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domenica 19 aprile 2026

Leone XIV ai giovani universitari del Camerun: servite il vostro Paese qui

Nel discorso tenuto all'Università Cattolica dell’Africa Centrale ad Yaoundé in Camerun,  venerdì, 17 aprile 2026,  papa LEONE XIV ha rivolto ai giovani universitari questo appello: 

«Di fronte alla comprensibile tendenza migratoria, che può indurre a credere che altrove si possa trovare facilmente un futuro migliore vi invito anzitutto a rispondere con un ardente desiderio di servire il vostro Paese e di volgere a beneficio dei vostri concittadini le conoscenze che state acquisendo qui».  ( che il quotidiano dei vescovi italiani,  Avvenire, sintetizza così: "vi invito a rispondere  con un ardente desiderio di servire il vosto Paese" solecitandoli a essere "testismoni di saggezza e di equità dei quali il continente africano ha bisogno").

Un appello nel solco di quanto da sempre i vescovi africani vanno dicendo a proposito del fenomeno migratorio. A partire dall'appello  lanciato dalla XIX Assemblea Plenaria delle Conferenze Episcopali dell'Africa e del Madagascar (SECAM), tenutasi ad Accra in Ghana, dal 25 luglio all'1 agosto 2022.

"Esortiamo i leader e i decisori socio-politici a mettere in atto le strutture e le condizioni che scoraggino la migrazione irregolare: buon governo, opportunità di lavoro, sicurezza multiforme, inclusione politica e sociale, promozione della giustizia sociale. Esortiamo i paesi di transito e di accoglienza a rispettare i diritti e la dignità umana dei migranti. A tutti coloro che sono intenzionati a migrare, in particolare ai giovani che cercano di esercitare il loro diritto a migrare, esortiamo a farlo in un modo che sia accettabile dal punto di vista amministrativo e con la piena consapevolezza delle sfide che li attendono. Incoraggiamo i nostri giovani a non perdere la speranza e ad aggrapparsi a Dio attraverso una vita di santità.Esortiamo le comunità cristiane a sviluppare una pastorale attiva per le migrazioni, che si articola in quattro fasi di azione: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.Desideriamo esprimere il nostro dolore nel vedere i nostri giovani lasciare i nostri paesi, sapendo che soffriranno e forse perderanno la vita e ci lamentiamo della nostra incapacità di impedire loro di partire.Ci impegniamo ad adottare misure che incoraggino la loro libera scelta e quelle che li coinvolgano nella costruzione dei loro paesi."

 E ancor prima l’appello contenuto nel Messaggio finale approvato dai vescovi dei 16 Paesi rappresentati nelle Conferenze nazionali e interterritoriali dell'Africa occidentale-Recowa-Cerao (da cui provengono la gran parte dei migranti), nella loro Terza Assemblea Plenaria tenutasi a Ouagadougou, in Burkina Faso, dal 14 al 20 maggio 2019.

  "Voi rappresentate il presente e il futuro dell'Africa, che deve lottare con tutte le sue risorse per la dignità e la felicità dei suoi figli e figlie. In questo contesto, non possiamo tacere sul fenomeno delle vostre migrazioni, specialmente in Europa. I nostri cuori come pastori e padri soffrono nel vedere queste barche sovvracariche di giovani, donne e bambini in balia delle onde del Mediterraneo". "Certo, comprendiamo la vostra sete di felicità e di benessere che i vostri Paesi non vi offrono. Disoccupazione, miseria, povertà rimangono mali che umiliano. Tuttavia, non dovete sacrificare la vostra vita lungo strade pericolose e destinazioni incerte. Non lasciatevi ingannare dalle false promesse che vi porteranno alla schiavitù e ad un futuro illusorio! Con il duro lavoro e la perseveranza potrete avere successo in Africa e, cosa più importante, rendere questo continente una terra prospera".

 Un appello che non trovò alcuna eco, forse anche per un voluto atto censorio, sui media cattolici italiani, a partire dal quotidiano dei vescovi italiani, Avvenire, privando così i cattolici italiani della possibilità di fare la conoscenza diretta di ciò che pensano i vescovi africani, “pastori con l’odore delle pecore”, del complesso fenomeno migratorio e delle modalità che propongono per disinnescarne le conseguenze negative per i loro giovani. Fino a quando il mondo cattolico italiano non si misurerà con queste prese di posizione dei Vescovi africani, ed ora del Papa, rimarrà inesorabilmente prigioniero di una lettura riduttiva ed ideologica del fenomeno migratorio, ispirata dai tanti “profeti” locali, più o meno improvvisati, abbandonando l'Africa, con i suoi 1.400 milioni di abitanti, al suo destino.

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