"Ad un mondo migliore si contribuisce soltanto facendo il bene adesso ed in prima persona, con passione e ovunque ce ne sia la possibilità".Benedetto XVI : Deus caritas est

lunedì 31 dicembre 2012

Domani il Rwanda entra nel Consiglio di sicurezza ONU

Domani il Rwanda fara' il proprio ingresso ufficiale, come membro non permanente, nel Consiglio di sicurezza dell'ONU; vi rimarra' per una mandato di due anni.Vi e' molta curiosita' per vedere come interpretera' questo ruolo una diplomazia che in questi anni piu' volte si e' trovata su posizioni configgenti con risoluzioni o dossier dell'ONU, in particolare per cio' che attiene la situazione della Repubblica democratica del Congo, che ha visto il Rwanda piu' volte stigmatizzato per le sue plurime invasioni di campo, a partire dal lontano 1996 fino ai giorni nostri. Passare dal ruolo del discolo esaminato a quello dell'equilibrato esaminatore sara'  un cambio di prospettiva non da poco :una vera e propria prova di maturita' per il giovane paese africano.

giovedì 27 dicembre 2012

Chi tira le fila dell'economia rwandese

Jeune Afrique ha dedicato nel suo ultimo numero un pezzo al 25 anniversario di fondazione del FPR il partito al potere in Rwanda, di cui nel paese si sono tenute numerose manifestazioni commemorative. La cosa più interessante del contributo è un piccolo box in cui, attingendo a un articolo apparso nel settembre scorso sul Financial Times, si fa una fotografia del Crystal Ventures Ltd, il braccio finanziario del FPR, che a partire dal 2009, anno di fondazione, ha ereditato precedenti investimenti fatti dal partito in diversi comparti dell'economia rwandese, all'indomani della conquista del potere per dare sostegno alla ripresa dopo la guerra. Gli investimenti sono poi  evoluti fino ai livelli attuali, in cui Crystal Ventures controlla attività diversificate in tutto il paese, che FT quantifica in  oltre 500 milioni di dollari.Si era partiti nel 1995, con la creazione di Inyange Industries, una società di trasformazione dei prodotti agricoli che si è sviluppata in una delle più grandi aziende produttrici di succhi di frutta in bottiglia, di acqua, latte e frutta. Nel 1998 con la  società telefonica sudafricana, MTN, è stata introdotta la telefonia mobile in Rwanda, in quello che sembrava allora come un mercato marginale. L'FPR ha fornito  la maggior parte del capitale necessario, salvo negli anni successivi diminuire la propria quota facendo una plusvalenza di  110 milioni di dollari.Il gruppo possiede inoltre una società di costruzioni edili e stradali, società di fornitura  di granito e piastrelle, una ditta di mobili, una catena di negozi di caffè esclusivi ( Bourbon coffee shops a Kigali, Boston, Londra, Washington e New York), una societa' attiva nell'immobiliare e pure una società, che ha sollevato  qualche critica, proprietaria di due jet executive che vengono affittati per i voli di stato e una società di sicurezza privata, l' Intersec, l'unica autorizzata a prestare il servizio armati nel paese.
Tutto questo fa di Crystal Ventures   il gruppo privato più importante del paese e, con 7.000 dipendenti, il secondo datore di lavoro dopo lo stato.Come  si vede una presenza diversificata in tutta l'economia rwandese che lascia le briciole agli altri imprenditori, non certo in grado di mettersi in competizione, soprattutto negli appalti pubblici, con un simile colosso diretta emanazione del potere.Anche se i responsabili del fondo si affrettano a smentire ogni velleità monopolistica, è indubbio che ci troviamo di fronte a una potente holding di partito più vicina ai modelli dell'est ante '89 che all'esperienza italiana dell'Iri.
Comunque la si voglia giudicare, va detto che siamo in presenza di un'esperienza che ha pochi eguali in Africa e che dà al modello rwandese un'ulteriore connotazione di una certa modernità, concorrendo a rafforzare ulteriormente il potere del presidente Kagame.Il quale, secondo quanto riferito al FT da Nshuti Manasse, presidente del consiglio di  Crystal Ventures, ha potuto beneficiare di un contributo dello stesso Manasse per la metà delle spese delle campagna presidenziale del 2010, costata complessivamente $ 2,4 milioni. Una informazione contenuta nell'articolo del FT dà un'ulteriore sottolineatura della novità di questo specifico modello rwandese. Secondo FT,  Crystal Ventures starebbe valutando la vendita di Inyange alla Kenya Brookside, una società  di proprietà della famiglia Kenyatta, l'ex presidente keniano. Un piccolo passo è stato fatto: dalla gestione familiare keniana si è passati alla gestione  partitica rwandese. Se in futuro ci sarà una holding  Crystal Venture Ltd  patrimonio dello stato il percorso sarebbe concluso. 

