La situazione del Posto di sanità di Mubuga, "Alfredo Pierotti", più volte qui trattata,deve forse essere rivista alla luce di un
articolo apparso recentemente su The New Times.Infatti, in esso vi si riportava la
dichiarazione del Ministro della Salute, Dr. Sabin Nsanzimana, secondo il quale circa 200 presidi sanitari in
tutto il Paese sono risultati essere situati in posizioni inadeguate e le loro
infrastrutture sono ora in fase di valutazione per un utilizzo alternativo. Il
Ministro ha affermato che i presidi sanitari interessati rappresentano quasi il
10% di tutte le strutture di questo tipo a livello nazionale e sono stati per
lo più istituiti in aree in cui la domanda di servizi è bassa."Questi
presidi sanitari sono stati introdotti intorno al 2015, in un periodo in cui i
distretti avevano degli obiettivi da raggiungere. Tuttavia, alcune
considerazioni fondamentali sono state trascurate". Di conseguenza, “alcuni
presidi sanitari sono stati costruiti lontano dai centri abitati, mentre altri
sono stati allestiti troppo vicino a strutture sanitarie già esistenti,
rendendoli di fatto superflui”.Conseguentemente, il Ministero della Salute ha rivisto gli standard
per l’apertura di nuovi presidi sanitari
ed evitare problemi simili in futuro.Lo stesso Ministro ha auspicato che per i
presidi inutilizzati vengano trovate nuove destinazioni come: centri per la
prima infanzia, centri giovanili o biblioteche, in modo che le infrastrutture
non vadano sprecate. Per i presidi invece che faticano a garantire un’adeguata
operatività per motivi finanziari o per carenza di personale non saranno
eliminati ma saranno prese misure a sostegno come un più sollecito rimborso e
la messa a disposizione di personale infermieristico neo diplomato.In questo contesto forse va rivista la gestione anche del
Posto di Sanità di Mubuga, realizzato dall’Associazione Kwizera nel 2019, in
memoria del compianto Alfredo Perotti, e da più di un anno praticamente chiuso
per mancanza di personale. Se il Posto di Mubuga è da conderasi tra quelli che “faticano
a garantire un’adeguata operatività per motivi finanziari o per carenza di
personale”, l’Associazione Kwizera riafferma la propria disponibilità a
garantire un supporto finanziario per garantire il pagamento dello stipendio di
un infermiere. Diversamente, se il Posto rientra tra quelli “destinati ad un
uso alternativo”, forse la soluzione migliore è che venga restituito alla
Diocesi, proprietaria dell'immobile, e sia la stessa Diocesi a trovare una destinazione, tra le tante
possibili, che vada a favore della popolazione locale dell'infrastruttura.
Anche in questo caso l’Associazione Kwizera è disponibile a valutare un proprio
sostegno per garantire la valorizzazione
di questa importante opera frutto del sostegno dei nostri benefattori.
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