"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI


martedì 6 settembre 2011

Vi fareste operare di appendicite dal vostro parroco?

Dopo essersi chiesti che razza di domanda è mai questa, tutti risponderebbero di no e di preferire ricorrere a un medico chirurgo. Analogamente risponderebbero se si chiedesse a chi farebbero progettare una casa, piuttosto che curare un animale o ancora quali fertilizzanti usare su un determinato terreno: di volta in volta il preferito sarebbe l’ingegnere, il veterinario e l’agronomo.Se la domanda fosse invece: fareste gestire i vostri investimenti o impiantare un’azienda al vostro parroco, la risposta non sarebbe così pronta  e puntuale. Si direbbe che sì forse si potrebbe anche affidarsi al parroco, in fin dei conti dovrebbe essere onesto e quindi non si rischierebbe di vedersi derubati. Chiunque vede la debolezza di una simile risposta. Nessuno si farebbe incidere la pancia se non da un chirurgo, convinti che solo una simile figura professionale abbia le conoscenze e le capacità per effettuare una simile operazione, mentre si è pronti ad affidarsi con fiducia a un non esperto per gestire fatti e intraprese economiche, accontentandoci della sola presunta onestà. Come si vede è ben strana una simile logica. Si pretende, giustamente, dal medico che ci opera che abbia compiuto gli studi necessari e abbia maturato la necessaria pratica, mentre a un sacerdote viene riconosciuta la capacità di gestire un’azienda, come potrebbe essere una diocesi, per il solo fatto di averne ricevuto l’incarico dal proprio vescovo. Eppure, come si devono studiare materie per esercitare la medicina, ci sono anche corsi ben definiti per appropriarsi delle conoscenze in economia e in gestione d’impresa. Se bastasse buon senso e onestà per gestire gli affari economici di una qualsiasi organizzazione, anche ecclesiale, non si capisce perché tanti studenti perdano tempo e soldi per frequentare le facoltà di economia  e qualche corso manageriale. Certo, ci sono fior di grandi manager che, partiti magari da studi di filosofia, sono arrivati a gestire grandi aziende, facendo però un percorso all’interno di imprese strutturate dove era quotidiano il confronto con manager depositari delle conoscenze e delle  tecnicalità proprie delle varie specializzazioni aziendali. E allora, fareste gestire la vostra azienda dal vostro parroco, senza che questi abbia almeno i necessari supporti di esperti in materia?    

venerdì 2 settembre 2011

Copricapo usa e getta per i passeggeri dei mototaxi

Ha raccolto molto consenso tra i cittadini di Kigali la decisione assunta dal Comune di Kigali, dal Ministero della Salute e dalle associazioni degli operatori del settore di prevedere per le migliaia di passeggeri dei mototaxi,  che ogni giorno si spostano da un capo all'altro della città, l’uso di un copricapo usa e getta, tipo una cuffia da doccia, da indossare sotto il casco. Si pone in tal modo fine alle lamentele per caschi sporchi e puzzolenti, a volte anche causa di infezioni alla pelle, che i passeggeri si trovavano a inforcare, magari a fine giornata dopo che erano passati di testa in testa sotto il sole cocente della capitale. L’unico motivo di discussione è il prezzo dei nuovi copricapo, naturalmente importati dalla Cina, che ammonta a 50 Frw cadauno; c’è chi ne vorrebbe dimezzare l’ammontare che incide in maniera significativa sul prezzo della corsa. Comunque un’iniziativa che si è meritata anche l’editoriale odierno de The New Times.

giovedì 1 settembre 2011

Un cuore e una capretta

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo contributo del Gruppo San Matteo in Nave.

A noi del Gruppo San Matteo, - che insieme con altri gruppi aderiamo al progetto dell’asilo di Kagera, - anche il progetto Mikan ci aveva preso il cuore.…. Il fatto di donare concretamente una capretta alle giovani coppie, che a loro volta avrebbero poi donato ad un’altra coppia la prima capretta femmina nata e così via …. ci… intrigava assai, ci prendeva così tanto che una sera ritrovatoci come di consueto per decidere il da farsi, Nedo  lanciò un’idea che ci piacque molto. Pensammo di  “creare” caprette disegnandole  su cartoncino colorato e proporle a persone di buon cuore, che adottandone una,  capissero il profondo significato qual è il progetto Mikan.  In questo modo sarebbe stato come se fossero loro stessi ad acquistare e consegnare personalmente la capretta alla coppia in attesa… E così è iniziato tutto. In breve  le immagini hanno  preso vita, seppure su carta, molte persone sensibili e di gran cuore le hanno adottate facendo offerte  con le quali   una volta in Rwanda, la delegazione dell’Ass. Kwizera  avrebbe tramutato tutto questo in realtà, acquistando le caprette e  consegnandole alle giovani coppie aderenti al progetto Mikan.