"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI


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domenica 10 febbraio 2019

Una copia della statua della Vergine di Grosotto collocata nelle chiesa di Bugarama in Rwanda

Il momento della benedizione della statua
Bernard all'opera
Lo avevamo promesso in occasione dell'ultima missione dell'Ass. Kwizera: la chiesa di Bugarama, edificata nel 2008 su una delle colline ruandesi in memoria del compianto Bernardo Trinca Colonel, per oltre sessanta anni apprezzato sagrestano del santuario di Grosotto, meritava una statua della Beata Vergine delle Grazie. E così è stato. Il nostro collaboratore in Rwanda, Bernard, con un passato di insegnante di materie artistiche e con una vena artistica testimoniata da diverse opere che si possono ammirare in loco, si è messo immediatamente all'opera per realizzare una copia della statua presente nel santuario valtellinese, lavorando sulla base delle fotografie ricevute dall'Italia. Man mano che l'opera procedeva se ne poteva apprezzare la fedeltà all'originale, con però una voluta piccola licenza: il colore della pelle della Madonna e del Bambino è ispirato a quello della statua della Madonna di Kibeho, realizzata sulla base delle testimonianze delle tre veggenti che, proprio a Kibeho un villaggio del Rwanda meridionale, ebbero delle apparizioni negli anni 80, le uniche riconosciute dalla Chiesa in Africa. Realizzata in cemento, causa la difficoltà di reperire in loco il più malleabile gesso, la statua è stata ultimata in tempo per essere consegnata ai fedeli di Bugarama in occasione della Missione Kwizera 2019. E così che domenica è stata disvelata dal parroco di Nyagahanga, don Deogratias, ai numerosissimi fedeli che riempivano la chiesa, dopo che il martedì precedente era stata posizionata su un piedistallo che fa da pendant a quello che regge il tabernacolo. Una targa in rame, apposta sul piedistallo, riporta il titolo in Kinyarwanda, la lingua locale ruandese, di Beata Vergine delle Grazie: Bikira Maria ugaba inema. Ora la chiesa di Bugarama può dirsi a pieno titolo gemella del santuario di Grosotto. 

domenica 2 dicembre 2018

Le misure di contrasto ai flussi finanziari illeciti dall'Africa

Ieri, il presidente Paul Kagame, intervenendo al Summit del G20 a Buenos Aires ha chiesto, nella sua qualità di presidente dell'Unione Africana, ai leaders presenti di includere l'Africa nei meccanismi per combattere a livello mondiale i flussi finanziari illeciti che costano al continente circa 50 miliardi di dollari all'anno. Sull'argomento, proponiamo un estratto tratto dal libro Aiutiamoli a casa loro Il modello Rwanda.

Come vigilare sul buon uso degli aiuti all'Africa
Uno dei rischi che accompagnano la cooperazione internazionale è che gli aiuti che i paesi sostenitori indirizzano verso i paesi africani finiscano per la gran parte nelle tasche dei numerosi governanti corrotti, spesso pure incapaci, che allignano nel continente africano. Simili malversazioni non possono però mettere discussione la politica degli aiuti, per due ordini di ragioni. La prima: se togliamo ai paesi africani la possibilità di contare sugli aiuti esteri, li priviamo dell’unica vera e reale occasione di crescita delle loro economia e dello sviluppo delle rispettive società che ne potrebbe conseguire, lasciando come unica alternativa quella di incentivare le migrazioni verso l’Europa alla ricerca di nuove prospettive di vita. A quel punto il problema graverebbe in toto sull’Europa, cui spetterebbe dare risposte al fenomeno migratorio, senza peraltro poter contare sulla leva dell’aiutiamoli a casa loro, intesa nella migliore delle sue accezioni, che, allo stato, rimane l’unica reale alternativa all'accoglienza incondizionata, con tutte le ricadute da tutti conosciute.

venerdì 30 novembre 2018

In futuro le rimesse dei migranti si potranno fare con il mobile money

La recente decisione del Governo italiano, di proporre un'imposta dell'1,5% sui trasferimenti di somme nei Paesi di origine da parte degli stranieri residenti in Italia, ha reso di stretta attualità un nostro post dell'aprile 2017 e uno dell'aprile scorso che evidenziava come tre stranieri residenti in Italia su quattro (75%), pari a oltre 2,7 milioni, fossero titolari di un conto corrente e di questi quasi uno su tre 'accedesse' in banca tramite smartphone o tablet.
Alla luce degli oneri richiesti per un trasferimento, tramite Western Union, di 500 euro dall'Italia al Rwanda, che nella giornata dell'altro ieri ammontava a un costo complessivo del money transfer di 60,9 euro (19,9 euro di commissioni oltre 41 euro sul differenziale di cambio visto che in Rwanda si incassava in valuta locale il corrispettivo di 459 euro) giunge quanto mai attuale la conclusione a cui si perveniva. 
"Le banche restano il gestore delle rimesse più costoso,  con un costo medio dell' 11,18 per cento, seguite dalle Poste con il 6,57%, dagli Operatori di Money Transfer  con il 6,32% e dagli operatori telefonici Mobile  con il 2,87% .A quest'ultimo canale ha deciso di affidarsi , fin dalla metà del 2015, anche il Rwanda dove la principale compagnia telefonica mobile locale MTN Rwanda, del Gruppo sudafricano MTN attivo in tutto il continente,  ha siglato un accordo con  Western Union, leader mondiale nel trasferimento di denaro al di fuori del canale bancario,  per consentire ai rwandesi che vivono all'estero di inviare denaro direttamente ai telefoni cellulari dei loro parenti in Rwanda che già utilizzano il servizio di Mobile Money. Questo scenario potrebbe trovare ulteriore sviluppo se anche nei paesi d'origine delle rimesse scendessero in campo le compagnie telefoniche occidentali, intaccando il monopolio di Western Union e Money Gram.  Questi ultimi finora l'hanno fatta da padroni,  forti della ramificata  rete di propri corrispondenti locali  nei paesi di destinazione delle rimesse. Anche questo vantaggio potrebbe tuttavia essere insidiato dai punti vendita delle compagnie telefoniche locali che si possono tranquillamente trovare anche nel più sperduto dei villaggi africani".
Per completezza d'informazione ricordiamo che anche molti  governi africani hanno tassato i trasferimenti di fondi, con aliquote ben superiori a quelle ipotizzate dal governo italiano.

