Pagine

sabato 27 luglio 2013

Parte la Missione 2013 di Kwizera

Partiranno il prossimo 6 agosto i volontari dell'Associazione Kwizera per la tradizionale missione estiva in terra rwandese che si protrarrà fino al 28 agosto. La delegazione è formato da cinque volontari; ai veterani Angelo, Franco e Martino si affiancheranno, Alessandro e Perla, una coppia di Lucca. Li attende un intenso lavoro sul campo. Si inizierà con gli incontri nelle diverse parrocchie con ognuno degli oltre trecento bambini inseriti nel programma adozioni, per verificare che tutto proceda regolarmente: dall'andamento scolastico alla corretta distribuzione degli aiuti, fino alla selezione di nuovi bambini da inserire nel programma. In realtà, negli ultimi due  o tre anni, con l'accuirsi della crisi in Italia, è difficile trovare nuovi sostenitori e quindi assistiamo a una specie di tournover con l'immissione del programma di nuovi bambini limitatamente ai posti che vengono liberati dai ragazzi che cessano di essere assistiti per raggiunti limiti di età. Sono inoltre previste visite in alcune delle parrocchie dove sono stati realizzati gli impianti di biogas, oltre che  all'asilo di Kagera nella parrocchia di Nyagahanga e a Rushaki, dove è stato realizzato un piccolo terrazzamento e finanziata la relativa messa a coltura. Non macherà la tradizionale visita al villaggio dei batwa di Kibali e l'incontro con qualche gruppo del Progetto Mikan. Alessandro e Perla metteranno a frutto la  loro  esperienza nella ristorazione  passando qualche giorno presso il piccolo seminario di Rwesero per dare qualche buon consiglio per la gestione del ristorante che la diocesi ha aperto da anni sulle sponde del lago Muhazi. L'incontro con i referenti locali e i parroci delle varie parrocchie consentirà, infine,  di vagliare possibili nuovi progetti da mettere in campo il prossimo anno. Come promesso il programma prevede un incontro anche con i padri rogazionisti di Kigali per prendere conoscenza del loro progetto di realizzare una casa comunità per i ragazzi di strada.
Se i collegamenti internet ci assisteranno, non mancheremo di tenere informati amici e sostenitori sull'andamento della missione. 

martedì 23 luglio 2013

La parrocchia di Burehe al top nel Progetto Mikan

L'abbé Isidore tra le famiglie del Progetto Mikan
Partita nell’agosto del 2011 con i primi due gruppi del Progetto Mikan, in due anni la parrocchia di Burehe è riuscita a  attivare ben undici gruppi, con il coinvolgimento di complessive 275 famiglie.Il parroco abbé Isidore NDAYAMBAJE ha dimostrato nei fatti l’efficacia che il progetto Mikan può assumere nell’ambito della pastorale familiare parrocchiale. Ne è testimonianza la giornata vissuta sabato scorso quando nella centrale di Rusekera si è tenuta la cerimonia del trasferimento della capre tra un gruppo che concludeva la propria esperienza e uno nuovo che iniziava la propria all’interno del Progetto.Ma lasciamo la parola allo stesso abbé Isidore che ha così raccontato la giornata."Sono state  30 le capre portate dal gruppo: 26 sono state assegnate ad altrettante famiglie, le altre, come prevede il regolamento del Progetto, una e' stata assegnata al referente del gruppo per il lavoro svolto, due alla parrocchia e una ad una vedova della parrocchia. Come sempre capita in questa occasione, il passaggio delle capre  e' stato un momento di particolare festa che ha debuttato con una celebrazione eucaristica, al cui interno è stato anche battezzato il figlio di una coppia  del gruppo Mikan.  Anche altri gruppi erano presenti per celebrare questo evento. Dopo la Messa e la consegna delle capre, accompagnate dalle raccomandazioni del veterinario Diogene perche' tutti abbiano cura e attenzione per le capre ricevute perche' il programma possa proseguire  a favore delle famiglie future destinatarie,  ha fatto seguito un momento conviviale con la condivisione di cibi  e bevande a cui hanno fatto seguito le immancabili danze tradizionali.Grazie Mikan, Dio sia lodato!"
Per agosto e' prevista una nuova cerimonia per l'avvio del dodicesimo gruppo parrocchiale.
Non mancheremo.

