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giovedì 29 gennaio 2009

Il Centre des Jeunes de Gatenga: un grande esempio per il piccolo centro di Nyagahanga

Navigando nel web  ho  incrociato questa bella esperienza in corso a Kigali: il Centre des Jeunes de Gatenga. Condotta dai salesiani, che non sapevo essere presenti in Rwanda,  mi sembra un'esperienza  che potrebbe offrire alcuni spunti, pur  tenendo conto delle  dimensioni di ben altro livello, a ciò che si vorrebbe realizzare a Nyagahanga. 

Il Centre des Jeunes de Gatenga è un centro salesiano che opera a Kigali nel quartiere di Gikondo, settore Gatenga, dal 1986. Il quartiere di Gikondo, con una estensione di 2.300 ettari, è il più vasto di Kigali ed uno fra i più popolati (ca. 80.000 abitanti secondo le stime per difetto del 2002). Cresciuto molto in fretta in seguito all’urbanizzazione che ha trasformato la capitale, il quartiere è privo di molte strutture. Particolarmente grave è la situazione delle strutture socio-educative: ci sono solo 8 scuole elementari, 6 scuole secondarie, 2 centri di formazione professionale, nessun centro di aggregazione giovanile ad eccezione del Centre des Jeunes.I bambini e i ragazzi delle famiglie che vivono nel quartiere dove è situato il Centre des Jeunes di Gatenga sono spesso in strada e si dedicano per lo più, ad attività economiche di tipo informale. La grave disoccupazione, la disgregazione delle famiglie e le difficoltà di accesso a percorsi scolastici secondari e professionali porta molti giovani a vivere per lo più in strada, abbandonati a se stessi e senza alcuna possibilità di crearsi un futuro lavorativo se non quello di accontentarsi di occasionali lavori di tipo informale. Dietro molti ragazzi che finiscono in strada vi sono spesso esperienze negative simili tra loro: precoce abbandono scolastico; famiglie disgregate; figura paterna violenta; una madre sola, che, non riuscendo a far fronte al mantenimento della famiglia, è spesso costretta a prostituirsi.Il Centre des Jeunes, coerentemente con la tradizione della congregazione Salesiana da cui è gestito, prevede non solo la gestione di un orfanotrofio, ma anche la promozione di attività di socializzazione e di animazione culturali, sportive, ricreative e di attività di formazione scolastica e professionale che coinvolgono ogni giorno ragazze e ragazzi che vivono nel quartiere e nelle zone limitrofe. Nell’ambito delle sue molteplici attività, l’azione si rivolge prioritariamente a giovani nella fascia di età compresa tra 15 e 21 anni. Per quanto concerne i criteri di selezione, all'interno della numerosa popolazione di giovani della zona che vivono in condizioni di forte disagio familiare o sociale (orfani, disoccupati, ragazzi di strada, ragazzi in stato di abbandono) l’azione si indirizza prioritariamente a quanti sono particolarmente a rischio di intraprendere “la via della strada”, dell'emarginazione, dell’abbandono e della micro-criminalità e a quanti non hanno terminato la scuola primaria e/o non hanno la possibilità di compiere un percorso scolastico e/o formativo. Il Centre des Jeunes de Gatenga con le sue attività culturali e di socializzazione, presta poi particolare attenzione al coinvolgimento della popolazione femminile. Anche sul piano della formazione professionale e dell’avviamento al lavoro, le ragazze sono già molto presenti sia nei corsi propedeutici di alfabetizzazione, sia nei corsi “di promozione femminile” (parrucchiera, taglio e cucito), sia, infine, nei corsi di informatica per il segretariato e di agricoltura.  AMICI DEI POPOLI, ( una Ong Italiana dal cui sito abbiamo tratto queste informazioni) presente in questo centro dal 1986 attraverso molteplici progetti a sostegno dell’attività dei padri salesiani, ha deciso insieme ai padri, di promuovere un nuovo progetto triennale di sostegno alla formazione professionale nel settore agricolo, finanziato dall’Unione Europea, con l'obiettivo di fornire un appoggio strutturato al processo di auto-sostentamento del Centre des Jeunes de Gatenga, attraverso la messa in valore del marais e il conseguente potenziamento del settore agricolo nell’ambito della formazione professionale. L’azione prevede inoltre il potenziamento del corso propedeutico di alfabetizzazione e l’avvio di corsi di agro-zootecnia e cucina. 

