"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI


venerdì 3 aprile 2020

Covid_19:la vicinanza nella preghiera delle clarisse di Nyinawimana

Le clarisse di Nyinawimana
Quasi quotidianamente riceviamo messaggi dai nostri amici ruandesi che, preoccupati per le notizie che ricevono dall'Italia, ci chiedono come prosegue la nostra quarantena. Ieri ci ha raggiunto una mail proveniente dal monastero delle clarisse di Nyinawimana (clicca qui per conoscere la storia del monastero). Ne riproponiamo qui ampi stralci, quale testimonianza di come questo particolare momento viene vissuto nel chiuso di un monastero di clausura. Manteniamo il testo originale, nell'italiano, più che buono, della preposta alla comunità, la ruandese suor Marie Regine.
 Pace e bene!
 Come state?
Di tanto in tanto ci sono tristi notizie che riceviamo riguardo al popolo amate d'Italia!
 Ora la nostra unica forza di prossimità è la preghiera! O Dio, aiutaci.
 Dalle nostre notizie allora!
 Attualmente siamo chiostri due volte come voi, perché in primo è volontariamente per vocazione, ma anche con immensi popoli e nazioni che attualmente sono in guardia per evitare insieme il contagio di Covid -19.
Fino ad allora, quasi ovunque, riceviamo messaggi di solidarietà, comunione e approfondimento della nostra Fede in Dio e della speranza in questi tempi precari.
E di tutto ciò, facciamo un'offerta al Signore in comunione con tutta l'umanità sofferente.
Siamo anche molto edificati dalla vera solidarietà vissuta tra popoli e nazioni per sostenerci a vicenda di fronte a questa pandemia.
E quelli che non hanno nulla da offrire come noi a causa di questa scelta di vocazione, almeno il cuore è sveglio e in preghiera per essere vicino a chi muore in isolamento, senza nessuno vicino a lui, colui che è i malati, gli affamati e le famiglie che non vedono più la fine di uno dei loro cari, e questo in tutte le nazioni.
 In diversi posti soffrano della fame, con  la paura!
Gesù rinchiuso nei tabernacoli delle chiese chiuse, è a Lui che i nostri occhi sono rivolti.
Per questo, ci siamo offerti in comune di fare l'adorazione eucaristica ogni giorno dalle 15:00 alle 19:00, con una preghiera ad ogni ora di preghiera comunitaria, a braccia aperte per chiedere al Signore Misericordia, con una preghiera composta da la conferenza episcopale del Rwanda per i casi di covid -19.
Per precauzione, abbiamo ridotto i lavoratori che ci hanno aiutato in giardino e ci sono solo coloro che si prendono cura dell'allevamento e del Guardiano. Per questo, l'intera comunità va in giardino la mattina per diserbare mais, patate e fagioli, e il resto c'è il lucchetto al cancello !!!
Qui, i malati raggiungono oggi 83, nessuna morte grazie a Dio. I medici e i responsabili del servizio sanitario si offrono !!!
Negozi di alimentari, farmacie, attrezzature per l'igiene ... questo è ciò che è permesso avere accesso. E il resto è GUMA MURUGO (Resta a casa). Quando abbiamo bisogno del cibo per evitare il movimento, I mercanti le portano alla porta e prima di portarlo dentro, aspettiamo alcune ore.
Abbiamo installato sulle porte dove passiamo spesso, l'attrezzatura (mobile per lavarci le mani ogni volta (KANDAGIRA UKARABE).
Inoltre, siamo come tutta l'umanità nelle mani dell'Onnipotente.
Tuttavia i sacerdoti della Parrocchia celebrano per noi la santa Messa,
che è un privilegio, direi, non sono oltre i 300 metri e per il momento lo fanno anche per misericordia e si ritirano nel presbiterio per il resto della giornata, perché non devono muoversi.
Questo è papà, ciò con cui viviamo tutti insieme con l'umanità intera, ma manteniamo la lampada della fiducia e della speranza se non siamo tranqille.
Tanti saluti da tutti noi 7.
In grande comunione, in Gesù e Maria.
Sr. M. Regina per la comunità.

