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venerdì 30 novembre 2018

In futuro le rimesse dei migranti si potranno fare con il mobile money

La recente decisione del Governo italiano, di proporre un'imposta dell'1,5% sui trasferimenti di somme nei Paesi di origine da parte degli stranieri residenti in Italia, ha reso di stretta attualità un nostro post dell'aprile 2017 e uno dell'aprile scorso che evidenziava come tre stranieri residenti in Italia su quattro (75%), pari a oltre 2,7 milioni, fossero titolari di un conto corrente e di questi quasi uno su tre 'accedesse' in banca tramite smartphone o tablet.
Alla luce degli oneri richiesti per un trasferimento, tramite Western Union, di 500 euro dall'Italia al Rwanda, che nella giornata dell'altro ieri ammontava a un costo complessivo del money transfer di 60,9 euro (19,9 euro di commissioni oltre 41 euro sul differenziale di cambio visto che in Rwanda si incassava in valuta locale il corrispettivo di 459 euro) giunge quanto mai attuale la conclusione a cui si perveniva. 
"Le banche restano il gestore delle rimesse più costoso,  con un costo medio dell' 11,18 per cento, seguite dalle Poste con il 6,57%, dagli Operatori di Money Transfer  con il 6,32% e dagli operatori telefonici Mobile  con il 2,87% .A quest'ultimo canale ha deciso di affidarsi , fin dalla metà del 2015, anche il Rwanda dove la principale compagnia telefonica mobile locale MTN Rwanda, del Gruppo sudafricano MTN attivo in tutto il continente,  ha siglato un accordo con  Western Union, leader mondiale nel trasferimento di denaro al di fuori del canale bancario,  per consentire ai rwandesi che vivono all'estero di inviare denaro direttamente ai telefoni cellulari dei loro parenti in Rwanda che già utilizzano il servizio di Mobile Money. Questo scenario potrebbe trovare ulteriore sviluppo se anche nei paesi d'origine delle rimesse scendessero in campo le compagnie telefoniche occidentali, intaccando il monopolio di Western Union e Money Gram.  Questi ultimi finora l'hanno fatta da padroni,  forti della ramificata  rete di propri corrispondenti locali  nei paesi di destinazione delle rimesse. Anche questo vantaggio potrebbe tuttavia essere insidiato dai punti vendita delle compagnie telefoniche locali che si possono tranquillamente trovare anche nel più sperduto dei villaggi africani".
Per completezza d'informazione ricordiamo che anche molti  governi africani hanno tassato i trasferimenti di fondi, con aliquote ben superiori a quelle ipotizzate dal governo italiano.

giovedì 29 novembre 2018

Rwanda terzo paese africano per la liberalizzazione nei visti d'ingresso


Il Rapporto 2018 sull'Africa Visa Openness Index pubblicato ieri dalla Banca africana di sviluppo e dalla Commissione dell'Unione africana ha classificato il Rwanda come terzo Paese nel continente per quanto riguarda l'apertura ai visti d'ingresso, dietro a Benin e Seychelles che offrono i visti a tutti gli africani a costo zero.Il Visa Openness Index valuta i progressi che i paesi africani hanno realizzato nel rilassare i loro regimi di visto."Quindici Paese  africani godono di un accesso libero in Rwanda, mentre per altri 38 è previsto il visto all'arrivo. La politica ruandese sui visti è una delle prime 10 performance dell'Index dal 2016, ed ha ispirato analoghe aperture sui visti ad altri paesi in Africa, tra cui il Benin, che è balzato in testa alla classifica da un precedente 27° posto, e presto l'Etiopia. 
 La liberalizzazione dei visti ha tra l'altro promosso il paese come destinazione per il turismo congressuale.Il Rapporto evidenzia come "Il paese abbia attirato un numero maggiore di visitatori, maggiori investimenti e abbia ospitato più conferenze grazie alla rimozione delle restrizioni di viaggio. I viaggi e il turismo totali hanno contribuito al PIL del Rwanda per il 12,7 per cento nel 2017 e si prevede che aumenterà del 6,8 per cento nel 2018, secondo il rapporto di impatto economico 2018 del World Travel and Tourism Council ".Secondo Sanny Ntayombya, Responsabile Comunicazione e Marketing del Consiglio per lo sviluppo del Rwanda (RDB), un regime progressista di visti ha migliorato l'accessibilità agli investitori e ai turisti, aumentando di conseguenza le entrate."La nostra politica sui visti ha svolto un ruolo importante nel garantire che i colli di bottiglia relativi ai visti per i potenziali investitori e turisti siano stati rimossi. Nell'ultimo decennio, il numero di delegati MICE-Meetings, Incentives, Conferences, Events and Exhibitions in visita in Rwanda è passato da 15.000 nel 2008 a 28.300 nel 2017 e nel 2017 ha guadagnato 42 milioni di dollari nel Ruanda ", ha affermato Ntayombya.Ha aggiunto: "Quest'anno miriamo a $ 74 milioni di entrate MICE. Oggi siamo al terzo posto in Africa come destinazione per le conferenze. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza riforme dei visti ".Complessivamente, rispetto al 2017, gli africani non hanno bisogno di un visto per recarsi nel 25 per cento degli altri paesi africani (rispetto al 22 per cento); possono ottenere visti all'arrivo nel 24% degli altri paesi africani e hanno bisogno di visti per raggiungere il 51% degli altri paesi africani.

