"Ad un mondo migliore si contribuisce soltanto facendo il bene adesso ed in prima persona, con passione e ovunque ce ne sia la possibilità".Benedetto XVI : Deus caritas est

mercoledì 31 agosto 2011

Inizia l'estrazione del gas metano dal lago Kivu

Impianto a Gisenyi
Il Rwanda ha inaugurato la settimana scorsa la prima centrale di estrazione del gas metano dal lago Kivu. L’attività di sfruttamento delle immense riserve del lago   ha avuto corso dopo che è stato raggiunto un accordo con la vicina  Repubblica democratica del Congo avente sovranità su gran parte del lago che si colloca tra i due stati. La centrale di pompaggio appena inaugurata si trova a Karongi e avrà una capacità 25 MW ed è frutto di un investimento della società americana ContourGlobal e del sostegno finanziario della Banca africana di sviluppo (ADB), dell’Emerging Africa Infrastructure Fund (EAIF) e della banca di sviluppo imprenditoriale dei Paesi Bassi (FMO).L’investimento globale previsto è di 142 milioni di dollari. La produzione a regime di energia elettrica, di cui le cronache non fanno minimamente capire quando e come  avrà luogo,  dovrebbe consentire d’integrare l’attuale produzione proveniente in gran parte da centrali idroelettriche, oltre che da una poco più che simbolica produzione da energia solare ed eolica. Il 90% delle esigenze di energia sono ancora soddisfatte con la legna da ardere, con gravi conseguenze sul territorio sottoposto a forti azioni di disboscamento. Secondo dati ufficiali disponibili attualmente l’80% dell’energia elettrica prodotta in Rwunda, pari complessivamente a 68,4 MW,  viene consumata dalla capitale Kigali e dal suo circondario, a fronte di una popolazione residente ammontante a circa il 10% della popolazione; il rimanente 20% dell’energia è consumato dalle altre città del paese, con una quota residua minimale che arriva in qualche villaggio. La solita fotografia di un paese a due velocità: Kigali e il resto del territorio.

sabato 27 agosto 2011

Un saluto alla Parrocchia di Sagnino


Don Paolo Gahutu, attorniato dai bambini di Kagera, davanti all'entrata del nuovo asilo inaugurato recentemente.
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giovedì 25 agosto 2011

C’è la fibra ottica ma non ancora internet


In occasione della Missione Kwizera dell’anno scorso, avevamo dato notizia che la posa del cavo di fibra ottica per i collegamenti internet era arrivata fino a Nyagahanga, come in tanti altri villaggi della campagna ruandese. Sulla base delle notizia raccolte in loco avevamo previsto che Nyagahanga sarebbe stata raggiunta da internet, via cavo in fibra ottica, nel giro di pochi mesi. Purtroppo al nostro arrivo a Nyagahanga con la Missione Kwizera 2011 non abbiamo trovato il collegamento internet attivato, come si può arguire dai ritardi con cui è stato aggiornato il blog e dalla carenza di fotografie caricate. Ora, si dice che l’attivazione di internet avverrà quando la programmata stesura della fibre ottica sarà completata in tutto il paese.

Rifatti i fondi stradali delle principali arterie rwnadesi

Le buche che caratterizzavano la strada che da Kigali porta a Ruhengeri e da qui a Gisenyi sono un lontano ricordo, così come la strada che da  Ruhengeri scende verso Gitarama. Dopo gli interventi effettuati nei mesi scorsi da una ditta cinese, che avevamo già vista all’opera la scorsa estate, le due sedi stradali, che abbiamo percorso in fuoristrada, hanno un fondo che sembra un tavolo da biliardo. Sono così cessate le scene di auto che procedevano a zig zag alla ricerca di una traiettoria che consentisse di evitare le numerose e spesso profonde buche che caratterizzavano quelle arterie. Sembra che solo la strada che collega Kigali con Byumba, anche se tra le più trafficate, soprattutto dagli autocarri che trasportano merci dai lontani porti tanzaniani, non abbia ancora beneficiato di interventi di simile portata.

mercoledì 24 agosto 2011

Neocolonialismo di ritorno: decide il Belgio se un cittadino ruandese può entrare in Europa

