"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI


mercoledì 30 luglio 2014

La tentazione di perpetuare il potere oltre i limiti costituzionalmente previsti


Durante l'ultimo decennio, numerosi capi di stato africani hanno modificato la Costituzione per restare al potere oltre il limite temporale indicato nella stessa legge fondamentale del paese. Altri, per i quali si sta concludendo l'ultimo mandato costituzionalmente previsto, sono tentati di fare lo stesso. Si tratta dei presidenti in carica di Benin, Burkina Faso, Burundi, Congo - Brazzaville, Repubblica Democratica del Congo, Togo e, come noto, Rwanda che hanno in comune di essere al termine del loro secondo e ultimo mandato e che per essere rieletti devono mettere mano a modifiche delle rispettive costituzioni. Ad ognuno di questi non mancheranno motivi per accreditarsi come indispensabili e insostituibili alla guida deli rispettivi paesi. A tutti andrebbe, peraltro, ricordato che loro omologhi, altrettanto bravi, i presidenti del Sud Africa, Nelson Mandela, del Mozambico, Joquim Alberto Chissano, del Botswana, Festus Gotentebanye Mogae, e di Capo Verde, Pedro de Verona Rodrigues Pires, non hanno ceduto a questa tentazione di perpetuare il loro potere e si sono fatti regolarmente da parte lasciando che il percorso democratico dei rispettivi paesi  proseguisse senza traumi. Dopo di loro non è sopravvenuto "alcun diluvio", anzi hanno lasciato ai loro successori paesi tra i più consolidati sia politicamente che economicamente.Di seguito riportiamo la situazione dei paesi, come rappresentata dalla radio francese RFI, in cui i rispettivi presidenti sono all'ultimo mandato.

venerdì 25 luglio 2014

Rimpasto di governo: ritorna a sorpresa Joe Habineza


Ieri, il presidente Paul Kagame, dopo un rapido rimpasto, ha proceduto a insediare il nuovo governo presieduto dal nuovo primo ministro Anastase Murekezi che sostituisce Pierre Damien Habumuremyi. Nella nuova compagine sono stati confermati nei rispettivi ruoli  i responsabili dei ministeri chiave come Difesa, Esteri, Finanze e Sicurezza interna, altri sono stati ruotati negli incarichi, ci sono state delle new entry e, soprattutto, c'è stato un importante e inatteso ritorno al ministero della cultura e dello sport di   Joseph Habineza. Un ritorno salutato con molto entusiasmo sia dalla stampa, The New Times gli dedica un pezzo con il titolo "Joe è tornato", che dai giovani che hanno affidato ai social network i loro messaggi di bentornato. I nostri quattro lettori ben conoscono la storia di Habineza, la cui vicenda avevamo trattato nei post del 16 febbraio, del 20 e  21 febbraio 2011.  Da li'  la sua storia era finita in prima pagina su Il Fatto Quotidiano, dove Marco Travaglio gli aveva dedicato l'apertura e un editoriale per gli ovvi riferimenti ad analoghi fatti italiani. Habineza si era, infatti, dimesso dall'incarico di ministro per alcune foto che lo ritraevano in un festino privato allegramente circondato da belle ragazze, successivamente era stato "relegato" in Nigeria come ambasciatore. Al di là dello specifico caso scatenente, oggettivamente abbastanza innocente, diverse fonti attribuivano l'allontanamento alla crescente popolarità che Habineza stava conquistando, soprattutto tra i giovani. Ora, dopo tre anni di dorato "esilio" in Nigeria, torna al governo e si riprende il suo vecchio posto; magari avendo l'accortezza, se vuole mantenerselo, di non suscitare troppe gelosie per il suo successo tra i "suoi" giovani.

giovedì 24 luglio 2014

HDI 2014: il Rwanda al 151° posto

E' stato presentato oggi a Tokio il Rapporto sullo SviluppoUmano 2014, curato dall'ONU, dal titolo ‘Sostenere il progresso umano: riduzione delle vulnerabilità e rafforzamento della resilienza”, che fotografa la situazione dei vari paesi sulla base  di diversi parametri valutativi, sintetizzati nell' indice di sviluppo umano (HDI).  Il nuovo indice è stato introdotto come alternativa alle misure convenzionali di sviluppo nazionale, come il livello di reddito e il tasso di crescita economica e mira a  una definizione più ampia di benessere, fornendo una misura composita di tre dimensioni fondamentali dello sviluppo umano: salute, istruzione e reddito.Il rapporto 2014 mostra che, tra il 2000 e il 2013, l'Africa sub-sahariana ha avuto il secondo più alto tasso di progresso nell'Indice di Sviluppo Umano (HDI), con il Rwanda e l’Etiopia che hanno raggiunto la crescita più rapida, seguite da Angola, Burundi, Mali, Mozambico, Tanzania e Zambia. Tuattavia, nonostante questo progresso, l'Africa sub-sahariana è la regione più diseguale del mondo, secondo il coefficiente di UNDP sulla disuguaglianza umana. Il Rapporto colloca il Rwanda al 151° posto, sui 187 paesi del mondo presi in considerazione, con un indice  HDI pari a 0,56, in miglioramento rispetto allo 0,434 del 2013 che lo collocava al 167° posto. Come già in passato, il Rwanda  è in buona posizione, 80° posto, per quanto attiene la parità dei sessi e viene altresì citato per  i progressi fatti per quanto attiene la copertura dell’assistenza sanitaria. Diversamente, il Rwanda scende al 171° posto per quanto riguarda il Prodotto interno lordo per abitante. Particolarmente negativi risultano i dati relativi agli strati di popolazione che vivono sotto la soglia di povertà secondo i parametri internazionali di 1,25$ al giorno (PPA-parità di potere d’acquisto): il 63,7% dei rwandesi sono sotto questa soglia. Le autorità rwandesi adattano questo dato alla realtà locale con una conseguente rielaborazione della soglia di povertà, evidentemente più bassa di quella internazionalmente intesa, così che il dato della popolazione che vive sotto questa soglia scende al 44,9%. Il Rwanda occupa comunque una posizione migliore rispetto agli altri paesi dell’Africa subsahariana che, nella classifica dell’HDI, sono tutti alle spalle del paese delle mille colline, con la sola  esclusione del Kenya che si colloca al 147° posto. 
Scheda paese allegata al Rapporto, relativa al Rwanda ( clicca qui)