"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI


sabato 1 marzo 2014

A Mutete le prove generali del Progetto Amazi

Una delle tre cisterne di Mutete in fase di allestimento
Il Progetto Amazi, che prevede l'installazione di cisterne per la raccolta dell'acqua piovana in diverse comunità della diocesi di Byumba, ha avuto una sorta di prova generale nella parrocchia di Mutete. Infatti, è ormai in fase di ultimazione l'installazione di tre cisterne da 10.000 litri cadauna che renderanno autosufficiente  la parrocchia che aveva richiesto l'intervento nei mesi scorsi. I lavori di Mutete hanno permesso di valutare appieno tutti gli adempimenti che un simile progetto richiede, a partire dalle opere preparatorie fino al costo delle singole cisterne e all'individuazione del fornitore; il tutto ha permesso di definire al meglio gli aspetti operativi con cui si valuteranno le richieste che le parrocchie dovranno presentare entro il prossimo 15 marzo. In una prima fase, l'Associazione Kwizera si propone di soddisfare richieste per almeno 25 cisterne, per un totale di 250.000 litri; ulteriori richieste potranno essere soddisfatte successivamente, in considerazione che il Progetto Amazi proseguirà nel tempo.
A Mutete un'attenta scelta del fornitore ha permesso un risparmio significativo sui preventivi di spesa iniziali, tanto che il parroco don Narcisse ha potuto destinare circa 500.000 Frw ai prossimi lavori per l'edificazione di una nuova chiesa. 

venerdì 21 febbraio 2014

Assegnate le prime borse di studio del Progetto JMV

I giovani assegnatari delle borse di studio
Il Progetto JMV ( Jeunes en Marche ver la Vie- giovani in marcia verso la vita, un acronimo che vuole ricordare anche il nome del santo curato d’Ars, Jean Marie Viannay) promosso dall'Associazione Kwizera che prevede l'assegnazione di dieci borse di studio ai giovani del Petit Seminaire di Rwesero ha avuto la sua prima concretizzazione giovedì. Dopo la recita delle lodi mattutine, sono stati, infatti, comunicati  da parte del rettore abbé Paul Gahutu, presente il rappresentante di Kwizera, i nominativi dei primi assegnatari delle borse di studio di un importo annuo cadauna di 250.000 Frw, circa l'importo del costo annuo della frequenza. Per questo primo anno, il Progetto JMV ha beneficiato del sostegno della Parrocchia di Grosio (So) che ha contribuito per un terzo della somma stanziata dall'Associazione Kwizera.  In questa edizione sono state assegnate solo otto borse di studio, perchè tanti erano i candidati aventi i requisiti richiesti. L'importo residuo, rispetto a quello stanziato dall'Associazione Kwizera, che ricordiamolo è di dieci borse di studio, sarà trasformato in buoni di studio da 50.000 Frw e assegnato a dieci studenti bisognosi. Come noto al Petit Seminaire accedono ragazzi che aspirano al sacerdozio ma anche ragazzi desiderosi di frequentare una scuola cattolica, che fornisca una preparazione di livello in un ambiente sicuro, per poi accedere all’università ed entrare nel mondo del lavoro e delle professioni (leggi precedente post sul futuro dei Petits Seminaires). 

martedì 18 febbraio 2014

Un grave stop nel processo d'integrazione della comunità batwa di Kibali

Dal Rwanda arrivavano notizie sempre più preoccupanti circa il continuo deteriorarsi delle  situazione presso la comunità batwa di Kibali. Si parlava di case abbandonate e distrutte, di campi incolti, prima ancora di partire giravano confuse notizie di fatti di sangue. Purtroppo il sopralluogo effettuato unitamente al direttore della Caritas diocesana,l’abbé Emmanuel, non ha fatto che confermare i resoconti che ci erano stati fatti. I campi, coltivati fino alla scorsa stagione agricola, si presentavano per la gran parte della superficie abbandonati e incolti.  Molte delle piccole costruzioni destinate ai servizi risultavano distrutte o gravemente degradate, cinque case sono state letteralmente rase al suolo; si vede solo la sagoma delle fondamenta e la terra battuta di quello che era il pavimento; il resto ha letteralmente preso il volo, nel senso che è stato rubato e venduto: Una delle case era di una donna anziana nel frattempo morta, mentre un’altra era di proprietà di un detenuto in  carcere che al momento della messa in libertà ha abbandonato tutto per andare in un’altra comunità. Per la verità, alcune case sono  conservate con cura dagli abitanti che le custodiscono con gelosia; alcuni sono arrivati a murare alcune finestre per meglio difendersi dai ladri. E qui veniamo alle voci circa i fatti di sangue. Un componente della comunità batwa sorpreso a rubare in casa di uno degli abitanti del paese vicino è stato aggredito e finito a bastonate, mentre un complice è stato gravemente ferito e, nel momento in cui scriviamo, sembrerebbe che sia morto.Breve parentesi:si spera che il lettore italiano non si lasci andare a facili giudizi, visto che fatti analoghi sono accaduti anche da noi. Naturalmente le  notizie dell’accaduto  non sono apparse sulla stampa locale, troppo attenta a non incrinare la cartolina  di un Rwanda felix.Di fronte a un simile quadro si fronteggiano due interpretazioni. Da una parte chi vede confermate le proprie certezze circa l’impossibilità per i batwa di affrancarsi dai loro ancestrali stili di vita: “era solo questione di tempo” ma prima o poi sarebbero tornati alle antiche abitudini.Dall’altra chi si chiede cosa sia successo per far precipitare nel passato quegli stessi batwa che per cinque anni sembravano aver intrapreso un percorso che a piccoli passi li sollevasse dalla loro situazione di estremo degrado. Basta al riguardo ripercorrere le notizie che nel tempo sono state date nel blog. A questo punto chi ha ancora a cuore la sorte di questa comunità deve necessariamente interrogarsi cos’altro si possa fare per questi ultimi. Al momento il primo passo sembra essere appunto quello di mettere attorno a un tavolo tutti i benefattori che negli anni si sono interessati, in vario modo, della comunità batwa, per decidere se e come intervenire. Naturalmente anche le autorità civili dovranno fare la loro parte, ben sapendo che fino a quando sulla comunità vigilava un loro incaricato, le cose sono andate per il meglio. A questo punto, far finta di niente sarebbe una sconfitta per tutti.