"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI


martedì 28 settembre 2010

La Svizzera meno sicura per il denaro illecito dei governanti

Una nuova legge approvata il 13 settembre scorso dal parlamento elvetico,  la cosiddetta 'Lex Duvalier', renderà sempre più difficile per molti  governanti  accumulare denaro di provenienza illecita, sottratto cioè alle casse dello stato, nelle banche svizzere.La nuova legge consentirà, infatti,  di restituire più facilmente i soldi bloccati in Svizzera di ex dittatori o governanti infedeli ed evitare che finiscano di nuovo in mani criminali, o più semplicemente in quelle degli  eredi. La necessità di legiferare è emersa dopo vari casi in cui gli Stati richiedenti, in gran parte paesi delle aree più arretrate del mondo, non erano in grado di svolgere i dovuti passi penali, a causa delle lacune nel loro sistema giudiziario, per recuperare i fondi illecitamente distolti dalle casse statali e dirottati sulle banche svizzere. La Svizzera, in questi casi, poteva essere costretta a restituire gli averi illeciti dei potentati, spesso ex governanti caduti in disgrazia, ai loro familiari. Nel 2009, i fondi dell'ex presidente zairese Mobutu sono così stati restituiti agli eredi e non alla popolazione.
I primi a beneficiare della nuova legge dovrebbero essere gli haitiani. Sette milioni di franchi dell'ex dittatore Jean-Claude Duvalier, da qui il nome della legge, sono infatti ancora bloccati su conti svizzeri. Il 12 gennaio, prima del terremoto sull'isola, il Tribunale federale aveva decretato che i fondi non potevano essere restituiti allo Stato haitiano a causa dei termini di prescrizioni e avrebbero dovuto essere consegnati ai parenti di 'Baby Doc'. Il governo aveva in seguito reagito, bloccando nuovamente gli averi in attesa di un cambiamento legislativo. Un cambiamento che da lunedì 13 settembre è ormai realtà, poiché il Consiglio nazionale ha approvato con 114 voti contro 49 la nuova Legge sulla restituzione degli averi di provenienza illecita.
Ogni fondo dirottato dalle casse dello stato corrisponde ad altrettanti soldi che non verrebbero investiti nelle infrastrutture locali e che non potrebbero essere impiegati per curare le persone. La legge prevede tre tappe nella restituzione degli averi. Dapprima, nei casi in cui l'assistenza amministrativa internazionale non funzioni, il governo blocca il denaro contestato e apre una procedura di confisca dei beni presso il Tribunale amministrativo federale (TAF). In un secondo tempo il TAF sentenzia la confisca dei beni e infine, grazie ai meccanismi previsti dalla nuova legge, la restituzione viene accelerata. La riconsegna dei fondi avverrà tramite il finanziamento di programmi di interesse pubblico.

domenica 26 settembre 2010

Casi di poligamia ancora presenti nel nord Rwanda

Un reportage dell'agenzia di stampa Syfia Grands Lacs sui problemi che devono affrontare le mogli-concubine abbandonate dai mariti porta alla ribalta il problema, non totalmente risolto, delle poligamia. Nonostante la costituzione rwandese riconosca solo il matrimonio monogamico e la legge punisca, con una pena da due a quattro anni di carcere e un'ammenda che può arrivare fino a 200.000 Frw, tutte le persone riconosciute colpevoli di concubinaggio, il fenomeno della poligamia è però ancora diffuso nella società rwandese.Secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa Syfia, famiglie poligamiche sono presenti soprattutto nelle regioni del nord, dove più forte risulta il radicamento nella società e dove una famiglia su dieci sarebbe interessata al fenomeno.L'esistenza di casi di poligamia è confermata, come abbiamo visto in un precedente post, anche in ambito parrocchiale dove il sacerdote si trova costretto ad affrontare simili unioni allargate. Lo sforzo delle autorità locali di contrastare il sopravvivere di tali forme di convivenza familiare ha comportato per molte seconde o terze  mogli di vedersi abbandonate, con il carico dei figli nati dall'unione, dal proprio "marito" che opta per la prima moglie.Le  "concubine" lasciate sole sono così costrette a dichiarare i propri figli e  decidere se  possono farsene carico autonomamente o se devono fare affidamento sul padre naturale. Non infrequenti sono poi le cause giudiziarie, soprattutto da parte delle mamme più povere non in grado di garantire il sostentamento dei figli, per vedersi riconosciuta la paternità del padre naturale con l'assunzione delle conseguenti responsabilità al mantenimento dei piccoli o, a volte, con l'assegnazione dei figli al padre. Ci sono poi donne che con intraprendenza si creano qualche piccola attività agricola o commerciale che consenta loro di far fronte alle nuove responsabilità e magari si ricostruiscono una nuova vita con un nuovo partner.
L'intera inchiesta dell'agenzia Syfia, in francese, è leggibile qui di seguito.

sabato 25 settembre 2010

Come andare in missione risparmiando sul biglietto aereo

Il biglietto aereo per un viaggio, ad agosto, dall'Italia  verso il  Rwanda costa da un minimo di circa 850 euro, con la compagnia più economica, a circa 1000 euro richiesti dalla Brussells Airlines, indubbiamente la più comoda e veloce. Molti volontari che si recano a Kigali, anche per conto di Onlus, si pagano il biglietto di tasca propria, sobbarcandosi l'intera spesa richiesta. Ci sarebbe la possibilità di risparmiare cifre anche significative in una maniera molto semplice. Basterebbe versare il corrispettivo alla Onlus di riferimento e fare acquistare dalla stessa il biglietto aereo. Il volontario otterrebbe la possibilità di recuperare parte dell'importo versato alla Onlus in sede di denuncia dei redditi : il 19% della somma, se beneficia della detrazione o, addirittura percentuali superiori, se deduce l'importo dal proprio imponibile ( in questo secondo caso, il risparmio è pari all'aliquota massima applicata sui redditi denunciati; si potrebbe anche superare il 40%). Da parte sua l'Onlus potrebbe beneficiare dei programmi di incentivazione che per esempio la Brussels riserva anche alle Onlus. Perchè non approffittare di tale possibilità?
Con un minimo di trasparenza in sede di bilancio, tutti potrebbero continuare legittimamente e orgogliosamente, in senso buono,   a dire che il viaggio se lo pagano gli stessi volontari.