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martedì 29 novembre 2011

L'elettricità arriva a Nyagahanga

“Un altro "piccolo miracolo" a Nyagahanga: da questo pomeriggio il paese di Nyagahanga è illuminato con l'elettricità!!!Il Signore sia benedetto.”
 Tre righe di e mail di Don Paolo del 25 novembre, per annunciare una svolta in un  piccolo villaggio del Rwanda. Una cosa per noi ordinaria, della cui esistenza ci accorgiamo nei rarissimi momenti in cui qualche fenomeno atmosferico o di altro tipo ci priva dell’elettricità e del conseguente uso di tutta una serie di apparecchiature di uso quotidiano, diventa per una realtà della campagna rwandese una svolta epocale. Cosa succederà ora? Come cambierà la vita degli abitanti? Cosa significherà per il Centro Parrocchiale poter contare sull’elettricità? Tutte domande che troveranno risposta solo con il tempo; è infatti  troppo forte e repentino il cambiamento per pretendere una risposta immediata. Cambiamento di cui forse, già a partire dalla prossima visita estiva, potremo percepire  i primi segnali.

lunedì 28 novembre 2011

Burehe: parte il quarto gruppo Mikan

Il parroco di Burehe, don Isidore, ci informa in tempo reale dell'avvenuta consegna, nella mattinata odierna , delle 25 capre al quarto gruppo parrocchiale. Martedì scorso le famiglie partecipanti avevano ricevuto la necessaria formazione da parte del responsabile del Progetto, Jean Damascene, che aveva provveduto a trasmettere le necessarie informazioni sul funzionamento del progetto, fornendo altresì tutte le nozioni di base sull'allevamento e la cura delle capre ricevute. Ogni partecipante ha ricevuto il relativo manuale contenente tutte le informazioni necessarie per il buon funzionamneto del progetto. Con questo sono cento le famiglie della parrocchia di Burehe inserite nel Progetto Mikan; altre 75 sono pronte a partire nelle prossime settimane. Si può dire che per tutte queste famiglie, il Natale 2011 con i relativi doni è arrivato con un po' di anticipo. Nel complesso, la parrocchia di Burehe dovrebbe arrivare ad avere sette gruppi attivi, con 350 famiglie coinvolte, comprese quelle che saranno destinatarie dei primi capretti.

venerdì 25 novembre 2011

Invito Usa: allo sviluppo deve far seguito la democrazia

Susan Rice, rappresentante degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, in visita in questi giorni  in Rwanda,  ha avuto  parole di elogio per i forti progressi sulla via dello sviluppo, nei diversi campi del sociale, che hanno caratterizzato il paese dopo gli eccidi del 1994. Non ha tuttavia  mancato di attirare l’attenzione sul deficit di libertà e democrazia che caratterizza ancora il paese, in cui le varie articolazioni della società civile, giornalisti, attivisti dei diritti umani, oppositori, hanno difficoltà ad esprimere il proprio dissenso. Per questo il rappresentante degli USA, paese che ha fin dall’inizio sostenuto in maniera decisiva il nuovo corso rwandese, ha affermato che in Rwanda “i progressi economici devono andare di pari passo con le aperture democratiche”, auspicando che  “la democratizzazione del paese possa essere il prossimo cantiere di questo grande paese e di questo popolo straordinario”.  