lunedì 22 luglio 2013

Procede a rilento la chiusura degli orfanatrofi rwandesi

Come scivevamo in un nostro precedente post, le autorità rwandesi hanno in corso un progetto per arrivare alla chiusura degli orfanatrofi esistenti nel paese e per favorire  l’inserimento dei piccoli ospiti in nuclei familiari stabili. Il processo sta però procedendo un po’ a rilento, tanto che dopo un anno dall’avvio, solo tre dei 34 orfanatrofi esistenti nel paese sono stati chiusi e i 700 bambini ospiti hanno trovato una famiglia pronta ad accoglierli. I bambini sono stati avviati verso nuove famiglie, selezionate da un’equipe di esperti, attraverso tre modalità distinte: il reiserimento nella famiglia originaria,  l'adozione o la formula dell’affido fino a quando saranno in grado di badare a se stessi. Residuale rimane la possibilità dell’adozione internazionale. Nonostante questo iniziale sforzo, oltre 2.000 bambini sono ancora in attesa  che i loro genitori o  parenti ( circa il 70% degli ospiti si trovano in questa situazione) o semplicemente delle famiglie disponibili  li tolgano da queste strutture e li facciano crescere in un contesto familiare. In orfanatrofio si trovano non solo gli orfani in senso stretto, ma anche bambini orfani della sola madre con il padre che dichiara di avere difficoltà a crescere il bambino, piuttosto che il figlio abbandonato da qualche ragazza madre. Naturalmente un significativo numero di orfani finì in queste strutture all’indomani dei tragici fatti del 1994, ma che oggi, a quasi ventanni di distanza, dovrebbero ormai essere in grado di badare a se stessi. Per questo, superata quella emergenza, le autorità ritengono che gli orfanatrofi abbiano esaurito gran parte della loro originaria  ragion d’essere e vada quindi ripensata la loro mission, convertendo queste strutture  all’assistenza comunitaria dei bambini in senso lato. Nonstante le buone intenzioni delle autorità, le resistenze delle famiglie rwandesi a farsi carico di questi bambini sono ancora molte. Lo ha raccontato a The New Times l’amministratore del primo orfanatrofio rwandese, il Saint Noel di Nyundo, sorto nel lontano 1954 per iniziativa della diocesi cattolica, anche per ospitare  bambini provenienti da famiglie povere ma con entrambi i genitori.  Ancora oggi secondo l’amministratore, Augustin Twagira, l’orfanatrofio annovera, tra i 400 giovani ospiti, molti bambini i cui genitori hanno trovato più facile affidarli alla cura dell’istituzione sgravandosi delle spese per il loro sostentamento e per la loro istruzione. Per questo il processo di inserimento familiare dei bambini va a rilento perché, secondo quanto sostiene Twagira, “ i rwandesi non hanno pienamente abbracciato lo spirito di adottare bambini.' Nonostante queste difficoltà sono stati comunque 207 i bambini che dal dicembre scorso hanno lasciato l’orfanatrofio Saint Noel per rientrare nella propria famiglie o entrare in una nuova.

sabato 20 luglio 2013

CORAR: sfumata la partnership con il gruppo Sameer si tratta con un gruppo marocchino

