"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI


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domenica 16 agosto 2026

Per la festa dell'Assunta si rinnova il tradizionale pellegrinaggio a Kibeho

Oltre 80.000 persone hanno partecipato ieri al pellegrinaggio al santuario della Madonna di Kibeho, provenienti da Stati Uniti, Giappone, Cina, Belgio, Francia, Burkina Faso, Repubblica Democratica del Congo, Kenya, Tanzania, Uganda, Burundi e altri paesi. Kibeho è il luogo ove dal 28 novembre 1981 al 28 novembre 1989 si ebbero delle apparizioni della Vergine, le prime verificatesi in terra d’Africa, su cui la Chiesa ha espresso il suo riconoscimento, giudicandole autentiche, al termine di una lunga inchiesta e di un rigoroso processo canonico.

Cliccando qui trovi tutta la storia delle apparizioni e le nostre esperienze in loco.

Santuario della Beata Vergine di Kibeho


lunedì 28 novembre 2022

Oggi la Chiesa ricorda le apparizioni della Vergine a Kibeho

Oggi la Chiesa ricorda le apparizioni della Vergine a Kibeho (28 novembre 1981 – 28 novembre 1989) le prime, verificatesi in terra d’Africa, su cui la Chiesa ha espresso il suo riconoscimento, giudicandole autentiche, al termine di una lunga inchiesta e di un rigoroso processo canonico. Tratta dal libro "Dentro il Rwanda", proponiamo, qui di seguito, la storia delle apparizioni di Kibeho. 

La Madonna di Kibeho

Pochi sanno che il piccolo e tragico Rwanda, purtroppo assurto a esempio di quali livelli possa raggiungere la barbarie umana, può fregiarsi del privilegio di essere stato teatro dell’unica apparizione mariana riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa in Africa. Titolo di cui neppure le ben più famose apparizioni di Medjugorie si possono ancora fregiare. Allo scettico che si accosta all’argomento con indifferenza e distacco proponiamo di soffermarsi per un attimo su questa frase “un fiume di sangue, persone che si uccidevano a vicenda, cadaveri abbandonati senza che nessuno si curasse di seppellirli, un abisso spalancato, un mostro spaventoso, teste mozzate” e poi tornare con la memoria alle immagini trasmesse dai network internazionali in quel tragico 1994.Gli sembrerà la didascalia di quanto scorreva sul teleschermo di casa. Si tratta invece di quanto riferito da tre giovani studentesse del collegio di Kibeho dopo un’apparizione della Madonna del 15 agosto del 1982, ben dodici anni prima che quelle visioni trovassero la loro tragica concretizzazione. Era solo una delle numerose apparizioni della Madonna a Kibeho, un piccolo villaggio del Sud del Rwanda, avvenute tra il Novembre 1981 e il Dicembre 1983. E proprio a Kibeho quella profezia ebbe una tragica appendice nell'aprile dell'anno successivo, nel 1995, quando un sanguinoso intervento di repressione dell'esercito ruandese in un campo profughi procurò più di 4.000 morti.Tutto è iniziato il 28 Novembre 1981 quando una giovane studentessa del collegio di Kibeho, Alphonsine Mumureke, afferma di aver visto una signora di incomparabile bellezza che si presenta con il titolo di " Nyina wa Jambo " vale a dire, " Madre del Verbo ". Nel corso dei mesi successivi la Madonna apparve anche ad altre due ragazze Nathalie Mukamazjmpaka e Marie Claire Mukangango. Le apparizioni furono ufficialmente riconosciute tali dalla Chiesa il 29 giugno 2001 al termine di una lunga inchiesta e un rigoroso processo grazie alla preziosa e appassionata opera del compianto vescovo di Gikongoro, mons Augustin Misago.Delle tre veggenti Alphonsine Mumureke si è fatta suora e vive nel monastero delle clarisse cappuccine di Cotonou in Benin, Marie Claire Mukangango è stata uccisa con il marito durante il genocidio del 1994, mentre Nathalie Mukamazjmpaka vive a Kibeho come testimone di questi avvenimenti miracolosi. Proprio a Kibeho, sul piazzale retrostante la basilica, il 7 Agosto 2012 in occasione della Missione Kwizera, abbiamo avuto il privilegio di avere un commovente incontro con una delle testimoni di quelle apparizioni, Nathalie Mukamazimpaka, e incrociare quegli occhi che hanno visto la Vergine. Esperienza rivissuta, con altrettanta commozione, nel febbraio del 2017.Ad oggi il santuario di Kibeho costruito sui luoghi delle apparizioni, raggiungibile scendendo da Kigali fino a Butare e poi percorrendo un’ampia strada sterrata per una trentina di kilometri, non è particolarmente frequentato. Chi vi arriva per la prima volta, in un giorno feriale, rimane sorpreso di trovare il più famoso santuario africano pressoché deserto. Quando ci siamo stati, abbiamo incontrato qualche ragazzo sull’ampio sagrato, un paio di gruppetti di pellegrini bianchi e tutto intorno un silenzio surreale e un panorama in cui colline appena accennate, ben diverse da quelle che caratterizzano il Nord Rwanda, si stendono a perdita d’occhio soprattutto nelle parte sud che degrada verso il Burundi. Il governo ruandese, sempre attento ad ogni possibile fonte di entrate, intende però farne un possibile polo per lo sviluppo di un turismo religioso sensibile al richiamo di un luogo testimone dell'apparizione della Madonna, analogamente a quanto avviene in numerosi santuari mariani del vecchio continente. Per gli operatori turistici Kibeho potrebbe diventare un ulteriore polo di richiamo da affiancare alle destinazioni ormai affermate a livello mondiale come i gorilla del parco dei Virunga, piuttosto che la foresta di Nyunge o il parco savana dell’Akagera, peraltro piuttosto modesto rispetto agli altri parchi africani. Dopo il lancio ufficiale, ai turisti che arriveranno in Rwanda per visitare le richiamate attrazioni turistiche verrà offerta la possibilità anche di questo nuovo itinerario religioso, fornendo loro informazioni sugli eventi degli anni ottanta, sul successivo processo di riconoscimento formale delle apparizioni, consentendo soprattutto una pausa religiosa nell’accogliente santuario mariano, con le annesse prime strutture ricettive, che non attende altro che ospitare un numero sempre maggiore di pellegrini alla ricerca di una pausa di spiritualità nella casa della Nostra Signora dei dolori, come è conosciuta la Madonna di Kibeho.