Indubbiamente questa esperienza muove una certa curiosità che potremmo colmare con una visita al Centre in occasione del prossimo viaggio in Rwanda. Per ora lo segnaliamo a Don Paolo, in caso ancora non ne fosse a conoscenza.

mercoledì 28 gennaio 2009

L'impegno delle autorità rwandesi contro la corruzione

Non passa giorno che su The New Times di Kigali non si legga di qualche arresto di funzionario o amministratore pubblico per fatti di corruzione. Oggi è il caso del direttore generale dell'Ufficio centrale per gli investimenti pubblici e finanziamenti esterni (CEPEX), arrestato con l'accusa di aver causato la perdita di Rwf 453m in abusi del suo ufficio, che è responsabile per la gestione degli investimenti pubblici.Sembra che le autorità rwandesi abbiano fatto della lotta alla corruzione uno degli elementi caratterizzanti la propria azione di governo. L’editoriale di oggi del giornale rwandese, nel sottolineare che la maggior parte dei paesi africani perdono milioni di entrate ogni anno a causa della corruzione, in particolare nella pubblica amministrazione, a causa dell’appropriazione indebita di fondi pubblici da parte di tanti funzionari alla ricerca di stili di vita lussuosi che non potrebbero permettersi, proclama con enfasi che il Rwanda è un paese che non solo ha predicato la tolleranza zero per uno dei vizi più antichi del mondo - la corruzione - ma ha messo in pratica ciò che predica.Una simile crociata contro la corruzione non può non essere vista con estremo favore, soprattutto se non prevede eccezioni e sconti di sorta, a nessun livello.

lunedì 26 gennaio 2009

A Medjugorie con l'Associazione Kwizera

L’Associazione KWIZERA organizza un pellegrinaggio a Medjugorie dal 19 al 23 giugno 2009. Il programma prevede, tra l’altro, escursioni sulla collina delle apparizioni, sulla montagna della croce e al Monastero di Ceroki Brieg da Padre Iozo e, se possibile, l’ incontro con uno dei veggenti. Tutte le attività verranno organizzate e pianificate sul posto, in base alle programmazioni locali e alle rispettive disponibilità. La quota di partecipazione è prevista in € 330,00. Il pellegrinaggio, oltre a offrire l’opportunità di vivere, in un momento di amicizia, da vicino la realtà misteriosa di Medjugorie consentirà anche di sostenere le iniziative in terra rwandese dell’Associazione Kwizera.Chissà se in un futuro ci potrà essere anche un pellegrinaggio al santuario di Kibeho la località rwandese dove la Madonna è comparsa a dei giovani del luogo dal 1981 al 1989.Per saperne di più sulle apparizioni di Kibeho  clicca qui

Una linea ferroviaria per rompere l'isolamento di Rwanda e Burundi

Il progetto di costruzione di una linea ferroviaria ( vedi post del 3 novembre 2008)  che colleghi il Rwanda e il Burundi  ai porti tanzaniani di Mombasa e Dar es Salaam sta muovendo i primi passi. I tre paesi coinvolti ( Rwanda, Burundi e Tanzania) hanno, infatti, firmato venerdì scorso  ad Arusha in Tanzania un Memorandum d'intesa (MoU) propedeutico all’avvio del progetto e di istituire un Comitato tecnico misto  (JTMC) responsabile per il monitoraggio e la gestione degli aspetti tecnici del progetto ferroviario,  al cui interno il Rwanda fungerà da Unità di coordinamento del  progetto stesso. A ciascuno Stato partner competerà facilitare la creazione di un percorso per la linea ferroviaria all'interno del proprio territorio, avviare gli studi tecnici, oltre naturalmente il reperimento dei fondi  necessari allo studio per l'attuazione del progetto e la relativa copertura dell'impegno finanziario.Il finanziamento dell’intero progetto è previsto secondo una forma di  partenariato pubblico-privato (PPP).La rete ferroviaria sarà avviata da Isaka in Tanzania a Kigali e dalla Tanzania, attraverso Keza e Gitega, verso Musongati in Burundi e sarà poi collegata con la rete ferroviaria del corridoio centrale che collega al porto di Dar es Salaam. Anche se il costo reale del progetto è ancora da determinare,  le prime stime ipotizzano una spesa di 4 miliardi di dollari e circa cinque anni di lavori. L'opera permetterebbe di abbattere l'incidenza del costo del trasporto dal 40% al 5% dell'intero costo delle merci. 