La recente assemblea degli azionisti della compagnia assicurativa Corar, partecipata dalle diocesi rwandesi, ha preso atto del venir meno dell'interesse del gruppo Sameer a partecipare alla ricapitalizzazione della compagnia, ( vedi nostro precedente post) presumibilmente a seguito di un aumento della somma richiesta ( da 4 milioni a 4,577 milioni di dollari) dopo che un esperto indipendente ha attribuito alla societa' un valore di 5.700 milioni di Frw,  in aumento di 400 milioni rispetto a una precedente valutazione. Così gli azionisti, che devono necessariamente ricapitallizare la societa' per aderire alle richieste della Banca nazionale rwandese, hanno individuato un nuovo gruppo potenzialmente interessato ad entrare nel capitale dell'assicurazione. Si tratta del gruppo finanziario marocchino Saham Finance attivo nell'assunzione di partecipazioni finanziarie in società da ristrutturare in campo assicurativo e sanitario.  Il gruppo è già presente nel capitale di trenta società assicurative in 16 diversi paesi del continente africano e nel vicino medioriente. Se sono rose fioriranno.

mercoledì 17 luglio 2013

Secam, dai vescovi africani appello per il bene comune e per la pace nel Kivu

A conclusione della XVI Riunione Plenaria del Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (SECAM), i Vescovi cattolici hanno lanciato un appello ai politici africani affinché non operino in difesa dei propri interessi personali ma in favore di tutta la popolazione africana. L'Assemblea Plenaria sul tema "La Chiesa famiglia di Dio in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace", ha avuto come obiettivo l'adozione di nuovi orientamenti pastorali per la riconciliazione mediante il Vangelo. 
Riuniti in assemblea a Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo), dal 9 al 14 luglio, i Presuli hanno esortato gli Africani ad impegnarsi con urgenza nella lotta per un ordine sociale più giusto dove ognuno possa godere dei diritti legati alla propria dignità umana in tutti gli ambiti della vita ed hanno lanciato un pressante appello affinché cessi la guerra che da dodici anni insanguina la Repubblica Democratica del Congo, con milioni di morti, gravi violazioni dei diritti umani e migliaia di stupri di donne e bambine. "I Vescovi non possono rimanere in silenzio davanti a questa tragedia che sembra essere stata dimenticata...I Vescovi cattolici lanciano un pressante appello alle Nazioni Unite, all'Unione Europea, all'Unione Africana e ai governi degli altri paesi coinvolti, in varie forme, in questa guerra che dura da troppo tempo". 
Al centro dell'attenzione dei Presuli anche la situazione nella Repubblica Centroafricana, nei paesi del Corno d'Africa, in Mali, Nigeria, Sudan del Sud, Madagascar, Rwanda, Uganda, Tunisia ed Egitto.(da News.Va)
Sull'argomento segnaliamo l'articolo dell'africanista Anna Bono apparso su La Bussola quotidiana; clicca qui.


martedì 16 luglio 2013

Nord Kivu: prudenza per i volontari in missione

Alla luce delle ultime notizie provenienti dal nord Kivu, riportate da tutte le agenzie internazionali, sarà bene che i volontari stranieri, che si recano in Rwanda in questo periodo per le loro missioni umanitarie, evitino di inserire nel loro programma di viaggio, come spesso succede,  una visita all’accogliente cittadina di Gisenji sul lago Kivu, per passarvi una  giornata di riposo ristoratore dei gravosi impegni della missione. Infatti, quello  che sta accadendo nelle ultime ore nella zona attorno a Goma, tra scambi di accuse tra le parti in causa, non sembra lasciar presagire nulla di buono. Sembra di assistere alla  ricerca del classico incidente per poter procedere ad iniziative militari, magari pianificate da tempo, addebitando le responsabilità all'altra parte in causa. Da una parte il Rwanda ha denunciato che ieri due colpi di artiglieria provenienti da zone controllate dall’esercito congolese FARDC e dalle forze Onu del Monusco sono state  coscientemente indirizzate sul territorio rwandese in una zona del distretto di Rubavu- Gisenji, ha inoltre  accusato  apertamente  le stesse FARDC di cooperrare con le milizie del FDLR. Da parte congolese si accusa invece il Rwanda di continuare a sostenere i ribelli del M23 con propri militari. E’ di domenica l’accusa che un centinaio di militari rwandesi si siano infiltrati in territorio congolese mimetizzati da donne ricoperte dagli avvolgenti abiti femminili congolesi. Al di là di questi scambi d’accuse sta la concretezza della ripresa dei  combattimenti che si sono tenuti   nel fine settimana nei dintorni di Goma che hanno lasciato sul terreno un centinaio di vittime.

