"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI


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martedì 9 gennaio 2018

Test antidroga per i giovani rwandesi che vanno a studiare all'estero

Una nuova direttiva del Ministero dell'Istruzione rwandese richiede che tutti gli studenti in procinto di andare all’estero per motivi di studio,  con una borsa di studio governativa, si sottopongano a un test antidroga in un ospedale autorizzato.Prima della partenza gli studenti dovranno esibire un certificato medico che attesti che non facciano uso  di droga. La  decisione di introdurre il nuovo test si basa sul fatto che l'uso di droghe si sta diffondendo tra i giovani, anche in Rwanda. Oltre al test prima della partenza,  il governo prevede che tutte le ambasciate ruandesi in tutto il mondo seguano  gli studenti nella loro vita scolastica. Sarà anche  approntato un apposito database aggiornato degli studenti ruandesi, soprattutto quelli che vivono all'estero, al fine di sostenerli continuamente. La decisione trae spunto anche da recenti casi di scarso rendimento e di espulsione dalle università di studenti  per abuso di droghe. La direttiva riguarda tutti gli studenti ruandesi che studiano o coloro che intendono studiare all'estero su sponsorizzazioni governative, borse di studio o sponsorizzazioni private. Sono circa 150 gli studenti che annualmente vengono inviati in università estere con il sostegno del governo, mentre circa 50 studiano con  borse di studio della cooperazione internazionale.

mercoledì 20 settembre 2017

In Rwanda la lotta alla corruzione passa anche dalle denunce dei cittadini

Cartellone anticorruzione 
Come sostenuto dal suo presidente, Paul Kagame, il Rwanda, come qualsiasi altro paese, non può permettersi il lusso di scendere nella palude della corruzione: "una deriva grave per qualsiasi paese, ma ancora più devastante per l'economia di un paese in via di sviluppo come il Rwanda". Per questo, anche per smentire troppi luoghi comuni secondo cui l'Africa è la patria della corruzione, anche se poi certe legislazioni occidentali consentono alle proprie società  di appostare nei propri bilanci le tangenti pagate per fare affari in Africa, la lotta alla corruzione in Rwanda è particolarmente attiva ed efficace.Di recente sono state sottoposte ad indagine, da parte della procura generale,  30 istituzioni pubbliche per riscontrare se i  sospetti di appropriazioni indebite e cattiva gestione dei fondi pubblici denunciate  dall'ufficio del Revisori dei conti  trovassero riscontro, così come certe inerzie dei responsabili apicali a denunciare eventuali casi sospetti. La lotta alla corruzione può però contare in Rwanda sulla collaborazione dei cittadini che sempre più di frequente si rendono disponibili a segnalare casi corruttivi di cui vengono a conoscenza. In questo agevolati da una norma di legge che protegge tutti coloro che volontariamente  forniscono informazioni su fatti criminosi della specie, garantendo agli stessi un livello di riservatezza   sia in sede di denuncia che di testimonianza in tribunale. 
Come dicono in Rwanda, chiunque può fare un fischio al numero verde, il 199 che compare nel cartellone qui a fianco, per segnalare fatti di corruzione. Dai dipendenti di una determinata istituzione ai consulenti, dagli appaltatori fino ai fornitori di servizi, chiunque sia in possesso di informazioni preziose che possano condurre al perseguimento di coloro che abusano della fiducia pubblica  nella gestione delle risorse pubbliche non dovrebbe esitare a denunciare i fatti, consentendo alle autorità preposte di portare le prove in tribunale. L'Uffico del Difensore civico è autorizzato a  compilare regolarmente e rendere pubblico un elenco della vergogna senza attendere la pubblicazione di una relazione annuale, sperando che poi i media facciano la loro parte nel denunciare corrotti e corruttori.
Per concludere, la lotta alla corruzione in Rwanda trova un riscontro anche nell'Indice di percezione della corruzione (CPI)  2016 che vede il Rwanda al 50° posto al mondo, tra i primi quattro paesi africani più virtuosi, a confronto del 60° dell'Italia.

