"Ad un mondo migliore si contribuisce soltanto facendo il bene adesso ed in prima persona, con passione e ovunque ce ne sia la possibilità".Benedetto XVI : Deus caritas est

lunedì 20 maggio 2019

Firmato l'accordo per la costruzione della prima fabbrica di piastrelle


Presto il Rwanda sarà in grado di produrre piastrelle in ceramica, grazie a un accordo che è stato firmato questa settimana tra il distretto di Nyanza e Africeramics Ltd, una  consociata di Milbridge Holdings,  di cui è amministratore delegato l’italiano Francesco De Martino, già attiva nel Paese nella produzione del cemento.L’impianto, che sarà operativo entro due anni, impiegherà direttamente più di 100 persone nel distretto e altre 300 persone nell’indotto. 
La scelta di Nyanza discende dalla sua posizione strategica e dalla grande disponibilità in loco delle materie prime per la produzione della ceramica: come argilla, granito e altre leghe necessarie.Nella prima fase della produzione, verranno prodotti giornalmente 9.000 metri quadrati di piastrelle e questo sarà raddoppiato nella seconda fase sia per il mercato nazionale che per quello regionale. Le fasi successive si concentreranno su altri prodotti ceramici su richiesta.Attualmente, tutte le piastrelle di ceramica del paese sono importate, ma gli studi dimostrano che il paese ha alcune delle migliori qualità di argilla per la ceramica nel mondo.

venerdì 10 maggio 2019

La storia di Noel, il ruandese che ha vinto la maratona di Trieste

Noel al traguardo (foto Corriere)
Questa è la storia, raccontata dal Corriere, del ruandese Noel Hitimana, vincitore della  24esima Trieste Half Marathon.
Che dovesse correre a Trieste l’ha saputo una settimana fa. Dopo l’altolà agli atleti africani, i timori di sfruttamento e caporalato nell’atletica, gli organizzatori  hanno chiamato un pugno di runner di colore. Noel Hitimana si è presentato alla 24esima Trieste Half Marathon e ha tagliato il traguardo da solo dopo un’ora 3 minuti 28 secondi. Noel, che vive  a Siena dagli inizi di aprile, fa parte del gruppo di atleti,  5 ruandesi e 9 keniani, 10 uomini e 4 donne, gestiti da Enrico Dionisi, manager storico del running . Paolo Traversi è invece colui che l’ha scoperto in Africa. «Ha iniziato a correre tardi, quattro anni fa. Quest’anno ha fatto i mondiali di cross, poi è venuto con noi». 

Infanzia difficile, a 4 anni, durante i terribili mesi del 1994, perde il padre e sei fratelli e viene cresciuto dalla mamma. Non può andare oltre le elementari e , spinto dalla sua passione per il ballo,  diventa danzatore dell’Urukerereza, il balletto nazionale. Ma quando vede la Kigali International Peace Marathon, la gara più importante della nazione, decide che il suo futuro è nella corsa. «Non una scelta scontata — aggiunge Traversi —. Il Rwanda dal punto di vista sportivo è il più europeo dei Paesi africani. I bambini giocano a calcio, fanno ciclismo, basket e volley».Inizia a fatica la sua avventura di atleta, fino a quando, nel maggio dell’anno scorso si aggiudica la mezza maratona di Kigali, che gli dischiude la possibilità di essere ingaggiato all’estero. «La prima gara che ho fatto in Italia è stata a Roma, 22 chilometri alla maratona», racconta. Noel è un buon atleta, non ancora un campione. Nella Capitale ha fatto da lepre, i corridori che tirano per far fare il tempo alle star. Poi ha gareggiato in Bosnia, una 15 km in Francia e ora l’exploit a Trieste. Una gara ogni quindici giorni, a volte anche ogni settimana. Noel starà in Italia fino a giugno, poi ritornerà in autunno. In questi mesi deve ottimizzare energie e incassi. Uno come lui prende in media dai 500 ai 700 euro a competizione. A Trieste gli hanno pagato l’ingaggio, a volte in palio c’è un montepremi. «Ho letto alcune cose sbagliate — commenta il suo rappresentante Traversi —. I contratti sono depositati, c’è un tetto massimo del 15% per i manager fissato dalla Iaaf. Il problema è che gli atleti africani sono tanti e così la retribuzione si abbassa». Noel ora vede il suo futuro più roseo. «Voglio vincere ancora a Kigali, questa volta nella maratona. Quando smetto mi piacerebbe fare l’allenatore. E anche riprendere a studiare». Intanto lui e gli altri quattro coinquilini ruandesi di Siena hanno chiesto soltanto una cosa al loro manager. Di stampare sulla T-shirt un logo Kwibuka25, per non dimenticare la strage di un quarto di secolo fa.

venerdì 26 aprile 2019

Bilancio Kwizera 2018: inviati in Rwanda 67.000 euro

Il bilancio 2018 dell’associazione Kwizera onlus si è chiuso con una raccolta fondi di 69.585  euro, in diminuzione rispetto  a 79.467 euro dell’anno precedente. Le principali voci della raccolta riguardano: le adozioni a distanza e il sostegno all’infanzia per 25.219 euro, contro 21.743 euro del 2017, contributi ed erogazioni liberali per 33.422 euro (45.584 euro euro nel 2017)  e 7.245 euro revenienti dal 5 per mille per l'anno 2016 (7.605 per il 2015), e 3.050 euro da sponsor del calendario.
 In Rwanda sono stati inviati 67.000 euro (75.150 euro  nel 2017), oltre il 93% di quanto raccolto, essendo le spese di funzionamento contenute nei limiti fisiologici di  3.882 .
Poiché all’inizio del 2018 c’era una giacenza in Rwanda di un corrispettivo 19.000 euro e a fine anno una disponibilità di 31.000 euro, nel corso dell’intero 2018 sono stati impiegati sul territorio, a favore della popolazione locale,  un totale di circa 55.000 euro, tenuto conto anche di un rientro di un prestito di 3.000 euro.
L’intervento più significativo del 2018 ha riguardato la realizzazione del Posto di Sanità di Mubuga che ha richiesto un investimento a tutto il 2018 di circa 17.000 euro, comprensivo di terreno, arredi ed attrezzature. La realizzazione intitolata ad Alfredo Pierotti, conosciuto gestore del Quadrifoglio in Sarita nella media Valle in provincia di Lucca, è stata finanziata dalla moglie Marinella e dai tanti amici e completata e inaugurata all'inizio del 2019.  
Altri 20.500 euro sono andati al Progetto Adozioni, che coinvolge poco meno di  200 bambini e ragazzi, e alla gestione dell’asilo Carlin. Un esborso di 3000 euro, attinto ai fondi per le adozioni e l’assistenza è andato ad alimentare il Progetto JMV, borse di studio agli studenti del Petit Seminaire di Rwesero.
 Circa 11.500 euro (26.000 euro nel 2017)  sono stati destinati al  Progetto Amazi  per l'acquisto di altre 15 cisterne: portando il numero complessivo delle cisterne distribuite in questi anni a oltre 185 cisterne.
I richiamati interventi hanno quindi richiesto  una spesa complessiva di 52.000 euro.
Tra le altre spese vanno ricordate: 600 euro per avvio Progetto Mikan Baby, 400 euro spese di missione, 1.000 compensi a collaboratori locali, mentre i residui 1.000 euro sono andati alle spese di funzionamento della struttura locale (affitto ufficio,  spese amministrative d'ufficio e spedizioni).