venerdì 23 gennaio 2009

Africa, dove sono i tuoi intellettuali?

Da "Ebano" di  Ryszard Kapuściński.
"Questo è (appunto) uno dei problemi dell'Africa: i suoi intellettuali risiedono per la maggior parte fuori del paese, negli Stati Uniti , a Londra, a Parigi, a Roma. Sul posto, nei luoghi di origine rimangono, in basso, le masse contadine arretrate, ottenebrate, sfruttate fino all'ultima  goccia di sudore: in alto, la burocrazia corrotta o la soldataglia  arrogante....
Come può l'Africa svilupparsi. partecipare alle grandi trasformazioni del mondo senza cervelli pensanti, senza una propria classe media di intellettuali?
Per giunta un accademico o uno scrittore africano  perseguitati nel loro paese non cercano quasi mai rifugio in un altro stato del continente, ma filano dritti a Boston, a Los Angeles, a Stoccolma o a Ginevra" ( non si vede come non potrebbe essere così, visto il livello di certezza del diritto vigente nella gran parte del continente africano).
La scelta dell'estero di tanti intellettuali suggerisce più di una riflessione.

mercoledì 21 gennaio 2009

Obama ai (cattivi) governanti e ai popoli poveri

Dal discorso d'insediamento del neo presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, riprendiamo questo passaggio rivolto a certi governanti, per i quali il potere è l'unico fine, e ai popoli  dei paesi poveri.

" A quei dirigenti nel mondo che cercano di seminare la discordia, o di scaricare sull’Occidente la colpa dei mali delle loro società, diciamo: sappiate che il vostro popolo vi giudicherà in base a ciò che siete in grado di costruire, non di distruggere. A coloro che si aggrappano al potere grazie alla corruzione, all’inganno, alla repressione del dissenso, diciamo: sappiate che siete dalla parte sbagliata della Storia; ma che siamo disposti a tendere la mano se sarete disposti a sciogliere il pugno. Ai popoli dei Paesi poveri, diciamo di volerci impegnare insieme a voi per far rendere le vostre fattorie e far scorrere acque pulita; per nutrire i corpi e le menti affamate. E a quei Paesi che come noi hanno la fortuna di godere di una relativa abbondanza, diciamo che non possiamo più permetterci di essere indifferenti verso la sofferenza fuori dai nostri confini; né possiamo consumare le risorse del pianeta senza pensare alle conseguenze. Perché il mondo è cambiato, e noi dobbiamo cambiare insieme al mondo".

martedì 20 gennaio 2009

Obama: prudente e realistica attesa in Rwanda

Nella giornata in cui Barak Obama diventa il 44 presidente degli Stati Uniti, accompagnato da grandi, forse eccessive, attese a livello di opinione pubblica mondiale, un richiamo a un sano realismo ci viene da un editoriale del The New Times  rwandese. Pur riconoscendo che le radici keniote dell’afro-americano Obama consentiranno al neo presidente un approccio migliore per valutare i problemi dell’Africa, il giornale rwandese  ricorda  che la soluzione alla miriade di problemi che affliggono l'Africa può sì trovare negli   Stati Uniti e nella comunità internazionale un certo aiuto ma deve, soprattutto, fare conto sullo sforzo degli africani e dei loro gruppi dirigenti. Bisogna essere prudenti: "non è che con  Barack Obama  alla Casa Bianca i  problemi africani s’apprestano a scomparire durante la notte". La raccomandazione del notista del foglio rwandese è che, prima di ricercare negli Usa la soluzione dei mali africani, sia opportuno ricercare in casa soluzioni realistiche, anche in termini di leardership, ai problemi che attanagliano i paesi del continente.  Nella grande euforia che ha accompagnato l’inizio del mandato del nuovo presidente americano una voce prudente e realista , non c’è che dire, tenuto conto anche degli ottimi rapporti che legano i due paesi. 