giovedì 9 agosto 2018

In Rwanda gli amministratori pubblici misurati sul raggiungimento degli obiettivi

Oggi i leader locali e del governo centrale ruandese firmeranno i nuovi contratti di performance, meglio conosciuti come Imihigo, di fronte al Capo dello Stato, Paul Kagame.La firma dei contratti di prestazione 2018/19 sarà abbinata alla presentazione di un rapporto di valutazione dei contratti di prestazioni dell'anno precedente.I risultati delle prestazioni 2017/18 sono stati compilati dall'Istituto nazionale di statistica del Rwanda (NISR) e dall'Istituto di analisi e ricerca politica (IPAR).La verifica da parte dei richiamati organismi sui  risultati delle prestazioni dello scorso anno, che saranno pubblicati oggi, si basa su risultati scientifici e quindi basati sui fatti, indipendenti e affidabili, a differenza delle precedenti valutazioni basate sulla tecnica di osservazione e sulle ipotesi.Questa è la prima volta che NISR è coinvolto nella valutazione di Imihigo. Il coinvolgimento del NISR è il risultato della richiesta dello scorso anno formulata dal presidente  Kagame, secondo cui la valutazione di Imihigo dovrebbe essere condotta da istituzioni in grado di fornire scientificamente risultati basati sull'evidenza. All'atto della firma dei contratti di prestazione 2018/19, ci saranno anche le premiazioni i per le migliori performances dello scorso anno.
Per conoscere cosa significhi Imihigo nel contesto dell'attuale governance ruandese, riportiamo qui di seguito quanto al riguardo è scritto al capitoo XVI del recente libro Aiutiamoli a casa loro Il modello Rwanda, non senza sottolineare come un simile modello gestionale sarebbe quanto mai utile anche da noi.
Fattori di successo della nuova governance

Nel 2014 due giornalisti americani Patricia Crisafulli e Andrea Redmond, a venti anni dalla fine della guerra civile, hanno dato alle stampe un libro che raccontava la storia di successo

venerdì 3 agosto 2018

Allarmismo fuori luogo circa la chiusura di chiese in Rwanda

La chiesa di Bugarama
L’Avvenire di ieri, come peraltro altri organi di stampa, riportava la notizia circa la chiusura di 8000 chiese da parte del governo del Rwanda, “per motivi di sicurezza”.Dall’articolo, che si puo’ leggere cliccando qui, si ricava la sensazione che sia in corso un attacco alla libertà religiosa nel paese. Nella realtà i fatti illustrati riguardano per la gran parte situazioni di locali adattati a luoghi di culto di “chiese” fai da te, promosse da pastori improvvisati, spesso più dediti ad estorcere denaro ai propri seguaci che a diffondere un messaggio religioso. L’operazione governativa era iniziata qualche mese fa con la chiusura nella capitale Kigali di ben 700 luoghi di culto, quasi esclusivamente del tipo richiamato, che oltre a non rispettare i livelli di sicurezza minimali, richiesti a locali aperti al pubblico, erano anche fonte di disturbo delle quiete pubblica quando, magari nelle ore serali, diffondevano suoni e canti. Già a giugno, il presidente ruandese Paul Kagame, interpellato dal settimanale Jeune Afrique se con tale iniziativa intendesse dichiarare una  guerra alla religione, rispondeva di no, affermando che “il problema è il seguente: in primo luogo, il numero. Anche se solo a Kigali sono stati chiusi 700 luoghi di culto, ce ne sono altri ancora aperti. Sono ovviamente troppi. La libertà di culto non dovrebbe portare a tale eccesso. Inoltre, vi sono continue lamentele da parte dei residenti circa l'inquinamento acustico proveniente da quelle chiese giorno e notte, nonché la questione della sicurezza per i residenti causata da chiese che non rispettano gli standard. Infine, numerosi casi di estorsione di fondi, racket, crisi familiari causate da attività di pastori estorsori. Era necessario mettere ordine in quella proliferazione di chiese e sostenere regole che regolassero il loro insediamento e funzionamento. Questo è quello che abbiamo fatto”. L’iniziativa si è poi allargata al resto del Paese fino ad arrivare alla chiusura delle richiamate 8000 “chiese”. Al riguardo nostre fonti, interne alla Chiesa cattolica, hanno confermato che i luoghi di culto cattolici e della Chiesa anglicana ruandese sono stati interessati solo in minima parte, là dove esistevano effettivi problemi di sicurezza degli edifici religiosi a cui si e' provveduto a porre rimedio. Chiunque conosca la realtà ruandese sa bene che i luoghi di culto della Chiesa, anche nelle campagne, sono ben costruiti e ben tenuti, così come le molte Case del regno dei testimoni di Geova e diverse moschee. Per questo motivo l’iniziativa governativa non ha turbato più di tanto le autorità ecclesiastiche, alle quali sembra non dispiacere totalmente che si proceda a una certa azione di vigilanza sul proliferare di troppe sette fai da te che chiunque può promuovere dal mattino alla sera. In questo senso, è arrivato anche un provvedimento governativo che prevede che in futuro, con una fase transitoria di 4 anni, i ministri e promotori di gruppi religiosi siano in possesso di una licenza in teologia.Quindi, nessuna guerra di religione. Per ora.