P.S. Sul sito dell'Agaciro Fund invano abbiamo cercato tra i donatori Crystal Ventures Ltd; speriamo che sia una mera dimenticanza, diversamente cosa dovrebbero pensare i tanti che si sono privati magari del necessario per contribuire al Fondo. 

domenica 23 dicembre 2012

Auguri




Noheli Nziza

Buon Natale

Le SIM telefoniche rwandesi diventano nominative

Dalla fine del prossimo luglio, in Rwanda non sarà più possibile disporre di Sim telefoniche anonime. Infatti, l'agenzia Rwanda Utilities Regulatory Agency (Rura) ha fissato al 31 Luglio 2013 il termine entro cui  tutti i possessori di una sim telefonica, finora del tutto anonima, dovranno registrare le proprie generalità. La registrazione comporta la raccolta di informazioni personali degli abbonati e consentirà alle agenzie nazionali di sicurezza di   individuare  crimini e illegalità perpetrate con l'uso di telefoni cellulari. Al di là dei consueti abusi che si possono commettere con l'uso del telefonino, bisogna ricordare che in Rwanda il telefonino è diventato uno strumento utilizzato per il trasferimento di denaro.  Si capisce quindi  come sia importante avere sotto controllo la situazione.Quando si sbarcherà a Kigali non sarà quindi più possibile acquistare la sim senza formalità, ma bisognerà declinare tutte le proprie generalità.

venerdì 21 dicembre 2012

Riflessione a margine di una serata dedicata al Rwanda che diventa pensiero natalizio

Riprendiamo dal Bollettino parrocchiale di Grosio appena uscito questa riflessione  in margine alla serata dedicata al Rwanda tenutasi a Grosio nell'ottobre scorso, di cui abbiamo dato notizia in un precedente post.
...Ecco, questa è la breve cronistoria della serata. Questi sono i fatti.
A margine di tutto questo mi sono posto alcune semplici domande.
Cos'è che porta una coppia cementata da anni di felice matrimonio, di fatto già realizzata, con figli e una posizione sociale, ad andare in un posto agli antipodi non solo spaziali della loro quotidianità?
Cos'è che porta un autoconcessionario toscano di successo a dedicare tutte le proprie ferie e anche di più, ad una missione nell'Africa Nera ?
Cos'è che porta un ex dirigente bancario in pensione a spendere buona parte del suo tempo a progettare a tavolino e poi realizzare sul campo opere per il bene comune degli abitanti di un paese chiamato Rwanda?
Cos'è che porta una giovane coppia a utilizzare i soldi destinati alle bomboniere delle proprie nozze per un'iniziativa umanitaria?
Cosa ha portato tutte queste persone e altre ancora a riunirsi un sabato sera per parlare di qualcosa che non è l'anticipo del campionato di calcio o la première dell'ultimo film di Checco Zalone?
Mi è venuta in mente solamente una possibile risposta.
E'il BENE, è l'abbacinante e travolgente forza del BENE, e della continua ricerca che ci porta ad esso.
Sì, perché spesso ci dicono che il male esercita uno strano fascino sulle persone.
Per un periodo ci ho pure creduto, ma da qualche tempo ho capito che non è così.
Il Male non esercita nessunissimo fascino.
Il Male non ha nessuna forza intrinseca.
Banalmente il male e la sua realizzazione richiedono meno impegno.