mercoledì 12 ottobre 2016

Opportunità di crescita per le bambine e le ragazze: Rwanda 49° al mondo

In occasione della Giornata internazionale delle bambine e delle ragazze che si è tenuta ieri, l’Ong Save the Children ha reso noto il  rapporto “Every Last Girl: Freeto live, free to learn, free from harm” e stillato la classifica dei Paesi del mondo dove è più facile essere bambine e  ragazze e dove si hanno maggiori opportunità di crescita e di sviluppo. Il rapporto prende in considerazione 144 Paesi al mondo e ne stila la classifica basata su cinque parametri - matrimoni precoci, numero di bambini per madri adolescenti, mortalità materna, completamento della scuola secondaria di primo grado e numero di donne in Parlamento. Sulla base di questi parametri  il Niger è il posto peggiore al mondo dove essere una bambina o una ragazza; in coda alla classifica, prima del Niger, troviamo altri Paesi africani quali Ciad, Repubblica Centrafricana, Mali e Somalia, che si caratterizzano per numeri molto alti di spose bambine, preceduti da quasi tutti gli altri paesi africani. Si salva il solo Rwanda che secondo il rapporto, “ ha la più alta percentuale di donne parlamentari nel mondo e sta anche facendo relativamente bene nel prevenire i matrimoni precoci e le gravidanze adolescenziali rispetto ad altri paesi a basso reddito. Collocandosi così 49° posto nell'indice, rispetto ai suoi vicini Burundi e Tanzania rispettivamente a 107 e 118”. Il Rapporto ricorda altresì come nella  parità di genere fra i parlamentari, indipendentemente dalle dimensioni della loro economia, il Rwanda è in cima alla tabella con il 64% di parlamentari donne, seguita da Bolivia e Cuba. Al contrario, solo il 19% dei membri del Congresso degli Stati Uniti sono donne, e solo il 29% dei membri del Parlamento del Regno Unito. Ricordiamo che la testa della classifica generale è occupata dalla Svezia, seguita dagli  altri due Paesi scandinavi, Finlandia e Norvegia,  mentre l’Italia si piazza in decima posizione, davanti a Spagna e Germania.

venerdì 7 ottobre 2016

Il Parlamento Europeo a favore di V. Ingabire e del rispetto dei diritti umani in Rwanda

Il Parlamento europeo ha approvato nella sessione plenaria di ieri una risoluzione  sul Rwanda, e sul caso Ingabire in particolare, in cui si esprime profonda preoccupazione per lo stato dei diritti civili nel paese e, come riferisce un comunicato del Parlamento,  per il rifiuto della Corte suprema rwandese di accogliere l'appello e la conseguente condanna di Victoire Ingabire a 15 anni di reclusione e per il peggioramento delle condizioni della sua detenzione. In data 30 ottobre 2012, la signora Ingabire, Presidente delle forze democratiche unificate (UDF), è stata accusata di cospirazione per danneggiare le autorità con atti di terrorismo e di minimizzare il genocidio del 1994.Le autorità del Rwanda dovrebbero garantire che processo di appello di Victoire Ingabire sia giusto, dice il testo. I deputati condannano ogni atto di intimidazione, arresto, detenzione dei leader, iscritti e militanti del partito di opposizione, così come dei giornalisti e delle altre persone percepite come  critici del governo rwandese, solo per aver espresso le proprie opinioni.Riconoscendo che il Rwanda è uno dei pochi paesi africani che giocano un ruolo di primo piano nel raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, i deputati sollecitano il governo ad estendere questi risultati economici e sociali al campo dei diritti umani, al fine di completare la transizione verso una democrazia moderna e inclusiva.
Di seguito sono riportate le conclusioni della risoluzione, consultabile cliccando qui.

sabato 17 settembre 2016

Il governo si affida alle organizzazioni della società civile per l'assistenza sociale

Il governo rwandese ha deciso di affidare alle organizzazioni non governative (ONG) e alle organizzazioni religiose (RBOS) la gestione del 10 per cento del  finanziamento destinato annualmente ai  servizi di protezione sociale per i poveri.Al fine di massimizzarne l'impatto, per ogni esercizio finanziario, a partire dai prossimi sei mesi del progetto pilota del programma, il governo spenderà Rwfb 7 miliardi, pari a circa 7,8 milioni di euro (il 10 per cento del suo bilancio annuale per i programmi di protezione sociale) per aiutare i rwandesi vulnerabili, indigenti anziani e le persone affette da disabilità, affidandone la gestione operativa alle organizzazioni della società civile (OSC ).Il programma  prevede che le stesse siano coinvolte nel processo di selezione dei beneficiari dei servizi pubblici di protezione sociale, compresi il programma Girinka ( una mucca per famiglia), il programma VUP, attraverso il quale ai poveri vengono assegnati sostegni in denaro o attraverso lavoro retribuito e il programma Ubudehe attraverso il quale vengono sostenuti in particolare le famiglie e bambini bisognosi, i bambini di strada e malnutriti, e viene combattuto il fenomeno dell’abbandono scolastico. Il progetto pilota interesserà sette distretti e i programma Girinka e VUP.
Con questo passo il governo riconosce il ruolo sociale di Ong e organizzazioni religiose, un primo significativo passo verso la crescita di una società civile il cui affermarsi non potrà che favorire l’innesto nella governance del paese di significativi elementi di partecipazione democratica.