lunedì 4 giugno 2018

Nei tribunali ruandesi istituite sezioni speciali per processare casi di corruzione

Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della nuova legge n. 012/2018 del 04/04/2018, che determina l'organizzazione e il funzionamento del sistema giudiziario, è stata introdotta a livello di tribunale intermedio una camera specializzata che perseguirà i reati di corruzione e altri reati economici. Nei dodici tribunali intermedi del paese,  dove già esistevano  camere speciali in materia di diritto familiare, di amministrazione e di lavoro, prenderanno il via camere specializzate appunto nei casi di corruzione e di reati economici. Tali reati saranno considerati speciali e attireranno l'attenzione di giudici che riceveranno un addestramento di qualità e avranno più tempo per concentrarsi sulla loro area che comprenderà, oltre alla corruzione, anche  reati come l'appropriazione indebita e il riciclaggio di denaro sporco.La nuova iniziativa del governo ruandese si inquadra nella più ampia politica di "tolleranza zero alla corruzione", uno dei pilastri su cui la  nuova governance ruandese ha costruito la storia di successo del nuovo Rwanda, come descritta nel recente studio Aiutiamoli a casa loro Il modello Rwanda di cui riportiamo qui di seguito il relativo paragrafo.

La lotta alla corruzione
Tra i fattori determinanti della storia di successo del Rwanda, la lotta alla corruzione

mercoledì 30 maggio 2018

Amministratori locali licenziati se non raggiungono gli obiettivi

Il sindaco inaugura l'acquedotto
Si è dimesso nei giorni scorso il sindaco del distretto di Gicumbi, Juvenal Mudaheranwa. Pur motivate per ragioni personali, si tratta in realtà di un vero e proprio licenziamento deciso dal Consiglio consultivo distrettuale, il più alto organo decisionale a livello distrettuale, dopo che un audit  condotto su diversi progetti nel distretto aveva accertato diversi ritardi  sull’attuazione di progetti di sviluppo in programma. La mancata giustificazione di questi ritardi da parte del responsabili ha comportato il loro licenziamento. In particolare sono stati evidenziati ritardi nella costruzione del Nyamiyaga Health Center e di Rubaya Road, e sul mancato avvio, nonostante il completamento, del mercato Rubaya. Forse l’unico risultato portato a casa dal sindaco è stato l’acquedotto di Rubaya, finanziato dall’ass. Kwizera, che proprio lo stesso sindaco aveva inaugurato il gennaio scorso. Il caso del sindaco di Gicumbi non è il solo; infatti, nell’ultimo periodo, quasi un terzo dei sindaci si è dimesso. Mentre quasi tutti hanno citato "motivi personali" come  ragione  delle dimissioni, in realtà le ragioni sono altre: si tratta piuttosto di un segnale che i cittadini chiedono responsabilità ai loro leader e pretendono dagli stessi risultati della loro attività amministrativa. In mancanza di risultati gli amministratori vengono accompagnati alla porta. Il fenomeno delle dimissioni viene vissuto in Rwanda come un momento di trasparenza in cui gli amministrati dovrebbero essere messi nelle condizioni di conoscere le motivazioni che hanno portato a tale passo, senza nascondersi dietro il paravento dei “motivi personali”; in particolare, dovrebbero essere evidenziati gli obiettivi non raggiunti, così che sia chiara la situazione anche per chi subentra nel'amministrazione.

lunedì 22 gennaio 2018

In Rwanda, appalti on line snelliscono le pratiche e contrastano la corruzione

Grazie al sistema di  sistema e-procurement, la gestione degli appalti pubblici online, entrato in funzione  sei mesi fa, è diventata più snella e, soprattutto, si sta rivelando un efficace strumento per prevenire le pratiche scorrette che possono caratterizzare le gare pubbliche, come la falsificazione di documenti e la corruzione. Sono 137, su un totale di 150, le istituzioni pubbliche, utilizzanti fondi del bilancio nazionale, che fanno ricorso al sistema su circa 150 agenzie nel paese. Sull’altro fronte, gli imprenditori registrati nella piattaforma di offerta online sono al momento 3.493 su 5.000 che solitamente partecipano alle offerte pubbliche.  A partire da dicembre 2017, sui 2.000 appalti pubblici  messi a bando, oltre 1.300 sono stati gestiti tramite il nuovo sistema in modo tempestivo, tanto che, ad oggi, sono già stati firmati 839 contratti. Nel frattempo, già 180 imprenditori sono stati inseriti nella lista nera per aver operato scorrettamente attraverso la falsificazione dei documenti di gara. Secondo gli stessi imprenditori il sistema aiuta l'offerente a risparmiare tempo, perché la maggior parte dei documenti amministrativi necessari sono ora fornitisu, richiesta dell'offerente, in forma elettronica da istituzioni come le banche, l'Agenzia delle entrate  e il Consiglio di sicurezza sociale. Vengono così meno tutte le spese connesse con la produzione della documentazione cartacea, che per certi appalti arrivava a dover produrre fino a 5 copie di documentazione per un ammontare di 1500 fogli, con i conseguenti costi di riproduzione. Ma quel che più conta è l'efficia che lo strumento ha nella lotta contro la corruzione. Infatt, per garantire la trasparenza nelle procedure di gara, il sistema è concepito in modo tale da ridurre il contatto fisico tra l'offerente e l'ente appaltante e ha una misura di sicurezza in base alla quale solo la persona giusta (offerente) può accedere alle informazioni sul proprio documento, mentre il comitato di gara può accedervi al momento giusto (giorno di apertura delle offerte). Il sistema, che si inserisce nel più ampio progetto di digitalizzazione del paese,  è stato sviluppato nel 2015, richiedendo un investimento di 5 milioni di euro,  ed è stato lanciato come progetto pilota in otto istituzioni pubbliche, compresi ministeri e distretti, nel 2016/2017. 