Il Male  è più semplice da conseguire rispetto al Bene.
Ma non è in grado in nessun modo e in nessun caso di produrre la stordente pienezza che sa dare il Bene.
Ecco, questa serata ha semplicemente chiarito una volta di più, come le nostre vite debbano per forza di cose tendere al bene, al bene comune, al bene condiviso, al bene immanente e imperituro per chiunque abiti questo pianeta.
Mi piace ricordare questa serata con la frase secondo me più bella in assoluto.
Ed è quella pronunciata da Angelo, il sopracitato concessionario toscano, nonché segretario dell'associazione.
Angelo dice che "...dopo anni passati a PREoccuparci per chi sta peggio di noi, finalmente un giorno abbiamo deciso di OCCUPARCI di loro..."
Ed è proprio da questo semplice gioco linguistico che ha preso vita l'associazione Kwizera.
Ed è proprio da questa frattura netta che intercorre tra il mero compatire e il fattivo intervento sul campo, che dovrebbe partire ogni reale tentativo di portare il bene nel mondo.
Bisogna creare un circolo virtuoso che coinvolga tutta la comunità, nei modi, nei tempi e nella disponibilità dei singoli.
Solo così da circolo nascerà circolo che porterà a nuovo circolo più ampio  per arrivare poi alla fine ad un immenso "vortice di bene" che abbracci l’umanità intera.
Saluti a tutti... e Buon Natale.

Michele Ghilotti

lunedì 17 dicembre 2012

Progetto Caritas Rwanda-USAID per l'assistenza alle donne e all'infanzia

« Usaid Gimbuka »: si intitola così il programma lanciato tre giorni fa dalla Caritas del Rwanda, insieme all’organizzazione statunitense Usaid. Il progetto ha una durata triennale (2013-2015) e mira a sostenere le popolazioni in difficoltà per la realizzazione di uno sviluppo autonomo e nutrizionale delle famiglie. L’iniziativa, informa il sito web della Conferenza episcopale del Rwanda, “si realizzerà in quattordici distretti del Paese”. Presentando ufficialmente il progetto, padre Oreste Incimata, segretario generale della Caritas ruandese, ha ricordato l’impegno portato avanti dall’organismo episcopale sin dal 1960, anno della sua creazione, e svolto in tre settori - salute, sviluppo e opere sociali – che coinvolgono oltre 26mila comunità ecclesiali di base. Evidenziando, poi, “la maturità raggiunta” dalla Caritas, che dal 2000 è completamente autosufficiente e non riceve più aiuti esterni, padre Incimata ha sottolineato che “questa maturità ha reso possibile il partenariato con Usaid”. Nello specifico, il programma triennale prevede di migliorare lo stato nutrizionale delle donne incinte o affette dal virus Hiv, così come di aiutare 36mila bambini minori di 5 anni e di assistere oltre 14mila orfani, fornendo ai più piccoli il materiale scolastico e agli adulti le competenze necessarie per raggiungere, in famiglia, l’autosufficienza economica ed alimentare. In quest’ottica, padre Incimata ha auspicato anche una maggiore diffusione del sistema “warrantage”, che consiste nell’erogazione di crediti ai contadini a fronte di stock di prodotti agricoli. Esso, infatti, “tutela gli agricoltori dalle speculazioni e garantisce i prezzi di mercato”. Infine, il delegato di Usaid, Silver Richard, ha messo in luce l’obiettivo primario dell’iniziativa, ovvero ridurre del 44% il tasso di ritardo nella crescita per i bambini rwandesi colpiti dalla malnutrizione. (da Radio Vaticana I.P.)
 

domenica 16 dicembre 2012

La giornata della pace 2013: Beati gli operatori di pace

Dal  messaggio di Benedetto XVI per la Giornata della pace 2013 riprendiamo questo passaggio particolarmente interessante per chi opera  sul campo.

