"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI


lunedì 13 maggio 2013

Cambiano le dinamiche all'interno della coppia rwandese

Alcune notizie di questi giorni concorrono a dare un quadro del divenire che sta interessando la famiglia rwandese su diversi fronti: l'eta  minima per contrarre matrimonio, la revisione dei termini temporali per la dichiarazione di divorzio, la scelta del regime matrimoniale  e il diffondersi dell'abitudine di richiedere la dote alla futura sposa.Partiamo dalle modifiche in cantiere in parlamento.Finora l'età minima per contrarre matrimonio era di 21 anni, ( vedi post del 28 maggio 21011) ora, dopo una consultazione della popolazione condotta nei vari distretti, si sta discutendo un progetto di legge che prevede l'abbassamento di questo limite a diciotto anni. Contrarie alla proposta sembrano essere rimaste quasi solo le organizzazioni femminili che ritengono rischioso per le giovani contrarre matrimonio ad una simile età, quando sarebbe meglio per loro dedicarsi agli studi.
Anche sul fronte del divorzio si sta discutendo a livello legislativo la riduzione dei termini temporali. La legge nella sua forma attuale prevede la possibilità di ottenere il divorzio consensuale dopo cinque anni e tre anni di separazione legale, mentre le modifiche in discussione prevedono la possibilità di  chiedere il divorzio per mutuo consenso dopo soli due anni, riducendo la durata per  trasformare la separazione legale in divorzio a due anni invece di tre anni, e portando il tempo per tentare di riconciliare i coniugi da un anno a tre mesi. L’argomento sembra raccogliere consensi, almeno tra gli opinionisti che intervengono sulla stampa.
Un  ulteriore elemento che ha innovato il matrimonio è la scelta del regime matrimoniale  tra le tre fattispecie ammesse: comunione dei beni, comunione dei beni acquisiti post matrimonio e separazione dei beni. Spesso la scelta è fatta all'ultimo momento, magari durante quei matrimoni comunitari che vedono la partecipazione di più coppie,  senza conoscere bene che cosa comporti realmente la scelta  del regime. Le coppie si lasciano così influenzare più dalla tradizione che privilegia la comunione dei beni, che dalle effettive esigenze della nuova coppia, salvo poi magari pentirsi e ritornare dall’autorità competente per chiedere di poter modificare la scelta primaria, solitamente la comunione, proprio perché la scelta di un regime diverso è ancora percepito come un mezzo scandalo.
Un'altra innovazione riguarda i giovani fidanzati. Si sta, infatti, diffondendo in certe zone del paese una nuova pratica che obbliga le giovani fidanzate che vogliono ottenere il sì al matrimonio a portare in dote al futuro marito un dono significativo che può andare, a seconda dello status familiare della donna, da una semplice bicicletta a una più impegnativa moto o ai mobili di casa o, con l’avanzare del progresso, qualche elettrodomestico. Si tratta di una vera e propria rottura con la tradizione locale; si chiede alla donna di portare una dote che può incidere pesantemente sull’economia della famiglia d’origine, arrivando a volte a obbligarla ad indebitarsi anche pesantemente. Le conseguenze, secondo quanto riferisce l’agenzia Syfia che ha svolto un’inchiesta nella zona della Bugesera,  possono anche portare ad effetti deleteri quali la scelta della fidanzata in base alle disponibilità della famiglia, piuttosto che penalizzare le giovani di famiglie povere, non in grado di garantire una dote, che dovranno rassegnarsi  a  rimanere zittella, piuttosto che ragazza madre o piegarsi a qualche rapporto di convivenza non ufficiale.

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