venerdì 29 dicembre 2017

Chiesa rwandese contro la revisione della legge sull'aborto e la liberalizzazione dei preservativi nelle scuole

Mons Servillien Nzakamwita
La recente decisione del governo rwandese di liberalizzare  la distribuzione di preservativi nelle scuole, sostenendo di voler così contrastare la diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili, ha sollevato la dura critica del Vescovo di Byumba, mons. Servilien Nzakamwita, che ha definito tale provvedimento per gli adolescenti una «licenza di fornicare». Da parte sua, il ministro della Sanità, Diane Gashumba, ha dichiarato che la misura mira a proteggere i giovani da Aids e epatite, sfidando il prelato a trovare un’alternativa al preservativo. Mons. Nzakamwita ha replicato attribuendo all'esecutivo la responsabilità dell’incremento di gravidanze “indesiderate” tra le ragazze. Ampi settori della locale comunità, non solo cattolica,  si sono uniti a sostegno delle  ragioni del vescovo di Byumba, non nuovo a prese di posizione forti nei confronti delle politiche governative in ambito familiare, come riferito in un nostro precedente post.
Ben più rilevanti sono le preoccupazione dei vescovi rwandesi circa la ventilata revisione dell'attuale normativa  in materia di aborto, vigente dal 2012 , che autorizza l’interruzione volontaria di gravidanza solo in specifici casi : se una donna è rimasta incinta in seguito ad una violenza, se è vittima di un matrimonio forzato, se ha avuto rapporti con un congiunto fino al secondo grado di parentela o se la gravidanza mette seriamente in pericolo la sua vita o quella del bambino.
Al riguardo la conferenza episcopale del Rwanda ha preso posizione, a metà dicembre contro la tentazione di espandere le condizioni di accesso all'aborto, un "peccato grave", mentre questo tema è al centro dei dibattiti nel paese. Per il momento, non c'è un calendario o un testo in particolare, ma la questione della riforma del codice penale in materia di aborto agita l'opinione pubblica rwandese. 
Questo è il motivo che ha ispirato la presa di posizione  della Conferenza Episcopale del Rwanda (CEPR) che ha riconfermato quanto già espresso  nel messaggio del 17 dicembre 2010 circa la condanna dell'aborto e la richiesta di protezione della vita. I vescovi, denunciando la   banalizzazione   dell'aborto, sottolineano come "la nostra società sia minacciata dal relativismo morale, soprattutto per quanto riguarda il sesso al di fuori del matrimonio, che ha conseguenze deplorevoli per la vita umana, la famiglia e persino l'intero paese. Tra queste conseguenze, le gravidanze indesiderate sono la forza propulsiva della tentazione dell'aborto, attualmente favorita da leggi che, sempre più, tendono alla banalizzazione di questo crimine .Vorremmo ricordare che l'aborto è un crimine grave perché è inteso solo a sopprimere la vita di una persona innocente. L'omicidio di un bambino nel grembo materno non può mai essere giustificato  " , affermano i vescovi. " Vorremmo chiedere a tutte le autorità competenti, e in particolare ai legislatori del nostro paese, al personale sanitario e all'intera società rwandese in generale, di non cedere a qualsiasi tentativo che potrebbe danneggiare la vita umana  " , concludono, invitando  a "unire le forze per combattere l'immoralità sessuale e l'aborto, soprattutto a livello giovanile". In un simile contesto rimane ancora aperta la piaga del ricorso all'aborto clandestino,  quantificato in circa 60.000 casi all'anno prima dell'entrata in vigore della legge del 2012 , e causa della detenzione oggi di  un quarto delle donne incarcerate nel paese colpevoli di aborto non autorizzato.

mercoledì 20 settembre 2017

In Rwanda la lotta alla corruzione passa anche dalle denunce dei cittadini

Cartellone anticorruzione 
Come sostenuto dal suo presidente, Paul Kagame, il Rwanda, come qualsiasi altro paese, non può permettersi il lusso di scendere nella palude della corruzione: "una deriva grave per qualsiasi paese, ma ancora più devastante per l'economia di un paese in via di sviluppo come il Rwanda". Per questo, anche per smentire troppi luoghi comuni secondo cui l'Africa è la patria della corruzione, anche se poi certe legislazioni occidentali consentono alle proprie società  di appostare nei propri bilanci le tangenti pagate per fare affari in Africa, la lotta alla corruzione in Rwanda è particolarmente attiva ed efficace.Di recente sono state sottoposte ad indagine, da parte della procura generale,  30 istituzioni pubbliche per riscontrare se i  sospetti di appropriazioni indebite e cattiva gestione dei fondi pubblici denunciate  dall'ufficio del Revisori dei conti  trovassero riscontro, così come certe inerzie dei responsabili apicali a denunciare eventuali casi sospetti. La lotta alla corruzione può però contare in Rwanda sulla collaborazione dei cittadini che sempre più di frequente si rendono disponibili a segnalare casi corruttivi di cui vengono a conoscenza. In questo agevolati da una norma di legge che protegge tutti coloro che volontariamente  forniscono informazioni su fatti criminosi della specie, garantendo agli stessi un livello di riservatezza   sia in sede di denuncia che di testimonianza in tribunale. 
Come dicono in Rwanda, chiunque può fare un fischio al numero verde, il 199 che compare nel cartellone qui a fianco, per segnalare fatti di corruzione. Dai dipendenti di una determinata istituzione ai consulenti, dagli appaltatori fino ai fornitori di servizi, chiunque sia in possesso di informazioni preziose che possano condurre al perseguimento di coloro che abusano della fiducia pubblica  nella gestione delle risorse pubbliche non dovrebbe esitare a denunciare i fatti, consentendo alle autorità preposte di portare le prove in tribunale. L'Uffico del Difensore civico è autorizzato a  compilare regolarmente e rendere pubblico un elenco della vergogna senza attendere la pubblicazione di una relazione annuale, sperando che poi i media facciano la loro parte nel denunciare corrotti e corruttori.
Per concludere, la lotta alla corruzione in Rwanda trova un riscontro anche nell'Indice di percezione della corruzione (CPI)  2016 che vede il Rwanda al 50° posto al mondo, tra i primi quattro paesi africani più virtuosi, a confronto del 60° dell'Italia.