sabato 28 novembre 2020

Oggi la Chiesa ricorda le apparizioni della Vergine a Kibeho

Il santuario della Madonna di Kibeho
Oggi la Chiesa ricorda le apparizioni della Vergine a Kibeho (28 novembre 1981 – 28 novembre 1989) le prime, verificatesi in terra d’Africa, su cui la Chiesa ha espresso il suo riconoscimento, giudicandole autentiche, al termine di una lunga inchiesta e di un rigoroso processo canonico.Si raggiunge Kibeho, situato nel sud ovest del Rwanda, scendendo da Kigali a Butare e poi percorrendo un’ampia strada sterrata per una trentina di kilometri. Chi vi arriva per la prima volta, in un giorno feriale, rimane sorpreso di trovare il più famoso santuario africano pressoché deserto: qualche ragazzo sull’ampio sagrato, un paio di gruppetti di pellegrini bianchi e tutto intorno un silenzio surreale e un panorama in cui colline appena accennate, ben diverse da quelle che caratterizzano il nord Rwanda, si stendono a perdita d’occhio soprattutto nelle parte sud che degrada verso il Burundi. Un luogo così sperduto e isolato è stato però testimone di un ciclo di apparizione della Madonna a tre giovani studentesse di una scuola secondario del luogo a partire dagli inizi degli anni ottanta.Tutto è iniziato il giorno del 28 nov 1981 quando una giovane studentessa del collegio di Kibeho, Alphonsine Mumureke, afferma di aver visto una signora di incomparabile bellezza che si presenta con il titolo di " Nyina wa Jambo " vale a dire, " Madre del Verbo ". Nel corso dei mesi successivi la Madonna apparve anche ad altre due ragazze Nathalie Mukamazjmpaka e Marie Claire Mukangango. Le apparizioni furono ufficialmente riconosciute tali dalla Chiesa il 29 giugno 2001 al termine di una lunga inchiesta e un rigoroso processo. Tra le numerose visioni a cui assistettero le tre giovani veggenti, particolarmente sconvolgente e profetica fu quella del 15 agosto del 1982, descritta con queste parole: “un fiume di sangue, persone che si uccidevano a vicenda, cadaveri abbandonati senza che nessuno si curasse di seppellirli, un abisso spalancato, un mostro spaventoso, teste mozzate”. Le stesse immagini che dodici anni dopo, nel 1994, scorrevano sugli schermi di tutto il mondo a testimonianza dell’immane tragedia che stava sconvolgendo il popolo rwandese e che ebbero una tragica appendice nell'aprile dell'anno successivo proprio a Kibeho,  quando un  sanguinoso intervento dell'esercito rwandese in un campo profughi procurò più di 4000 morti.
Delle tre veggenti Alphonsine Mumureke si è fatta suora e vive nel monastero delle clarisse cappuccine di Cotonou in Benin, Marie Claire Mukangango è stata uccisa con il marito durante il genocidio del 1994, mentre Nathalie Mukamazjmpaka vive a Kibeho come testimone di questi avvenimenti miracolosi.Più volte abbiamo riferito in questo nostro blog delle apparizioni mariane di Kibeho, in particolare in questo post   del 4 settembre 2012 ( leggi qui), testimonianza di un'intensa esperienza personale che ci ha portato a Kibeho e vivere un commovente incontro con una delle testimoni di quelle apparizioni, Nathalie Mukamazimpaka, e incrociare quegli occhi che hanno visto la Vergine.
A ricordo di quel breve incontro ci piace segnalare questa intervista , come se quelle parole fossero rivolte a noi, che la stessa veggente rilasciò il 2 giugno 2003 a padre passionista Gianni Sgreva autore del libro: "Le apparizioni della Madonna in Africa: Kibeho"Ed. Shalom, 2004.
Per saperne di più sulle apparizioni di Kibeho segnaliamo questa  sintesi in italiano (clicca qui), e questa  ricostruzione più ampia in francese ( clicca qui). Proponiamo altresì la trascrizione della conversazione tenuta da Diego Manetti  su Radio Maria nel luglio 2014, relativa al santuario di Kibeho e alla storia delle apparizioni mariane in terra rwandese.

Per vedere i luoghi e i protagonisti  guarda il video.


martedì 28 novembre 2017

Oggi si ricordano le apparizioni della Madonna a Kibeho

Il santuario di Kibeho
Oggi la Chiesa ricorda le apparizioni della Vergine a Kibeho (28 novembre 1981 – 28 novembre 1989) le prime, verificatesi in terra d’Africa, su cui la Chiesa ha espresso il suo riconoscimento, giudicandole autentiche, al termine di una lunga inchiesta e di un rigoroso processo canonico.Si raggiunge Kibeho, situato nel sud ovest del Rwanda, scendendo da Kigali a Butare e poi percorrendo un’ampia strada sterrata per una trentina di kilometri. Chi vi arriva per la prima volta, in un giorno feriale, rimane sorpreso di trovare il più famoso santuario africano pressoché deserto: qualche ragazzo sull’ampio sagrato, un paio di gruppetti di pellegrini bianchi e tutto intorno un silenzio surreale e un panorama in cui colline appena accennate, ben diverse da quelle che caratterizzano il nord Rwanda, si stendono a perdita d’occhio soprattutto nelle parte sud che degrada verso il Burundi. Un luogo così sperduto e isolato è stato però testimone di un ciclo di apparizione della Madonna a tre giovani studentesse di una scuola secondario del luogo a partire dagli inizi degli anni ottanta.Tutto è iniziato il giorno del 28 nov 1981 quando una giovane studentessa del collegio di Kibeho, Alphonsine Mumureke, afferma di aver visto una signora di incomparabile bellezza che si presenta con il titolo di " Nyina wa Jambo " vale a dire, " Madre del Verbo ". Nel corso dei mesi successivi la Madonna apparve anche ad altre due ragazze Nathalie Mukamazjmpaka e Marie Claire Mukangango. Le apparizioni furono ufficialmente riconosciute tali dalla Chiesa il 29 giugno 2001 al termine di una lunga inchiesta e un rigoroso processo. Tra le numerose visioni a cui assistettero le tre giovani veggenti, particolarmente sconvolgente e profetica fu quella del 15 agosto del 1982, descritta con queste parole: “un fiume di sangue, persone che si uccidevano a vicenda, cadaveri abbandonati senza che nessuno si curasse di seppellirli, un abisso spalancato, un mostro spaventoso, teste mozzate”. Le stesse immagini che dodici anni dopo, nel 1994, scorrevano sugli schermi di tutto il mondo a testimonianza dell’immane tragedia che stava sconvolgendo il popolo rwandese e che ebbero una tragica appendice nell'aprile dell'anno successivo proprio a Kibeho,  quando un  sanguinoso intervento dell'esercito rwandese in un campo profughi procurò più di 4000 morti.

