"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI


mercoledì 2 maggio 2012

Anche i rwandesi scoprono l'imposta sui terreni

E’durato poco l'effetto positivo per i rwandesi di poter diventare proprietari dei terreni che magari coltivavano da tempo. Infatti, secondo una legge del 2005, che ha cominciato a esplicare i propri effetti a partire dal 2009, ogni cittadino rwandese ha potuto diventare proprietario della terra in forza di diritti derivanti dall’acquisto piuttosto che da un’eredità. Solo di recente, come riferisce l'agenzia Syfia, si è però cominciato a scoprire che tale diritto si accompagna anche all’obbligo di riconoscere allo Stato un canone annuo di affitto che si protrarrà sicuramente per i prossimi venti anni, ma è facile prevedere che non cesserà a quella scadenza. Anche se solo ora i proprietari cominciano a rendersi conto di questo spiacevole balzello, la legge era abbastanza chiara dal momento che recitava che “la terra fa parte del patrimonio comune di tutti i ruandesi ..." e, "fatti salvi i diritti degli utenti dei terreni che hanno la capacità di goderne in quanto proprietari, lo Stato ha il diritto di gestione eminente di tutte le terre all'interno del territorio nazionale ". La rendita fondiaria che lo stato rivendica è fissata con decreto ministeriale. Gli importi variano a seconda che la terra sia ad uso residenziale o agricolo, e a seconda della dislocazione del terreno.Insomma ogni paese ha la sua Imu! I diritti riconosciuti allo Stato sui terreni consente altresì alle autorità di intervenire nel processo di ricomposizione fondiaria, molto criticato nelle zone rurali, che obbliga gli agricoltori a seguire le indicazioni, emanate nell’ambito della politica nazionale di "consolidamento dei terreni coltivabili", miranti a raggruppare i terreni agricoli molto piccoli per formarne di più ampi che possano essere sfruttati con le tecniche agricole più produttive. Ogni agricoltore conserva la proprietà del suo pezzo di terra, ma deve coltivare, spesso contro la propria volontà, anche una coltura imposta.

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