Costruire il bene della pace mediante un nuovo modello di sviluppo e di economia
5. Da più parti viene riconosciuto che oggi è necessario un nuovo modello di sviluppo, come anche un nuovo sguardo sull’economia. Sia uno sviluppo integrale, solidale e sostenibile, sia il bene comune esigono una corretta scala di beni-valori, che è possibile strutturare avendo Dio come riferimento ultimo. Non è sufficiente avere a disposizione molti mezzi e molte opportunità di scelta, pur apprezzabili. Tanto i molteplici beni funzionali allo sviluppo, quanto le opportunità di scelta devono essere usati secondo la prospettiva di una vita buona, di una condotta retta che riconosca il primato della dimensione spirituale e l’appello alla realizzazione del bene comune. In caso contrario, essi perdono la loro giusta valenza, finendo per assurgere a nuovi idoli.
Per uscire dall’attuale crisi finanziaria ed economica – che ha per effetto una crescita delle disuguaglianze – sono necessarie persone, gruppi, istituzioni che promuovano la vita favorendo la creatività umana per trarre, perfino dalla crisi, un’occasione di discernimento e di un nuovo modello economico. Quello prevalso negli ultimi decenni postulava la ricerca della massimizzazione del profitto e del consumo, in un’ottica individualistica ed egoistica, intesa a valutare le persone solo per la loro capacità di rispondere alle esigenze della competitività. In un’altra prospettiva, invece, il vero e duraturo successo lo si ottiene con il dono di sé, delle proprie capacità intellettuali, della propria intraprendenza, poiché lo sviluppo economico vivibile, cioè autenticamente umano, ha bisogno del principio di gratuità come espressione di fraternità e della logica del dono [5]. Concretamente, nell’attività economica l’operatore di pace si configura come colui che instaura con i collaboratori e i colleghi, con i committenti e gli utenti, rapporti di lealtà e di reciprocità. Egli esercita l’attività economica per il bene comune, vive il suo impegno come qualcosa che va al di là del proprio interesse, a beneficio delle generazioni presenti e future. Si trova così a lavorare non solo per sé, ma anche per dare agli altri un futuro e un lavoro dignitoso.

giovedì 13 dicembre 2012

Se La Repubblica fa diventare cattolico il vescovo guerrigliero del Kivu

Indicazioni stradali a Bunagana ( foto Panoramio di )
Nel numero di martedì de La Repubblica, il noto inviato Daniele Mastrogiacomo firma un reportage dal Kivu dal titolo "Il vescovo guerrigliero". Non entriamo nel merito dell'articolo, forse un po' troppo di colore e  appiattito sulle ragioni  dei ribelli dell' M 23, ma desideriamo segnalare una grave inesattezza, non propriamente banale. Il vescovo del titolo, Jean Marie Runiga Rugerero, intervistato dall'inviato, non è l'ex vescovo cattolico di Goma, ma un pastore protestante,autoproclamatosi vescovo di una delle tante chiese protestanti esistenti in Congo. D'altrone da un inviato che attacca il proprio pezzo con un colorito "sette  ore di viaggio nelle più grande foresta equatoriale africana. Su una strada di terra rossa  avvolti dalla giungla......" per raggiungere Bunagana nel Rutshuru, roccaforte dell'M23, invece che sobbarcarsi  la comoda strada, asfaltata di recente dai cinesi, Kigali-Ruhengeri-Gisenji-Goma ( km 158 peVr 2ore e 13 minuti stante i limiti di velocità vigenti sulle strade rwandesi)  e da lì raggiungere Bunagana a 110 km di distanza (tempi di percorrenza di Google maps 1 ora e 46 minuti) su una strada altettanto comoda,  dobbiamo aspettarci anche che possa confondere un pastore protestante, " che si sente un po' italiano" perchè adottato da piccolo da una donna di Salerno che "sento spesso e so che mi ama", con l' ex vescovo  cattolico di Goma.
A proposito di viaggio, se a Ruhengeri il nostro esperto inviato  avesse deviato subito per Bunagana, se la sarebbe cavato con molto meno, visto che da Ruhengeri si arriva a Bunagana dopo 51 minuti di macchina per un totale di 53 km come indica la foto a parte tratta da Panoramio.Insomma dall'aeroporto di Kigali a Bunagana ci sono 124 km per 1 ora e 54 minuti. Altro che sette ore di viaggio......