domenica 27 agosto 2017

Se a Kigali i vu cumprà hanno vita meno facile che da noi

I venditori ambulanti si trovano a tutte le latitudini.Mentre però da noi sono un fenomeno che è ormai entrato a far parte della normalità quotidiana, sia in città che nei paesi della provincia, piuttosto che nelle stazioni di vacanze,  e praticamente accettato da chi dovrebbe far rispettare la legge, in una capitale africana come Kigali i responsabili non sembrano disposti a chiudere un occhio e a scendere a compromessi sul fenomeno. E' di questi giorni un'ulteriore stretta da parte delle autorità di polizia intenzionate a stroncare con sequestri e forti multe, 10.000 Frw a venditore ed acquirente ( pari a poco più di 10 euro mezzo mese di paga di un lavorante agricolo), un'attività da tempo oggetto di appositi provvedimenti limitativi.
Giovane madre con bambino chiede un'offerta
E' da almeno il 2015 che a Kigali la vita per gli ambulanti irregolari è estremamente difficile. Da quella data fu, infatti, introdotta un'apposita normativa per stroncare il commercio illegale e allontanare tutti i venditori dalle strade della capitale, costringendoli ad associarsi in cooperative per sviluppare le loro attività in maniera regolare e vendere la loro merce in appositi punti vendita, con il conseguente versamento delle tasse sui loro commerci.  Qualche anno fa furono censiti oltre 6000 venditori ambulanti  operanti nella capitale: si va dalle donne che offrono frutta e verdura provenienti dalla campagna, ai ragazzi  che offrono oggettistica turistica, la più svariata, piuttosto che cartine geografiche o atlanti del Rwanda. Già migliaia di questi sono stati  formati nella gestione d'impresa per aiutarli a formalizzare le loro piccole imprese. Per incentivare questa trasformazione è stato anche offerto un anno di  franchigia fiscale.   "L'attività di vendita ambulante è illegale ed è a questo proposito che noi incoraggiamo tutti i venditori ambulanti della città a rispettare le norme e i regolamenti riguardanti il ​​modo di procedere in qualsiasi attività commerciale, per essere pronti a lavorare nei mini market che la città ha preparato per loro, perché questo li aiuterà a migliorare la loro vita quotidiana, socialmente ed economicamente " ha detto un responsabile comunale. In compenso la città, secondo le intenzioni della municipalità, dovrebbe diventare ulteriormente più pulita e sicura, come autorevolmente riconosciuto da un sondaggio internazionale Gallup che la colloca come la seconda città percepita come più sicura in Africa e 11° al mondo. Rimarranno probabilmente escluse da questi interventi le molte giovani donne, con i loro bambini portati sulle spalle, che spesso s'incontrano in città alla ricerca di un'offerta per sopravvivere.

venerdì 21 luglio 2017

Parte la telemedicina rwandese anche come strumento di formazione per i medici

Nel momento in cui il Progetto Africa-Italia-Africa, vedi nostro post del febbraio scorso, potrebbe approdare sui tavoli ministeriali per una valutazione circa la sua reale fattibilità, questa notizia conferma indirettamente la fondtezza della proposta di stage professionalizzanti per giovani medici rwandesi di cui il progetto si compone. Il Ministero della Salute rwandese ha lanciato un progetto di telemedicina all'ospedale di Shyira nel distretto di Nyabihu, che dovrebbe contribuire, attraverso l’utilizzo dell’ITC, a un contenimento complessivo dei costi della sanità rwandese a partire da quelli  di trasferimento dei pazienti ad altri ospedali e, soprattutto per quanto ci riguarda, di formazione dei medici.Pur tra inevitabili difficoltà nei collegamenti via internet, che non sempre garantiscono la continuità delle comunicazioni, il progetto dovrebbe consentire ai medici dell’ospedale di avere contatti  con 64 medici specialisti di tutto il mondo, dalla Nigeria agli Stati Uniti, dal Congo all’Uganda,  che trattano diverse malattie e da cui i medici rwandesi potranno avere  importanti supporti.
Parlando al lancio dell'iniziativa, il dottor Innocent Turate, responsabile del centro HIV e di altri reparti di controllo delle malattie infettive nel Centro Biomedico Rwanda, ha dichiarato: "La tecnologia permetterà ai medici di chiedere un secondo parere da esperti di altri ospedali come CHUK, King Faisal o all'estero oltre che beneficiare di formazione e tutoraggio che possono essere forniti da specialisti al di fuori del paese".
A sua volta, il dottor Theoneste Rubanzabigwi, direttore dell'ospedale, sottolineando la necessità di avere medici esperti in Rwanda, ha aggiunto che poichè  " i medici locali necessitano di più formazione e di apprendere di più da medici più anziani, questo progetto aiuterà a ottenere tale formazione senza necessariamente incontri  faccia a faccia ". In quest'ottica, il Progetto pilota per il Rwanda di Stage professionalizzante per giovani medici africani, che fa parte dl più ampio Progetto Africa-Italia-Africa, sembra pienamente rispondente alle necessità evidenziati dai responsabili della sanità rwandese.