martedì 7 giugno 2016

SafeMotos: l'Uber delle moto di Kigali

In una pagina dedicata alle start-up africane, il quotidiano economico Il Sole 24 ore dedica oggi un articolo  alla  “SafeMotos”, moto sicure,  la startup lanciata a Kigali per offrire ai viaggiatori un servizio affidabile di “moto taxi” nel tumultuoso traffico della città dove le due ruote detengono il record, poco invidiabile, dell'80% di incidenti mortali sulle strade del paese africano. La startup, ispirata a Uber («senza esserne un clone»), secondo quanto riferisce il quotidiano,  è stata fondata dal keniota Peter Kariuki e il canadese Barrett Nash e si basa un un sistema semplice: ai conducenti con un minimo di tre anni di esperienza viene assegnato uno smartphone, con la app già installata, per registrare fattori critici come la velocità nei movimento o il percorso selezionato. I dati, combinati al feedback dell’utente, formulano un punteggio finale che vale già da biglietto da visita per i clienti. Oggi SafeMotos ha registrato sul suo database 20mila viaggi, 500mila chilometri e 5mila utenti. I finanziamenti incassati dal 2014 ammontano a 131mila dollari in due round, una cifra che non spicca tra i più grandi exploit del Continente ma permette comunque di insistere sull’espansione auspicata dai due fondatori. I limiti? I fondatori parlano soprattutto della carenza di professionisti qualificati nel ramo Ict, come sviluppatori e tecnici per potenziare il servizio. Senza contare l’assenza, in Rwanda, di un sistema di startup e innovazione imprenditoriale simile a quello che inizia a emergere in paesi nella triade Sud Africa, Kenya e Nigeria.

mercoledì 18 maggio 2016

Stage da 100.000 Frw mensili snobbato da neolaureati in veterinaria e agronomia

In un precedente post del 24 gennaio avevamo dato notizia dell’avvio di una selezione di un veterinario e di un agronomo per la creazione  di una sorta di cattedra agricola ambulante che garantisse alle diverse comunità di villaggio, per il tramite delle parrocchie, assistenza, formazione e consulenza in ambito agricolo, per le diverse tipologie di colture e allevamento esistenti sul territorio.In occasione della Missione Kwizera 2016 il progetto era stato illustrato a tutti i parroci della diocesi che erano poi stati sollecitati di portare a conoscenza dei  giovani delle rispettive parrocchie, laureati in veterinaria e agronomia, il bando per la selezione di un agronomo e di un veterinario. Incredibile a dirsi, alla scadenza dei termini per la presentazione delle candidature sono pervenute due, dicasi due, sole candidature: quella di un veterinario, peraltro non ancora laureato se non nella  prossima sessione di giugno, e quella di una diplomata (Technical Secondary Education A2) in agronomia. Il futuro veterinario, l’unico candidato avente il requisito richiesto della laurea, non riteneva peraltro congruo il compenso proposto di Frw 100.000 mensili per un contratto annuale da stagiaire. Alla luce di tali risultanze non resta che mettere in stand by il progetto in attesa di tempi migliori, mentre i relativi fondi stanziati saranno indirizzati sul Progetto Mikan pig  e su quello di assistenza agricola alla comunità batwa di Kibali.
L'esito della ricerca lascia qualche perplessità, le stesse che avevamo espresso in un post del luglio 2010, Lettera a un neolaureato rwandese, che conserva, purtroppo, tutta la sua attualità. 
Sarebbe interessante ricevere dai nostri amici rwandesi qualche considerazione al riguardo, potrebbero aiutarci a meglio comprendere certe dinamiche dei giovani rwandesi, che evidentemente ci sfuggono.

lunedì 9 maggio 2016

Oltre 10.000 le famiglie rwandesi molto ricche

La tabella che proponiamo qui di seguito è stata rilasciata nei giorni scorsi dal Ministero del Governo Locale e fotografa la situazione delle famiglie rwandesi sulla base del grado di vulnerabilità sociale ed economica. Si tratta di una classificazione che rientra nel programma Ubudehe, un programma mirante a individuare le fasce sociali più deboli così da permettere  ai cittadini vulnerabili l'accesso  ai servizi di base come l'assistenza sanitaria gratuita attraverso Mutuelle de Santé. Esso comprende anche programmi volti a ridurre la povertà come il programma Girinka ( una mucca per famiglia), piuttosto che borse di studio per gli studi universitari.
La nuova classificazione del Ubudehe ha quattro categorie, invece delle sei dell'edizione precedente che aveva causato qualche malcontento nella popolazione a causa di alcuni errori che avevano collocato taluni nuclei familiari in una categoria che precludeva l'accesso ai benefici per i più vulnerabili.

Categorie
famiglie
Popolazione
 (%)
categoria 1
376,192
1,480,167
16.0
categoria 2
703,461
3,077,816
29.8
categoria 3
1,267,171
5,766,506
53.7
categoria 4
11,664
58,069
0.5
Totale
2,358,488
10,382,558
100