lunedì 15 luglio 2013

La soluzione Rwanda per contenere l'utilizzo delle auto blu

Per tenere sotto controllo la spesa pubblica e recuperare risorse per l’erogazione dei servizi sociali, il governo rwandese ha messo mano alla gestione delle cosiddette auto blu,  riducendo  il budget per i veicoli dei dipendenti pubblici. La politica della flotta Zero partita fin dal 2005, che ha portato alla  vendita della maggior parte dei veicoli di servizio pubblico sostituendoli con una forma di  prestito agevolato e  di  indennità per gli alti funzionari beneficiari dell’auto blu, ha permesso di  risparmiare  28 milioni di dollari in sette anni; non pochi ritenute le dimensione del bilancio statale rwandese. Fino ad oggi erano previste  tre categorie di dipendenti pubblici che potevano beneficiare dell’auto blu. La prima,  comprendente ministri,  segretari permanenti, sindaci, ( equiparabili ai nostri presidenti di provincia) vice-sindaci e segretari esecutivi, avevano accesso ad un contributo/finanziamento   di $ 53.000, con oneri per i costi di gestione del veicolo divisi al  50% tra beneficiario e stato, con in più l’esenzione dalle  imposte sul veicolo. Il beneficiario riceveva inoltre  un assegno mensile pari al  75 per cento dei costi di esercizio previsti per il veicolo.Nella seconda categoria,  formata da  direttori di enti decentrati e segretari esecutivi di settori distrettuali, i destinatari beneficiavano di un regime analogo al precedente con un contributo/finanziamento di Rwf 25 milioni ($ 38.000). Una terza categoria, comprendente 192 funzionari, composta di alti accademici degli istituti superiori di apprendimento, di alti medici e membri del parlamento, non godeva di agevolazioni particolari ma del semplice utilizzo di macchine di stato. Sulla base  di questa suddivisione, al momento dell’introduzione della normativa nel 2005,  solo 240 sarebbero stati i dipendenti pubblici aventi diritto all’auto blu. Da allora il numero è però lievitato fino a raggiungere i 3.500 utilizzatori.Da qui la drastica sforbiciata decisa dal governo che  ha rivisto la politica della flotta portando alla riduzione da Rwf 35 milioni ($ 53.000) a  Rwf 25 milioni ($ 38.000) del contributo/finanziamento concesso ai funzionari governativi inseriti nella prima categoria, mentre i circa 150 direttori responsabili dei servizi veterinari, agricoltura, pianificazione, amministrazione e finanza a livello distrettuale, inseriti nella seconda categoria, sono stati depennati dall’elenco dei beneficiari e  invitati ad utilizzare i mezzi pubblici, veicoli noleggiati o moto-taxi, ampiamente disponibili nella maggior parte dei distretti.

