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lunedì 27 giugno 2016

L'Unione Europea concede 200 milioni di euro a sostegno dell'agricoltura rwandese

E’ stato firmato la settimana scorsa un contratto di assistenza tra l’Unione Europea, rappresentata dall’ambasciatore Michael Ryan, e il governo rwandese, rappresentato dal ministro delle Finanze, Claver Gatete, che prevede l’erogazione di 200 milioni di euro  da  utilizzare per sostenere la trasformazione in atto nel settore agricolo ruandese. Con l'80% della popolazione che dipende dall’agricoltura, la sovvenzione UE sosterrà programmi di governo per migliorare l'alimentazione nelle comunità rurali, ampliare il numero di famiglie che hanno accesso alla sicurezza alimentare, rendere gli agricoltori più efficiente nei modelli di coltivazione e uso del suolo, ed estendere la rete d’irrigazione.  I fondi contribuiranno altresì alla valorizzazione agro-forestale delle zone collinari attraverso opere di terrazzamento, l'individuazione di opportunità di lavoro tra produttori e trasformatori agricoli orientati all'esportazione, e fornire prestiti adeguati agli agricoltori e alle cooperative agricole. Il ministro Gatete ha detto, dopo la firma del contratto con l'UE: "Questa concessione € 200.000.000 è parte di € 460.000.000 pacchetto di sostegno in Rwanda  concordato nel 2015 e di cui facevano parte anche i  177 milioni di euro erogati nelmaggio scorso per progetti nel campo dell'energia.

domenica 26 giugno 2016

Accordo con società americana per l'export del coltan rwandese

E’ stato firmato nei giorni scorsi un accordo tra le autorità rwandesi e la  società statunitense AVX Corporation, il più grande utilizzatore mondiale di coltan e  produttore di componenti al tantalio per l'industria elettronica, per l’esportazione di minerali del Rwanda negli USA.
E’ bastata la firma dell’accordo per fa dire trionfalmente al ministro  di stato per l'industria mineraria, Evode Imena, che la pura e semplice  partnership con AVX  certificherebbe la presenza di minerali nel Paese, smentendo in tal modo le accuse che i minerali esportati dal Rwanda sarebbero provenienti da zone di conflitto. In particolare il  ministro ha voluto sottolineare come “questo accordo testimoni la provenienza dei minerali smentendo quanto sostenuto dagli  esperti circa l’inesistenza di  coltan bianco  in Rwanda”.
Ricordiamo che in base alle informazioni provenienti da Rwanda Development Board, il settore minerario ha generato, nel 2014, flussi valutari per  circa $ 210,6 milioni   e che tutte le esportazioni di minerali provenienti dal Rwanda sono tracciabili attraverso il sistema di etichettatura attualmente accettato dagli acquirenti a valle dei minerali. Come descritto in questo post, la realtà  è più variegata; infatti, la gran parte dei minerali esportati non vengono estratti dalle scarse miniere rwandesi ma provengono, in maniera più o meno lecita, dalla vicina Repubblica Democratica del Congo. 

venerdì 24 giugno 2016

Mons. Russo nuovo Nunzio in Algeria e Tunisia

Il Bollettino della Sala stampa della Santa Sede ha dato notizia, nei giorni scorsi, che il Santo Padre ha nominato Nunzio Apostolico in Algeria e Tunisia, con sede ad Algeri,  S.E. mons. Luciano Russo,  Arcivescovo titolare di Monteverde, finora Nunzio in Rwanda, dove era arrivato nel 2012.
Al momento non si conosce ancora il nome del nuovo responsabile della Nunziatura in Rwanda. 

