"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI


sabato 25 settembre 2021

Se l'africanista non sa cogliere i segni di speranza che vengono dall'Africa

L’africanista Anna Bono, su La nuova Bussola quotidiana ( clicca qui), interviene oggi a proposito della decisione del Global Covid-19 Summit  di donare i vaccini ai Paesi poveri.. Dopo aver illustrato tutti i passi che i Paesi ricchi sono intenzionati a compiere per far
pervenire ai Paesi poveri più di due miliardi di dosi, privilegiando 92 Stati a reddito basso e medio basso, in gran parte africani, l’autrice si lancia in una severa reprimenda verso i futuri destinatari, incapaci, a suo dire, di far buon uso di questa generosità. In particolare, sottolineando come i Paesi africani abbiano lasciato scadere milioni di dosi, per carenze dei locali sistemi sanitari e per scarsa volontà degli abitanti di vaccinarsi. Per poi stigmatizzare come questi destinatari tanto
 "poveri" non siano, visto che sono ricchissimi di risorse naturali, ma le loro ricchezze sono concentrate nelle mani dei loro capi, citando il caso scandaloso della Guinea Equatoriale dove le ricchezze prodotte dal petrolio sono appannaggio della famiglia presidenziale. Ci pare che l’analisi della Bono, spesso severa con le dinamiche che muovono la vita dei Paesi africani, sia piuttosto ingenerosa nei giudizi e, per certi versi, parziale nell’analisi della realtà. Per cominciare scrivere che”in Africa, su poco meno di 1,4 miliardi di abitanti, i casi superano di poco gli otto milioni e i morti registrati sono 208mila”, senza dire come si sia riusciti a contenere a tali livelli il numero dei morti ( una volta e mezza quelli italiani) appare eccessivamente sbrigativo.

Ci sono certamente delle condizioni particolari, che gli scienziati stanno ancora indagando, per cui il numero dei morti in Africa è così contenuto, ma non si può passare sotto silenzio lo sforzo di tanti Paesi nel mettere in atto le misure di contenimento della diffusione del Covid con misure di lockdown anche più severe delle nostre. A proposito dei vaccini, secondo l’Africa CDC, al 6 settembre, il continente africano ha ricevuto 137,7 milioni di dosi di vaccino anti-COVID-19, e ne ha somministrate circa 104,2 milioni (75,66% della fornitura), vaccinando il 3,1 della popolazione. In Italia, a ieri, sono arrivate 94.912.643 dosi di vaccino e ne sono state somministrate  83.599.313 ( pari all’88.1% della fornitura). Non ci pare che la differenza tra Italia ed Africa, rispecchi il quadro di drammatica inefficienza dato dalla prof.sa Bono. Sappiamo altresì, come anche nell’organizzata Italia siano state lasciate scadere centinaia di migliaia di dosi. Parziale è anche non vedere le buone pratiche che si sono evidenziate in Africa nel contrasto alla pandemia. Al riguardo ricordiamo come l'Organizzazione mondiale della sanità abbia elogiato la campagna vaccinale del Rwanda che a fronte di  3,4 milioni di dosi di vaccini ricevute ne ha  somministrate 3,3 milioni, vaccinando completamente il 10% dei suoi 13 milioni di abitanti, mettendo in campo, secondo la stessa OMS, una campagna di vaccinazione senza intoppi. Ma il Rwanda non è solo, visto che altri 14 Paesi africani hanno raggiunto il primo obiettivo, fissato a maggio 2021 dal direttore generale dell'OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus,  del 10% della popolazione da inoculare in tutti i Paesi entro la fine di settembre, e tre Paesi hanno raggiunto l'obiettivo del 40%, fissato per dicembre. Come  si vede, volendo, si potevano trovare segni di speranza anche nella disastrata Africa. Purtroppo l’articolista non li ha saputi cogliere.

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