venerdì 18 agosto 2017

The New Times: su Kibeho una bugia e una omissione di troppo

L'editoriale de The New Times di  ieri avanza, sulla scorta delle celebrazioni tenutesi a Kibeho del giorno dell'Assunta, una proposta apparentemente conciliante e di pace ma al fondo "interessata" e strumentale. Sottolineando la folta partecipazione di pellegrini  alla celebrazione e rammentando gli omicidi e le crudeltà che vi furono nel 1994 proprio a Kibeho,  il quotidiano filogovernativo auspica che Kibeho diventi un luogo di pace e a tal fine suggerisce che "il governo e le altre parti interessate dovrebbero approfittare per sollecitare il clero a cogliere questa opportunità per espiare gli errori del passato predicando l'amore e il perdono". E ancora "le organizzazioni religiose potrebbero andare avanti e costruire un centro di pace nel luogo in cui hanno violato i loro voti".Insomma siamo alla solita e periodica richiesta alla Chiesa cattolica di un atto di contrizione propedeutico a una piena riconciliazione.
L'editoriale si ferma qui. Due elementi minano pero' la sincerità della proposta, evidenziandone la strumentalita': una bugia e una omissione.
Non risponde, infatti, a verita' storica il coinvolgimento, come scritto da The New Times, del vescovo del luogo negli eccidi del 1994. Vescovo in quel periodo era mons. Augustin Misago, del quale l'editoriale artatamente non fa il nome ben sapendo che un tribunale della Repubblica del Rwanda ha mandato assolto il vescovo da ogni accusa di coinvolgimento nei fatti del 1994, nel giugno del 2000, dopo oltre un anno di  carcere.
Al riguardo, qualcuno dovrebbe forse farsi carico di difendere la memoria del presule da simili subdole attacchi che, alla luce della citata sentenza , si configurano come diffamazione!
Altrettanto grave e' l'omissione. Parlare di omicidi e crudelta' che hanno avuto come teatro Kibeho senza fare menzione di quanto successo  nell'aprile 1995, proprio a Kibeho, quando militari dell'esercito rwandese irruppero nel campo profughi uccidendo oltre 4000 persone, secondo dati forniti da osservatori internazionali, non depone a favore della credibilita' e imparzialita' della proposta.

domenica 21 maggio 2017

Per Medjugorje una soluzione come quella di Kibeho?

La risposta che la Chiesa potrebbe dare alle apparizioni a Medjugorje potrebbero ricalcare, per certi versi, quanto accaduto per le apparizioni di Kibeho. E’ quanto sembra trasparire da alcune dichiarazioni dell'arcivescovo di Varsavia-Praga, Henryk Hoser, inviato del Papa a Medjugorje, apparse venerdì scorso su Avvenire , in cui paragonava le apparizioni bosniache a quelle avvenute in Rwanda tra il 1981 e il 1989, lasciando intendere la possibile  scelta di una medesima soluzione per avvenimenti molto simili. Lo sostiene La Bussola quotidiana in un ampio articolo a firma Benedetta Frigerio in cui vengono sottolineate le molte   analogie tra le due apparizioni e il fatto  "quanto meno singolare che il contenuto dei messaggi mariani e la data dell’inizio delle apparizioni siano del tutto simili. Ma soprattutto impressiona che, anche in questo caso, il messaggio della Vergine sia stato, prima ostacolato (anche da religiosi e prelati) e poi, quando il genocidio si verificò realmente, accettato solo in parte". Per leggere l'interessante analisi della Frigerio clicca qui.

