| card. Giuseppe Bertello |
Nell’edizione odierna, The New Times dedica un lungo articolo alla figura ed all’opera del card.Giuseppe Bertello, Nunzio Apostolico
in Rwanda dal 1991, quando il Paese era già nel mezzo di una guerra civile e di
una crescente radicalizzazione etnica, al 1995, a conclusione della tragedia
ruandese. Il testo fa luce su un personaggio che non ha trovato un adeguato
spazio nelle risostruzioni storiche della tragedia ruandese, ma che ha avuto un
ruolo importante e coraggioso nel denunciare
il pericolo imminente che si stava profilando in quei tragici anni che
precedono il genocidio del 1994.In
particolare, ci si sofferma sull’intervento che, nel novembre 1992, mons.
Bertello mise in atto facendo pervenire al presidente Juvénal Habyarimana, per
il tramite del consigliere presidenziale per gli Affari Esteri e la
Cooperazione, il professor Runyinya Barabwiriza, un messaggio in cui si
esprimeva un giudizio morale durissimo sull'alleanza politica allora al potere
(MRND–CDR), basata su una ideologia e su pratiche esplicitamente orientate allo
"sterminio" della popolazione Tutsi.Abbandonato il
"felpato" linguaggio diplomatico, nel colloquio il Nunzio arrivò a definire la situazione come
"satanica", evocando la minaccia della "scomunica". Secondo
l'articolista, ciò che mons Bertello
comunicò al Presidente Habyarimana "non fu un giudizio sconsiderato, né
l'esagerazione di un religioso straniero che non conosceva il tessuto politico
e sociale del Rwanda. Fu un'analisi tempestiva, autorevole e sobria, fondata su
fatti osservabili, discorsi pubblicamente accessibili e un discernimento morale
che qualsiasi testimone attento e onesto avrebbe potuto
raggiungere".L’articolo sottolinea
il coraggio di Bertello, che ebbe la chiarezza morale di vedere la
catastrofe prima che accadesse, contrapponendola ai silenzi di gran parte della
leadership ecclesiastica locale, accusata di essere rimasta inerte o complice.
Nonostante gli sforzi di Bertello, i suoi avvertimenti rimasero inascoltati dal
governo, ma la sua opera testimonia di come la diplomazia dovrebbe essere: non
un semplice esercizio di pubbliche relazioni, ma una difesa intransigente della
dignità umana, anche a costo di rompere i rapporti e con il potere. Il card.
Bertello viene oggi riconosciuto come un esempio di responsabilità ecclesiale.
Il suo intervento è visto come un momento di lucidità prima del cataclisma, una
lezione per l'umanità sulla necessità di agire contro la violenza di massa
imminente.Senza nascondere la forse eccessiva strumentalizzazione della
contrapposizione tra la posizione del Nunzio e del resto della gerarchia
ecclesiastica ruandese, accusata apertamente di "rimanere in silenzio e
tergiversare", l'articolo rende omaggio al card. Bertello non solo come
diplomatico, ma come un uomo di fede che usò la sua posizione per denunciare i rischi
di una tragedia che si stava profilando nel momento in cui era ancora, forse,
possibile evitarla.