proprie risorse finanziarie  che di quelle di fede. Ci riferiamo all’articolo apparso sul sito ufficiale della Chiesa tedesca katholisch.de, a firma Björn Odendahl, in cui dopo aver ricordato la dura reprimenda che il Papa ha recentemente riservato ai vescovi tedeschi in visita ad limina, in cui vengono messe in evidenza le clamorose contraddizioni di una Chiesa ricca di risorse finanziarie ma povera di fedeli e di fede, si lascia andare, incomprensibilmente, a giudizi per lo meno discutibili sulla Chiesa africana. 
«Naturalmente la Chiesa sta crescendo in Africa,- scrive l’articolista- cresce, perché la gente è socialmente dipendente e spesso non ha nulla a parte la propria fede. Cresce, perché la situazione sul fronte dell’educazione si colloca, in media, a un livello alquanto basso e la gente accetta risposte semplici alle domande difficili sulla fede. Risposte, come quelle date dal cardinale Sarah della Guinea. Compreso il crescente numero di sacerdoti, anch’essi risultato non solo dello zelo missionario, bensì anche delle scarse possibilità di contare su di una sicurezza sociale nel Continente nero».  
Un giudizio che ci saremmo potuti attendere da qualche esponente di una grande ONG abituato, in forza degli aiuti erogati, a imporre alle popolazioni aiutate anche modelli e comportamenti  estranei alla loro cultura, non certo da una chiesa consorella.
Le reazioni non si sono fatte attendere tanto da consigliare all’imprudente autore di fare una precisazione, un po’ stiracchiata per la verità, sul proprio profilo Facebook.