giovedì 24 novembre 2011

Prossima presentazione della pubblicazione Kwizera Rwanda

Giovedì 8 dicembre, in una serata conviviale che si terrà, a partire dalle ore 18, presso il ristorante Il Bugno di Fornaci di Barga (Lu), verrà presentato il libro Kwizera Rwanda, realizzato in occasione del decennale dell’Associazione Kwizera Onlus.Si tratta di una pubblicazione di 170 pagine, che, nella prima parte,  attraverso immagini e testimonianze, frutto del vissuto dei volontari dell’Associazione Kwizera che negli anni si sono susseguiti nelle missioni  in Rwanda, tenta di dare una rappresentazione del Rwanda lontana dagli stereotipi di un paese sinonimo di orrore, morte e disperazione, per chi ha ancora negli occhi le immagini sconvolgenti degli eccidi del 1994, o di un modello di sviluppo africano, per chi legge le svelte e compiacenti corrispondenze dei media di oggi. Il libro ci accompagna alla conoscenza della  parte meno conosciuta del Rwanda, quella dei villaggi. Una seconda parte dà conto delle principali realizzazioni portate a termine in questi anni dall’Ass. Kwizera. Dal libro esce l’immagine di un paese  aperto alla speranza-kwizera,che tenta faticosamente di rimuovere  i fantasmi  del passato per costruirsi, pur tra inevitabili contraddizioni ma con una grande voglia di vivere,  un presente di riconciliazione e un futuro di convivenza pacifica.Umanità fatta di bambini e anziani, di uomini e donne, che con pudore entrano, squarciando il velo dell’anonimato, nelle nostre case con i loro volti, le loro storie, la loro vita quotidiana facendo rivivere, anche se solo attraverso una piccola eco, le sensazioni vissute dai volontari che ne hanno fissato le immagini fotografiche. Il libro verrà riservato ai tanti amici e sostenitori dell’Associazione Kwizera che hanno seguito con simpatia e sostenuto con grande vicinanza l’attività svolta a favore della popolazione del Rwanda.
A partire dal 9 dicembre il libro sarà accessibile a tutti in formato e book su questo blog e su www.kwizera.it.

domenica 20 novembre 2011

Messaggio all'Africa

Riprendiamo dalla Radio Vaticana questa sintesi dell' Esortazione apostolica postsinodale Africae munus di Benedetto XVI  sulla Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. Il testo integrale del documento è consultabile cliccando qui, come ovvio le esortazioni hanno molto da dire anche alla Chiesa e alla comunità, popolo e governanti, rwandese.
L'Esortazione Apostolica Postsinodale Africae Munus, firmata oggi dal Papa, raccoglie quanto emerso dal secondo Sinodo speciale per l'Africa, svoltosi nell'ottobre 2009 e dedicato al tema della riconciliazione, giustizia e pace.Indicare il programma dell’attività pastorale e della nuova evangelizzazione dell’Africa nei prossimi decenni, sottolineando la necessità di riconciliazione, giustizia e pace. È questo l’obiettivo dell’Africae Munus. Suddiviso in due parti, più un’introduzione ed una conclusione, il documento siglato da Benedetto XVI è fortemente contestualizzato. Consapevole delle ricchezze materiali, culturali e spirituali dell’Africa, il Papa non tralascia le tante e drammatiche sfide che il continente deve affrontare in molti settori: sanità, politica, economia, ecologia, società. Ma il tono che predomina è quello della speranza e il Pontefice guarda all’Africa come ad un grande “polmone spirituale” per tutta l’umanità. Nella prima parte dell’Esortazione, prevale il concetto di giustizia divina, più ampia di quella umana perché basata sull’amore e sul dono di sé. Sotto questo fondamentale principio, rientra l’idea della purificazione e del perdono, anche se – scrive il Papa - i responsabili dei crimini devono essere ricercati e messi davanti alle loro responsabilità, per evitare il ripetersi dei loro reati. E ancora: la difesa della famiglia che deve diventare sempre più “chiesa domestica” e deve essere tutelata da nozioni distorte del matrimonio, dai divorzi facili, dalla banalizzazione della maternità. I bambini non siano trattati in modo intollerabile e deplorevole, gli anziani siano rispettati, ogni cristiano combatta e denunci le violenze sulle donne. La vita nella sua totalità, ribadisce il Papa, va difesa: per questo la Chiesa dice no alla pena di morte, all’aborto, alla droga, all'alcolismo, all’analfabetismo, fenomeno pari alla morte sociale. La Chiesa è in prima linea nell'affrontare le pandemie della malaria, della tubercolosi e dell'Aids: quest’ultima esige una risposta soprattutto etica, una prevenzione efficace basata sull'astinenza sessuale, sul rifiuto della promiscuità sessuale e sulla fedeltà coniugale.

sabato 19 novembre 2011

Il Papa ai governanti africani

Dall'odierno discorso di Benedetto XVI alle autorità del Benin.