giovedì 11 aprile 2019

Rwanda 1994-2019:un percorso di riscatto e di riconciliazione


Riprendiamo nostro articolo apparso su Il Settimanale della diocesi di Como.
Il 30 settembre 2018, il presidente del Rwanda, Paul Kagame, in qualità di presidente dell’Unione Africana, nel summit di Buenos Aires chiede che l’UA venga ammessa a far parte del G 20. Simbolicamente il “piccolo” Rwanda, anche e soprattutto in forza della sua storia di riscatto di questi ultimi 25 anni, dà voce alla voglia della “grande” Africa di entrare nel consesso dei Grandi del Mondo. Quei Grandi e quelle Organizzazioni sovranazionali che nel 1994 permisero, per ignavia e per inconfessabili interessi geopolitici, che in un piccolo e sconosciuto Paese africano si perpetrasse uno dei più tragici massacri della seconda metà del XX secolo. Le immagini di “un fiume di sangue, persone che si uccidevano a vicenda, cadaveri abbandonati senza che nessuno si curasse di seppellirli, un abisso spalancato, un mostro spaventoso, teste mozzate” si irradiarono allora sui televisori di tutto il mondo, portando nelle nostre case il dramma ruandese. Quello che sembrerebbe il commento di un inviato chiamato a coprire quei cento di giorni di follia, è in realtà la sconcertante descrizione che tre giovani veggenti diedero della sconvolgente e profetica visione che ebbero il 15 agosto 1982, durante una delle apparizioni della Madonna, riconosciute ufficialmente dalla Chiesa, che si susseguirono dal 1981 e al 1983, a Kibeho nel sud del Rwanda. Di quel periodo ricordiamo l’incontro con tre giovani seminaristi ruandesi, Paolo, Roberto e Cirillo, sottratti al massacro e portati in salvo dal ponte aereo organizzato da Maria Pia Fanfani, presidente della CRI, ospiti della comunità di Grosio.Anni dopo, nel 2003, il primo viaggio in Rwanda ci portò a misurarci con i segni esteriori lasciati dalla guerra civile, ma, ancor più, con le lacerazioni interiori che la stessa aveva lasciato nelle persone con cui venivamo a contatto. Molte, qualunque fosse la loro appartenenza tra le parti in conflitto, piangevano la morte cruenta di qualche congiunto. Una sorta di cappa opprimeva la comunità ruandese prigioniera dei fantasmi del suo recente passato, tanto che la diffidenza e la paura dell’altro erano la cifra caratterizzante i rapporti interpersonali, di cui noi stessi eravamo, di volta in volta, testimoni e vittime. Nelle successive missioni compiute con l’Ass. Kwizera, abbiamo assistito al progredire, lento ma deciso, nella ricostruzione delle strutture dello Stato e nella ricucitura lenta, sofferta, a volte combattuta, del tessuto sociale lacerato da tanto sangue versato. Oggi, alla quindicesima missione, siamo testimoni di un Rwanda diverso. Pur tra immancabili contraddizioni, siamo in presenza di un Paese che sta recuperando un clima comunitario più confidente e che legittimamente si accredita, per i progressi sociali (sanità ed istruzione) ed economici conseguiti, come esempio di sviluppo per l’intero continente. Se gli osservatori più critici non mancano di sottolineare i ritardi ancora evidenti sul terreno delle conquiste democratiche – ma attenzione a voler misurare l’Africa con i nostri criteri di giudizio occidentali- ci pare di poter cogliere, anche su questo fronte, tanti piccoli segnali che possono preludere a possibili positivi sviluppi.Uno importante:la grazia recentemente concessa a due importanti oppositori, il cantante Kizito Mihigo, e la candidata alle presidenziali del 2010, Victoire Ingabire, condannati rispettivamente a 10 e 15 anni di carcere per "complotto e cospirazione contro il governo”. L’altro simbolico: l’abolizione, l’anno scorso, del visto d’entrata in Rwanda e, quest’anno, della compilazione di un questionario informativo su cosa si viene a fare, dove si alloggia, chi sono i referenti locali. Che la prossima sfida sia appunto quella di attivare un processo che porti a una dinamica di potere pienamente democratica, ne è cosciente lo stesso presidente, Paul Kagame, l’artefice del successo del Rwanda, spesso accusato di essere un dittatore. In una recente intervista al settimanale Jeune Afrique, dopo aver sottolineato i buoni risultati conseguiti in questi venticinque anni e aver richiamato i suoi ministri e amministratori “a fare ancora meglio”, Kagame non ha mancato di sottolineare come democrazia e crescita debbano marciare di pari passo, perché “non c'è democrazia se le condizioni socio-economiche non sono soddisfatte e le disuguaglianze sono troppo grandi. E non c'è crescita sostenibile senza lo stato di diritto”. Ecco quindi le prossime sfide che attendono il Rwanda se si vuole dare continuità al trend di crescita economica intrapresa: ridurre le disuguaglianze tra città e campagne e marciare decisi sulla strada che porta a uno stato di diritto, senza dimenticare la necessità di creare una classe politica che se ne faccia interprete.

lunedì 8 aprile 2019

Card Sarah su migrazioni, globalizzazione ed Europa

Card. Robert Sarah
Riprendiamo qui di seguito ampi stralci dell'articolo apparso ieri, a firma Antonio Socci, su Libero, riportante pensieri del card. Robert Sarah su argomenti di stretta attualità come migrazioni, gloablizzazione, Europa. I temi sono ripresi dall'intervista concessa dallo stesso cardinale a Valeurs Actuelles, in sede di presentazione del nuovo libro, appena uscito in Francia (in italiano arriverà a fine estate), che s' intitola Le soir approche et déjà le jour baisse, titolo che richiama il passo del Vangelo sui pellegrini di Emmaus.
"A chi si è addormentato con le chiacchiere monotone e "politicamente corrette" delle élite clericali che lisciano il pelo ai salotti delle ideologie dominanti, scrive Socci, il nuovo libro del card. Robert Sarah provocherà uno choc. È sulla linea del magistero di Benedetto XVI e di Giovanni Paolo II non solo sui temi dottrinali, ma anche sulle questioni sociali del presente.
Il cardinale africano giganteggia nella Chiesa attuale per la sua autorevolezza, la sua spiritualità, per il suo distacco dalle lotte curiali e per la sua coraggiosa voce di verità.  Specialmente sul tema dell' emigrazione lui, africano proveniente da un villaggio poverissimo, è totalmente controcorrente rispetto al clericalismo di sinistra.
Mette in guardia dalla «barbarie islamista» (come dalla barbarie materialista), appoggia i paesi di Visegrad che difendono le loro identità nazionali e boccia il Global Compact sulle migrazioni. Ormai - dice - «ci sono molti paesi che vanno in questa direzione e ciò dovrebbe indurci a riflettere. Tutti i migranti che arrivano in Europa vengono stipati, senza lavoro, senza dignità È questo ciò che vuole la Chiesa? La Chiesa non può collaborare con la nuova forma di schiavismo che è diventata la migrazione di massa. Se l' Occidente continua per questa via funesta esiste un grande rischio - a causa della denatalità - che esso scompaia, invaso dagli stranieri, come Roma fu invasa dai barbari. Parlo da africano. Il mio paese è in maggioranza musulmano. Credo di sapere di cosa parlo».
LE IDEE
Così, in un' intervista

È un grido d' allarme sulla Chiesa, sull'Europa e sulla sua Africa che ritiene danneggiata dall' ondata migratoria: «C' è una grande illusione che consiste nel far credere alla gente che i confini saranno aboliti.
Gli uomini si assumono rischi incredibili. Il prezzo da pagare è pesante. L' Occidente è presentato agli africani come il paradiso terrestre (). Ma come si può accettare che i paesi siano privati di così tanti loro figli?
Come si svilupperanno queste nazioni se così tanti loro lavoratori sceglieranno l' esilio?» Il prelato si chiede quali sono le strane organizzazioni «che attraversano l' Africa per spingere i giovani a fuggire promettendo loro una vita migliore in Europa? Perché la morte, la schiavitù e lo sfruttamento sono così spesso il vero risultato dei viaggi dei miei fratelli africani verso un eldorado sognato? Sono disgustato da queste storie. Le filiere mafiose dei trafficanti devono essere sradicate con la massima fermezza. Ma curiosamente restano del tutto impunite».

