Il Parlamento rwandese
ha ufficialmente dato il via ieri all’iter legislativo che porterà alla modifica
dell’art. 101 della costituzione, con il conseguente cassamento del vigente limite
di due mandati presidenziali. La modifica andrà sottoposta a un referendum confermativo
popolare; una mera formalità, visto che in alcune settimane più di 3,7 milioni
di rwandesi, su un elettorato di circa 6 milioni, hanno firmato, più o meno
spontaneamente, una petizioni che chiedeva appunto al Parlamento di modificare l'articolo 101
della Costituzione. Unica voce ufficiale contraria alla modifica è quella del
piccolo partito di opposizione, il Partito Democratico Verde, che ha anche
fatto ricorso alla Corte Suprema in opposizione alla revisione costituzionale,
senza peraltro trovare un solo avvocato in tutto il Rwanda che si facesse
carico di sostenere tale ricorso. All’esito dello scontatissimo iter di
revisione costituzionale Paul Kagame potrà tranquillamente candidarsi, nel
2017, per essere “incoronato” presidente per la terza volta. A quel punto si
potrebbe dischiudere in Rwanda lo stesso iter percorso da Singapore, modello spesso citato dall’attuale
leadership rwandese, in cui il padre
della patria Lee Kuan Yew, dopo
aver governato per trentanni e aver portato il paese ad un alto livello di
sviluppo economico a cui non ha corrisposto un analogo trend delle libertà
democratiche, i detrattori lo hanno infatti dipinto come una personalità autoritaria,
ha passato il testimone al figlio Lee Hsien Loong, attuale primo ministro. Per
la simpatia che ci lega al Rwanda non
osiamo pensare ad altro scenario che ci viene sempre dall’Asia, specificatamente
dalla Corea del Nord. Lì furono più sbrigativi, per il padre della patria Kim
Il-sung fu introdotta direttamente in costituzione la figura del "presidente
eterno”: fu l’inizio di una nuova dinastia che vede attualmente regnante su un
paese in piena miseria l’ineffabile nipote Kim Jong-un.
"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI
mercoledì 15 luglio 2015
martedì 7 luglio 2015
L'Expo non arriva in Rwanda ...e due danzatori non fanno rientro in patria
Non ha avuto alcuna eco sulla stampa rwandese il Rwanda day all'Expo 2015 di Milano. Stranamente il principale media rwandese, il governativo The New Times, non ha dato notizia dell'avvenimento a cui erano pur sempre presenti il ministro degli Esteri e quello del Commercio e dell'Industria, oltre che altri alti rappresentanti del paese. Risulta abbastanza sorprendente e francamente incomprensibile, se non nasconde logiche di potere locali, tale "buco", tenuto conto che la giornata era incentrata sulla rappresentazione a potenziali investitori delle potenzialità del Rwanda come paese in cui fare impresa.
Per la verità, una notizia attinente l'Expo, in Rwanda e' arrivata, ma sicuramente le autorita' ne avrebbero fatto volentieri a meno: due danzatori facenti parte del balletto nazionale hanno fatto perdere le loro tracce, non facendo rientro in Rwanda ( leggi qui).
Per la verità, una notizia attinente l'Expo, in Rwanda e' arrivata, ma sicuramente le autorita' ne avrebbero fatto volentieri a meno: due danzatori facenti parte del balletto nazionale hanno fatto perdere le loro tracce, non facendo rientro in Rwanda ( leggi qui).
lunedì 6 luglio 2015
I nuovi sacerdoti della Chiesa rwandese
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| Uno dei novelli sacerdoti, Silas Nteziryayo, della diocesi di Byumba, sarà ordinato sacerdote il primo agosto a Kinihira |
Nel mese di luglio e agosto, come da tradizione, avranno luogo in Rwanda le ordinazioni
sacerdotali e diaconali. In questi
giorni è stato emanato dalla Chiesa rwandese il relativo calendario. Sono ben
36 i diaconi che riceveranno l’ordinazione sacerdotale nelle nove diocesi
rwandesi. A questi si aggiungono altri due neo sacerdoti appartenenti a ordini
religiosi. Ancor più alto è il numero dei seminaristi che riceveranno il
diaconato: 59 incardinati nelle diocesi e 9 appartenenti a ordini religiosi.La
diocesi di Byumba potrà contare su 5 nuovi sacerdoti e 12 diaconi. Come si vede ci troviamo di fronte a numeri molto
importanti che vanno a rafforzare un chiesa locale che in cento anni di vita ha
saputo innervarsi nella società rwandese nel ruolo proprio di animatrice e
guida della comunità dei credenti, ma anche come motore dello sviluppo sociale e civile, come testimoniano le numerose attività scolastiche, sanitarie e finanziarie
promosse e sostenute dalla Chiesa rwandese.
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