L’esercizio di un  effettivo  diritto di veto sulla concessione ai cittadini rwandesi dei visti d’ingresso nello spazio Schengen è quanto concede il Regolamento 810/2009 del Parlamento europeo al Belgio. All’art. 22 del Regolamento citato si obbligano  tutti i paesi europei a sottoporre a un paese terzo che ne abbia fatto richiesta tutte le domande di visto provenienti da un determinato paese. Nel caso che ci interessa, il Belgio pretende che  ogni richiesta di visto presentata da cittadini rwandesi a paesi terzi debba ottenere  il relativo nulla osta belga. Capita così che, come successo recentemente, cittadini rwandesi si siano visti rifiutare  il visto dall’ambasciata italiana di Kampala in forza del "veto" belga, anche se la motivazione riportata sulla lettera di rifiuto  fa riferimento, in maniera a nostro avviso non appropriata, all’inserimento del nominativo nel cosiddetto SIS Sistema Informativo Schengen. Esistono  casi che ci sono stati segnalati e documentati. Oltretutto,  le autorità belghe si sottrarrebbero,  anche se non siamo riusciti a trovare una norma che glielo consenta, al motivare le ragioni  di tali loro preclusione. Probabilmente per il Belgio esercitare ancora una qualche forma di potere, seppur in negativo, su una propria ex colonia come è stato il Rwanda,   farà rivivere i trascorsi coloniali, peraltro tutti da dimenticare. Non siamo però così ciechi dal non vedere che esiste  anche l’altra faccia della medaglia; infatti, di fronte alla ridicola ed estemporanea tracotanza belga sta l’ignavia italiana. Infatti, l’articolo 25 dello stesso Regolamento darebbe la facoltà al paese richiesto di rilascio del visto di concederlo limitatamente al proprio territorio, anche a fronte della segnalazione del paese terzo, nel nostro caso il Belgio. Ma i burocrati di Kampala si guardano bene dall’alterare il loro tranquillo trantran burocratico, con scelte impegnative come queste. Ci auguriamo che il nuovo ambasciatore italiano che sostituirà l’uscente Pietro Ballero, che per questa impostazione della gestione visti nessuno rimpiangerà, sappia, su questo punto,  imporre alla sua cancelleria consolare  un nuovo corso, non prono ai desideri di un paese che non teme il ridicolo. Da ultimo, sarebbe interessante conoscere l’opinione delle autorità rwandesi su questo diritto di veto belga che ha il sapore sgradevole  di un neocolonialismo di ritorno che rimesta nel passato e offende la sovranità del paese delle mille colline.   

lunedì 22 agosto 2011

Consegnata la nuova sala parrocchiale di Mutete

La nuova sala di Mutete dedicata a Shahbaz Batthi

Domenica è stata ufficialmente consegnata alla comunità di Mutete, nella persona del parroco don Narcisse, la nuova sala parrocchiale. Si tratta di un immobile di complessivi trecento metri quadrati, composto da un ampio salone e da due locali da adibire a ufficio e ripostiglio, realizzato con un significativo contributo dell’Associazione Kwizera Onlus che è andato a integrare quanto messo a disposizione dai parrocchiani. L’Associazione ha destinato a questa realizzazione i fondi pervenuti dalle assegnazione del cinque per mille dell’Irpef dell’anno 2007, quando 250 contribuenti avevano scelto appunto Kwizera quale destinataria. La nuova sala, dove troveranno collocazione tutte le attività formative della parrocchia, è stata intitolata a Shahbaz Batthi, il ministro pakistano per le minoranze religiose, trucidato perla sua testimonianza di fede. Ha fatto da cornice alla cerimonia un’ampia partecipazione dei parrocchiani, in particolare bambini, e il consueto contorno di danze e discorsi vari. L’avvenimento è stato coperto da Radio Maria Rwanda.