giovedì 4 aprile 2019

La Cina investirà 214 milioni di dollari nella nuova centrale Nyabarongo II

Nyabarongo I
Gli sforzi del Rwanda per ottenere l'accesso universale all'elettricità entro il 2024 hanno ricevuto una forte spinta dall’annuncio che la Cina SynoHydro investirà $ 214 milioni nella centrale idroelettrica di Nyabarongo-II. L'impianto da 43,5 MW dovrebbe essere operativo tra cinque anni. Secondo Energy Development Corporation Limited (EDCL), una volta completato, il progetto contribuirà a oltre l'11,5% dell'elettricità totale sulla rete nazionale, che nel 2014 dovrebbe avere una potenzialità di  400 MW. Attualmente circa il 42% delle famiglie ruandesi ha accesso all'elettricità, con il 31% collegato alla rete nazionale e l'11% ai sistemi off-grid. EDCL e SynoHydro Ltd hanno firmato un emendamento al loro accordo del 6 giugno 2018 sulla progettazione, fornitura, costruzione, installazione e messa in servizio dell'impianto.Oltre alla produzione di elettricità, la prevista diga multiuso sarà utilizzata per il controllo delle inondazioni e per alimentare i sistemi di irrigazione e bonifica dei terreni per attività agricole a valle. A regime la nuova centrale dovrebbe creare circa 900 opportunità di lavoro diretto e indiretto. La centrale Nyabarongo-II andrà ad affiancarsi al progetto idroelettrico Nyabarongo I, realizzato in collaborazione con l’indiana Angelique International Limited, costato 110 milioni di dollari e  con una capacità di 28 MW .

martedì 2 aprile 2019

L'ultima intervista del presidente Kagame a Jeune Afrique


Riprendiamo alcuni passaggi dell'ultima, ampia intervista concessa dal presidente Paul Kagame al settimanale Jeune Afrique.
Dal genocidio alle relazioni con la Francia, dalla disputa con l'Uganda e con il Burundi, fino alle elezioni presidenziali nella Repubblica Democratica del Congo, il capo dello stato non si è sottratto ad alcuna domanda, anche a quelle meno scontate, come quelle riguardanti la sorte di certi oppositori che, negli anni, sono stati oggetti di attentati, per alcuni anche mortali.
Dopo le recenti polemiche sorte in Italia in occasione del recente Congresso delle famiglie di Verona, ci pare interessante anche la risposta data da Kagame sulle politiche da tenersi nei confronti degli omosessuali oggetto di forti discriminazioni in certi Paesi africani. 
Ecco i passaggi interessanti.
Durante l'ultimo ritiro della leadership nazionale, svoltosi nel campo militare di Gabiro, lei ha menzionato alcune "debolezze" e alcuni "fallimenti" nell'esperienza ruandese. A cosa si riferiva?
Mi riferivo alla lentezza  nell'attuazione delle nostre politiche e dei nostri programmi. Dobbiamo andare più veloce di noi. Non ha senso essere soddisfatti dei nostri progressi e del nostro alto tasso di crescita: coloro che a tutti i livelli sono responsabili dell'attuazione degli obiettivi devono sapere che possono e devono fare molto meglio. Una crescita superiore al 7% nel 2018 è buona. Ma perché non l'8% o il 9% nel 2019?
Possiamo dire che il Ruanda è una democrazia inquadrata?
Il Ruanda è una democrazia. Una democrazia, inquadrata, se vuoi, da leggi e regole universali, ma la cui espressione e realizzazione ci appartengono.
La democrazia è una condizione o una conseguenza della crescita economica?
La democrazia è necessaria per la crescita e la crescita è importante per la democrazia. Non c'è democrazia se le condizioni socio-economiche non sono soddisfatte e le disuguaglianze sono troppo grandi. E non c'è crescita sostenibile senza lo stato di diritto.
Da ultimo ecco la risposta sugli omosessuali.
In Tanzania e in Uganda, la comunità omosessuale è discriminata e abusata anche con il sostegno delle più alte cariche dello stato. Lei è favorevole a una legislazione per difendere i loro diritti?
In Rwanda, l'omosessualità non è un crimine e i membri della comunità gay non vengono né arrestati né molestati né insultati. Quindi non è un problema per me o per i ruandesi. D'altra parte, voler legiferare su questo argomento a tutti i costi è il modo migliore per creare un problema in una società che ha avuto per secoli norme, valori e codici. Gli omosessuali esistono, sappiamo che esistono. La loro libertà non deve interferire con quella degli altri e viceversa. Fermiamoci lì.

venerdì 29 marzo 2019

As.Kwizera : 6.922 euro dal 5x1000 del 2017

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato gli elenchi per la destinazione del 5 per mille 2017 con i dati relativi alle preferenze espresse dai contribuenti nella propria dichiarazione dei redditi.
L'Associazione Kwizera onlus e' stata scelta da 233 contribuenti per un importo complessivo di 6.922,92 euro, a fronte dei 243 contribuenti che l'anno scorso avevano contribuito con un importo di 7.244 euro.Nel ringraziare i sostenitori, ricordiamo che il 5x1000 e' lo strumento migliore per sostenere il volontariato :  non costa niente e puo' fare molto.
L’elenco degli enti ammessi e di quelli esclusi, insieme agli importi attribuiti agli enti che hanno chiesto di accedere al beneficio, è consultabile sul sito dell’Agenzia delle Entrate, nella sezione “5 per mille”.
L’elenco degli ammessi comprende in totale 54.276 enti, suddivisi per categoria: in cima alla classifica gli enti del volontariato (44.468), a seguire le associazioni sportive dilettantistiche (9.166), gli enti impegnati nella ricerca scientifica (458), quelli che operano nel settore della sanità (107) e gli enti dei beni culturali e paesaggistici (77). Sono presenti anche i Comuni (in tutto 8.004) ai quali, per il 2017, sono destinati 15,5 milioni di euro.
L’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc) occupa anche per il 2017 il primo posto sia tra gli enti impegnati nel settore della ricerca sanitaria sia tra quelli che operano in quello della ricerca scientifica. Per il primo ambito, sono oltre 388mila le scelte espresse con un importo totale che supera i 17,8 milioni di euro. Per quanto riguarda, invece, la ricerca scientifica i contribuenti che hanno espresso la preferenza per l’Airc superano i 980mila, con oltre 38,7 milioni di euro di beneficio.
Il settore del volontariato vede alla prima posizione delle scelte espresse, come per i precedenti anni, Emergency con oltre 356mila preferenze con 12,7 milioni di euro assegnati. Segue Medici senza Frontiere (scelta da oltre 260mila contribuenti) per un importo di oltre 10,6 milioni di euro.

