Pagine

venerdì 29 marzo 2019

As.Kwizera : 6.922 euro dal 5x1000 del 2017

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato gli elenchi per la destinazione del 5 per mille 2017 con i dati relativi alle preferenze espresse dai contribuenti nella propria dichiarazione dei redditi.
L'Associazione Kwizera onlus e' stata scelta da 233 contribuenti per un importo complessivo di 6.922,92 euro, a fronte dei 243 contribuenti che l'anno scorso avevano contribuito con un importo di 7.244 euro.Nel ringraziare i sostenitori, ricordiamo che il 5x1000 e' lo strumento migliore per sostenere il volontariato :  non costa niente e puo' fare molto.
L’elenco degli enti ammessi e di quelli esclusi, insieme agli importi attribuiti agli enti che hanno chiesto di accedere al beneficio, è consultabile sul sito dell’Agenzia delle Entrate, nella sezione “5 per mille”.
L’elenco degli ammessi comprende in totale 54.276 enti, suddivisi per categoria: in cima alla classifica gli enti del volontariato (44.468), a seguire le associazioni sportive dilettantistiche (9.166), gli enti impegnati nella ricerca scientifica (458), quelli che operano nel settore della sanità (107) e gli enti dei beni culturali e paesaggistici (77). Sono presenti anche i Comuni (in tutto 8.004) ai quali, per il 2017, sono destinati 15,5 milioni di euro.
L’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc) occupa anche per il 2017 il primo posto sia tra gli enti impegnati nel settore della ricerca sanitaria sia tra quelli che operano in quello della ricerca scientifica. Per il primo ambito, sono oltre 388mila le scelte espresse con un importo totale che supera i 17,8 milioni di euro. Per quanto riguarda, invece, la ricerca scientifica i contribuenti che hanno espresso la preferenza per l’Airc superano i 980mila, con oltre 38,7 milioni di euro di beneficio.
Il settore del volontariato vede alla prima posizione delle scelte espresse, come per i precedenti anni, Emergency con oltre 356mila preferenze con 12,7 milioni di euro assegnati. Segue Medici senza Frontiere (scelta da oltre 260mila contribuenti) per un importo di oltre 10,6 milioni di euro.

sabato 16 marzo 2019

Il PIL 2018 del Rwanda cresce dell'8,6%

Centrale di estrazione del gas sul lago Kivu

Ieri le autorità ruandese hanno comunicato che nel corso del 2018  l'economia del Rwanda è cresciuta dell'8,6%, superando l'obiettivo precedentemente previsto del 7,2%, mentre il PIL- prodotto interno lordo ai prezzi correnti di mercato è stato stimato a 6,824 miliardi di euro a fronte dei 6.333 del 2017. La crescita annuale ha visto una dinamica differenziata nel corso dei trimestri, passando dal 10,4% registrato nel primo trimestre, al 6,8% nel secondo trimestre e al 7,7% nel terzo trimestre, per tornare al 9,6%  nel quarto trimestre. Secondo il direttore generale dell’Istituto Nazionale di statistica-NISR, Yusuf Murangwa, l'accresciuta crescita economica è in gran parte dovuta al buon andamento del settore chiave dell'agricoltura, che ha registrato una crescita del 6%,  e degli incrementi dell'industria del 10% e dei servizi del 9%. L’ultima parte dell’anno ha visto in particolare una crescita del 12% del settore industriale, sostenuta principalmente dalle attività di costruzione che sono aumentate del 20%  mentre, all'interno del settore manifatturiero, la trasformazione alimentare è aumentata del 10%, i prodotti locali come tessuti, vestiti e prodotti in pelle sono aumentati del 26%, sostenuti dalla strategia Made in Rwanda.D'altro canto, nel settore dei servizi, i trasporti sono cresciuti del 16% grazie al trasporto aereo, che è aumentato del 36%.Il commercio all'ingrosso e al dettaglio è aumentato del 14%, mentre il turismo è cresciuto dell'11%, grazie all’apporto del turismo congressuale,  i servizi finanziari del 12% e le ICT del 14%.
Sempre ieri, abbiamo assistito a livello mondiale alla giornata di sciopero contro i cambiamenti climatici, nella cui agenda è previsto l’abbandono dello sfruttamento di fonti fossili di energia, carbone, petrolio e gas. Al riguardo, sorge spontanea la domanda: il Rwanda, paese peraltro particolarmente sensibile all'agenda ambientalista, potrà continuare negli attuali trend di sviluppo se dovrà rinunciare all'estrazionedel gas dal lago Kivu, quale volano per lo sviluppo della società rwandese, per aderire agli appelli dell’ineffabile Greta?

