"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI


venerdì 22 marzo 2013

Il Seminario di Rwesero danneggiato dalle intemperie della stagione delle grandi piogge

Il tetto della casa dei professori dopo la tempesta
La grande stagione delle piogge di questo periodo ha lasciato il segno sul Piccolo Seminario di Rwesero. Come ci segnala il rettore Don Paolo Gahutu, nella serata di lunedì una forte turbolenza si è infatti abbattuta sul seminario. Il forte vento che accompagnava la pioggia ha colpito i numerosi alberi del parco danneggiandoli e abbatendone uno che  è  caduto sul tetto dell'alloggio dei professori, ha inoltre divelto le lamiere del tetto di un altro edificio. Anche il vicino Rwesero Beach, il punto di ristoro della diocesi antistante il lago, ha subito alcuni danni nella recinzione.Fortunatamente non ci  sono stati problemi per le persone, ma indubbiamente i danni  provocati da questa vera e propria tempesta si faranno sentire sulle magre casse del Seminario.

mercoledì 20 marzo 2013

Kigali: il nuovo Papa chieda perdono ai rwandesi


Papa Francesco I
L’elezione del cardinale Jorge Mario Bergoglio alla sede petrina con  il nome di Papa Francesco è stata accolta con una certa sorpresa in Rwanda, ben rappresentata dall’affermazione di quel vescovo rwandese che, subito dopo l'annuncio,  confessava candidamente che, non conoscendolo, faceva affidamento sulla bontà della scelta dei cardinali elettori. In realtà, passati i primi giorni di sorpresa, dopo alcuni articoli di studio del nuovo Papa curati anche da giornalisti stranieri,  sulla stampa locale l'interesse per il nuovo Papa assume una connotazione particolare che si estrinseca in un'esplicita richiesta: Papa Francesco, in coerenza con quelli che sembrano esssere i principi ispiratori del suo papato, dovrebbe finalmente decidersi  a chiedere  perdono per quanto la Chiesa locale viene accusata di aver fatto, attraverso suoi ministri, durante la tragedia rwandese del 1994. Si parte con  l’editoriale de The New Times del 17 marzo: “Nessun paese più del  Rwanda gradirebbe che il Vaticano manifestasse qualche segno di contrizione per il passato. Le persone tradite da alcuni membri della Chiesa hanno bisogno che si chiuda questa vicenda"; poi arriva l’intervento di ieri di uno dei principali editorialisti della stessa testata, Joseph Rwagatare,  "nel caso del Rwanda, è ragionevole aspettarsi che il Papa del popolo (come si comincia a conoscerlo) riconosca la complicità della chiesa nel genocidio del paese, si scusi e chieda perdono ...", per finire con  i commenti di diversi lettori che condividono l'auspicio per potersi riconciliare con una chiesa cha hanno abbandonato, proprio per i comportamenti passati.
 Naturalmente non sappiamo che cosa il nuovo Papa farà in proposito. Possiamo solo segnalare quanto fatto dal cardinal  Jorge Mario Bergoglio, primate d’Argentina, in un contesto che vedeva il suo popolo uscire da una situazione fortemente conflittuale e drammatica, con diverse analogie, seppur su scala diversa, con la tragedia rwandese, vissuta dal suo paese nel periodo della dittatura (1976-1983).
Parlando di quel periodo il cardinal Bergoglio, in una intervista del 2002 ripresa in “Francesco, un Papa dalla fine del mondo”, un instant book di Gianni Valente per le   edizioni Emi, afferma: «Siamo parte del nostro popolo. Partecipiamo con esso del peccato e della grazia. Possiamo annunciare la gratuità del dono di Dio solo se abbiamo sperimentato tale gratuità nel perdono dei nostri peccati. Nel 2000 la Chiesa argentina ha fatto, anche pubblicamente, un periodo di penitenza e di richiesta di perdono alla società, pure in riferimento agli anni della dittatura. Nessun settore della società argentina ha chiesto perdono allo stesso modo».
Mentre nel 2007, allorquando la giustizia argentina condannò  all’ergastolo un sacerdote dichiarato colpevole di sette omicidi e di altri crimini, il card Bergoglio, senza scomodare il Papa regnante, a nome della conferenza episcopale argentina firmò un documento in cui si diceva che “i passi che la giustizia compie nel chiarimento di questi fatti devono servire a rinnovare gli sforzi di tutti i cittadini nel cammino della riconciliazione e sono un appello ad allontanarci sia dall’impunità che dal rancore”. E ancora, “Se qualche membro della Chiesa, qualunque fosse la sua condizione, avesse avallato con il suo consiglio o la sua complicità qualcuno di questi fatti (la repressione violenta), avrebbe agito sotto la sua responsabilità personale, errando o peccando gravemente contro Dio, l’umanità e la sua coscienza”.

martedì 19 marzo 2013

Il puzzle del Kivu

Segnaliamo ai nostri lettori un'analisi particolarmente ampia della situazione venutasi a creare negli ultimi giorni nel Kivu. L'approfondimento è apparso sul  quotidiano on line L'Indro ed è stato  curato da Fulvio Beltrami, un ex cooperante italiano che da free lance  copre da Kampala tutta l'area dei grandi laghi. Dal pezzo proposto emerge un quadro particolarmente complesso e in continua evoluzione, in cui si muovono diversi protagonisti, con gruppi che nascono, muoiono o si frazionano dall'oggi al domani, e con i paesi confinanti che si muovono secondo dinamiche non sempre facili da comprendere.
Leggi l'articolo cliccando qui.

P.S. Nella giornata di ieri, uno dei piu' controversi protagonisti di questa pericolosa saga, il generale ribelle Bosco Ntaganda, detto Terminator, a sorpresa, si e' consegnato all'ambasciata americana di Kigali. Ex ufficiale della RDC e ancor prima, negli anni novanta, militante del FPR, era colpito da un mandato di arresto internazionale in quanto accusato dalla Corte penale internazionale-CPI di crimini di guerra e contro l'umanita.
La spiegazione di un simile gesto e delle relative dinamiche sorpassa di molto le capacita' di analisi del vostro blogger. Ricordiamo solo, per completezza d'informazione, che nè gli USA nè il Rwanda sono tra i sottoscrittori dello Statuto di Roma che ha dato vita alla CPI.