La scuola-laboratorio di cucito di Rushaki

 Sabato i componenti la Missione  Kwizera 2011 hanno fatto tappa a Rushaki per una verifica sul campo del progetto approntato dalla locale parrocchia, retta da don Gaudiose Muremanzi, per l’avvio di una scuola-laboratorio di cucito. Nei locali di un edificio parrocchiale, che necessitano sicuramente di qualche intervento migliorativo, sono state collocate 12 macchine per cucire. Attualmente quaranta ragazze stanno seguendo un corso di cucito della durata di sei mesi, articolato su cinque giorni alla settimana, con l’integrazione di lezioni di inglese, pianificazione familiare e prevenzione dell’Aids. La parte pratica è curata da un sarto e una sarta, regolarmente stipendiati, mentre le altre lezioni sono tenute da volontari. Per questo primo corso le ragazze hanno versato una quota di iscrizione di 15000 Frw cadauna, con esclusione di una decina di ragazze particolarmente indigenti che sono state ammesse gratuitamente.Per il futuro si potranno studiare forme che consentano, magari grazie a  lavori di confezionamento per la vendita realizzati nella parte finale del corso quando orami le ragazze hanno acquisito una certa manualità nel cucire, di poter ridurre tale importo. E’ stato altresì affrontato il problema, posto dal responsabile della parrocchia, di come, una volta ultimato il corso, si possa mettere nelle condizioni queste ragazze di avere una propria macchina per cucire per iniziare una propria attività a casa, possibilmente in un’ottica di lavoro in gruppo  così da poter soddisfare anche delle forniture significative. L’Associazione, tenuto conto che il costo di una macchiana per cucire si aggira attorno ai 70.000 Frw,  si è riservata di valutare la possibilità di concedere in affitto queste macchine a un canone  di circa 2000/2500  Frw  mensili, in una  specie di leasing  che al termine di tre anni trasferisca la piena proprietà della macchina alla ragazza che ha regolarmente pagato il canone; l’idea necessita di adeguati approfondimenti per i problemi, non solo  organizzativi,  che comporta.

domenica 21 agosto 2011

La Kigali City Tower

Ogni volta che si arriva a Kigali, la capitale rwandese riserva sempre qualche sorpresa. Questa volta, per il vostro blogger, al suo settimo viaggio nel paese delle mille colline,  si è trattato di quello che molto probabilmente diventerà il simbolo di Kigali:la Kigali City Tower. Si tratta di una costruzione di 20 piani posta al centro della città, capace di ospitare uffici, banche, negozi vari, un supermercato, una sala cinematografica oltre che spazi espositivi e quattro piani di parcheggi. Un ristorante discoteca posto all'ultimo piano e sul terrazzo, si candida a diventare il luogo più alla moda della città. Dopo averne viste le foto su internet, l'impatto sul posto è di sicuro effetto. A questo punto cominciamo anche a essere più comprensivi con quei giornalisti frettolosi che scendono a Kigali, e lì si fermano, per scrivere il solito articolo elogiativo sul nuovo Rwanda che avanza. In effetti, la capitale ogni anno migliora e riesce sempre più a mettere a proprio agio il muzungu che vi arriva e si trova quasi come a casa. Per esempio, questa ultima visita ha messo in evidenza un ulteriore miglioramento del livello, già buono, della pulizia delle strade e dell'arredo urbano, veramente curato. I cantieri per la realizzazione di un paio di hotel di primarie catene alberghiere internazionali fanno ulteriormente intuire quelli che potranno essere gli ulteriori sviluppi futuri. Un'imponente ambasciata cinese in pieno centro e una mastodontica nuova ambasciata americana nella zona dei ministeri, ambedue decisamente sproporzionate rispetto alle dimensioni del paese, fanno inoltre intuire che il piccolo Rwanda gode di un'attenzione particolare anche presso le grandi potenze. Insomma, visto da Kigali il Rwanda è effettivamente quello che ogni giorno ci raccontano i media internazionali.Poi si parte per i villaggi..... 
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sabato 20 agosto 2011

Consegnato il laboratorio artigianale di Bungwe

Venerdì è stato inaugurato il laboratorio artigianale di Bungwe. Si tratta di un edificio di circa 110 metri quadrati di superficie, con un ampio spazio destinato a laboratorio e un ufficio. Vi trovano collocazione, per ora, quattro macchine per maglieria, su cui si stanno esercitando a turno una ventina di ragazze che già avevano seguito un corso di formazione in proposito. Ora si tratta di organizzare il lavoro e raccogliere le commesse necessarie tra le scuole della zona che prevedono nella loro divisa scolastica anche la dotazione di un maglioncino.
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Giovane diacono rwandese a pranzo con il Papa