martedì 20 novembre 2018

Mons. Antoine Kambanda nominato nuovo arcivescovo di Kigali

Mons. Antoine Kambanda

Papa Francesco ha nominato mons. Antoine Kambanda arcivescovo di Kigali. Il nuovo prelato è stato fino ad oggi vescovo di Kibungo dove si era insediato nel 2013 appena ricevuta la nomina episcopale, e va a sostituire al governo pastorale dell'arcidiocesi mons. Thaddee Ntihinyurwa, dopo che il Santo Padre ne aveva accetate le dimissioni per raggiunti limiti di età. Mons. Antoine Kambanda, 60 anni (nato nel novembre 1958), è un sopravvissuto al genocidio del 1994, con uno dei suoi fratelli, che attualmente vive in Italia: il resto della sua famiglia è stato massacrato. Ha frequentato la scuola elementare in Burundi e in Uganda e le superiori in Kenya. È tornato in Rwanda dopo due anni di filosofia e teologia. Quindi ha studiato teologia nella diocesi di Butare. E 'stato ordinato sacerdote l'8 settembre 1990 da Giovanni Paolo II, in occasione della visita pastorale in Rwanda. Ha un dottorato in teologia morale conseguito presso l'Alfonsianum di Roma.È stato direttore della Caritas di Kigali, capo della Commissione Giustizia e Pace e professore di teologia morale, poi rettore del seminario di Kabgayi e del seminario di Saint-Charles Borromee a Nyakibanda. La nomina di mons. Kambanda, come nuovo arcivescovo, lascia vacanti due posti chiave: la posizione del vescovo di Kibungo e quella di Cyangugu, ruolo che mons. Kambanda  ha ricoperto dopo la morte del vescovo di quella diocesi,  mons. Jean Damascène Bimenyimana, all'inizio di quest'anno.