Il taglio degli aiuti internazionali comincia a farsi sentire

Comincia a farsi sentire il taglio che molti paesi donatori hanno attuato sugli aiuti destinati al Rwanda, nella convizione che il governo di Kibali sia coinvolto nel sostegno dei ribelli congolesi dell’M23.Al poco più che simbolico taglio in aiuti militari di $ 200.000 degli USA, sempre molto comprensivi verso l’amico Kagame, hanno fatto seguito i tagli dei donatori europei tra cui i Paesi Bassi, Germania, Svezia, Gran Bretagna, oltre che l’UE. Il venir meno di tali aiuti , che il ministro delle Finanze, John Rwangombwa, quantifica in circa il 12% del bilancio nazionale, ( nell'anno fiscale 2012-2013, gli aiuti esteri hanno rappresentato complessivamente il 46% del bilancio dello Stato), potrebbe avere delle conseguenze significative oltre che sul trend di sviluppo del paese anche sull’ordinaria amministrazione, tanto che lo stesso ministro si è premurato di smentire la voce che potessero esserci problemi per il pagamento degli stipendi pubblici.Quotidianamente si leggono sulla stampa rwandese interventi per stigmatizzare il comportamento dei donatori esteri le cui decisioni si ripercuoterebbero in toto sulla incolpevole popolazione. In proposito, l’agenzia Syfia, in una recente inchiesta, riferisce che per molti rwandesi, il ritiro dei donatori è già evidente nella diminuzione degli acquisti, nell’aumento dei prezzi e nella stretta che le banche hanno applicato sui prestiti.  In una specie di spending review il governo ha invitato i funzionari statali a risparmiare dove è possibile: spendere meno in spese di rappresentanza durante le missioni, lavorare di più , fare un uso accorto delle auto di stato. Come riferisce Syfia , il Segretario di Stato per i Trasporti, Alexis Nzahabwanimana, ha richiamato tutti a evitare un uso privato delle auto blu, come portare a scuola i figli piuttosto che partecipare a matrimoni, pena severe sanzioni che possono arrivare fino al licenziamento.Le preoccupazioni sul futuro stanno comunque montando, nonostante i richiami del presidente rwandese all’orgoglio nazionale che ha portato anche alla costituzione del famoso Fondo Agaciro “dignità in lingua Kinyarwanda” in cui, un po’ spontaneamente e un po’ spintaneamente, tutti i rwandesi dell’interno e della diaspora hanno fatto confluire ad oggi circa 32 milioni di euro, pari all’1,8% del bilancio nazionale stimato in 1,722 miliardi di euro.
L'auspicio del ministro degli  esteri, Louise Mushikiwabo, è che la situazione attuale, che sconta anche la grave crisi economica dei paesi donatori, possa presto evolvere verso una soluzione  favorevole per il Rwanda perchè " il Rwanda non perde i suoi alleati. Siamo in presenza di una contingenza temporanea, perchè in politica non ci sono nè amici nè nemici per sempre".
 

martedì 11 dicembre 2012

Troppo amica del Rwanda: a rischio la nomina della Rice alla segreteria di stato USA

Un duro attacco del New York Times potrebbe minare la nomina a prossimo segretario di stato Usa, secondo le intenzioni di Obama, dell'attuale ambasciatrice statunitense  all'Onu, Susan Rice, grande sostenitrice del Rwanda e del suo presidente.I motivi delle dure critiche portate alla Rice, che troverete riassunti nell'articolo  di Glauco Maggi per Libero,   affondano le loro radici proprio nella sua politica africana, in particolare nella zona dei grandi laghi, e sulle sue amicizie con taluni uomini di governo africani non propriamente aperti ai principi democratici.Sull'argomento segnaliamo anche il pezzo comparso du America 24. La mancata nomina a segretario di stato della Rice priverebbe il governo di Kigali di un importante sostegno a livello diplomatico, su cui ha potuto contare in tutti questi anni.
 