mercoledì 12 luglio 2017

Come rispondere ai bisogni economici della Chiesa rwandese: esperti a confronto

I rappresentanti delle diocesi rwandesi, esperti in affari economici, sono riuniti in questi giorni a Kigali, presso il centro  San Vincent Pallotti di Gikondo, per un workshop  sui bisogni finanziari e sulla gestione delle risorse economiche della Chiesa rwandese. Perché, come affermato nell’indirizzo di saluto di Mons Célestin Hakizimana, Vescovo di Gikongoro e Presidente della Commissione episcopale per gli affari economici,  è "il momento per la Chiesa cattolica di rivedere le proprie strategie nella mobilitazione dei fondi necessari per condurre correttamente il proprio apostolato, pervenendo, dopo tanto parlare, a proposte efficaci che rispondano alle pressanti sfide a cui sono chiamate le diverse diocesi. Nel seminario, i partecipanti si scambieranno le loro esperienze interrogandosi su come porre rimedio alla sempre più evidente carenza di fondi, di come reperire nuove risorse finanziarie e su come gestirle al meglio, così come dare attuazione con professionalità ai diversi  progetti in cui quasi tutte le diocesi sono impegnate. Nel dibattito dovrebbe avere spazio, in primis, la valorizzazione del consistente patrimonio di terreni agricoli di cui dispongono tutte le diocesi, non poche volte abbandonato a se stesso e comunque non valorizzato appieno, secondo i criteri di una moderna agricoltura che, in mano ai privati, in Rwanda comincia a dare risposte reddituali significative. Anche nel caso di loro affidamento a cooperative agricole, attenti criteri gestionali accompagnati all’introduzione di più moderne tecniche agricole  può portare a rese economiche importanti con beneficio di tutte le parti coinvolte, superando anche la mera logica della lotta alla fame. Senza dimenticare che terreni incolti richiamano l’attenzione delle autorità con il conseguente rischio di non improbabili misure di esproprio ( vedi al riguardo questo nostro vecchio post). Anche molti edifici costruiti nel passato richiederebbero opere di recupero e ripristino. Troppo spesso, infatti, vengono messi in campo nuovi investimenti immobiliari, lasciando inutilizzati e destinati a un inevitabile degrado immobili che potrebbero essere ancora utilizzati. Da ultimo un’attenzione dovrebbe essere riservata alla valorizzazione, nel lungo termine, di investimenti già in essere, come nel caso della banca RIM. In questo momento in Rwanda le attività finanziarie stanno attirando l’attenzione degli investitori esteri per le potenzialità che il mercato offre, le diocesi dovrebbero quindi vedere nella RIM non solo uno strumento per intervenire a sostegno dei risparmiatori e delle famiglie, ma anche un vero e proprio investimento che dovrebbe garantire un ritorno in termini di dividendi annui nel breve periodo e una sua crescita di valore nel tempo. Altrettanto va detto per iniziative in campo turistico ( alberghi e ristoranti). Fondamentale resta però la gestione professionale di tutte queste attività, che devono essere affidate primariamente a professionisti e tecnici affidabili e provati, qualità non necessariamente riscontrabili in un bravo sacerdote ( vedi questo post).Per quanto invece riguarda il reperimento di fondi da donatori esteri rimangono sempre valide queste nostre passate  riflessioni ( clicca qui).

martedì 27 giugno 2017

Accordo Italia-Rwanda per favorire partnership industriali

La  presenza italiana nell’economia del Rwanda, finora quasi nulla se si escludono alcune iniziative commerciali e ristorative, potrebbe trarre un significativo impulso dalla firma di un accordo di collaborazione tra Confindustria Assafrica & Mediterraneo e la Federazione del settore privato del Rwanda, firmato di recente a Milano, finalizzato  a favorire e supportare lo sviluppo di partnership, in ambito formativo e di  scambio di  know how, con l’obiettivo di pervenire a  investimenti congiunti. 
I settori in cui le aziende italiane potrebbero investire attengono in particolare il comparto agricolo, su cui si basa l’economia rwandese,  in settori quali le industrie di trasformazione e conservazione di alcuni prodotti, come i pomodori o i latticini, piuttosto che il trattamento del pellame del ricco patrimonio zootecnico rwandese. Di recente alcuni studi di ingegneria italiani avevano curato la progettazione di mini centrali idroelettriche, un settore in cui il governo rwandese sta investendo molto e in cui imprenditori italiani del settore potrebbero valutare di impegnarsi. Oltre che poter contare sul supporto della Private Sector Federation (PSF), gli investitori che volessero puntare sul  Rwanda troveranno un contesto decisamente favorevole al fare impresa,  con una burocrazia  lontana anni luce dai modelli italiani, dove i tempi di risposta su diverse pratiche amministrative, a partire dalla costituzione di una società, si misurano con l’orologio piuttosto che con il calendario. Si legga  quanto, in questi anni, abbiamo scritto al riguardo (clicca qui).  Senza dimenticare l’elevato livello del sistema  delle telecomunicazioni e di quello dei trasferimenti monetari. Il tutto inserito in un contesto in cui la sicurezza è uno dei punti di forza dell’amministrazione rwandese. Da ultimo va sottolineata che la collocazione geografica del Rwanda, al centro dell’Africa, con i suoi ottimi collegamenti aerei, con la sua capitale Kigali, diventata il più importante centro congressuale continentale, ne fa un ideale trampolino di lancio per la conquista dei nascenti mercati africani.