Aloys Sibomana un giovane diacono del Rwanda è uno dei volontari della Gmg. E come tale ha partecipato all’estrazione per poter pranzare insieme a Papa Benedetto XVI. È stato tra i vincitori. Un paio di ore dopo il pranzo, è così emozionato che ancora non ha capito bene cosa ha mangiato. “Il Papa – racconta – ha chiesto ad ognuno di noi la nostra storia. Più che parlare, ha ascoltato, intervenendo con diversi commenti alle parole nostre. Non ha detto molto di sé. Io gli ho raccontato da dove provengo, e mi ha chiesto la situazione della religione nella nostra regione. Io ho spiegato che è serena, ma precaria. Il Papa ha annuito. Mi ha chiesto del mio diaconato, di come mi trovo al seminario. Mi ha mostrato di conoscere bene la situazione del mio paese. Sono rimasto molto colpito da questo”. (da:http://www.korazym.org)

venerdì 19 agosto 2011

Progetto Mikan a Burehe



Foto di gruppo per le cinquanta famiglie della parrocchia di Burehe che hanno ricevuto una capra ciascuna nell'ambito del Progetto Mikan. Le capre distribuite a Burehe, comprese altre venticinque che verranno assegnate a un terzo gruppo a metà settembre, sono il frutto di una raccolta fondi promossa dal Gruppo San Matteo di Nave di Lucca come dimostrano i "cartellini indentificativi" appesi al collo.
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Il nuovo asilo di Kagera


Ecco finalmente la veduta del nuovo asilo parrocchiale di Kagera, inaugurato il 9 agosto scorso.
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giovedì 18 agosto 2011

Missione Kwizera 2011

I componenti la Missione Kwizera 2011 davanti al Lake Angels Point del Centro parrocchiale di Nyagahanga. Da sinistra: Angelo Bertolucci, Martino Ghilotti, Nicoletta, Simone e Alessandro Gonnelli, Franco Simonini, Don Paolo Gahutu e Daniele Puppa. Manca nella foto Brunello Baldi parte integrante della Missione.
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La prima comunione a Bugarama

I bambini della sottoparrocchia di Bugarama posano, ai piedi dell'altare della chiesa della Beata Maria Vergine delle Grazie, per la foto ricordo della loro prima comunione con il parroco don Paolo Gahutu e uno dei volontari dell'Associaizone Kwizera. Per l'occasione i bambini e le bambine sfoggiano le nuove tuniche realizzate dal laboratorio parrocchiale di cucito di Nyagahanga grazie al contributo dei bambini della pparrocchia di Sagnino di Como.
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500 le famiglie coinvolte nel Progetto Mikan


Il passaggio delle consegne a  Nyagahanga
La vitalità del Progetto Mikan ha trovato la sua conferma in questi giorni di permanenza in Rwanda. Il Progetto  ha vissuto nella giornata di sabato un primo momento a Nyagahanga quando alla presenza dei volontari Kwizera e del responsabile locale  del progetto,signor Damasceno, è avvenuta la consegna di 25 caprette, ormai svezzate, da parte di un gruppo facente parte della parrocchia locale ad altrettante famiglie della comunità di Kagera. La cerimonia  corona  il percorso all’interno del progetto del primo gruppo con il raggiungimento dell’obiettivo della consegna delle 25 capre, cui farà da riscontro anche  un premio di 100 euro per l’intero gruppo: Da oggi, queste  coppie, onorato il proprio impegno,  disporranno pienamente della propria capra di cui , siamo pienamente convinti, non  faranno immediatamente brochette, proprio per il percorso formativo che hanno effettuato in questi mesi nell’ambito del Progetto, dove si coniugano pastorale familiare e responsabilizzazione personale in un’ottica di piena realizzazione delle giovani famiglie. Il giorno di ferragosto, con  l’’avvio dei due gruppi della parrocchia di Burehe,  il Progetto Mikan tocca un traguardo significativo: cinquecento famiglie rwandesi hanno potuto beneficiare del Progetto. Questa è però solo una tappa, infatti il dinamico parroco di Burehe, don Isidoro, è già pronto a partire con un altro gruppo a metà settembre, al quale faranno seguito altri quattro gruppi nei mesi successivi. Va ricordato che i tre gruppi della parrocchia di Burehe sono stati finanziati dal Gruppo San Matteo di Nave di Lucca che ha promosso una campagna mirata di raccolta fondi proprio per  l’acquisto di una capra.I nuovi   gruppi che sono partiti ad agosto, oltre a ricevere la capra, hanno ricevuto il manuale del progetto, scritto nella lingua locale il kinyarwanda, dove  sono presentati lo spirito del progetto, le regole di funzionamento e le nozioni di base dell’allevamento delle capre. Ormai il Progetto Mikan, partendo dalla felice intuizione iniziale dei giovani sposi, Michele e Anna, si può dire che sia  definitivamente decollato.