mercoledì 5 aprile 2017

Il delegato pontificio a Medjugorie ricorda le apparizioni di Kibeho

 C'era attesa per la prima visita ufficiale del delegato di Papa Francesco, l’arcivescovo polacco Henryk Hoser, inviato a Medjugorie, per seguire la pastorale nel paesino della Bosnia-Erzegovina dove dal 1981 secondo la testimonianza di sei veggenti la Madonna appare con il titolo di Regina della pace. Per una cronaca della missione  dell’arcivescovo di “Praga” quartiere di Varsavia della cui diocesi è titolare, rimandiamo all’articolo de La Bussola quotidiana. Quello che qui interessa è il richiamo che mons. Hoser ha fatto al Rwanda nella sua omelia, in particolare quel richiamo forte all'apparizione della Madonna a Kibeho. Riportiamo qui di seguito il relativo passaggio, tratto dalla trascrizione pubblicata dal giornalista Paolo Brosio sul suo sito.
"Maria è Regina, noi contempliamo i Misteri Gloriosi del Rosario e contempliamo Lei che è Regina del Cielo e della Terra. Meditiamo nei Misteri Gloriosi la Sua incoronazione per la Regina dei Cieli e della terra. Lei partecipa in tutte le caratteristiche del Regno di Suo Figlio, di Colui che era creatore del Cielo e della terra, il Suo Regno è universale e Lei è dappertutto. E dappertutto è ammesso venerare la Beata Vergine Maria. Noi ringraziamo la Madonna per la sua costante presenza a fianco di ciascuno di noi.
Regina della pace è il frutto della conversione, Lei introduce la Pace nel nostro cuore, per mezzo di questo noi diventiamo uomini pacifici, tranquilli nelle nostre famiglie, nella nostra società, nei nostri paesi.
La pace è minacciata nel mondo intero e il Santo Padre Francesco ha detto che la terza guerra mondiale in certe parti è già presente. Le guerre più terribili sono le guerre civili che avvengono tra i popoli dello stesso paese.
Cari fratelli e sorelle, io ho vissuto 21 anni in Ruanda in Africa, nel 1982 lì è apparsa la Beata Vergine Maria e la Madonna ha previsto il genocidio in Ruanda, lo ha detto 10 anni prima e le persone in quell’epoca non hanno capito niente dei Suoi messaggi sul genocidio. Il genocidio ha ucciso in tre mesi un milione di persone. Le apparizioni della Beata Vergine Maria in Ruanda sono già state riconosciute e Lei è riconosciuta così come si è presentata, come Madre della Parola Eterna.
Proprio nella prospettiva della mancanza di pace è la venerazione della Madonna, ed è così intensa qui ed è talmente importante per il mondo intero, richiamo per la Pace perché le forze distruttive oggi sono immense. Crescono continuamente gli scontri nelle famiglie, nelle società, nei paesi; abbiamo bisogno dell’intervento del Cielo e la presenza della Beata Vergine Maria è uno di questi interventi, dell’iniziativa di Dio. Perciò voglio incoraggiarvi, esortarvi come inviato speciale del Santo Padre".

domenica 12 febbraio 2017

Missione 2017: diario di viaggio


Due settimane passate in Rwanda, 1200 km percorsi in jeep, di cui una buona parte su strade sterrate, tanti incontri, tante cose viste, tante sensazioni. Per rivivere alcuni dei momenti più significativi della Missione 2017  clicca qui.



 Kibeho: il santuario affidato a sacerdoti polacchi che ( per ora) non conoscono la lingua locale 
Fa una certa sensazione assistere alla santa messa mattutina nel santuario della Madonna di Kibeho celebrata in un incerto Kinyarwanda (così riferiranno testimoni alla fine della messa) da un sacerdote polacco, coadiuvato da un altro connazionale e da un sacerdote rwandese. Il    tutto si giustifica con l'affidamento della gestione della Chiesa ai sacerdoti Palottini che qui hanno inviato appunto due sacerdoti  di nazionalità polacca. Il risultato è che alle scolaresche che assistono alla messa, unitamente a diversi pellegrini, tocca assistere  a una celebrazione dove il celebrante non si trova palesemente a proprio agio con la lingua, tanto da dover leggere il testo della predica. Eppure c'era all'altare un sacerdote rwandese che avrebbe ben potuto presiedere la celebrazione. Nessuno penserebbe mai di arrivare al  santuario di Czestochowa in Polonia e assistere alla celebrazione della messa da parte di  sacerdoti rwandesi coadiuvati da confratelli polacchi. E allora, perchè, con tutti i sacerdoti indigeni disponibili, era proprio necessario affidare la gestione del primo santuario mariano africano, compresa la celebrazione della liturgia, a dei bianchi? 
Misteri della Chiesa! 
Aeroporto: bagaglio a mano off limits per le noccioline ma non per la valuta estera
E’ probabile che i cittadini rwandesi non abbiano vincoli nell’esportare valuta. Questo è quanto deduciamo da un fatto di cui siamo stati testimoni all’imbarco del  volo per l’Europa. Dopo che all’ultimo controllo di sicurezza immediatamente prima dell’imbarco, ci era stato  sequestrato un sacchetto di   arachidi che portavamo nel bagaglio a mano, non abbiamo capito per quale ragione, abbiamo assistito all’apertura della borsa di un viaggiatore rwandese dalla quale emergevano da una sorta di sottofondo, tre buste contenenti mazzette di almeno 100 banconote estere di grosso taglio, cadauna. Il controllore non ha avuto nulla da eccepire, dal che si dovrebbe dedurre che, contrariamente a quanto succede in quasi tutto il mondo dove avremmo assistito all’immediato sequestro della valuta e al fermo del passeggero, è possibile far uscire in maniera non ufficiale valuta dal paese. Ma sarà proprio così?    
Swahili presto quarta lingua ufficiale
L'Assemblea nazionale ruwndese ha approvato una legge per rendere la lingua Swahili la quarta lingua ufficiale del paese con il Kinyarwanda, la lingua nazionale,  il francese e l'inglese. La decisione fa seguito all’impegno preso quando è il rwanda è entrato a far parte, nel 2007, della Comunità dell'Africa orientale, un'organizzazione i cui tre fondatori - Kenya, Uganda e Tanzania - utilizzano lo swahili come lingua ufficiale, unitamente all’inglese. Il testo deve ancora essere presentato al Senato prima di essere promulgato dal presidente Paul Kagame.

