"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI


mercoledì 31 ottobre 2012

Victoire Ingabire condannata a otto anni di prigione

Victoire Ingabire, leader dell'opposizione rwandese, è stata condannata a 8 anni di prigione con l'accusa di terrorismo e di negare il genocidio del 1994. La sentenza è stata pronunciata dal giudice Alice Rulisa, che invece l'ha assolta dall'accusa di "aver invocato un altro genocidio". Nel 2010, di fronte al monumento che commemora le 800.000 persone massacrate durante la guerra civile, Ingabire ha dichiarato che era giunto  il tempo  per ricordare anche le vittime hutu, essendo lei stessa un hutu. Il capo delle Forze democratiche unite non era presente all'udienza e  ha preferito restare nella sua cella, dove ha trascorso gli ultimi due anni della sua vita. I suoi avvocati hanno affermato la loro intenzione di ricorrere in appello. (AGI)
Sull'argomento leggi l'articolo di  Jeune Afrique.

lunedì 29 ottobre 2012

Sanità rwandese in chiaroscuro

Nell'edizione domenicale  de The New Times si leggono due notizie riguardanti la sanità rwandese agli antipodi l'una dall'altra. Da una parte l'editoriale celebra i progressi della sanità rwandese "tra i più spettacolari che il mondo abbia visto negli ultimi 50 anni", con il 91 per cento della popolazione rwandese coperta da un'assicurazione sanitaria obbligatoria, con tre tariffazioni differenti, rispettivamente per i dipendenti pubblici, per i militari e per la popolazione rimanente; "una percentuale maggiore di moltissimi paesi, compresi gli Stati Uniti", rileva compiaciuto l'editorialista. Dal momento in cui è stata introdotta l'assicurazione sanitaria  l'aspettativa di vita  alla nascita è passata da 48 a 58 anni negli ultimi 10 anni,  le morti di bambini sotto i 5 anni si sono dimezzate negli ultimi cinque anni, i morti per malaria sono  scesi di circa due terzi, mentre circa il 70 per cento delle donne rwandesi ora partoriscono in strutture sanitarie a fronte del 10 per cento dell'anno 2000. 
Fa da contraltare a tale celebrazione trionfalistica l'articolo che riporta la notizia che i componenti di una commissione parlamentare - Public Accounts Committee (PAC)-  hanno portato all'attenzione del ministro della sanità, dott. Agnes Binagwaho, la situazione  riscontrata presso il CHUK ( Centre Hospitalier Universitaire de Kigali) , non propriamente un centro di sanità di villaggio. Qui in piena Kigali, ai pazienti, anche quelli  coperti dall'assicurazione sanitaria, viene richiesto di provvedere  a portarsi al seguito parte dell'equipaggiamento sanitario richiesto per il ricovero, compreso il materiale chirurgico in caso di operazione.Secondo uno dei deputati della commissione che ha personalmente fatto un sopralluogo al CHUK non si tratta di casi isolati ma di una prassi diffusa.Unanime è stata quindi la richiesta al ministro di interventi perchè ci sia un miglioramento significativo dei servizi erogati ai pazienti coperti dall'assicurazione. I responsabili dell'ospedale sotto accusa  si sono negati al giornalista che chiedeva conferma di un simile stato di cose che ha creato non poco imbarazzo  al ministro.

 

sabato 27 ottobre 2012

Hutu-Tutsi di M. Fusaschi, un libro interessante ma…

Hutu-Tutsi Alle radici del genocidio rwandese è un libro uscito nel 2000 presso la Bollati Boringheri editori ( pag. 187, €18,08)  come rielaborazione della tesi di laurea di Michela Fusaschi, attualmente docente in Antropologia Culturale presso l’Università Roma III. Il lavoro si propone di scandagliare le ragioni profonde della tragedia che ha sconvolto il Rwanda nel 1994, analizzandone le premesse storico-antropologiche. Avvalendosi della vasta letteratura etnografica e sociologica sul Rwanda( nella bibliografia vengono citati oltre 170 autori), ripercorre tutta la storia precoloniale e il successivo periodo della dominazione tedesca prima e belga poi, fino ad arrivare all’indipendenza e al periodo repubblicano che sfocerà nella guerra civile del 1990-94 e alla catastrofe finale della primavera di quell’anno. In particolare, indaga tradizioni e miti di quella società, evidenziandone le relative dinamiche, in particolare quelle del potere,   e gli istituti  che ne regolamentavano la vita, come l’ubuhake (il contratto di prestazione vigente tra due persone). Una vera miniera di informazioni che chi conosce anche solo un po’ il Rwanda  saprà apprezzare.  
Tale percorso porta la studiosa a pervenire alla tesi, attualmente quasi unanimemente condivisa almeno dagli studiosi rispettosi del politically correct,  secondo cui “ le categorie Tutsi e Hutu erano già presenti  in epoca precoloniale, ma in quel periodo non avevano significato discriminante ed esclusivo che verrà assegnato in seguito e che può definirsi costruzione o finzione coloniale dell’etnia” (pag. 121) e ancora “le cosiddette etnie rwandesi Hutu, Tutsi e Twa furono di fatto inventate dagli europei” (pag. 122) a fronte di una situazione precoloniale dove le tre entità avevano trovato un “equilibrio che andava oltre una stratificazione sociale che si presentava come fortemente gerarchizzata” ( pag. 87).