domenica 9 dicembre 2012

Preoccupa la diffusione della droga tra i giovani rwandesi

Uno studio  condotto per conto del Ministero della gioventù nella primavera scorsa, in 20 distretti rwandesi, ha messo in evidenza un fenomeno piuttosto preoccupante circa la diffusione della droga fra la gioventù del paese:  il 52,5 per cento dei giovani in Rwanda ha fatto uso di  droghe almeno una volta nella vita e il 92,7 per cento di questo campione continua nell'uso. L'indagine denuncia, inoltre, che il primo incontro con la droga avviene già a partire da 11 anni di età. In un'intervista al The Sunday Times che riporta la notizia,  il segretario esecutivo della Commissione nazionale per l'infanzia, Zaina Nyiramatama, ha detto che l'abuso di droga, a cui si aggiunge anche l'abuso di alcolici, è una grande minaccia e un grave problema tra i giovani, anche quelli che per età sarebbe più corretto definire bambini. La tossicodipendenza e l'alcolismo tra i giovani e gli adolescenti innesca una serie di problemi  quali: difficoltà scolastiche, alterazione della salute mentale, disadattamento sociale con frequenti forme di violazione della legge, sin dalla prima adolescenza.   Secondo il capo dell'unità di polizia anti narcotici, il sovrintendente Emanuele Ngondo, il fenomeno della diffusione della droga si concentra nella fascia di età  tra i 18 e i 35 anni, interessando particolarmente gli studenti; infatti, su  3.384 persone arrestate lo scorso anno per spaccio e consumo di droga, ben 2.566 erano di età compresa tra i 18 ei 35 anni, pari al 76 per cento. Un altro dato che fa riflettere è  che il 22,6 per cento di tutti i pazienti che, lo scorso anno, hanno fatto ricorso alle cure dell'ospedale psichiatrico di Ndera, denunciavano problemi mentali causati dal consumo di droga. Come si vede siamo in presenza di uno scenario ad un tempo sorprendente e drammatico, a cui le autorità dovrebbero mettere mano prima che il contagio si diffonda.

venerdì 7 dicembre 2012

Terrazzamenti a Rushaki

 Sono stati  ultimati i lavori di terrazzamento di due ettari di collina nella parrocchia di Rushaki. I lavori, finanziati dall'ass. Kwizera, sono stati effettuati dalla popolazione locale sotto la guida di un tecnico. Sono ora disponibili terreni per le coltivazioni agricole; si pensa di seminare patate. Per iniziare le nuove coltivazioni, l'ass. Kwizera concederà un prestito,  rimborsabile senza interessi, che consenta l'acquisto delle patate da semina e dei fertilizzanti necessari per la messa a coltura dei terreni. Al primo raccolto il prestito potrà essere rimborsato e quindi nuovamente reinvestito in zona per finanziare nuove iniziative che la parrocchia intenderà programmare.
 