  • Categoria I è costituito dai più poveri, coloro che non hanno una casa, e neppure sono  in grado di permettersi un affitto, e coloro che non possono permettersi un adeguato regime nutrizionale e altre necessità di base.
  • Categoria II comprende  chi ha un'abitazione o è in grado  di affittarne una, ma raramente ottiene posti di lavoro a tempo pieno, dovendosi accontentare di lavori saltuari.
  • Categoria III vi fanno parte le famiglie che possono contare su fonti di reddito da lavoro autonomo o da  lavoro dipendente nel settore privato o pubblico, e da attività collaterali in particolare in campo agricolo.Vi sono compresi gli uomini d'affari che possono impiegare fino a una dozzina di persone.
  • Categoria IV  rappresenta le famiglie molto ricche ( grandi agricoltori,  grandi uomini d'affari e alti quadri  dei settori pubblico e privato).
I dati vanno letti con una certa cautela, tenendo conto che tendenzialmente la Categoria I , peraltro ridottasi al 16% dal 24% del 2012, potrebbe essere sottostimata, oltre che per motivi d'immagine anche per il fatto che maggiore è il numero di chi vi rientra e maggiore è l'esborso a carico del bilancio dello stato per l'erogazione di forme di assistenza pubblica in forma gratuita.
Ottimistico sembra anche il dato della Categoria III, secondo cui il 53,7 per cento di tutte le famiglie del paese, rappresentanti oltre 5,7 milioni di persone, sono percepite come benestanti, secondo i richiamati criteri.
Forse il dato più realistico  è da ricercarsi in quelle  11.664 famiglie, che rappresentano lo 0,5 per cento del totale delle famiglie, definite come ricche. Probabilmente, anche limitandosi a quello che si vede nella sola capitale, il dato potrebbe essere addirittura sottostimato.
Per quanto attiene la distribuzione territoriale delle varie categorie, si rivela la prevalenza di famiglie della Categoria I nella Provincia dell'Ovest (29,1 per cento), della Categoria II  nella provincia orientale (26,3 per cento), la Categoria III è concentrata nel Provincia Sud (26,5 per cento), mentre  la Categoria IV è ovviamente prevalente nella città di  Kigali (57,6 per cento).
Ricordiamo che i dati  della nuova Ubudehe saranno utilizzati per scopi di pianificazione da parte di diversi soggetti interessati a partire dalla predisposizione del bilancio nazionale per l'anno fiscale 2016/17 e saranno aggiornati su base triennale.

giovedì 5 maggio 2016

Petits Seminaires al bivio: seminari e/o scuole d'ispirazione cattolica?

Riproponiamo questo post dell'agosto 2013 che sembra conservare tutta la sua attualità, anche alla luce  del dibattito sui possibili  scenari futuri che attendono i Petits Seminaires per rispondere alle attese della Chiesa e della società rwandese.

A cento anni dalla fondazione a Kabgayi del primo degli attuali otto Petits Seminaires, uno per ognuna delle diocesi rwandesi con la sola esclusione della diocesi di Gikongoro, queste istituzioni si trovano a interrogarsi sul proprio futuro. Nati per avviare al sacerdozio giovani aspiranti, fin dall’origine hanno svolto la funzione di fornire un’istruzione superiore anche a un più largo strato della popolazione giovanile rwandese concorrendo in tal modo a formare  una buona parte del ceto dirigente del paese nei diversi campi della vita civile . Oggi queste istituzioni, uno dei  titoli di orgoglio della giovane Chiesa locale, devono scontare, per assurdo, il loro stesso successo. Infatti, le posizioni  di  vertice che annualmente i Petits Seminaires occupano nelle speciali classifiche che riconoscono la qualità didattica delle diverse scuole sulla base della preparazione dei rispettivi studenti, è un forte richiamo per nuovi studenti. Soprattutto le famiglie della nascente borghesia cittadina rwandese, fatta di commercianti, operatori economici, alta burocrazia statale e ceto politico, trovano particolarmente attrattive  queste scuole, dalla dichiarata ispirazione religiosa, che garantiscono un ottimo livello didattico,  in un contesto di vita comunitaria più affidabile di altre realtà scolastiche cittadine non esenti da quelle criticità che cominciano a  far capolino anche tra le giovani generazioni rwandesi, e, fattore non secondario, scontano rette scolastiche inferiori a quelle delle molte scuole private presenti soprattutto nella capitale. Tutti questi fattori hanno portato i vari Petits Seminaires, seppure in maniera differenziata, a veder lievitare i propri alunni,  frequentanti le tre classi dell’ultimo ciclo delle primarie e le  tre classi delle secondarie.

lunedì 16 novembre 2015

Ministro fa la "predica" ai leader religiosi troppo attenti ai bisogni della gente

