"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI


giovedì 12 novembre 2015

Filippo Grandi nuovo capo dell'UNHCR

L’italiano Filippo Grandi sarà il nuovo capo dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, l’Unhcr. Il portavoce dell’Onu Stephane Dujarric mercoledì ha riferito che il Segretario Generale Ban Ki-moon ha informato l’Assemblea generale dell’intenzione di nominare Grandi al posto del portoghese Antonio Guterres a capo dell’agenzia che si occupa della più grande emergenza profughi dalla Seconda Guerra Mondiale. Entrerà in carica dal primo gennaio 2016.
Grandi, 58 anni, milanese, diplomatico laureato in filosofia, da trent’anni è impegnato nella cooperazione internazionale e da 27 è funzionario presso le Nazioni unite. Tutto è cominciato nel 1984: dopo la laurea alla Statale e il servizio civile con Amnesty International, Filippo Grandi è partito volontario con il Catholic Relief Service per aiutare i profughi cambogiani nella Thailandia nord orientale. Poi, dal 1988 al 2004, la scelta dell’Unhcr con lavoro sia al quartier generale di Ginevra come capo di gabinetto degli alti commissari Ruud Lubbers e Sadako Ogata che sul campo in Paesi come il Sudan (nel Gedaref), Iraq dopo la prima guerra del Golfo, Afghanistan e nella regione dei Grandi Laghi in Africa Centrale. Da ultimo era comissario dell'UNRWA, l'agenzia preposta al soccorso e all'impiego  dei palestinesi nel Vicino oriente.
In Rwanda l'UNHCR e' presente, da anni, con diversi campi profughi a cui di recente a seguito della crisi burundese si e' aggiunto quello di Mahama.
Nel complesso in Rwanda sono ospitati nei campi dell'UNHCR oltre 100.000 persone.
UNHCR 2015 planning figures for Rwanda
Type of populationOriginJanuary 2015December 2015
Total in countryOf whom assisted
by UNHCR
Total in countryOf whom assisted
by UNHCR
Total97,34097,340105,340105,340
RefugeesBurundi340340340340
Chad10101010
Dem. Rep. of the Congo84,64084,64094,64094,640
Various20202020
Asylum-seekersBurundi30303030
Dem. Rep. of the Congo180180180180
Returnee arrivals during year (ex-refugees)Rwanda12,00012,00010,00010,000
Others of concernBurundi10101010
Dem. Rep. of the Congo90909090
Rwanda30303030

