L'inclusione del Rwanda nel Progetto Mattei (annunciata a inizio marzo dalla presidente Meloni) segna una tappa fondamentale per il Paese, che già da anni si propone come hub tecnologico e modello di stabilità per l'Africa centro-orientale.L'ingresso del Rwanda (insieme a Gabon, Zambia e Congo) bilancia il Piano Mattei verso l'Africa subsahariana, spostando il baricentro dai soli paesi del Nord Africa e del Corno d'Africa verso economie più dinamiche e in rapida crescita.Le prospettive che si aprono per Kigali sono multiformi e spaziano dalla sostenibilità ambientale alla crescita industriale.Il Rwanda è già protagonista di un importante accordo bilaterale con l'Italia da 50 milioni di euro focalizzato sulla resilienza climatica. Con il Piano Mattei, questa collaborazione si può intensificare.In linea con la visione "Rwanda 2050", il Piano Mattei punta molto sul capitale umano e quindi potrebbero aprirsi significative opportunità in ambito di partnership tra università italiane e ruandesi per la creazione di centri di innovazione tecnologica e scambi culturali.Ricordiamo che il Piano Mattei funge da moltiplicatore per gli investimenti privati, garantiti da enti come SACE e Cassa Depositi e Prestiti (CDP). Per il Rwanda, far parte del Piano, significa quindi diventare una destinazione privilegiata per le imprese italiane. Le aziende italiane che aprono sedi o avviano progetti in Rwanda possono accedere alla "Misura Africa" di SIMEST (dotata di 200 milioni di euro complessivi).Grazie poi alla stabilità politica di cui gode, il Rwanda può rivelarsi un partner affidabile col quale l'Italia può testare modelli di "partenariato paritario", che vadano oltre la logica del puro aiuto allo sviluppo.Ricordiamo inoltre che, a differenza di altri paesi africani, il Rwanda ha una burocrazia estremamente snella (è ai vertici del continente per Ease of Doing Business). Questo rende i progetti finanziati da SIMEST molto più facili da attuare in tempi brevi rispetto alla media regionale.
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