"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI


domenica 5 maggio 2013

Croce e mezzaluna verso una partnership finanziaria in CORAR?

La società assicurativa CORAR, il cui capitale è detenuto da istituzioni riconducibili alla Chiesa rwandese,   ha tenuto il 23 aprile scorso la propria assemblea per l’approvazione del bilancio chiusosi con un utile netto di 792 milioni di Frw, destinato a ripianare parzialmente le perdite degli ultimi tre esercizi. Nella  stessa assemblea è stato preso in esame un’ipotesi d’accordo con il gruppo keniota Sameer, un conglomerato attivo nell'agricoltura, nei servizi, nella telefonia e nella finanza, quotato alla borsa di Nairobi. Il progetto prevede l'entrata del Gruppo Sameer nel capitale sociale di CORAR con una partecipazione del 60%  dietro l'apporto  di mezzi freschi per un ammontare di quattro milioni di dollari. Con questa operazione CORAR potrebbe veder rafforzato il proprio patrimonio così da poter ottenere dalle competenti autorità l'autorizzazione ad entrare nel settore delle assicurazioni generali e dell'assicurazione vita con due nuove società.Il Gruppo Sameer, secondo quanto dichiarato dal presidente della CORAR, l'abbé Emmanuel Rutsindintwarane, direttore della Caritas di Byumba, oltre ad apportare i richiamati mezzi patrimoniali, dovrebbe garantire un know how,  non solo in campo assicurativo, anche se il gruppo keniota operante anche in Uganda e Tanzania non risulta possedere, almeno consultando il suo sito internet, società operanti in campo assicurativo. L’accordo, secondo il presidente di CORAR,   dovrebbe consentire il salto dimensionale alla società, anche in una prospettiva sovranazionale, anche se, allo stato, ci sarebbero ancora resistenze da parte di alcuni azionisti, non del  tutto convinti di portarsi in casa un socio maggioritario. Forse non convince anche il  mettersi in affari con un socio come il Gruppo Sameer, controllato dalla famiglia di  Naushad Noorali Merali ( Sameer è il nome del figlio), abile e discusso  finanziere keniota d’origine indiana,  e, fatto non secondario nel caso di specie, di religione mussulmana.

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