sabato 13 luglio 2013

Rwanda: salta il ministro per aver dimenticato gli ospiti vip all'aeroporto

Quando il presidente Paul Kagame ha appreso dell'accaduto non ci ha pensato due volte e ha sollevato dall'incarico il Ministro per gli affari dell'Africa orientale EAC, signora Monique Mukaruliza,  per inadeguatezza al ruolo. Analoga sorte  è toccata anche al segretario permanente presso lo stesso ministero, Bill Kayonga.La goccia che ha fatto traboccare il vaso, provocando il drastico intervento presidenziale, è stata la cattiva organizzazione di un incontro regionale tenutosi a Kigali, sotto gli auspici della Comunità dell'Africa orientale, culminata nell'increscioso incidente che ha visto  numerosi delegati stranieri  lasciati soli per ore all'aeroporto internazionale di Kigali, senza che nessuno del ministero si preoccupasse della loro accoglienza. Kagame non ha gradito il vulnus all'immagine del paese ed è intervenuto prontamente con il suo ben noto piglio. Non è la prima volta che si assiste al cambiamento di un ministro da parte del presidente, a cui la costituzione riconosce i necessari poteri. Si veda al riguardo il famoso caso del ministro della gioventù  di cui parlammo in un nostro post ripreso anche da Marco Travaglio in un suo editoriale su Il Fatto quotidiano. La differenza è che questa volta Kagame ha voluto far conoscere le motivazioni sottostanti al provvedimento, stigmatizzando l'inefficienza che ha caratterizzato il ministero. Un fatto che in Italia sarebbe passato tranquillamente in cavalleria, in Rwanda viene gestito nei modi che abbiamo visto. Il caso del ministro silurato andrà così sicuramente ad arricchire l'aneddotica che concorrerà a consolidare l'immagine di cui il Rwanda gode su  certi media internazionali.

venerdì 12 luglio 2013

Dottrina sociale cristiana nella missione della Chiesa: un contributo di Mons Crepaldi

Già in un nostro precedente post del magggio 2012 avevamo fatto riferimento all'Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan sulla DSC. Ritorniamo in argomento, segnalando che il sito verrà inserito tra i link qui a fianco per agevolarne la consultazione, essendo uno strumento importante per chi vuole essere attento a tutto quanto attiene la DSC. Con l'occasione proponiamo un'importante conferenza dal titolo, La Dottrina sociale Cristiana nella missione della Chiesa tenuta di recente dal presidente dell'Osservatorio S.E. Mons.  Giampaolo Crepaldi  a Guayaquil in Ecuador, su invito della Conferenza episcopale di quel paese. Per il particolare contesto in cui è avvenuta, un paese dell'America latina con  problemi non totalmente lontani da quelli di un paese africano, ci pare offra più di uno spunto di approfondimento anche per molti sacerdoti (ma anche vescovi) rwandesi nostri amici, coi quali ci siamo trovati spesso a discutere di taluni degli argomenti trattati, in particolare il ruolo dei laici in un contesto sociale come quello rwandese. Il testo della conferenza di Mons. Crepaldi è disponibile cliccando qui. 

giovedì 11 luglio 2013

Lo strano metodo "Rwanda" citato dal Corriere

Ci ha incuriosito non poco il  titolo Perdita del lavoro, per tornare in pista a Milano nasce il metodo "Rwanda", apparso nel blog "Buone notizie" del Corriere della sera a commento  di esperienze in corso nel milanese di  gruppi di auto-aiuto organizzati in collaborazione da Camera del Lavoro e Comune di Milano, proposti a inoccupati, disoccupati e cassaintegrati, per la gestione del loro trauma. Siamo quindi andati alla ricerca di quale fosse il metodo rwandese citato, anche se la fotografia a corredo del pezzo, una seduta di un processo Gacaca, doveva suggerirci qualcosa. Lo abbiamo scoperto nella conclusione dell'articolo che riportiamo qui di seguito:  "Molto interessante che alla pratica dell’inconscio –o a qualcosa che le si avvicina molto- venga attribuito un significato politico, rompendo la barriera artificiosa tra pubblico e privato.Scegliendo di ricorrere agli strumenti della narrazione e dell’autoanalisi anziché ai riti della giustizia ordinaria, i tribunali Gacaca del Rwanda sono riusciti in pochi anni a pacificare e a far rinascere un Paese dilaniato da una spaventosa guerra tribale, con più di un milione di vittime. Una vera e propria terapia di massa basata, come ha affermato il presidente Kagame, “sull’introspezione e la ricerca interiore”.
Al termine ci è rimasto qualche dubbio circa l'ardito paragone e la  possibilità di  trasferire le dinamiche dei processi Gacaca  nella sperimentazione milanese.Non crediamo che il disoccupato milanese sarebbe disposto a prendere il posto di quell'uomo in piedi al centro della foto che appare nel pezzo; per molti come lui al termine di quella seduta si spalancava la porta del carcere per anni se non decenni.Si veda al riguardo un nostro precedente post dove viene fatto il bilancio dell'esperienza dei tribunali Gacaca.