venerdì 22 luglio 2016

I vescovi rwandesi salutano mons. Russo che lascia la Nunziatura di Kigali

Mons. Luciano Russo con i vescovi rwandesi
Il Nunzio Apostolico, mons. Luciano Russo, domenica lascia il Rwanda per assumere la nuova missione di Nunzio in Algeria e Tunisia.I vescovi rwandesi  gli hanno reso visita il 12 luglio per un saluto di commiato.E' toccato a  Mons Philippe Rukamba, Vescovo di Butare e Presidente della Conferenza Episcopale del Rwanda, ricordare gli intensi quattro anni  (dal 23 Marzo 2012), in cui mons. Russo ha svolto la sua missione vicino al popolo rwandese, in generale, e alla chiesa cattolica in particolare. Questa vicinanza è stata caratterizzata principalmente dalla nomina di tre nuovi vescovi (Mons Antoine Kambanda a Kibungo, Mons. Celestin Hakizimana a Gikongoro e l'Arcivescovo Anaclet Mwumvaneza a Nyundo) chiamati a ricoprire altrettante sedi vacanti, dalle visite nelle diocesi, parrocchie e comunità religiose, dalle partecipazioni a celebrazioni ecclesiali e a manifestazioni pubbliche, nonchè alla celebrazione dei 50 anni di relazioni diplomatiche tra il Vaticano e il Rwanda. Senza dimenticare l'organizzazione della visita ad limina e il lancio del Giubileo per i 100 anni del sacerdozio in Rwanda. 
Il presidente del CEPR ha quindi augurato un buon lavoro per la nuova missione in Algeria e Tunisia, assicurando che sarà accompagnato dalle preghiere dell'intero episcopato rwnadese che in questi anni ha potuto apprezzare un confratello nell'episcopato  " pieno di umanità, disponibile, semplice e che ha sempre operato, secondo il suo motto, con 'Sapientia et Prudentia'. " 
Rispondendo all'indirizzo di   Mons Philippe Rukamba,  mons. Russo, dopo aver ringraziato tutti i Pastori della Chiesa in Rwanda, in rappresentanza di tutte le diocesi, i sacerdoti e cristiani così come religiosi, ha espresso la propria gioia di aver conosciuto il Rwanda e servito il popolo di Dio nel paese della Vergine di Kibeho. Affrontando la nuova missione a cui è stato chiamato, ha sottolineato come  non dimenticherà il Rwanda e la sua gente con cui ha condiviso momenti intensi. Infine, ha chiesto le preghiere di tutti perché possa  continuare a contribuire al buon funzionamento della Chiesa di Dio nei paesi di Algeria e Tunisia. Paesi non facili, finora privi di Nunzio , dove, da subito, sarà chiamato a individuare nuovi Pastori per due delle quattro diocesi, tra cui l’Arcidiocesi di Algeri, prive di vescovi. 
A mons. Russo, che ha sempre seguito con simpatia l'opera dell'Ass. Kwizera in Rwanda, va il nostro sentito grazie per la vicinanza riservataci e l'augurio di buon lavoro nella nuova impegnativa missione.

mercoledì 24 giugno 2015

Esce in Italia un libro sulle apparizioni della Madonna a Kibeho

E’ uscito in questi giorni «Io sono la Madre del Verbo» Nostra Signora di Kibeho, risveglio per i nostri tempi (Edizioni Ares pp.216 – €15) del sacerdote rwandese  Edouard Sinayobye. L'opera, una rielaborazione della tesi in dottorato in Teologia spirituale  al Teresianum  di Roma, è un accurato approfondimento del messaggio spirituale che la Vergine ha lasciato alle tre veggenti, Alphonsine, Nathalie e Marie Claire, a partire dalla prima apparizione  il 28 novembre 1981 fino all'ultima lo stesso giorno del novembre 1989. Abbastanza scarna risulta invece la storia dei fatti che si sono susseguiti in quegli anni, anche nella parte che riguarda la vita delle veggenti.E' appunto il Messaggio della Vergine, rappresentato ed approfondito nei suoi diversi aspetti, il cuore del libro. Messaggio che si fa  "Vangelo della croce e della gioia", come titola la sua prefazione   Vittorio Messori. Messaggio che "non riguarda soltanto il Rwanda o i Paesi dei grandi laghi... vale per tutto il mondo” come scrive nella postfazione il sacerdote  Bernard Peyrous. Vangelo della croce come le popolazioni del Rwanda hanno purtroppo sperimentato sulla loro carne nei tragici eventi del 1994 che la Vergine, inascoltata, profetizzò nell'apparizione del 15 agosto 1982: “un fiume di sangue, persone che si uccidevano a vicenda, cadaveri abbandonati senza che nessuno si curasse di seppellirli, un abisso spalancato, un mostro spaventoso, teste mozzate”. Fatti di sangue che abbero una tragica appendice proprio a Kibeho l'anno successivo, quando almeno 4000 profughi caddero sotto il fuoco dell'esercito, e nel vicino Congo negli anni successivi.
Più volte abbiamo riferito in questo nostro blog delle apparizioni mariane di Kibeho, in particolare in questo post   del 4 settembre 2012 ( leggi qui), testimonianza di un'intensa esperienza personale che ci ha portato a Kibeho e vivere un commovente incontro con una delle testimoni di quelle apparizioni, Nathalie Mukamazimpaka, e incrociare quegli occhi che hanno visto la Vergine. Nel libro ora abbiamo trovato anche le parole che Nathalie ha ascoltato dalla voce della Vergine e che l'autore ci aiuta a cogliere nella loro pienezza.

domenica 6 luglio 2014

Sulle tracce di Maria: Kibeho

Il santuario di Kibeho
Proponiamo la trascrizione, riportata in  data odierna da La Bussola quotidiana, della conversazione tenuta da Diego Manetti  su Radio Maria, relativa al santuario di Kibeho e alla storia delle apparizioni mariane in terra rwandese.
Leggi qui.

lunedì 7 aprile 2014

Papa Francesco al popolo rwandese

Dopo l'Angelus di ieri, Papa Francesco ha rivolto questo appello al popolo rwandese.
Cari fratelli e sorelle,
si terrà domani in Ruanda la commemorazione del XX anniversario dell’inizio del genocidio perpetrato contro i Tutsi nel 1994. In questa circostanza desidero esprimere la mia paterna vicinanza al popolo ruandese, incoraggiandolo a continuare, con determinazione e speranza, il processo di riconciliazione che ha già manifestato i suoi frutti, e l’impegno di ricostruzione umana e spirituale del Paese. A tutti dico: Non abbiate paura! Sulla roccia del Vangelo costruite la vostra società, nell’amore e nella concordia, perché solo così si genera una pace duratura! Invoco su tutta la cara Nazione ruandese la materna protezione di Nostra Signora di Kibeho. Ricordo con affetto i Vescovi ruandesi che sono stati qui, in Vaticano, la settimana scorsa.
E tutti voi invito, adesso, a pregare la Madonna, Nostra Signora di Kibeho.
( Ha fatto seguito la recita dell'Ave Maria)