venerdì 17 giugno 2016

UE: primi timidi passi contro il commercio dei minerali insanguinati

Cercatori d'oro
L'Unione europea si schiera contro il traffico di minerali 'insanguinati', come coltan e tungsteno, i cui proventi alimentano troppo spesso gruppi  guerriglieri nelle aree di conflitto, con particolare intensità nell'area congolese del Kivu, e che servono a produrre cellulari, computer, gioielli. "Abbiamo raggiunto un accordo politico sugli obblighi legali per la parte a monte della catena di rifornimento di questi minerali, che includono fonderie e raffinerie" ha annunciato il commissario europeo al commercio, Cecilia Malmstroem, dopo la riunione dei negoziatori di esecutivo Ue, Europarlamento e Consiglio. "Alcuni aspetti tecnici rilevanti rimangono ancora da definire, ma è un'intesa importante" ha spiegato Malmstroem.  L'intesa "avrà un enorme impatto sul terreno nelle aree dei conflitti" promette a nome della presidenza di turno Ue Lilianne Ploumen, ministro del Commercio estero olandese. "Il nostro ruolo è quello di dare voce a persone che non possono sedere a questi tavoli e anche ai consumatori che non vogliono contribuire a conflitti senza saperlo" ha detto Ploumen. "Si tratta di un accordo importante anche nel contesto della crisi dei migranti" ha aggiunto Iuliu Winkler (Ppe), relatore romeno dell'Europarlamento, ricordando che l'Ue "deve assistere le persone sul terreno e distruggere gli incentivi che le spingono a diventare migranti economici illegali".
Meno entusiaste sono le reazioni di alcune Ong, a partire da Amnesty International che ritiene che "L'Europa ha privilegiato i profitti rispetto alle persone" e ai diritti umani, che è tenuta a rispettare.  "L'accordo rappresenta un primo passo nella giusta direzione, ma la legge alla fine rischia di fare molto meno rispetto all'obiettivo", poichè prevede possibili esenzioni per la "vasta maggioranza delle aziende europee" dalle nuove regole.
 "L'Ue ha obblighi internazionali di rispetto dei diritti umani ma ha fatto solo metà strada in questo senso" ha detto Iverna McGowan, a capo dell'ufficio Ue di Amnesty International. "Gli investitori e consumatori europei ancora non avranno nessuna certezza che le aziende con le quali hanno a che fare abbiano agito in maniera responsabile" aggiunge McGowan, secondo cui "questa legge cambierà poco, troppo poco". L'accordo politico prevede una revisione dopo due anni, per verificare l'impatto delle nuove regole. "Questa legge può solo essere un primo passo, va attuata rapidamente in modo da estenderla presto alle imprese che importano questi materiali come parte di prodotti industriali" aggiunge Maria van der Heide di ActionAid. "Le comunità nelle aree colpite dai conflitti saranno capaci di beneficiare delle proprie risorse e di essere libere dalla violenza legata al commercio di minerali 'insanguinati' solo se tutte le aziende della catena di produzione seguono pratiche di approvvigionamento responsabili" conclude van der Heide.
Per approfondimenti sul Kivu, sul coltan e sul ruolo del Rwanda nel commercio di minerali clicca qui

giovedì 16 giugno 2016

Inaugurata mega centrale a metano sul lago Kivu

La stazione di pompaggio
E’ stata inaugurata a Kibuye,  sulla sponda orientale del lago Kivu, la centrale elettrica KivuWatt, alimentata a metano. Questa struttura, unica al mondo, è stato realizzata dalla società americana ContourGlobal a partire dal 2008, ed è in grado di fornire 26 MW, che si aggiungono  ai 160 MW già disponibili nel paese. KivuWatt è una operazione che  consente di estrarre e valorizzare il metano naturale presente in quantità consistenti, circa 60 miliardi di metri cubi di metano e 300 miliardi di metri cubi di anidride carbonica, nel lago Kivu. In particolare, un sistema di estrazione tramite una piattaforma di pompaggio, galleggiante a 13 chilometri dalla costa, consente di recuperare i gas a oltre 300 metri di profondità. Separato dall'acqua e dal CO2, il metano viene quindi instradato alla centrale attraverso una tubazione. Il CO2 viene a sua volta di nuovo rimesso nel sottofondo del lago per  stabilizzarlo. Oltre a fornire un grande apporto economico ed energetico per il Rwanda, l'attività della centrale KivuWatt risolve anche un problema di sicurezza connesso all’emergere del gas mortali dal sottosuolo, come successo in analoghi ambienti lacustri in Camerun.
L’operazione KivuWatt ha richiesto un investimento di 200 milioni di $, provenienti da istituzioni internazionali, tramite prestiti allo sviluppo, come  la Banca Africana di Sviluppo e da privati. La società  ContourGlobal realizzatrice dell’impianto ha in progetto la realizzazione di altre tre piattaforme di pompaggio sul Lago Kivu, con la possibilità di  aumentare fino a 100 MW la capacità della centrale  da qui al  2019.