lunedì 19 gennaio 2009

"Storia è ciò che si ricorda"

Da “Ebano”, ( Feltrinelli, Milano 2001) dello scrittore e giornalista polacco, Ryszard Kapuściński, profondo conoscitore della realtà africana, riprendiamo questi passaggi relativi alla concezione della storia nella cultura africana 

Storia è ciò che si ricorda. Eccettuato il settentrione islamico, l’Africa non ha mai conosciuto la scrittura: qui la storia è sempre stata una tradizione orale, una leggenda tramandata di bocca in bocca, un mito collettivo creato inconsapevolmente ai piedi di un mango ,nelle tenebre della sera rotte solo dalle voci tremolanti  dei vecchi, mentre donne  e bambini pendevano muti dalle loro labbra (……)Non esiste storia all’infuori di quella che riescono a raccontare qui (…) Ogni generazione, udendo  la versione  che le veniva tramandata,l’ha modificata e continua a modificarla, trasformandola e abbellendola. Ma proprio per questo la storia  qui, libera dal peso degli archivi e dal rigore dei dati, raggiunge la sua forma più pura e cristallina: quella del mito. Un mito  dove invece dei dati e della misura meccanica del tempo -giorni, mesi, anni-  vigono espressioni quali: “tempo fa”, “molto tempo fa”,  “ tanto tempo fa che nessuno più se ne ricorda”, termini che consentono di collocare  e di sistemare tutto nella gerarchia del tempo. Un tempo che non si svilupperà in modo lineare, ma assumerà la forma del moto terrestre:una forma rotatoria, uniformemente circolare. In una simile visione del tempo il concetto di sviluppo non esiste, sostituito dal concetto di durata. L’Africa è l’eterna durata.”

Mentre sulla concezione del tempo di cui al post del 14 settembre ( Ci vediamo alle…ora Kigali) la nostra esperienza ci faceva condividere pienamente l’osservazione dell’autore di Ebano, queste relative alla storia ci suggeriscono più di una riflessione, a partire dalla fondatezza di tale analisi. Su questo ci piacerebbe conoscere l'opinione dei nostri amici rwandesi

venerdì 16 gennaio 2009

Il pensionato va in missione

Dal  primo numero del 2009 del settimanale Famiglia Cristiana riprendiamo la parte iniziale di un servizio dedicato ai pensionati che si dedicano al volontariato. In particolare, abbiamo stralciato la parte dedicata ai coniugi  Giovanni e Laura Paracchini che  hanno operato nella diocesi di Byumba impegnati nella pastorale familiare. 