mercoledì 10 luglio 2013

Viaggiare sicuri e ...informati

Il suggerimento contenuto in un nostro recente post e' stato prontamente raccolto e il sito Viaggiare sicuri del Ministero degli Esteri e' stato aggiornato nei dati relativi al Rwanda. Ricordiamo che il sito supporta i viaggiatori italiani che si recano all'estero con le informazioni necessario per un viaggio sereno. Offre altresi' l'opportunita', prima di intraprendere un viaggio, di registrarsi nell'apposita sezione per permettere alle nostre rappresentanze all'estero di avere sempre un quadro preciso  della presenza di connazionali nelle aree di competenza per essere in grado di prestare assistenza in caso di necessita'.

Dati del paese

bandiera del Ruanda Ruanda (RWA) - Africa
mappa del Ruanda
Capitale: KIGALI
Popolazione11.300.000
Superficie: 26.340 km2
Fuso orario: +1h rispetto all'Italia; stessa ora quando in Italia vige l'ora legale.
Lingue: kinyarwanda, francese e inglese.
Religioni: cattolica, protestante, musulmana

Confermato il basso livello di corruzione in Rwanda



E’ stato pubblicato ieri a Berlino da parte dell’organizzazione Transparency International il rapporto  denominato Global Corruption Barometer 2013. Dalla ricerca esce confermata la fama, acquisita negli ultimi anni, del Rwanda come paese dove la corruzione è contenuta entro livelli al di sotto della media. Nella classificazione usata nella ricerca, che ha raccolto l’opinione di  più di 114.000 persone in 107 paesi sulla corruzione, i paesi sono raggruppati in gruppi sulla base della percentuale delle persone che hanno dichiarato di aver pagato una tangente nell’anno precedente nei diversi comparti dell’amministrazione pubblica e degli affari presi in esame.Il  Rwanda  è nel gruppo in cui l’incidenza varia tra il 10 e il 14,9 per cento, la posizione migliore per un paese africano. La collocazione dei vari paesi è rappresentata nell’immagine riprodotta qui a fianco, da cui si ricava che l’Italia è nel gruppo dal 5% al 9,9%, mentre gli altri paese della Africa orientale sono inseriti in gruppi con percentuali molto più alte. Per quanto riguarda i comparti dove gli intervistati ritengono sia diffusa la corruzione, la ricerca evidenzia per il Rwanda come la polizia e la giustizia siano i settori più indiziati con rispettivamente il 21% e il 16% delle “preferenze”. Percentuali significative riguardano anche la burocrazia con il  9%, gli affari con il 10% e il mondo delle Ong con  l’8%. Gli altri comparti presi in esame (partiti, politici, militari giornalisti, salute) hanno percentuali molto basse che non superano il 2%. Da sottolineare però il 3% del personale religioso e il 4% della scuola.Andando sul concreto, dalla ricerca emerge altresì che l’ 11% e il 23% degli interpellati hanno  candidamente dichiarato di aver  pagato una  mazzetta  per agevolare la soluzione di una pratica rispettivamente con un giudice piuttosto che con un poliziotto. Naturalmente i buoni risultati emersi dal rapporto sono stati favorevolmente sottolineati dalle autorità di Kigali che non hanno altresì mancato di ricordare come, anche nel comparto meno virtuoso della polizia, si sia proceduto a drastiche epurazioni ( quaranta nell’ultimo anno) degli agenti infedeli, in primis quelli addetti al traffico e al controllo tecnico dei veicoli. 