Gemellaggio Sagnino-Nyagahanga: si va alla grande

Il  tradizionale incontro dei volontari Kwizera   alla chiesa di Bugarama, eletta dalla sua edificazione nel 2008 chiesa dell’associazione in Rwanda, che si è tenuto domenica, ha avuto quest’anno un risvolto particolare.  Don Paolo Gahutu ha, infatti, arricchito la celebrazione della santa messa con  la  prima comunione di 35 bambini di quella comunità. Per l’occasione, i bambini e le bambine che si accostavano per la prima volta alla santa comunione sfoggiavano una candida   tunicella di cui merita essere raccontata l’origine. In primavera i bambini della prima comunione della parrocchia di Sagnino di Como avevano voluto arricchire quel loro momento con una testimonianza di solidarietà verso i bambini della parrocchia di Nyagahanga. Avevano quindi pensato di raccogliere i fondi per donare ai loro coetanei ruandese una divisa scolastica. Come riferito in un precedente post, l’entusiasmo dei bambini è stato contagioso all’interno delle famiglie,  tanto da arrivare a raccogliere una cifra di tutto rispetto, pari a 2400 euro, ben superiore  a quella necessaria a far confezionare dal laboratorio di cucito parrocchiale di Nyagahanga le programmate 50 divise scolastiche. A questo punto il progetto si è decisamente allargato. Oltre alle cinquanta divise che saranno consegnate all’inizio dell’anno  scolastico,  nel prossimo gennaio,  a chi inizierà la scuola, Don Paolo è riuscito a far confezionare 115 tuniche che annualmente saranno utilizzate dai bambini che si accosteranno alla prima comunione nella parrocchia di Nyagahanga e in tutte le sue sottoparrocchie, a cominciare appunto da quella di Bugarama. Ma non è finita qui, infatti, come riferito in occasione dell’inaugurazione dell’asilo di Kagera, quei fondi raccolti dai bambini di Sagnino hanno permesso anche  di acquistare i banchi e gli altri arredi dell’asilo stesso. Come si vede dalla simpatica idea delle divise scolastiche,  emersa in occasione di un incontro con un volontario dell’Associazione Kwizera, ha preso corpo un vero e proprio intervento di solidarietà tra le due parrocchie che sta mostrando frutti copiosi.

sabato 13 agosto 2011

Fatto di sangue a Nyagahanga: coinvolta una vacca

Un’invasione di campo è costata cara a una povera mucca di Nyagahanga. L’affituario di un terreno nei pressi della casa parrocchiale non  gradendo che la mucca del vicino si intrattenesse  a brucare sul proprio terreno ha risolto il problema in maniera radicale. Recuperato un affilatissimo macete, che non manca  mai in qualsiasi casa dei villaggi rwandesi, ha colpito con un colpo secco la povera vacca alla pancia, abbattendola seduta stante. Inutile si è rivelato l’intervento del veterinario che ha cercato di ricucire la ferita, evidentemente troppo profonda e soprattutto portata in una parte vitale. La polizia intervenuta sul luogo del fattaccio ha tratto in arresto il colpevole, richiedendo inoltre  a uno dei  componenti della Missione Kwizera presenti in parrocchia  di documentare fotograficamente l’accaduto.

L'inaugurazione dell'asilo di Kagera

Una delle tre aule del nuovo asilo
Una cerimonia durata due ore,  costellata da ben dodici interventi di autorità varie, ha fatto da cornice all’inaugurazione  ufficiale e alla relativa benedizione della scuola materna di Kegera, un villaggio facente parte della parrocchia di Nyagahanga. L’opera è stata  fortemente voluta da don Paolo  Gahutu che è riuscito a coagulare attorno al progetto, in una specie di coproduzione della solidarietà, un gruppo di sostenitori italiani. Si va dall’Azione cattolica di Grosio (So) alla comunità parrocchiale di Barga (Lu) fino all’Associazione Kwizera che ha portato il sostegno del Gruppo San Matteo di Nave-Lucca e della Parrocchia di Sagnino di Como. L’edificio si articola su tre aule, completamente arredate, di circa quaranta metri quadri di superficie cadauna. La scuola materna sarà a gestione parrocchiale e non potrà quindi fare conto sul sostegno statale, anche se una responsabile dell’amministrazione civile, presente all’inaugurazione, ha promesso il proprio interessamento per concorrere a parte della spesa relativa allo stipendio delle insegnanti. Per questo, parte dell’onere di gestione ricadrà anche sulle famiglie della zona che intenderanno inviare qui i loro bambini. Al resto ci penserà Don Paolo che sarà certamente in grado, come spesso gli riesce, di richiamare l’attenzione e il conseguente sostegno dei numerosi amici italiani. E così il piccolo miracolo di Nyagahanga prosegue.