martedì 12 marzo 2019

Spopola sui social italiani una vecchia intervista a Kagame

E' sorprendente l'interesse che sta suscitando sui social italiani la riproposizione, da parte del sito Voci dall’Estero, di una vecchia intervista rilasciata a dicembre dal presidente ruandese, Paul Kagame, al quotidiano austriaco Die Presse, in occasione del vertice di alto livello Europa-Africa tenutosi a Vienna, da noi prontamente rilanciata su Twitter nella versione inglese pubblicata da The New Times. I temi trattati nell'intervista erano già stati anticipati dal presidente ruandese in occasione di un incontro con il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, in visita a Kigali a inizio dicembre, come riferito in un precedente post . 
Per l'eco che sta avendo da noi, ne riproponiamo qui la traduzione apparsa su Voci dall’Estero.

Perché l’Europa ha riscoperto il suo interesse per l’Africa? A causa della crisi migratoria?
L’Europa ha trascurato l’Africa. L’Africa avrebbe dovuto essere un partner da scegliere anche solo i base alla nostra storia comune. Ma gli europei hanno semplicemente avuto un atteggiamento sbagliato. Sono stati presuntuosi.L’Europa ha creduto di rappresentare tutto ciò che il mondo ha da offrire; che tutti gli altri potessero solo imparare dall’Europa e chiedere aiuto. Questo è il modo in cui gli europei hanno gestito l’Africa per secoli.
E questo sta cambiando ora?
Sta iniziando a cambiare. A causa di alcuni fatti.
Quali fatti?
L’Europa ha capito che le cose non sono così rosee nel suo stesso continente. La migrazione è solo una parte del problema, solo una parte di ciò per cui i cittadini europei sono scontenti. Basta guardare a tutte le proteste e al cambiamento del panorama politico. La rabbia è diretta contro gli errori commessi dalla leadership politica.
La popolazione africana raddoppierà entro il 2050. Solo per questa ragione, molte persone potrebbero prendere il cammino dell’Europa nei prossimi anni.
Non è solo una questione di dimensioni della popolazione. Quello che conta è il contesto in cui cresce la popolazione. La Cina ha 1,3 miliardi di abitanti. Tuttavia, non si sono viste legioni di cinesi migrare illegalmente in altri paesi.Anche se la popolazione dell’Africa non crescesse, in molti posti la povertà sarebbe ancora così grande che le persone cercherebbero alternative. L’Europa ha investito miliardi su miliardi di dollari in Africa. Qualcosa deve essere andato storto.
Che cosa è andato storto?
In parte, è che questi miliardi avevano un biglietto di ritorno. Sono fluiti in Africa e poi tornati di nuovo in Europa. Questo denaro non ha lasciato nulla sul terreno in Africa.
Alcuni di questi soldi potrebbero essere scomparsi nelle tasche dei leader africani.
Supponiamo per un momento che sia così. L’Europa sarebbe davvero così pazza da riempire di denaro le tasche di ladri? Potrebbe anche esserci un’altra ragione per cui il denaro non ha prodotto risultati: perché è stato investito nel posto sbagliato.
Quindi dove dovrebbero andare i fondi per lo sviluppo?
Nell’industria, nelle infrastrutture e nelle istituzioni educative per la gioventù africana, il cui numero sta crescendo rapidamente. Questo è l’unico modo per avere un dividendo demografico.
La Cina sta investendo molto nelle infrastrutture. Le aziende cinesi stanno costruendo strade in Ruanda.I cinesi lavorano in modo più intelligente degli europei?
 La Cina è attiva in Ruanda, ma non in modo inappropriato. Le nuove strade in Ruanda sono in gran parte costruite con denaro europeo. A volte ci sono subappaltatori cinesi.
Ritiene che l’impegno della Cina in Africa sia una buona cosa?
È buono, ma può ancora essere migliorato. Gli africani devono soprattutto lavorare su se stessi. In Ruanda, conosciamo la nostra capacità e quali proposte cinesi dobbiamo accettare, in modo da non sovraccaricarci di debiti. Ma ci sono anche paesi che non hanno fatto buoni accordi e ora si stanno strangolando.
Questi paesi sono incappati nella trappola del debito.
Non tutti, ma può succedere. Dipende da noi africani. Perché non sappiamo come negoziare con la Cina? Certamente i cinesi non sono qui solo come filantropi per aiutarci.
Quindi lei vede anche un problema relativo alle élite in Africa.
Decisamente. L’Africa è rimasta un continente da cui le persone semplicemente si servono.
Quale paese è servito da modello di sviluppo per lei? Singapore?
Abbiamo imparato alcune cose da Singapore. Collaboriamo ancora con Singapore oggi. Ma non abbiamo cercato di copiare nessun altro paese.