"Che strani tipi, questi cristiani! Si potrebbe dire di loro quello che l’anonimo autore della Lettera a Diogneto affermava già nel II secolo dopo Cristo: «Vivono nella loro patria, ma come forestieri. Partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera. A dirla in breve, come è l’anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani».
Questa inchiesta affronta il tema di quelle coppie cristiane che, dopo una vita dedicata alla famiglia e al lavoro, ai figli e ai nipoti, si rendono disponibili per un impegno al servizio dei più lontani. Addirittura partendo “in missione”.
Due persone che abbiamo incontrato, veramente eccezionali nella loro semplicità evangelica, sono i coniugi Giovanni e Laura Paracchini, ottantacinquenni, ingegnere elettronico lui, architetto lei, 57 anni di matrimonio, quattro figli e 12 nipoti. Questa coppia ha conservato uno spirito così giovanile da essere stata di recente due volte in Ruanda (nel 2004 e nel 2007) come Fidei donum, “mandati” dalla diocesi di Milano. Ha scritto il cardinale Dionigi Tettamanzi, rispondendo a una loro lettera: «Come dite giustamente, “il cristiano non può andare in pensione”, ma vorrei aggiungere che non vuole andare in pensione, perché conserva vivo nel cuore l’amore per Gesù e i fratelli».
In Ruanda, nella diocesi di Byumba, la zona dei Grandi Laghi al confine con l’Uganda dove più drammatiche sono state le conseguenze del genocidio del 1994 (la guerriglia tra Hutu e Tutsi), Laura e Giovanni hanno passato quattro mesi nella primavera del 2004 e poi, tre anni dopo, sono stati a Ruhuha, a sud, verso il confine con il Burundi. 
Se si pensa che in Ruanda la vita media è intorno ai 50-55 anni, si capisce come la presenza di Laura e Giovanni sia stata accolta come un fatto eccezionale. «L’età avanzata si è rivelata un’opportunità unica, profetica, per fare del bene», afferma Giovanni, che con la moglie ha parlato alla gente (in un Paese dove è diffusa la poligamia, la promiscuità, l’Aids) di matrimonio, famiglia, rispetto della vita, dignità della donna.
La popolazione ruandese è rimasta colpita anche da particolari semplici, come il fatto di vedere Laura e Giovanni passeggiare a braccetto per il villaggio, mentre è consuetudine che la donna africana cammini dietro il marito. Nella serata finale, prima della partenza, i ruandesi hanno voluto festeggiare i coniugi Paracchini improvvisando per loro un’inedita danza in cui le coppie andavano a braccetto. Anche le gare tra Hutu e Tutsi organizzate da Giovanni sono state un segno che, con l’amore, i rapporti possono cambiare. Conclude Giovanni: «Io e mia moglie abbiamo voluto restituire il tempo che il Signore ci ha regalato. E ora vorremmo passare il testimone ad altri».A sostituire i Paracchini in Ruanda sarà, da febbraio, una coppia di sessantenni torinesi, Franco e Annalisa Schiffo, che fanno parte dell’Équipe Notre Dame: partiranno anch’essi come Fidei donum per la diocesi di Byumba. Dopo di loro è già disponibile un’altra coppia, i coniugi Cristoforo e Maryves Codrino".

Progetto MIkAN, partiti!

Don Paolo per e-mail da Nyagahanga-Rwanda: 
Ecco il secondo approvvigionamento di capre; adesso tutte le 25 famiglie sono servite e mi stanno facendo la lista delle famiglie beneficiarie di questo progetto. Hanno anche predisposto l'elenco dei beneficiari che saranno interessati dalla seconda distribuzione di capre, in occasione della prossima Pasqua. Il programma è stato allargato a tutte le sotto parrocchie; ora abbiamo  davanti a noi due  mesi per fare la sensibilizzazione alle famiglie coinvolte.


Con il completamento del primo gruppo di 25 famiglie destinatarie di una capra decolla il Progetto MIkAN. Partito come idea di due giovani, Michele e Anna, che volevano ricordare il loro prossimo matrimonio con un gesto a favore dei meno fortunati, il progetto è andato via via prendendo corpo, anche con il contributo dei preziosi suggerimenti di Don Paolo, fino ad assumere l'attuale configurazione.
Il Progetto prevede l'assegnazione di una capretta a una coppia che ne curerà l'allevamento fino a portarla all'età della riproduzione. Il frutto del primo parto sarò allevato  fino all'età di sei/sette mesi e quindi verrà assegnato a una nuova famiglia, già sin d'ora individuata e affiancata alla prima famiglia, che ripeterà, a sua volta, il medesimo ciclo e così di seguito. Con felice intuizione, Don Paolo ha selezionato le prime famiglie beneficiarie del Progetto MIkAN tra quelle partecipanti a un programma di pastorale familiare per giovani coppie che da qualche mese sta tenendo nella sua parrocchia di Nyagahanga. Si realizza così una specie di felice gemellaggio tra una giovane coppia italiana e queste giovani coppie rwandesi. Al primo gruppo di 25 coppie, farà seguito, in occasione della prossima Pasqua, l'assegnazione di nuove 25 caprette a un nuovo gruppo di famiglie scelte nelle varie sottoparrocchie di cui si compone la parrocchia di Nyagahanga. Dopo questo primo esperimento a Nyagahanga, l'Associazione Kwizera proporrà il Progetto MIkAN anche in altre parrocchie della diocesi di Byumba che possono, sin d'ora, pensare a come selezionare le famiglie destinatarie dell'iniziativa. 


