"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI


giovedì 18 ottobre 2012

Intervista al vescovo di Lucca di ritorno da una visita in Rwanda

Riprendiamo dal settimanale Toscana oggi questa intervista, raccolta da Lorenzo Maffei, al vescovo di Lucca, mons Italo Castellani, reduce da una recente visita in Rwanda, nella diocesi di Byumba.
 

La diocesi di Lucca da 25 anni è presente con una missione in Rwanda, per la precisione a Nyarurema, nella diocesi di Byumba. Proprio a Nyarurema dal 3 al 13 ottobre, significativamente nel mese missionario, l’arcivescovo di Lucca, mons. Italo Castellani si è recato per festeggiare insieme alla comunità locale i 25 anni di fondazione della parrocchia del paese.
Vi è ritornato dopo 5 anni dall’ultima visita. Ma questa volta si è trattato di una visita speciale perché?
«Cinque anni fa ero andato in occasione dell’ordinazione presbiterale di don Fiorenzo e don Floriano: due giovani seminaristi rwandesi che erano stati accolti nel nostro seminario per la loro formazione e che ora svolgono il ministero presbiterale nella loro terra nativa. Questa volta sono stato in Rwanda proprio in “Visita Pastorale” alla parrocchia di Nyarurema, nel Nord est del Rwanda, in occasione dei 25 anni di fondazione. Fu sotto mons. Agresti, allora vescovo di Lucca, che la nostra Diocesi attraverso preti lucchesi fidei donum – don Giancarlo Bucchianeri, don Silvio Righi, don Fulvio Calloni e don Giorgio Simonetti – fondò questa parrocchia».
Adesso come è costituita la presenza di missionari lucchesi?
«Da 32 anni è presente una laica, Carla Frediani, che ha sempre collaborato con i nostri preti e da quando loro sono rientrati definitivamente a Lucca nel 2003, è il punto di riferimento della nostra Diocesi e per diversi laici che offrono temporaneamente il servizio di volontariato. Oggi, Federico Teani, un giovane della parrocchia di Fibbialla, vive e collabora con Carla».
Quali sono i progetti attualmente in atto?
«Attorno alla Chiesa parrocchiale e alla casa per i preti costruite venticinque anni fa dai preti lucchesi appena citati, man mano sono cresciute altre opere che hanno una chiara finalità di sostenere l’annuncio del Vangelo insieme alla promozione umana di quella popolazione ancora poverissima e che vive con un euro al giorno. È quindi attiva, oltre le scuole primarie, una Scuola Superiore – un convitto per giovani e ragazze specializzati in informatica: è ritenuta la migliore del Rwanda, ci arrivano giovani da tutto il Paese, e attualmente ospita circa 600 tra ragazzi e ragazze. Sono poi attivi un Dispensario medico, una scuola di cucito, una casa per malati di Aids. Questa, denominata “Casa della Misericordia”, negli ultimi anni si è arricchita di un’altra struttura attigua per bambini e adolescenti ammalati di Aids: attualmente ne ospita dieci stabilmente ed è punto di riferimento sul territorio. Quest’opera è davvero per la sua bellezza e funzionalità il “fiore all’occhiello” della generosità lucchese».

Come ha trovato i Rwandesi e in particolare la comunità cattolica della parrocchia dove si è recato?
«I rwandesi hanno un profondo senso religioso come tutti gli Africani. Sono molto praticanti. Le Chiese la domenica sono strapiene, con un’alta partecipazione anche di ragazzi e giovani. La gente non ha fretta: la celebrazione domenicale dura oltre due ore ed è ben preparata: da chi cura l’accoglienza alla porta di chiesa, a chi anima il canto favorendo il canto di tutta l’assemblea, da chi svolge il servizio del lettore a chi anima la carità, la danza… Quello che colpisce è però la spiritualità, la fede che motiva e ispira la vita quotidiana. Inoltre su un territorio molto esteso, in comunità di base assimilabili a nostre parrocchie di qualche centinaio di abitanti, anche senza chiesa le persone si incontrano dove e come possono per la preghiera e ascolto della Parola di Dio quotidiana, la celebrazione dei funerali per esempio è guidata da un fedele laico adulto; nelle cosiddette “chiese centrali” – corrispondenti alle chiese principali delle nostre unità pastorali – si celebrano i battesimi, si porta avanti la catechesi, si cura l’amministrazione dei beni… E i catechisti con le famiglie sono responsabili della iniziazione alla vita cristiana dei più piccoli e tengono alta la vita di fede della comunità cristiana. Il prete arriva in quella comunità quando può e come può per celebrare l’Eucaristia domenicale, dico quando può e come può, viste anche le difficoltà nei trasferimenti e nei viaggi per la insufficienza o addirittura la mancanza di strade o per la carenza di mezzi di trasporto adeguati. Ci si muove, anche per distanze di due ore, per lo più a piedi. Per i più provveduti c’è qualche bicicletta o qualche rara moto che, per lo più offre il servizio di moto-taxi!».
Come ha trovato la situazione sociale?
«Il governo è fortemente centralizzato. La gente è povera, molto povera. L’agricoltura, l’unica risorsa del paese, è arretratissima. Lo strumento di lavoro è la zappa. La risorsa e il nutrimento di base  – se la stagione accompagna il raccolto con piogge adeguati – è costituito da riso, fagioli, patate, un po’ di verdure e banane. Di fatto acquistare questi beni è pressoché impossibile. Per intenderci basta questo dato: chi trova lavoro in campagna, o altro, guadagna appena un euro al giorno… e un chilo di zucchero costa un euro! Le medicine, altro esempio, non si possono comprare. La corrente elettrica è arrivata nei centri da tre anni; le case – se così possono chiamarsi – sono piccole strutture di 60 metri quadrati costruite con blocchi di sabbia cotti al sole».
Da questo suo viaggio sono partiti altri progetti per la diocesi di Byumba e la parrocchia di Nyarurema?
«Ritengo opportuno avviare in diocesi una riflessione per tenera alta la dimensione missionaria della nostra Chiesa anche attraverso dei  “chiari segni”, magari riprendendo la disponibilità ad accogliere nel nostro seminario almeno due seminaristi e, come abbiamo fatto per il passato, preparali a diventare preti per la loro gente. Poi è necessario impegnarci di più per mantenere tutte le numerose opere già realizzate. Per il resto, ringrazio il Signore che con la presenza e l’opera dei nostri missionari fedeli laici e preti, presenti in Rwanda, come in Brasile, Burkina Faso e Perù, ci permette come comunità diocesana di “annunciare il Vangelo a tutte le creature”».
 
 

Nessun commento: