| Giovanni Davite |
"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI
venerdì 18 agosto 2023
Giovanni Davite è il nuovo Console onorario italiano a Kigali
giovedì 17 agosto 2023
Come l'Africa può diventare destinataria degli insediamenti industriali ad alta intensità tecnologica
Con le sue abbondanti risorse e un mercato dei consumi in crescita, l'Africa può diventare una delle principali destinazioni manifatturiere per le industrie ad alta intensità tecnologica e un anello vitale nelle catene di approvvigionamento globali. Lo sostiene la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (UNCTAD) nel suo Rapporto 2023 sullo Sviluppo economico in Africa rilasciato nei giorni scorsi a Nairobi. Le catene di approvvigionamento comprendono i sistemi e le risorse necessarie per sviluppare, produrre e trasportare beni e servizi dai fornitori ai consumatori. L'abbondanza di minerali e metalli essenziali in Africa, come alluminio, cobalto, rame, litio e manganese, componenti vitali per le industrie ad alta intensità tecnologica, rende il continente una destinazione attraente per i settori manifatturieri, in particolare quelli dell'automobile, dell'elettronica, delle energie rinnovabili, dei prodotti farmaceutici e dei dispositivi medici. L'Africa offre anche vantaggi come un accesso più breve e più facile agli input primari, una forza lavoro più giovane, esperta di tecnologia e adattabile e una fiorente classe media, nota per la sua crescente domanda di beni e servizi più sofisticati. Il Rapporto sottolinea che la creazione di un ambiente favorevole per le industrie ad alta intensità tecnologica consentirebbe un aumento dei salari nel continente, attualmente fissato a un minimo di $ 220 al mese, rispetto a una media di $ 668 nelle Americhe. Un'ulteriore integrazione nelle catene di approvvigionamento globali diversificherebbe anche le economie africane e rafforzerebbe la loro resilienza agli shock futuri. L'espansione delle catene di approvvigionamento energetico in Africa è anche un'opportunità per accelerare l'azione per il clima.
lunedì 7 agosto 2023
Come finalizzare al meglio i fondi inviati in Africa: il modello Kwizera
Qualche anno fa, navigando su internet, ci imbattemmo nel sito di un'importante Ong svizzera in cui veniva illustrato un progetto che la stessa Ong diceva di aver realizzato in Rwanda. Quel progetto ci era particolarmente familiare. Si trattava infatti del terrazzamento di una collina nel villaggio di Niynawimana, un villaggio situato nel nord del Rwanda, con annessa realizzazione di una moderna fattoria ( stalla, cisterne e magazzino di stoccaggio), né più né meno della medesima realizzazione portata a termine a partire dal 2004 dall’Associazione Kwizera, come documentato nella nostra pubblicazione Kwizera Rwanda del 2011, a partire da pag 119. L'intervento era stato attuato, appoggiandosi su referenti locali, don Paolo Gahutu, allora responsabile dell'Economato diocesano e fratel Francois, esperto in opere di terrazzamento, e seguendo i lavori dall'Italia, secondo modalità operative messe in campo dall’associazione nella realizzazione dei propri progetti in terra ruandese. Modalità molto semplici: seguire ogni singolo progetto con propri uomini di fiducia sul campo, dall'iniziale fase progettuale, agli stati di avanzamento fino alla sua realizzazione, dal budget di spesa al rendiconto finale. Perché raccontiamo questo episodio? Lo raccontiamo perché abbiamo letto nei giorni scorsi l'intervento dell'africanista Anna Bono sul La Nuova Bussola Quotidiana in cui si paventava che un piano Marshall per l'Africa possa comportare il rischio che i fondi che i governi occidentali stanziano per interventi in Africa possano andare ad ingrassare le autocrazie locali invece che a finanziare reali progetti di sviluppo. Se è lecito portare la piccola esperienza di una realtà dalle dimensioni contenute come l'Ass. Kwizera, che ha pur sempre realizzato in Rwanda progetti per oltre un milione e mezzo di euro negli ultimi 15 anni, possiamo dire che la malversazione dei fondi degli aiuti può essere evitata se il donatore si fa carico di seguire e realizzare direttamente i progetti che intende finanziare, avvalendosi di propri fiduciari in zona. Nel momento in cui si applicano queste prassi la possibilità che i fondi dei donatori siano utilizzati in maniera fraudolenta per altri fini o piuttosto che vadano a finanziare figurativamente progetti che sono già stati finanziati da altri donatori, come nel caso illustrato, si riduce drasticamente. Quindi se il donatore si fa carico di seguire localmente l'individuazione, con le autorità locali, dell'opera da finanziare, di richiedere i relativi budget a realtà locali, confrontandoli tra loro e con i prezzi di mercato esistenti su piazza, il rischio di malversazione sui fondi dei donatori si riducono effettivamente al minimo, anche se sicuramente anche qualche euro dall'Associazione sarà finito impropriamente in qualche tasca dove non doveva arrivare per qualche costo gonfiato, ma la grossa parte dei fondi stanziati si sono concretizzati nei relativi progetti. Volendo trasferire questa piccola esperienza ad una realtà più grande come quella governativa si potrebbe pensare che gli stanziamenti governativi a favore di un paese africano possono concretizzarsi in realizzazione di opere strutturali, nei più vari campi, effettuate direttamente dal donatore, piuttosto che farli transitare dalle mani delle varie autorità locali, perché non succeda, nel migliore dei casi, quello che è successo con la Ong straniera che aveva sì mandato proprio i fondi in Rwanda, non seguendone però il conseguente utilizzo, salvo vedersi riconosciuto la realizzazione del progetto, realizzato e finanziato da altri, con il conseguente dirottamento dei fondi stanziati ad altre finalità più o meno nobili. Se poi l'esperienza di una piccola realtà associativa non risultasse convincente, forse andrebbero studiate le politiche messe in atto dalla Cina in Africa, certo non sempre convincenti e condivisibili sotto diversi aspetti, ma che comunque difficilmente si prestano alle malversazione paventate dalla brava, anche se un po' pessimista, professoressa Bono.