venerdì 23 giugno 2017

Lo sviluppo dell'Africa e il mercato degli abiti e delle scarpe di seconda mano

Cosa c'entrano i vestiti e le scarpe di seconda mano con lo sviluppo di un continente come quello africano?
Abiti usati al mercato di Nyagahanga
Abituati, quando si parla di politiche di sviluppo dell’Africa, a misurarci solo con grandi temi quali gli aiuti finanziari, la lotta alla corruzione, lo sfruttamento delle risorse naturali, i flussi migratori e la creazione di posti di lavoro per la gioventù africana, facciamo fatica  a immaginare che quei vestiti e quelle scarpe usate, che a volte fanno bella mostra anche in certi nostri mercatini rionali,  possano diventare oggetto di  politica  economica dei paesi africani e materia di conteziosi commerciali internazionali.
Eppure, è quello che sta avvenendo nei  paesi dell’Africa Orientale - Uganda, Tanzania e Rwanda- che si trovano alla vigilia di una guerra commerciale con gli USA proprio in materia di commercio dell’abbigliamento usato.
Già lo scorso anno, il Rwanda, nell'intento di  ridurre il deficit commerciale e favorire e accelerare, per quanto possibile, la produzione interna di prodotti tessili  e del pellame, aveva innalzato le tasse sui vestiti usati da $ 0,2 a $ 2,5 per chilogrammo, mentre le imposte sulle scarpe usate erano aumentate da $ 0,2 a $ 3 per chilogrammo. L’iniziativa andava a penallizzare  il mercato dei vestiti e delle scarpe di seconda mano, un mercato particolarmente florido in quasi tutti i paesi africani,  alimentato in gran parte da flussi di merce proveniente dagli Stati Uniti. 

martedì 25 aprile 2017

Primo ciclista rwandese al Giro d'Italia

Adrien Niyonshuti
Per la prima volta un ciclista professionista del Rwanda  farà il suo debutto storico alla 100 ° edizione del Giro d'Italia che partirà il 5 maggio da Alghero per concludersi il 28 maggio a Milano. Si tratta di Adrien Niyonshuti, tretenne portacolori della squadra sudafricana Dimension Data, di cui fa parte un altro africano, l’eritreo Daniel Teklehaimanot Girmazion, già vincitore dell'edizione 2010 del Tour du Rwanda.
Gli altri componenti del team sono: Ben King, Igor Anton, Jacques Janse Van Rensburg, Johann Van Zyl, Kristian Sbaragli, Nathan Haas, Natnael Berhane, Omar Fraile e Ryan Gibbons.Nel passato ha gareggiato per il team sudafricano anche il famoso Mark Cavendish.
Niyonshuti, nativo di Rwamagana,  corre nella Dimension Data dal 2009 (allora MTN-Qhubeka) dopo aver frequentato l'Africa Continental Centre Training Camp in Sud Africa. Ha corso per la prima volta in Europa nel Tour 2009 dell'Irlanda, diventando il primo ciclista rwandese a correre per un gruppo professionistico europeo. Niyonshuti ha partecipato alle olimpiadi di Londra e di Rio de Janeiro  gareggiando rispettivamente  nella gara di mountain bike cross-country e nella corsa su strada. In entrambe le olimpiadi è stato il portabandiera del Rwanda. Vive e si allena a Lucca.Lo aspettiamo all’arrivo del tappone alpino di Bormio, che prevede la scalata del Mortirolo da Monno, del Passo dello Stelvio (Cima Coppi) per giungere a Prato allo Stelvio e Glorenza, sconfinare in Svizzera e affrontare l’Umbrail Pass e rientrare quindi in Italia a soli 3 km dalla vetta dello Stelvio per poi piombare su Bormio. Tutto un saliscendi che ricorderà al nostro Adrien le sue colline rwandesi. Gli diamo appuntamento all’indomani, il 24 maggio alla partenza da Tirano. 
Nel frattempo komera komera e murabeho a Tirano!

mercoledì 8 marzo 2017

Festa della donna: l'esempio della giovane batwa Delphine

 Delphine NYIRAMINANI
Quella di  Delphine NYIRAMINANI è una piccola storia di riscatto sociale che ben si presta alla celebrazione della Festa della donna. Delphine è, infatti,  una giovane batwa della comunità di Kibali che, partendo da una situazione di grave degrado, quale quella in cui si trovava e, purtroppo si trova ancora a vivere l'intera sua comunità, è riuscita con impegno e dedizione a raggiungere un diploma di scuola secondaria in Costruzioni, una sorta di  diploma di geometra. Nata nel 1995, in una famiglia numerosa cui è venuto a mancare il padre, ha potuto seguire prima la scuola primaria di Kibali, quindi, anche grazie al sostegno dell'Ass. Kwizera, attraverso il programma adozioni, e della Croce rossa rwandese ha proseguito gli studi nella scuola secondaria di Byumba e Rukozo, dove l'anno scorso si è diplomata in Costruzioni, con grande soddisfazione della mamma Maria Goretti. Abbiamo incontrato Delphine in occasione della recente missione Kwizera, scoprendo una ragazza sveglia e volitiva che non nasconde l'aspirazione ad accedere all'università, cosa che potrebbe  concretizzarsi grazie a una borsa di studio dello stato. Nel frattempo le abbiamo offerto qualche giornata di lavoro impegnandola, unitamente al fido Bernard, in una ricognizione sulla sistemazione e sull'utilizzo delle cisterne distribuite, nell'ambito del Progetto Amazi, in diverse parrocchie e comunità religiose della diocesi di Byumba. Successivamente Delphine è stata assunta dall’impresa realizzatrice dell’acquedotto Rubaya-Kabugo dove ha dato prova di capacità e dedizione. Appena l’acquedotto entrerà in funzione, a Delphine è stato demandato il compito di coordinare i comitati di gestione delle singole fontane esistenti. Nel frattempo però per Delphine è arrivata un'altra bella sorpresa: le hano assegnato una borsa di studio per poter frequentare l'università a Ruhengeri.