sabato 16 marzo 2019

Il PIL 2018 del Rwanda cresce dell'8,6%

Centrale di estrazione del gas sul lago Kivu

Ieri le autorità ruandese hanno comunicato che nel corso del 2018  l'economia del Rwanda è cresciuta dell'8,6%, superando l'obiettivo precedentemente previsto del 7,2%, mentre il PIL- prodotto interno lordo ai prezzi correnti di mercato è stato stimato a 6,824 miliardi di euro a fronte dei 6.333 del 2017. La crescita annuale ha visto una dinamica differenziata nel corso dei trimestri, passando dal 10,4% registrato nel primo trimestre, al 6,8% nel secondo trimestre e al 7,7% nel terzo trimestre, per tornare al 9,6%  nel quarto trimestre. Secondo il direttore generale dell’Istituto Nazionale di statistica-NISR, Yusuf Murangwa, l'accresciuta crescita economica è in gran parte dovuta al buon andamento del settore chiave dell'agricoltura, che ha registrato una crescita del 6%,  e degli incrementi dell'industria del 10% e dei servizi del 9%. L’ultima parte dell’anno ha visto in particolare una crescita del 12% del settore industriale, sostenuta principalmente dalle attività di costruzione che sono aumentate del 20%  mentre, all'interno del settore manifatturiero, la trasformazione alimentare è aumentata del 10%, i prodotti locali come tessuti, vestiti e prodotti in pelle sono aumentati del 26%, sostenuti dalla strategia Made in Rwanda.D'altro canto, nel settore dei servizi, i trasporti sono cresciuti del 16% grazie al trasporto aereo, che è aumentato del 36%.Il commercio all'ingrosso e al dettaglio è aumentato del 14%, mentre il turismo è cresciuto dell'11%, grazie all’apporto del turismo congressuale,  i servizi finanziari del 12% e le ICT del 14%.
Sempre ieri, abbiamo assistito a livello mondiale alla giornata di sciopero contro i cambiamenti climatici, nella cui agenda è previsto l’abbandono dello sfruttamento di fonti fossili di energia, carbone, petrolio e gas. Al riguardo, sorge spontanea la domanda: il Rwanda, paese peraltro particolarmente sensibile all'agenda ambientalista, potrà continuare negli attuali trend di sviluppo se dovrà rinunciare all'estrazionedel gas dal lago Kivu, quale volano per lo sviluppo della società rwandese, per aderire agli appelli dell’ineffabile Greta?

martedì 12 marzo 2019

Spopola sui social italiani una vecchia intervista a Kagame

E' sorprendente l'interesse che sta suscitando sui social italiani la riproposizione, da parte del sito Voci dall’Estero, di una vecchia intervista rilasciata a dicembre dal presidente ruandese, Paul Kagame, al quotidiano austriaco Die Presse, in occasione del vertice di alto livello Europa-Africa tenutosi a Vienna, da noi prontamente rilanciata su Twitter nella versione inglese pubblicata da The New Times. I temi trattati nell'intervista erano già stati anticipati dal presidente ruandese in occasione di un incontro con il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, in visita a Kigali a inizio dicembre, come riferito in un precedente post . 
Per l'eco che sta avendo da noi, ne riproponiamo qui la traduzione apparsa su Voci dall’Estero.

Perché l’Europa ha riscoperto il suo interesse per l’Africa? A causa della crisi migratoria?
L’Europa ha trascurato l’Africa. L’Africa avrebbe dovuto essere un partner da scegliere anche solo i base alla nostra storia comune. Ma gli europei hanno semplicemente avuto un atteggiamento sbagliato. Sono stati presuntuosi.L’Europa ha creduto di rappresentare tutto ciò che il mondo ha da offrire; che tutti gli altri potessero solo imparare dall’Europa e chiedere aiuto. Questo è il modo in cui gli europei hanno gestito l’Africa per secoli.
E questo sta cambiando ora?
Sta iniziando a cambiare. A causa di alcuni fatti.
Quali fatti?
L’Europa ha capito che le cose non sono così rosee nel suo stesso continente. La migrazione è solo una parte del problema, solo una parte di ciò per cui i cittadini europei sono scontenti. Basta guardare a tutte le proteste e al cambiamento del panorama politico. La rabbia è diretta contro gli errori commessi dalla leadership politica.
La popolazione africana raddoppierà entro il 2050. Solo per questa ragione, molte persone potrebbero prendere il cammino dell’Europa nei prossimi anni.
Non è solo una questione di dimensioni della popolazione. Quello che conta è il contesto in cui cresce la popolazione. La Cina ha 1,3 miliardi di abitanti. Tuttavia, non si sono viste legioni di cinesi migrare illegalmente in altri paesi.Anche se la popolazione dell’Africa non crescesse, in molti posti la povertà sarebbe ancora così grande che le persone cercherebbero alternative. L’Europa ha investito miliardi su miliardi di dollari in Africa. Qualcosa deve essere andato storto.
Che cosa è andato storto?
In parte, è che questi miliardi avevano un biglietto di ritorno. Sono fluiti in Africa e poi tornati di nuovo in Europa. Questo denaro non ha lasciato nulla sul terreno in Africa.
Alcuni di questi soldi potrebbero essere scomparsi nelle tasche dei leader africani.
Supponiamo per un momento che sia così. L’Europa sarebbe davvero così pazza da riempire di denaro le tasche di ladri? Potrebbe anche esserci un’altra ragione per cui il denaro non ha prodotto risultati: perché è stato investito nel posto sbagliato.
Quindi dove dovrebbero andare i fondi per lo sviluppo?
Nell’industria, nelle infrastrutture e nelle istituzioni educative per la gioventù africana, il cui numero sta crescendo rapidamente. Questo è l’unico modo per avere un dividendo demografico.
La Cina sta investendo molto nelle infrastrutture. Le aziende cinesi stanno costruendo strade in Ruanda.I cinesi lavorano in modo più intelligente degli europei?
 La Cina è attiva in Ruanda, ma non in modo inappropriato. Le nuove strade in Ruanda sono in gran parte costruite con denaro europeo. A volte ci sono subappaltatori cinesi.
Ritiene che l’impegno della Cina in Africa sia una buona cosa?
È buono, ma può ancora essere migliorato. Gli africani devono soprattutto lavorare su se stessi. In Ruanda, conosciamo la nostra capacità e quali proposte cinesi dobbiamo accettare, in modo da non sovraccaricarci di debiti. Ma ci sono anche paesi che non hanno fatto buoni accordi e ora si stanno strangolando.
Questi paesi sono incappati nella trappola del debito.
Non tutti, ma può succedere. Dipende da noi africani. Perché non sappiamo come negoziare con la Cina? Certamente i cinesi non sono qui solo come filantropi per aiutarci.
Quindi lei vede anche un problema relativo alle élite in Africa.
Decisamente. L’Africa è rimasta un continente da cui le persone semplicemente si servono.
Quale paese è servito da modello di sviluppo per lei? Singapore?
Abbiamo imparato alcune cose da Singapore. Collaboriamo ancora con Singapore oggi. Ma non abbiamo cercato di copiare nessun altro paese.

venerdì 8 marzo 2019

E' il Rwanda il Paese africano dove la donna gode di più rispetto

Da una ricerca Gallup riferita al 2018, emerge che una media del 64% degli africani ritiene che le donne siano trattate con rispetto e dignità nei rispettivi Paesi.Anche in questa speciale classifica,  il Rwanda si aggiudica il primo posto: qui, secondo il 94% degli interpellati, la donna è ritenuta essere tratta con rispetto. In coda alla classifica troviamo le Isole Comore con il 38% e il  Sudafrica con il 39%. E' la conferma, semmai ce ne fosse stato bisogno, del ruolo che la donna ricopre nell'ambito della società ruandese. 



Inno alla donna africana

Questa splendida poesia ci viene segnalata dal silenzio claustrale di  un monastero di benedettine. E' l'inno alla donna africana scritto da Elisa Kidane', una suora comboniana di origine eritrea. La poesia viene qui  riproposta, in un video ripreso da You tube, sulla musica del Padre nostro in swahili con una dedica particolare a tutte le mamme dei Paesi in guerra  e in particolare alle madri del Kivu che con amore e coraggio continuano a donare e custodire la vita dagli orrori della guerra avvolgendola nei colori dei loro pagnes in un abbraccio di ostinata speranza.

