"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI


venerdì 3 aprile 2026

Grazie alle "Mamme dei Ravioli"

Ringraziamo  le "Mamme dei ravioli" che hanno voluto sostenere le iniziative associative in Rwanda con una cospicua donazione di 1.500 euro. Ricordiamo che il gruppo delle "Mamme dei ravioli" è formato da volontarie della Comunità Pastorale di Grosio che, da anni, periodicamente preparano, nei locali dell’oratorio, piatti, dalle lasagne alle manfrigole fino alle crespelle, che vengono poi offerti in apposite bancarelle o su prenotazione a scopo benefico. Il gruppo è nato per sostenere le missioni dell’Operazione Mato Grosso in sud America, dove operano Lino e Chicca in Perù e Massimo e Wanda in Bolivia.Già dallo scorso anno anche il Rwanda e l’Associazione Kwizera sono entrate a far parte dei beneficiari di questa preziosa opera di volontariato. Grazie.

lunedì 30 marzo 2026

Ottima riuscita della Pesca for Africa

Non è mancata neppure questa volta, come negli anni scorsi, la generosa risposta della comunità di Grosio alla chiamata da parte dell'Azione Cattolica grosina che ha promosso la tradizionale raccolta fondi, attraverso una pesca benefica, a favore dell'Asilo Carlin, gestito in Rwanda dall'Associazione Kwizera odv, e della missione di don Filippo, già vicario di Grosio, ora fidei donum in Mozambico. In totale sono stati, infatti, raccolti 3.100 euro ( l'anno scorso erano stati 2.615 ) che saranno equamente divisi tra i due beneficiari. Non resta che ringraziare tutti coloro che si sono impegnati in questa iniziativa che ha richiesto tempo per raccogliere gli oltre 500 regali messi in palio e per il confezionamento dei relativi sacchetti.

venerdì 27 marzo 2026

Torna la pesca di solidarietà for Africa

Si rinnova, sabato sera e domenica 29 marzo per l'intera giornata, l'annuale appuntamento con la Pesca benefica for Africa, curata dalla sezione AC di Grosio. Destinatari dei fondi raccolti saranno: l'Asilo Carlin in Rwanda, gestito dall'Associazione Kwizera odv, e la missione di don Filippo Macchi, fidei donum della diocesi di Como, in Mozambico.Come per gli anni scorsi si confida in una generosa risposta da parte dei grosini.


domenica 22 marzo 2026

Quale futuro per il Posto di Sanità di Mubuga?

La situazione del Posto di sanità di Mubuga, "Alfredo Pierotti", più volte qui trattata,deve forse essere rivista alla luce di un articolo apparso recentemente su The New Times.Infatti, in esso vi si riportava la dichiarazione del Ministro della Salute, Dr. Sabin Nsanzimana,  secondo il quale circa 200 presidi sanitari in tutto il Paese sono risultati essere situati in posizioni inadeguate e le loro infrastrutture sono ora in fase di valutazione per un utilizzo alternativo. Il Ministro ha affermato che i presidi sanitari interessati rappresentano quasi il 10% di tutte le strutture di questo tipo a livello nazionale e sono stati per lo più istituiti in aree in cui la domanda di servizi è bassa."Questi presidi sanitari sono stati introdotti intorno al 2015, in un periodo in cui i distretti avevano degli obiettivi da raggiungere. Tuttavia, alcune considerazioni fondamentali sono state trascurate". Di conseguenza, “alcuni presidi sanitari sono stati costruiti lontano dai centri abitati, mentre altri sono stati allestiti troppo vicino a strutture sanitarie già esistenti, rendendoli di fatto superflui”.Conseguentemente, il  Ministero della Salute ha rivisto gli standard per l’apertura di nuovi presidi  sanitari ed evitare problemi simili in futuro.Lo stesso Ministro ha auspicato che per i presidi inutilizzati vengano trovate nuove destinazioni come: centri per la prima infanzia, centri giovanili o biblioteche, in modo che le infrastrutture non vadano sprecate. Per i presidi invece che faticano a garantire un’adeguata operatività per motivi finanziari o per carenza di personale non saranno eliminati ma saranno prese misure a sostegno come un più sollecito rimborso e la messa a disposizione di personale infermieristico neo diplomato.In questo contesto forse va rivista la gestione anche del Posto di Sanità di Mubuga, realizzato dall’Associazione Kwizera nel 2019, in memoria del compianto Alfredo Perotti, e da più di un anno praticamente chiuso per mancanza di personale. Se il Posto di Mubuga è da conderasi tra quelli che “faticano a garantire un’adeguata operatività per motivi finanziari o per carenza di personale”, l’Associazione Kwizera riafferma la propria disponibilità a garantire un supporto finanziario per garantire il pagamento dello stipendio di un infermiere. Diversamente, se il Posto rientra tra quelli “destinati ad un uso alternativo”, forse la soluzione migliore è che venga restituito alla Diocesi, proprietaria dell'immobile, e sia la stessa Diocesi a trovare una destinazione, tra le tante possibili, che vada a favore della popolazione locale dell'infrastruttura. Anche in questo caso l’Associazione Kwizera è disponibile a valutare un proprio  sostegno per garantire la valorizzazione di questa importante opera frutto del sostegno dei nostri benefattori.

