In Rwanda, troppi progetti promossi con grande entusiamo e, spesso, con una felice intuizione, sono naufragati miseramente nella fase di attuazione, a causa soprattutto della carenza di pianificazione e dell’inerzia di chi è chiamato alla realizzazione. Non lo diciamo (solo) noi. Lo sostiene un opinionista de The New Times che cita, come esempio, un progetto di sfruttamento della fibra del banano per trasformarla in tessuti, borse, oggettistica, sandali, ecc. Dopo tre anni che il governo aveva promosso il progetto, coinvolgendo tecnici giapponesi per trasferire in Rwanda le tecnologie e fornire la necessaria formazione ai tecnici locali, tutto si è fermato pur di fronte alle reali potenzialità del progetto che avrebbe permesso di sfruttare una materia prima ampiamente disponibile sul territorio rwandese. Si sarebbe potuto offrire alle popolazione delle campagne una fonte alternativa di reddito. Eppure tutto si è come afflosciato dopo il momento iniziale di grande entusiasmo.Analoga sorte è toccata al programma di innovazione nell’istruzione tecnico professionale.A fronte all’alto numero di laureati che ogni anno viene sfornato dalle numerose università rwandesi, decisamente superiore a quello che sono le reali richieste del mercato del lavoro, il governo rwandese aveva cercato di promuovere una formazione tecnico professionale più in linea con le reali esigenze del mercato; tuttavia, dopo tre anni, le scuole rwandesi non si sono ancora allineate alle nuove direttive.Come non essere d’accordo con il commentatore de The New Times. Quante volte, infatti, una buona idea, con reali potenzialità di apportare qualche beneficio alle povere economie locali, dopo gli iniziali entusiasmi è miseramente naufragata fra l’inerzia di chi dovrebbe farsi carico della sua attuazione, la rassegnata indifferenza di chi potrebbe beneficiarne o l’inconstanza di chi dovrebbe impegnarsi anche solo in qualche seduta formativa. E per l’altro verso, quanti neolaureati incapaci di sporcarsi le mani in attività richieste ma non ritenute gratificanti e quanta mancanza di professionalità tecniche: dove lo si trova un buon elettricista, un idraulico, un capomastro provetto o un sarto vero.Se a dirlo non è solo il muzungu, forse qualcosa di vero ci dovrà pur essere. Riflettiamo!
"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI
lunedì 7 marzo 2011
mercoledì 2 marzo 2011
Per il Rwanda positivo avvio del mercato comune dell'EAC
Dopo appena sei mesi dall’entrata in vigore della zona di libero scambio tra i paesi della comunità economica dell'Africa orientale EAC (Burundi, Kenya, Rwanda,Uganda e Tanzania) già si sentono i positivi effetti. Il commercio interno, di quello che è il primo mercato comune nella storia del continente nero, ha avuto un incremento del 50%. Ne beneficia in maniera particolare il Rwanda che ha visto le sue esportazioni raggiungere i 269 milioni di dollari Usa nel 2010 a fronte dei 170 milioni nel 2009. Oggi, i prodotti ruandesi hanno un mercato di sbocco di 120 milioni di persone che abitano la Comunità dell'Africa orientale, contro gli undici milioni di rwandesi. Dopo l'alleggerimento degli oneri doganali alle frontiere, il costo di alcuni beni di consumo è sceso in Rwanda del 20%. Allo stesso modo, i tempi di consegna delle merci all'interno della zona della Comunità dell'Africa orientale si sono notevolmente accorciati. Così, oggi le merci che provengono dal porto di Dar-es-Salaam in Tanzania raggiungono Kigali in soli due giorni, una cosa impensabile fino a pochi anni fa.Naturalmente esiste anche l’altra faccia della medaglia. Anche se il mercato comune dell'Africa orientale è una manna per il Rwanda, le autorità rwandesi non dovrebbero perdere di vista le possibili criticità in cui possono incorrere le produzioni locali esposte alla concorrenza dei prodotti dei paesi vicini. Un’occasione per mettere mano a decisi miglioramenti dei modelli produttivi locali.
martedì 1 marzo 2011
Pubblicato l'elenco dei beneficiari del 5 per mille 2009
L'Agenzia delle Entrate ha pubblicato sul proprio sito gli elenchi definitivi dei beneficiari del 5 per mille, con le scelte espresse dai contribuenti e gli importi assegnati per l'esercizio 2009. Dei 420 milioni di euro complessivamente attribuiti, oltre 412 milioni sono stati ripartiti mentre la parte rimanente, circa 8 milioni, risulta non assegnabile per errori procedurali nelle dichiarazione o enti non idonei a beneficiarne. In continua crescita risultano sia le somme da erogare, 14,5 milioni di euro in più rispetto al 2008, sia il numero dei contribuenti che hanno "esplicitato" la loro preferenza, quasi 1 milione in più.
Sono oltre 15,4 milioni i contribuenti che per i redditi 2009 hanno espresso la propria scelta in favore di un ente o di una categoria, contro i 14,6 milioni del 2008. I maggiori contributi vengono dai 730 e non dal modello Unico. Tra gli oltre 28.000 beneficiari è presente al 7073 esimo posto anche l'Associazione Kwizera Onlus a cui 204 contribuenti hanno destinato il proprio 5 per mille dell'Irpef per un valore complessivo di euro 5.512,72, in diminuzione rispetto alla precedente assegnazione del 2008, quando la scelta di 254 contribuenti aveva permesso di vedersi assegnati 7210,99 euro.
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