Qui di seguito il testo della poesia.

venerdì 1 marzo 2019

Allarme del governo: bisogna aumentare gli sforzi volti a ridurre la povertà


A partire dal 2014, il processo di riduzione della povertà, che fino a quella data aveva evidenziato significativi risultati, ha denotato un rallentamento che ha messo in allarme le autorità ruandesi. A cominciare dal presidente Kagame che, in occasione di una recente visita alla Provincia del Sud dove ha incontrato gli opinion leader di tutta la regione, ha richiamato i responsabili di tutti i livelli dell'amministrazione  ad aumentare gli sforzi per contribuire a elevare gli standard di vita delle persone e trasformare il paese, invitando i residenti a sfruttare le diverse iniziative governative in atto per cambiare le loro vite in meglio.Il governo, per bocca del ministro per gli affari locali, Anastase Shyaka, ha invitato i leader locali ad aumentare gli sforzi volti a ridurre la povertà e ad accelerare lo sviluppo sostenibile.I contenuti progressi compiuti nella lotta contro la povertà negli ultimi quattro anni sono evidenziati dal confronto con i risultati conseguiti nei periodi 2006-11 e 2011-14. Infatti, l'Indagine sulle condizioni di vita domestica integrata, EICV 4, ha mostrato che i livelli di povertà sono diminuiti del 5,8 per cento, dal 44,9 per cento nel 2011 al 39,1 per cento nel 2014, il che ha fatto sì che circa 660.000 persone siano uscite dallo stato di  povertà. Anche la povertà estrema è scesa dal 24,1% al 16,3% nello stesso periodo. Tra il 2006 e il 2011 sono stati compiuti progressi ancora maggiori, che hanno fatto registrare al paese un calo della povertà del 12% dal 56,7% al 44,9%, con un milione di ruandesi usciti dalla trappola della povertà.  Tra il 2006 e il 2017, la povertà è diminuita del 18,5%, e quella estrema  del 19,8%. A fronte di questi dati, la quinta Indagine sulle condizioni di vita domestica integrata (EICV5), pubblicata nel dicembre 2018, indicava che il Rwanda aveva fatto pochi progressi nell'affrontare la povertà. Le cifre hanno mostrato che la povertà era scesa di appena lo 0,9 per cento, dal 39,1 al 38,2 per cento, tra il 2014 e il 2017.Anche la povertà estrema ha avuto  un calo marginale solo dello 0,3 per cento, dal 16,3 per cento al 16 per cento nello stesso periodo. I dati dell'EICV 5 trovano conferma anche nei risultati della valutazione dell'attuazione dell'Imihigo 2017/18 (contratti di prestazione): i due strumenti sono giunti a conclusioni simili e si sono completati a vicenda.
Il lento progresso degli sforzi contro la povertà negli ultimi anni può essere attribuito sia ai leader locali che ai residenti, secondo il professor Eric Ndushabandi, capo dell'Istituto di ricerca e dialogo per la pace, che ha recentemente redatto un documento sulla cultura politica in Rwanda."Ci sono notevoli carenze nella comunicazione politica, educazione civica e impegno civico da parte dei leader, e questo ha portato a una situazione in cui molti cittadini hanno attenuato il loro ruolo di responsabilità sociale", ha detto Ndushabandi, anche professore di scienze politiche presso il Università del Rwanda. A fronte dei programmi di protezione sociale messi in atto dal governo che hanno avuto un impatto positivo, si è assistito alla crescita di una cultura di dipendenza assistenzialistica da parte della popolazione, fino al punto che ci sono persone che non vogliono lasciare la propria classe di assistenza Ubudehe, in cui riceve assistenza dallo Stato,  per passare a quella superiore che gli farebbe perdere certi vantaggi. "Ma non si può essere dipendenti dal governo per sempre ", conclude il professore.

sabato 23 febbraio 2019

Rwanda: significativi risultati nel contrasto alla malaria


Seguendo il piano di emergenza per la malaria messo in atto nel 2016,  secondo il rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità pubblicato lo scorso anno, c'è stata  una riduzione stimata del carico di malaria del Paese, con 430.000 casi in meno registrati nel 2017 rispetto al 2016, con una diminuzione del 50% dei  casi gravi di malaria e mortalità. 
Principale fattore di successo è attribuibile all'introduzione della gestione domiciliare della malaria (HBM) per adulti e bambini, attraverso operatori sanitari della comunità (CHW)*, che ha permesso una diagnosi precoce della malaria. Prima di introdurre questa strategia, infatti, i pazienti dovevano recarsi in strutture sanitarie, lontane dalle loro case, per cercare servizi medici, con conseguente ritardo nell'erogazione del servizio e aumento del numero di casi gravi di malaria e mortalità. Prima del 2015, i lavoratori della sanità della Comunità potevano gestire la malaria solo sotto i cinque anni, ma nel 2016 i risultati hanno dimostrato che anche le persone adulte possono essere gestite da CHW ben addestrati. Con una forte supervisione dei centri sanitari nei bacini di utenza, i lavoratori sono ben equipaggiati per gestire la febbre a livello di comunità, ma forniscono anche altri servizi relativi alla salute e sono addestrati su come e quando segnalare o notificare casi complicati.I CHW stanno ricevendo test rapidi di malaria e farmaci antimalarici in modo che possano facilmente fornire servizi a chi ne ha bisogno. L'erogazione di servizi gratuiti per contrastare la malaria per le persone più povere (Classi Ubudehe 1 e 2) a livello di comunità hanno notevolmente contribuito a incrementare il ricorso ai servizi sanitari da parte della popolazione.
Altre strategie chiave per il controllo della malaria includono la distribuzione di massa delle zanzariere a tutta la popolazione (copertura universale), la distribuzione di routine delle zanzariere nei gruppi più vulnerabili (donne in gravidanza e meno di un anno).  Includono anche l'IRS (Indoor Residual Spraying) nei distretti più colpiti, la diagnosi precoce e il trattamento a livello di comunità e l'educazione delle comunità per la prevenzione della malaria e l'uso dei servizi.

domenica 17 febbraio 2019

Inaugurato il nuovo monastero delle Clarisse di Nyinawimana

Le clarisse  della nuova comunità di Nyinawimana
E' stato ufficialmente inaugurato ieri a Nyinawimana, benedetto dal vescovo di Byumba mons Servillien Nzakamwita, il nuovo monastero delle Clarisse. Alla presenza di una  folta rappresentanza di esponenti religiosi e delle istituzioni, ha preso così il via la nuova comunità di sette sorelle, provenienti dal monastero di Kamonyi. E' passato poco più di un anno e mezzo da quando Madre M. Letizia Mukampabuka, subentrata dal 2015   alla fondatrice  suor Chiara Giuseppina Garbugli, nella guida del monastero di Kamonyi  ha deciso, anche per far fronte alle numerose vocazioni che fioriscono in terra ruandese,  di dare vita a un nuovo monastero, trovando nel vescovo di Byumba un interlocutore disponibile ad accogliere nella propria diocesi una nuova comunità claustrale. Pochi mesi sono bastati per realizzare la prima parte del monastero, quella che nel progetto complessivo sarà in futuro la foresteria del monastero vero e proprio. Già  in occasione dell'ultima nostra missione, abbiamo potuto constatare come la nuova costruzione fosse perfettamente rispondente alle esigenze della nuova piccola comunità retta da madre Maria Regina, la quale giustamente orgogliosa del risultato aveva voluto mostrarci oltre i locali, anche gli ampi terreni che la comunità avrà a disposizione.Già nelle prime settimane che hanno preceduto l'inaugurazione ufficiale, le suore hanno cominciato la semina dei terreni: le prime pianticelle della vite sono già spuntate, mentre poco lontano un mucca ha trovato collocazione in un comodo stabbio, in attesa di ricevere la compagnia di altri animali che le suore sono pronte ad accudire.  Con la giornata di ieri giunge a conclusione la prima tappa di un percorso che aveva preso il via a metà del 2017 ( clicca qui per conoscere tutta la storia). Fu allora che l’Associazione Kwizera onlus, che proprio sulla collina di Nyinawimana ha dato vita a diverse iniziative, a partire dal terrazzamento della collina, facendo proprio l’appello delle  Clarisse, promosse  il progetto Non di solo pane vive l’uomoproponendo ai tanti benefattori che operano nella diocesi di Byumba di dare vita a un progetto unitario, destinando all'edificazione del nuovo monastero  una quota minima delle somme che annualmente portano in Rwanda. L'Ass. Kwizera contribuì inizialmente,  destinando al progetto una somma pari al 5% dei fondi destinati al Rwanda. Al resto ci ha pensato la Provvidenza, così da poter arrivare alla giornata di ieri in cui la nuova comunità monastica ha ufficialmente cominciato la propria missione nel nuovo monastero, proprio a fianco della grande fattoria che negli anni è venuta a prendere corpo sui fianchi della collina di Nyinawimana grazie all'Ass. Kwizera. Dando così un'evidenza quasi plastica a quanto auspicato da  un grande figlio dell'Africa, il card. Robert Sarah: "quasi tutte le organizzazioni caritative in Africa sono impegnate unilateralmente ed esclusivamente nella risoluzione delle situazioni di povertà materiale, ma l’uomo non vive di solo pane",  bisogna quindi " incoraggiare a continuare a costruire chiese e seminari e a fornire aiuti per la formazione di sacerdoti, religiosi, religiose e seminaristi”. 
Il monastero di Nyinawimana ne è una risposta.
Chiunque voglia sostenere questo progetto, che è ancora in divenire nei suoi sviluppi, potrà segnalare la propria disponibilità all’indirizzo: clarissesnyinawimana@gmail.com .

