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martedì 27 giugno 2017

Accordo Italia-Rwanda per favorire partnership industriali

La  presenza italiana nell’economia del Rwanda, finora quasi nulla se si escludono alcune iniziative commerciali e ristorative, potrebbe trarre un significativo impulso dalla firma di un accordo di collaborazione tra Confindustria Assafrica & Mediterraneo e la Federazione del settore privato del Rwanda, firmato di recente a Milano, finalizzato  a favorire e supportare lo sviluppo di partnership, in ambito formativo e di  scambio di  know how, con l’obiettivo di pervenire a  investimenti congiunti. 
I settori in cui le aziende italiane potrebbero investire attengono in particolare il comparto agricolo, su cui si basa l’economia rwandese,  in settori quali le industrie di trasformazione e conservazione di alcuni prodotti, come i pomodori o i latticini, piuttosto che il trattamento del pellame del ricco patrimonio zootecnico rwandese. Di recente alcuni studi di ingegneria italiani avevano curato la progettazione di mini centrali idroelettriche, un settore in cui il governo rwandese sta investendo molto e in cui imprenditori italiani del settore potrebbero valutare di impegnarsi. Oltre che poter contare sul supporto della Private Sector Federation (PSF), gli investitori che volessero puntare sul  Rwanda troveranno un contesto decisamente favorevole al fare impresa,  con una burocrazia  lontana anni luce dai modelli italiani, dove i tempi di risposta su diverse pratiche amministrative, a partire dalla costituzione di una società, si misurano con l’orologio piuttosto che con il calendario. Si legga  quanto, in questi anni, abbiamo scritto al riguardo (clicca qui).  Senza dimenticare l’elevato livello del sistema  delle telecomunicazioni e di quello dei trasferimenti monetari. Il tutto inserito in un contesto in cui la sicurezza è uno dei punti di forza dell’amministrazione rwandese. Da ultimo va sottolineata che la collocazione geografica del Rwanda, al centro dell’Africa, con i suoi ottimi collegamenti aerei, con la sua capitale Kigali, diventata il più importante centro congressuale continentale, ne fa un ideale trampolino di lancio per la conquista dei nascenti mercati africani.

venerdì 23 giugno 2017

Lo sviluppo dell'Africa e il mercato degli abiti e delle scarpe di seconda mano

Cosa c'entrano i vestiti e le scarpe di seconda mano con lo sviluppo di un continente come quello africano?
Abiti usati al mercato di Nyagahanga
Abituati, quando si parla di politiche di sviluppo dell’Africa, a misurarci solo con grandi temi quali gli aiuti finanziari, la lotta alla corruzione, lo sfruttamento delle risorse naturali, i flussi migratori e la creazione di posti di lavoro per la gioventù africana, facciamo fatica  a immaginare che quei vestiti e quelle scarpe usate, che a volte fanno bella mostra anche in certi nostri mercatini rionali,  possano diventare oggetto di  politica  economica dei paesi africani e materia di conteziosi commerciali internazionali.
Eppure, è quello che sta avvenendo nei  paesi dell’Africa Orientale - Uganda, Tanzania e Rwanda- che si trovano alla vigilia di una guerra commerciale con gli USA proprio in materia di commercio dell’abbigliamento usato.
Già lo scorso anno, il Rwanda, nell'intento di  ridurre il deficit commerciale e favorire e accelerare, per quanto possibile, la produzione interna di prodotti tessili  e del pellame, aveva innalzato le tasse sui vestiti usati da $ 0,2 a $ 2,5 per chilogrammo, mentre le imposte sulle scarpe usate erano aumentate da $ 0,2 a $ 3 per chilogrammo. L’iniziativa andava a penallizzare  il mercato dei vestiti e delle scarpe di seconda mano, un mercato particolarmente florido in quasi tutti i paesi africani,  alimentato in gran parte da flussi di merce proveniente dagli Stati Uniti. 

lunedì 19 giugno 2017

Non di solo pane vive l’uomo: a Nyinawimana sorgerà un nuovo monastero per le clarisse