giovedì 3 aprile 2014

Discorso di Papa Francesco ai Presuli della Conferenza Episcopale del Rwanda

Alle ore 11.30 di questa mattina, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i Vescovi della Conferenza Episcopale del Rwanda per la visita "ad Limina Apostolorum". Pubblichiamo di seguito il testo in francese del discorso che il Papa ha consegnato ai Presuli nel corso dell’incontro, che facciamo precedere dalla sintesi curata dal VIS-Vatican Information Service:
"La riconciliazione nazionale e il ruolo in essa della Chiesa, nel ventesimo anniversario del genocidio che devastò la Nazione, sono stati i temi centrali del discorso di Papa Francesco ai Vescovi della Conferenza Episcopale del Rwanda, al termine della quinquennale Visita "ad Limina Apostolorum".Il Santo Padre ricorda le sofferenze del popolo rwandese e le tante ferite che ancora devono rimarginarsi e si unisce di tutto cuore al lutto della popolazione, assicurando la sua preghiera per le comunità ecclesiali "spesso lacerate, per tutte le vittime e le loro famiglie, per tutto il popolo rwandese, senza distinzione di religione, etnia e credo politico".Venti anni dopo i tragici avvenimenti del 1994 "la riconciliazione e la guarigione delle ferite restano certamente la priorità della Chiesa in Rwanda - scrive il Papa - Il perdono delle offese e l'autentica riconciliazione, che potrebbero sembrare impossibili da un punto di vista umano dopo tante sofferenze, sono tuttavia un dono che è possibile ricevere da Cristo, con la fede e la preghiera, anche se la via è lunga e richiede pazienza, rispetto reciproco e dialogo. La Chiesa ha dunque un ruolo importante nella ricostruzione di una società rwandese riconciliata; con tutto il dinamismo della vostra fede e della speranza cristiana, andate avanti risolutamente, rendendo testimonianza instancabile alla verità. (...) È importante che, superando i pregiudizi e le divisioni etniche, la Chiesa abbia una sola voce, manifesti la sua unità e riaffermi la comunione con la Chiesa universale e con il successore di Pietro"."Nella prospettiva di riconciliazione nazionale, è anche necessario rafforzare le relazioni di fiducia fra la Chiesa e lo Stato. La celebrazione, il sei giugno prossimo, del cinquantesimo anniversario dell'instaurazione di rapporti diplomatici fra il Rwanda e la Santa Sede, può essere l'occasione di rivalutare i risultati benefici di tali relazioni, per il bene del popolo rwandese. Un dialogo costruttivo e autentico con le Autorità potrà favorire l'opera comune di riconciliazione e di ricostruzione della società fondata sui valori della dignità umana, della giustizia e della pace. Siate una Chiesa che sappia prendere l'iniziativa e generare fiducia".Papa Francesco ricorda l'insostituibile contributo della Chiesa al bene comune, soprattutto nel settore educativo e sanitario, nel quale tante persone si dedicano alle vittime della guerra, ferite "nell'anima e nel corpo", specialmente le vedove e gli orfani, le persone anziane, i malati e i bambini. "L'educazione dei giovani - sottolinea il Santo Padre - è la chiave del futuro in un paese dove la popolazione si rinnova rapidamente. (...) È dovere della Chiesa formare i bambini e i giovani ai valori evangelici (...) che saranno per essi come una bussola che indica loro la strada da seguire. Che siano membri attivi e generosi della società, perché è da essi che dipende il futuro".Nella missione di evangelizzazione e di ricostruzione, i laici "hanno un ruolo fondamentale" e il loro impegno nella società "è credibile nella misura in cui essi siano competenti e onesti". Il Santo Padre invita i Vescovi a riservare particolare attenzione alla formazione dei laici e alle famiglie rwandesi, molte delle quali sono state "lacerate e ricomposte", e sono oggi minacciate della secolarizzazione. Il Papa esprime la sua gratitudine ai sacerdoti "che si danno generosamente nel loro ministero e la cui missione è resa più gravosa dall'esiguità del loro numero".Il Papa conclude il suo discorso raccomandando il Rwanda alla materna protezione della Vergine Maria. "Auspico caldamente che voi facciate in modo che il Santuario di Kibeho irradi ancora di più l'amore di Maria per tutti i suoi figli, in particolare per i più poveri e i più provati, e che sia per la Chiesa in Rwanda e fuori di essa, un appello a rivolgersi con fiducia alla 'Nostra Signora dei Dolori', perché accompagni ognuno nel suo cammino e gli ottenga il dono della riconciliazione e della pace".
Discorso di Papa Francesco
Chers Frères Evêques,

mercoledì 19 giugno 2013

Il Rwanda promuove Kibeho come meta turistico-religiosa

Santuario di Kibeho
Il Dipartimento del turismo rwandese ha individuato in Kibeho un possibile polo per lo sviluppo di un turismo religioso sensibile al richiamo di un luogo testimone dell'apparizione della Madonna, analogamente a quanto avviene in numerosi santuari mariani del vecchio continente. Infatti, Kibeho, un piccolo e sperduto villaggio situato nel sud del Rwanda a una trentina di kilometri da Butare, è stato teatro, a partire dal novembre 1981 fino al 1989, di una serie di apparizioni della Madonna ad alcune giovani del luogo, la cui storia è ampiamente illustrata nel nostro post del 4 settembre 2012 . Tali apparizioni sono state ufficialmente riconosciute come autentiche dalla Chiesa nel 2001, dopo un approfondito esame grazie alla preziosa e appassionata opera del compianto vescovo di Gikongoro, mons Augustin Misago.Nonostante tale riconoscimento, pochi al di fuori del Rwanda conoscono questa realtà. Anche l’afflusso dei pellegrini rwandesi è abbastanza contenuto, salvo alcune occasioni  particolari. Personalmente abbiamo visitato il santuario costruito sui luoghi delle apparizioni incontrando sulla grande spianata antistante la Chiesa solo una decina di persone e pochi altri pellegrini all’interno. Eppure siamo in presenza dell’unica apparizione riconosciuta nell’intero continente africano. Per questo si può ben comprendere l’interesse delle autorità rwandesi a promuovere Kibeho come luogo di richiamo turistico, di un turismo del tutto particolare, così come auspicato dall’attuale  vescovo di Gikongoro ' Kibeho diventi un luogo di pellegrinaggio e di incontro per tutti coloro che cercano Cristo e che vengono qui per pregare, un centro fondamentale della conversione, di riparazione per i peccati del mondo e di riconciliazione, un punto di incontro per 'tutti coloro che erano dispersi', come per coloro che aspirano ai valori della compassione e fratellanza senza confini, un centro fondamentale che richiama la Vangelo della Croce '. Per gli operatori turistici Kibeho potrebbe diventare un ulteriore polo di richiamo da affiancare alle destinazioni ormai affermate a livello mondiale come i gorilla del parco dei Virunga, piuttosto che la foresta di Nyunge o il parco savana dell’Akagera, peraltro piuttosto modesto rispetto agli altri parchi africani.Dopo il lancio ufficiale, ai turisti che arriveranno in Rwanda per visitare le richiamate attrazioni tristiche  verrà offerta la possibilità anche di questo nuovo  itinerario religioso, fornendo loro  informazioni  sugli eventi degli anni ottanta, sul successivo  processo di riconoscimento formale delle apparizioni, consentendo soprattutto una pausa religiosa nell’accogliente santuario mariano, con le annesse  prime strutture ricettive,  che non attende altro che ospitare un numero sempre maggiore di pellegrini alla ricerca di una pausa di spiritualità nella casa della Nostra Signora dei dolori, come è conosciuta la Madonna di Kibeho. 