martedì 20 ottobre 2015

Dio o niente.L'anima africana della fede

“Ho letto Dio o niente con grande profitto spirituale, gioia e gratitudine. La sua testimonianza della Chiesa in Africa, della sua sofferenza durante il tempo del marxismo e di una vita spirituale dinamica, ha una grande importanza per la Chiesa, che è un po' spiritualmente stanca in occidente. Tutto ciò che Lei ha scritto per quanto riguarda la centralità di Dio, la celebrazione della liturgia, la vita morale dei cristiani è particolarmente rilevante e profondo.". In questo passaggio della lettera che il papa emerito BenedettoXVI ha inviato al card.Robert Sarah è riassunto  il libro-intervista  "Dio o niente. Conversazione sulla fede” , frutto del lavoro del giornalista francese Nicola Diat  pubblicato da Cantagalli, Siena 2015, pp. 373, euro 22,00. Al di là del marketing editoriale,  che lo ha lanciato con grande successo in Francia e poi da noi in Italia,  estrapolando alcuni riferimenti specifici e forti al dibattito sinodale, il libro non è tanto la storia  di un figlio dell’Africa, che partendo da un piccolo villaggio della Guinea, Ourous, è oggi cardinale a Roma, quanto l’autobiografia spirituale di un uomo fortemente attratto da Cristo. In quest’ottica va letta  la storia del figlio unico di una famiglia di contadini  che matura la propria vocazione a contatto con l'intensa spiritualità dei missionari spiritani, presenti nel villaggio, e che perviene al sacerdozio, a ventiquattro anni, nel 1969 in un contesto sociale e politico estremamente difficile come quello che si trovava a vivere la Guinea sotto la dittatura marxista di Sékou Touré. In epoca di infatuazioni per certe declinazioni politiche della religione, il giovane prete non si lascia attrarre dalle lusinghe del potere e non nasconde la propria opposizione verso il regime marxista. Pur sapendo di fare un gesto non gradito al regime, Paolo VI decide, nell’aprile 1978, di chiamare  don Sarah all’episcopato; la sua consacrazione a vescovo avverrà però solo nel dicembre del 1979, per le resistenze del presidente Sékou Touré. Sarà il vescovo più giovane del mondo.Da vescovo della capitale Conakry, i rapporti con il potere politico si faranno sempre più difficili e solo la morte del dittatore, nel marzo 1984, eviterà a mons. Sarah di essere giustiziato, comparendo il suo nome in una lista di persone da eliminare. Nel 2001 verrà chiamato da Giovanni Paolo II a Roma come segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Benedetto XVI lo scelse come presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum nell’ottobre del 2010 e nel concistoro del novembre successivo lo crea cardinale, successivamente, nel 2014, Francesco lo ha destinato a presiedere il dicastero vaticano che si occupa della liturgia. Tutti questi papi sono ricordati con affetto e ammirazione, ognuno per il proprio carisma. 
S.E. card. Robert Sarah
Nell'opera, il card Sarah fa rivivere al lettore il percorso di una fede alimentata da una forte spiritualità - da vescovo ogni due mesi faceva un ritiro di tre giorni in assoluto digiuno -  che si respira leggendo le pagine dedicate alla formazione, alla preghiera, alla contemplazione, alla liturgia, alla pietà popolare fino alla mistica. Alla luce di questa intensa vita spirituale, assume un valore particolare anche la decisa difesa dei valori dottrinali ( sulla famiglia, sull'aborto e l'eutanasia,  sul  gender e l'omosessualità, sui novissimi) perchè si percepisce che non è il dottore della legge che parla ( anche se il cardinale è anche uomo con un ricco curriculum accademico), ma l'uomo di fede.  Una fede che affonda le sue radici in una cultura africana congenitalmente aperta all'annuncio evangelico 
che gli fa "affermare con solennità che la Chiesa d'Africa si opporrà fermamente a ogni ribellione contro l'insegnamento di Gesù e del magistero". E se il messaggio non fosse sufficientemente chiaro ricorda, non senza una punta di sottile cristiana perfidia, che fu grazie a quanto deciso dalla Chiesa d'Africa e dal Concilio di Cartagine del IV secolo in materia di celibato sacerdotale, che Pio IV, nel XVI secolo, respinse le pressioni dei principi tedeschi che chiedevano il matrimonio dei preti.  E la sua Africa, " la nuova patria di Cristo" come l'ha definita Paolo VI, anche oggi, come allora, fara'  la propria parte anche a fronte degli  europei che " non credono piu' in quello che ci hanno donato". Leggendo "Dio o niente" si respira veramente l'aura che promana dalla "
 primavera di Dio (che) resta per buona parte in Africa" e si viene a contatto con  quell'anima africana  dove "si trova - secondo Benedetto XVI-  un tesoro inestimabile che rappresenta un immenso "polmone" spirituale  per un'umanità che appare in crisi di fede e di speranza". In questo senso si può dire che il libro del card. Sarah sia una vera e propria boccata di ossigeno, rigenerante della nostra fede stanca e accomodante, che ha da tempo abdicato a diventare per ogni cristiano "la forma, la molla di tutta la sua vita privata e pubblica, personale e sociale".