domenica 10 febbraio 2019

Una copia della statua della Vergine di Grosotto collocata nelle chiesa di Bugarama in Rwanda

Il momento della benedizione della statua
Bernard all'opera
Lo avevamo promesso in occasione dell'ultima missione dell'Ass. Kwizera: la chiesa di Bugarama, edificata nel 2008 su una delle colline ruandesi in memoria del compianto Bernardo Trinca Colonel, per oltre sessanta anni apprezzato sagrestano del santuario di Grosotto, meritava una statua della Beata Vergine delle Grazie. E così è stato. Il nostro collaboratore in Rwanda, Bernard, con un passato di insegnante di materie artistiche e con una vena artistica testimoniata da diverse opere che si possono ammirare in loco, si è messo immediatamente all'opera per realizzare una copia della statua presente nel santuario valtellinese, lavorando sulla base delle fotografie ricevute dall'Italia. Man mano che l'opera procedeva se ne poteva apprezzare la fedeltà all'originale, con però una voluta piccola licenza: il colore della pelle della Madonna e del Bambino è ispirato a quello della statua della Madonna di Kibeho, realizzata sulla base delle testimonianze delle tre veggenti che, proprio a Kibeho un villaggio del Rwanda meridionale, ebbero delle apparizioni negli anni 80, le uniche riconosciute dalla Chiesa in Africa. Realizzata in cemento, causa la difficoltà di reperire in loco il più malleabile gesso, la statua è stata ultimata in tempo per essere consegnata ai fedeli di Bugarama in occasione della Missione Kwizera 2019. E così che domenica è stata disvelata dal parroco di Nyagahanga, don Deogratias, ai numerosissimi fedeli che riempivano la chiesa, dopo che il martedì precedente era stata posizionata su un piedistallo che fa da pendant a quello che regge il tabernacolo. Una targa in rame, apposta sul piedistallo, riporta il titolo in Kinyarwanda, la lingua locale ruandese, di Beata Vergine delle Grazie: Bikira Maria ugaba inema. Ora la chiesa di Bugarama può dirsi a pieno titolo gemella del santuario di Grosotto. 

venerdì 8 febbraio 2019

Inaugurato il Posto di sanità di Mubuga

Oggi a Mubuga, un piccolo centro della parrocchia di Kisaro, nella diocesi di Byumba in Rwanda, c'è stata la consegna alle autorità locali del Posto di sanità realizzato dall'associazione Kwizera. Costruito secondo standard governativi ( circa 70 mq con annessi servizi sanitari)  per un costo complessivo, comprensivo di terreno, arredi ed attriezzature, di circa 20 mila euro, il Posto di sanità di Mubuga  copre un bacino d'utenza di circa 5000 abitanti.
Il Posto dispone anche dell'allacciamento alla rete elettrica e a quello dell'acqua che alimenta anche una fontana che dovrebbe essere resa usufruibile per la popolazione; ambedue i servizi non sono scontati nelle campagne ruandesi. Quale struttura sanitaria di base che, secondo i piani ministeriali, dovrebbe raggiungere nel paese una distribuzione tale da poter essere usufruibile da tutta la popolazione con un tragitto percorribile a piedi in non più di 25 minuti, svolge le funzioni di primo soccorso e di prima interfaccia con il servizio sanitario. Ma le funzioni che il Posto è chiamato a svolgere, con i due infermieri che vi sono preposti,  includono anche: attività di screening e di check-up annuale sulla popolazione di riferimento, l'attuazione del programma di vaccinazioni obbligatorie, l'attività consultoriale per la pianificazione familiare, il follow-up domiciliare per la tbc ed ambulatoriale per le patologie croniche la cui terapia sia stata impostata e verificata in ambito ospedaliero. Il posto di sanità di Mubuga, donato alla diocesi di Byumba e gestito dal centro sanitario di Kisaro è stato intitolato ad Alfredo Pierotti, conosciuto gestore del Quadrifoglio in Sarita nella media Valle in provincia di Lucca, in questo modo la moglie e i tanti amici che hanno contribuito alla realizzazione di questo progetto hanno voluto mantenere vivo l'amore di cui Alfredo era portatore. La moglie Marinella, medico, che ha seguito da vicino la fase realizzativa del Posto di Sanità, unitamente al parroco di Kisaro don Lucien Hakizimana, è stata la madrina dell'inaugurazione. Ma il suo impegno non si ferma qui; infatti, quale volontaria dell'ass. Kwizera compatibilmente con le richieste autorizzazioni governative, intenderebbe prestare la propria attività professionale ( come ginecologa ed esperta di malattie tropicali) nell'affiancamento del personale operante nel Posto. In tale attesa, si sta dedicando con costanza all'apprendimento del Kinyarwanda, la lingua locale cui si aggiungono il francese e l'inglese prerogative di chi ha studiato.Con la realizzazione del Posto di sanità si completa l'ideale villaggio Kwizera che l'associazione è venuta realizzando in questi oltre tre lustri di attività in Rwanda.