Quando dico che l’Africa è il continente della speranza, non faccio della facile retorica, ma esprimo molto semplicemente una convinzione personale, che è anche quella della Chiesa. Troppo spesso il nostro spirito si ferma a pregiudizi o ad immagini che danno della realtà africana una visione negativa, frutto di un’analisi pessimista. Si è sempre tentati di sottolineare ciò che non va; meglio ancora, è facile assumere il tono sentenzioso del moralizzatore o dell’esperto, che impone le sue conclusioni e propone, in fin dei conti, poche soluzioni appropriate. Si è anche tentati di analizzare le realtà africane alla maniera di un etnologo curioso o come chi non vede in esse che un’enorme riserva energetica, minerale, agricola ed umana facilmente sfruttabile per interessi spesso poco nobili. Queste sono visioni riduttive e irrispettose, che portano ad una cosificazione poco dignitosa dell’Africa e dei suoi abitanti. (....) In questi ultimi mesi, numerosi popoli hanno espresso il loro desiderio di libertà, il loro bisogno di sicurezza materiale, e la loro volontà di vivere armoniosamente nella diversità delle etnie e delle religioni. E’ anche nato un nuovo Stato nel vostro Continente. Numerosi sono stati anche i conflitti generati dall’accecamento dell’uomo, dalla sua volontà di potere e da interessi politico-economici che escludono la dignità delle persone o quella della natura. La persona umana aspira alla libertà; vuole vivere degnamente; vuole buone scuole e alimentazione per i bambini, ospedali dignitosi per curare i malati; vuol essere rispettata; rivendica un modo di governare limpido che non confonda l’interesse privato con l’interesse generale; e soprattutto, vuole la pace e la giustizia. In questo momento, ci sono troppi scandali e ingiustizie, troppa corruzione ed avidità, troppo disprezzo e troppe menzogne, troppe violenze che portano alla miseria ed alla morte.

venerdì 18 novembre 2011

Benedetto XVI in Africa

Inizia oggi la visita dal Papa in Benin.Nell'occasione Benedetto XVI consegnerà alla Chiesa africana, all'esito del passato Sinodo africano, l’esortazione apostolica "Africae munus" .
Per l'occasione riprendiamo dal sito La Bussola quotidiana il contributo che segue.
Dal libro "Meno male che Cristo c'è. Vangelo, sviluppo e felicità dell'uomo" (Lindau, pp.336, euro 19) di Piero Gheddo con Gerolamo Fazzini, riprendiamo il capitolo su "Il contributo della Chiesa allo sviluppo dell’Africa".
Nei tempi moderni, la Chiesa nell’Africa nera è stata fondata dai missionari che fin dall’inizio hanno annunziato Cristo con le opere di carità, di sanità, di educazione. Nel tempo della colonizzazione, dalla fine dell’800 al 1960, la scuola era quasi tutta in mano alle Chiese cristiane, per decisione degli stessi governi che finanziavano l’educazione attraverso le missioni. I primi capi dell’Africa nera che l’hanno guidata all’indipendenza venivano tutti dalle scuole cristiane.
L’evangelizzazione attraverso la scuola è sempre stata prassi costante nel mondo missionario. Uno slogan spesso citato e usato dai missionari diceva: «Prima costruiamo la scuola e poi la chiesa». E questo perché la scuola apre le menti e i cuori e poi la Chiesa, il Vangelo e il catechismo spiegano e diffondono i contenuti del cristianesimo. In tutti i paesi dell’Africa nera la scuola moderna era sconosciuta. Le prime scuole le hanno aperte i missionari cristiani.
Kwame Nkrumah, padre della patria e primo presidente del Ghana (indipendente dal 1957), allievo dei missionari e poi insegnante nelle loro scuole, nel 1957 diceva in una conferenza agli studenti in Svizzera: «La persona che mi ha presentato ha ricordato che io sono il responsabile del ridestarsi di questo grande continente. Credo che non sia vero. Ma se vogliamo considerare la situazione in modo più esatto, debbo dire che i responsabili della presa di coscienza di noi africani sono stati i missionari cristiani con le loro scuole». È solo una citazione fra tante altre che si potrebbero fare; d’altra parte in questi primi 50 anni dell’indipendenza africana è difficile trovare un presidente, un premier, una personalità di primo piano che non sia cristiano battezzato o fedele seguace della religione del Corano.