sabato 7 marzo 2026

Il Rwanda incluso nel Piano Mattei

L'inclusione del Rwanda nel Progetto Mattei (annunciata a inizio marzo dalla presidente Meloni) segna una tappa fondamentale per il Paese, che già da anni si propone come hub tecnologico e modello di stabilità per l'Africa centro-orientale.L'ingresso del Rwanda (insieme a Gabon, Zambia e Congo) bilancia il Piano Mattei verso l'Africa subsahariana, spostando il baricentro dai soli paesi del Nord Africa e del Corno d'Africa verso economie più dinamiche e in rapida crescita.Le prospettive che si aprono per Kigali sono multiformi e spaziano dalla sostenibilità ambientale alla crescita industriale.Il Rwanda è già protagonista di un importante accordo bilaterale con l'Italia da 50 milioni di euro focalizzato sulla resilienza climatica. Con il Piano Mattei, questa collaborazione si può intensificare.In linea con la visione "Rwanda 2050", il Piano Mattei punta molto sul capitale umano e quindi potrebbero aprirsi significative opportunità in ambito di partnership tra università italiane e ruandesi per la creazione di centri di innovazione tecnologica e scambi culturali.Ricordiamo che il Piano Mattei funge da moltiplicatore per gli investimenti privati, garantiti da enti come SACE e Cassa Depositi e Prestiti (CDP). Per il Rwanda, far parte del Piano, significa quindi diventare una destinazione privilegiata per le imprese italiane. Le aziende italiane che aprono sedi o avviano progetti in Rwanda possono accedere alla "Misura Africa" di SIMEST (dotata di 200 milioni di euro complessivi).Grazie poi alla stabilità politica di cui gode, il Rwanda può rivelarsi  un partner affidabile col quale l'Italia può testare modelli di "partenariato paritario", che vadano oltre la logica del puro aiuto allo sviluppo.​Ricordiamo inoltre che, a differenza di altri paesi africani, il Rwanda ha una burocrazia estremamente snella (è ai vertici del continente per Ease of Doing Business). Questo rende i progetti finanziati da SIMEST molto più facili da attuare in tempi brevi rispetto alla media regionale.

martedì 24 febbraio 2026

L'attualità della testimonianza dell'abbé E. Mugabo sulla gestione dei progetti di sviluppo

Riproponiamo il documento "LE DÉVELOPPEMENT AU SENS CHRÉTIEN À LA LUMIÈRE DE "CARITAS IN VERITATE",LA PLACE DU LAÏCAT redatto dall'Abbé Emmanuel MUGABO e presentato a Byumba il 16 agosto 2012 ad una riunione di parroci indetta dall’Ass. Kwizera, dove si propone una riflessione sulla gestione dei progetti di sviluppo pastorale alla luce dell'enciclica di Papa Benedetto XVI "Caritas in veritate".Il documento, pur datato, conserva una stringente attualità, confermata dalle difficoltà che spesso accompagnano l’attuazione dei progetti e, soprattutto, la loro gestione nel tempo.L'intervento mira a promuovere una maggiore consapevolezza ed efficacia, sottolineando l'importanza della collaborazione con i laici, che costituiscono la maggioranza dei benefattori.

Il testo è strutturato in tre sezioni principali:

 - Il senso cristiano dello sviluppo secondo "Caritas in veritate": 

 * Perché ispirarsi a questo documento? L'enciclica è scelta come fonte d'ispirazione perché è recente, attuale e affronta situazioni che fanno parte della quotidianità. Aiuta a riesaminare documenti precedenti del Magistero e ad affrontare le difficoltà attuali. Il documento individua problemi e cause, proponendo azioni concrete per superare le sfide del ministero, come vivere la carità nella verità, promuovere la giustizia e rispettare il bene comune.

  - Se il nostro sviluppo non è cristiano... Un cristianesimo di carità senza verità rischia di cadere nel sentimentalismo e di avere un'incidenza marginale, escludendo Dio dal mondo. Ogni azione cristiana deve portare un'impronta cristiana, manifestata nella solidarietà, collaborazione, correzione e comprensione reciproca. L'esclusione di questi aspetti porta al fallimento dei progetti pastorali. Viene evidenziato il ruolo cruciale dei laici, la cui negligenza può portare al declino della parrocchia e all'offuscamento dell'immagine della comunità cristiana.