mercoledì 6 febbraio 2019

Progetto Mikan Baby: partito il gruppo di Bungwe

La consegna delle capre a Bungwe
Oggi, a Bungwe, un villaggio della campagna ruandese, c'è stata la consegna di 25 capre ad altrettanti giovani ragazze madri, inserite nel Progetto Mikan Baby dell'Associazione Kwizera Onlus.Dopo la positiva esperienza maturata in questi anni con il Progetto Mikan, che ha visto l'assegnazione di una capra, secondo una formula particolare, a 5.000 famiglie, è ora la volta, appunto, del Progetto Mikan Baby, espressamente rivolto alla ragazze madri, che numerose, nei villaggi, vivono situazioni di disagio ed emarginazione all’interno della comunità parrocchiali. Nella parrocchia che abbiamo visitato oggi se ne contano 600. Il Progetto Mikan Baby ha gli stessi meccanismi del progetto originario: donare a giovani ragazze madri una capra, con l’impegno di trasmettere il primo capretto a una nuova ragazza madre e così di seguito. Infatti, alla consegna odierna erano presenti oltre le beneficiarie, anche le altre 25 ragazze che attenderanno il loro capretto.Lo spirito è quello che ha animato Michele ed Anna, gli iniziatori, unitamente all'Ass. Kwizera, nell'ormai lontano 2009, del Progetto Mikan (MIchele-Kwizera-ANna) quando donarono le prime 25 capre a un gruppo di Nyagahanga. In quella occasione scrissero: “Non intendevamo inviare a queste famiglie dei semplici aiuti. Noi vogliamo aiutarle ad aiutarsi! Le nostre capre vogliono essere l'inizio della circolazione di conoscenza, di consapevolezza, di crescita attraverso il lavoro di squadra, appunto un "aiuto ad aiutarsi"”. E così è stato, se solo si ricorda la bella storia di una coppia di Nyagahanga, Jean Damascene e sua moglie Claudina, che a partire da quella prima capra ricevuta nel 2012 e dopo aver onorato l'impegno a riservare il frutto del primo parto al Progetto, si sono avviati attraverso un percorso virtuoso e fortunato, tutti i parti di quella prima capretta sono stati eccezionalmente trigemellari, a disporre di 7 capre. Dapprima ne hanno vendute 4 per acquistare le lamiere per sostituire i tetto di paglia della casupola in cui vivevano con quattro figli. I parti si susseguono, così come le vendite con cui prima la famiglia acquista un piccolo appezzamento di terreno e quindi una mucca e successivamente amplia la casa. Intanto conferisce qualche risparmio a una cooperativa, e quando arriva il suo turno nel poter richiedere un prestito si compera una seconda mucca, mantenendo anche un certo numero di capre. La vita nell’angusta capanna del passato è ormai un ricordo. Oggi la famiglia vive in una casetta in muratura, circondata da terreni di proprietà, con sul retro lo spazio riservato agli animali. Il tutto, partendo da quella piccola insignificante capretta ottenuta dal Progetto Mikan che altri, magari, si sono mangiata all’indomani dell’adempimento dell’obbligo del conferimento del primo capretto nato. Abbiamo ricordato questa storia anche oggi nel momento dell'avvio del gruppo di Bungwe, per sottolineare le potenzialità del Progetto che, nella versione Baby, potrebbe trovare ulteriore slancio dal fatto che le giovani madri saranno chiamate a promuovere iniziative in comune, mettendo insieme qualche loro risparmio e quei capretti che nasceranno in più rispetto ai venticinque necessari a soddisfare gli adempimenti del Progetto.E' con questo auspicio che abbiamo dato il via a questo nuovo Progetto, dopo la felice sperimentazione di un gruppo pilota presso la parrocchia di Kisaro, certi che le giovani madri sapranno trarne i migliori frutti, per sé e per i loro bimbi.

martedì 5 febbraio 2019

All'asilo Carlin

Il responsabile Educazione del Distretto intrattiene i genitori
Le tre insegnanti con i volontari di Kwizera
All'arrivo a Kagera, l'ampio prato antistante l'asilo era animato come non mai: c'erano numerosissimi bambini, non solo quelli dell'asilo, ma anche moltissimi adulti. L'arcano ci è stato prontamente chiarito, quando si è presentato il responsabile dell'Educazione del distretto di Gatsibo, comunicandoci che quelli che vedevamo seduti sul prato erano i genitori dei frequentanti l'asilo. Si trattava di una sorta di comitato di accoglienza per salutare il nostro arrivo, ma anche un momento d'incontro per confrontarsi sul funzionamento dell'asilo e dei suoi bisogni. Infatti, mentre i 162 bambini presenti all'asilo gustavano i pan dolci locali, che come di consueto avevamo portato loro,  questa volta accompagnati da brik di latte forniti dalle autorità statali, sulla prato di è tenuta una sorta di assemblea pubblica sull'asilo. Il rappresentante del distretto, nel ringraziare l'Associazione Kwizera per la realizzazione e la gestione dell'asilo, né ha sottolineato l'importanza educativa, confermando come i bambini usciti dall'Asilo Carlin si distinguano, rispetto agli altri alunni, quando passano alla vicina scuola elementare. Un bel riconoscimento per le tre maestre che prestano con dedizione la loro opera; basti pensare che una delle tre era in servizio portando sulle spalle l'ultimo figlio, nato appena due settimane fa. Anche accogliendo una nostra proposta formulata l'anno scorso, i genitori hanno anche formato un comitato di gestione, a cui il rappresentante del distretto ha raccomandato un fattivo impegno nel vigilare sui bisogni dell'asilo: per esempio avendo cura di segnalare gli interventi manutentivi necessari a garantire efficienza alla struttura. E qualche cosa in tal senso andrà indubbiamente fatto, se si vuole che l'asilo Carlin garantisca un buon servizio. In questo non mancherà il supporto della comunità di Grosio (So), che mai in questi anni ha fatto mancare il proprio appoggio con contributi economici, anche in occasione della diffusione del calendario 2019 dedicato proprio alll'Asilo Carlin, e materiali, come i vestitini per bambini che abbiamo potuto portare anche quest'anno.

lunedì 4 febbraio 2019

Ritrovarsi con i batwa

Anziane ringraziano per il dono dei fagioli
Il consueto appuntamento con la comunità batwa (pigmei) di Kibali, che connota ogni Missione Kwizera in Rwanda, si è arricchito quest'anno di una novità. Venerdì scorso abbiamo, infatti, fatto la conoscenza di un'altra comunità batwa, quella di Miyove, nella parrocchia di Kizaro. Si tratta di una comunità composta da 135 persone, distribuite in 24 famiglie,ognuna con la propria casa. Grazie alla Croce Rossa i 45 bambini della comunità frequentano il vicino centro di educazione, mentre 30 studenti frequentano la scuola primaria, uno studente frequenta la scuola superiore, mentre 15 giovani si stanno formando nel cucito. Avendo consistenti terreni coltivabili a disposizione, la parrocchia di Kisaro vorrebbe assicurare alla comunità, con il supporto di Kwizera, un supporto tecnico e finanziario per meglio sfruttare questo grande patrimonio. Ma quando si parla di batwa, il legame dell'Associazione Kwizera è storicamente quello con la comunità di Kibali. L'incontro con quella comunità data ormai a dieci anni fa, quando le circa 250 persone che la componevano vivevano in strutture indefinibili fatte di frasche e teli,  come si può vedere in un filmato girato allora (clicca qui). Da allora ogni famiglia ha ricevuto da Kwizera una casa e successivamente la disponibilità di sette ettari di terreno coltivabile, ottenuto dal terrazzamento della collina. Col passare degli anni, la comunità ha ricevuto l'assistenza necessaria a mettere a coltura i terreni che ora producono patate e mais. Pur negli innegabili progressi, la comunità vive ancora ad un livello di notevole emarginazione, che pregiudizi culturali presenti fra gli stessi ruandesi non aiutano certo a superare. Nonostante questo, la vicinanza di Kwizera non è mai venuta meno, attraverso il sostegno alle diverse campagne agricole, un certo numero di adozioni dei bambini e con l'incontro annuale che attraverso un piccolo segno di vicinanza, la distribuzione ad ogni famiglia di un pacco di cinque kilogrammi di fagioli, vuole confermare un'attenzione che si protrarrà nel corso dell'anno.