sabato 17 novembre 2018

Sempre più giovani ruandesi studiano negli USA


Il Rwanda è tra i primi 5 paesi nell'Africa orientale e meridionale ad inviare propri studenti in America, secondo il rapporto Open Doors del 2018 sui dati di Scambio educativo internazionale rilasciato questa settimana.Negli ultimi 10 anni il numero di studenti ruandesi che studiano negli Stati Uniti è decisamente aumentato passando dai 465 studenti nell'anno scolastico 2011/12 ai 1.232 studenti nell'anno scolastico 2017/18.
Gli Stati Uniti sono in cima alla lista dei 5 paesi che ricevono la maggior parte degli studenti ruandesi, seguiti rispettivamente da Repubblica Democratica del Congo, India, Francia e Sudafrica, senza dimenticare come a fine 2017 erano 1.100 gli studenti ruandesi che studiavano nella sola Cina. 
Tratta dal libro Aiutiamoli a casa loro Il modello Rwanda, riportiamo qui di seguito  la parte dedicata all'istruzione universitaria in Rwanda.
A conclusione di dodici anni di studio e dopo aver superato l’esame finale, si può accedere all’istruzione terziaria universitaria, basata su un sistema di accumulazione di crediti e di un sistema modulare (CAMS) e su 7 livelli di diplomi: Livello 1 Certificato di istruzione; Livello 2 Diploma nell'istruzione superiore; Livello 3 Diploma Avanzato nell'istruzione superiore; Livello 4 Grado Ordinario; Livello 5 Laurea triennale con onore; Livello 6 Masters Degree e Livello 7 Dottorato. Gli studenti iscritti alle istituzioni terziarie ruandesi ammontavano nel 2016 a 90.803, pari a 787 studenti ogni 100.000 abitanti. Di questi il 43 per cento era iscritto alle sei facoltà statali, articolate su diversi rami di specializzazione, i cui centri di istruzione sono distribuiti sull’intero territorio nazionale. L’accesso all’università pubblica è supportata da un importante sostegno statale che arriva a garantire borse di studio al 76 per cento degli iscritti, anche se la scelta dei beneficiari non si sottrae a qualche rilievo critico circa certi favoritismi che tendono a privilegiare gli esponenti del nuovo gruppo dirigente del paese. La prima università istituita nel Paese, per opera dei padri domenicani, è stata l’Università Nazionale del Rwanda (NUR) attiva in Butare dal 1963, all’indomani dell’indipendenza. A fronte dei circa 1.800 laureati sfornati dalla NUR nei primi trent’anni di attività, nel solo anno accademico 2015/16 erano 8.473 gli studenti che concludevano il proprio corso di studi nelle sole università pubbliche, senza contare quelli che preferiscono le più accreditate università ugandesi di Kampala o quelle francofone di Goma, nel vicino Congo.

giovedì 8 novembre 2018

Calendario Kwizera 2019

E' uscito il calendario 2019 dell'Associazione Kwizera, dedicato quest'anno all'asilo Carlin che l'associazione ha costruito e gestisce a Kagera, nella campagna ruandese. I primi dieci mesi dell'anno sono illustrati con immagini  che scandiscono i vari momenti della vita dell'asilo, dove quotidianamente più di 100 bambini ricevono l'assistenza della tre maestre alle quali è affidato il servizio. I bambini si trattengono all'asilo fino alle 13, quando tornano a casa per il pranzo, dopo aver ricevuto, a mezza mattinata, una sorta di merenda che può consistere in una tazza di latte, piuttosto che un pane dolce o una banana. Gli ultimi due mesi dell'anno sono stati riservati ad altrettante immagini illustranti l'inaugurazione dell'acquedotto di Rubaya che è stato consegnato alla popolazione locale in occasione della Missione 2018. Ogni mese è scandito da un breve post che ripercorre diversi momenti dell'attività associativa nel corso dell'anno.

sabato 3 novembre 2018

Ruandese della diaspora ottiene in USA il via alla sperimentazione di farmaci antitumorali