Michele, Anna e Don Paolo alle prese con gli ultimi dettagli per il lancio del Progetto MIkAN

Michele e Anna ci scrivono:
Che dire…si comincia! E' con grande soddisfazione che vediamo partire il nostro progetto. Non pretendiamo certo di salvare l'Africa, nè tantomeno di colorare di "bianco"qualcosa che sta benissimo in "nero".. Una cosa però vogliamo provare a farla..Non intendevamo inviare a queste famiglie dei semplici aiuti. Noi vogliamo aiutarle ad aiutarsi!! Le nostre capre vogliono essere l'inizio della circolazione di conoscenza, di consapevolezza, di crescita attraverso il lavoro di squadra, appunto un "aiuto ad aiutarsi"..Certo, la nostra e' una scommessa, ma siamo fiduciosi che anche con l'aiuto di Don Paolo riusciremo a salvare capra e cavoli!

mercoledì 14 gennaio 2009

Fatti mandare dalla mamma a prendere...l'acqua

Anche in Africa, l'invenzione della plastica ha rivoluzionato diversi aspetti della vita quotidiana di milioni di famiglie, in particolare, in un'attività che da secoli  si ripete come un rito: l'approvvigionamento dell'acqua per le esigenze domestiche. Il reperimento dell'acqua richiede spesso che si percorrano lunghe distanze per raggiungere una sorgente, un pozzo o, magari quando non c'è di meglio, anche uno stagno con un'acqua non propriamente potabile. Questa incombenza era nel passato una prerogativa delle donne che con pesanti brocche  di argilla o di pietra, portate sulla testa, provvedevano alla bisogna. Con l'introduzione della plastica, con cui si fanno taniche leggerissime e di diverse dimensioni, questo compito è passato ai ragazzi e ai bambini. . Così sulle strade o ai posti di rifornimento si vedranno ragazzi con taniche di una certa dimensioni o bambini, con la loro bella baby tanica tutta gialla, che danno in questo modo il loro contributo all'economia familiare, liberando le mamme per altre incombenze domestiche.   

lunedì 12 gennaio 2009

Due ore per registrare una nuova impresa

Certe volte restiamo sorpresi dalle notizia che si apprendono scorrendo la stampa rwandese. The Times News di oggi riporta la notizia che  le autorità rwandesi si sono date un obiettivo ambizioso per favorire nuove iniziative economiche da parte dei privati:  un imprenditore intenzionato a dare vita a una nuova iniziativa imprenditoriale potrà registrare la sua nuova impresa  nel giro di un paio d'ore. Un obiettivo che sembrerebbe particolarmente ambizioso, soprattutto se paragonato ai tempi biblici italiani, ma che in realtà è  una semplice riduzione delle  24 ore richieste attualmente, Precedentemente, prima che si procedesse  a una profonda informatizzazione di tutta la procedura burocratica, erano richiesti 14  giorni. Forse, come sottolineano diversi osservatori critici della realtà rwandese, non tutto quello che viene presentato come progresso in campo economico è da prendere come oro colato, ma è incontestabile lo sforzo di modernizzazione dell'apparato amministrativo.   

