"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI


venerdì 16 luglio 2021

Il Rwanda ripristina il lockdown per contrastare la nuova ondata di Covid

Da domani la città di Kigali e altri otto distretti tra cui Nyagatare, Rubavu, Rwamagana, Rustiro, Burera, Gicumbi, Kamonyi e Musanze saranno messi in lockdown per dieci giorni con l’intento di contrastare la nuova ondata della pandemia del Covid nella sua variante indiana. Nelle ultime settimane, infatti, l’andamento della pandemia ha subito un’improvvisa impennata, portando i morti da Covid sopra i 600, dopo che a marzo il numero dei morti era ancora sotto i 300 ed il Rwanda era tra i Paesi che meglio avevano affrontato l'emergenza Covid (leggi qui) . Così da domani  rimarranno in funzione solo i servizi essenziali: mercati e negozi che vendono prodotti alimentari, macellerie, negozi di latte e prodotti lattiero-caseari, servizi bancari essenziali e altri servizi finanziari e di denaro mobile, raccolta dei rifiuti e altri servizi sanitari essenziali, servizi doganali e fiscali, commercio di prodotti petroliferi e servizi di telecomunicazione.
Nella capitale sarà addirittura sospesa la consegna a domicilio dei pasti. Per tutto il periodo di blocco totale le attività commerciali saranno comunque chiuse dalle 17:00 alle 04:00. Continueranno ad operare solo le industrie dell'agro-trasformazione, quelle che producono  materiali da costruzione, prodotti sanitari, mascherine e attrezzature mediche e fabbriche che producono materiali da imballaggio. Nonostante la restrizione, si prevede che un certo numero di società sarà ancora autorizzato a continuare le operazioni. Per tutta la durata del lockdown il governo ha previsto la distribuzione di pacchi alimentari a circa 200.000 famiglie vulnerabili, garantendo altresì un sostegno d'emergenza ai residenti vulnerabili risultati positivi al Covid-19 e che sono in cura a domicilio. Come già avvenuto in precedenza, i pacchi saranno distribuiti con l'aiuto di giovani volontari e leader locali e saranno consegnati porta a porta nella quantità correlata al numero di persone presenti in casa.
Tutti i numeri riferiti alla pandemia da Covid sono riassunti nella tabella riportata qui accanto e aggiornata  a ieri. Si ricorda che gli abitanti del Rwanda superano di poco i 12 milioni.

martedì 15 giugno 2021

Rivoluzione verde per i mototaxi ruandesi: saranno presto elettrici

 Gli oltre 50.000 mototaxi che sfrecciano sulle vie di Kigali e lungo le varie arterie del Paese potrebbero presto essere coinvolti in una vera e propria rivoluzione verde. Infatti, il governo ruandese, particolarmente sensibile a tutto quanto riguarda la tutela dell'ambiente ( da diversi anni in Rwanda sono proibite le borse e i sacchetti di plastica) sta cercando modelli di mobilità compatibili con questa scelta ecologica che ha come obiettivo di essere carbon free entro il 2050. In quest'ottica, come riferisce il sito specializzato moto.it, ha avviato una collaborazione con un'azienda locale, la Rwandan Electric Mobility, per diffondere i veicoli elettrici nella capitale Kigali, anche attraverso la concessione di incentivi che favoriscano la conversione, comportante anche un significativo risparmio sui costi  al chilometro. Grazie a un sistema di battery swap diffuso nella capitale i "mototaxisti" possono caricare una batteria con meno di un dollaro e fare circa 60 km a fronte dei 40 km percorsi con un litro di benzina che costa $ 1,08. Inoltre la conversione all'elettrico allunga la vita dei veicoli e riduce drasticamente le spese di manutenzione.La Rwanda Environment Management Authority (REMA), ha firmato un accordo con la Rwandan Electric Mobility, una società specializzata nella conversione di moto a benzina in elettriche. Nella prima fase sperimentale si prevede di convertire già 30mila moto entro cinque anni con un costo di circa 150mila dollari.

mercoledì 26 maggio 2021

Segretario ONU: risorse minerarie fonte di crescita economica e riduzione della povertà per 63 Paesi in via di sviluppo

Il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, intervenendo a una tavola rotonda virtuale sulla trasformazione delle industrie estrattive per lo sviluppo sostenibile ha ricordato come  "dei 72 paesi del mondo a basso o medio reddito, 63 hanno aumentato la loro dipendenza dalle industrie estrattive negli ultimi due decenni. Queste industrie generano grandi quantità di entrate in valuta estera, investimenti esteri diretti e entrate governative. Hanno il potenziale per guidare crescita economica e riduzione della povertà ". Senza dimenticare come  le industrie estrattive siano anche potenzialmente fattori di diversi mali, quali:  corruzione, sfruttamento, colonialismo e razzismo, degrado ambientale, conflitti armati, sfollamento della popolazione, danni culturali e diritti umani violazioni " rimane pur sempre la "necessità di migliorare la governance delle risorse estrattive attraverso regole e un'applicazione più efficaci relative alla sostenibilità ambientale, alla trasparenza, al processo decisionale inclusivo, alla responsabilità, all'accesso alle informazioni e al rispetto e alla protezione dei diritti umani affinchè  i benefici delle risorse minerarie raggiungano tutte le persone nella società, non solo le élite".