giovedì 15 ottobre 2015

Sinodo: nelle parole del card. Sarah la voce della Chiesa africana

Riportiamo qui di seguito l’intervento che il Cardinale Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha pronunciato nelle congregazioni generali di apertura del Sinodo. ( english version here)
Santità, Eminenze, Eccellenze, partecipanti al Sinodo, propongo questi tre pensieri:
1) Più trasparenza e rispetto tra di noi                                                                                       
Sento un forte bisogno di invocare lo Spirito di Verità e Amore, la fonte della parresia nel parlare e dell’umiltà nell’ascoltare, unico capace di creare vera armonia nella pluralità.
Dico francamente che nel Sinodo precedente su varie questioni si è sperimentata la tentazione di cedere il passo alla mentalità del mondo secolarizzato e dell’Occidente individualista. Riconoscere le cosiddette “realtà della vita” come un locus theologicus significa rinunciare alla speranza del potere trasformatore della fede e del Vangelo. Il Vangelo che una volta ha trasformato le culture rischia ora di esserne trasformato. Alcune delle procedure usate, inoltre, non sembravano volte ad arricchire la discussione e la comunione, quanto a promuovere un modo di vedere tipico di certi gruppi marginali delle Chiese più ricche. Questo è contrario a una Chiesa povera, un segno gioiosamente evangelico e profetico di contraddizione della mondanità. Né si capisce perché alcune dichiarazioni che non sono state condivise dalla maggioranza del Sinodo scorso siano finite comunque nella Relatio e poi nei Lineamenta e nell’Instrumentum laboris mentre altre questioni pressanti e assai attuali (come l’ideologia di genere) siano invece state ignorate.Il primo auspicio è quindi che nel nostro lavoro ci siano più libertà, trasparenza e obiettività. Per questo, sarebbe utile pubblicare i riassunti degli interventi, per favorire la discussione ed evitare qualsiasi pregiudizio o discriminazione nell’accettare i pronunciamenti dei padri sinodali.
2) Discernimento di storia e di spiriti
Un secondo auspicio: che il Sinodo onori la sua missione storica e non si limiti a parlare solo di certe questioni pastorali (come la possibile Comunione ai divorziati risposati), ma aiuti il Santo Padre a enunciare chiaramente certe verità e a offrire una guida utile a livello globale. Perché ci sono nuove sfide relative al Sinodo celebrato nel 1980. Un discernimento teologico ci permette di vedere nella nostra epoca due minacce inaspettate (quasi come due “bestie apocalittiche”) situate in poli opposti: da un lato l’idolatria della libertà occidentale, dall’altro il fondamentalismo islamico: secolarismo ateo contro fanatismo religioso. Per usare uno slogan, ci troviamo tra “ideologia di genere e ISIS”. I massacri islamici e le richieste di libertà si contendono regolarmente le prime pagine dei giornali (ricordiamoci quello che è accaduto il 26 giugno!) Da queste due radicalizzazione sorgono le due minacce principali alla famiglia: la sua disintegrazione soggettivista nell’Occidente secolarizzato attraverso il divorzio facile e veloce, l’aborto, le unioni omosessuali, l’eutanasia ecc. (cfr. teoria del gender, ‘Femen’, la lobby LGBT, IPPF…). Dall’altro lato, la pseudofamiglia dell’islam ideologizzato che legittima la poligamia, l’asservimento femminile, la schiavitù sessuale, il matrimonio infantile, ecc. (cfr. Al Qaeda, ISIS, Boko Haram ...). Vari indizi ci permettono di intuire la stessa origine demoniaca di questi due movimenti. A differenza dello Spirito di Verità che promuove la comunione nella distinzione (perichoresis), incoraggiano confusione (omo-gamia) o subordinazione (poli-gamia). Richiedono inoltre una regolamentazione universale e totalitaria, sono violentemente intolleranti, distruggono la famiglia, la società e la Chiesa e sono apertamente cristianofobici. “Non stiamo lottando contro creature in carne e ossa…” Dobbiamo essere inclusivi e accogliere tutto ciò che è umano, ma quello che proviene dal Nemico non può e non deve essere assimilato. Non ci si può unire a Cristo e a Belial! Quello che il nazifascismo e il comunismo erano nel XX secolo sono oggi le ideologie omosessuali e abortive occidentali e il fanatismo islamico
3) Proclamare e servire la bellezza della monogamia e della famiglia
Di fronte a queste due sfide mortali e senza precedenti (“omo-gamia” e “poli-gamia”), la Chiesa deve promuovere una vera“epifania della Famiglia”. A questa possono contribuire sia il papa (come portavoce della Chiesa) che i singoli vescovi e pastori del gregge cristiano. Ovvero “la Chiesa di Dio, che egli si è acquistata con il suo sangue” (Atti 20, 28).
Dobbiamo proclamare la verità senza paura, ad esempio il Progetto di Dio, che è la monogamia nell’amore coniugale aperto alla vita. Tenendo a mente la situazione storica appena richiamata, è urgente che la Chiesa, nel suo incontro, dichiari definitivamente la volontà del Creatore per il matrimonio. Quante persone di buona volontà e senso comune si unirebbero a questo luminoso atto di coraggio della Chiesa! Insieme a una forte e chiara Parola del Magistero Supremo, i pastori hanno la missione di aiutare i nostri contemporanei a scoprire la bellezza della famiglia cristiana. Per fare questo, bisogna in primo luogo promuovere tutto ciò che rappresenta una vera iniziazione cristiana degli adulti, perché la crisi del matrimonio è essenzialmente una crisi di Dio, ma anche una crisi di fede, e questa è un’iniziazione cristiana infantile. Dobbiamo quindi discernere quelle realtà che lo Spirito Santo sta già sollevando per rivelare la Verità della Famiglia come comunione intima nella diversità (uomo e donna) che è generosa nel dono della vita. Noi vescovi abbiamo il dovere urgente di riconoscere e promuovere i carismi, i movimenti e le realtà ecclesiali in cui la Famiglia si rivela davvero, questo prodigio di armonia, amore per la vita e speranza nell’Eternità, questa culla di fede e scuola di carità. Ci sono moltissime realtà offerte dalla Provvidenza, insieme al Concilio Vaticano II, in cui questo miracolo viene offerto.