martedì 13 marzo 2012

Improvvisa morte di Mons. Augustin Misago

Mons. Misago durante la prigionia
Il corpo senza vita del Vescovo di Gikongoro, Mons. Augustin Misago, è stato trovato ieri nel suo ufficio intorno a mezzogiorno, probabilmente vittima di un attacco cardiaco.
Nato nel 1943 nella parrocchia di Nyagahanga, mons Misago reggeva dal marzo 1992 la diocesi  di Gikongoro, dove si trova anche Kibeho, luogo delle note apparizioni mariane, di cui il defunto vescovo fu un grande e apprezzato studioso. Nell’aprile 1999, mons Misago  fu arrestato con l'accusa di partecipazione al  genocidio del 1994.  Dopo 14 mesi di prigione, fu assolto da un tribunale di Kigali  e successivamente liberato.

lunedì 26 dicembre 2011

Il libro di Silvana Arbia: un'occasione mancata

Silvana Arbia, oggi capo della cancelleria della Corte penale internazionale dell’Aia, per quasi nove anni, fino al 2008, ha lavorato come procuratore e poi chief of prosecutions presso il Tribunale penale internazionale per il Rwanda (tpir ) a Kigali e ad Arusha in Tanzania. Di recente ha pubblicato  un libro – Mentre il mondo stava a guardare ed. Mondatori- in cui  racconta di quel periodo e del difficile ma instancabile cammino che la giustizia internazionale  ha fatto per combattere i crimini contro l'umanità. In particolare, la ricostruzione di una decina di casi, in cui l’autrice ha sostenuto l’accusa nei processi contro alcuni tra i più spietati responsabili del genocidio rwandese, mira a richiamare la coscienza del mondo a non dimenticare le crudeltà di quel tragico periodo perché non si abbiano a ripetere. Dobbiamo dire che il libro non convince. Da una donna chiamata a reggere l’accusa e “determinata a fare quello che potevo per ridare giustizia a quel paese martoriato” e oggi seduta su un comodo scranno all'Aia, ci si sarebbe aspettati un po’ di quel coraggio che l’Arbia rappresentante dell'accusa richiedeva ai suoi testimoni chiamati a confermare le prove contro i tanti imputati di efferati delitti. Nel rispetto del mandato di indagare e giudicare “le responsabilità di entrambi” i contendenti in campo, un accenno, en passant, anche alle responsabilità dei vincitori, proprio perché, come esplicitamente espresso dalla stessa autrice, “il vincitore non poteva più essere considerato, come accadeva in passato, il giudice dei vinti”, forse poteva trovare posto nelle 197 pagine del libro. Invece niente. Invano cerchereste un riferimento alle migliaia di vittime civili tra la popolazione del nord occupato da quelli che l’autrice chiama i ribelli del Fpr, piuttosto che al massacro, avvenuto nel 1995 da parte dell’esercito dei vincitori, di qualche migliaia di sfollati nel campo profughi di  Kibeho ( 4.000 secondo osservatori internazionali), anche se quest'ultimo crimine non rientrante nella sfera di competenza del Tpir. Eppure queste vicende dovevano  essere citate nel Libro Azzurro dell’Onu, contenente la cronistoria dei fatti rwandesi, che l’autrice cita come fosse la Bibbia “le raccolte di documenti delle Nazioni Unite non hanno mai mancato di offrirmi il conforto della veridicità storica dei fatti”. Forse, in questo caso anche la procura del Tribunale, così come il mondo, “stava a guardare”.
Perché non farne almeno un accenno? Non fosse altro per dire che si sarebbe voluto, ma non si è potuto prendere alcuna iniziativa. Salvo fare la fine del magistrato svizzero Carla Del Ponte, collega dell’Arbia al Tribunale per il Rwanda e mai citata nel libro, allontanata dallo stesso Tribunale nel 2003 perché le sue indagini intendevano far luce anche sulle responsabilità dei vincitori. Magari a partire dalla ricerca dei responsabili, mai individuati, dell’abbattimento dell’aereo presidenziale del 6 aprile 1994, con la morte del presidente rwandese e di quello del Burundi, che diede avvio agli eccidi e che l’Arbia archivia con un ineffabile “ la questione è tuttora aperta e la verità avvolta nel mistero. Si sono fatte, però, diverse ipotesi”. Ma se la ricerca della verità non compete a un procuratore del Tribunale penale internazionale per il Rwanda (Tpir ), a chi? E senza verità come si può aspirare a "ridare giustizia a un popolo martoriato”? Il libro  un po’ narcisistico  dell’Arbia non  ha neppure provato a sfilacciare quel velo per intravedere la verità, eppure aveva l'opportunità per farlo. Per questo crediamo che sia un’occasione mancata.