 - La messa in pratica dei principi dello sviluppo in senso cristiano:

   * Obiettivi iniziali: che tipo di sviluppo si intende? Per quale scopo? Il vero sviluppo mira al bene comune di tutti gli individui, famiglie e gruppi intermedi che formano la comunità sociale, non è un fine a sé stesso. L'entusiasmo iniziale deve essere accompagnato da una pianificazione seria, esecuzione rigorosa e intensa collaborazione con benefattori e beneficiari. Si sottolinea il pericolo di concepire progetti solo per ottenere fondi, piuttosto che per il bene della comunità.

   * Gestione delle risorse: La gestione intelligente delle risorse è la prima sfida. Il dirottamento dei fondi per scopi diversi da quelli previsti è un errore fatale che porta al fallimento. È fondamentale una sana cogestione e collaborazione per prevenire illusioni e truffe programmate.

   * Modalità di esecuzione dei progetti: Le principali insidie nell'esecuzione sono la distrazione e la dispersione. È cruciale non trascurare il monitoraggio dei lavori e non farsi assorbire eccessivamente dal progetto. La presenza di collaboratori affidabili è indispensabile, ma anche essi possono essere soggetti a debolezze. Una stretta collaborazione è necessaria per prevenire rallentamenti e falsificazioni. Si evidenzia come gli interessi personali possano subentrare nel tempo, compromettendo l'interazione etica necessaria per un vero sviluppo umano. La fiducia dei benefattori è fondamentale e deluderla compromette il futuro dei progetti.

 - Lezioni da imparare:

   * Perché cadere ripetutamente negli stessi errori? Gli insuccessi ripetuti devono indurre a riflettere sul proprio modo di agire. Non è ragionevole accumulare progetti incompiuti e continuarne a concepirne di nuovi. Una commissione, che includa laici esperti, dovrebbe approvare i progetti e sorvegliarne l'esecuzione per garantire il successo e prevenire fallimenti dovuti a cambi di attori. La mancanza di documentazione sui progetti e l'assenza di un adeguato passaggio di consegne tra i responsabili sono cause significative di fallimento. La mancanza di fraternità tra gli uomini è una delle cause più profonde del sottosviluppo.

   * Perché gli altri riescono e noi no? È necessario interrogarsi sul perché altri riescano con gli stessi mezzi e condizioni in cui noi falliamo, prima di richiedere finanziamenti. Questa consapevolezza deve spingere a mettere in campo tutte le potenzialità per non disonorare l'istituzione.

   * Con il nostro impegno possiamo avere successo: È necessaria una buona preparazione dei progetti, pur riconoscendo che un sacerdote non è necessariamente uno specialista. Il ruolo dei laici competenti è cruciale nella scelta dei consulenti. Sincerità e onestà sono indispensabili, evitando di falsare i dati per ottenere maggiori benefici dai benefattori, il che porta al fallimento e alla rottura delle relazioni. È fondamentale una collaborazione sana ed efficace con i collaboratori e i beneficiari. La comunicazione regolare con i benefattori è vitale; il silenzio è dannoso e può portare alla perdita di fiducia. L'esperienza degli altri, sia successi che fallimenti, è una fonte di apprendimento per evitare errori. I benefattori, che investono tempo ed energie per procurare i fondi, devono poter rendicontare e non accettano sprechi. Le risorse non sono illimitate nel tempo e sono finalizzate all'autonomia.

In conclusione, il documento sottolinea che i progetti di sviluppo sono un dono prezioso da valorizzare. La collaborazione efficace con i laici è imprescindibile per prevenire errori nella concezione e realizzazione. Le idee dell'enciclica "Caritas in veritate", sebbene applicabili su scala globale, possono essere adattate a contesti più ristretti. Si insiste sull'abbandono della tradizione orale in favore di una documentazione scritta ("verba volant, scripta manent") per garantire la continuità nella gestione, la valutazione dell'impegno e l'eliminazione delle cause di fallimento.