venerdì 9 gennaio 2009

Il Progetto MIkAN muove i primi passi

Il Progetto MIkAN muove i primi passi. Lunedì si è, infatti, tenuto un primo incontro con un gruppo di coppie individuate da Don Paolo come più idonee a essere coinvolte nel progetto, anche  per aver seguito un corso sulla vita matrimoniale e la pastorale della famiglia. Dopo che Don Paolo ha illustrato i contenuti dell'iniziativa, è stato immediatamente  eletto un comitato gestore del progetto composto di 4 persone, un responsabile e i suoi 3 assistenti. Si è preliminarmente deciso di dare inizio al Progetto cominciando dalla sottoparrocchia di Nyagahanga (sede parrocchiale), in maniera che Don Paolo possa seguire da vicino l’andamento del progetto, per poi, in seguito, continuare con le famiglie delle altre sottoparrocchie. Tenuto conto dei primi 380.000 franchi rwandesi disponibili (  500 euro al cambio si 760Frw/€ ) è stato stilato un elenco delle prime 25  famiglie beneficiarie del progetto; il comitato ha quindi   dato corso alla ricerca delle capre. Nel mercato di ieri  si è proceduto  all’acquisto delle prime 10 capre che sono state prontamente assegnate. Le prime sette si sono meritate anche la foto di rito. Le rimanenti 15  saranno comprate al mercato di giovedì prossimo. Don Paolo ha promesso di seguire da vicino il Progetto e quindi siamo certi  della buona riuscita dello stesso. Restiamo in attesa di conoscere  i prossimi passi. 

mercoledì 7 gennaio 2009

Grande giornata di sport a Nyagahanga

Per un giorno la piccola Nyagahanga è divenuta la capitale della diocesi di Byumba, almeno dal punto di vista sportivo. Il nuovo campo di basket del Centro Parrocchiale Sant Agostino è stato, infatti, teatro di una sfida tra i sacerdoti della zona est Byumba ( in blu)  con quelli della zona nord ovest Umutara ( in arancione).  Alla partita, particolarmente interessante, ha fatto da cornice la gente di Nyagahanga che ha seguito con tanti applausi e con tanto entusiasmo i propri sacerdoti impegnati in un  momento distensivo in cui hanno giocato  fraternamente dando una grande testimonianza della loro giovanile gioia di vivere. Un simile clima ha contagiato anche i giovani che assistevano alla gara che hanno potuto vivere un momento fortemente coinvolgente ed educativo.Peccato che il fotografo non abbia potuto immortalare questo momento scattando  una foto del numeroso pubblico presente.La partita ha visto da una parte la squadra di Byumba rinforzata con l’innesto di  due giovani seminaristi in vacanza che  hanno messo in difficoltà gli avversari dell’Umutara, un po’ più anziani e forse anche con qualche kilo di troppo, che potevano comunque contare su   tre diaconi che si sono difesi bene. Lo score finale ha visto la vittoria di misura della rappresentativa di  Byumba per 43 a 41. La squadra dell’Umutara non è quindi uscita ridimensionata; si potrà rifare nella rivincita. Alla fine della partita, Don Paolo  ha ringraziato tutti i confratelli  che hanno accettato l’invito a visitare Nyagahanga e a partecipare all’inaugurazione del Centro Parrocchiale, opera realizzata grazie all'amicizia Italia - Rwanda e al fattivo contributo dell'Associazione Kwizera. 

Brunello Baldi di nuovo in Rwanda

Inizia oggi, con arrivo previsto per le ore 12,45 all’aeroporto internazionale di Kigali, la nuova missione in terra Rwandese di Brunello Baldi il “Grande vecchio” dell’Associazione Kwizera Onlus. Nei quindici giorni di permanenza in terra di missione, il geometra  responsabile tecnico del gruppo, si recherà in visita a tutti i progetti sparsi sul territorio delle mille colline. Farà un sopraluogo alla fattoria di Niynawimana per verificare l’andamento delle attività agricole e l’allevamento di bestiame, incontrerà i bambini delle adozioni a distanza dislocati in diverse aree di intervento. Visiterà il villaggio Batwa dove stanno per iniziare i lavori di terrazzamento di una parte della collina dove  risiede il popolo dei piccoli uomini. Su quella strada incontrerà i ragazzi del vicino Istituto Scolastico di Kibali. Si recherà poi a Kiruri dove supervisionerà l’opera di realizzazione dell’acquedotto appositamente studiato per portare acqua potabile alla scuola elementare che conta 1500 alunni, ed al villaggio composto da 500 famiglie. Visiterà la parrocchia di Bungwe dove è in costruzione un edificio che, non appena completato, verrà adibito a laboratorio per la produzione di maglie. Questo progetto, al quale siamo particolarmente affezionati, servirà allo sviluppo ed al sostentamento di una cooperativa di 250 ragazzi orfani chiamata “Amici di Dio” che il valido Don Floriano ha organizzato nella sperduta località di Bungwe, situata al confine con l’Uganda. Queste sono solo alcune delle cose che il nostro amico dovrà gestire nei prossimi giorni, uniti nella preghiera, auguriamo a Brunello un buon lavoro ed una serena permanenza nella sua amata Africa.  