Ritorno a Nyinawimana

Il ritorno a Nyinawimana riserva sempre delle piacevoli sorprese. Il dinamico parroco, l’Abbé Jean Marie Viannay ci ha fatto trovare la collina trasformata in un vero e proprio cantiere. Infatti, sono in piena fase realizzativa  diverse iniziative. La più significativa è l’approntamento di una grande serra, ormai in fase di ultimazione, destinata  alla coltura delle sementi con particolari tecniche di coltivazione che ne dovrebbero migliorare la qualità. Ricordiamo, in proposito, che la fattoria di Nyinawimana è riconosciuta come uno dei centri nazionali per il miglioramento delle sementi e per la loro diffusione tra i contadini del territorio circostante. Due edifici in avanzato stato di completamento porteranno all’ampliamento della ricettività del Centro Izere dove sono ospitati diversi portatori di gravi handicap. L’altro edificio sarà invece destinato ad ospitare un laboratorio di cucito. Mentre è stato abbandonato l’allevamento delle capre, che si è preferito appoggiare sulle famiglie, si sta puntando decisamente sull’allevamento del pollame con l’incubatrice che, dopo aver avuto alcuni problemi connessi  all’alimentazione elettrica, che verranno definitivamente superati con un impianto solare, è entrata in piena produzione. Presto i pulcini, che abbiamo visto saltellare in un apposito locale a temperatura controllata, arriveranno a formare una batteria di galline ovaiole che in affiancamento all’allevamento dei conigli, dei maiali e dell’apicoltura, ormai entrata a regime, completerà la linea di allevamento della fattoria. Nel frattempo si è consolidata la produzione di latte, grazie a una stalla di una quindicina vacche. Non dimentichiamo poi la produzione agricola che garantisce, sui 22 ettari  terrazzati, raccolti  significativi di patate, mais e grano. Si può dire che dopo anni, a volte caratterizzati  anche da qualche difficoltà, la fattoria di Nyinawimana sia diventata una realtà importante a livello rwandese.

giovedì 11 agosto 2011

Prima giornata di missione


Adozioni e progetto batwa
Prima giornata di lavoro a Byumba per i volontari Kwizera.Un gruppo, coadiuvato dai referenti locali Pascasia e Bernard, si è dedicato, per l’intera,  alla verifica delle adozioni, incontrando i bambini inseriti nel programma e verificando le nuove candidature che andranno a rimpiazzare i ragazzi che per limiti di età hanno ormai concluso il periodo di permanenza nel progetto. Nel pomeriggio altri volontari hanno incontrato la comunità batwa di Kibali, unitamente  all’agronomo Michel della fattoria di Nyinawimana. E’ stato possibili prendere cognizione del lavoro fatto per mettere a coltura la prima parte dei terreni terrazzati l’anno scorso. Si sono appresi i dettagli  dei risultati conseguiti di cui abbiamo già riferito in un precedente post. Quaranta quintali di patate sono state distribuiti tra tutti i quarantasette nuclei familiari che formano la comunità. Anche le poche famiglie che non avevano aderito alle due associazioni che avevano svolto i lavori agricoli sono state destinatarie di parte del raccolto; di fronte a tale gesto si sono ricredute sulla bontà del progetto e hanno dichiarato la propria disponibilità a essere parte attiva nella nuova stagione agricola. I residui ventisei quintali del  raccolto sono stati  per metà venduti a cento franchi al kilo, il cui ricavato è stato reso disponibile a chi ha prestato la propria opera lavorativa, mentre l’altra metà è stata immagazzinata al centro sementi della fattoria di Nyinawimana per essere utilizzato per la semina sui nuovi terreni che saranno messi a coltura nella prossima stagione mentre, iIn una logica di rotazione dell’utilizzo dei terreni, l’ettaro coltivato a patate quest’anno sarà seminato con mais. Dopo la negativa esperienza della coltivazione dei fagioli di cui abbiamo già riferito, (non sono arrivati a maturazione perché i batwa hanno pensato bene di utilizzare i sostegni in legno come legna da  ardere), si sta valutando di assegnare le sementi perché ogni famiglia provveda a seminare i terreni adiacenti alla propria casa. Nel complesso, a detta dell’agronomo che segue il progetto, la risposta dei batwa è stata complessivamente positiva. Di fronte ai risultati concreti di cui  hanno potuto beneficiare, già hanno iniziato, di propria iniziativa, a preparare i nuovi terreni per le future lavorazioni. Ricordiamo che a fronte dei due ettari e mezzo di terreno coltivato in questa prima parte del programma, ce ne sono altri cinque ancora da valorizzare. Alla luce di tutto ciò si può ben comprendere la portata che il progetto avrà per la vita di questa comunità.

