"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI


martedì 7 maggio 2013

Nominato il nuovo vescovo di Kibungo


Il Santo Padre Francesco ha nominato Vescovo della diocesi di Kibungo  il Rev.do Antoine Kambanda, del clero di Kigali, Rettore del Seminario Maggiore Saint Charles di Nyakibanda. La diocesi era retta in qualità di amministratore apostolico dall'arcivescovo di Kigali, mons. Thaddée Ntihinyurwa, dopo che, nel gennaio 2010, il Papa aveva accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi  presentata da Sua Ecc. Mons. Kizito Bahujimihigo. A suo tempo la rinuncia fu messa in relazione alla grave situazione economico-finanziaria in cui si era venuta a trovare la diocesi, di cui avevamo dato notizia in precedenti post.
Qui di seguito riportiamo un breve profilo, ripreso dal comunicato ufficiale della sala stammpa vaticana,  del nuovo vescovo, Rev.do Antoine Kambanda.

domenica 5 maggio 2013

Croce e mezzaluna verso una partnership finanziaria in CORAR?

La società assicurativa CORAR, il cui capitale è detenuto da istituzioni riconducibili alla Chiesa rwandese,   ha tenuto il 23 aprile scorso la propria assemblea per l’approvazione del bilancio chiusosi con un utile netto di 792 milioni di Frw, destinato a ripianare parzialmente le perdite degli ultimi tre esercizi. Nella  stessa assemblea è stato preso in esame un’ipotesi d’accordo con il gruppo keniota Sameer, un conglomerato attivo nell'agricoltura, nei servizi, nella telefonia e nella finanza, quotato alla borsa di Nairobi. Il progetto prevede l'entrata del Gruppo Sameer nel capitale sociale di CORAR con una partecipazione del 60%  dietro l'apporto  di mezzi freschi per un ammontare di quattro milioni di dollari. Con questa operazione CORAR potrebbe veder rafforzato il proprio patrimonio così da poter ottenere dalle competenti autorità l'autorizzazione ad entrare nel settore delle assicurazioni generali e dell'assicurazione vita con due nuove società.Il Gruppo Sameer, secondo quanto dichiarato dal presidente della CORAR, l'abbé Emmanuel Rutsindintwarane, direttore della Caritas di Byumba, oltre ad apportare i richiamati mezzi patrimoniali, dovrebbe garantire un know how,  non solo in campo assicurativo, anche se il gruppo keniota operante anche in Uganda e Tanzania non risulta possedere, almeno consultando il suo sito internet, società operanti in campo assicurativo. L’accordo, secondo il presidente di CORAR,   dovrebbe consentire il salto dimensionale alla società, anche in una prospettiva sovranazionale, anche se, allo stato, ci sarebbero ancora resistenze da parte di alcuni azionisti, non del  tutto convinti di portarsi in casa un socio maggioritario. Forse non convince anche il  mettersi in affari con un socio come il Gruppo Sameer, controllato dalla famiglia di  Naushad Noorali Merali ( Sameer è il nome del figlio), abile e discusso  finanziere keniota d’origine indiana,  e, fatto non secondario nel caso di specie, di religione mussulmana.

venerdì 3 maggio 2013

I mercati internazionali promuovono il Rwanda

E' andato letteralmente a ruba il bond decennale da 400 milioni di dollari che il Rwanda ha proposto alla comunità finanziaria internazionale e di cui abbiamo riferito in un recente post. Le due banche collocatrici, BNP-Paribas e Citibank, hanno infatti raccolto adesioni per oltre  3,5 miliardi di dollari da parte di oltre 250 investitori di tutto il mondo, e sono quindi riuscite  a piazzare con estrema facilità l'intero prestito corrispondente a circa 300 milioni di euro, che può contare su un rating B garantito da Standard & Poors e Fitch, migliore di quello di certi paesi europei, scontando alla fine un tasso del 6,625% , più basso di quello preventivato.
Un  indubbio e significativo successo, sottolineato con enfasi dalle autorità rwandesi ,  che decreta un alto riconoscimento per Kigali a livello internazionale.Siamo di fronte non al solito articolo elogiativo di qualche giornalista amico, ma di 400 milioni di dollari che investitori di diverse parti del mondo, attenti a valutare il merito creditizio dei propri debitori, hanno prestato al Rwanda avendo fondati motivi, sulla base degli indicatori economici conosciuti,  per credere  sullo sviluppo del paese. Si tratta di un fatto importante che dovrebbe far riflettere anche chi pregiudizialmente contrasta l'attuale leadership rwandese, spesso non sapendo articolare il proprio giudizio distinguendo il livello politico, connotato da un  tasso di democrazia e di rispetto dei diritti civili eufimisticamente migliorabile, e il livello di sviluppo economico che, pur tra qualche inevitabile chiaroscuro, ha riscontri oggettivi e riconosciuti.