lunedì 5 gennaio 2009

Da ateo, credo veramente che l'Africa abbia bisogno di Dio

"I missionari e non gli aiuti economici sono la soluzione del più grande problema dell'Africa: la devastante passività dell'atteggiamento mentale della gente". Questo è il messaggio/provocazione contenuto in un interessante articolo comparso su un recente numero di  The Times da  Matthew Parris, un giornalista con radici africane e dichiaratamente ateo. Il testo in italiano è leggibile cliccando il titolo del post, mentre si può accedere direttamente all'originale inglese cliccando qui (english version). 

Sarebbe bello avere qualche commento da chi vive in prima persona la realtà descritta nell'articolo. 


sabato 3 gennaio 2009

Buoni segnali per l'economia rwandese

Due notizie attinte dalla rivista Jeune Afrique confermano il buon trend di sviluppo dell’economia  rwandese.La prima si riferisce all’inizio dello sfruttamento del giacimento di metano presente nel sottosuolo del lago Kivu.Il metano estratto alimenta i vicini gruppi elettrogeni operativi sulle sponde del lago che producono circa 5 megawatts di elettricità.Immessa nella rete nazionale, la nuova produzione concorre ad  accrescere la percentuale di popolazione raggiunta dall’elettricità. Attualmente solo meno del 30% della popolazione ha accesso all’elettricità.La seconda notizia riguarda il sistema bancario. La principale banca keniota, la Kenya Commercial Bank (KCB), ha annunciato l’apertura di una propria filiale a Kigali, con l’obiettivo di procedere, nel corso dell’anno, a estendere la propria presenza nei principali centri del paese, attivando una decina di altre filiali. E’ questo un ulteriore segnale sulle buone prospettive dell’economia rwandese di cui va dato merito all'attuale amministrazione. L’auspicio è che all’apertura e ai progressi in campo economico, con i relativi miglioramenti sui livelli di vita della popolazione, possano fare riscontro analoghe aperture anche in altri campi.   

giovedì 1 gennaio 2009

Stefano è tornato

Dopo 15 giorni di permanenza in Rwanda, ospite di Don Paolo, Stefano ha fatto ritorno a Grosio.
E' forse prematuro riuscire a fissare in uno scritto le forti e contrastanti sensazioni provate a contatto con una realtà affascinante e, al tempo stesso, fortemente contraddittoria come quella con cui Stefano si è dovuto confrontare in questi giorni. Forse più in là, riuscirà a condividere con gli amici qualcosa di questa importante esperienza. Per ora ci consegna alcune immagini che ha potuto fissare con la macchina fotografica; diverse di queste foto già riescono a parlarci.

Nasce AfricaTimesNews

Nasce, promosso dal giornalista Riccardo Barlaam de Il Sole 24 Ore e Gabriel Alenda, giornalista africano che lavora a Washington, il portale AfricaTimesNews che intende portare all'attenzione  dell'opinione pubblica mondiale notizie e  affari africani. Troppo spesso l'Africa non trova spazio sui media se non in occasione di tragedie umanitarie e spesso neppure quelle sono adeguatamente trattate.


L'augurio è che il nuovo portale possa farci conoscere quanto accade nel grande continente africano, fornendoci quelle notizie che faticano a trovare spazio nei nostri media, spesso pigri e miopi, e soprattutto quelle notizie che non riescono a superare, innanzitutto, gli stretti vincoli della censura di lobby e regimi, che mal sopportano di misurarsi con il giudizio del mondo, o, peggio, la compiacenza degli stessi media nei confronti di tali lobby e regimi.