martedì 9 agosto 2011

Al Centro di Nyagahanga si parla di apicoltura


Un momento del corso
In coincidenza con l’inizio della Missione Kwizera 2011, sono infatti arrivati lunedì i primi due componenti la spedizione che verranno raggiunti ieri  dal resto della delegazione, ha preso avvio nei locali del Centro sociale A.G. di Nyagahnaga una quattro giorni di formazione in apicoltura a cui partecipano una trentina di iscritti. Per la gran parte i partecipanti provengono dalla parrocchia di Nyagahanga, ma è anche presente una delegazione proveniente da Kiruri, nella parrocchia di Burehe. Terrà il corso un giovane esperto di apicoltura, il diacono Augustin, che fin dalla giovane età si dedica alla cura delle api.I partecipanti, molti dei quali già attivi nell’apicoltura all’interno di strutture cooperative, avranno modo di approfondire i vari argomenti attinenti la vita delle api, la corretta gestione dell’alveare e le tecniche per l’ottenimento di buoni  risultati, sia in termini qualitativi che quantitativi, a livello di produzione del miele. I tempi sono piuttosto contenuti, ma i partecipanti avranno modo di approfondire a casa quanto appreso in aula, avvalendosi di un apposito manuale di una cinquantina di pagine predisposto dal docente che verrà pubblicato nei prossimi giorni presso la Palotti Presse di Kigali, a cura del Centro sociale A.G. e dell’Associazione Kwizera.

venerdì 5 agosto 2011

Il primo raccolto dei batwa di Kibali

E' stato di 75 quintali il primo raccolto di patate effettuato dalla comunità batwa di Kibali sui nuovi terreni ricavati dall'opera di terrazzamento effettuata sul pendio della collina dove sorge il villaggio. E' questo il risultato di una sfida  che l'Associazione Kwizera ha voluto lanciare quando, dopo aver realizzato il nuovo villaggio formato da 47 casette per altrettante familgie batwa e l'opera di terrazzamento, promosse all'inizio dell'anno un  progetto formativo in campo agricolo condotto dai tecnici della fattoria di Nyinawimana. Con l'obiettivo di fornire alla comunità sostegno alimentare e qualche entrata economica sono stati messi a coltura la metà dei terreni con i risultati che abbiamo visto.Il raccolto è stato destinato per quaranta quintali  all'autoconsumo; mentre i rimanenti sono stati posti in vendita. Purtroppo, sono mancati all'appello i fagioli le cui piante non hanno potuto crescere, visto che i  batwa hanno pensato bene di utilizzare i bastoni, che le dovevano sostenerne la crescita, come legna da ardere.Quello che forniamo è il primo quadro resosici dall'agronomo Michel che sta seguendo il progetto; il punto completo del progetto  verrà fatto mercoledì prossimo direttamente sul campo  con i componenti della Missione Kwizera che inizieranno proprio da Kibali il loro tour rwandese.

martedì 2 agosto 2011

La morte del vicario espiscopale di Byumba

Mons Didace Ruzindana
E' morto sabato scorso, all'età di sessantasei anni, mons. Didace Ruzindana, vicario episcopale della diocesi di Byumba. Da tempo era ammalato. Ordinato sacerdote nel 1973, aveva conseguito il dottorato in teologia spirituale all'Università Gregoriana di Roma nel 1990. Successivamente era stato professore e padre spirituale al seminario di Rutongo e di Nyakibanda.Era vicario episcopale dal 1997. A Byumba, negli anni, aveva assunto anche la responsabilità, di volta in volta,  dell'Economato, della Caritas e della commissione Giustizia e Pace. Negli ultimi tempi, passava molto tempo a Rwesero, dove  aveva assunto la direzione del Piccolo Seminario.