"In quanto leader religiosi, da voi ci si aspetterebbe un esempio di integrità verso il vostro popolo, invece alcuni di voi si sono persi in dispute su benefici materiali, il che è assurdo. Dovreste essere un modello di cristianità”. E questa la “predica” che Francois  Kaboneka, ministro per il governo locale,  ha rivolto, sfidando il senso del ridicolo, ai  leader religiosi, non prima di averli sbrigativamente sollecitati a desistere da inutili dispute. Materia del contendere è stata la richiesta formulata al governo dai leader religiosi di prendere in considerazione l'introduzione di premi individuali per il pagamento dell’assicurazione sanitaria, Mutuelle de Santé, finora  pagata sulla base del nucleo familiare.
I rappresentanti delle varie confessioni religiose, cattoliche protestanti e musulmane, avevano sollevato la questione nel corso di una riunione consultiva con il ministro per il governo locale, sottolineando come l’attuale sistema imposto dal governo, che prevede  che l’assicurazione non scatti se non dopo che tutti i componenti della famiglia hanno saldato il premio, non consenta l’intervento delle varie realtà assistenziale a favore dei più bisognosi, perché alcuni membri delle rispettive famiglie non hanno pagato. Lo ha chiarito bene  mons. Smaragde Mbonyintege,  presidente della Conferenza episcopale della Chiesa cattolica, affermando che “abbiamo un grande problema per cui paghiamo i soldi per le persone più vulnerabili nelle famiglie, ma non ci è permesso di ottenere carte di assicurazione perché gli altri membri della famiglia non hanno ancora pagato. Questa norma dovrebbe essere rivista per garantire che coloro i cui premi sono stati pagati possano accedere a servizi medici ". Analogamente si sono espressi anche i rappresentanti delle altre confessioni. Da qui era originata l'inopinata esternazione del ministro che aveva anche sollecitato i rappresentanti religiosi a farsi parte diligente per sollecitare la popolazione a pagare l'assicurazione.
E dire che l'incontro, a cui  hanno partecipato anche i dirigenti distrettuali e i governatori delle province, si proponeva di ricercare modi per migliorare il coordinamento tra i leader religiosi e governo per favorire la crescita  in settori come la sanità, l'istruzione, la riconciliazione, la sicurezza e l'eliminazione della povertà.Comunque sembra che un possibile compromesso possa essere preso in considerazione dalle autorità, consentendo alle famiglie di accedere  ai servizi sanitari una volta che  almeno la metà dei membri ha pagato la Mutuelle de Santé .

lunedì 12 ottobre 2015

Rwanda: terzo mandato, sviluppo economico e progresso democratico

 Uno sviluppo socio-economico durevole puo' prescindere da un quadro certo di libertà' democratiche? Seppur la ricerca di economisti e scienziati della politica non sia giunta a  dare una risposta certa a questa domanda - ci sono, infatti,  esempi a sostegno di una tesi ( la Cina continua a progredire pur in presenza di un quadro per niente democratico) o del suo opposto ( la Corea del Sud ha accentuato il suo sviluppo economico dopo aver abbandonato la dittatura per incamminarsi sulla strada la democrazia)- alcune riflessioni si possono fare sul futuro del Rwanda. La fotografia del paese recentemente rilasciata dalla Fondazione di Mo Ibrahim  è solo l’ultima rappresentazione realistica della situazione di un paese in cui l'irrisolto dilemma della dinamica tra sviluppo economico e sviluppo democratico trova una sua esemplare manifestazione. I riconosciuti progressi in campo economico, di cui il trend di sviluppo del PIL è solo uno degli indicatori, e sociale (nella sanità, nell’istruzione e in materia di ordine pubblico e sicurezza) non possono, infatti,  far dimenticare il basso livello a cui si collocano due aree che, in senso lato, connotano il livello di vita democratica di un paese. La ricognizione condotta dai ricercatori  della Fondazione ha, infatti, evidenziato gravi carenze ( prontamente respinte dalle autorità di Kigali) a livello di  libertà individuali, di associazione  e di espressione e, ancor più, nell’esercizio dei  diritti politici, nella partecipazione alla vita politica e nel livello di libertà e di trasparenza del momento elettorale. L'analisi, condivisa da molti osservatori  della realta' rwandese,  assume una particolare valenza nel momento in cui ci si appresta a modificare la costituzione per consentire un terzo mandato al presidente uscente, Paul Kagame. Modifiche costituzionali che trovano fondamento, secondo i sostenitori di questo progetto, appunto in quelli che sono gli atout della governance rwandese: i livelli di sicurezza, di sviluppo economico e sociale raggiunti dall’attuale leadership. Riconfermare Kagame alla presidenza significherebbe, secondo i paladini del terzo mandato, riproporre anche per il futuro il modello vincente che ha fin qui assicurato gli attuali trend di sviluppo.Pur non scandalizzandoci che si possa porre mano alla costituzione, anche se non ci sfuggono i rischi che ne potrebbero conseguire, non siamo del tutto sicuri che l'equazione  sia valida e che il futuro debba necessariamente riservare ulteriori trend di sviluppo, senza che intervenga, magari proprio in forza di una riconferma dell'attuale leadership, un parallelo processo di crescita democratica che favorisca una reale partecipazione, nella certezza del diritto, di tutti i rwandesi alla vita politica del paese e alla condivisione del potere, in un quadro di consolidato rispetto dei diritti individuali.