martedì 9 luglio 2013

Storie di ragazzi di strada all'ombra della Kigali City Tower

Ogni tanto anche sulla stampa governativa fanno breccia storie di vita metropolitana che non ti aspetteresti all'ombra della scintillante  City tower di Kigali, ormai simbolo della modernità ed efficienza della capitale rwandese. E' il caso della storia raccontata da The Sunday Times, in cui il grave fenomeno dei ragazzi di strada, che numerosi vivono nella capitale, alimenta una testimonianza di solidarietà umana meritevole di essere raccontata. E' la storia di Mzee Antoine Bizimana, un ex bambino di strada attualmente meccanico di professione titolare del garage Fasha Umwana (aiutare un bambino), che nella  baraccopoli di Kimisagara ha creato, a poca distanza dall sua abitazione,  una specie di casa del fanciullo dove una sessantina di bambini trovano ospitalità. Qui, sui fianchi della collina accessibile solo da sentieri, sono stati ricavati  in edifici abbandonti locali di fortuna "austeri e semplici,  dove dormire, uno spazio dedicato ad  aula dove i ragazzi più grandi insegnano qualcosa ai più piccoli, un servizio igienico e la cucina. Naturalmente il tutto privo di acqua corrente ed elettricità, per cui l'acqua deve essere portata in brocche". Ogni giorno la sessantina di ospiti, da bambini di pochi anni a ragazzi e giovanni, riceve un piatto di riso e fagioli.La piccola comunità si autogestisce, con i  ragazzi più grandi che si sobbarcano le incombenze per far funzionare questa casa famiglia, mentre i più piccoli possono giocare con quello che la loro inventiva riesce a far diventare giocatolo. Bizimana, incontrato dal giornalista Joseph Oindo nella sua modesta casa dove alle pareti ci sono immagini  religiose, come Madre Teresa, Gesù Cristo, e i Martiri dell'Uganda  " persone che hanno fatto la differenza nella vita degli altri,"  dice che il centro non è un orfanotrofio ma una famiglia, ed i 60 bambini/ragazzi  che si appoggiano al centro sono tutti i suoi "figli" che riesce ad aiutare con le  magre risorse che ottiene dal suo lavoro presso il proprio garage. "Abbiamo anche raccolto  dalle strade neonati che sono stati gettati via dalle loro madri," dice Bizimana al cronista, aggiungendo che anche se lui "non ha abbastanza risorse per prendersi cura di tutte le loro esigenze, lui di solito fa in modo che non vadano mai a letto con la  fame". Ad oggi secondo il cronista più di 300 ex bambini di strada sono stati addestrati al suo garage e la maggior parte di loro sono ora in grado di fare qualcosa per vivere. Si tratta di una storia meritevole di un approfondimento anche alla luce  di un particolare che ha destato qualche perplessità; a un lettore che chiedeva riferimenti più precisi per poter offrire qualche aiuto, l'autore del pezzo risponde di rivolgersi personalmente a lui o in redazione per avere  notizie più precise.Chiederemo ai nostri referenti locali di avere qualche certezza in più, magari per far arrivare sulla tavola di questa casa famiglia qualche prodotto della terra coltivato presso progetti seguiti dall'Associazione Kwizera

