"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI


domenica 17 marzo 2013

Indice di sviluppo umano-HDI: Rwanda solo al 167° posto del ranking mondiale

Ogni anno  l’UNDP, il programma di sviluppo dell'ONU, pubblica  il Rapporto sullo Sviluppo Umano che fotografa la situazione sociale ed economica dei vari paesi del mondo sintentizzata nell' indice di sviluppo umano (HDI). 
Si tratta di un indice  introdotto in alternativa alle misure convenzionali di sviluppo nazionale, come il livello di reddito e il tasso di crescita economica, che fornisce una definizione più ampia di benessere basandosi su una misura composita di tre dimensioni fondamentali dello sviluppo umano: la salute, l'istruzione e il reddito.Il Rapporto 2013, rilasciato nei giorni scorsi a Città del Messico, ci consegna una fotografia del Rwanda non propriamente in linea con quella che è la rappresentazione comunemente diffusa dai media internazionali: quella di un paese  da additare quale esempio da seguire sulla via dello sviluppo per gli altri paesi del sud del mondo. Magari si enfatizzano aspetti più appariscenti che sostanziali, come fa questa mattina The Sunday Times che  presenta così i risultati del Rapporto:"Il Rwanda ha ottenuto 0,434 nell'HDI classificandosi 76esimo su 187 paesi  nella promozione della parità dei sessi". Come si vede si bada più al politically correct che alla sostanza. Purtroppo l’HDI che emerge, pari appunto allo 0,434 come correttamente riferisce The Sunday Times, colloca il Rwanda al  167 esimo posto sui 187 paesi presi in esame, la medesima posizione che occupava nel 2007.  
Lascia sorpresi anche noi costatare che, al di là delle realizzazioni in campo economico e sociale di cui da qualche anno ci sforziamo di dar conto su questo piccolo blog, nell’ultimo quinquennio il Rwanda sia rimasto inchiodato a questa per niente gratificante posizione di coda nel ranking mondiale. Anche all’interno della propria area geografica, il Rwanda non è riuscito a portarsi al livello degli  altri paesi, collocandosi al di sotto della media regionale dei paesi dell’area subsahariana, pari al 0,475. Su base continentale, il Rwanda si pone in una posizione mediana, lasciandosi alle spalle 19 paesi africani ma avendone davanti una trentina. Sono dati che dovrebbero far riflettere i responsabili politici del paese a cui, evidentemente, consiglieri internazionali un po’ troppo compiacenti, come Tony Blair, non fanno un buon servizio, mancando di evidenziare anche le aree critiche necessarie di intervento. Come da tempo andiamo sottolineando, oltre i confini della capitale esiste un altro Rwanda i cui stili e livelli di vita evidentemente concorrono ad abbassare quei parametri su cui si basa la determinazione dell'HDI.
I principali indicatori riferentesi al Rwanda, su ognuno dei quali meriterebbe fosse fatta una riflessione, sono consultabili cliccando qui.
HDI: Trends 1980-2012

lunedì 11 marzo 2013

Festa patronale al Petit Séminaire di Rwesero



Sabato 9 di marzo il Petit Séminaire di Rwesero ha  festeggiato san Domenico Savio,  al quale il seminario è dedicato. Una festa molto sentita dall'intera comunità degli attuali studenti, ma anche dai numerosi ex studenti che qui hanno iniziato il loro percorso formativo verso il  sacerdozio per alcuni e di preparazione a recitare un ruolo da cristiani impegnati nella vita civile e professionale per moltissimi altri. Numerosi quindi erano gli  ex  seminaristi presenti, passati da questa grande scuola a partire dal lontano 1956, anno di fondazione  del seminario. Numerosi erano anche i genitori degli studenti che hanno voluto vivere questa giornata particolarmente significativa a fianco dei loro filgli. La cerimonia religiosa è stata preceduta dalla lettura  un messaggio del Nunzio Apostolico in Rwanda, S.E. mons Luciano Russo, che non ha potuto  partecipare  alla festa essendo rientrato in Italia per il grave lutto che lo ha colpito in questi giorni per la perdita del padre.Nel messaggio, il Nunzio ha ricordato gli esempi di santità del Patrono, San Domenico Savio,« un gigante dello spirito... un eroe di virtù cristiane ». secondo Pio XI,  che aveva come principio di vita “ l’amore di Gesù Eucaristico e della Vergine Maria, la purezza di cuore, la santificazione delle azioni ordinarie e lo zelo per guadagnare tutte le anime”. La Messa è stata celebrata dal Vescovo mpns. Servilien Nzakamwita, che nel Seminario di Rwesero ha iniziato i suoi studi.Alla cerimonia religiosa ha  fatto seguito un  momento conviviale allietato dall'animazione dei giovani seminaristi che si sono esibiti in canti, danze e reciteGrande animatore della giornata è stato il Rettore del Seminario, Don Paolo Gahutu, da qualche mese alla guida della struttura in una nuove sfida del suo impegno sacerdotale. Nel suo intervento di saluto, Don Paolo   ha rappresentato la situazione dell Seminario nel suo insieme, sottolineando i problemi con cui  è chiamato quotidianamente a misurarsi e presentando i progetti per il  futuro. In particolare, ha sollecitato il sostegno degli ex seminaristi, che si sono affermati anche nella società,  e dei genitori, perchè non facciano mancare il loro sostegno, attraverso la raccolti di fondi, perchè anche gli studenti più poveri che sentono la chiamata al sacerdozio possano accedere al percorso di studio offerto dal Seminario.Non è certo semplice, ma siamo certi che Don Paolo saprà portare al Petit Séminarie tutto il bagaglio della sua grande esperienza e spiritualità e  saprà dare a questa gloriosa istituzione, vero vanto,insieme agli altri Petits Séminaires, della Chiesa rwandese, una rinnovata mission per portare al sacerdozio giovani preparati e adeguatamente vagliati e consegnare alla società civile rwandese laici cristiani,  in grado di incidere nelle dinamiche sociali per la loro preparazione culturale e per la convinzione della loro fede. 