mercoledì 7 ottobre 2015

Diminuiscono i poveri a livello mondiale, ma oltre la metà vive in Africa

Secondo il nuovo rapporto sulla povertà curato dalla Banca mondiale, per la prima volta il numero di persone che vive in condizioni di estrema povertà scenderà, entro la fine di quest’anno, sotto la soglia del 10 per cento della popolazione globale. L’istituzione internazionale che ieri ha presentato le sue ultime proiezioni ha aggiornato la soglia per definire il problema: è in estrema povertà chi ha meno di 1,90 dollari al giorno (prima era 1,25), tenuto conto del reale potere d’acquisto dei singoli Paesi. Il numero delle persone estremamente povere calerà dai 902 milioni (il 12,8% della popolazione) nel 2012 a 702 milioni, ossia il 9,6%, nel 2015.Il miglioramento è dovuto soprattutto agli alti tassi di crescita nei paesi in via di sviluppo, come India e Cina, che hanno permesso un più forte investimento in educazione, sanità e spesa sociale in genere. La Banca Mondiale afferma dunque che si è sulla via giusta per raggiungere l’obiettivo della fine della povertà estrema entro il 2030, anche se non è che si tratti di un percorso proprio senza ostacoli. La Banca Mondiale sottolinea inoltre come le forme della povertà evolvono e si radicano in determinate aree geografiche. Nel 1990, oltre la metà dei poveri viveva in Asia orientale e circa il 15% nell’Africa subsahariana. Oggi la situazione è ribaltata. Milioni di asiatici godono di un migliore tenore di vita (‘solo’ un 12% di questi vive in povertà estrema), grazie al dirompente sviluppo della Cina e dei suoi vicini, mentre l’Africa è ancora prigioniera di guerre, corruzione e sottosviluppo. Così la metà dei “poveri estremi” di oggi vive  nel Continente nero anche se nell’Africa Sub-sahariana la povertà estrema tra 2012 e 2015 è drasticamente diminuita: dal 42,6 al 35,2 per cento della popolazione.In termini numerici siamo passati da 388,5 milioni nel 2012 ai 347,1 milioni a fine 2015.Il trend del fenomeno nelle diverse zone del mondo è illustrato nella tabella di seguito riportata, mentre la situazione del Rwanda era stata illustrata in un  recente rapporto  sulla  le cui risultanze sono consultabili cliccando qui.

martedì 29 settembre 2015

Kigali tra accuse e riconoscimenti in materia di polizia e ordine pubblico

Il Centro di Gikondo
Irritazione e compiacimento sono i due opposti sentimenti suscitati nelle autorita' rwandesi da due rapporti provenienti nell'ultima settimana dagli Usa. Da una parte quello dell'ong americana Human Right Watch, sempre molto critica con quanto succede in Rwanda, che denunciava in un rapporto la grave situazione di degrado del Centro di Gikondo, dove le autorita' rwandesi rinchiuderebbero in forma arbitraria ragazzi di strada, prostitute, venditori ambulanti abusivi ed altre persone "indesiderabili", senza alcuna forma di processo, al solo fine di preservare l'immagine di Kigali, quale città sicura e linda.
Dall'altra, i risultati di un sondaggio condotto a livello mondiale da parte della famosa societa' americana Gallup che ha certificato, nel Global Law and Order 2015 Report, per il Rwanda un invidiabile quinto posto a livello mondiale, come paese dove le persone si sentono piu' sicure.A quanto sostenuto da HRW, ripreso anche dalla testata italiana, Il Giornale, che ne aveva parlato in questi terminile autorita', hanno reagito organizzando una visita allo stesso centro, definito da HRW una prigione fantasma e dalle autorita' centro di riabilitazione, da parte di rappresentanti della stampa internazionale. Tra questi vi era anche il giornalista di RFI che ne ha dato un resoconto non particolarmente allarmante come si puo' leggere qui. 

sabato 19 settembre 2015

Un Rwanda a due velocità:le aree rurali non decollano ancora

Su The New Times di ieri, l'opinionista Joseph Rwagatare invitava i lettori ad andare nei villaggi per cogliere la trasformazione dell'odierno Rwanda che emergerebbe, secondo lo stesso autore, dal Rapporto sulla povertà di cui abbiamo riferito in un precedente post. "Gli scettici e coloro che hanno fatto l'abitudine di negare i progressi del Rwanda - scrive l'opinionista-  disconoscendo i progressi riportati in diverse indagini, come se gli stessi riguardassero solo Kigali, mentre la campagna continua ad annaspare sotto il peso di una povertà indicibile,  ora potranno scoprire che i villaggi rurali del Rwanda stanno cambiando velocemente". Guardando i dati riportati nel Rapporto, non sembra che i progressi della campagna trovino quell'immediato riscontro che la perentorietà dell'affermazione lascerebbe intendere. Ne danno un'evidenza  cromatica le tabelle di seguito riportate da cui emergono gli alti livelli di povertà che ancora interessano le province agricole. Soprattutto lo conferma la dinamica che ha interessato i singoli distretti, illustrata nel Tab. A per gli anni 2010/11 e B per il 2013/14. A fronte di una diminuzione su scala nazionale dell’indice di povertà dal 58,9% al 39,1%, e dal 40% al 16,3%  quello di povertà estrema, notiamo come  diversi distretti abbiano evidenziato un trend in controtendenza, fra cui  addirittura due distretti della capitale, Kikukiro e Nyarurenge, forse in conseguenza di un processo non adeguatamente assorbito di inurbamento, con i nuovi venuti che magari faticano a trovare  sistemazioni lavorative consone ad assicurare loro un tenore di vita degno.
Il lettore potrà scoprire  altri distretti in cui tale trend si è verificato.
Tab. A