Nel libro Aiutiamoli a casa loro Il modello Rwanda, per dimostrare l’importanza del contributo che la diaspora può fornire al Paese, segnalavamo la storia di  Clet Niyikiza, già manager di importanti multinazionali farmaceutiche, e fondatore, presidente e amministratore delegato della LEAF Pharmaceuticals, una società statunitense specializzata nella ricerca e nello sviluppo di farmaci antitumorali, intenzionato a realizzare in Rwanda un hub di biotecnologie a livello continentale. Clet Niyikiza faceva già parte del consiglio consultivo di esperti internazionali che supporta il presidente Kagame. Fin qui quanto riferito nel libro, ma in questi giorni arriva la notizia che  la LEAF ha ricevuto feedback positivi dalla Food and Drug Administration statunitense (FDA) alla sperimentazione clinica umana per quattro dei suoi principali prodotti antitumorali. I quattro farmaci - LEAF-1401, LEAF-1701, LEAF-1702 e LEAF-1703 - sono una nuova generazione di farmaci progettati per trattare diversi tipi di malattie del cancro, tra cui il fegato, i polmoni, il tumore al seno, i tumori gastrointestinali e della testa e del collo dell'utero. Prende così avvio una prima sperimentazione clinica e un possibile percorso di registrazione per questi quattro farmaci. Gli studi clinici potrebbero richiedere da 2 a 5 anni di sperimentazione e investimenti anche superiori a 100 milioni di dollari, a seconda della forza dei risultati clinici, prima che possano essere registrati ufficialmente. Il programma di  sperimentazioni cliniche sarà condotto in diversi ospedali, tra cui il Mass General Hospital di Boston, l'Institut Gustave Roussy in Francia e Karolinska in Svezia. Clet Niyikiza ha detto a The New Times  che  l'infrastruttura di laboratorio e l'esperienza umana presso la struttura LEAF Pharmaceuticals negli Stati Uniti, dove è stata effettuata la prima ricerca su questi farmaci, verrà replicata anche in Rwanda dove la società prevede di iniziare le sue prime attività di ricerca e sviluppo clinico presso l'Ospedale militare del Rwanda a partire dal dicembre 2018. Seguirà una serie di attività mirate alla ricerca di scoperte farmacologiche, pianificate in collaborazione con l'Università del Rwanda per arrivare a dar vita a un laboratorio standard internazionale per le biotecnologie che risponda a tutti i requisiti internazionali, in modo che le scoperte fatte qui possano essere esportate. E' prevista altresì  la costruzione, nella zona economica speciale di Kigali, di  uno stabilimento di produzione all'avanguardia per farmaci appena scoperti. Il grande obiettivo di Niyikiza è quello di portare alla giovane generazione di scienziati ruandesi, attuali e futuri, gli strumenti e l'ambiente di cui hanno bisogno per prosperare nella ricerca di nuovi trattamenti e cure contro le malattie più mortali del mondo.

giovedì 1 novembre 2018

Il Rwanda in partenership con il colosso Alibaba dà vita alla prima eWTP africana

Il presidente Kagame con Jack Ma

Una partnership tra il governo del Rwanda e il gruppo cinese Alibaba, la più grande azienda di commercio online del mondo, ha dato vita alla prima Electronic World Trade Platform (eWTP) africana che dischiuderà alle piccole imprese del continente la possibilità di partecipare al commercio elettronico transfrontaliero. Il Rwanda diventa così il primo paese in Africa a stabilire una partnership eWTP, con l'obiettivo di favorirne la diffusione in tutto il continente.
La partnership comprende tre accordi miranti  a rafforzare la cooperazione a sostegno dello sviluppo economico del Rwanda: promuovendo il commercio transfrontaliero di prodotti ruandesi ai consumatori cinesi, facilitando il turismo in Rwanda e fornendo capacità per potenziare la crescita dell'economia digitale del Rwanda. Dopo la firma degli accordi,  il fondatore di Alibaba, Jack Ma, ha descritto l'evento come una "giornata storica" perché l'iniziativa rivoluzionerà il modo in cui i ruandesi fanno affari, a partire da come vendono il loro caffè o il loro artigianato di prima qualità, a come vendono i loro servizi turistici al mondo, compresa la Cina.Con i tre accordi, Alibaba collaborerà con il Rwanda Development Board (RDB) per aiutare le PMI ruandesi a vendere i loro prodotti, compresi caffè e artigianato, ai consumatori cinesi attraverso i mercati online di Alibaba.Seguendo gli accordi, la piattaforma di servizi di viaggio di Alibaba chiamata Fliggy promuoverà il Rwanda come destinazione turistica attraverso un Rwanda Tourism Store per la prenotazione di voli, hotel ed esperienze di viaggio e un padiglione di destinazione dove i consumatori cinesi possono imparare a visitare il paese, attraverso contenuti video coinvolgenti.La filiale di Alibaba, Ant Financial, condividerà anche le competenze in strumenti finanziari inclusivi, come i pagamenti mobili, per sostenere l'economia digitale ruandese.