sabato 21 gennaio 2017

A Kigali sarà multato chi acquista da venditori ambulanti irregolari

La municipalità di  Kigali si appresta a rendere esecutivo una disposizione che prevede di multare le persone che acquistano merci da venditori ambulanti.
Alla luce di una disposizione della legge del maggio 2015 sul commercio illegale si prevede una multa di 12 dollari per i trasgressori, venditori e acquirenti. Fino ad oggi erano puniti i soli venditori; da qui in avanti al venditore sarà confiscata anche la merce.
Le autorità municipali sostengono che il commercio di strada senza regole mina lo sviluppo del business, la salute e la sicurezza e la crescita economica del paese. Per questo i venditori ambulanti sono chiamati ad associarsi in cooperative per sviluppare le loro attività in maniera regolare con il conseguente versamento delle tasse sui loro commerci.

mercoledì 11 gennaio 2017

Da Nyagahanga rinnovato impegno di Stato e Chiesa a favore della famiglia

Dalle traduzioni dei tweet (fornite cortesemente da madame Pascasie), apparsi sul sito del Ministero del Gender e della Famiglia, che hanno accompagnato la Festa della famiglia che si è tenuta venerdì scorso a Nyagahanga, si possono apprezzare appieno le chiare prese di posizione del ministro del Gender e della promozione della  Famiglia, Esperance Nyirasafari a favore dell'istituto familiare in tutti i suoi variegati aspetti. Infatti, nei suoi tweet il ministro ha riaffermato l'impegno del governo a favore dello sviluppo e della difesa della famiglia, riconoscendo appieno l'opera portata avanti dalla Chiesa cattolica e dai suoi partners su questo fronte e riconfermando la collaborazione tra autorità civili ed ecclesiastiche per il benessere della famiglia. Il ministro ha poi sottolineato come " il v​egliare sulla famiglia e sostenerla è una delle risoluzioni prese in occasione della Convenzione per il dialogo nazionale", auspicando altresì che  la famiglia possa essere luogo di pace, d'intesa reciproca e collaborazione per una crescita nello sviluppo e nella sicurezza.
Famiglie del  Progetto Mikan si scambiano una capra
Parole che archiviano definitivamente l'infelice uscita di quel ministro che, in una pubblica assemblea, aveva voluto zittire il vescovo di Byumba che aveva richiamato l'attenzione dei presenti proprio sulla necessità di vigilare sulla sicurezza all'interno delle famiglie. Una giornata dunque, quella di Nyagahanga, che riconferma la centralità della famiglia  nelle politiche delle autorità civili  e nella pastorale dei responasbili ecclesiastici e certifica, semmai ne ce ne fosse bisogno, l'impegno pastorale di mons Servilien Nzakamwita e dei suoi sacerdoti a favore di una pastorale familiare attenta ai bisogni morali e materiali delle coppie.

sabato 7 gennaio 2017

A Nyagahanga, Vescovo e Ministro festeggiano la famiglia

Mons. Servilien e il parroco accolgono il ministro  
Progetto Mikan: la consegna delle capre a un nuovo gruppo
L'intervento del ministro, signora Esperance Nyirasafari
Grande giornata dedicata alla famiglia quella che si è celebrata ieri a Nyagahanga, dove si sono dati appuntamento  i sacerdoti della diocesi di Byumba con il vescovo, mons Servilien Nzakamwita. La giornata, che ha   visto una  grande  partecipazione di fedeli raccolti sulla spianata del campo sportivo parrocchiale, è stata onorata dalla presenza del ministro della famiglia, Esperance Nyirasafari, che ha potuto toccare con mano il grande impegno pastorale che da sempre connota la Chiesa rwandese  sul fronte della famiglia.Nell'occasione ha trovato spazio anche la cerimonia di consegna, nell'ambito del Progetto Mikan, delle capre a un nuovo gruppo parrocchiale: testimonianza del ruolo che questo progetto ha assunto come strumento a supporto della pastorale familiare nell'ambito delle parrocchie della diocesi di Byumba. Ad oggi sono 4.250 le famiglie coinvolte nel progetto a partire dal 2009. La giornata di Nyagahanga ha riconfermato l'unità d'intenti sul fronte della famiglia tra autorità religiose e civili, superando l'improvvido attacco mosso, in occasione del recente National Dialogue Council ( la conferenza annuale di dialogo nazionale),  da un ministro di secondo piano del governo rwandese allo stesso vescovo di Byumba. In quella sede, a fronte di un intervento di mons Servilien, richiamante rischi di possibili violenze in seno ai nuclei familiari, l'incauto ministro aveva disconosciuto  al vescovo titolo per intervenire sui problemi della famiglia, con la surreale motivazione che, in quanto celibe, non avesse esperienza di problemi familiari. Già in quella sede il ministro della famiglia non aveva però  fatto mancare la propria solidarietà al vescovo.
Qui  di seguito è possibile vedere i tweet apparsi sul sito del Ministero del Gender e della Famiglia a corredo della giornata di Nyagahanga.