Tab. B
 Da parte nostra ci limitiamo a portare il caso della Provincia del Nord, che meglio conosciamo, dove tutti i distretti, con la sola esclusione di quello di Gasenke, hanno visto peggiorare la loro situazione rispetto al dato del 2011 riportato tra parentesi, come di seguito evidenziato:
Musanze       34,9% ( 20%)       16,8% (5,9%)
Burera           50,4% (45,2%)     23,0% (23,45)
Gasenke        42,0%   (56,6%)   16,02% (30,9%)
Rulindo         48,1%  (42,9%)     20,2%   (19,7%)
Gicumbi        55,3%  (49,3%)     24,7%  (33,9%)

mercoledì 16 settembre 2015

Presentato il Rapporto sulla povertà in Rwanda

Clicca qui per consultare il Rapporto
E’ stato rilasciato ieri dall’Istituto Nazionale di Statistica del Rwanda (NISR) il Rwanda Poverty Profile Report 2013/14, il rapporto che fornisce un aggiornamento sul livello di povertà misurato in termini di consumo riscontrato nella popolazione del Rwanda. Il rapporto è fonte di interessanti informazioni che fotografano l’attuale situazione della popolazione rwandese, con particolare riguardo alle condizioni di vita degli stati più deboli. Ne esce un quadro in chiaroscuro. A fronte dei numerosi elementi positivi, a partire da una crescita dell’economia nell’ordine dell’8% annuo rispetto al 2001, con un PIL pro capite più che triplicato da  $ 211 nel 2001 a  $ 718 nel 2014 cui ha fatto seguito una riduzione dal 58,9% al 39,1% ( anche se l’obiettivo per il 2015 prevede un 30,2%) della percentuale della popolazione collocata sotto la linea nazionale di povertà e di quella di povertà estrema passata dal 40% al 16,3%, non nasconde diverse criticità, ancora esistenti all’interno della società rwandese. Ne ha evidenziata una lo stesso presidente Paul Kagame, intervenuto alla presentazione, quando ha sollecitato i responsabili locali a darsi una mossa perché la malnutrizione infantile, pur ridimensionata  a partire dal 2010 dal 44,2% al 37,9% dei bambini sotto i cinque  anni ( ma l’obiettivo 2015 sarebbe di portarla al 24,5%), vada definitivamente sradicata, “perché abbiamo tutti i mezzi per farlo”. La mortalità infantile è scesa da 107 morti ogni 1000 nati nel 2000 a 32 nell’ultimo anno, così come quella delle puerpere passate da 1071 morti ogni 100.000 parti  a 210.

martedì 1 settembre 2015

Kigali si fa l'isola pedonale

La Centenary House
La voglia di stupire non manca mai alle autorita' rwandesi. Questa e' la volta del sindaco di Kigali, Fidèle Ndayisaba, che ha deciso di introdurre una zona preclusa alle macchine nel centro della capitale. Da una settimana a questa parte, solo i pedoni sono  autorizzati a percorrere gli 800 metri del KN4 Boulevard, la strada più commerciale della capitale rwandese, che si snoda da nord a sud di Kigali dalla scuola belga alla Centenary House.Ne sono coinvolti diversi esercizi commerciali, come il supermercato Simba, e banche del centro città, come la banca of Kigali, creando qualche inevitabile malumore negli operatori commerciali, nei clienti e nei taxisti.Ma il sindaco non demorde convinto di aver dato alla città un volto moderno e accogliente mettendo a disposizione dei cittadini uno spazio ricco di verde, di riposo e con zone di accesso gratuito al wifi, là dove fino alla settimana scorsa c'era la più alta concentrazione di traffico cittadino. 

sabato 20 settembre 2014

Rapporto Fao: Rwanda non ancora sconfitta la sottoalimentazione

Sono circa 805 milioni le persone - vale a dire una su nove - che al mondo soffrono la fame, secondo il nuovo rapporto dell'ONU Lo Stato dell'insicurezza alimentare nel mondo (SOFI 2014) appena pubblicato.Il rapporto ha confermato un trend positivo, una diminuzione del numero di persone che soffrono la fame a livello globale di oltre 100 milioni di unità negli ultimi dieci anni e di oltre 200 milioni rispetto al biennio 1990-92. Il rapporto è pubblicato annualmente ed è frutto di un lavoro congiunto delle tre agenzie ONU di Roma, l'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) e il Programma alimentare mondiale (PAM). La tendenza generale nella riduzione della fame nei paesi in via di sviluppo indica che l'Obiettivo di Sviluppo del Millennio (MDG) di dimezzare la percentuale delle persone sottonutrite entro il 2015 è ancora raggiungibile.Il SOFI 2014 fa notare come l'accesso al cibo sia migliorato in modo rapido e significativo in quei paesi che hanno sperimentato un progresso economico globale.
Nonostante i progressi significativi, diverse regioni e sub-regioni continuano a restare indietro. In Africa sub-sahariana, più di una persona su quattro rimane cronicamente sottoalimentata, dal 1990/92 al 2012/14 la percentuale della popolazione sottoalimentata è passata dal 33% al 23,8%,  interessando circa 214 milioni di persone contro i 176 milioni dell’inizio anni 90.
Nello stesso periodo il Rwanda  è passato dal 55,6% al 33,8%  interessando ancora 4 milioni di abitanti contro i 3,8 del 1990/92.Secondo il Rapporto l'attuale trend di riduzione della sottoalimentazione non consentirebbe al Rwanda di raggiungere l'Obiettivo di Sviluppo del Millennio (MDG) entro il 2015.Nonostante i miglioramenti messi in atti nel ventennio, la percentuale della popolazione rwandese sottoalimentata è ancora più alta di quella media dell'area subsahariana e dei paesi vicini come Kenia 24,3%, Uganda 25,7% e RD Congo 31,5%. Solo cinque altri paesi hanno una percentuale più alta: Zambia 48,3%,Centraafrica 37,6%, Etiopia 35% e Ciad 34,8%, Tanzania 34,6%