lunedì 31 agosto 2015

Africa, nuova patria di Cristo. Contributi di pastori africani al sinodo sulla famiglia

La copertina 
Ecco il nuovo libro a più voci, ne sono infatti autori undici tra  vescovi e  cardinali africani, in cui la Chiesa africana cerca di dare una rappresentazione di quelle che sono le sensibilità e le  attese della comunità cristiana continentale in previsione del prossimo Sinodo sulla famiglia di ottobre. Edito per ora solo in inglese, negli Stati Uniti da Ignatius Press e in Kenya dalle edizioni Paoline, il libro, introdotto da una prefazione del cardinale nigeriano Francis Arinze, si articola sui seguenti contributi:
PARTE PRIMA: IL SINODO SULLA FAMIGLIA. DA UNA SESSIONE ALL'ALTRA
Cardinale Robert Sarah, prefetto della congregazione per il culto divino:
"Quale tipo di misericordia pastorale in risposta alle nuove sfide alla famiglia? Un'analisi dei Lineamenta"
Barthélemy Adoukonou, vescovo segretario del pontificio consiglio per la cultura:
"Partire da una fede vivente. Una lettura africana dell'Instrumentum laboris"
PARTE SECONDA:IL VANGELO DELLA FAMIGLIA
Denis Amuzu-Dzakpah, arcivescovo di Lomé, Togo:
"L'importanza del recente insegnamento del magistero sul matrimonio e la famiglia"
Cardinale Philippe Ouedraogo, arcivescovo di Ouagadougou, Burkina Faso:
"L'indissolubilità del matrimonio e la fondazione della famiglia umana"
Cardinale Berhaneyesus D. Souraphiel, arcivescovo di Addis Abeba, Etiopia:
"Come promuovere una vera comprensione del matrimonio e accompagnare le coppie sposate"
PARTE TERZA:CURA PASTORALE DELLE FAMIGLIE IN DIFFICOLTÀ
Cardinale Christian Tumi, arcivescovo emerito di Douala, Camerun:
"Il matrimonio in situazioni di difficoltà o debolezza. Separazioni, divorzi, seconde nozze"
Antoine Ganye, arcivescovo di Cotonou, Benin:
"Monogamia e poligamia. Sfide e preoccupazioni per la verità dell'amore nelle culture africane"
Cardinale Théodore Adrien Sarr, arcivescovo emerito di Dakar, Senegal:
"Le sfide del matrimoni misti e interreligiosi"
Samuel Kleda, arcivescovo di Douala, Camerun:
"La cura pastorale delle famiglie ferite"
EPILOGO:UN APPELLO DELLA CHIESA AFRICANA AGLI STATI
Cardinale Jean-Pierre Kutwa, arcivescovo di Abidjan, Costa d'Avorio:
"Perché lo Stato deve sostenere la famiglia?"