venerdì 20 maggio 2011

In pellegrinaggio a Ruhango per guarire non solo spiritualmente

Ogni prima domenica del mese, migliaia di cristiani, cattolici e no, si danno appuntamento in una  cittadina del sud del Rwanda, a una settantina di kilometri dalla capitale,  per pregare e implorare la guarigione da mali fisici e morali. Non si tratta di Kibeho, bensì di Ruhango e destinataria delle preghiera non è la Madonna bensì Gesù Misericordioso. L’agenzia Syfia parla di circa ventimila persone, bambini, adulti, anziani, disabili e  malati, non solo rwandesi ma anche congolesi e burundesi, che mensilmente si danno appuntamento in questo luogo  alla ricerca di una grazia, dopo che la notizia di numerosi casi certificati di guarigione  da guai fisici si è sparsa nel paese, a partire da una ventina di anni fa. Senza che apparentemente si conosca un momento iniziale originante questo interesse, negli anni la fama di questo luogo è cresciuta  e con essa il numero dei pellegrini che vi affluiscono senza peraltro trovarvi un santuario dove pregare, come ci si aspetterebbe, o particolari strutture di accoglienza come a Kibeho. I momenti di preghiera, che  inizialmente si tenevano nella chiesa locale ora non più in grado di accogliere i pellegrini, si svolgono, infatti, ancora all’aperto su una collina ricoperta d’alberi ai cui piedi vi è un altare e una semplice tenda. Eppure, pur in assenza di tutto quanto caratterizza una meta classica per un pellegrinaggio religioso, il flusso dei pellegrini che mensilmente si danno appuntamento qui  a pregare Gesù Misericordioso è sempre in aumento, attirati dal forte richiamo di diverse guarigioni morali e  fisiche verificatesi in queste sessioni di preghiera. Al di là del momento forte della prima domenica del mese,  a  Ruhango si vive un’intensa vita spirituale, incentrata sull’adorazione perpetua,  a cui provvede, su indicazione del vescovo di Kabgayi, la Comunità dell’Emmanuele. E’ questo un gruppo di preghiera  fondato a Kigali nel 1990 da una coppia di laici rwandesi, scomparsi negli eccidi del 1994, che ha avuto un importante sviluppo in questi anni nel solco dell’omonimo gruppo francese, incentrando la propria missione sulla spiritualità, sulle opere di carità e sull’evangelizzazione.

martedì 29 giugno 2010

La statua della Madonna di Kibeho a Nyagahanga

Riprendiamo questa bella testimonianza che ci arriva da Nyagahanga. E' la documentazione dell'accoglienza che la comunità parrocchiale di Don Paolo ha riservato, sabato e domenica, alla statua delle Madonna, copia della Mère du Verbe di Kibeho, che un'associazione sta portando in tutti i villaggi rwandesi per diffonderne il messaggio. 

Je vous transmets quelques images de l’accueil réservé à la Mère du Verbe ce samedi et hier par les fidèles de la paroisse de Nyagahanga dans le diocèse de Byumba. Ce fut vraiment un accueil triomphal. Cette paroisse étant très enclavée et aucun moyen de transport public n’y accédant, nous avons été obligés de nous y rendre samedi dans l’après-midi. Et voilà que arrivés à mi-chemin, vers 16.30, le véhicule qui nous transportait a produit de la fumée venant du moteur. Il a fallu peu pour qu’il ne prenne feu. Nous avons dû arrêter et attendre d’un autre véhicule vienne nous dépanner.
Ce n’est que vers 18.00 que nous sommes arrivés sur la route devant nous conduire à Nyagahanga, à environ 2 heures de marche, car la route est presque impraticable. Nous y sommes arrivés à 20.00, mais les fidèles qui nous attendaient depuis 17.00 avaient patienté. Aussitôt arrivés, nous sommes entrés avec eux dans l’église paroissiale où il y a eu cérémonie de bénédiction de la statue et une veillée de prière et de chants qui a duré plus de deux heures. Environ 1000 fidèles, y compris des jeunes et des enfants, y ont participé.
Le lendemain, c’est toute une marée humaine qui a afflué de toutes les centrales pour accueillir et accompagner la Mère du Verbe dans une procession à travers les rues et les sentiers de la localité, avant la célébration de la messe d’intronisation. Les images que je vous envoie vous en diront davantage.
Chers Gilbert et Sereda, à la vue de ce triomphe que la Mère du Verbe est en train connaître dans les paroisses qui l’accueillent et en me souvenant que, quelques temps avant les apparitions de Kibeho, le malin avait organisé une campagne de destruction de toutes les statues de la Vierge Marie à travers tout le pays, j’ai compris pourquoi il m’a dernièrement si dangereusement attaqué au point de m’anéantir. Je n’ai eu la vie sauve que grâce à une intervention mystique du Ciel. Ce qui m’a convaincu de la profondeur des cérémonies d’accueil de la Mère du Verbe que nous sommes en train d’organiser.
En effet, lorsque la Mère du Verbe est apparue très affligée et versant les larmes le 15 août 1982 à Kibeho, elle a expliqué qu’elle était très triste à cause de l’indifférence réservée à son message et à sa personne. « Comment veux-tu que je sois joyeuse alors que mes enfants que je veux sauver du gouffre ne sont pas contents de moi? », a dit alors la Vierge Marie à une voyante qui lui demandait pourquoi elle était si triste en un jour qui devrait être un jour de joie. C’est maintenant que je suis en train de saisir la portée profonde des cérémonies que nous sommes en train de faire organiser dans les paroisses.
Union de prière



sabato 28 novembre 2009

La Madonna di Kibeho

Oggi la Chiesa ricorda le apparizioni della Vergine a Kibeho (28 novembre 1981 – 28 novembre 1989) le prime, verificatesi in terra d’Africa, su cui la Chiesa ha espresso il suo riconoscimento, giudicandole autentiche, al termine di una lunga inchiesta e di un rigoroso processo canonico.Per conoscere la storia di queste apparizioni, suggeriamo di visitare un interessante blog Nicodemo di notte in cui l'argomento è ampiamente trattato.