La comunità di Kamonyi
A fronte del deserto vocazionale che caratterizza la gran parte dei monasteri di clausura italiani ed europei, in Rwanda si assiste ad una vera e propria primavera vocazionale con giovani rwandesi che sempre più numerose  chiedono di accedere alla clausura. E’ il caso del  Monastero delle Clarisse di Kamonyi, a pochi kilometri da Kigali sulla strada per Butare, fondato agli inizi degli anni ottanta da due suore italiane, Suor Giuseppina e suor Miriam, inviate in terra rwandese dalla comunità delle clarisse di Assisi. Negli anni la comunità ha avuto un provvidenziale sviluppo.Sono  ben 45 le suore presenti in convento, anche se non sono le uniche vocazioni nate in questi anni, perché man mano che la comunità cresceva, veniva data vita ad un’altra comunità dapprima in Rwanda e poi una nel Burkina Faso, che con il tempo si sono date una articolazione autonoma. Senza dimenticare le 7 sorelle inviate in Italia, al seguito della consorella delle origini, suor Miriam, che presiede  una comunità monastica con altrettante consorelle italiane, a Matelica nelle Marche. 

venerdì 16 giugno 2017

Quei "cattolici per il clima" che non vorrebbero l'estrazione del gas dal lago Kivu

Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani, titolava qualche giorno fa con una certa enfasi "Cattolici in prima fila nel dire addio alle fonti fossili", per dare conto delle ultime  istituzioni cattoliche che hanno fatto la scelta di disinvestire da società attive nello sfruttamento di fonti fossili di energia, carbone, petrolio e gas. A livello internazionale tali associazioni si riconoscono nel Movimento cattolico per il clima che riunisce 100 organizzazioni impegnate sul tema.
Anche solo con riferimento specificatamente all'utilizzo del gas, rimane sempre attuale questo intervento che il premio Nobel per la fisica, Carlo Rubbia, fece in un'audizione al Senato italiano nel novembre del 2014. Tesi riproposte anche in questa intervista a L'Espresso (clicca qui).
Per quel che ci interessa, ai tanti firmatari dell'appello, oltre agli immancabili gesuiti alla page purtroppo anche qualche ordine missionario,  pronti a raccogliere gli applausi dei media mainstream, ma ben lontani dall'interrogarsi nel concreto sulle conseguenze dei loro gesti, vorremmo girare questo interrogativo: fosse per voi l'investimento del Rwanda nell'estrazione del gas dal lago Kivu quale volano per lo sviluppo della società rwandese può proseguire o gli investitori coinvolti nell'impresa dovrebbero ritirare i loro investimenti?
Gradito un semplice sì o no.

 . 

martedì 13 giugno 2017

International Conference G20 Africa Partnership a Berlino: l'intervento di Kagame

Kagame a fianco del premier Gentiloni
Ha vuto inizio ieri e proseguirà oggi la conferenza “Partenariato G20 Africa, investire in un avvenire comune”.  L’incontro è incentrato sulla promozione degli investimenti nel continente africano. Sono presenti i capi di stato della Costa d’Avorio, Marocco, Rwanda, Senegal, Tunisia, Ghana, Guinea, Mali e Niger. L’incontro precede il dodicesimo meeting del gruppo dei venti (G20), che si terrà il 7 e 8 luglio nella città di Amburgo. Gli interventi della prima giornata  dei leader europei ed africani sono visibili nel video, con traduzione simultanea in italiano. L'intervento del presidente rwandese Paul Kagame inizia al minuto 1h:24.


lunedì 12 giugno 2017

Il Rwanda al G7 dell'Ambiente di Bologna

Il ministro all'Ambiente rwandese Vincent Biruta
con l'omologo italiano Gian Luca Galletti
In occasione del G7 sull'ambiente che si è tenuto a Bologna nel fine settimana, il Rwanda è entrato  a far parte della coalizione ‘Stop Plastic Waste‘, lanciata alla Cop22 di Marrakech, che ha l’obiettivo di ridurre l’inquinamento di rifiuti di plastica nel mare e, in particolare, l’eliminazione dei sacchetti di plastica monouso in tutti i paesi. Sono 13 paesi che fanno parte della  coalizione: Italia, Francia, Marocco, Cile, Principato di Monaco, Mauritius, Svezia, Bangladesh, Australia, Senegal, Croazia, Paesi Bassi e adesso, anche Ruanda. In Rwanda, ha spiegato il ministro dell’Ambiente, Vincent Biruta, “abbiamo avviato un programma per mettere al bando i sacchetti di plastica“. Inoltre le imprese locali, “nei prossimi quattro anni dovranno produrre packaging alternativi sostenibili“. Si tratta, spiega il ministro del Rwanda, “di un processo in corso” ma è un “passo importante che sta già ispirando altri paesi africani“. L’obiettivo, spiega Biruta, è cercare soluzioni alternative alla plastica e per questo “desideriamo collaborare con tutti i paesi della coalizione“.