giovedì 31 gennaio 2019

Diario di Viaggio 2019


Partiti con la compagnia KLM da Milano-Malpensa alle 6,30, con scalo di poco più di un'ora ad Amsterdam, arriviamo a Kigali alle 19 di sera, un'ora avanti rispetto a noi.Il sole è tramontato da tempo ed è ormai buio pesto. Siamo all’equatore e quindi la giornata è di 12 ore di luce e 12 ore di buio tutti i giorni dell’anno, con il sole che sorge verso le 6/6,30 e tramonta verso le 18,30 con l’immediata discesa delle tenebre, pur nell’alternarsi delle stagioni. Appena sbarcati bisogna adempiere al pagamento della tassa d’ingresso di 30 dollari, ma non è più richiesta, come in passato, la compilazione di un questionario in cui bisognava fornire tutte le informazioni del caso su cosa si veniva a fare, dove si alloggiava, chi erano i referenti locali: un grosso passo avanti fatto dal governo ruandese che, pur particolarmente attento a ciò che succede sul proprio territorio, ha avuto il coraggio di queste forme di attenuazioni dei controlli. Questa volta KLM, solitamente efficiente, ci riserva il brutto scherzo di aver disguidato le due valige al seguito; ci toccherà tornare all'indomani. Ci consola il fatto che questo viaggio è costato solo poco più di 400 euro, quando negli anni scorsi si era partiti da oltre 800 euro per poi scendere, grazie anche all'affacciarsi sulla tratta per Kigali di altre compagnie; ad oggi oltre KLM ci sono altre 5 compagnie che effettuano collegamenti con il Rwanda.Prima di uscire dall’aeroporto, un’altra sorpresa, ci si imbatte anche in cartelli che ricordano che in Rwanda non si possono utilizzare le borse di plastica, pena salatissime multe. A breve entrerà in vigore una nuova legge che proibirà addirittura l'utilizzo di vari oggetti di plastica monouso come:bicchieri di plastica, auricolari, posate,cannucce e bottiglie PET per acque e bevande analcoliche. All’uscita dall’aeroporto lo spettacolo di anno in anno muta: da quella prima volta nel 2003 in cui l’illuminazione della capitale era così limitata che quasi si riuscivano a contare le case illuminate. Questa volta gli onori di casa della capitale li fa la sagoma illuminata del nuovo Kigali Convention Centre (KCC), una struttura ultra-moderna la cui cupola imponente, che è facile prevedere diventerà un simbolo di Kigali, si ispira alle capanne tradizionali del Rwanda, mentre il vicino l'hotel Radisson è 'avvolto' in bande multicolori, che rappresentano i cestini ruandesi. Accolti dai nostri amici ruandesi, prendiamo immediatamente la via verso Byumba, nel nord del Paese, che sarà la base operativa della nostra missione.

sabato 19 gennaio 2019

Missione Kwizera 2019

La Missione Kwizera 2019 avrà inizio il prossimo 28 gennaio e si protrarrà fino al 12 febbraio. In questo periodo i volontari dell'Associazione faranno il punto dei vari progetti in essere in Rwanda, nella diocesi di Byumba. Il momento clou della Missione si avrà giovedì 31 gennaio, quando si procederà alla consegna alla comunità locale del nuovo Posto di Sanità realizzato da Kwizera nella parrocchia di Kisaro. Per il Progetto Mikan Baby, che prevede la consegna di una capra a ragazze madri riuniti in gruppi di 25 a livello parrocchiale, si darà l'avvio a nuovi gruppi, dopo la fase sperimentale attuata nella parrocchia di Kisaro. Ci sarà la tradizionale visita ai bambini dell'Asilo Carlin di Kagera, gestito dall'Associazione d'intesa con la parrocchia di Nyagahanga, e la successiva celebrazione della messa alla chiesa di Bugarama, con la cerimonia di consegna di una nuova statua della Madonna. Altri momenti qualificanti saranno: la verifica, con i referenti locali, Bernard e Pascasia, dello stato dei circa duecento bambini rientranti nel Progetto Adozioni. Non mancherà l'incontro con la comunità batwa di Kibali, per fare il punto del progetto agricolo in corso e per distribuire il consueto pacco di fagioli. Quest'anno faremo visita al nuovo monastero che le clarisse hanno realizzato a Nyinawimana, la cui realizzazione era stata sostenuta dall'Associazione con il Progetto "Non di solo pane". A questi momenti particolari se ne potranno aggiungere altri, di cui facciamo conto di raccontare in questo nostro blog.

martedì 8 gennaio 2019

Rwanda: nel 2018 due miliardi di dollari di nuovi investimenti


Secondo gli ultimi dati forniti dal Rwanda Development Board, nel 2018 sono stati registrati nel Paese investimenti per un ammontare di 2,006 miliardi di dollari, in significativa crescita rispetto ai  1,675 miliardi di dollari del 2017 e in linea con le previsioni di 2 miliardi. Negli ultimi 10 anni, gli investimenti registrati in Rwanda sono più che raddoppiati, tenuto conto che nel 2007 ammontavano a 800 milioni di dollari.
Nel corso dell'ultimo anno, la maggior parte degli investimenti (49%) è stata di origine domestica, a fronte di un 47%  di provenienza estera, rispetto agli anni precedenti in cui gli investimenti diretti esteri erano prevalenti. I comparti maggiormente interessati hanno riguardato  la produzione, l'estrazione mineraria, l'agricoltura e l'agro-trasformazione.Alcuni dei maggiori investitori nel 2018, con oltre $ 70 milioni, includono Emerald Park ltd; Millennial Construction Ltd, Rwanda Innovation Fund, Jali Transport e Mara Phones.  Altri importanti investimenti meritano di essere segnalati nel comparto minerario con una prima raffineria di Coltan / tantalio della macedone  PRG, una società per la fusione di minerali e un laminatoio di acciaio dell'indiana MasterSteel.A questi si sono aggiunti la realizzazione di un impianto di miscelazione di fertilizzanti da parte della marocchina OCP e nuovi investimenti da parte della ruandese Bralirwa per la produzione di birra con marchio Heineken.  Senza dimenticare l'importante investimento in uno stabilimento di assemblaggio della Volkswagen come riferito in un precedente post.

giovedì 3 gennaio 2019

Il calendario 2019 dell'Ass. Kwizera dedicato all'Asilo Carlin

Ha riscosso molto interesse, soprattutto nella comunità di Grosio, il calendario 2019 dell'Associazione Kwizera, dedicato quest'anno all'Asilo Carlin di Kagera nella parrocchia di Nyagahanga. I mesi sono scanditi dalle immagini della vita quotidiana dell'asilo, ormai frequentato ogni giorno da più di 100 bambini, con punte che arrivano anche oltre i 120. Come in occasione dell'ultima missione 2018, quando, ad attenderci, oltre alle tre maestre, c'erano ben 128 bambini. Per l'accoglienza, sempre molto festosa e vociante, si erano radunati in una delle tre aule di cui è composto l'asilo. Qui abbiamo consegnato un po' di materiale didattico, oltre che alcune attrezzature per qualche piccolo lavoro agricolo. Come l'anno scorso, abbiamo anche recapitato un certo numero di capi di abbigliamento per bambini, raccolti tra le mamme di Grosio, successivamente distribuiti dalle maestre ai bambini più bisognosi.Un gesto che  conferma come questa iniziativa, a suo tempo promossa dal compianto Carlin Rodolfi, sia entrata nel cuore dei grosini che non fanno mancare il loro sostegno, nel corso dell'anno, così da permettere all'Ass. Kwizera di pagare gli stipendi alle tre maestre, oltre che offrire ai bambini a mezza mattina una tazza di latte, piuttosto che una banana o una sorta di pane dolce. Questo spuntino di mezza mattina consente di  contrastare i casi più gravi di malnutrizione che, nelle campagne più isolate, come è il caso di Kagera,  ancora purtroppo fanno capolino, soprattutto tra i più piccoli.In occasione della nostra visita abbiamo portato oltre a  una dolcetto, anche qualche pannocchia che, come testimonia una delle foto del calendario, ha raccolto  un certo apprezzamento tra i bambini. Alla fine della nostra visita, poichè l'asilo si tiene solo al mattino,quando ormai si era a mezzogiorno, le maestre hanno dato il via libera per il ritorno a casa. Tutti si sono incamminati verso casa, che non era proprio dietro l'asilo, sobbarcandosi anche lunghi tragitti tra i campi della zona.Anche questo momento è stato immortalato in una foto che illustra il calendario.