"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI


sabato 29 gennaio 2011

Anche i (pochi) cani rwandesi mordono

 Brunello con Franco S.  a Nyagahanga nel 2008
E' abbastanza infrequente incontrare sulle strade dei villaggi rwandesi un cane. Altrettanto si può dire dei gatti domestici.Il motivo per cui diventa un lusso disporre di un cane o di un gatto domestico è facilmente immaginabile: una bocca in più da sfamare. Un lusso che nelle campagne rwandesi pochi si possono permettere. Seppure rari, i cani non sono del tutto assenti in Rwanda e, soprattutto,  non cessano di essere cani; se del caso mordono. Lo ha sperimentato l'amico Brunello Baldi che, in una breve pausa del suo tour rwandese, si è recato per incontrare degli amici presso il seminario maggiore di Kabgayi. Qui però di cani ce ne sono ben tre. Uno di questi non ha resistito alla tentazione di provare il gusto muzungu e ha affondato i suoi denti nel polpaccio del povero Brunello.Solo gli scarponcelli alti e i pantaloni spessi e resistenti, abbigliamento da esperto viaggiatore africano, non hanno permesso al cane, forse un po' razzista, di portare completamente a termine il   suo sciagurato disegno. Come suggerisce qualsiasi manuale del buon viaggiatore in in questi casi, immediatamente Brunello si è sottoposto alle profilassi richieste per evitare ogni possibile contagio. Nel frattempo, il cane, pago di aver comunque marcato con i segni dei propri denti il muzungu,  è diventato uno scodinzolante amico di Brunello. 

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