martedì 3 febbraio 2026

Gli sforzi del nunzio mons. Bertello per evitare la tragedia del 1994

card. Giuseppe Bertello

Nell’edizione odierna, The New Times dedica un lungo articolo alla figura ed all’opera del card.Giuseppe Bertello, Nunzio Apostolico in Rwanda dal 1991, quando il Paese era già nel mezzo di una guerra civile e di una crescente radicalizzazione etnica, al 1995, a conclusione della tragedia ruandese. Il testo fa luce su un personaggio che non ha trovato un adeguato spazio nelle risostruzioni storiche della tragedia ruandese, ma che ha avuto un ruolo importante e coraggioso nel denunciare  il pericolo imminente che si stava profilando in quei tragici anni che precedono il  genocidio del 1994.In particolare, ci si sofferma sull’intervento che, nel novembre 1992, mons. Bertello mise in atto facendo pervenire al presidente Juvénal Habyarimana, per il tramite del consigliere presidenziale per gli Affari Esteri e la Cooperazione, il professor Runyinya Barabwiriza, un messaggio in cui si esprimeva un giudizio morale durissimo sull'alleanza politica allora al potere (MRND–CDR), basata su una  ideologia e  su pratiche esplicitamente orientate allo "sterminio" della popolazione Tutsi.Abbandonato il "felpato" linguaggio diplomatico, nel colloquio il Nunzio  arrivò a definire la situazione come "satanica", evocando la minaccia della "scomunica". Secondo l'articolista, ciò che  mons Bertello comunicò al Presidente Habyarimana "non fu un giudizio sconsiderato, né l'esagerazione di un religioso straniero che non conosceva il tessuto politico e sociale del Rwanda. Fu un'analisi tempestiva, autorevole e sobria, fondata su fatti osservabili, discorsi pubblicamente accessibili e un discernimento morale che qualsiasi testimone attento e onesto avrebbe potuto raggiungere".L’articolo sottolinea  il coraggio di Bertello, che ebbe la chiarezza morale di vedere la catastrofe prima che accadesse, contrapponendola ai silenzi di gran parte della leadership ecclesiastica locale, accusata di essere rimasta inerte o complice. Nonostante gli sforzi di Bertello, i suoi avvertimenti rimasero inascoltati dal governo, ma la sua opera testimonia di come la diplomazia dovrebbe essere: non un semplice esercizio di pubbliche relazioni, ma una difesa intransigente della dignità umana, anche a costo di rompere i rapporti e con il potere. Il card. Bertello viene oggi riconosciuto come un esempio di responsabilità ecclesiale. Il suo intervento è visto come un momento di lucidità prima del cataclisma, una lezione per l'umanità sulla necessità di agire contro la violenza di massa imminente.Senza nascondere la forse eccessiva strumentalizzazione della contrapposizione tra la posizione del Nunzio e del resto della gerarchia ecclesiastica ruandese, accusata apertamente di "rimanere in silenzio e tergiversare", l'articolo rende omaggio al card. Bertello non solo come diplomatico, ma come un uomo di fede che usò la sua posizione per denunciare i rischi di una tragedia che si stava profilando nel momento in cui era ancora, forse, possibile evitarla.

mercoledì 14 gennaio 2026

Tra i bimbi dell'asilo nido della Casa di Catia e Rina

Suor Donatha, che sovraintende per conto dell'ordine della Fraternité des Sœurs du Bon-Pasteur du Rwanda, la Casa di Catia e Rina, realizzata a  dall'Associazione Kwizera  ci aggiorna periodicamente sull'andamento dell'asilo nido attivo nella Casa. Nel suo ultimo rapporto ci informa che sono 32 i bimbi, figli di ragazze madri, che quotidianamente vengono accolti ed assistiti al nido dove trascorrono l'intera giornata, beneficiando del pasto di mezzogiorno e della merenda. Le foto ed il video che qui pubblichiamo sembrano confermare l'ottima atmosfera che si vive nel nido.



giovedì 8 gennaio 2026

Record nelle esportazioni di caffè ruandese nel 2025

Nel 2025 il Rwanda ha esportato 23.860 tonnellate di caffè verde (non tostato), con un fatturato derivante dalle esportazioni di oltre 148,6 milioni di dollari.Su base annua, i volumi delle esportazioni sono aumentati del 39%, mentre i ricavi sono aumentati del 65%.Si tratta di un miglioramento significativo rispetto al 2024, quando il Paese aveva esportato 17.142 tonnellate per un valore di oltre 89,8 milioni di dollari.La forte crescita del fatturato è stata sostenuta anche dall'aumento dei prezzi sul mercato globale. Il prezzo medio all'esportazione del caffè ruandese è aumentato del 19%, attestandosi a 6,2 dollari al chilogrammo nel 2025, rispetto al 2024.Ricordiamo che in fase di tostatura il caffè subisce una contrazione di peso che va da un minimo del 13% fino al 24% a seconda dei tipi di tostatura.Una quota sostanziale dei ricavi derivanti dall'esportazione del caffè va direttamente alle aree rurali, in particolare agli agricoltori. Nel 2025, gli agricoltori hanno guadagnato in media 900 Rwf (pari a 0,52 euro) per chilogrammo di ciliegie di caffè, ben al di sopra del prezzo base alla fattoria di 600 Rwf per chilogrammo stabilito dalla autorità come prezzo minimo che gli acquirenti devono pagare.