martedì 10 novembre 2015

Gli sviluppi della crisi in Burundi preoccupano il vicino Rwanda

La situazione del Burundi, che si trova ormai “sull'orlo di una deriva della violenza che potrebbe degenerare in crimini atroci" secondo quanto sostenuto dal consigliere speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per la prevenzione dei genocidi, Adama Dieng, è stata portata  davanti al Consiglio di sicurezza che si è riunito ieri per discutere della crisi nel paese africano. Secondo quanto riferisce l’emittente britannica “BBC”, i partecipanti alla riunione non hanno per ora preso alcuna decisione vincolante, ma una bozza di risoluzione presentata dalla Francia minaccia “sanzioni mirate” contro i leader del Burundi che sono implicati nelle violenze in corso.
 Il sottosegretario generale dell’Onu per gli Affari politici, Jeffrey Feltman, intervenendo alla riunione di New York ha avvertito il Consiglio che il Burundi sta vivendo un “momento critico”, sperimentando una profonda crisi politica e una rapida escalation di violenza che potrebbe avere “gravi conseguenze per la stabilità del paese e per l'armonia inter-etnica”. Secondo quanto riferisce l’agenzia Nova, in diversi quartieri della capitale Bujumbura, in particolare quelli in prevalenza abitati da esponenti dell’opposizione, le sparatorie e l’esplosione di granate sono all’ordine del giorno. "I residenti traumatizzati scoprono spesso corpi mutilati, vittime di esecuzioni", ha affermato Feltman. La crisi in Burundi, ha aggiunto il funzionario, “è politica e non può essere risolta con un giro di vite nel campo della sicurezza". Secondo l’alto funzionario Onu, “non è credibile affermare che un piccolo gruppo di criminali o traditori siano dietro le violenze in corso. Il problema è molto più profondo e quindi più preoccupante", ha spiegato. Come noto, le violenze nel paese sono esplose nel mese di aprile a seguito della decisione del presidente uscente Pierre Nkurunziza di candidarsi per un terzo mandato presidenziale, e hanno provocato la morte di oltre 200 persone con  centinaia di casi di arresti e detenzioni arbitrarie nei confronti di esponenti dell'opposizione, di giornalisti e di attivisti per i diritti umani. Nel tentativo di riprendere in mano la situazione,  lo stesso presidente Nkurunziza ha lanciato la scorsa settimana un ultimatum ai suoi oppositori in cambio di un'amnistia. 
La situazione del Burundi è continuamente monitorata dal Rwanda che teme il crearsi di un focolaio di violenza, difficilmente circoscrivibile,  nel vicino paese gemello che riproduce nel suo interno le dinamiche etniche che sono costate la tragedia del 1994. Anche per questo, il presidente Paul Kagame ha stigmatizzato duramente, in un suo recente intervento, i comportamenti del suo omologo burundese, Pierre Nkurunziza, accusato di massacrare il suo popolo.Per come si sono messe le cose, è difficile escludere che, in assenza di iniziative sul terreno dell'ONU o dell'Unione Africana, Kagame possa prendere l'iniziativa di un intervento unilaterale rwandese in Burundi.  

giovedì 5 novembre 2015

FMI: cresce l'economia rwandese.Ma continua la polemica sulle statistiche

Il Fondo monetario internazionale (FMI) ha annunciato, per bocca del proprio rappresentante nel paese, signora Laure Redifer, di aver rivisto al rialzo al 7% le sue previsioni di crescita per il Rwanda nel 2015, contro una stima precedente del 6,5%.
 La signora Redifer, che ha sottolineato in particolare la capacità di recupero della valuta locale nei confronti di un dollaro forte, ha anche previsto per il 2016 una crescita economica tra il 6 e il 6,5%, inferiore al 7% precedentemente ipotizzato.  Nell'occasione la rappresentante del FMI ha anche dichiarato di non mettere in dubbio  le statistiche contenute nella quarta relazione Rwanda Integrated Household Living Conditions Survey (ECV4), che hanno indicato che i livelli di povertà estrema del Rwanda si sono ridotti del 5,8 per cento negli ultimi tre anni.Tale affermazione fa seguito a un recente servizio di  France 24 che accusava le autorità rwandesi di aver manipolato i dati sui livelli di povertà presenti nel paese, in particolare abbassando "del 70% la quantità di patate dolci, patate irlandesi e banane " che entrano nell'alimentazione di base dei rwandesi più poveri. Le accuse di France 24 sono state sdegnosamente respinte dalle autorità rwandesi, accusando, in particolare, il media francese di essersi avvalso come fonte, tra gli  altri, del professore  belga, Filip Reyntjens, non propriamente un esperto della materia e soprattutto una "bestia nera" per le autorità rwandesi, senza entrare nello specifico delle accuse mosse.  In realtà  anche la signora Redifer non porta elementi quantitativi a sostegno della bontà dei dati, ma si affida alle proprie sensazione e a quanto riscontrato sul terreno:"Ho visto con i miei occhi la trasformazione in Rwanda nel corso degli anni, che conferma pienamente i dati sulla povertà forniti". Un discorso generico che fa il pari con le osservazioni atecniche del prof. Reyntjens. La statistica è lì per dare riscontro ad affermazioni generiche di questo tipo, ma, possibilmente, con il supporto dei numeri su cui misurarsi.Purtroppo, le autorità rwandesi si sono limitate ha stigmatizzare l'intervento del professore belga, senza entrare nel merito delle altre contestazioni mosse da France 24.