giovedì 8 giugno 2017

Europa-Africa: firmato il nuovo consenso Ue sullo sviluppo

E' stato firmato ieri a Bruxelles, nella  giornata di apertura degli European development days (EDD),  alla presenza dei vertici delle istituzioni dell'Ue, dei leader africani e dei paesi in via di sviluppo,  un progetto strategico che illustra il futuro della politica europea di sviluppo. Questo "nuovo consenso europeo sullo sviluppo" rappresenta un piano d'azione per eliminare la povertà e raggiungere uno sviluppo sostenibile. 
P. Kagame all' apertura dell'EDD
Come riferisce l'agenzia Nova, tre sono gli ambiti di intervento su cui  i leader europei si sono impegnati. "Il primo consiste nel riconoscere forti legami tra elementi come sviluppo, pace e sicurezza, aiuti umanitari, migrazione, ambiente e clima, nonché giovani, parità dei sessi, mobilità e migrazione, energia sostenibile e cambiamenti climatici. Il secondo settore è relativo a un approccio globale ai mezzi di attuazione, combinando gli aiuti di sviluppo tradizionali con altre risorse, nonché politiche sane e un approccio rafforzato alla coerenza delle politiche.

lunedì 5 giugno 2017

La fattoria delle capre nella savana dell'Umutara

Il progetto dell'allevamento di capre, promosso dalla parrocchia di Nyagatare e finanziato dall'Ass. Kwizera, è definitivamente decollato. Sono  cinquanta le capre, unitamente a un  caprone, che fanno parte dell'allevamento che ha trovato sistemazione  all'interno dei sei ettari di pascolo di cui dispone la parrocchia nella savana dell'Umutara.
Come documentato dalle foto che ci sono state inviate dal parroco di Nyagatare, don Emmanuele, sono state ultimate la stalla, dove trovano ricovero le capre, e  immediatamente a fianco, una piccola casa dove è alloggiato il custode dell'allevamento, unitamente alla giovane moglie e a un figlio. La vita nella piccola fattoria è cominciata con la nascita dei primi quattro capretti, frutto di due parti gemellari; presto seguiranno altri parti da parte delle rimanenti capre. Allo stato, tutto lascia presagire buoni sviluppi per il futuro. Rimane il grande problema della carenza d'acqua che costringe il guardiano della fattoria a lunghe camminate per andare ad abbeverare le capre presso le poche pozze esistenti che si formano nel periodo delle piogge, ma che si esaurisconno in breve tempo. Per questo sarebbe necessario dotare la fattoria di una cisterna che raccolga l'acqua piovana nelle stagioni delle piogge. Altri interventi previsti sono la creazione di un piccolo recinto esterno alla stalla e l'installazione di un pannello solare che alimenti un sistema d'allarme notturno contro i ladri che battono le campagne. 

venerdì 2 giugno 2017

In Rwanda i fascicoli giudiziari si consultano on line

Nelle Considerazioni finali lette mercoledì, il Governatore della Banca d'Italia, Vincenzo Visco, invocavava tra le riforme necessarie a far ripartire l'Italia  la necessità di "ridurre i tempi della giustizia". In Rwanda, ci provano.
Da ieri 1 giugno,  in tutti i tribunali rwandesi  ha iniziato ad operare il Sistema Integrated Electronic Case Management (IECMS), messo a punto a partire dal 2015  dalla  società americana, Synergy International Systems, che consente la gestione digitale  dei casi giudiziari, la cui documentazione sarà tutta consultabile on-line dalle diverse parti in causa.
Lanciato nel gennaio 2016, in un progetto pilota nella capitale Kigali, l'IECMS  ha dimostrato la propria efficacia nella gestione delle pratiche giudiziarie, consentendo ai tribunali di affrontare la questione dell'accumulo di arretrato, velocizzando i tempi, evitando duplicazioni di atti e riducendo significativamente i costi operativi.
Tutte le persone interessate a un caso possono accedere al relativo fascicolo processuale utilizzando la piattaforma  https://iecms.gov.rw/en/,  il cui utilizzo è spiegato su  su YouTube. Secondo il portavoce della magistratura, Emmanuel Itamwa Mahame, il sistema oltre a  rendere più efficace l'intera macchina giudiziaria, "riduce i rischi di corruzione", riducendo al minimo i contatti personali con i  giudici preposti alla causa.