domenica 13 novembre 2011

Madre di cinque bambini partorisce tre gemelli; aiutiamola

Tanasia Nyirabarimwabo con i tre figli
da:The Sunday Times / F. Ndoli
The Sunday Times di questa mattina, in una corrispondenza da Byumba a firma di Fred Ndoli, dà notizia che Tanasia Nyirabarimwabo, una donna di 33 anni già madre di cinque bambini, ha dato alla luce altri tre gemelli, due femminucce e un maschietto, presso l’ospedale di Byumba. Purtroppo la famiglia della donna si trova in una situazione particolarmente disagiata, non potendo contare su alcun reddito essendo il marito disoccupato. Per ora sarà l’ospedale a farsi carico della puerpera e dei neonati, ma fra un mese qualcuno dovrà pensare come aiutare questa coraggiosa donna che ha portato a termine la propria gravidanza con determinazione, anche se nell’articolo si parla di un possibile intervento delle autorità distrettuali. Di fronte a questo evento, abbiamo già trovato il sostegno per garantire l’inserimento della famiglia, nel suo insieme, nel programma Adozioni dell’Associazione Kwizera. Auspichiamo nel frattempo che le autorità locali possano farsi carico della ricerca di un posto di lavoro per il padre. Siamo certi che in tal senso anche il parroco di Bungwe, la parrocchia di origine della famiglia e in cui l’Associazione Kwizera già opera, farà la propria parte.Per la cronaca, i neonati di cui non conosciamo ancora i nomi, pesavano alla nasciata rispettivamente 1,5kg e  1,3kg le bambine e  1,6kg il bambino.

sabato 12 novembre 2011

Nuovo ambasciatore italiano a Kampala

Stefano Antonio Dejak è il nuovo ambasciatore italiano a Kampala, ambasciata competente anche per il Rwanda. Il dott. Dejak, nato a Udine, in carriera dal 1993, ha prestato servizio   prima a Lagos, quindi a Londra, presso l'Ufficio commerciale dell'Ambasciata d'Italia. Rientrato a Roma, lavora alla Direzione Generale Paesi Africa sub-sahariana, prima di assumere l'incarico di Consigliere a Nairobi nel 2007, ricoprendo il ruolo di Ambasciatore e Delegato Speciale del Governo italiano presso il Governo provvisorio somalo. Al neo ambasciatore un augurio di buon lavoro, anche per quanto riguarda il fronte rwandese della sua missione.

venerdì 11 novembre 2011

Progetto Mikan a Burehe

Posted by Picasa
Riceviamo dal parroco don Isidore la documentazione fotografica della consegna delle capre al terzo gruppo di 25 famiglie della parrocchia di Burehe, nell'ambito del Progetto Mikan. Nella parrocchia di Burehe ci sono già altri quattro gruppi pronti per essere inseriti nel Progetto, da qui a fine anno.