sabato 6 luglio 2013

La Chiesa cattolica rwandese avrà cinquanta nuovi sacerdoti

Un'ordinazione sacerdotale
La Chiesa cattolica rwandese si appresta all'ordinazione dei nuovi sacerdoti che hanno concluso i loro  percorso formativo nel Seminario Maggiore di Nyakibanda. Anche per l'anno in corso il numero risulta particolarmente significativo se paragonato ai numeri estremamente esigui con cui siamo abituati nelle nostre diocesi. Infatti, sono ben  cinquanta i nuovi sacerdoti che saranno ordinati nelle prossime settimane nelle diverse  diocesi di provenienza: 8 nella diocesi di  Kigali, 2 in quella di Kabgayi, 6 a Butare, 8 a Cyangugu, 9 a Nyundo, 6 a Ruhengeri, 9 a Byumba  e 2 a Kibungo, con la sola  diocesi di Gikongoro che non ha sacerdoti novelli.Numeri significativi che si innestano un un tessuto ecclesiatico particolarmente rilevante come dimostrano i numeri riferiti al 2010 che fotografano la realtà della Chiesa cattolica rwandese. Le ordinazioni, diversamente da quanto succede da noi,  non avvengono in un'unica cerimonia nella cattedrale vescovile, bensì  nelle parrocchie di origine del novello sacerdote. Così a partire dalle prossime settimane fino ad agosto inoltrato sarà un susseguirsi di feste comunitarie in cui le diverse comunità parrocchiali vivranno in presa diretta l'ordinazione  sacerdotale per mano del vescovo. Sono vere e proprie feste di popolo, con cerimonie che solitamente si tengono all'aperto per consentire una maggiore partecipazione, vissute in maniera molto intensa e particolarmente curate in  ogni loro aspetto liturgico, con cerimonie che superano abbondantemente le tre ore, e con festeggiamenti che si protraggono per tutto il pomeriggio. All'indomani, in occasione della prima santa messa il cerimoniale si ripeterà, con la parte di festa che si protrarrà  fino a sera inoltrata, quando non addiritura per tutta la notte nella cosidetta notte rwandese. 

martedì 2 luglio 2013

Vision 2020 del cristianesimo in Rwanda


Anche il cristianesimo rwandese, nell'insieme delle sue diverse confessioni, ha una sua Vision 2020, almeno a livello statistico, quando sara' professato da oltre il novanta per cento della popolazione. Il dato emerge dalle risultanze del recente   «Christianity in its Global Context, 1970-2020» (Il cristianesimo nel suo contesto globale, 1970-2020),  studio statistico pubblicato di recente a cura del Center for the Study of Global Christianity di South Hamilton (Massachusetts), che  offre una fotografia aggiornata al 2013 e una proiezione al 2020 della situazione del cristianesimo mondiale. Complessivamente, nella  sintesi che ne fa Massimo Introvigne sul sito La bussola quotidiana, si ricava che "Il mondo diventa anche più cristiano, e nello stesso tempo più musulmano. Nel 1970 cristiani e musulmani insieme rappresentavano il 48% della popolazione mondiale, nel 2020 saranno il 57,2%. I cristiani saliranno nel 2020 al 33,3% e i musulmani al 23,9%. Un abitante del pianeta su tre sarà cristiano e quasi uno su quattro musulmano. Ma nel 1970 solo il 41,3% dei cristiani vivevano nel Sud del mondo - Asia, Africa e America Latina - mentre nel 2020 sarannoI il 64,7%. In Africa, dove già da qualche anno sono maggioranza relativa superando i musulmani, i cristiani nel 2020 sfioreranno il 50% e la maggioranza assoluta. In Asia e in Africa il cristianesimo cresce a un ritmo doppio rispetto alla crescita della popolazione in generale, e questo vale anche per la Chiesa Cattolica, che in America Latina - contrariamente a un mito diffuso - è invece in lieve declino, a causa della crescita non solo del protestantesimo ma anche del numero di persone che non frequentano alcuna chiesa."

Con riferimento specifico al Rwanda, lo studio evidenzia come con una crescita annua del 3,58% , la piu' alta dell'Africa dell'est e superiore alla media africana che si  attesta al 3,02% annuo, i cristiani che rappresentavano il 61,1%  della popolazione nel 1970, siano destinati a raggiungere il 92,30% nel 2020, quando, secondo le proiezioni statistiche, saranno 12,9 milioni su 14 milioni di popolazione complessiva.
Naturalmente questi  sono gli aridi numeri di uno studio statistico; la vera sfida sara' saper  innervare di una fede veramente  vissuta e testimoniata questa grande massa di rwandesi che si riconoscono nel cristianesimo.