mercoledì 5 dicembre 2012

Motu proprio papale: focus sulle le attività caritative e di volontariato

E' stato pubblicato sabato scorso ed entrerà in vigore il prossimo 10 dicembre, il Motu proprio «De Caritate Ministranda”, in cui intervenendo sulle attività caritative delle organizzazioni cattoliche impegnate a vario titolo in campo sociale, Benedetto XVI detta alcune regole di comportamento per operatori e vescovi al fine di«impedire che attraverso le strutture parrocchiali o diocesane vengano pubblicizzate iniziative che, pur presentandosi con finalità di carità, proponessero scelte o metodi contrari all’insegnamento della Chiesa». Richiamandosi a quanto già sottolineato nell'enciclica Caritas in veritate, il Papa ribadisce che «il servizio della carità è una dimensione costitutiva della Chiesa ed è espressione irrinunciabile della sua stessa essenza».Ma l’attività caritativa della Chiesa”, evidenzia il Pontefice, “deve evitare il rischio di dissolversi nella comune organizzazione assistenziale, divenendone una semplice variante”. “Pertanto, nell’attività caritativa, le tante organizzazioni cattoliche non devono limitarsi a una mera raccolta o distribuzione di fondi, ma devono sempre avere una speciale attenzione per la persona che è nel bisogno e svolgere, altresì, una preziosa funzione pedagogica nella comunità cristiana, favorendo l’educazione alla condivisione, al rispetto e all’amore secondo la logica del Vangelo di Cristo”.In particolare, per quanto riguarda l'attività delle tante organizzazioni cattoliche impegnate nei più svariati campi, compreso, per quel che ci riguarda, anche quanto fatto da tante Onlus a favore dei paesi in via di sviluppo, il documento formula una raccomandazione quanto mai opportuna, visti certi apparati faraonici e certi budget per la comunicazione di talune organizzazioni, ai vescovi di vigilare «affinchè stipendi e spese di gestione, pur rispondendo alle esigenze della giustizia e ai necessari profili professionali, siano debitamente proporzionate ad analoghe spese della propria curia diocesana».

martedì 4 dicembre 2012

Situazione di stallo a Goma

 Mentre un rapporto stilato da esperti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, reso noto dalla AFP e da Jeune Afrique, attribuisce al Rwanda e all'Uganda un ruolo attivo in affiancamento ai ribelli del Movimento M23 nella conquista della città di Goma, attraverso il sostegno militare diretto da parte dei rwandesi e logistico da parte degli ugandesi, gli stessi ribelli hanno deciso  autonomamente di lasciare la città.  In attesa che il  governo congolese faccia conoscere la propria disponibilità a riprendere i colloqui di pace, i combattenti  dell’M23 hanno ripiegato a soli  quattro kilometri da Goma,  lasciando la città in mano ai soldati dell'ONU ( Monusco) e ad alcuni reparti della polizia congolese affiancati da un contingente di settecento soldati governativi. Di fronte a un diniego delle autorità congolesi ad accogliere la loro richiesta, i ribelli hanno però fatto sapere che sono  pronti a riprendersi Goma. La partita  continua.
 

lunedì 3 dicembre 2012

Ma qual è il prezzo del coltan?

Con la crisi del Kivu sempre all'ordine del giorno, il  coltan è ritornato protagonista dei servizi giornalistici che raccontano l'evolversi della crisi. Coltan  (contrazione di columbo-tantalite) è il nome comune con cui   si designa un minerale composto da  columbite-tantalite, ad alto tenore di tantalio, di cui si trovano importanti giacimenti nell'est della Repubblica Democratica del Congo.
E' proprio il tantalio la componente che entra nella fabbricazione di condensatori e di alcune resistenze ad alta potenza utilizzati nella telefonia mobile, nei computer e nella componentistica automobilistica e, in campo medico, nella produzione di strumenti chirurgici e di protesi.
L'estrazione del coltan, che si trova in natura sotto forma di roccia, pietre e sassi che verranno poi ridotti a sabbia nera,  e il suo commercio, analogamente a quello di altri minerali preziosi, ha significative implicazioni etiche e politiche sulla vita sociale del territorio d'origine. Infatti, la sua estrazione avviene, per lo più illegalmente e  con lo sfruttamento di manodopera spesso minorile, mentre il suo commercio, tramite canali per la gran parte non ufficiali, è fonte primaria di autofinanziamento dei numerosi gruppi paramilitari e di guerriglia che operano nel Kivu, di arricchimento della burocrazia e dei politici congolesi e dei due paesi confinanti.
Nelle cronache giornalistiche si fa riferimento a un prezzo del coltan che potrebbe raggiungere anche i 500 dollari al kilogrammo, in tal senso avevamo anche risposto ad un commentatore in un recente post.Approfondendo l'argomento, emerge come il prezzo del coltan, in quanto  materiale di base da cui si ricava appunto la tantalite e da quest'ultima  il tantalio, fa riferimento al prezzo di questo minerale che ha un proprio prezzo nelle transazioni  internazionali.
Tabella 1
Il tantalio puro, come evidenziato dalla tabella 1, è scambiato attorno ai 500 dollari Usa al kilogrammo, mentre la tantalite  a 130 dollari la libbra, pari a 286 dollari al kilogrammo.Il valore del coltan è determinato dalla quantità di tantalite  contenuta nel minerale base, che mediamente si aggira attorno al 30 per cento, conseguentemente siamo a un prezzo di circa 90 dollari per kilogrammo.Secondo dati ufficiali della Banca nazionale rwandese, il Rwanda ha esportato il coltan, nel corso del primo semestre del  2012, a un prezzo medio di 43,55 dollari  il kilogrammo. Siamo in presenza di un prezzo all'ingrosso e di un prezzo riferito all'export, che  potrebbe scontare   qualche forma di pagamento collaterale, pratica commerciale abbastanza diffusa sul mercato delle materie prime, in particolare di quelle provenienti dal continente africano.Per finire, segnaliamo un nostro precedente post sull'argomento in cui si trovano i link a  tre interessanti reportages sul ciclo di vita del coltan.  
 