venerdì 10 giugno 2016

Bilancio di previsione 2016/17: diminuisce la dipendenza dagli aiuti esteri

Il bilancio di previsione per l’esercizio 2016/17, presentato al parlamento dal Ministro delle finanze e della programmazione economica, Claver Gatete, evidenzia   un saldo di  Rwf 1.949,4 miliardi ( pari a 2,3 miliardi di euro per un cambio di 85o franchi per un euro) che sarà finanziato  per il 62% a livello nazionale, anche  attraverso un allargamento della base imponibile.Il resto del bilancio sarà coperto da risorse esterne, per un valore Rwf733 miliardi ( pari al 37,6%), attraverso prestiti per   circa Rwf 367.7 miliardi, a fronte di circa Rwf 235,7 miliardi dell'anno precedente, e per i residui Rwf 365,3 miliardi  ( pari a 430 milioni di euro) da aiuti esteri. L’incidenza degli aiuti esteri, al  netto dei prestiti, sul totale di bilancio si colloca al 18,7%, in progressiva diminuzione rispetto al passato.  Rwf 958,7 miliardi saranno destinati a finanziere le spese correnti, di cui Rwf 877,6 miliardi, pari al 45 per cento del totale di bilancio, sono destinati  all’istruzione, alla salute, ai conti pubblici, alla giustizia e allo sviluppo sostenibile. Per quanto riguarda la parte riservata agli investimenti: Rwf 517,1 miliardi, pari al 27 per cento, sono destinati alla trasformazione economica e Rwf256,5 miliardi, pari al  13 per cento del bilancio, allo sviluppo rurale. Per favorire la produttività e l’occupazione giovanile saranno assegnati  Rwf 106 miliardi, pari al 5 per cento,  mentre i restanti Rwf 192 miliardi, pari al 10 per cento del bilancio, andranno a una non meglio definita “governance responsabile. 
Nuove tasse sulla vendita di vestiti usati
Nell'intento di  ridurre il deficit commerciale e favorire e accellerare, per quanto possibile, la produzione interna e  stimolare i volumi delle esportazioni, sono state messe in cantiere alcune iniziative fiscali di cui quella forse con maggior impatto sulla popolazione è la tassazione dei vestiti e delle scarpe usate venduti nei mercati di villaggio, con un aumento delle tasse rispettivamente del 12 per cento per i vestiti e il 15 per cento per le scarpe.La misura mira a favorire la nascita di un industria tessile e del pellame locali. Il  governo ha anche individuato 'settori chiave' quale la produzione di  cemento, zucchero e riso su cui intervenire per ridurre le relative  importazioni.

martedì 7 giugno 2016

SafeMotos: l'Uber delle moto di Kigali

In una pagina dedicata alle start-up africane, il quotidiano economico Il Sole 24 ore dedica oggi un articolo  alla  “SafeMotos”, moto sicure,  la startup lanciata a Kigali per offrire ai viaggiatori un servizio affidabile di “moto taxi” nel tumultuoso traffico della città dove le due ruote detengono il record, poco invidiabile, dell'80% di incidenti mortali sulle strade del paese africano. La startup, ispirata a Uber («senza esserne un clone»), secondo quanto riferisce il quotidiano,  è stata fondata dal keniota Peter Kariuki e il canadese Barrett Nash e si basa un un sistema semplice: ai conducenti con un minimo di tre anni di esperienza viene assegnato uno smartphone, con la app già installata, per registrare fattori critici come la velocità nei movimento o il percorso selezionato. I dati, combinati al feedback dell’utente, formulano un punteggio finale che vale già da biglietto da visita per i clienti. Oggi SafeMotos ha registrato sul suo database 20mila viaggi, 500mila chilometri e 5mila utenti. I finanziamenti incassati dal 2014 ammontano a 131mila dollari in due round, una cifra che non spicca tra i più grandi exploit del Continente ma permette comunque di insistere sull’espansione auspicata dai due fondatori. I limiti? I fondatori parlano soprattutto della carenza di professionisti qualificati nel ramo Ict, come sviluppatori e tecnici per potenziare il servizio. Senza contare l’assenza, in Rwanda, di un sistema di startup e innovazione imprenditoriale simile a quello che inizia a emergere in paesi nella triade Sud Africa, Kenya e Nigeria.

sabato 4 giugno 2016

Anche il piccolo Rwanda riserva opportunità per l'imprenditoria italiana

La Banca Popolare di Sondrio, nell’ambito delle iniziative di internazionalizzazione organizzate per le aziende, propone per il prossimo 14 giugno una giornata di approfondimento sul mercato africano a cura degli esperti di Assafrica & Mediterraneo e di Sace Spa. Si parlerà delle opportunità offerte dal continente africano alle imprese italiane e degli strumenti finanziari a disposizione delle stesse, con un focus particolare su Tunisia, Algeria, Marocco, Etiopia, Kenya, Ghana, Tanzania e Senegal. Stupisce che il Rwanda non rientri tra i paesi oggetto dell’approfondimento. Eppure, come dimostra la scheda della stessa SACE riportata al termine del presente post, i fondamentali per attirare nuovi investitori ci sono tutti. Al riguardo merita d'essere consultato anche il profilo del Rwanda contenuto ne l'African Economic Outlook 2016 dell'OECD  e lo studio The Africa Prosperity Report 2016 , rilasciato dal  think tank britannico, Legatum Institute, che riconosce al Rwanda, sulla base di otto indicatori che oltre l'economia tengono conto di salute, educazione, governance, sicurezza e opportunità imprenditoriali, come il paese più prospero della regione dell'Africa orientale e l'8° sul continente. 