lunedì 17 agosto 2015

L’Africa pronta a far sentire la propria voce al Sinodo

Secondo quanto riferisce La Nuova Bussola quotidiana, sarebbe in preparazione, in previsione della prossima sessione sinodale di ottobre, un testo che raccoglierebbe i contributi di un numero significativo di vescovi e cardinali africani. Sarebbero undici gli esponenti della Chiesa africana decisi  a “raccontarci l'Africa, anzi per far sentire la voce dell'Africa sui temi del Sinodo e non solo”.Poichè finora non si conoscono i nomi degli autori, non è dato sapere se vi sia anche un rapppresentante della Chiesa rwandese. Questo contributo dovrebbe aggiungersi a quanto emerso dai lavori della conferenza tenutasi nel giugno scorso sul tema "La famiglia in Africa: quali esperienze e quali contribuiti alla XIV Assemblea Ordinaria dei Sinodi dei Vescovi”,  organizzata dal Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (SECAM/SCEAM) ( leggi qui).
Un altro figlio dell’Africa, il cardinale Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, contribuirà invece, unitamente ad altri 10 porporati, a un nuovo testo in vista del Sinodo ordinario. Dovrebbe intitolarsi “Matrimonio e famiglia”, con un sottotitolo che svela qualcos'altro. Si parla, infatti, di «prospettive pastorali di 11 cardinali».

lunedì 15 giugno 2015

L'Africa si prepara al Sinodo


Dall’8 all’11 giugno si è tenuto ad Accra (Ghana) in incontro preparatorio al Sinodo sulla famiglia che si terrà ad ottobre a Roma. Secondo quanto riferisce l’Agenzia Fides, la riunione, dal titolo “La famiglia in Africa: quali esperienze e quali contribuiti alla XIV Assemblea Ordinaria dei Sinodi dei Vescovi”, è stata organizzata dal Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (SECAM/SCEAM) ed ha visto la partecipazione, tra gli altri, del Card. Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Dalle relazioni e dalle discussioni di gruppo sono emersi i seguenti punti che verranno proposti al Sinodo: esigenza di affermare con chiarezza i valori familiari e matrimoniali conformemente alla Parola di Dio e alla dottrina della Chiesa; educazione alla sessualità dei giovani a livello delle famiglie e delle Chiese; pastorale dei “divorziati risposati”; formazione dei laici; uso saggio e responsabile dei moderni mezzi di comunicazione sociale, per evitare un uso cieco e distruttivo che potrebbe nuocere alla famiglia e al matrimonio; solidarietà delle Chiese d’Africa nei confronti di quelle dell’Europa che devono affrontare ideologie relative alla famiglia e al matrimonio che rischiano di sconvolgere ciò che è naturale e universalmente riconosciuto. Su questo punto, diversi partecipanti all’incontro hanno chiesto che la Chiesa eviti di ripetere il linguaggio utilizzato dai movimenti che si battono per la distruzione della famiglia, al fine di evitare di legittimarli. 
Un resoconto ampio e articolato sull'importante incontro si trova nel sito del noto vaticanista Sandro Magister, cliccando qui. 

domenica 12 aprile 2015

Un papa dall'Africa nera

"Un papa dall'Africa nera", questo il titolo di un articolo del noto vaticanista Sandro Magister leggibile cliccando qui, in cui viene stilato un profilo del cardinale Robert Sarah, africano della Guinea Conakry, a suo tempo nominato vescovo di Conakry da Papa PaoloVI a  soli 33 anni, il più giovane vescovo della Chiesa cattolica, gia' presidente del Pontificio Consiglio "COR UNUM" per la promozione umana e cristiana e' attualmente Prefetto della Congragazione del Culto Divino.Nello stesso articolo vengono riportati alcuni passi di un suo recente libro "Dieu ou rien", un lavoro di quattrocento pagine  che il giornalista definisce "folgoranti per profondità e per nettezza" di cui qui di seguito riportiamo alcune pagine che ben riflettono, per esempio a proposito del Sinodo della Famiglia, molte delle posizioni della Chiesa africana di cui il card. Sarah si sente profondamente figlio e interprete come emerge anche da questa intervista rilasciata alla rivista francese L'Homme nouveau.