venerdì 8 marzo 2019

E' il Rwanda il Paese africano dove la donna gode di più rispetto

Da una ricerca Gallup riferita al 2018, emerge che una media del 64% degli africani ritiene che le donne siano trattate con rispetto e dignità nei rispettivi Paesi.Anche in questa speciale classifica,  il Rwanda si aggiudica il primo posto: qui, secondo il 94% degli interpellati, la donna è ritenuta essere trattata con rispetto. In coda alla classifica troviamo le Isole Comore con il 38% e il  Sudafrica con il 39%. E' la conferma, semmai ce ne fosse stato bisogno, del ruolo che la donna ricopre nell'ambito della società ruandese. 



venerdì 1 marzo 2019

Allarme del governo: bisogna aumentare gli sforzi volti a ridurre la povertà


A partire dal 2014, il processo di riduzione della povertà, che fino a quella data aveva evidenziato significativi risultati, ha denotato un rallentamento che ha messo in allarme le autorità ruandesi. A cominciare dal presidente Kagame che, in occasione di una recente visita alla Provincia del Sud dove ha incontrato gli opinion leader di tutta la regione, ha richiamato i responsabili di tutti i livelli dell'amministrazione  ad aumentare gli sforzi per contribuire a elevare gli standard di vita delle persone e trasformare il paese, invitando i residenti a sfruttare le diverse iniziative governative in atto per cambiare le loro vite in meglio.Il governo, per bocca del ministro per gli affari locali, Anastase Shyaka, ha invitato i leader locali ad aumentare gli sforzi volti a ridurre la povertà e ad accelerare lo sviluppo sostenibile.I contenuti progressi compiuti nella lotta contro la povertà negli ultimi quattro anni sono evidenziati dal confronto con i risultati conseguiti nei periodi 2006-11 e 2011-14. Infatti, l'Indagine sulle condizioni di vita domestica integrata, EICV 4, ha mostrato che i livelli di povertà sono diminuiti del 5,8 per cento, dal 44,9 per cento nel 2011 al 39,1 per cento nel 2014, il che ha fatto sì che circa 660.000 persone siano uscite dallo stato di  povertà. Anche la povertà estrema è scesa dal 24,1% al 16,3% nello stesso periodo. Tra il 2006 e il 2011 sono stati compiuti progressi ancora maggiori, che hanno fatto registrare al paese un calo della povertà del 12% dal 56,7% al 44,9%, con un milione di ruandesi usciti dalla trappola della povertà.  Tra il 2006 e il 2017, la povertà è diminuita del 18,5%, e quella estrema  del 19,8%. A fronte di questi dati, la quinta Indagine sulle condizioni di vita domestica integrata (EICV5), pubblicata nel dicembre 2018, indicava che il Rwanda aveva fatto pochi progressi nell'affrontare la povertà. Le cifre hanno mostrato che la povertà era scesa di appena lo 0,9 per cento, dal 39,1 al 38,2 per cento, tra il 2014 e il 2017.Anche la povertà estrema ha avuto  un calo marginale solo dello 0,3 per cento, dal 16,3 per cento al 16 per cento nello stesso periodo. I dati dell'EICV 5 trovano conferma anche nei risultati della valutazione dell'attuazione dell'Imihigo 2017/18 (contratti di prestazione): i due strumenti sono giunti a conclusioni simili e si sono completati a vicenda.
Il lento progresso degli sforzi contro la povertà negli ultimi anni può essere attribuito sia ai leader locali che ai residenti, secondo il professor Eric Ndushabandi, capo dell'Istituto di ricerca e dialogo per la pace, che ha recentemente redatto un documento sulla cultura politica in Rwanda."Ci sono notevoli carenze nella comunicazione politica, educazione civica e impegno civico da parte dei leader, e questo ha portato a una situazione in cui molti cittadini hanno attenuato il loro ruolo di responsabilità sociale", ha detto Ndushabandi, anche professore di scienze politiche presso il Università del Rwanda. A fronte dei programmi di protezione sociale messi in atto dal governo che hanno avuto un impatto positivo, si è assistito alla crescita di una cultura di dipendenza assistenzialistica da parte della popolazione, fino al punto che ci sono persone che non vogliono lasciare la propria classe di assistenza Ubudehe, in cui riceve assistenza dallo Stato,  per passare a quella superiore che gli farebbe perdere certi vantaggi. "Ma non si può essere dipendenti dal governo per sempre ", conclude il professore.