martedì 17 marzo 2020

Alla fine il coronavirus arrivò anche in Rwanda

Controlli nelle scuole

Alla fine il coronavirus è arrivato anche in Rwanda. Così, al di là delle notizie riportate dalla stampa locale, ce lo comunica un amico ruandese:
Come ce l’aspettavamo, la speranza di resistenza è durata pochissimo; la situazione non è retta a lungo; la nostra è precipitata in un attimo dopo la scoperta del primo caso del Covid-19 sul territorio nazionale. Si tratta di un cittadino indiano arrivato da Mombay. Per il momento i casi sarebbero saliti a 5 (dei
Controllo dei turisti prima della visita al Parco dei gorilla
quali 2 connazionali) in due giorni. Questo ha fatto scattare il piano di emergenza di livello 2, cioè l’interdizione dei raduni di ogni genere (ad eccezione dei mercati, delle banche e degli uffici pubblici), la chiusura delle scuole e delle università e il rientro a casa degli alunni di tutti gli  internati. Per il momento non è facile viaggiare a causa dei numerosi ragazzi che rientrano a casa. Il trasporto pubblico e privato rimane dunque in servizio, ma temiamo che sia solo per permettere ai ragazzi di tornare a casa. Queste misure dovrebbero durare in teoria due settimane per poter individuare tutti gli eventuali contagi partiti dal malato. In tutta l'Africa si contano un po' più di 130 malati del maledetto virus.
Così anche noi purtroppo ci aggiungiamo alla lunga lista di quanti sono direttamente coinvolti nella psicosi e nella paralisi mondiale attuali. Continuiamo ad unire le nostre preghiere a quelle di tutti i credenti perché quest’incubo finisca presto. Con l’aiuto di Dio ce la faremo; ancora una volta coraggio!

 A questa mail ricevuta ieri sera aggiungiamo gli aggiornamenti rilasciati dalle autorità questa mattina.

venerdì 6 marzo 2020

Il coronavirus fa rinviare la Missione Kwizera 2020

Il programma della Missione Kwizera 2020 prevedeva la partenza attorno al 10 marzo.
Disposizioni del Governo per far fronte
al coronavirus 

Poi, improvvisa, arriva l'esplosione dei casi di coronavirus in Italia che rimette in discussione tutto. La partenza è rinviata sine die, non tanto per la paura del contagio, quanto piuttosto per il rischio che una volta sbarcati a Kigali si sia messi in quarantena perchè provenienti dall'Italia, come è successo ai turisti arrivati a Mauritius. Nel frattempo, mentre seguiamo lo sviluppo del virus in Italia, notiamo con piacere che in Africa, che tutti davano come la zona più a rischio a livello mondiale, il coronavirus fatichi a fare breccia. Finora sono poco più di una decina i casi di positività al virus rivelati e tutti su persone provenienti dall'estero. 
C'è chi dice che la mancata segnalazione della presenza del virus dipenda dalla mancanza delle necessarie attrezzature per la rilevazione; in realtà quasi tutti i Paesi africani si sono dotati del necessario  per rivelare la presenza della coronavirus. Lo stesso Rwanda, che ad oggi non rilevato alcun caso di contagio, oltre a rilevare le temperature corporali dei viaggiatori in entrata all'aeroporto di Kigali con apposite telecamere, ha attrezzato presso l'ospedale militare un servizio in grado di dare una risposta nel giro di tre/quattro ore  sui tamponi analizzati.Naturalmente sono stati sospesi diversi appuntamenti della ricca agenda congressuale del Kigali Convention Center, mentre la compagnia di bandiera ha interrotto i voli diretti con la Cina, anche i flussi turistici pagano la paura ingenerata dal contagio a livello mondiale.Sono state inoltre emanate disposizioni circa i comportamenti da tenere, come illustrato nella circolare riportata in foto, a cui si aggiunge una disposizione emanata per le chiese che devono essere attrezzate con bacinelle d'acqua e sapone all'entrata per permettere il lavaggio delle mani dei fedeli .
A proposito della scarsa diffusione della coronavirus sul continente africano, finora gli esperti non hanno ancora avanzato delle teorie fondate, salvo quella connessa alla difficoltà di sopravvivenza del coronavirus nell'aria, in presenza di alte temperature esterne, oltre i 27 gradi. Staremo a vedere se la scienza saprà fornirci qualche ulteriore spiegazione; nel frattempo, non ci resta che constatare con piacere questa sorta di tregua che il virus ha concesso agli africani .