martedì 22 luglio 2014

Rwanda 2050: gli abitanti saranno 25 milioni per la metà urbanizzati

Una panoramica di Kigali
Il Dipartimento degli Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite ha rilasciato il nuovo World Urbanization Prospect, in cui sono contenute le principali tendenze per i prossimi tre decenni.Le previsioni stimano in 2,5 miliardi le persone che vivranno in aree urbane entro il 2050, mentre già ora la popolazione che vive nelle città ha raggiunto il 54% a livello mondiale. L'Africa, dove circa il 60% della popolazione vive in zone rurali, si sta urbanizzando più velocemente di altre parti del mondo e, secondo la previsioni delle Nazioni Unite, dovrebbe raggiungere un livello di  urbanizzazione del 56% della popolazione nel 2050.Già ora in Africa esistono tre città con più di dieci milioni di abitanti: Cairo, Lagos e Kinshasa.Ma già  entro il 2030, altre tre città dovrebbero superare i 10 milioni di persone: Dar-es-Salaam in Tanzania, Johannesburg in Sud Africa e Luanda in Angola. Allo stato, Nigeria ed Etiopia sono i  paesi africani con la più alta percentuale di popolazione rurale con rispettivamente 95 milioni di persone e 78 milioni. In questi paesi, l'urbanizzazione è destinato a crescere significativamente nei prossimi anni.
I dati riferiti al  Rwanda  evidenziano queste dinamiche:
Anno  Popolazione urbana        % pop. urb.                                    Popolazione rurale
1990            391.000                                 5 %                                           6.824.000
2014         3.369.000                               28 %                                           8.731.000
2050       13.349.000                               53%                                           12.029.000
Il trend di urbanizzazione si attesta al    3,7% annuo, uno dei più alti a livello continentale.Da queste proiezione emerge un dato estremamente importante a livello paese: nel 2050 i rwandesi saranno oltre 25 milioni, suddivisi quasi a metà tra città e campagne, con una densità  davvero importante, pari a 950 abitanti per kilometro quadrato. Una sfida non da poco per i governanti del paese che dovranno accompagnare questo trend di incremento della popolazione con adeguati investimenti in termini di infrastrutture e di servizi.  

mercoledì 9 ottobre 2013

Rwanda: fra gli ultimi per il consumo pro capite d'energia


Parlando di problemi energetici, un noto esperto della materia faceva questo riferimento al Rwanda “significa avere, quale modello di benessere, Burundi, Ruanda o Kenia, tanto per citare alcuni tra i Paesi con minore uso pro-capite d’energia”. Sembrava l’abusata citazione   del Rwanda come termine di paragone in negativo abbastanza invalso in certa stampa.
In realtà, andando a verificare lo specifico dato dell’uso pro capite d’energia, si scopre che la citazione era tutt’altro che inappropriata. Infatti, nella classifica mondiale, curata dal  Index Mundi del CIA World Factbook al gennaio 2012,  il Rwanda si colloca al 209 esimo posto, subito dopo il vicino Burundi, su 214 paesi con un consumo di elettricità pro capite di 20,26 kWh, meno della metà di quanto consuma un cittadino ugandese e meno di un terzo di un tanzaniano. Come si vede dalla classifica riportata qui sotto, diversi paesi  africani, comunemente ritenuti molto meno sviluppati, sopravanzano il Rwanda in questo indicatore significativo del grado di sviluppo economico di un paese. Indubbiamente, un dato che dovrebbe far riflettere; tanto per rimanere in argomento, forse fermarsi alle luci di Kigali per giudicare il grado di sviluppo del Rwanda, come capita a molti giornalisti che visitano il paese, rischia di essere  fuorviante. 

197
58.2

206
29.41
198
46.9

207
29.05
199
39.97

208
25.9
200
39.57

209
20.26
201
38.3

210
9.83
202
36.95

211
8.47
203
36.81

212
7.6
204
31.53

213
0.01
205
29.42

214
0