sabato 9 marzo 2013

Eccellono gli studenti delle scuole cattoliche rwandesi

I dati forniti  dal  Ministero dell'Istruzione relativi all’andamento dei risultati scolastici conseguiti dagli studenti che si sono sottoposti agli esami al termine del ciclo scolastico secondario, come già nel passato, evidenziano come gli studenti delle scuole cattoliche eccellano nelle diverse classifiche.
In particolare si sono fatti onore gli studenti dei diversi  Petits Séminaires operanti in Rwanda, quelli di  Rwesero, di Nkumba, di Nyundo,di Kabgayi e di  Karubanda, ma anche quelli  di altre scuole tenute da religiosi come Groupe Scolaire San Giuseppe Kabgayi, Groupe Scolaire St. André, Ecole de Sciences de Byimana, Groupe officiel de Butare. Anche le studentesse della scuola femminile GS St Bernadette de Save-Huye sono segnalate tra quelle con i punteggi più alti. Lo stesso Ministro della Pubblica Istruzione, Vincent Biruta, ha riconosciuto questa leadership educativa delle scuole cattoliche, sottolineando  come "Le scuole cristiane come quelle guidate da suore e religiosi hanno sempre a cuore i propri studenti, sono dotate di un'ottima struttura gestionale e organizzativa, dedicano tempo importante agli studenti e pregano sempre per loro".
Per spiegare il segreto di  questa performance delle scuole cattoliche, The New Times ha visitato la Byimana Science School, (ex Ecole de Science de Byimana), fondata nel lontano 1952 e gestita dai Fratelli Maristi a Ruhango nella provincia meridionale, che ha piazzato ben quattro dei suoi studenti fra i primi dieci nelle materie scientifiche. Secondo il cronista, già entrando nella scuola, non si può non notare la serenità e il silenzio e come tutti gli studenti siano in classe ad ascoltare i loro insegnanti. Sottolineatura quanto mai opportuna visto che in altre scuole  capita spesso di imbattersi in studenti che bighellonano all’esterno delle aule  durante l’orario delle lezioni. Secondo il preside,  fratel Alphonse Gahima, il successo dipende da vari fattori tra cui essere una scuola emanazione della chiesa che richiede un certo livello di impegno religioso tra gli studenti, avere livelli elevati di disciplina tra gli studenti e  un efficiente sistema di gestione della scuola.E’ la vocazione educativa della Chiesa  come completamento di quella primaria di predicazione del Vangelo, la vera discriminante che fa la vera differenza, secondo  Hahima, rispetto alle altre scuole. C’è poi da sottolineare la particolare attenzione al rispetto delle regole e della  disciplina a cui sono chiamati tutti gli studenti, l’attenta gestione del corpo insegnanti e l’organizzazione didattica ed extra didattica che impegnano completamente gli studenti, ai quali viene anche inculcata una particolare attenzione alla lettura .
Come si vede un buon modello a cui ispirarsi, anche per alcune scuole cattoliche che con il tempo hanno perso un po’ dello smalto iniziale,  quando a partire dagli inizi del periodo coloniale  furono pioniere nell’istruzione del popolo rwandese. Quante strutture anche importanti sparpagliate sul territorio rwandese potrebbero essere rilanciate, anche ripensando i contenuti didattici per renderli più spendibili anche sul mercato del lavoro locale, dove a fianco delle tradizionali attività riconducibili all’agricoltura se ne stanno affacciando di totalmente nuove. Un discorso a parte meritano i numerosi Petits Séminaires; magari ne riparleremo in futuro.