giovedì 2 giugno 2016

Il processo di urbanizzazione in Rwanda secondo il Rapporto 2016 dell'OECD

Le prospettive economiche dell’Africa 2016, secondo l'African Economic Outlook 2016 dell’OECD, indicano una buona performance di quel Continente riguardo alle questioni economiche, sociali e di governance e prospettive incoraggianti per il futuro prossimo. L’edizione del 2016, il cui tema speciale è Città sostenibili e trasformazione strutturale, guarda da vicino ai percorsi di urbanizzazione caratteristici dell’Africa e a come l’urbanizzazione stia portando a un crescente trasferimento di risorse economiche verso attività più produttive. 
Rwanda
 In Rwanda la popolazione urbana  rappresentava, nel 2014, il 28% della popolazione totale, un livello inferiore alla media dei paesi dell’Africa sub-sahariana (37%) e alla media mondiale (53%). Il tasso di crescita della popolazione urbana, stimata al 5,9%, è comunque superiore a entrambe le medie del 4,2% e del 2,1% rispettivamente. Secondo le stime, il 50% dei residenti urbani sono concentrati a Kigali, la capitale, con circa un milione di abitanti.L'urbanizzazione rapida e incontrollata e i problemi che provoca - abitazioni e servizi connessi inadeguati, tensioni sociali e degrado ambientale - richiedono un approccio integrato allo sviluppo di insediamenti umani nelle zone urbane e rurali che sia sostenibile. E 'più facile allineare gli obiettivi di sviluppo urbano sull'obiettivo primario della trasformazione strutturale ai fini di inclusione socio-economico. Di conseguenza, il governo ha fatto dell'urbanizzazione sostenibile un percorso importante per la trasformazione dell'economia verso una prosperità condivisa e duratura, e uno strumento  che possa aiutare a raggiungere il suo obiettivo di accesso allo status di paese a medio reddito entro il 2020. Il secondo piano di sviluppo economico e di riduzione della povertà (EDPRS-2), che fornisce un quadro di medio termine per l'attuazione della Vision 2020, prevede un piano di urbanizzazione e di popolamento rurale per promuovere una migliore qualità della vita per tutti i rwandesi attraverso la crescita e l’accelerazione di  uno sviluppo economico sostenibile a livello locale. È necessario un approccio urbano / rurale integrato di sviluppo per garantire la sostenibilità e il collegamento degli obiettivi di sviluppo urbano con altri obiettivi, tra cui quello di trasformazione socio-culturale. La strategia di urbanizzazione e di regolamento delle aree rurali (2013-18), la cui attuazione è in corso, ha due obiettivi: in primo luogo, rafforzando lo sviluppo di Kigali e fornire supporto per questioni di sviluppo e distretti gestione urbana e in secondo luogo, di stabilire un complesso residenziale equilibrata promuovere l'inclusione economica e la trasformazione. A questo proposito, sei città secondarie- Rubavu, Musanze, Nyagatare, Muhanga, Huye e Rusizi- sono in varie fasi di sviluppo, come parte di un programma progettato per trasformare questi centri commerciali e di trasporto nascenti in poli di crescita regionale.   Passi importanti sono stati compiuti verso la realizzazione di città secondarie. Al riguardo, il governo ha stanziato una parte delle proprie risorse di bilancio per lo sviluppo delle infrastrutture nelle città secondarie, e sta lavorando per mobilitare ulteriori fondi dai suoi partner di sviluppo. L'urbanizzazione sta gradualmente diventando un veicolo importante per le città sostenibili, così come un percorso di trasformazione socio-economica. Se le iniziative appena descritte danno i risultati attesi, la quota dei residenti urbani nella popolazione totale è previsto in aumento al 35% entro il 2020. 
Per leggere l'intero rapporto riservato al Rwanda, clicca qui.
Africa
Nel 2015, la crescita economica dell’Africa è rimasta resiliente in un quadro caratterizzato da un’economia mondiale debole, da prezzi delle materie prime inferiori e da condizioni meteorologiche sfavorevoli in alcune regioni di quel Continente. Il PIL reale è cresciuto in media del 3,6% nel 2015, un tasso di crescita superiore alla media mondiale del 3,1%, e due volte superiore rispetto alla Zona Euro. Con questo tasso di crescita, l’Africa è rimasta la seconda economia più dinamica del mondo (dopo le economie asiatiche emergenti), e alcuni Paesi africani sono risultati tra quelli a più rapida crescita al mondo. Si prevede che la crescita economica dell’Africa migliorerà gradualmente durante il biennio 2016/17, a patto che sia sostenuta da una ripresa dell’economia mondiale e dal progressivo aumento dei prezzi dei prodotti di base. 
Per quanto riguarda il fenomeno dell'urbanizzazione a livello continentale, questo processo in Africa rappresenta un’immensa opportunità, non solo per gli abitanti delle città africane ma anche per lo sviluppo rurale.