sabato 1 dicembre 2012

Attualita' di una spy story di Le Carré sul Kivu

“Un solo Kivu, Salvo figlio mio…In pace con se stesso, sotto la bandiera del Congo, con la benedizione del Signore…Libero dalla peste  dello sfruttamento straniero, ma disposto ad assorbire coloro che vogliono sinceramente condividere il dono divino delle sue risorse naturali e l’illuminazione della sua gente…Prego solo che tu viva abbastanza a lungo da vedere l’alba di quel giorno, Salvo, figlio mio.”Questo l’auspicio che Salvo, il “Figlio del peccato" di un missionario irlandese e di una ragazza congolese, porta con sé, dopo una sofferta infanzia trascorsa in un istituto religioso nella provincia del Kivu, e poi nella sua adolescenza in Inghilterra, dove ha perfezionato i suoi studi e si è  sposato con una giovane giornalista in carriera.Bruno Salvador,  detto Salvo,  è il protagonista di un romanzo, Il canto della missione, ed. Mondatori 2007, del noto scrittore di spy story, John Le Carré, dove il Kivu e il suo tragico destino fanno da sfondo all’intera storia. A ventotto anni, Salvo è uno stimato e richiestissimo interprete di lingue africane, delle quali conosce le più sottili sfumature, e sono in molti a richiedere i suoi servigi, compreso il governo britannico e le sue agenzie, sevizi segreti compresi. E' proprio per conto di  questi che viene coinvolto in un summit segreto, che si tiene in una sperduta isola del Mare del Nord, tra un leader africano che intende realizzare un colpo di stato nel Kivu e tre signori della guerra che dovrebbero supportare il colpo di stato: un esponente dei banyamulenge i tutsi congolesi, un altro dei  mai mai e il terzo un ricco signore, educato in Francia,  esponente degli imprenditori di Bukavu.Facendo da interprete,  durante gli incontri ufficiali,  ma soprattutto origliando anche le confidenze  che i protagonisti si scambiano, off the record, utilizzando di volta in volta le lingue locali - il kinyamulenge piuttosto che il kinyarwanda, lo shi o lo swahili- convinti che nessuno li possa capire, Salvo  apprenderà  i reali obiettivi del summit. La presa del potere da parte del nuovo  leader, oggetto ufficiale del summit, non  è altro che la copertura che serve ad un consorzio straniero per appropriarsi delle ricchezze della zona. Questa scoperta cambierà l’esistenza  di Salvo che, una volta rientrato  a Londra dal  summit,  in uno slancio idealistico, tenta il tutto per tutto per sventare le trame dei protagonisti del summit che getterebbero nella guerra civile la sua terra d’origine relegandola a un destino ben lontano dal sogno del vecchio padre.Pagherà di persona questo suo impegno civile, in compenso il colpo di stato programmato non avrà luogo.Al di là di un finale che lascia un po’ di amaro in bocca, il romanzo potrà essere gustato da chi conosce un po’ i luoghi e la storia di quella travagliata zona ai confini tra Rwanda e Congo.