Frizioni diplomatiche tra Rwanda e Belgio

Il governo rwandese ha deciso di bloccare tutti i conti dell'ambasciata belga a Kigali.La decisione rwandese è stata motivata come applicazione del principio di reciprocità  in risposta ad analogo provvedimento assunto dalle autorità belghe che avevano bloccato i conti dell'ambasciata rwandese a Bruxelles a seguito di una disposizione di un tribunale belga all'esito di un contezioso giudiziario di un cittadino rwandese contro il proprio paese. Le autorità rwandesi contestano a Bruxelles la violazione dell'accordo di Vienna sul rispetto e la protezione dei beni della  propria rappresentanza diplomatica in Belgio.
Già che ci sono, le autorità rwandesi  potrebbero chiedere anche ragione di quel residuato del passato coloniale che è il diritto che il Belgio si arroga, a suo insindacabile giudizio, di decidere quali cittadini rwandesi siano o meno meritevoli di ottenere un visto per entrare, non in Belgio, bensì in un paese europeo terzo ( vedi nostri passati post in materia di visti).

sabato 5 novembre 2011

Indice di sviluppo umano-HDI: il Rwanda 166esimo su 187 paesi al mondo

E' stato presentato martedì scorso a Copenaghen il Rapporto sullo Sviluppo Umano 2011, curato dall'ONU   dal titolo Sostenibilità ed equità: un futuro migliore per tutti, che fotografa la situazione dei vari paesi sulla base  di diversi parametri valutativi, sintetizzati nell' indice di sviluppo umano (HDI).  Il nuovo indice è stato introdotto come alternativa alle misure convenzionali di sviluppo nazionale, come il livello di reddito e il tasso di crescita economica. L'HDI rappresenta una spinta per una definizione più ampia di benessere e fornisce una misura composita di tre dimensioni fondamentali dello sviluppo umano: salute, istruzione e reddito. Il Rwanda evidenzia  un  HDI pari a 0,429, analogo a quello dell'anno precedente, che colloca il  paese a un poco onorevole 166 esimo posto su 187 paesi con dati comparabili. Anche rispetto all'area dell'Africa sub-sahariana il Rwanda non se la passa meglio; infatti, l'HDI della regione  è pari  allo 0,463, superiore a quello del Rwanda.Un dato che certo non corrisponde pienamente all'immagine che  le autorità rwandesi cercano di veicolare attraverso i media a livello mondiale; la strada sulla via dello sviluppo è ancora lunga.
Tutti i vari indici che concorrono a definire l'HDI per il Rwanda sono consultabili cliccando qui.

giovedì 3 novembre 2011

Appaltato il rifacimento della strada Kigali-Gatuna

Nel maggio 2011 inizieranno i lavori di rifacimento della strada  Kigali-Gatuna che collega il Rwanda all'Uganda e su cui viaggiano tutti i traffici provenienti dai porti dell'oceano Indiano.I lavori, che avranno un costo di 32 miliardi di Frw finanziati dall'Unione europea, saranno affidati all'impresa tedesca   Strabag che dovrebbe rendere questa arteria di grande traffico, forse la  più trafficata dell'intera rete stradale rwandese almeno per quanto riguarda il traffico pesante, percorribile in tempi ben diversi dagli attuali. Ci sono infatti interi tratti di strada, in particolare quelli di fondo valle prospicienti le numerose zone paludose, in cui i camion viaggiano a passo d'uomo.Per questo il contratto prevede lavori per la riabilitazione delle aree stradali e paludose, gravemente danneggiate, con  la ricostruzione di 115 canali di scolo in cemento, di 73 sistemi di drenaggio e opere di miglioramento dei ponti esistenti, nonché la costruzione di una rotatoria vicino a Kigali. Questo intervento s'inquadra nel programma governativo di sistemazione della rete stradale rwandese che ha già visto la completa sistemazione della Kigali-Ruhengeri-Gisenyi, di cui abbiamo già dato conto in un precedente post, e nella progettazione di un collegamento da Base a Nyagatare, una  strada di 130km che attraversa il distretto di Byumba, e la Ngoma-Nyanza di 130 km, che collega l'Est e le province meridionali.